L’approvazione della direttiva anticorruzione da parte del Parlamento Europeo certifica l'ennesimo fallimento politico e giuridico della linea del ministro Nordio. Mentre il governo Meloni si ostina a smantellare i presidi di legalità cancellando il reato di abuso d'ufficio, l'Europa ci ricorda che la lotta alla corruzione richiede strumenti forti e rigorosi. Avevamo avvertito la maggioranza in ogni sede: eliminare questa fattispecie rischiava di porre il nostro Paese fuori dal solco delle convenzioni internazionali e del diritto dell'Unione. Il voto del Parlamento europeo sconfessa la propaganda della destra e isola l'Italia, esponendoci a rischi di procedure d'infrazione qualora l'Italia non si adegui. Il Ministro Nordio prenda atto di questa sonora sconfitta e fermi una deriva che danneggia la credibilità internazionale del nostro Paese. È tempo di tornare indietro e costruire norme che proteggano davvero l’interesse pubblico, come richiesto dai nostri partner europei."
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari Europei alla Camera.
“Il Partito Democratico lo aveva detto in tutti i modi durante il confronto in Parlamento: l’abolizione del reato di abuso d’ufficio è una scelta sbagliata, un grave errore. Oggi anche il Parlamento europeo lo conferma con chiarezza”. Lo dichiara la deputata del Partito democratico Michela Di Biase.
“L’approvazione della direttiva anticorruzione da parte del Parlamento europeo dimostra che la direzione giusta è quella di rafforzare, non indebolire, gli strumenti contro gli abusi di potere. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha invece scelto di cancellare un presidio fondamentale di legalità, isolando l’Italia”, prosegue.
“Ora è il momento di prendere atto dell’errore e di cambiare rotta: servono norme efficaci per garantire trasparenza, equità e tutela dell’interesse pubblico. La linea del ministro Nordio è stata smontata, un'altra sconfitta. Continuare a negare l’evidenza sarebbe irresponsabile”, conclude Di Biase.
Serracchiani e Gianassi: Nordio risponda a interrogazione parlamentare, senza correzioni infrazione comunitaria
“Un’altra tegola si abbatte sul Governo e sul Ministero della Giustizia: la nuova direttiva anticorruzione europea, nonostante le rassicurazioni del Ministro, ripristina nuovamente l’abuso d’ufficio. La direttiva, all’art. 11, disciplina “l’esercizio illecito di funzioni pubbliche”, obbligando gli Stati membri a prevedere come ipotesi di reato quella dei funzionari che violano intenzionalmente la legge nell’esercizio delle loro funzioni, per l’appunto l’abuso di potere. Chiediamo quindi al Ministro Nordio cosa intenda fare, visto che con la sua iniziativa normativa, il reato é stato abolito, contravvenendo cosi alla direttiva che era già in discussione. Circostanza che avevamo più volte segnalato, anche per evitare una potenziale infrazione. Ennesima decisione arrogante e non condivisa che si rivela un boomerang per un Governo che sta in Europa solo a parole” così in una nota la responsabile giustizia e il capogruppo in commissione giustizia alla Camera, Debora
Serracchiani e Federico Gianassi che annunciano di aver depositato insieme a tutti gli altri componenti dem una interrogazione al governo per chiedere spiegazioni.
“Siamo sbigottiti dal fatto che il ministro Nordio non ritenga necessario dare una minima spiegazione su quanto accaduto in questi ultimi mesi nel ministero della Giustizia. Nordio deve assumersi una responsabilità politica enorme rispetto al referendum, per una riforma che lui stesso definiva blindata, impedendo al Parlamento di poter fare alcunché. Il ministro Nordio ci ha preso in giro dicendo che le spiegazioni della riforma le avrebbe scritte nel suo libro, senza mostrare un briciolo di dignità nel dire che la 'corsa' per l'approvazione della riforma della giustizia era obbligatoria per permettere la successiva riforma sul premierato”. Lo dichiara la deputata e responsabile Giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani in replica al ministro Nordio durante il Question time alla Camera.
