17/07/2023 - 17:08

“Inserire in sede di ratifica, tra le condizioni di attuazione del Memorandum d’intesa per un partenariato strategico e globale tra l’Unione Europea e la Tunisia, il ripristino dello stato di diritto, dell’indipendenza della magistratura e della normale dialettica democratica, nonché l’immediata liberazione di tutti i prigionieri politici, sindacalisti e attivisti della società civile, la garanzia della libertà di stampa e di manifestazione, la cessazione di campagne d’odio nei confronti dei migranti e il rigoroso rispetto dei loro diritti umani e civili riconosciuti dei Trattati e nelle Convenzioni internazionali”.

È quanto chiede al governo la risoluzione presentata dai deputati del Partito democratico della commissione Esteri.
“Altrimenti - spiega il deputato e responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano - l’unico a guadagnarci da questa operazione di Giorgia Meloni sarebbe Saied. Ma non si aiuta la Tunisia sostenendo il dittatore, esponendoci ai suoi ricatti. Non si possono chiudere gli occhi di fronte a gravi violazioni dei diritti umani. Anche perché la crisi democratica contribuisce alla crisi economica e questo favorirà la fuoriuscita migratoria”.

11/07/2023 - 19:15

“Sono stato in Tunisia, che fa parte del mio collegio di elezione, insieme al collega senatore Francesco Giacobbe, per rafforzare i rapporti bilaterali con il nostro Paese e incontrare la comunità italiana. L'Italia ha ormai da anni un rapporto amichevole ed intenso con la Tunisia, vista la prossimità geografica, la comune appartenenza all'area mediterranea e il continuo contatto fra la comunità italiana e quella tunisina, oltre ad un positivo sviluppo dei rapporti economici confermato dagli investimenti italiani nel Paese. Ci sono almeno 4mila italiani iscritti all’Aire, abbiamo incontrato moltissimi rappresentanti che ci hanno esposto i disagi, le difficoltà e le istanze che abbiamo raccolto e cercheremo di portare a soluzione. Siamo stati accolti dall’Ambasciatore Fabrizio Saggio, dal direttore dell’istituto di cultura italiano di Tunisi Fabio Ruggirello, dal presidente della Camera di commercio Italo tunisina Mourad Fradi, dalla console italiana Anna Veronica Gianasso e dal presidente del Comites Sandro Fratini. La presenza economica italiana in Tunisia è solida e dinamica e annovera oltre 900 imprese (sia a capitale esclusivamente italiano sia miste). Esse rappresentano quasi un terzo di tutte le imprese a partecipazione straniera e impiegano oltre 68 mila lavoratori. I settori con maggiore presenza di imprese italiane sono i seguenti: manifatturiero, energetico, costruzioni e infrastrutture, industriale. La presenza delle aziende italiane è ben radicata e concentrata nell’area della Grande Tunisi e delle regioni costiere. Tornerò presto per incontrare la comunità”. Lo dichiara il deputato dem Nicola Carè, eletto nella circoscrizione estero.

20/06/2023 - 15:11

«Per il Governo la Tunisia è un Paese sicuro», ha esordito la deputata del Partito Democratico Laura Boldrini rivolgendosi oggi all’Esecutivo in Commissione Esteri. «Un’affermazione azzardata e improvvida. Il presidente tunisino Kaïs Saïed ha ormai accentrato nelle proprie mani tutti i poteri: ha sciolto il Parlamento e il Consiglio della Magistratura, ha fatto arrestare sindacalisti, esponenti e leader dell’opposizione, ha incitato all’odio razziale contro i migranti subsahariani accusati di programmare una “sostituzione etnica”. Ciò nonostante, il nostro Governo ci viene a dire che chi proviene da un Paese così, in cui si sta costruendo una vera e propria dittatura, non avrebbe ragione per chiedere la protezione internazionale perché proveniente da un paese di origine sicuro? Ma ci credete davvero?»

La deputata dem ha poi sottolineato: «La realtà è che non volete vedere questa stretta autoritaria perché siete ossessionati da un’unica cosa: che vengano fermati i migranti, costi quel che costi. E per ottenere questo risultato la Presidente del Consiglio è andata a Tunisi per ben due volte nel giro di una settimana, a implorare l’autocrate Saïed di bloccare i migranti prima che partano. E chi se ne importa se tra quelli che vogliono lasciare la Tunisia ci sono persone che per le loro idee vengono arrestate e portate in carcere o cose anche peggiori. Ma che Paese stiamo diventando?»«La presidente Meloni si è impegnata addirittura a mediare con il Fondo Monetario Internazionale, ad agire da “ambasciatrice” di un autocrate: e questo sarebbe difendere la dignità dell’Italia?» ha aggiunto Boldrini. Per poi proseguire: «La Presidente del Consiglio e diversi esponenti del suo partito hanno più volte detto che finalmente non si va più a Bruxelles con il cappello in mano. A Bruxelles non si dovrebbe andare con il cappello in mano e a Tunisi invece sì? E si va con il cappello in mano a pregare il presidente Saïed di essere ancora più duro con le persone che vogliono fuggire da quel Paese per raggiungere l’Italia e l’Europa».

Laura Boldrini ha infine concluso: «Quella che sta compiendo il governo Meloni è una scelta di campo che volta le spalle alle opposizioni democratiche, ai sindacalisti e agli attivisti dei diritti umani che si aspettavano dall’Italia un sostegno per ripristinare lo Stato di diritto. Ma badate che anche i dittatori passano, e quando la Tunisia cambierà e tornerà alla democrazia, quelli che oggi stanno soffrendo si ricorderanno di essere stati traditi dal Governo di un Paese, l’Italia, che ha dato man forte a chi negava loro libertà e benessere. Altro che patriottismo. State svilendo la storia e la dignità del nostro Paese».

