“Le modifiche al decreto Infrastrutture richieste dalla Ragioneria dello Stato confermano la sonora bocciatura e tutte le incertezze che continuano a pesare sul progetto del Ponte sullo Stretto. A questo punto il governo dovrebbe prenderne atto e accantonarlo definitivamente: siamo all’accanimento terapeutico”. Lo dichiarano Marco Simiani e Anthony Barbagallo, capigruppo Pd nelle Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera.
“Il fatto che le procedure debbano essere portate avanti senza nuovi oneri per la finanza pubblica, utilizzando solo le risorse già disponibili, evidenzia le difficoltà di un’opera che continua a cambiare tempi e prospettive. Più che a un reale avanzamento assistiamo a un vero accanimento su un progetto che resta fermo tra rinvii e continui aggiustamenti”, aggiungono. “Il governo smetta con annunci e propaganda e concentri le risorse sulle infrastrutture davvero necessarie: ferrovie moderne, manutenzione della rete stradale e trasporto pubblico efficiente, a partire dal Mezzogiorno”, concludono.
“Sul Ponte sullo Stretto il governo Meloni e il ministro Salvini continuano a collezionare solo rinvii, correzioni e stop tecnici. L’ennesima conferma arriva dalle modifiche al decreto infrastrutture richieste dalla Ragioneria Generale dello Stato, che certificano ancora una volta l’improvvisazione che regna al Mit”.
“Dopo mesi di propaganda e annunci, il governo è costretto a precisare nero su bianco che tutte le procedure per il ponte dovranno essere realizzate ‘senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica’. In pratica, Salvini dovrà arrangiarsi con le risorse già disponibili del suo ministero, mentre il progetto continua a slittare e il decreto dovrà tornare in Consiglio dei ministri.”
“È il paradosso di un’opera che sta bloccando oltre 13 miliardi di euro di risorse pubbliche, che serve solo alla propaganda del Governo e che continua a vivere solo nei comunicati stampa e nei post social del ministro. Come Partito Democratico continueremo a chiedere al Governo di destinare le risorse stanziate per il Ponte per affrontare le vere emergenze del paese.”
Così una nota del responsabile infrastrutture del Pd, il senatore democratico Antonio Misiani e del vicepresidente della Commissione trasporti della Camera, il deputato democratico Andrea Casu.
“Il ministro Salvini, anziché proseguire con la folle idea del Ponte sullo Stretto e sperperare soldi pubblici in un progetto che verosimilmente non si realizzerà nel breve periodo, potrebbe pensare alle infrastrutture esistenti e che non funzionano. La nostra ‘porta per l’Italia’, l’autostrada Savona-Ventimiglia, dopo il rinnovo della barriera e lavori durati anni costati 50 milioni, è inefficace, dannosa e non sicura”.
Così la vicepresidente del Partito Democratico Chiara Gribaudo e la deputata dem Valentina Ghio, che hanno presentato un’interrogazione al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sulle condizioni della tratta autostradale A10 Savona–Ventimiglia.
“Quali misure specifiche a breve termine il Ministero intende adottare per migliorare la gestione dei flussi di traffico e la sicurezza stradale in corrispondenza della barriera autostradale di Ventimiglia? - proseguono le deputate dem - Basta tentare di attraversare la tratta per riscontrare problemi, code, allungamenti dei tempi”.
“A nulla sono serviti i lavori di rifacimento, rinnovamento, efficientamento della barriera, che ha stravolto la vecchia viabilità: il sistema è andato in tilt e non funziona assolutamente. Chiediamo quindi un monitoraggio serio e, se presenti, le analisi comparative o dei report tra la configurazione precedente e quella attuale del casello” concludono Gribaudo e Ghio.
