“Per coprire i propri fallimenti, adesso il governo se la prende con la libera stampa. Dopo la denuncia a Bianca Berlinguer, ora un altro ministro, Matteo Piantedosi, denuncia Dagospia. Siamo davanti a una situazione estremamente grave, con esponenti dell’esecutivo che continuano a dichiarare guerra all’informazione che non fa altro che svolgere il proprio lavoro”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo del Pd in Commissione di Vigilanza Rai.
“Non è un caso che soltanto pochi mesi fa il governo abbia deciso di non recepire pienamente la direttiva europea anti-SLAPP, nata proprio per impedire le ingerenze della politica nelle scelte della stampa e per contrastare le pressioni esercitate attraverso le denunce temerarie. A Dagospia va la nostra piena solidarietà”, aggiunge. È estremamente grave - conclude - che da quando il governo Meloni è in carica l’Italia abbia già perso 15 posizioni nella classifica internazionale sulla libertà di stampa: un dato che non può essere considerato casuale”.
“Sul caro bollette il governo deve intervenire subito. Dopo quasi quattro anni siamo ancora davanti a scelte tardive, deboli e sbagliate. L’Italia avrebbe dovuto puntare con decisione sulle rinnovabili, come ha fatto la Spagna, dove gli effetti sulla riduzione dei costi sono evidenti.
Invece restano ferme migliaia di autorizzazioni al Ministero dell’Ambiente, senza una spiegazione. È una responsabilità politica precisa: non si può scaricare tutto sui conflitti internazionali.
Le bollette aumentano anche perché in questi anni non si è voluto cambiare davvero strada. Il governo non ha più alibi, sblocchi le rinnovabili e agisca adesso”, lo dice Stefano Graziano, capogruppo PD in Commissione Difesa e Vigilanza Rai, ospite ad Agorà su Rai 3.
“Difendere la cultura e l’autonomia della cultura significa anche difenderla dalla propaganda filo-governativa russa. Il padiglione russo alla Biennale è una scelta gravissimo ed intollerabile. Crea un grandissimo imbarazzo al nostro Paese, che si colloca fuori dalla linea dell’Unione europea. Siamo davvero preoccupati per quanto sta accadendo per responsabilità di incapacità e divisioni di maggioranza e Governo”. Lo afferma Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari europei della Camera.
“Del resto è la stessa posizione espressa anche dai ministri della Cultura di Ucraina, Polonia, Lituania, Estonia e Lettonia, con in testa la ministra ucraina Tetiana Berezhna, che hanno chiarito come la Russia utilizzi la cultura come strumento di propaganda e di legittimazione dell’aggressione. Un segnale politico chiaro che dovrebbe far riflettere il governo italiano. Il duo Meloni-Giuli gioca
allo scaricabarile con la presidenza della Biennale, ma quanto accaduto rappresenta il fallimento e la dimostrazione dell’incapacità di gestione delle istituzioni culturali da parte del governo. Non si va avanti per strappi, non si va avanti con personalismi e imposizioni. Serve invece una forte e continua attività di dialogo” conclude De Luca.
“La libertà non è di per sé una condizione sufficiente a rendere giusta una scelta. Si può essere liberi e sbagliare. Nessuno mette in discussione l’autonomia, che resta un principio sacrosanto. Ma la scelta compiuta dalla Biennale, che ha finito per offrire un palcoscenico alla propaganda russa, è stata e continua a essere inaccettabile”. Lo afferma Irene Manzi, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Cultura alla Camera. “Ora che il padiglione russo è stato aperto e il mondo dell’arte ha potuto visitarlo, emerge con ancora maggiore evidenza la gravità di quanto accaduto. È inaccettabile che una manifestazione culturale di rilievo internazionale venga piegata a logiche propagandistiche. Questa vicenda è il frutto di una gestione della cultura da parte del governo, a partire da Giuli e Meloni, fatta di imposizioni, strappi e personalismi, senza dialogo né capacità di ascolto. Un approccio che ha irrigidito tutto, producendo un grave danno per il Paese e per la credibilità delle nostre istituzioni culturali.
