“Dopo mesi di richieste da parte delle associazioni di categoria e del PD, il Governo interviene sul caro carburanti per il settore ittico. È un passo nella direzione giusta, ma tardivo e soprattutto insufficiente”.
Lo dichiarano i deputati Pd della Commissione Agricoltura.
“La situazione che sta colpendo il settore della pesca - aggiungono - è preoccupante. L’aumento dei prezzi del carburante, aggravato dall’instabilità geopolitica in Medio Oriente, sta mettendo a rischio la sostenibilità economica di molti operatori, in particolare delle flotte artigianali e costiere. Ma non si può continuare a scaricare tutto sulla geopolitica: questa crisi non nasce oggi ed è anche il risultato dell’assenza di una strategia nazionale capace di proteggere il settore. Servivano misure tempestive e strutturali, non interventi limitati e circoscritti nel tempo. Il credito d’imposta del 20% rischia di essere una misura più simbolica che realmente efficace. Le risorse stanziate – appena 10 milioni di euro per tre mesi – sono del tutto inadeguate rispetto all’impatto che l’aumento dei costi energetici ha avuto sulle imprese della pesca. Colpisce inoltre la scelta del Governo sulle priorità: mentre si destinano appena 10 milioni al sostegno diretto delle imprese ittiche, si prevedono 40 milioni per il rafforzamento della struttura amministrativa di AGEA nell’ambito del programma ‘Coltiva Italia’. Una sproporzione che solleva una questione politica chiara: si investe più sugli apparati che sull’economia reale. Non si tratta di mettere in discussione il ruolo delle strutture pubbliche, ma di riequilibrare le scelte: oggi le imprese chiedono liquidità, certezze e strumenti per continuare a lavorare, non interventi parziali e temporanei. Serve - concludono - un cambio di passo: risorse adeguate, interventi strutturali e una strategia energetica che metta davvero al centro i settori produttivi più esposti alla volatilità dei prezzi”.
Come PD, esattamente una settimana fa abbiamo interrogato il Ministro Pichetto Fratin, per sapere quali azioni urgenti intendesse mettere in campo il governo per sollevare cittadini, famiglie e imprese dal caro energetico e dall’esplosione dei prezzi della benzina, conseguenti allo sciagurato illegittimo attacco di Trump e Netanyahu all’Iran. Il Ministro ha risposto ‘eventuali misure sono all’esame dei ministeri’. A una settimana da quella risposta e ormai a tre dallo scoppio bellico nel Golfo, la premier europea più schierata al fianco del presidente americano e di quello israeliano, Giorgia Meloni, non ha ancora messo in campo nessuna azione concreta. Nemmeno la riduzione delle imposte sui carburanti, compensabile con le maggiori entrate che lo Stato incassa dall’Iva, come le abbiamo proposto per venire incontro agli italiani e alle italiane”. Lo dichiara la deputata PD, Sara Ferrari, segretaria dell'ufficio di presidenza.
“Ad oggi nessun intervento per la riduzione del costo della benzina e del diesel che influiscono sulle tasche e sulla vita di tutte e tutti i cittadini italiani, sui trasporti, sull’agricoltura, su ogni settore economico. Sperando che lasci in pace ‘la famiglia nel bosco’, ci aspettiamo che la premier Meloni si occupi urgentemente di quello che le compete davvero, come il caro vita per le persone”, conclude la parlamentare dem.
“C’è un video che circola online in cui il deputato di Fratelli d’Italia, responsabile nazionale agricoltura, Aldo Mattia invita esplicitamente a utilizzare il ‘solito sistema clientelare’ per vincere una battaglia politica. Parole gravi, che chiamano in causa direttamente la cultura politica di chi le pronuncia e del partito a cui appartiene.
Davvero questo è il modo con cui Fratelli d’Italia pensa di portare avanti la campagna per il referendum? Fa ancora più impressione sentire evocare pratiche clientelari da chi ama richiamarsi alla figura di Paolo Borsellino come faro della propria azione politica. Chi si richiama a Borsellino dovrebbe essere il primo a respingere, senza ambiguità, metodi e linguaggi che appartengono alla peggiore tradizione della politica.