“Non ha alcun senso pensare di realizzare un’opera come il Ponte sullo Stretto in un’area ad elevatissimo rischio sismico, quale è quella che interessa la Sicilia e la Calabria. Ora anche uno studio dell’Ingv conferma ciò che è evidente ma che solo il ministro Salvini, pervicacemente, continua a portare avanti per motivi esclusivamente di propaganda. Si tratta ora di prendere atto del lavoro di Ingv con Consiglio Nazionale delle Ricerche ed alcune università italiane ed europee che aggiunge nuovi dettagli a quanto già evidenziato negli anni e che fornisce una una visione più chiara e completa della struttura geologica dello Stretto. E fatto questo chiudere una volta per tutte il triste capitolo del Ponte voluto da questo governo e finanziato sottraendo fondi e risorse al Sud e alla Sicilia in particolare”. Lo dichiara il segretario regionale del Pd Sicilia e capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo.
Nello studio i ricercatori hanno analizzato una grande quantità di dati, sismologici e marini, e ha preso ad esame oltre 2.400 terremoti avvenuti nella regione in quasi 30 anni, dal 1990 al 2019. Dal loro studio è emerso che nella regione dello Stretto di Messina l'attività sismica si concentra in due strati della crosta terrestre in cui si concentrano forze geodinamiche diverse che insieme concorrono alla deformazione dell'area : un fenomeno che che nel corso di milioni di anni ha dato origine a catene montuose, faglie e depressioni marine ed è ancora oggi all’origine di terremoti potenzialmente distruttivi.
“Per questo – prosegue – sono necessari ulteriori studi e approfondimenti prima di iniziare i lavori, di fronte ad una situazione molto più complessa di quello che si pensava, come ha detto anche il geologo Mario Tozzi. E’ da irresponsabili proseguire a testa bassa ignorando gli avvisi che provengono dalla comunità scientifica. Ci auguriamo che il Governo ne prenda atto e – conclude – si fermi in tempo”.
A Niscemi c’è un via vai di persone che ogni giorno accompagnate dai vigili del fuoco cercano di recuperare l’indispensabile dalle case sul limite della frana. Uno spettacolo straziante e solitario perché il Governo ha abbandonato gli abitanti della cittadina siciliana. Dopo i roboanti annunci, le visite in elicottero lontane dalla gente e dalle contestazioni, né Meloni né alcun altro del governo si sono più fatti vedere. Uno stanziamento ridicolo di soli 100 milioni di euro non potrà risolvere i problemi di chi ha perso tutto. Con Meloni il Sud è stato cancellato dall’agenda politica. Le interessa di più parlare di Sanremo e del Ponte sullo stretto, il giocattolo che tiene buono Salvini ma che costerà quasi 14 miliardi drenando risorse per il Mezzogiorno per molte generazioni.
Lo ha scritto sui social Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Il governo Meloni abbandona il Sud. Totalmente inadeguato il ministro Musumeci in Aula che ha riproposto i soliti scarsi fondi la ricostruzione. Su Niscemi ci saremmo aspettati qualcosa in più. Il Sud non è sicuramente nelle priorità di questo governo, che non sta investendo in infrastrutture adeguate, non sta affrontando emergenze importanti come quelle legate al dissesto idrogeologico e continua a puntare su opere inutili e costosissime come il ponte sullo stretto. Ci auguriamo presto un cambio di passo almeno sulla ricostruzione delle zone colpite dall’uragano Harry”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio.
Imbarazzante Musumeci oggi alla Camera sui danni del maltempo e sulla frana di Niscemi. Da ex presidente della Regione Sicilia che nulla ha fatto sulla prevenzione, ci saremmo aspettati impegni precisi e idee concrete per affrontare l’emergenza ma anche per dare risposte strutturali. Invece abbiamo ascoltato scuse e promesse con risorse limitate e del tutto insufficienti. Poco o niente poi sul dissesto idrogeologico che è una delle grandi emergenze del Paese. È necessario investire con continuità in manutenzione del territorio, tutela dell’ambiente e infrastrutture sostenibili, abbandonando l’inutile Ponte sullo Stretto e finanziando il piano di adattamento climatico totalmente dimenticato mentre ancora si continua irresponsabilmente a parlare di condono edilizio.