Anche i ministri della Cultura di Ucraina, Polonia e dei Paesi baltici hanno ribadito come la Russia utilizzi la cultura per ripulirsi dalle proprie responsabilità, sottolineando che la libertà artistica non può essere strumentalizzata per legittimare l’aggressione, ma va difesa proprio contro ogni uso propagandistico.
La gestione della Biennale sta diventando un danno per l’immagine del Paese. Un errore grave, di cui il governo porta la responsabilità. È inoltre stato discutibile e fuori luogo il tentativo di Buttafuoco nel suo intervento di apertura di tirare per la giacchetta il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per giustificare scelte che restano sbagliate”, conclude Manzi.
*Ancora stallo in vigilanza, ignorato richiamo Mattarella*
“È sconcertante che ancora una volta la maggioranza impedisca il funzionamento della Commissione parlamentare di Vigilanza RAI, organo di garanzia fondamentale”. Lo dichiarano i capigruppo PD, M5S e IV in Commissione di Vigilanza RAI, Stefano Graziano, Dario Carotenuto, Maria Elena Boschi e Peppe De Cristofaro (AVS) dopo il nulla di fatto di oggi.
Secondo gli esponenti delle opposizioni, viene così “disatteso il richiamo e il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella”, che aveva invitato maggioranza e Governo a superare lo stallo e a consentire il pieno funzionamento degli organismi di controllo, oltre a garantire una governance della RAI con una presidenza di effettiva garanzia.
“Nel corso della seduta odierna dell’Ufficio di Presidenza – riferiscono PD, M5S, AV e IV – la maggioranza si è spaccata sulla calendarizzazione della mozione del Pd per scongiurare la vendita del Teatro delle Vittorie, bene di rilevante valore culturale e identitario per il servizio pubblico, con Forza Italia che ha votato con le opposizioni: nonostante questo, la mozione non è stata calendarizzata e le parole di Giuli sono state già sconfessate”.
Bloccata anche, aggiunge il comunicato, la discussione sul recepimento e sull’attuazione dell’European Media Freedom Act, tema che le opposizioni considerano centrale per il sistema dell’informazione.
“Si tratta di una situazione grave – conclude la nota – che contribuisce a indebolire il ruolo di controllo del Parlamento e in un quadro in cui l’Italia continua a scivolare nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa”.
"Il governo israeliano sta applicando ai due attivisti della Flotilla rapiti in acque internazionali, Thiago Avila e Saif Abukeshef, un trattamento simile a quello riservato ai prigionieri palestinesi: prorogare la detenzione a ogni scadenza senza arrivare ad un processo equo. E intanto, i detenuti vengono picchiati, maltrattati e brutalizzati.
Avila e Abukeshef, componenti di una missione umanitaria e pacifica verso Gaza, sono stati sequestrati in acque Sar greche, quindi europee, su una barca battente bandiera italiana, cioè su territorio italiano.
L'Italia e l'Europa devono pretenderne la liberazione immediata non solo perché l'abbordaggio e il prelevamento delle attiviste e degli attivisti sono avvenuti in violazione del diritto internazionale, ma perché non è accettabile che Israele tenga sotto scacco il nostro Paese e l'Ue continuando a comportarsi come se fosse il padrone del Medio Oriente e del Mediterraneo, in barba a qualsiasi norma internazionale, senza subire alcuna conseguenza.
Cosa sarebbe successo se Putin avesse sequestrato in territorio europeo attivisti diretti in Ucraina con un carico di aiuti umanitari?
Basta doppi standard: i valori del cosiddetto Occidente e il diritto internazionale o valgono per tutti o non valgono per nessuno". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato Permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"La libertà di stampa è il cuore delle democrazie. Tra minacce mafiose, intimidazioni e una deriva di controllo – dalla 'legge bavaglio' alle pressioni sulla Rai – il quadro è allarmante anche in Italia. Difendere l’informazione libera nel nostro paese e nel mondo è un’emergenza".