A questo clima si aggiungono anche le gravi offese rivolte in queste ore alla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein. A lei va la nostra piena solidarietà: il confronto politico può essere anche duro, ma non può mai scivolare nell’insulto e nella delegittimazione personale.
Per questo chiediamo alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni di prendere le distanze con chiarezza da queste parole. Il clientelismo non è folklore politico ma una delle degenerazioni che più hanno danneggiato la nostra democrazia e la credibilità delle istituzioni.
Dopo la venuta del ministro Nordio a Potenza, che ha finito per distruggere un campo di calcio, e ora un deputato di Fratelli d’Italia che invita apertamente al clientelismo, è sempre più evidente il clima politico che questa destra sta alimentando. Anche per questo votare NO al referendum significa difendere la Basilicata da un modo aggressivo e distorto di fare politica.” Così Enzo Amendola, deputato del Partito Democratico eletto in Basilicata.
“Le tensioni geopolitiche nell’area del Medio Oriente e le criticità nello stretto di Hormuz stanno già producendo effetti sui mercati energetici e delle materie prime, con ricadute dirette anche sull’agricoltura italiana. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione ai ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente per chiedere quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per sostenere le imprese agricole di fronte all’aumento dei costi di produzione”.
Lo dichiarano i deputati Pd Antonella Forattini, Andrea Marino, Romeo, Rossi e Stefano Vaccari, firmatari dell’interrogazione.
“L’aumento dei prezzi dell’energia si riflette immediatamente sul costo dei fertilizzanti e del gasolio agricolo. Secondo le stime delle organizzazioni agricole, un’azienda cerealicola di circa 40 ettari potrebbe sostenere un incremento dei costi fino a 3.000 euro per ciclo colturale, legato soprattutto all’impennata del prezzo dell’urea e degli altri fertilizzanti azotati”.
“Si tratta di un aggravio significativo che si somma alle difficoltà già affrontate dalle imprese agricole, tra volatilità dei prezzi, cambiamenti climatici e crescente competizione internazionale”.
“Nell’interrogazione chiediamo al Governo se intenda attivare misure straordinarie di sostegno per compensare l’aumento dei costi di produzione, in particolare per le aziende cerealicole e zootecniche, e quali iniziative intenda promuovere anche in sede europea per stabilizzare il mercato dei fertilizzanti”.
“Ma questa vicenda mette in evidenza anche una questione più ampia: la forte dipendenza dell’agricoltura europea dalle importazioni di fertilizzanti e input produttivi, che espone le imprese alle oscillazioni dei mercati internazionali e alle tensioni geopolitiche”.
“Se vogliamo davvero parlare di sovranità alimentare – concludono i deputati Pd – non possiamo ignorare il fatto che gran parte degli input necessari per produrre cibo dipendono ancora dall’estero. Serve una strategia europea che rafforzi l’autonomia produttiva e garantisca condizioni economiche sostenibili alle imprese agricole”.
“Dalle parole del ministro Pichetto Fratin sembra che tutto va bene, nonostante i prezzi alle stelle dei carburanti a seguito dell'escalation militare in Medio Oriente. Per il ministro è tutto nella norma e le famiglie e le imprese stanno pagando bollette basse, ma è chiaro che non è così. La realtà è totalmente diversa e servono azioni immediate e aggiuntive al decreto bollette che finora è stato un vero fallimento. È necessario un nuovo provvedimento che metta mano sulle accise sui carburanti e che dia sostegno alle famiglie, alle imprese e a diversi settori fondamentali come l'agricoltura, la pesca e la logistica dei trasporti. I costi sono raddoppiati, i portafogli sono vuoti e le persone non arrivano a fine mese”. Lo dichiara il deputato e Capogruppo PD in Commissione Ambiente, Marco Simiani in replica al ministro Pichetto Fratin durante il Question Time alla Camera.
“Il ministro Pichetto Fratin non ci risponda un'altra volta con la favola del nucleare: servono risposte immediate e non tra quindici anni, se, quando e forse ci sarà il nucleare. La risposta è ora con l'efficientamento energetico e con seri investimenti nelle fonti rinnovabili e non con la litania che tutto va bene, perché non è così”, conclude Simiani.