Serve soprattutto un cambio di passo: non possiamo continuare a muoverci solo dopo i disastri. La prevenzione deve diventare una priorità dell’azione di governo. Ci batteremo perché la sicurezza dei territori provati dal dissesto idrogeologico, a partire dal Mezzogiorno, sia al centro dell’agenda politica insieme a una legge che fermi il consumo dissennato di suolo.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Oggi, per l'ennesima volta, la Camera ha assistito ad uno show fatto di tante belle parole e poche azioni. L'informativa del ministro Musumeci sul maltempo e la frana di Niscemi si è ridotta ad un elenco di cose fatte nel passato, a problemi non riconducibili al governo e una sfilza di promesse. Tante parole su ieri e domani, nessuna sul presente. La verità è che il governo Meloni si ricorda del Sud solo durante la campagna elettorale e lo abbandona subito dopo”. Lo dichiara la deputata siciliana del PD, Maria Stefania Marino. “Servono azioni concrete e immediate per la Sicilia a partire dalla sospensione fiscale per le persone e le imprese. Servono risorse, tante, che si hanno già a disposizione con lo stanziamento di un miliardo per il Ponte sullo Stretto. Servono certezze ora e non promesse per un domani che resta sempre più incerto”, conclude Marino.
“Le parole del ministro Nordio all’apertura della anno giudiziario confermano un attacco diretto a un principio fondamentale della Costituzione: l’indipendenza della magistratura. Con il referendum è in atto un tentativo di delegittimarla e di piegarla al controllo del potere politico”. Lo ha detto a Sky Chiara Braga, Capogruppo Pd al Camera dei deputati.
“Per questo - ha sottolineato l’esponente dem - votare no significa difendere la Costituzione e lo Stato di diritto. Questa riforma non migliora il funzionamento della giustizia né rende i processi più efficienti, ma vuole creare una nuova super casta di pm che inevitabilmente sarà poi assoggettata al controllo dell’esecutivo”.
Sulla frana di Niscemi Braga ha ribadito che “le parole del ministro Musumeci sono offensive verso le famiglie sfollate e ancora più gravi perché arrivano da chi ha avuto precise responsabilità, prima come presidente della e oggi come ministro”.
“La Sicilia - ha aggiunto - è un territorio fragile che, come tutto il Paese, avrebbe bisogno di un vero piano di messa in sicurezza. Invece il governo taglia le risorse per la prevenzione e il contrasto al dissesto idrogeologico e trova miliardi per il Ponte sullo Stretto, per accontentare Salvini. È uno schiaffo ai territori colpiti: 100 milioni per tre Regioni a fronte di danni per oltre 2 miliardi”. Chiediamo il blocco dei tributi e delle scadenze fiscali e interventi immediati. La nostra proposta di usare i fondi bloccati dai rilievi della Corte dei Conti per il Ponte sullo Stretto - 1,3 miliardi solo nel 2026 - per opere essenziali ha trovato consenso anche nel centrodestra siciliano".
"Basta tradire il Sud. Occorre fermare scelte dissennate, a partire dai condoni edilizi che aggravano i disastri e che la destra continua a proporre senza nessuna vergogna. Servono risposte immediate a chi ha perso tutto, responsabilità e prevenzione”, ha concluso Braga.
“In Sicilia il governo continua a perdere tempo mentre famiglie, imprese e amministrazioni locali affrontano una situazione drammatica senza risposte adeguate. Di fronte a un’emergenza gravissima con 2 miliardi di danni a causa del ciclone Harry, è surreale che l'unica priorità di questo esecutivo resti il Ponte sullo Stretto. L'assenza del Ministro Musumeci in Aula durante il Question Time è l'ennesimo schiaffo a un Mezzogiorno che chiede risposte e non passerelle. Persino i rappresentanti locali del centrodestra hanno ammesso, con un atto politico inequivocabile, che quelle risorse vanno dirottate subito sulla messa in sicurezza del territorio e sulla ricostruzione delle infrastrutture devastate. Meloni invece visita dall'alto i territori ma resta immobile, limitandosi a interventi del tutto insufficienti, che confermano peraltro un dato politico chiaro: questo è il governo più antimeridionalista che la Repubblica abbia conosciuto. Da mesi assistiamo a una scelta precisa di penalizzazione del Sud, fatta di tagli, rinvii e promesse mancate”.
