“Ancora una volta il direttore Petrecca si distingue per una gestione discutibile delle notizie. Oggi, mentre la Procura di Roma avanzava la propria richiesta sul processo Delmastro, RaiNews 24 ha diffuso ripetutamente la notizia dell’assoluzione del sottosegretario, senza attendere la sentenza, che è attesa nel pomeriggio di oggi. Indipendentemente dall’esito, non è questo il tema, il servizio pubblico ha il dovere di garantire un’informazione rigorosa e verificata, evitando di diffondere notizie in modo precipitoso. Per questo motivo, chiederemo un’audizione in Commissione di Vigilanza RAI del direttore Paolo Petrecca, che ancora una volta dimostra un orientamento informativo che appare più vicino alla propaganda governativa che al dovere di garantire un’informazione imparziale e responsabile”. Così una nota dei componenti democratici nella commissione di vigilanza Rai.
“L'aggressività mostrata dal ministro Urso nei confronti dell'inchiesta giornalistica di Report sulla attività legislativa in materia di spazio portata avanti dal governo rafforza il legittimo sospetto di una oggettiva mancanza di trasparenza. Parliamo della gestione del cloud satellitare per la gestione di dati governativi che, secondo il servizio giornalistico di Report, vedrebbe un certo riguardo da parte del governo nei confronti della società di Elon Musk. Siamo sinceramente preoccupati per il Paese e la sua sicurezza, se la risposta di un ministro a una inchiesta del servizio pubblico radiotelevisivo diventa un modo per attaccare la trasmissione ed eludere ancora una volta il merito della questione. Il Pd, in sede di esame parlamentare, aveva presentato una serie di emendamenti per prediligere forme di partenariato pubblico-privato con soggetti nazionali o appartenenti prioritariamente alla Ue, proposte puntualmente bocciate. Non vorremmo che fosse un ulteriore pretesto per mortificare le professionalità della testata di Report e per condizionare l'attività del servizio pubblico. Sarebbe davvero inaccettabile”.
Così il capogruppo Pd in commissione di Vigilanza Rai, Stefano Graziano.
“Il Guardian smentisce il Governo poiché apprendiamo la notizia secondo cui il direttore della testata giornalistica online Fanpage risulti essere spiato da un’azienda di fondazione israeliana e attualmente di proprietà di un fondo USA, la Paragon Solutions. Si apprende dal Guardian che questa società di spyware spierebbe giornalisti e altri individui scomodi al governo attraverso WhatsApp, nonostante il governo abbia con una nota escluso che giornalisti siano stati sottoposti a controlli. Sembrerebbe quindi che il Guardian abbia rivelato il contrario. Chiediamo quindi che il governo venga al più presto in aula per chiarire questa vicenda dai contorni molto inquietanti e ancora una volta pericolosi per la sicurezza nazionale”. Lo dichiarano in una nota i parlamentari PD della commissione di vigilanza sulla Rai Stefano Graziano, Vinicio Peluffo, Nico Stumpo e Ouidad Bakkali, che hanno presentato una interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio, al Ministro dell’Interno e al Ministro della Giustizia.
“Si chiede pertanto di sapere in riferimento a quanto riportato in premessa - si legge nell’interrogazione dei dem - se e quali iniziative il governo intenda assumere al fine di chiarire se anche l’Italia è tra i paesi utilizzatori di tale spyware e perché il telefonino di un giornalista sia diventato target in quanto si tratterebbe ove confermato di un atto lesivo della libertà di stampa costituzionalmente tutelata dallo Stato”.
“Introdurre una nuova figura di intermediazione tra direttore e vicedirettore non ha alcun senso. Inaccettabile che la maggioranza non venga in Commissione”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo del Pd in commissione Vigilanza Rai, in una intervista a Repubblica.it.