“Il superamento dei due euro al litro per il gasolio e della soglia di 1,8 euro per la benzina è un segnale molto preoccupante che conferma come l’Italia sia entrata in una nuova fase di shock energetico. Il boom dei prezzi si sta già scaricando direttamente sulle tasche di cittadini e imprese. Di fronte a rincari così rapidi servono interventi urgenti e immediati per contenere gli aumenti ed evitare fenomeni speculativi. Non si può restare fermi mentre salgono i costi dei trasporti, della logistica e di interi settori produttivi come agricoltura e pesca.
Meloni chiarisca subito quali misure intende adottare per proteggere famiglie e imprese e garantire sicurezza energetica. Il governo si dia una svegliata: non sono accettabili ulteriori rinvii mentre i prezzi alla pompa continuano a salire.”
Lo dichiara Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione attività produttive della Camera e deputato del Partito Democratico.
Domani question time dem alla Camera con Pichetto Fratin
Il Gruppo parlamentare del Pd ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Pichetto Fratin, che sarà discussa domani nel corso del question time alla Camera. L’atto ispettivo sottolinea “l’azione militare unilaterale di Usa e Israele, in violazione del diritto internazionale, e le ritorsioni indiscriminate del regime iraniano stanno creando ulteriori, gravi, tensioni internazionali e instabilità geopolitica con nuovi effetti sul mercato dell’energia, in particolare, sul prezzo dei carburanti”. Nel testo si evidenzia come “siamo di fronte ad un vero e proprio ‘shock energetico’” e come nelle ultime settimane si registrino “aumenti rapidi e significativi dei prezzi dei carburanti alla pompa”, con il rischio di fenomeni speculativi e ricadute dirette su famiglie e imprese. Il documento richiama inoltre l’impatto dei rincari sui costi di trasporto, sulla logistica e sull’andamento dei prezzi al consumo, con effetti particolarmente pesanti per alcuni comparti produttivi, tra cui pesca e agricoltura. I deputati Pd chiedono quindi al Governo interventi immediati per garantire la sicurezza energetica e contenere gli effetti dei rincari, richiamando anche la necessità di rafforzare una strategia strutturale per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili importate e accelerare lo sviluppo delle rinnovabili, dei sistemi di accumulo e dei processi di elettrificazione dei consumi. L’interrogazione si conclude con la richiesta al ministro di chiarire “quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, nell’immediato e in prospettiva di medio e lungo termine, e per contenere l’impatto dei rincari dell’energia su famiglie e imprese.” Il Question time è firmato dalla capogruppo Chiara Braga a dalle deputate e deputati democratici Marco Simiani, Augusto Curti, Eleonora Evi, Sara Ferrari, Valentina Ghio, Federico Fornaro e Andrea Casu.
“Dal Medio Oriente ai porti italiani, il caro gasolio torna a colpire la pesca. Sui mercati portuali aumenti fino al 60% e prezzi che in diversi porti potrebbero superare 1 euro al litro. Un cosi forte aumento del prezzo del gasolio nei porti italiani rappresenta un nuovo e gravissimo colpo per il settore della pesca, già provato da anni di difficoltà strutturali. Un rincaro che rischia di rendere economicamente insostenibile l’uscita in mare per molte imprese”.
Così Stefano Vaccari, deputato dem della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“In Emilia-Romagna - aggiunge - la situazione è particolarmente preoccupante. Le marinerie dell’Adriatico, da Goro a Cattolica, passando per Porto Garibaldi, Ravenna, Cesenatico e Rimini, sono un presidio economico e sociale fondamentale per le comunità costiere. Migliaia di lavoratori e famiglie dipendono direttamente o indirettamente da questo comparto, che rappresenta anche una componente essenziale della filiera agroalimentare italiana. Il nuovo aumento del costo del carburante rischia di aggravare una crisi già pesante, segnata negli ultimi anni dal caro energia, dalle difficoltà del mercato e dai ritardi nei ristori legati al fermo pesca. Molte imprese oggi si trovano nella condizione paradossale di dover scegliere se uscire in mare lavorando in perdita o fermare l’attività. Maggiori rischi per i modelli peschereccio/azienda/famiglia. Per queste ragioni chiediamo al Governo, di intervenire con urgenza. È necessario ripristinare strumenti di sostegno immediati, a partire dal credito d’imposta sul carburante per le imprese della pesca, già adottato in passato in situazioni analoghe, e accelerare il pagamento dei ristori ancora pendenti. Altra possibile strada potrebbe essere quella di valutare anche l’utilizzo delle risorse del Fondo Europeo per gli Affari Marittimi, la Pesca e l’Acquacoltura (FEAMPA), che consentono interventi mirati senza gravare ulteriormente sui plafond de minimis delle imprese. La pesca non può essere lasciata sola. Parliamo di un settore strategico per l’economia del Paese, per la sicurezza alimentare e per la tutela delle nostre comunità costiere. Servono risposte rapide e concrete - conclude - prima che questa nuova impennata dei costi metta definitivamente in ginocchio molte imprese”.
