Rai edulcora problemi e mette mordacchia a dissenso
“Ancora una volta la Rai, attraverso il TG1, sceglie di dipingere un Paese che non c’è. Nel servizio sul turismo, la narrazione è quella di un’estate da record, con agosto destinato a “fare il pieno” e un settore in salute. La realtà, invece, racconta altro.
Sempre più italiani rinunciano alle vacanze che sono diventate sempre più difficili da fare. Il potere d’acquisto è crollato: per molti, anche un ombrellone in spiaggia è diventato un lusso. Secondo il sindacato balneari, gli ombrelloni occupati sono il 15% in meno rispetto allo scorso anno. Gli albergatori si aspettano un calo di presenze, mentre Altroconsumo segnala che dal 2020 i prezzi delle strutture ricettive sono aumentati del 34%.
I salari, invece, scendono: -7,5% rispetto al 2021 (dati Ocse). Lo ha ammesso persino il presidente di Federalberghi, ricordando che “il turismo è legato alle buste paga”. E intanto i lavoratori del settore continuano a vivere nella precarietà, come dimostra lo sciopero dei bagnini a Rimini per stipendi troppo bassi.
La crisi è reale e riguarda centinaia di migliaia di famiglie, ma il servizio pubblico televisivo continua a edulcorare la situazione, prestando così la propria linea editoriale alla volontà del governo di mettere la mordacchia al dissenso e impedire un dibattito pubblico libero e pluralista.
Chiediamo una Rai realmente indipendente, che racconti il Paese per com’è e non per come il governo vuole farlo apparire. Salari, inflazione, precarietà e diritto alle vacanze non sono dettagli: sono la fotografia di un’Italia in difficoltà e meritano di stare al centro dell’informazione pubblica” così i componenti del Partito Democratico nella Commissione di vigilanza Rai.
“L’attacco scomposto e personale del senatore Gasparri a Giorgio Zanchini è l’ennesima prova di un clima intollerabile per l’informazione libera e indipendente nel nostro Paese. Parliamo di un giornalista serio, preparato, stimato, che da anni garantisce alla Rai – e dunque al servizio pubblico – un’informazione di qualità, pluralista ed equilibrata” Così i componenti democratici della commissione di vigilanza Rai che aggiungono: “da oggi l’Italia entra ufficialmente in procedura d’infrazione per la mancata attuazione dell’European Media Freedom Act, e la responsabilità è tutta del governo, che da mesi tiene bloccata la Commissione di Vigilanza Rai, impedendo persino la nomina della presidenza. Un blocco volontario, un sabotaggio istituzionale che oggi si traduce in una tassa in più sulle spalle dei cittadini: una vera e propria TeleMeloni Tax.
Il caso Zanchini è emblematico: un provvedimento ad personam, un bavaglio in piena regola. Oggi, nella Rai del governo Meloni, non si può più parlare, nemmeno sui social, nemmeno da un profilo privato. Vogliono poter fare le loro porcate e non vogliono che ve ne sia traccia. È questo il modello di libertà d’informazione che ci aspetta?” concludono i democratici.
“Da domani l’Italia entrerà ufficialmente in procedura d’infrazione per violazione dell’European Media Freedom Act (EMFA), la normativa europea che tutela l’indipendenza e il pluralismo dell’informazione. È un fatto gravissimo che allontana il nostro Paese dai principi democratici europei e segna un’ulteriore deriva del servizio pubblico radiotelevisivo sotto il controllo del governo”. Lo dichiarano in una nota rappresentanti e parlamentari di opposizione membri della Commissione di Vigilanza Rai appartenenti a Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa, insieme alle associazioni della società civile impegnate nella difesa dell’informazione libera e indipendente: Articolo 21, MoveOn, NoBavaglio, Libera Informazione, Articolo 5, Giovani Democratici, Unione dei Giovani di Sinistra e Infocivica”.