“La Premier Meloni non può continuare a nascondersi dietro alibi o scaricabarile. La responsabilità politica è sua e del centro destra. Governano da anni la Regione Sicilia e i risultati della mancata attenzione al territorio sono sotto gli occhi di tutti. Sono stati sprecati i soldi del dissesto oltre ai tagli nazionali sugli FSC, e sulle infrastrutture e investimenti al Sud. Il Partito Democratico ha avanzato proposte concrete e praticabili: destinare parte delle risorse oggi bloccate sul Ponte agli interventi urgenti in Sicilia e procedere immediatamente con il blocco dei contributi e il differimento delle scadenze fiscali per le imprese e i cittadini coinvolti. Serve un cambio di rotta immediato, perché non si può chiedere ai siciliani di aspettare ancora mentre il governo continua a voltarsi dall’altra parte. Il Sud non può continuare ad essere trattato come una periferia dimenticata”. Così Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Pd della Campania.
“Spiace contraddire il Ministro Musumeci, ma i fondi per la ricostruzione non sono sufficienti e la possibilità di dirottare una parte delle risorse destinate al Ponte sullo Stretto è reale ed è stata presa in considerazione anche da una parte della stessa maggioranza, che sta valutando. Le Regioni lo stanno chiedendo con forza perché si rendono perfettamente conto che i fondi stanziati non sono sufficienti. E in Assemblea Regionale Siciliana l’ordine del giorno che chiedeva alla regione di dirottare 1,3 miliardi di euro stanziati per il ponte sullo Stretto alla ricostruzione delle coste distrutte dal ciclone Harry, è stato approvato anche da una parte della maggioranza della destra di governo. Quindi, invitiamo nuovamente il ministro Musumeci a considerare concretamente questa possibilità”. Lo dichiara Giovanna Iacono, deputata del Pd eletta in Sicilia.
“Ci aspettavamo che oggi la presidente Meloni a Niscemi e il governo in Aula si presentassero con un nuovo decreto. Una cosa seria, perché stanziare 33 milioni per oltre 2 miliardi di danni nella solo Sicilia non è serio. Ma non fa ridere. Oggi il ministro Musumeci dà la colpa al fato, ai mali storici della Sicilia, al comune di Niscemi e in definitiva ai cittadini. Ma lui non è un modesto epigono di Verga. É stato presidente della Regione e ora ministro da 3 anni e mezzo. Noi avevamo stanziato miliardi contro il dissesto idrogeologico, voi li avete tagliati e sul piano di adattamento climatico non avete messo un euro”. Lo dichiara il deputato siciliano del PD, Peppe Provenzano in replica al ministro Ciriani durante il Question Time alla Camera.
“In Sicilia se piove frana, se non piove è siccità – sottolinea il parlamentare dem – e Musumeci non se la deve prendere con il fato ma con la cattiva politica della Regione Sicilia, che quelle risorse non le ha spese mentre distribuisce mancette. Una regione immobile, sommersa dalle inchieste, che non ha le carte in regola neanche per gestire l'ordinario, figuriamoci lo straordinario”. “Serve un’assunzione dì responsabilità nazionale. Fin qui è mancata. Si metta da subito uno stop ai tributi per i cittadini e imprese colpite – continua Provenzano - ristori veri, una gestione efficace dell'emergenza e della ricostruzione con un trattamento specifico a Niscemi, servono competenze altissime. Si usino le risorse del Ponte sullo Stretto stanziati per il 2026 perché, al di là di quello che si pensa su un progetto inutile e dannoso, non verranno mai spese. Non è benaltrismo, è serietà. Non si tratta di prendere soldi dai siciliani, ma di restituirli per le vere priorità. E restituite anche i 4 miliardi sottratti della decontribuzione o i 2,5 miliardi tagliati ai comuni del Sud o i 3,5 miliardi tagliati dal fondo perequativo. Questo governo ha abbandonato il Sud e ridotto la Sicilia alla marginalità. Non è la natura che presenta il conto. È il prezzo che stanno pagando i siciliani per carenze di anni. Noi non li lasceremo soli e ve ne chiederemo conto”, conclude Provenzano.