“Partiamo da un presupposto: mentre l'Europa ha realizzato il Freedom Act che dà più spazi di libertà al servizio pubblico, qui la tv di Stato appare la gazzetta ufficiale del governo, è un atteggiamento da democratura più che democrazia. E questo nuovo provvedimento è di natura liberticida. Solo che ora, dopo il fallimento in termini di ascolti e reputazione di tele-Meloni, se entro agosto non applicheremo il Freedom Act arriverà l'infrazione e il conto lo pagheranno gli italiani”, ha aggiunto Graziano.
“Intanto è inaccettabile che la maggioranza si sia ritirata a Colle Oppio e non venga in Vigilanza bloccando la Commissione deputata al controllo del servizio pubblico, questo perché non ha i numeri e vuole imporre a tutti i costi un nome. Il tema è di metodo e non personale ovviamente e anche qui si vede la loro idea di reprimere pluralismo e spazi di libertà. Comunque ribadiamo con chiarezza e fermezza che se ci avessero ascoltato, a quest'ora la riforma l'avremmo fatta. Invece si sono persi quattro mesi. Dicemmo subito: prima la riforma, poi la governance. Ma il punto è che a destra non si ha nessuna voglia di dare più informazione e pluralismo. FdI persegue l'occupazione, la Lega vorrebbe la privatizzazione, FI è interessata a tutelare la quota di mercato pubblicitario di Mediaset. Quindi eccoci bloccati. Siamo stati facili profeti nel prevedere quest'esito”, ha proseguito il capogruppo dem.
“Guardiamo ai fatti. Noi abbiamo fatto uno studio preciso per dimostrare come Mediaset sorpassi Rai tutto l'anno nel '24, e per la prima volta dopo oltre 35 anni non è solo un duopolio ma un quadripolio, con La7 e Discovery. Immagini un po’ che oggi anche uno dei più grandi eventi sportivi, gli Australian Open di Sinner, l’abbiamo dovuta vedere su 9 e la Rai forse manco si è posto il tema. Si è polverizzato il palinsesto; la questione del sostegno economico ha un approccio sbagliato, diviso com'è tra fiscalità generale e canone, tema che priva una strategia complessiva, non a caso non c'è un disegno di vera trasformazione della Rai; l'indebitamento è di 600 milioni. In sostanza non c'è una visione della Rai del futuro e per questo siamo anche preoccupati per la sorte dei 12 mila dipendenti del servizio pubblico e degli italiani che pagano il canone”, ha concluso Graziano.
“Ancora fumata nera in vigilanza, una situazione inaccettabile che non può più andare avanti. Nel 2024 i canali Rai hanno registrato un calo dello share incredibile, il 35% della media dei telespettatori sintonizzati sui canali Rai a fronte di una crescita del 38% dei canali privati, quali Mediaset.
A questo punto, la domanda sorge spontanea: questa maggioranza sta lavorando per il suo alleato di governo Mediaset?”. Lo dichiarano in una nota i parlamentari PD della commissione di vigilanza sulla Rai.
“È inaccettabile che dopo quattro mesi dall’insediamento del consiglio di amministrazione della Rai ancora non si sbocca la commissione di Vigilanza.
È la prima volta nella storia che il management della Rai non venga audito dopo quattro mesi e non si permetta alla commissione di vigilanza Rai di poter esercitare quelle che sono appunto le funzioni di vigilanza.
Riteniamo questo comportamento inaccettabile, anche perché noi come Partito Democratico lo avevamo detto fin dall’inizio che c’era un problema ad eleggere il Cda se non c’era la riforma prima.
Invece si è voluti andare avanti e noi avevamo detto con chiarezza che si andava in questo imbuto e così si è finiti”. Lo ha detto Stefano Graziano, capogruppo PD in commissione di vigilanza sulla Rai intervenendo in apertura di seduta alla Camera.
“Faccio appello alla maggioranza affinché sblocchi il funzionamento della vigilanza Rai e sopratutto non leghi e tenga distinto il funzionamento della vigilanza Rai alla elezione del Presidente della Rai”, ha aggiunto Graziano.
