"Una narrazione ambigua, lacunosa, a tratti non veritiera, che costituisce una grave mancanza di rispetto verso la città di Rovigo e verso le forze dell’ordine intervenute per risolvere una emergenza alla quale la polizia penitenziaria da sola non riusciva a rispondere visti i numeri. Una narrazione maturata in un preteso incontro con i sindacati, dal quale è stata tuttavia esclusa Fp Cgil, il sindacato più rappresentativo della polizia penitenziaria e maggiormente critico verso la situazione del carcere minorile di Rovigo”. Lo dichiara la deputata PD Nadia Romeo in merito alle dichiarazioni del Capo del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità, Antonio Sangermano sul carcere minorile di Rovigo.
"Leggo - sottolinea la parlamentare rodigina - che per il capo dell’amministrazione penitenziaria al minorile non è successo nulla di grave. Bene, allora Sangermano venga in città e ci racconti come mai le strade del centro sono state chiuse, durante una ‘semplice insubordinazione’. Ci spieghi come mai tutti gli effettivi disponibili di Polizia e Carabinieri – alcuni richiamati direttamente da casa - sono stati dislocati a presidiare i possibili punti di fuga dal carcere minorile. Ci spieghi come mai, per almeno due volte, tutti i poliziotti e i carabinieri si sono dovuti precipitare verso due punti, distinti, del perimetro del carcere, per gli allarmi su possibili tentativi di fuga che giungevano dal personale all’esterno. Questo è quello che è successo”.
“Sangermano ci spieghi, ancora – prosegue Romeo – per quale motivo sono stati chiesti rinforzi alla casa circondariale per adulti di Rovigo, dalla quale sono stati fatti affluire anche quei dispositivi individuali anti sommossa che, evidentemente, all’interno del minorile, mancavano. Questi sono fatti, avvenuti di fronte a numerosi testimoni, increduli, udendo gli allarmi che la stessa polizia penitenziaria lanciava dall’interno e vedendo poliziotti e carabinieri spostarsi di continuo per le vie Mazzini, Verdi, Mure Soccorso”.
“Tutto questo è normale? Se è così, se dobbiamo abituarci a questa situazione, torni pure il capo dell’amministrazione penitenziaria a spiegarlo ai rodigini, ma questa volta facciamo un bell’incontro a cui ci siano tutti, non solo coloro che sono graditi a lui o ai suoi referenti. La verità è che il minorile è stato aperto mentre è ancora un cantiere, che la dotazione del personale non è adeguata, che mancano i presidi sanitari, che le criticità sono numerose e che un centro urbano è assolutamente inadatto a una struttura di questo tipo. Tutto questo è al centro di una interrogazione che ho già presentato al ministro Nordio, alla quale ne seguirà una per chiedere chiarezza sul fatto che Fp Cgil sia stata esclusa dall’incontro col capo della amministrazione penitenziaria", conclude Romeo.
“Dall’esame del decreto sicurezza al Senato abbiamo appreso che l’articolo 30 bis proveniente dal Viminale avesse il parere contrario dei ministri Giorgetti e Nordio, poiché carente di copertura finanziaria. Per questo motivo e poiché questo è un aspetto che riguarda diversi articoli di quel testo noi abbiamo chiesto ieri sera di poter avere la relazione tecnica di passaggio dal Senato alla Camera che riguarda proprio le coperture. Ieri sera ci è stato risposto che la relazione non c’era. A questo punto appare davvero imprescindibile che il governo debba rispondere se quell’articolo 30 bis e gli altri articoli contenuti all’interno del decreto sicurezza abbiano o meno copertura finanziaria, perché noi siamo rimasti al ‘no’ per assenza di copertura finanziaria di ben due ministeri, quello della Giustizia e quello dell’Economia.
Sarebbe assurdo iniziare la discussione generale e poi la pregiudiziale di costituzionalità, se fossimo addirittura di fronte ad un decreto privo delle adeguate coperture finanziarie, oltre che contenente articoli manifestamente incostituzionali.
Ricordo in quest’aula che la presidente del consiglio aveva detto ‘io ci metto la faccia’. Allora chiediamo alla presidente Meloni dove sono i suoi ministri missing in action, perché non vengono in Parlamento a spiegare questo decreto il ministro Piantedosi, il sottosegretario Mantovano e il ministro per gli Affari con il Parlamento Ciriani? Dove sono finiti? I suoi ministri, contrariamente a quanto affermato dalla presidente del consiglio Meloni, non ci stanno mettendo la faccia”. Lo ha detto intervenendo in Aula Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd.
“Il ministro della Giustizia Carlo Nordio deve chiarire la presenza di esponenti del DAP alle cene con l’ex sottosegretario Andrea Delmastro Delle Vedove presso il ristorante “Bisteccherie d’Italia”. È necessario fare piena luce su questi episodi e chiarire di cosa si sia discusso in quelle occasioni, alle quali avrebbero partecipato anche persone oggi detenute. Se, come dichiarato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, non vi è alcuna intenzione di coprire responsabilità o zone d’ombra, allora Nordio deve chiarire senza indugi quanto accaduto e fornire tutte i chiarimenti necessari e spiegare se ritiene opportuno che queste persone restino al loro posto”. Lo ha detto intervenendo in Aula alla Camera dei deputati, Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico e deputata PD chiedendo un’informativa urgente al ministro della Giustizia.
Il Partito Democratico ha depositato un’interrogazione a risposta in Commissione al ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per chiedere chiarimenti su una bozza di decreto ministeriale relativa al riassetto organizzativo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Lo rende noto la responsabile nazionale Giustizia del Pd, la deputata democratica Debora Serracchiani.
Nel testo - sottoscritto anche dai componenti dem della
Commissione giustizia della Camera Gianassi, Lacarra, Scarpa e Di Biase - si richiama il decreto del Presidente della Repubblica n. 189 del 2025, che ha istituito la Direzione generale delle specialità del Corpo di polizia penitenziaria, alla quale è attribuito un ruolo di coordinamento di diverse articolazioni operative particolarmente sensibili, tra cui il Gruppo operativo mobile, il Gruppo di intervento operativo, l’Ufficio per la sicurezza e la vigilanza e il Nucleo investigativo centrale. Queste strutture, secondo l’assetto vigente, restano comunque alle dipendenze funzionali del Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria.
Secondo quanto evidenziato nell’interrogazione, la bozza di decreto ministeriale in esame andrebbe oltre questo perimetro, prevedendo che tali articolazioni operative non rispondano più direttamente al Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ma siano poste alle dipendenze della nuova Direzione generale delle specialità.
Una modifica che, secondo il Pd, determinerebbe un cambiamento sostanziale dell’assetto delle competenze, trasformando il ruolo della Direzione generale da funzione di coordinamento a rapporto di vera e propria dipendenza gerarchica. Una distinzione considerata rilevante perché inciderebbe direttamente sull’equilibrio dei poteri e sulle responsabilità amministrative all’interno dell’amministrazione penitenziaria, alterando il rapporto tra strutture operative e vertice del Dipartimento. L’interrogazione chiede a Nordio di chiarire dal momento che la differenza tra coordinamento e dipendenza gerarchica non sia solo formale, ma produca effetti concreti sull’organizzazione e sulla catena delle responsabilità.
“Abbiamo già richiesto un’informativa urgente ai ministri competenti sui carburanti, a partire da quelli per il trasporto aereo. Il rischio di carenze è concreto e va affrontato subito”. Lo afferma Anthony Barbagallo, capogruppo del Partito Democratico in commissione Trasporti alla Camera, commentando gli effetti della chiusura dello Stretto di Hormuz l’impatto sull’approvvigionamento di carburante negli aeroporti italiani.
“L’aumento dei costi per i trasportatori – aggiunge l’esponente dem - continua a crescere e finora dal governo sono arrivate solo risposte insufficienti. È una marea che sale senza interventi efficaci. Il rischio concreto è che già dalla metà di maggio i voli possano essere interrotti. Inoltre, in Sicilia è già iniziato da stamattina uno sciopero degli autotrasportatori destinato a durare cinque giorni, con il rischio di ulteriori proroghe. Una mobilitazione che nasce proprio dall’aumento dei costi del carburante e incide direttamente sui cittadini”.
“Stiamo assistendo – conclude Barbagallo - a un aumento continuo dei beni di prima necessità, come latte e uova, e a una crescente incertezza nell’organizzazione dei viaggi e della vita quotidiana degli italiani già a partire dalla seconda metà di maggio. Continueremo a incalzare il governo su questi silenzi e su queste mancate risposte. A questo si aggiunge la beffa dei voli di Stato del ministro Nordio, che comportano un ulteriore consumo di risorse e carburante che potrebbero essere destinati ad altre priorità”.
“L'incresciosa saga del caso Almasri, nota come la genuflessione del governo italiano dinnanzi al tagliagole libico, oggi si arricchisce di una nuova pagina vergognosa: la richiesta di un salvacondotto dal processo a Giusy Bartolozzi, accusata di false dichiarazioni davanti ai giudici. Una clamorosa estensione dell'immunità che è concessa ai ministri o chi ha agito in concorso con i ministri. Il Pd dice chiaramente no: non c'è bisogno per le istituzioni italiane di fare un altro passo verso il baratro”. Lo dichiara in Aula il capogruppo PD in Commissione Giustizia, Federico Gianassi annunciando il voto contrario del Partito democratico alla proposta di sollevare un conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, davanti alla Corte costituzionale, nei riguardi del Tribunale dei ministri e della Procura di Roma per Giusi Bartolozzi, ex capo di Gabinetto del dicastero della Giustizia.
“I ministri Nordio e Piantedosi – sottolinea il parlamentare dem - come azzeccagarbugli sono venuti in Aula a mentire sul caso Almasri ma la verità è emersa grazie al Tribunale dei ministri. Su Almasri c'è stato un patto diabolico tra i membri del governo per la liberazione e rimpatrio su volo di Stato italiano. Quando si trattò di votare sui ministri per la loro immunità il Parlamento si è giustificato parlando di interesse nazionale ma l’interesse nazionale è quello di arrestare i criminali e non liberarli, seguire gli obblighi internazionali e non violarli”. “Di cosa ha paura il governo riguardo a Bartolozzi? Se le è contestato un reato si difenderà in sede penale. L'estensione dell'immunità sarebbe una ferita clamorosa al principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. È un governo che chiede a cittadini di rispettare le norme sui tanti e nuovi reati che ha introdotto ma che vuole immunità per i suoi ministri e i suoi collaboratori”, conclude Gianassi.
“Sul caso di don Franco Reverberi, indagato in Argentina per crimini contro l’umanità, il Governo chiarisca perché abbia bloccato l’estradizione nonostante il via libera della Cassazione nell’ottobre 2023”.
Lo dichiara il deputato Fabio Porta, firmatario insieme all’on. Debora Serracchiani di un’interrogazione al Ministro della Giustizia.
“Parliamo di accuse gravissime, tra cui torture e sparizioni forzate durante la dittatura argentina. A oggi Reverberi non è stato né estradato né processato in Italia: un vuoto che rischia di tradursi in impunità”.
“È una scelta che solleva interrogativi seri: l’Italia non può permettersi ambiguità su crimini contro l’umanità né indebolire la propria credibilità internazionale sul terreno dei diritti umani”.
Nell’atto ispettivo, i deputati dem chiedono al Governo di spiegare le ragioni della decisione e di indicare con urgenza quali iniziative intenda adottare per garantire giustizia effettiva.
"Nell'Italia di Giorgia Meloni si sospendono per 5 giorni parlamentari antifascisti, me compresa, che hanno pacificamente impedito a neofascisti e neonazisti di varcare la soglia della Camera dei deputati e usare la sala stampa.
Ci avrebbero dovuto ringraziare per aver impedito un tale sfregio e invece siamo stati giudicati colpevoli di antifascismo e per questo non potremo partecipare ai lavori della Camera per 5 giorni. Una decisone vergognosa e pericolosa, voluta dalla destra nell’ufficio di presidenza della Camera e di cui Fontana si assume la responsabilità, un segnale per dare soddisfazione alla galassia neofascista e neonazista che infatti ha prontamente esultato, promettendo di tornare presto a Montecitorio.
Di contro, sempre nell’Italia di Giorgia Meloni, si prepara lo scudo per salvare la ex capa di gabinetto del ministro Nordio dal processo per il caso Almasri e si sanziona senza conseguenze un ex sottosegretario che ha omesso di comunicare alla Camera la sua partecipazione in una società intestata alla figlia diciottenne di un prestanome della camorra.
L'antifascismo è la prima garanzia per la democrazia di questo Paese e non ci può essere spazio nelle istituzioni della Repubblica per chi si richiama esplicitamente al periodo più buio della nostra storia contemporanea, segnato da una dittatura sanguinaria e liberticida com'è stato il fascismo.
Sappiamo che per la destra che è al governo la Costituzione è un fastidio perché si basa proprio sull'antifascismo. Stanno provando in ogni modo a smontarla e a indebolirne i valori fondamentali, ma noi la difenderemo nelle urne, nelle piazze e in Parlamento. I fascisti non possono entrare nelle istituzioni della Repubblica. L'ho detto e lo ripeto: lo rifarei altre 100 volte". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Nel 2024 il governo si era impegnato formalmente con un ordine del giorno approvato in Parlamento. È rimasto lettera morta"
"Le notizie apparse oggi sui giornali sulla Procura di Prato destano fortissima preoccupazione", dicono i parlamentari PD Christian Di Sanzo e Marco Furfaro.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha infatti respinto la richiesta del procuratore Luca Tescaroli di rafforzare l'organico della Procura. Una risposta che arriva mentre i fascicoli iscritti superano quota 12.000, le intercettazioni sono quadruplicate in tre anni e le complesse indagini sulla criminalità organizzata crescono senza sosta.
"Nordio ha detto no a Prato. Lo ha fatto il 12 marzo, con una lettera, come ricostruiscono i giornali, che vale più di mille discorsi" dichiarano Di Sanzo e Furfaro. "La destra governa da anni con la propaganda. Avevano promesso mari e monti. Oggi ci troviamo con qualcosa che assomiglia a un pesce d'aprile ma che nei fatti, purtroppo, non lo è. Da mesi sul tavolo del ministro c'era una richiesta concreta, documentata, firmata da un procuratore che lavora ogni giorno sulle mafie, sulla criminalità organizzata, sullo sfruttamento del lavoro. La risposta è no".
Da anni i deputati PD denunciano il progressivo deterioramento della giustizia a Prato. Nel gennaio 2024 la Camera approvò un ordine del giorno a prima firma Furfaro che impegnava il governo ad assumere personale amministrativo per il tribunale di Prato e a completare i lavori di ristrutturazione del Palazzo di giustizia. Quell'ordine del giorno è rimasto lettera morta. Non solo, da allora la carenza di organico amministrativo è peggiorata.
"Prato non è una procura qualunque" dice Christian Di Sanzo, deputato e segretario reggente del PD di Prato. "È una procura che lavora sul principale distretto europeo del tessile, sullo sfruttamento dei lavoratori nel sistema del fast fashion, sulla criminalità organizzata italiana e straniera. Tescaroli e i suoi colleghi fanno un lavoro straordinario in condizioni insostenibili. Nordio poteva dare un segnale concreto. Ha scelto di non farlo".
"Dietro la propaganda della destra non c'è nulla" aggiunge Marco Furfaro. "Meloni, Nordio e i parlamentari della destra si riempiono la bocca con parole d'ordine sulla legalità e poi lasciano sola una procura impegnata in prima linea nella lotta alle mafie. È una scelta politica, non una questione tecnica".
"Il governo" concludono Di Sanzo e Furfaro "dovrà spiegare perché Prato è stata abbandonata. Le risposte non sono più rinviabili. Tutto questo si aggiunge alle mancate risposte sugli organici delle forze di polizia e degli ispettori del lavoro, figure fondamentali per supportare il lavoro della procura sul territorio".
“Il ministro Nordio deve spiegare con urgenza perché due capi del dipartimento della Polizia penitenziaria, Ernesto Napolillo e Lina Di Domenico siano ancora al loro posto nonostante la loro presenza allo stesso tavolo insieme all'ex sottosegretario Andrea Delmastro e all'ex Capo di Gabinetto del ministero della Giustizia, Giusy Bartolozzi alla Bisteccheria d'Italia oggetto, come noto, dell'inchiesta per intestazione fittizia e riciclaggio di denaro di origine mafiosa del clan Senese”. Lo dichiara in Aula la deputata e Responsabile Giustizia del PD, Debora Serracchiani per chiedere un'informativa urgente al ministro Nordio.
“Come è possibile – continua la parlamentare dem - che due capi del DAP siano ancora al loro posto come se non fosse successo nulla? Di cosa si parlava durante la cena? Magari hanno fornito, loro malgrado, informazioni inerenti le carceri italiane e notizie relative a detenuti per mafia. Solo questo sarebbe sufficiente per chiedere un passo indietro a quei dirigenti. Tra l'altro Napolillo è noto alle cronache per la circolare dell'ottobre 2025 con ha di fatto impedito negli istituti penitenziari le attività trattamentali, come il teatro, il laboratorio di lettura o addirittura la via crucis”. “In un Paese normale, le dimissioni di Napolilllo e Di Domenico sarebbero atto dovuto, ma per il governo Meloni l'impunità viene sempre prima di tutto. Su queste circostanze, abbiamo depositato interrogazioni e chiediamo a Nordio di riferire con urgenza alla Camera”, conclude Serracchiani.
L’approvazione della direttiva anticorruzione da parte del Parlamento Europeo certifica l'ennesimo fallimento politico e giuridico della linea del ministro Nordio. Mentre il governo Meloni si ostina a smantellare i presidi di legalità cancellando il reato di abuso d'ufficio, l'Europa ci ricorda che la lotta alla corruzione richiede strumenti forti e rigorosi. Avevamo avvertito la maggioranza in ogni sede: eliminare questa fattispecie rischiava di porre il nostro Paese fuori dal solco delle convenzioni internazionali e del diritto dell'Unione. Il voto del Parlamento europeo sconfessa la propaganda della destra e isola l'Italia, esponendoci a rischi di procedure d'infrazione qualora l'Italia non si adegui. Il Ministro Nordio prenda atto di questa sonora sconfitta e fermi una deriva che danneggia la credibilità internazionale del nostro Paese. È tempo di tornare indietro e costruire norme che proteggano davvero l’interesse pubblico, come richiesto dai nostri partner europei."
Così Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione Affari Europei alla Camera.
“Il Partito Democratico lo aveva detto in tutti i modi durante il confronto in Parlamento: l’abolizione del reato di abuso d’ufficio è una scelta sbagliata, un grave errore. Oggi anche il Parlamento europeo lo conferma con chiarezza”. Lo dichiara la deputata del Partito democratico Michela Di Biase.
“L’approvazione della direttiva anticorruzione da parte del Parlamento europeo dimostra che la direzione giusta è quella di rafforzare, non indebolire, gli strumenti contro gli abusi di potere. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha invece scelto di cancellare un presidio fondamentale di legalità, isolando l’Italia”, prosegue.
“Ora è il momento di prendere atto dell’errore e di cambiare rotta: servono norme efficaci per garantire trasparenza, equità e tutela dell’interesse pubblico. La linea del ministro Nordio è stata smontata, un'altra sconfitta. Continuare a negare l’evidenza sarebbe irresponsabile”, conclude Di Biase.
Serracchiani e Gianassi: Nordio risponda a interrogazione parlamentare, senza correzioni infrazione comunitaria
“Un’altra tegola si abbatte sul Governo e sul Ministero della Giustizia: la nuova direttiva anticorruzione europea, nonostante le rassicurazioni del Ministro, ripristina nuovamente l’abuso d’ufficio. La direttiva, all’art. 11, disciplina “l’esercizio illecito di funzioni pubbliche”, obbligando gli Stati membri a prevedere come ipotesi di reato quella dei funzionari che violano intenzionalmente la legge nell’esercizio delle loro funzioni, per l’appunto l’abuso di potere. Chiediamo quindi al Ministro Nordio cosa intenda fare, visto che con la sua iniziativa normativa, il reato é stato abolito, contravvenendo cosi alla direttiva che era già in discussione. Circostanza che avevamo più volte segnalato, anche per evitare una potenziale infrazione. Ennesima decisione arrogante e non condivisa che si rivela un boomerang per un Governo che sta in Europa solo a parole” così in una nota la responsabile giustizia e il capogruppo in commissione giustizia alla Camera, Debora
Serracchiani e Federico Gianassi che annunciano di aver depositato insieme a tutti gli altri componenti dem una interrogazione al governo per chiedere spiegazioni.
“Siamo sbigottiti dal fatto che il ministro Nordio non ritenga necessario dare una minima spiegazione su quanto accaduto in questi ultimi mesi nel ministero della Giustizia. Nordio deve assumersi una responsabilità politica enorme rispetto al referendum, per una riforma che lui stesso definiva blindata, impedendo al Parlamento di poter fare alcunché. Il ministro Nordio ci ha preso in giro dicendo che le spiegazioni della riforma le avrebbe scritte nel suo libro, senza mostrare un briciolo di dignità nel dire che la 'corsa' per l'approvazione della riforma della giustizia era obbligatoria per permettere la successiva riforma sul premierato”. Lo dichiara la deputata e responsabile Giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani in replica al ministro Nordio durante il Question time alla Camera.
“Una riforma – continua la parlamentare dem - sbagliata nel metodo, nella forma e soprattutto nella sostanza. Ma è stato lo stesso Nordio che ha aiutato la vittoria del No spiegando quali fossero i veri obiettivi della riforma, etichettando i magistrati come para-mafiosi, oppure, quando riferendosi alla segretaria Schlein, si diceva sorpreso della posizione contraria affermando 'oggi serve a noi e domani può servire a voi'.”
“Nordio ha citato più volte Churchill e oggi lo vogliamo aiutare proprio ricordando le parole dello statista inglese: 'Non arrendersi mai, mai in niente. Grande o piccolo, importante o trascurabile. Non arrendersi mai se non davanti all'onore e al buon senso'. Oggi ci sono tante ragioni che riguardano il suo onore e del suo Governo e di buon senso che suggeriscono che il ministro Nordio faccia un passo indietro”, conclude Serracchiani.
“Quando Delmastro era sottosegretario alla Giustizia è divenuto socio in affari di una ragazza di 18 anni, figlia di persona già sotto processo, condannata e poi arrestata per agevolazione di associazione mafiosa. Nei giorni antecedenti al voto per il referendum, la Capo di Gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi ha dichiarato 'votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura'. Di fronte a comportamenti così gravi, il ministro Nordio o ha taciuto o addirittura è stato difensore. Una cosa intollerabile”. Lo dichiara Federico Gianassi, deputato e capogruppo PD in Commissione Giustizia, durante il Question Time con il ministro Nordio alla Camera.
“Ancora ieri mattina – sottolinea il parlamentare dem - il ministro dichiarava che Delmastro avrebbe chiarito la sua posizione e poche ore dopo si è dimesso. Aveva detto che Bartolozzi sarebbe rimasta al suo posto e anche lei dopo poche ore si è dimessa. Poiché Nordio non è in grado di chiarire alcun ché, faccia l'unica cosa di buon senso che può fare: se ne vada anche lui”. “Nordio è stato sfiduciato da 15 milioni di italiani e oggi è la rappresentazione allegorica della sconfitta. La corsa di Nordio è finita: liberi il ministero dalla sua presenza e consenta alla giustizia italiana di ripartire”, conclude Gianassi.