Lo ha scritto su X Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Chiediamo chiarimenti ai vertici Rai per la lettera di richiamo al Giornalista Ranucci, il quale con estrema professionalità porta avanti le sue inchieste giornalistiche, sempre nel rispetto della piena trasparenza e con estremo coraggio, nonostante le numerose intimidazioni ricevute, di cui addirittura un attentato bomba.
I giornalisti svolgono un prezioso lavoro di informazione, un diritto sacrosanto sancito dalla nostra Costituzione”. Lo dichiarano in una nota i parlamentari PD della commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai a proposito della lettera di richiamo inviata dalla Rai al giornalista Ranucci in merito alle sue dichiarazioni sul ministro Nordio.
“Se Giuli la pensa davvero così perché non dice alla sua maggioranza di votare la nostra risoluzione in commissione di Vigilanza Rai che dice no alla vendita? Semplice. E basta provocazioni mischiando le carte con il caso Venezi, su cui Giuli dovrebbe solo chiedere scusa invece che ironizzare”. Lo dichiara il capogruppo del Pd in commissione di Vigilanza Rai, Stefano Graziano, commentando le parole del ministro della Cultura Alessandro Giuli intervenuto in diretta da Fiorello sul caso del Teatro delle Vittorie e sulle ipotesi di intervento della Rai e del Ministero.
“Chiediamo che venga immediatamente sospeso e revocato ogni procedimento di alienazione o dismissione del Teatro delle Vittorie di Roma e che suddetto immobile permanga nel patrimonio strumentale indisponibile di RAI S.p.A., intitolandolo alla memoria di Pippo Baudo, quale riconoscimento del suo straordinario contributo al servizio pubblico radiotelevisivo”. Lo dichiarano i parlamentari Pd della commissione di Vigilanza sulla Rai, che hanno presentato una risoluzione in commissione.
“La dismissione di un bene di tale rilevanza storica, culturale e produttiva - spiegano i parlamentari - comporterebbe un impoverimento irreversibile del patrimonio materiale e immateriale del servizio pubblico, privando la Rai di uno studio televisivo dall’alto valore simbolico e anche strategico per collocazione e capienza nel centro di Roma”.
“Siamo al terzo decreto Primo Maggio, forse i precedenti non hanno funzionato così bene e questo non fa ben sperare?”.
Così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, in diretta su Rai3 a ReStart.
“Attendiamo il testo definitivo, mi auguro che siano centrali i temi dell’inflazione e dei salari - ha proseguito la deputata dem - Noi chiediamo da tempo un intervento immediato: il salario minimo. Consentirebbe di fissare un termine preciso subito”.“Abbiamo delle situazioni in Italia molto gravi e la risposta del Governo, finora, è stata quella della totale assenza di una visione di politiche industriali. Noi siamo a disposizione per ragionarci insieme, ma deve essere il Governo a convocare le parti sociali” ha concluso Gribaudo.
Questa mattina ho partecipato, nella Giornata mondiale della salute e sicurezza sul lavoro, al ricordo di Octay Stroici, l'operaio 66enne rimasto tutto il giorno sotto le macerie della Torre dei Conti e morto dopo ore di agonia nel crollo che ha sconvolto Roma a novembre dell‘anno scorso“.
Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione d‘inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, che questa mattina alle 8 ha preso parte, presso l’area antistante la Torre dei Conti a Roma, alla commemorazione organizzata da Fillea Cgil.
”L‘ho fatto non solo per dovere istituzionale, ma anche perché non è ancora stata fatta luce sulle responsabilità e sulle condizioni di sicurezza in quel cantiere che doveva restituire al mondo un bene architettonico unico e invece ha aperto una ferita profonda nel Paese - prosegue la deputata - Come Commissione e come personalità politiche dobbiamo rendere più facile il dare risposte di giustizia a chi rimane e non solo mostrare cordoglio quando avvengono le tragedie“.