“Telemeloni colpisce ancora. La Rai ha trasmesso l’intervento della premier Meloni dal palco di Atreju, l’evento politico di Fratelli d’Italia. Quel partito di cui la premier è leader, ha organizzato un evento di parte, non un'iniziativa istituzionale di rilevanza nazionale. Verificheremo se i minutaggi concessi alla Meloni sono gli stessi messi a disposizione per i leader delle altre forze politiche e se ad altri esponenti di partito è data la facoltà di andare in diretta nazionale, da un palco, durante una kermesse di partito. Se la diretta va bene per la Meloni ci aspettiamo che allora vada bene anche per altri leader e con le stesse modalità”. Lo affermano in una nota i parlamentari democratici nella commissione di Vigilanza Rai.
I capigruppo di opposizione nella Commissione Parlamentare di vigilanza Rai, Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5s), Angelo Bonelli (Avs), Maria Elena Boschi (IV) hanno inviato una lettera ai Presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, per denunciare “l’insostenibile impasse” che blocca da mesi l’elezione della presidenza Rai e chiedere un intervento tempestivo per ripristinare al più presto una condizione di normalità per i lavori della Commissione. Nonostante l’obbligo di legge – scrivono i capigruppo di opposizione – ben cinque votazioni sono andate deserte a causa dell’atteggiamento dei gruppi di maggioranza, che legano l’attività della commissione al voto della candidata alla presidenza. E’ surreale che i gruppi parlamentari che sostengono la maggioranza di governo facciano sistematicamente mancare il numero facendo andare deserte le votazioni bloccando l’iter di completamento della nomina del presidente del CDA creando uno stallo senza precedenti che si ripercuote negativamente sia sul buon funzionamento dell’organo parlamentare, che ormai – a causa dell’atteggiamento della maggioranza e nonostante il richiamo alla responsabilità da parte della presidente della commissione - non si convoca più neppure per lo svolgimento della sua attività ordinaria, e sia sulla già critica situazione della Rai.
Ci appelliamo – scrivono i capigruppo di opposizioni - alla Vostra funzione di garanti delle regole per porre fine a questo atteggiamento irresponsabile e a questa mortificazione delle istituzioni richiamando le forze politico parlamentari che si stanno rendendo protagoniste di questa imbarazzante condizione a confrontarsi apertamente sul futuro della Rai nell’interesse generale dei cittadini e di una azienda pubblica strategica per il Paese”.
“Le ipotesi di dimissioni del Direttore del Tgr, Alessandro Casarin, e le nuove nomine rinviate, evidenziano ancora una volta la paralisi decisionale dei vertici Rai. Il Tgr, cuore informativo radicato nei territori e voce imprescindibile delle realtà locali, non può essere terreno di conquista per logiche di potere. Ed è inaccettabile l’incertezza che pesa sulle redazioni, già prive di risorse e di un chiaro indirizzo editoriale. Chiediamo un intervento urgente per dotare il Tgr di una redazione autonoma e competente. E vanno garantite risorse, mezzi e una linea editoriale chiara per informare il Paese in modo indipendente. La credibilità della Rai e il diritto dei cittadini a un’informazione imparziale non possono attendere le decisioni di una maggioranza inadeguata” così i parlamentari democratici nella commissione di Vigilanza Rai.
La maggioranza continua a sabotare la Commissione di Vigilanza Rai, disertando le sedute e bloccando l’iter istituzionale per il completamento della nomina del presidente del CdA. Si tratta di un atto irresponsabile, che dimostra totale disprezzo verso le regole e i cittadini, i quali pagano il canone per un servizio pubblico che dovrebbe essere indipendente e trasparente", dichiarano in una nota i parlamentari democratici della Commissione di Vigilanza Rai.
"Questo atteggiamento irresponsabile – concludono – non solo compromette la trasparenza e l’efficacia del servizio pubblico, i cui dati drammatici sono sotto gli occhi di tutti, ma rappresenta un attacco alle regole democratiche. La maggioranza sta infatti impedendo al Parlamento di completare la votazione sulla Presidenza della Rai, come previsto dalla legge."