“Una riforma – continua la parlamentare dem - sbagliata nel metodo, nella forma e soprattutto nella sostanza. Ma è stato lo stesso Nordio che ha aiutato la vittoria del No spiegando quali fossero i veri obiettivi della riforma, etichettando i magistrati come para-mafiosi, oppure, quando riferendosi alla segretaria Schlein, si diceva sorpreso della posizione contraria affermando 'oggi serve a noi e domani può servire a voi'.”
“Nordio ha citato più volte Churchill e oggi lo vogliamo aiutare proprio ricordando le parole dello statista inglese: 'Non arrendersi mai, mai in niente. Grande o piccolo, importante o trascurabile. Non arrendersi mai se non davanti all'onore e al buon senso'. Oggi ci sono tante ragioni che riguardano il suo onore e del suo Governo e di buon senso che suggeriscono che il ministro Nordio faccia un passo indietro”, conclude Serracchiani.
“Quando Delmastro era sottosegretario alla Giustizia è divenuto socio in affari di una ragazza di 18 anni, figlia di persona già sotto processo, condannata e poi arrestata per agevolazione di associazione mafiosa. Nei giorni antecedenti al voto per il referendum, la Capo di Gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi ha dichiarato 'votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura'. Di fronte a comportamenti così gravi, il ministro Nordio o ha taciuto o addirittura è stato difensore. Una cosa intollerabile”. Lo dichiara Federico Gianassi, deputato e capogruppo PD in Commissione Giustizia, durante il Question Time con il ministro Nordio alla Camera.
“Ancora ieri mattina – sottolinea il parlamentare dem - il ministro dichiarava che Delmastro avrebbe chiarito la sua posizione e poche ore dopo si è dimesso. Aveva detto che Bartolozzi sarebbe rimasta al suo posto e anche lei dopo poche ore si è dimessa. Poiché Nordio non è in grado di chiarire alcun ché, faccia l'unica cosa di buon senso che può fare: se ne vada anche lui”. “Nordio è stato sfiduciato da 15 milioni di italiani e oggi è la rappresentazione allegorica della sconfitta. La corsa di Nordio è finita: liberi il ministero dalla sua presenza e consenta alla giustizia italiana di ripartire”, conclude Gianassi.
"Ofer Winter, ex generale di brigata dell'esercito israeliano, secondo i report dell'Onu e di Amnesty International, responsabile della morte di civili palestinesi durante diverse operazioni militari, è atteso in Italia dal 31 marzo al 9 aprile per i festeggiamenti legati alla Pasqua ebraica. In quell'occasione dovrebbe perfino tenere una lezione dal titolo "La verità sgorgherà dalla terra".
Winter è un aperto sostenitore del genocidio a Gaza e della pulizia etnica dei palestinesi, un criminale di guerra e non possiamo accettare che venga in Italia in vacanza. Contro il suo arrivo in Italia, non una parola è stata pronunciata finora dal governo che, del resto, ha permesso che diversi militari dell'Idf venissero a passare le proprie ferie ristoratrici in Italia, nei mesi scorsi.
È una vergogna contro cui diverse associazioni tra cui Assopace Palestina, BDS Italia e Global Movement to Gaza hanno raccolto migliaia di firme. La Fondazione "Hind Rajab" ha anche presentato un esposto alla Procura di Roma.
Il nostro Paese non può essere il buen retiro di criminali di guerra e promotori del genocidio.
Ho presentato una interrogazione ai ministri Tajani, Nordio e Piantedosi per chiedere se ritengano tollerabile la presenza di Winter in Italia, se non intendano avviare procedure di collaborazione con la Corte Penale Internazionale e se non intendano negare, come già hanno fatto altri paesi, l'ingresso sul territorio italiano a chiunque abbia preso parte al genocidio che si sta ancora compiendo a Gaza.