”Insieme a noi c‘erano la figlia di Octay e i suoi familiari che con grande dignità hanno portato testimonianza diretta del dolore e della perdita subita. Anche per questo ho voluto sottolineare come è importante istituire il gratuito patrocinio per le vittime sui luoghi di lavoro e una procura speciale per fare in modo che si arrivi alla certezza di quella giustizia che meritano le persone che rimangono senza i loro familiari “ conclude Gribaudo.
“Si chiede di sapere se la Rai non intenda riconsiderare la decisione di vendere il Teatro delle Vittorie e continuare a mantenerne la proprietà, preservando un pezzo importante della sua storia televisiva”.
È il quesito contenuto nell’interrogazione presentata dai componenti del Partito democratico in Commissione di Vigilanza Rai all’amministratore delegato sul Teatro delle Vittorie.
“Come è noto – si legge – risulta in vendita da parte della Rai il Teatro delle Vittorie in Roma, storica location di importantissimi programmi che hanno fatto la storia della tv pubblica. Entro il 22 maggio dovrebbero concludersi le operazioni di vendita, le cui ragioni starebbero solo in una presunta strategia economica di contenimento dei costi”.
“Appare del tutto insensato – prosegue il testo – privarsi di un asset storico come il suddetto teatro, che nell’immaginario collettivo viene ricordato per programmi come Canzonissima, Teatro 10, Studio Uno, Mille luci, Fantastico, Scommettiamo che, fino ad arrivare ad Affari Tuoi”.
“Alcuni comitati – conclude – si erano mossi per scongiurare la vendita e intitolare il Teatro alla memoria di Pippo Baudo, storico presentatore della Rai”.
"Ormai è evidente: dalla prospettata vendita della sede Rai di Firenze alla messa in vendita del Teatro delle Vittorie, la Rai sta sistematicamente dismettendo il patrimonio storico ed i luoghi simbolo della produzione radiotelevisiva pubblica. Siamo di fronte a un progressivo impoverimento materiale e culturale del servizio pubblico, che rischia di disperdere asset strategici e identitari costruiti in decenni di storia. La cessione di immobili iconici non può essere trattata come una semplice operazione di bilancio: è in gioco il ruolo stesso della Rai come presidio culturale nazionale”: è quanto dichiara la vicepresidente dei deputati Pd Simona Bonafè.
“La vicenda si inserisce in un quadro più ampio e preoccupante che ho già sollevato con un’interrogazione sulla prospettata vendita della sede Rai di Firenze, su cui continuo a chiedere risposte chiare e tempestive al governo. Occorre aprire un confronto serio per individuare soluzioni che coniughino sostenibilità gestionale e tutela del patrimonio, garantendo occupazione, pluralismo informativo e una presenza capillare del servizio pubblico sui territori”: conclude.
“Sulla vicenda dello stabilimento Primotecs di Avigliana, azienda specializzata nella produzione di componenti metallici di precisione per il settore automobilistico, si misura la credibilità dello Stato. A febbraio era stato raggiunto un accordo per garantire la cassa integrazione fino a dicembre 2026, con l’obiettivo di mantenere in vita il sito, riqualificare i lavoratori e favorire l’ingresso di un nuovo investitore. Oggi, invece, assistiamo a una decisione incomprensibile: la copertura viene ridotta fino al 30 giugno 2026”. Così si legge nell’interrogazione parlamentare a prima firma del deputato PD Mauro Laus e sottoscritta da tutti i membri dem della Commissione Lavoro Arturo Scotto, Emiliano Fossi, Chiara Gribaudo e Marco Sarracino per chiedere chiarimenti del governo sulle sorti di Primotecs.
“Si tratta di un taglio significativo dei tempi, che rischia di compromettere ogni prospettiva di rilancio industriale e di rendere molto più difficile l’individuazione di soluzioni credibili. Così si mettono a rischio 158 posti di lavoro e si indebolisce la fiducia nelle istituzioni”, concludono i deputati PD.