“Mentre l’Europa chiede trasparenza nelle nomine, indipendenza dalla politica e risorse garantite su base pluriennale – proseguono le opposizioni - il governo Meloni e la sua maggioranza propongono una riforma che va nella direzione opposta: accentrando il potere in capo al governo e generando instabilità finanziaria che si traduce in una vera e propria “TeleMeloni Tax” imposta ai cittadini che dovranno pagare i costi dell’infrazione comunitaria”.
“Le ragioni della procedura d’infrazione – spiegano - sono tre: l’attuale governance, dove il governo nomina direttamente l’AD, il Presidente e la maggioranza del CdA; l’assenza di finanziamenti stabili, con risorse decise di anno in anno dall’esecutivo; e la missione della RAI, che continua a operare come concessionaria, invece che come soggetto autonomo incaricato per legge della missione del servizio pubblico, come richiesto dall’EMFA. La proposta della maggioranza non solo non risolve questi problemi, ma li aggrava perchè: prevede la nomina a maggioranza semplice di quasi tutto il CdA, consentendo al governo di controllare fino a 6 membri su 7; introduce la possibilità di tagliare il canone RAI del 5% l’anno, col rischio concreto di ridurre le risorse del servizio pubblico del 25% in una sola legislatura. Le opposizioni interverranno unite per modificare la proposta presentata dalla maggioranza in Senato operando insieme per un'idea condivisa basata su alcuni principi nel solco del regolamento europeo: nomine dei membri del Cda trasparenti e meritocratiche tramite procedura pubblica; mandati individuali sfalsati per evitare lottizzazioni e rendere il Cda un organo continuo; finanziamento certo e pluriennale non modificabile dal governo e dalla maggioranza; e la trasformazione della RAI in una vera Digital Media Company di Servizio Pubblico, con missione definita per legge e un Contratto di obiettivi e mezzi che le assegni risorse proporzionate ai compiti da svolgere. "Il proficuo tavolo di lavoro tra politica e società civile sta costruendo un vero e proprio patto trasversale destinato anche a orientare il programma dei partiti attualmente all’opposizione per la prossima legislatura. La RAI – concludono - deve tornare a essere un bene comune, non un megafono del potere. L’Italia ha il dovere di rispettare l’Europa e garantire un servizio pubblico libero, autonomo e pluralista”.
“Se la maggioranza e il governo non vogliono ascoltare le opposizioni, perché ideologicamente e politicamente rifiutano ogni forma di dialogo, allora ascoltino almeno il Presidente della Repubblica. Le sue parole di oggi sono chiare e inequivocabili: lo stallo sulla presidenza Rai è sconfortante e deve essere superato.”
Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo del Partito Democratico nella Commissione parlamentare di Vigilanza Rai, commentando il monito del Presidente Mattarella durante la cerimonia del ventaglio.
“Il pluralismo dell’informazione e il buon funzionamento del servizio pubblico – prosegue Graziano – non sono materia di scontro politico, ma principi sacrosanti da tutelare. Il Regolamento europeo sulla libertà dei media, che entrerà in vigore l’8 agosto, impone maggiore indipendenza e trasparenza per il servizio pubblico. La Rai non può restare ostaggio di logiche di potere o paralisi istituzionale.
Serve un passo avanti, subito: il pluralismo non si governa, si garantisce.”
“Siamo molto lontani dal Media Freedom act e dalla realtà. Il testo base presentato oggi dalla maggioranza dà di fatto pieni poteri ai partiti di governo, offrendo loro la possibilità di eleggersi da soli tutti i consiglieri di amministrazione e anche il presidente della Rai” così una nota del capogruppo democratico nella commissione di Vigilanza Rai, Stefano Graziano.
Presentata interrogazione a Ministero del Lavoro
Il Pd ha depositato un’interrogazione parlamentare al Ministero del Lavoro e delle Imprese per chiedere un tavolo interministeriale per risolvere definitivamente la vicenda del precariato in Rai per oltre duecento giornalisti di trasmissioni da molti anni presenti nei palinsesti televisivi. Lavoratori ancora oggi assunti con partita Iva e senza prospettive di stabilizzazione certa.