“Giorgia Meloni è stata sconfessata dalla sua stessa maggioranza. Questa notte, nel segreto dell’urna, l’Assemblea regionale siciliana ha approvato un ordine del giorno che parla chiaro e che chiede al Governo di spostare le risorse del Ponte sullo Stretto per la ricostruzione dei territori colpiti dai gravi danni causati dal ciclone di maltempo Henry. Un atto politico inequivocabile, che certifica come anche all’interno della maggioranza che governa la Regione non ci sia alcuna condivisione rispetto alle scelte dell’esecutivo nazionale e alle sue priorità.
Oggi la presidente del Consiglio dichiara di essere vicina alla Sicilia. Ma la Sicilia non avverte questa vicinanza. Al contrario, vede un Governo distante che utilizza il territorio come strumento per fare cassa e per portare avanti politiche esclusivamente propagandistiche, lontane anni luce dalle vere emergenze che i siciliani stanno vivendo. La Sicilia ha bisogno di risposte concrete, immediate e coerenti con i bisogni reali delle comunità colpite, non di annunci e slogan e fondi del tutto inadeguati” così il deputato democratico, segretario regionale in Sicilia, Anthony Barbagallo.
"Sul Ponte sullo Stretto il ministro Salvini sta tentando di forzare i tempi per avviare i cantieri, ma queste scorciatoie stanno portando il governo contro un muro". Lo afferma Marco Simiani, deputato Pd e capogruppo in Commissione Ambiente, commentando le ultime decisioni sull’iter del progetto. "Lo hanno evidenziato anche i magistrati della Corte dei Conti: mancano autorizzazioni fondamentali e la documentazione trasmessa al Cipess non consente né di sbloccare le risorse né di superare i necessari controlli", sottolinea Simiani.
"Si sta tentando di bypassare la Corte dei Conti per forzare l’avvio del Ponte, creando una grave confusione istituzionale. Una scelta irresponsabile che rischia di provocare un danno enorme non solo al governo, ma all’intero Paese. Le grandi opere si possono e si devono fare, ma vanno realizzate bene, nel pieno rispetto delle regole, delle valutazioni ambientali e con il coinvolgimento dei territori e dei cittadini.
Il Partito democratico e il centrosinistra – prosegue l'esponente dem – hanno sempre sostenuto le grandi infrastrutture quando utili allo sviluppo, come dimostra la Tav, realizzata garantendo tutte le autorizzazioni ambientali e contribuendo, anche con risorse europee, alla costruzione dell’opera".
"Oggi però - conclude Simiani - le priorità sono altre. Sicilia, Calabria, Sardegna e Basilicata stanno vivendo giorni drammatici a causa del dissesto idrogeologico. Invece di investire sulla messa in sicurezza dei territori, il governo parla solo del Ponte e scarica sulle imprese obblighi assicurativi per eventi catastrofali che non coprono nemmeno mareggiate e bombe d’acqua. È indispensabile cambiare paradigma: le risorse vadano subito alla messa in sicurezza del territorio. È la prima priorità per la sicurezza delle persone ed è anche una grande opportunità industriale per il Paese.
“Il governo Meloni non può e non deve abbandonare la Sicilia. I fondi stanziati non sono sufficienti a ricostruire tutte le infrastrutture distrutte dall’uragano Harry. Chiediamo un intervento immediato e maggiori fondi. Il governo Meloni quando vuole i fondi li trova. Basti pensare al ponte sullo stretto”. Lo dichiara la deputata siciliana del Pd, Stefania Marino, la quale aggiunge: “Stupisce che il governo non abbia nemmeno predisposto un conto corrente pubblico in caso in cui i cittadini vogliano fare delle donazioni in favore dei territori colpiti, cosa che in altre catastrofi invece è avvenuta. Per il governo la Sicilia è come al solito l’ultima ruota del carro”.