I parlamentari democratici della Commissione di Vigilanza Rai chiedono all’amministratore delegato Giampaolo Rossi di riferire e fornire immediati chiarimenti sulle preoccupazioni espresse dall’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti del Giornale Radio. È indispensabile conoscere il progetto aziendale per il futuro della Radio e garantire il mantenimento del perimetro occupazionale.
La Rai è un servizio pubblico fondamentale e, in quanto tale, deve tutelare il lavoro dei professionisti che ne garantiscono qualità e credibilità. Porteremo il caso in Vigilanza”, concludono i democratici, sottolineando che è grave che l’amministratore delegato Rossi non si sia ancora presentato in Commissione dal suo insediamento.
“La sentenza del TAR Liguria, che annulla l’affidamento diretto alla Rai dell’organizzazione del Festival di Sanremo a partire dal 2026, getta una forte ombra di incertezza su quello che rappresenta il più grande evento mediatico del servizio pubblico e la principale fonte di incasso pubblicitario della Rai. Anche se l’edizione del 2025 è salva, questa decisione rischia di avere un impatto devastante sui conti dell’azienda e sull’identità culturale dell’evento stesso. È fondamentale che l’Ad Rossi venga immediatamente a riferire in Commissione di Vigilanza per chiarire come intende affrontare questa situazione e garantire che il Festival di Sanremo rimanga un pilastro del servizio pubblico. Perdere il Festival sarebbe un colpo durissimo non solo per l’equilibrio economico della Rai, ma anche per la promozione della musica italiana e la tradizione culturale che questo evento rappresenta”. Così una nota dei componenti democratici della vigilanza Rai che sottolineano che Rossi da quando si è insediato ancora non si è mai presentato in vigilanza.
Quanto è costato questo esperimento fallimentare?
“Con una nota, la Rai giustifica la chiusura di Binario 2 definendolo 'un esperimento innovativo che non è stato premiato dagli ascolti'. Ma un'azienda che gestisce denaro pubblico può nascondere i propri errori dietro la parola 'esperimento'? E soprattutto, quali sono i costi sostenuti per questo 'tentativo'? La realtà è che si tratta dell'ennesima dimostrazione di una gestione editoriale fallimentare. Anziché riconoscere l'errore, la dirigenza Rai preferisce camuffare un flop come innovazione. Ma innovare non significa sprecare soldi pubblici per progetti senza visione o solidità. Quante altre volte dovremo assistere a questi sprechi di denaro pubblico con simili giustificazioni per mascherare un'incapacità gestionale che ormai è sotto gli occhi di tutti? È tempo che la Rai cambi rotta e inizi a rispettare davvero il mandato che le è stato affidato”. Così in una nota i componenti democratici della commissione di vigilanza Rai.
“Chiediamo alla RAI con urgenza come intende procedere per la situazione della TGR. Apprendiamo dal sindacato dei giornalisti Rai che la situazione al momento all’interno della TGR è alquanto critica poiché la produzione delle immagini per i tg viene esternalizzata invece di usufruire delle risorse interne, e ad oggi i budget sono insufficienti per coprire tutte le notizie, i servizi sempre più ridotti, telegiornali sempre più capoluogo-centrici, perché non ci sono risorse per coprire i territori, pregiudicando la missione stessa di servizio pubblico per il territorio affidato proprio alle TGR. Chiediamo pertanto un immediato intervento dell’Ad Rai”. Così in una nota i parlamentari PD della commissione di vigilanza sulla Rai che hanno presentato una interrogazione all’Ad Rai.
“Dopo voto in cui il Governo è andato sotto su Rai e emendamento Calabria in commissione bilancio al Senato, è un dato di fatto che abbiamo un governo testardamente diviso e unitariamente poltronista. Pensa solo a se stesso e se ne infischia degli interessi veri degli italiani”. Lo dichiara Stefano Graziano capogruppo Pd in Vigilanza sulla Rai.