“Il settore della pesca rimane in grande difficoltà e oggi a problemi strutturali mai risolti (come i mancati indennizzi per il fermo pessca del 2024 e del 2025) si aggiunge il forte rincaro del gasolio legato alle tensioni internazionali e alla guerra in Iran. Una situazione che rischia di mettere definitivamente in ginocchio molte imprese, in particolare della Toscana”: è quanto dichiara il capogruppo Dem in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani, dopo aver incontrato a Porto Santo Stefano e Porto Ercole (in provincia di Grosseto) le associazioni dei pescatori per fare il punto sulle principali criticità del comparto.
“Parliamo di un settore strategico che da anni chiede risposte senza ottenerle e che oggi vive una fase di emergenza. Anche i ritardi nei pagamenti dei ristori segnalati dal Ministero dell’Agricolturaconfermano le difficoltà del comparto. Servono interventi immediati, a partire da agevolazioni concrete e dal ripristino del credito di imposta sui carburanti, come fatto all'indomani della guerra in Ucraina, per sostenere lavoratori e imprese che rischiano di non riuscire più a sostenere i costi di uscita in mare”: conclude.
“Chiediamo al presidente Carloni, relatore del ddl Coltivitalia, di ritirare gli emendamenti su Agea. Di allontanare così anche il minimo dubbio che le ingenti somme previste, tolte peraltro alla filiera delle carni e dell'olivicoltura, possano essere destinate per finalità diverse dal necessario sostegno al comparto agricolo. Ad Agea non spettano compiti di generica assistenza ma è l'ente pubblico italiano, vigilato dal Masaf, che agisce come organismo pagatore, di coordinamento dei fondi europei e di gestione dei finanziamenti. A cosa servono allora quei 40 milioni di euro e quella percentuale fissa del 2 per cento su tutte le risorse stanziate dal ministero dell'agricoltura in cambio di una generica assistenza che Agea dovrebbe già garantire in base alle norme. Perché i sospetti rischiano di diventare certezze se si legge l'inchiesta di Fanpage sulle assunzioni che Agea ha fatto nell'ultimo periodo. Basta guardarne i profili, come rivela Fanpage, per capire quanta assonanza vi sia con amici e parenti dalle chiare collocazioni a destra. Gli agricoltori hanno bisogno di certezze non di interventi normativi ambigui. Per questo il presidente Carloni ritiri gli emendamenti presentati e convochi il direttore Vitale a riferire su quanto sta avvenendo in Agea”.
Così le deputate e i deputati democratici della commissione Agricoltura della Camera.