Insieme a me hanno firmato l'interrogazione le colleghe Ouidad Bakkali, Sara Ferrari e Valentina Ghio e i colleghi Mauro Berruto, Fabio Porta e Arturo Scotto". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Ieri più di 14 milioni di italiane e italiani hanno dato un segnale chiaro a questo governo, sulle sue scelte in tema di giustizia e sulle sue politiche. E Giorgia Meloni, che ama parlare di sovranità popolare, invece di prendere atto della volontà della maggioranza delle cittadine e dei cittadini, finge che non sia successo nulla e pensa di accelerare sulla legge elettorale.
La bocciatura è netta ma se davvero Nordio se ne intesta la responsabilità deve trarne le conseguenze, anziché blindare se stesso, il sottosegretario Delmastro e la sua capa di gabinetto Bartolozzi. Vogliono continuare a fingere che Delmastro non abbia aperto una società con la figlia diciottenne di un noto prestanome di un clan camorrista, mentendo ripetutamente sulla vicenda? Vogliono continuare a fingere che Bartolozzi non sia stata anche lei a cena nel famigerato ristorante e non abbia definito la magistratura "plotone d'esecuzione"? Cos'è? Una brutta puntata del Truman Show?
Mentre la maggioranza del Paese chiede dimissioni, Meloni tace sui disastri causati dal suo governo.
Una situazione surreale". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti nel mondo.
Domani il Ministro della Giustizia Carlo Nordio sarà in Aula alla Camera per rispondere sul caso Delmastro. Il gruppo Pd ha presentato un’interrogazione a risposta immediata a cui il Guardasigilli dovrà rispondere nel corso del question time per chiarire la situazione del Sottosegretario, al centro di una vicenda che coinvolgerebbe persone legate alla criminalità organizzata. L’atto parte da quanto emerso “da inchieste giornalistiche si è appreso che Andrea Delmastro delle Vedove, Sottosegretario di Stato alla Giustizia, ha costituito nel 2024 a Biella la società ‘Le cinque forchette Srl’” insieme ad altri soci, tra cui “Miriam Caroccia, titolare del 50 per cento delle quote e amministratrice unica della società”. Un elemento centrale riguarda proprio la figura di Caroccia: “Miriam, studentessa romana allora diciottenne, è figlia di Mauro Caroccia, ‘imprenditore’ della ristorazione romana noto per i suoi trascorsi giudiziari e per i legami con il clan di camorra di Michele Senese”. L’interrogazione ricostruisce poi i fatti, a partire dalla sede della società “in via Tuscolana 452, presso ‘La bisteccheria italiana’”, fino al quadro giudiziario del padre, condannato definitivamente: “la sentenza è stata resa definitiva nel febbraio 2026 dalla Corte di Cassazione, ed è attualmente in carcere”. Sotto la lente anche una serie di passaggi societari: “il sottosegretario risulta essere protagonista di operazioni societarie a dir poco dubbie”, tra cui la cessione di quote: “nel novembre del 2025 avrebbe ceduto il suo 25% di ‘Le 5 forchette Srl’ alla ‘G&G Srl’”. E ancora: “solo otto giorni dopo la sentenza della Cassazione la G&G Srl avrebbe ceduto il 25% […] all’altra socia Donatella Pelle”, mentre “lo scorso 5 marzo, tutti gli altri soci […] avrebbero venduto le proprie quote a Miriam Caroccia”. Nel testo si segnala anche che “risulta poi che il Sottosegretario alla giustizia non abbia comunicato queste intestazioni e variazioni societarie né alla Camera dei deputati né al Ministero della giustizia” in violazione della normativa sul conflitto d’interessi. E che “sulla stampa continuano inoltre ad emergere elementi sempre più inquietanti […] che addirittura avrebbero visto Miriam Caroccia ‘risarcire’ in contanti i soci delle somme investite”. Su tutti questi aspetti le deputate e i deputati democratici - Serracchiani, Gianassi, Bonafé, Di Biase, Scarpa, Lacarra, Ghio, Ferrari, Fornaro, Casu -chiedono al Ministro Nordio chiarimenti urgenti in Aula.