11/06/2023 - 16:27

Tweet di Laura Boldrini deputata Pd
Nessuna istituzione italiana o europea può ignorare la violazione delle libertà democratiche e dei diritti umani che sta avvenendo in #Tunisia a opera di un autocrate che incoraggia l’odio razziale.

I valori fondanti dell’#UnioneEuropea sono appunto democrazia, libertà e rispetto dei diritti umani. Proprio quei principi che il presidente tunisino #Saïed sta calpestando.

06/06/2023 - 13:32

“A Giorgia Meloni che in visita in Tunisia si appresta a stringere la mano a un autocrate, il Presidente Kaïs Saïed, vorrei dare soprattutto un consiglio: leggere quel che ha scritto ieri sul quotidiano «la Repubblica» Patrick Zaki, lo studente egiziano al quale il regime di Al-Sisi continua a negare la piena libertà sulla base di accuse del tutto inconsistenti.

O almeno farsi dire dai deputati del proprio partito quello che emerge dalle audizioni sulla Tunisia che si stanno tenendo in Commissione Esteri alla Camera.Perché dò questo consiglio alla Presidente Meloni? Perché non voglio che il mio Paese, patria del diritto e di una Costituzione pienamente democratica, si ritrovi, per meri calcoli elettorali o per inconfessabili simpatie politiche, a sostenere un regime che del diritto e della democrazia sta facendo carta straccia.

Le cosiddette «primavere arabe» iniziarono nel 2011 proprio dalla Tunisia e quel Paese rappresentò un faro per tanti giovani arabi ma anche per noi europei, perché, con il pieno coinvolgimento della società civile, dette vita a una Costituzione molto avanzata fondata sul metodo democratico e su principi di uguaglianza, di inclusione e di pieno riconoscimento dei diritti sociali e civili.

Oggi, purtroppo, quella Tunisia aperta e democratica non esiste più. Al suo posto si è insediato un presidente che ha progressivamente accentrato tutti i poteri nelle sue mani, soffocando il dissenso, arrestando proprio quei sindacalisti artefici della nuova Costituzione e insieme a loro il capo del più grande partito di opposizione, mettendo a tacere la libera stampa e scatenando una feroce ondata razzista contro gli immigrati subsahariani indicati come lo strumento di un complotto internazionale volto, pensate un po’, alla «sostituzione etnica».

Il sogno della giovane democrazia tunisina si è trasformato in un incubo. Ed è in questo incubo che si reca oggi la Presidente Meloni.

Il governo italiano, però, non mostra la benché minima preoccupazione nei confronti della svolta autoritaria in corso in Tunisia. L’unica cosa che gli interessa è che, costi quel che costi, Saïed impedisca la partenza di migranti verso l’Italia. Può ragionare così un grande Paese che ha una lunga tradizione democratica?

E il sostegno all’autocrate Saïed non è solo a parole: l’Italia si batte affinché il Fondo Monetario Internazionale aiuti economicamente il governo di Tunisi senza porre le necessarie condizioni di rispetto dei diritti democratici. Un atteggiamento grave, che va stigmatizzato con forza.Ma non vorrei, perché sarebbe ancora più preoccupante, che oltre all’ossessione di fermare i migranti – cosa che non riescono a fare nonostante il decreto contro le Ong, il decreto «Cutro» e la dichiarazione dello stato di emergenza – questa spinta verso Saïed derivi anche da una certa eco che risuona tra le due sponde del Mediterraneo: pure qui da noi qualcuno di molto vicino a Giorgia Meloni ha evocato la «sostituzione etnica»; la retorica contro la società civile e le Ong accusate di essere strumento di complotti stranieri l’abbiamo sentita in Italia oltre che in Tunisia, e pure qui da noi, da parte della destra al governo, ogni tanto spunta una certa insofferenza per la separazione dei poteri e per le istituzioni indipendenti e di garanzia chiamate a controllare il potere politico.

Non sto dicendo che Giorgia Meloni abbia delle affinità con Saïed. Ma è un fatto che, come nei mesi scorsi diversi ministri del suo governo, anche lei si precipiti a rendere omaggio a un personaggio che sta calpestando la libertà e il benessere del proprio popolo. E questo non fa bene all’immagine e alla dignità del nostro Paese.

A proposito di patriottismo”. Lo scrive su facebook la deputata del Pd, Laura Boldrini, componente della commissione Esteri di Montecitorio.

10/05/2023 - 17:58

Partenze dalla Tunisia 6mila nel 2017, 5mila nel 2018, 2mila nel 2019. Nel 2021 il colpo di stato: 17mila nel 2022 e 18mila nel 2023. È assurdo cercare di fermare gli sbarchi come fa Meloni, cioè senza affrontare la crisi democratica della Tunisia. Grazie a @karbai
per i dati. Così in un tweet Lia Quartapelle, deputata Pd, commentando i dati che l'ex deputato tunisino ha dato in audizione oggi alla Camera.

 

27/03/2023 - 12:00

Tweet di Laura Boldrini, deputata Pd

Per il governo #Meloni la #Nigeria, dove i terroristi di Boko Haram mietono vittime, è un paese sicuro.

Pure la #Tunisia, il cui presidente cancella la democrazia e affama il popolo, lo sarebbe.

Preoccupa che il governo neghi protezione a chi fugge da persecuzioni e violenza.

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