L’interrogazione è stata firmata dai membri della commissione Lavoro della Camera, Scotto, Sarracino, Laus e dal capogruppo Pd in Vigilanza Rai, Graziano.
Roma, 29 luglio 25
https://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=5/04261&ramo=CAMERA&leg=19
“La situazione della Rai è sempre più critica e lo stallo sulla riforma della governance rischia di costare caro all’Italia, con una multa da oltre 7 milioni di euro se entro l’8 agosto non si interverrà come richiesto dall’Unione europea. Le opposizioni hanno fatto la loro parte: abbiamo messo a punto una proposta unitaria, seria e concreta, ispirata ai principi del regolamento europeo, che chiede maggiore indipendenza, trasparenza e una netta separazione tra politica e servizio pubblico. Ora tocca alla maggioranza dire cosa intende fare”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione di Vigilanza Rai.
“Fino ad oggi – prosegue il deputato dem – la maggioranza ha mostrato scarsa volontà di confronto. Se davvero si vuole salvare il servizio pubblico radiotelevisivo, occorre cambiare rotta. Altrimenti saremo di fronte all’ennesimo atto di autolesionismo, con i cittadini che, oltre al canone, si troveranno a pagare la ‘TeleMeloni Tax’ a causa dell’immobilismo del governo”.
“Per il Partito Democratico – conclude Graziano - la Rai deve essere dei governati, non dei governanti. Il servizio pubblico ha una funzione fondamentale in democrazia: garantire un’informazione pluralista, indipendente e accessibile. Ogni giorno perso è un danno per l’Italia e per i suoi cittadini. La destra dimostri di voler davvero modernizzare la Rai e rispettare le regole europee, oppure si assuma la responsabilità di questo fallimento davanti al Paese e all’Europa”.
“Ancora una volta, la maggioranza fa mancare il numero legale in Commissione di Vigilanza Rai sulla votazione per la ratifica della nomina di Simona Agnes a presidente. Di fatto blocca anche una volta i lavori della commissione di Vigilanza.
Un comportamento irresponsabile e incoerente, che dimostra la profonda spaccatura nel centrodestra e l’incapacità di assumersi le proprie responsabilità istituzionali.”
Lo dichiarano i componenti del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza sulla Rai, dopo l’ennesimo nulla di fatto nella votazione.
“È paradossale – proseguono i parlamentari dem – che gli stessi esponenti del centrodestra che poco prima avevano garantito la presenza per la votazione sulla costituzione in giudizio della Commissione, abbiano poi fatto mancare il numero legale su un passaggio così importante. Si continua a strumentalizzare la Rai e le sue istituzioni di garanzia per logiche di equilibri interni alla maggioranza, con totale disprezzo per il ruolo del Parlamento.”
“Chiediamo serietà e rispetto delle istituzioni. La Rai e i cittadini meritano trasparenza e scelte responsabili, non tatticismi di corto respiro”, concludono.
"Le nomine di Telemeloni sono sempre più lontane dal servizio pubblico e sempre più vicine a una sezione dell’MSI”. Così i componenti democratici della Commissione di Vigilanza Rai, annunciando che porteranno il caso Petrecca all’attenzione della Commissione. “La protesta della redazione di RaiSport – sottolineano i deputati democratici - è solo l’ultimo campanello d’allarme: a furia di scegliere dirigenti per affiliazione politica o amicizie personali, il governo sta svuotando la Rai di competenze e credibilità. Paolo Petrecca, già sfiduciato a Rainews, è stato bocciato due volte anche a RaiSport. Il suo piano editoriale è stato respinto, la gestione considerata fallimentare, le scelte di personale giudicate arbitrarie. Ora i giornalisti incrociano le braccia: il primo sciopero è previsto per il 24 agosto, prima giornata di Serie A, quando erano in programma anche speciali sui Mondiali di volley e ginnastica artistica. E nuove mobilitazioni sono pronte, se il CdA non interverrà. Un vero e proprio disastro: basta amichettismo, il servizio pubblico non è una poltrona di partito” concludono i democratici.
“Dopo la netta presa di posizione del Cdr di RaiSport che ha confermato la sfiducia nei confronti del direttore Paolo Petrecca, come parlamentari dell’opposizione in Commissione di Vigilanza non possiamo restare in silenzio. Quanto sta accadendo in Rai è grave e sintomatico di una visione autoritaria e distorta del servizio pubblico. Il governo Meloni continua nel suo disegno di sottomissione dell’informazione pubblica, cercando di trasformare la Rai in un megafono politico, sacrificando professionalità, autonomia e pluralismo.
Nel merito, colpisce il fatto che il piano editoriale del direttore Petrecca sia stato bocciato due volte dalla redazione. Su 105 aventi diritto al voto, solo 30 giornalisti hanno espresso parere favorevole. Eppure il direttore continua a rimanere al suo posto, forte – a suo dire – del sostegno politico in azienda. Il servizio pubblico è patrimonio di tutti e non proprietà di una maggioranza politica. Serve un cambio di passo immediato, serve rispetto per i professionisti e trasparenza nella gestione. Petrecca non è più difendibile. L’azienda ne prenda atto”.
Così i componenti del Pd nella Commissione di Vigilanza Rai
I componenti del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza Rai, hanno presentato un’interrogazione parlamentare all’Amministratore Delegato della Rai in merito al mancato pagamento degli stipendi ai lavoratori impiegati nell’appalto per il settore della logistica e dei materiali scenotecnici.
Nell'interrogazione si chiede:
"se l’azienda risulti essere a conoscenza di quanto sta accadendo e se non ritiene quanto mai opportuno e necessario verificare il perché del mancato pagamento da parte di Movi.Log srl e se non intenda attivarsi per consentire ai lavoratori in questione di percepire le spettanze retributive dovute."
I parlamentari democratici segnalano che, secondo le organizzazioni sindacali, la società Movi.Log S.r.l., impegnata nell’appalto Rai Cptv e materiali scenotecnici, non avrebbe corrisposto gli stipendi del mese di maggio 2025, facendo riferimento a presunti problemi finanziari o bancari. I lavoratori chiedono che sia la Rai stessa a intervenire qualora Movi.Log non proceda ai pagamenti dovuti. I diritti del lavoro altri - concludono i dem - vanno garantiti anche negli appalti. La Rai sia garante”
Presentata mozione in Parlamento con le forze d’opposizione
“La Commissione di Vigilanza Rai, di cui sono capogruppo per il Partito Democratico, è purtroppo bloccata da mesi. La maggioranza ha scelto di paralizzare di fatto un organo di garanzia fondamentale per il pluralismo e la trasparenza. Questo stallo è aggravato dal mancato rinnovo dei vertici aziendali della Rai, che riflette una volontà politica di mantenere il controllo sulla governance del servizio pubblico. È inaccettabile che, mentre l’Europa ci chiede più indipendenza e trasparenza, il governo italiano continui a occupare la Rai invece di occuparsene.
Per questo motivo, insieme ad altri colleghi delle opposizioni, ho promosso una mozione parlamentare che impegna il Governo a rispettare le scadenze previste dall’European Media Freedom Act (EMFA), entrato in vigore nel 2024 e pienamente applicabile in Italia dall’agosto 2025. Il regolamento europeo impone standard chiari: nomine trasparenti, indipendenza editoriale, finanziamenti pubblici non condizionati dal potere politico. La nostra mozione chiede l’avvio immediato dell’iter legislativo per adeguare la governance della Rai a questi principi, restituendo centralità al pluralismo dell’informazione e alla libertà di espressione.
Oggi la Rai rischia seriamente di non essere più un servizio pubblico, ma un megafono del governo di turno (TeleMeloni). Il canone pagato dai cittadini non può finanziare una televisione piegata alla propaganda. Per questo serve una riforma vera, coraggiosa, che garantisca autonomia e indipendenza, come previsto dalla Costituzione e ora anche dall’EMFA. Senza un cambiamento strutturale, ogni altro discorso è secondario. La Rai deve tornare a essere uno spazio di confronto libero, pluralista, al servizio della democrazia.
Il tempo delle ambiguità è finito. O si sceglie la trasparenza e l’indipendenza, o si tradisce la missione del servizio pubblico. Io ho scelto da che parte stare”. Lo ha detto Stefano Graziano capogruppo Pd in commissione di Vigilanza sulla Rai nel corso del suo intervento presso la Summer School “Tutta un’altra Europa” del Parlamento Europeo.
“La lettera recapitata a Sigfrido Ranucci ha il tono di un’intimidazione e rappresenta un atto grave nei confronti di chi fa giornalismo d’inchiesta nel servizio pubblico. Porteremo questo ennesimo episodio in Commissione di Vigilanza, dove chiederemo all’azienda un chiarimento formale” così i componenti democratici della commissione di vigilanza Rai commentano il contenuto della lettera firmata dall’amministratore delegato dell’azienda, Giampaolo Rossi e il direttore delle risorse umane di via Mazzini. “Anche questo intervento - sottolineano i democratici - si inserisce nel clima di pressione che da tempo colpisce diverse trasmissioni di approfondimento della Rai. Un segnale preoccupante, soprattutto a poche settimane dall’entrata in vigore del Media Freedom Act, che impone all’Italia di garantire un servizio pubblico radiotelevisivo indipendente dalla politica. Serve un cambio di rotta: il pluralismo e la libertà d’informazione vanno difesi con determinazione”.
"Un'altra sonora bocciatura per Paolo Petrecca. Dopo il disastro di Rainews, anche la redazione di RaiSport respinge senza appello il suo piano editoriale: 65 no, appena 30 sì. La seconda sfiducia in meno di un mese. Non siamo di fronte a un equivoco, ma a un problema strutturale: si continuano ad affidare incarichi chiave non sulla base di competenze, ma di appartenenze. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: progetti deboli, redazioni spaccate, ascolti in calo.
Il tentativo di riciclare Petrecca a RaiSport è fallito. La redazione ha parlato chiaro, due volte. Se c’è rispetto per il lavoro dei giornalisti e per l’autonomia del servizio pubblico, l’unica strada è quella delle dimissioni. Le nomine non possono continuare a essere lottizzazioni politiche in stile ‘TeleMeloni’. Il servizio pubblico non è un rifugio per i fedelissimi" Così i componenti dem della Commissione di Vigilanza Rai.
“Quella del cinema è una lobby tanto potente quanto corrotta che me l'ha fatta pagare”. Davanti a queste dichiarazioni gravissime, il corrispondente Rai a Parigi, Gennaro Sangiuliano, dovrebbe recarsi in procura e sporgere denuncia, se ritiene di essere a conoscenza di fatti penalmente rilevanti. Le sue parole non possono essere liquidate come una semplice provocazione politica, tanto più che lo stesso ex ministro ha dichiarato di non occuparsi più di politica attiva. Chiediamo con fermezza che siano forniti chiarimenti urgenti su quanto affermato: sarebbe del tutto irrituale che un dirigente della Rai, servizio pubblico, si prestasse a fare da amplificatore a una campagna politica condotta da Fratelli d’Italia in toni che rischiano di degenerare in puro sciacallaggio. Peraltro, da quanto apprendiamo dalla stampa e non smentito dalla dg Cinema del MiC, gli atti sono stati approvati nel 2023 e quindi firmati, gestiti e politicamente coperti dall’attuale governo e, per essere precisi, proprio quando a capo del MiC era Sangiuliano” così una nota dei componenti democratici in vigilanza Rai.