“La destra al governo e il ministro Lollobrigida in particolare hanno finalmente gettato la maschera sull’Agenzia Agea. Dopo averne decantato le lodi per l’efficienza, la tempestività nei pagamenti alle aziende agricole, puntualmente smentiti dalle Regioni, dopo averne stravolto l’organizzazione in barba ai regolamenti (inglobando un’azienda privata che forniva prima servizi e creato all’interno un clima di intimidazione), ora con il Ddl Coltivitalia ci troviamo di fronte ad un vero e proprio scandalo. Con tre emendamenti del relatore vengono trasferiti ad Agea 40 milioni di euro in tre anni sottraendoli a comparti in crisi come quello delle carni e quello del settore olivicolo. Inoltre, viene assegnata ad Agea la percentuale fissa del 2 per cento su tutte le risorse stanziate dal ministero dell’agricoltura in cambio di una generica assistenza che Agea dovrebbe già garantire per legge. ‘Un posto di lavoro sotto l’ombrello di Agea’, quindi, non si nega a nessuno come si sottolinea anche in una recente inchiesta di Fanpage. La ‘migliore gioventù’ della destra, già ex di qualcosa o figlio o amico di qualcuno, ora ha un posto stabile nell’Agenzia che in realtà dovrebbe vigilare sulla stessa Agea”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e deputato dem della commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
“Per le coperture finanziare durature nel tempo - aggiunge - ci pensano invece gli emendamenti ad hoc che vengono presentati dalla destra in Parlamento su provvedimenti che dovrebbero occuparsi di questioni più importanti, come sostenere il comparto agricolo in alcuni settori che a causa delle problematiche energetiche e ai mutamenti climatici vivono momenti di gravi difficoltà. Ci batteremo perché questo trasferimento immotivato ed esagerato non venga approvato perché le risorse debbono andare agli agricoltori e non a ripianare eventuali deficit dell’agenzia o peggio ancora per coprire gli stipendi di nuovi funzionari assunti o che verranno assunti. Come Gruppo Pd abbiamo presentato subemendamenti abrogativi e subemendamenti finalizzati a destinare le risorse all’occupazione giovanile, per combattere le frodi in agricole, per supportare le imprese dai danni meteoclimatici, per contrastare la diffusione della peste suina africana ed altre forme di fitopatie, per l’innovazione e per dare piena attuazione ai progetti in corso del Pnrr. Questa - conclude - sarebbe la vera funzione di Agea non quella di essere un ufficio di collocamento per il principale partito della maggioranza di governo”.
“Le notizie emerse sulla stampa sulle recenti assunzioni all’interno di AGEA, l’agenzia che gestisce una parte fondamentale dei fondi destinati agli agricoltori italiani, sollevano interrogativi che non possono essere ignorati”.
Lo dichiara la deputata del Pd Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura della Camera.
“Secondo quanto riportato da un’inchiesta giornalistica, tra i nuovi ingressi figurerebbero militanti e figure riconducibili all’area politica di Fratelli d’Italia, molti dei quali provenienti da Gioventù Nazionale. Se tali ricostruzioni fossero confermate, saremmo di fronte a una gestione delle strutture pubbliche che contraddice apertamente la narrazione del cosiddetto ‘governo del merito’”.
“Forse non è un caso – aggiunge – che proprio ad AGEA , attraverso un emendamento del relatore al Coltiva Italia, il governo abbia deciso di destinare nuove risorse : 40 milioni di euro in tre anni, ai quali si aggiunge la possibilità per l’Agenzia di trattenere una quota del 2 per cento per la gestione delle pratiche. Risorse pubbliche rilevanti che appaiono destinate a finalità estranee ai compiti dell’Agenzia”.
“AGEA dovrebbe essere un presidio tecnico al servizio degli agricoltori, che da anni chiedono meno burocrazia e pagamenti più rapidi dei fondi europei. Per questo è indispensabile che resti una struttura trasparente e imparziale, non uno strumento per costruire strutture parallele attorno al ministero”.
“Forse è proprio per questo – conclude Forattini – che il governo non dovrebbe avere alcun timore a rendere pubbliche tutte le procedure di selezione e i curricula delle persone assunte. Per questa ragione chiederò l’audizione dei vertici di AGEA in Commissione Agricoltura e presenterò una richiesta di accesso agli atti sulle modalità di selezione del personale”.
“La composizione del Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale, così come voluta dal ministro Lollobrigida, finisce davanti alla Corte Costituzionale su decisione del Consiglio di Stato. Una strada obbligata visto che il ministro ha stabilito che da quel comitato, contrariamente a quanto avvenuto negli anni precedenti, fossero escluse quelle associazioni venatorie e ambientaliste che di contro la legge 157 di regolamentazione della caccia riconosce e ricomprende nella gestione degli Ambiti territoriali di caccia al fine di garantire la rappresentativa più larga possibile nella complessa azione di gestione del territorio e di tutela della biodiversità. Avevamo sostenuto la necessità di ricostituire il Comitato tecnico faunistico Venatorio e avevamo salutato con soddisfazione la decisione presa con la legge del bilancio del 2024 con il timore però, risultato fondato, che il ministro avesse esercitato la delega a comporre il Ctfvn con un successivo decreto sulla base di ragionamenti di parte”.