“Siamo è in campo da settimane per spiegare le ragioni del No al referendum sulla legge Nordio. Una legge costituzionale pericolosa perché non migliora la giustizia per i cittadini, non accorcia i tempi dei processi, non affronta il problema degli organici nei tribunali. Fa un'altra cosa: mette a rischio l'indipendenza della magistratura, introduce il sorteggio per chi deve far parte del Csm e separa le carriere senza che questo porti alcun beneficio concreto a chi aspetta giustizia. Noi crediamo che la giustizia vada riformata, ma con serietà. Servono più magistrati, più personale amministrativo, più risorse per i tribunali. Qui a Prato lo sappiamo bene: il nostro Tribunale ha una carenza cronica di organico. Questo referendum non risolve nulla di tutto questo. Per questo chiediamo ai pratesi di andare a votare e di votare no. È una scelta che riguarda l'equilibrio tra i poteri dello Stato. Riguarda tutti”.
Così Christian Di Sanzo, deputato PD eletto in Nord e Centro America e segretario reggente del PD Prato.
“Non si comprende come la presidente, che ama presentarsi come paladina della legalità, possa continuare a giustificare un sottosegretario con delega all’amministrazione penitenziaria che ha avuto documentati rapporti con familiari di clan mafiosi, oltre ad essere stato condannato per diffusione di segreto d’ufficio. Si tratta di fatti di una gravità inaudita.
In un Paese normale, dopo fatti di tale gravità, il sottosegretario alla giustizia avrebbe dovuto dimettersi immediatamente.
Meloni ci spieghi perché questo non accade e perché non chiede conto a Delmastro della sua condotta e dei rapporti intrattenuti e per quali oscure ragioni continui a difendere in modo acritico un esponente del Governo titolare di una delega così delicata.
È un insulto all’intelligenza degli italiani e delle italiane liquidare il comportamento di Delmastro come poco accorto. La presidente del Consiglio chiarisca perché un membro del suo Governo intratteneva rapporti con la figlia di un condannato per mafia e si faceva fotografare con lui, anche nel suo ristorante, peraltro insieme alla capo di gabinetto del ministro Nordio, Bartolozzi.
Spieghi, inoltre, quali sono le ragioni che le impediscono di adottare misure nei confronti di Delmastro: lo faccia subito, non dopo il referendum”.
Lo dichiara Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera.
“Siamo al doppio standard: il governo guidato da Giorgia Meloni dichiara che i magistrati non debbano fare politica, eppure affida il Ministero della Giustizia a Carlo Nordio, capo corrente a tutti gli effetti, calpestando ogni apparenza di credibilità. La verità è evidente: la riforma della giustizia punta a indebolire l’indipendenza della magistratura, portandola sotto il controllo politico. Nordio ne è la dimostrazione più plastica”. Così il capogruppo Pd nella commissione giustizia alla Camera, Federico Gianassi, nel corso di un incontro per il NO ad Ascoli. “Questa riforma voluta dal governo con un Parlamento bypassato - ha attaccato Gianassi - rappresenta un rischio, perché non solo non affronta e risolve i mali della giustizia, ma li aggrava con un intervento radicale sul pubblico ministero, trasformato da un organo di giustizia a un super poliziotto, e il giudice che viene indebolito".
“Il ministro Nordio viene a Prato a fare comizi per il referendum. Ma i pratesi aspettano risposte su altro, in primis Tribunale e Carcere. Su questo non dice una parola. Prato non è una passerella elettorale. È una città che ha problemi reali e merita un ministro della Giustizia che li ascolti, non che venga solo quando c'è da raccattare qualche voto”.