Così il deputato della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Ora - aggiunge - sulla questione di legittimità si pronuncerà la Corte Costituzionale. Non si modifica con un semplice decreto un Comitato che era stato introdotto da una legge statale forzando il principio di democrazia rappresentativa. Nel frattempo - conclude - insieme ai colleghi del Pd, Forattini e Rossi, ho depositato un’interrogazione parlamentare per sapere quali iniziative di competenza il ministro Lollobrigida intenda assumere al fine di fornire una adeguata rappresentanza alle regioni, alle organizzazioni professionali agricole, alle associazioni venatorie nazionali e alle associazioni di protezione ambientale in seno al Comitato tecnico faunistico venatorio nazionale”.
“La ministra Calderone afferma che il governo si occupa sin dal suo insediamento della stabilità del mondo del lavoro. Pensiamo che sia esattamente il contrario e lo confermano i comunicati citati dalla stessa ministra dai quali emergono vergognose condizioni con cui vengono trattati i riders nel nostro Paese. Sono in 20 mila sotto la soglia di povertà e il governo continua ad opporsi al salario minimo. L'unica evidenza che sfugge a Calderone è la realtà in cui versa il mondo del lavoro e per questo non riesce a dare risposte”. Lo dichiara il deputato e Responsabile Coesione territoriale del PD, Marco Sarracino, in replica alla ministra Calderone durante il Question Time alla Camera.
“Da questo governo – sottolinea il parlamentare dem - non è stata emanata una sola legge per combattere il precariato e le diseguaglianze nel lavoro: vale per i riders così come per il mondo della moda e dell'agricoltura dove si assistono a gravissimi episodi di sfruttamento. L'unica certezza data dal governo Meloni è l'instabilità lavorativa”.
“Che fine a fatto la delega sui salari di cui la ministra si è presa l'incarico? Nel silenzio di Calderone, i giovani vanno via dall'Italia perché è difficile trovare un lavoro e soprattutto con un salario dignitoso. Il governo dovrebbe concentrarsi sulla soluzione dei problemi e non della scaletta di Sanremo. Un governo contro i congedi parentali, contro il salario minimo e contro i diritti dei lavoratori”, conclude Sarracino.
“Desidero esprimere il mio plauso alla Guardia di Finanza di Modena e all’Ispettorato territoriale del lavoro per l’importante operazione che ha portato all’arresto del responsabile di un grave caso di sfruttamento ai danni di lavoratori agricoli. L’attività investigativa conferma quanto sia fondamentale la presenza dello Stato nei territori per contrastare fenomeni odiosi come il caporalato. Allo stesso tempo, dobbiamo avere la lucidità di riconoscere che la sola repressione, pur necessaria, non è sufficiente a spezzare una catena dell’illegalità che continua a riprodursi. Negli anni si sono spese molte parole, anche da parte del governo, ma le cronache dimostrano che il fenomeno è ancora vivo e radicato”.
Così Stefano Vaccari, deputato dem della commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“Il caporale - aggiunge - non agisce nel vuoto. Opera perché esiste una domanda, perché vi sono imprese agricole disposte a violare le leggi per perseguire interessi speculativi, comprimendo il costo del lavoro fino a paghe da fame e azzerando le condizioni minime di sicurezza e dignità. Questo sistema danneggia prima di tutto i lavoratori, ma colpisce anche la stragrande maggioranza delle imprese agricole corrette, che rispettano i contratti, investono nella qualità e subiscono una concorrenza sleale inaccettabile. Intervenire significa quindi rafforzare i controlli, ma anche costruire strumenti di prevenzione più efficaci. Dalla trasparenza nelle filiere alla tracciabilità del lavoro, dall'incrocio delle banche dati agli incentivi per le aziende che rispettano le regole, a sanzioni esemplari per chi le aggira. Solo così - conclude - possiamo difendere la legalità, tutelare i diritti dei lavoratori e sostenere un’agricoltura sana, che rappresenta un presidio economico e sociale fondamentale per i nostri territori”.