Lo afferma Christian Di Sanzo, deputato e coordinatore reggente PD Prato.
“C’è un video che circola online in cui il deputato di Fratelli d’Italia, responsabile nazionale agricoltura, Aldo Mattia invita esplicitamente a utilizzare il ‘solito sistema clientelare’ per vincere una battaglia politica. Parole gravi, che chiamano in causa direttamente la cultura politica di chi le pronuncia e del partito a cui appartiene.
Davvero questo è il modo con cui Fratelli d’Italia pensa di portare avanti la campagna per il referendum? Fa ancora più impressione sentire evocare pratiche clientelari da chi ama richiamarsi alla figura di Paolo Borsellino come faro della propria azione politica. Chi si richiama a Borsellino dovrebbe essere il primo a respingere, senza ambiguità, metodi e linguaggi che appartengono alla peggiore tradizione della politica.
A questo clima si aggiungono anche le gravi offese rivolte in queste ore alla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein. A lei va la nostra piena solidarietà: il confronto politico può essere anche duro, ma non può mai scivolare nell’insulto e nella delegittimazione personale.
Per questo chiediamo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di prendere le distanze con chiarezza da queste parole. Il clientelismo non è folklore politico ma una delle degenerazioni che più hanno danneggiato la nostra democrazia e la credibilità delle istituzioni.
Dopo la venuta del ministro Nordio a Potenza, che ha finito per distruggere un campo di calcio, e ora un deputato di Fratelli d’Italia che invita apertamente al clientelismo, è sempre più evidente il clima politico che questa destra sta alimentando. Anche per questo votare NO al referendum significa difendere la Basilicata da un modo aggressivo e distorto di fare politica.” Così Enzo Amendola, deputato del Partito Democratico eletto in Basilicata.
“In vista del referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo è importante spiegare con chiarezza perché votare No”. Lo afferma la deputata Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del Gruppo Pd e capogruppo in commissione Affari costituzionali.
“Il primo motivo – spiega l’esponente dem – è che questo referendum non riguarda la separazione delle carriere. Le carriere sono già state separate e per cambiare funzione giudici e pubblici ministeri hanno limiti stringenti da rispettare. Il secondo è che si sostiene che la riforma renderebbe il giudice più terzo e autonomo. Anche questa è una fake news. I dati dimostrano che già oggi circa il 50% delle sentenze dei giudici è diverso dalle richieste dell’accusa del pubblico ministero. La terza ragione è che questa riforma non interviene su nessuno dei veri problemi della giustizia: non riduce la lunghezza dei processi, non affronta la carenza di personale e non risolve la questione del sovraffollamento delle carceri, su cui peraltro è stata aperta anche una procedura di infrazione a livello europeo”.
“La presidente del Consiglio – conclude Bonafè - ha sostenuto in un lungo video che questa riforma non incide sull’autonomia e sull’indipendenza della magistratura. Subito dopo, però, la capo di gabinetto del ministro Nordio, Giusy Bartolozzi, ha affermato che con la riforma si toglierebbero di torno magistrati considerati un ‘plotone di esecuzione’ portando allo scoperto le vere ragioni della maggioranza. Per questo continuiamo a dire che bisogna votare No perché si tratta di una riforma sbagliata nel merito”.
“Di grazia ministro Nordio quali sarebbero le cose più serie? Forse la liberazione di un criminale libico torturatore e seviziatore di bambini riaccompagnato con un volo di stato? Ma davvero la fedeltà giustifica tutto? Ministro lei rappresenta il ministero della giustizia che per la storia di questo paese non merita di essere trascinato nella polvere da chi, nello svolgimento di un ruolo così delicato e importante, dimostra di non avere alcun senso delle istituzioni e di rispetto per la Costituzione e i suoi equilibri e pronuncia frasi eversive” così la deputata democratica e responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani.