«Ho depositato un’interrogazione al ministro dell’Interno in merito alle gravi incongruenze emerse sui dati relativi agli eventi critici registrati nel Cpr di Gjader in Albania».
Così Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.
«Secondo un’inchiesta di Altreconomia - aggiunge - la Prefettura di Roma ha comunicato appena quattro eventi critici nei primi 48 giorni di operatività, mentre le ispezioni parlamentari hanno documentato numeri di gran lunga superiori: 35 eventi nei primi 13 giorni di attività del centro, 75 alla mia ultima visita il 21 luglio. Una discrepanza così ampia mina la trasparenza e impedisce di monitorare le condizioni di salute, sicurezza e rispetto dei diritti umani delle persone trattenute. Il Governo deve chiarire subito come stanno le cose – conclude – perché non possiamo accettare che nei CPR si perda ogni garanzia di controllo democratico, ancor di più se questi sono collocati addirittura in un altro Paese».
"Uno spreco enorme di soldi pubblici e un insulto all'intelligenza delle italiane e degli italiani. Questo sono i centri in Albania tanto cari a Giorgia Meloni.
Quel "FUNZIONERANNO" urlato dal palco di Atreju è costato 114mila euro per detenere 20 persone nei soli 5 giorni in cui i centri sono stati pienamente operativi nel 2024. Lo dimostra uno studio realizzato da ActionAid con l'università di Bari. Altro che i famigerati 35 euro al giorno contro cui lei e i suoi attuali alleati di governo si sono scagliati per anni, gridando allo scandalo. Ora sì che siamo di fronte ad un enorme scandalo, uno sperpero insopportabile di denaro pubblico, quando cittadine e cittadini italiani hanno bisogno di poter fare visite mediche senza aspettare mesi.
Una debacle totale di cui Meloni deve scusarsi con il Paese". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il CPR di Gjader, in Albania, è rimasto operativo solo cinque giorni nel 2024. È quanto emerge dal dossier pubblicato oggi da ActionAid insieme all’Università di Bari, che ha analizzato le spese di gestione del centro, rivelando un quadro allarmante: 114mila euro al giorno per trattenere appena venti persone, poi liberate nel giro di poche ore. In totale, 570mila euro spesi in cinque giorni, senza alcun risultato concreto, mentre oltre mezzo milione è stato impiegato per vitto e alloggio del solo personale della polizia inviato in Albania”. Lo dichiara la capogruppo democratica in Commissione Affari Costituzionali della Camera, Simona Bonafè, che aggiunge: “se si tengono in conto anche gli investimenti per le infrastrutture, l’insieme dei costi supera ormai gli ottocento milioni di euro: una cifra esorbitante per un progetto che si sta rivelando del tutto inefficace. Mentre in Italia si continuano a tagliare risorse a sanità, scuola e welfare, il governo Meloni investe quasi un miliardo in un’operazione che non ha prodotto alcun impatto reale sulla gestione dei flussi migratori, ma che serve solo a costruire una narrazione propagandistica. È evidente che l’operazione Albania non è un modello, ma un monumento allo spreco”.
I dati sui costi dei Cpr in Albania analizzati da Action aid e Univerisità di Bari – 114 mila euro a posto – sono uno schiaffo in faccia a tutte le spese utili che si sarebbero potute sostenere con quelle cifre. Parliamo di sanità, asili nido, trasporti pubblici, oppure centri accoglienza rispettosi della dignità umana. Invece la presunzione e l’arroganza del governo e in primo luogo della Premier hanno trasformato un errore politico, la gestione dell’immigrazione fuori dall’Italia, in un enorme spesa a carico della collettività. Ecco i patrioti: stravolgono le regole, sprecano risorse e poi cantano vittoria. Basta con la propaganda: chiudete quei centri.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
«I dati diffusi da ActionAid e dal Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Bari sono sconcertanti: l’operazione Albania è la più costosa, inutile e disumana mai sperimentata nelle politiche migratorie italiane» – dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.
«L’operazione Albania è l’emblema del fallimento complessivo del sistema CPR: 74 milioni di euro spesi con affidamenti diretti per costruire strutture mai completamente operative, e 570mila euro versati in soli 5 giorni all’ente gestore Medihospes per trattenere qualche decina di persone. Il costo medio per ogni posto effettivamente disponibile nei CPR albanesi nel 2024 è stato di oltre 153.000 euro. Oggi, nonostante la retorica del governo, nei centri in Albania ci sono appena 26 persone, e la stragrande maggioranza delle persone deportate sono state riportate in Italia. È una presa in giro per i cittadini italiani, con le cui tasse è pagato tutto questo, ed è uno spreco che genera sofferenze inutili.»
«I numeri parlano da soli e sono spaventosi. Solo nel 2024 il sistema della detenzione amministrativa è costato all’Italia quasi 96 milioni di euro, più di quanto speso in tutti i sei anni precedenti messi insieme. A fronte di questa spesa enorme, il tasso di rimpatri effettuati è del 41,8%. Una percentuale che scende al 10,4% se si guarda all'intero numero di persone che hanno ricevuto un provvedimento di allontanamento» – dichiara Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.
«Oltre agli sprechi, c’è il dramma: 3 morti di CPR solo nell’ultimo anno e mezzo, oltre 30 da quando esiste la detenzione amministrativa. E mentre i centri si svuotano, aumentano i costi e le sofferenze: quasi la metà dei trattenuti nel 2024 erano richiedenti asilo, di cui il 21% senza nemmeno un provvedimento di allontanamento. In moltissimi casi, sono stati i giudici a dover intervenire per liberare chi non doveva nemmeno essere trattenuto: il 29% delle uscite è avvenuto per mancata convalida del provvedimento di trattenimento» prosegue Scarpa.
«Siamo di fronte a un meccanismo che produce dolore, ingiustizia e inefficacia. Non garantisce più sicurezza, non serve alla gestione dei flussi, e costringe lo Stato a spendere milioni per una repressione che non funziona. Quello che oggi chiamiamo CPR è un sistema costruito per negare diritti, scaricare responsabilità e alimentare consenso sulla pelle delle persone più fragili» conclude.
«Chiediamo la chiusura immediata dei CPR, a partire da quelli in Albania. I numeri ci dicono che non funzionano, la cronaca ci racconta che fanno male, e la Costituzione ci impone di difendere la dignità umana, non di calpestarla. Basta ipocrisie: è tempo di cambiare strada.»
Sconforta sentire dire dai ministri Ue che gli hub per i rimpatri in Paesi Terzi sono una soluzione necessaria e innovativa, purché vengano rispettati i diritti umani. E sconcerta sentire il ministro Piantedosi parlare del CPR in Albania come 'un modello' per questi hub: il centro in Albania è un modello di come non vanno fatte le cose, se si vogliono davvero rispettare i diritti umani". Così la deputata Pd Rachele Scarpa e l'eurodeputata dem Cecilia Strada, appena rientrate da una nuova ispezione
nel Centro di Gjadër.
"Nel centro - sottolinea la deputata dem - ci sono al momento 26 persone, tra cui alcune arrivate qui il 16 luglio in un trasferimento di cui non si aveva avuto notizia pubblica. Abbiamo trovato, ancora una volta, casi di persone vulnerabili che non avrebbero mai dovuto, secondo gli stessi criteri del ministero, essere portate qui. E infatti sono già rientrate o stanno per rientrare in Italia".
"Non sappiamo - aggiungono le esponenti Pd - se i ministri Ue abbiano mai messo piede a Gjadër, noi sì, molte volte. Anche in questa visita abbiamo trovato episodi di autolesionismo, tentati suicidi, persone disperate. E, indipendentemente dalla buona volontà dei singoli operatori che lavorano nel centro, il fatto che sia in territorio straniero, mina, di fatto, molti diritti, a partire dal diritto alla difesa, alla salute, all'unità familiare. Qualcuno, per esempio, ha figli italiani". Nel centro di Gjadër, finora, sono transitate 132 persone. Sappiamo che qualcuno è stato rimandato nel Paese di origine, che molti sono invece stati riportati in Italia e liberati, ma è impossibile avere numeri certi data la totale mancanza di trasparenza da parte del
governo, nonostante le molte richieste di informazioni".
"La Commissione e molti ministri europei - denuncia l'europarlamentare - vogliono andare spediti verso un sistema che non garantisce alcun rispetto dei diritti umani. Io cercherò di oppormi in ogni modo, sostenendo le colleghe che lavorano sul regolamento rimpatri e occupandomi del dossier sui Paesi terzi sicuri e sui Paesi sicuri di origine, di cui sono appena stata nominata relatrice ombra per il gruppo dei socialisti".
"L'Albania è un modello, sì: un modello che ha già mostrato di essere un buco nero dei diritti. Un modello da abbandonare", concludono Scarpa e Strada.
“La cronaca regala ogni tanto delle perle straordinarie. A questo punto ci aspettiamo che il Ministro dell’Interno si autoconfini in Albania…” Con queste parole, il responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, il deputato dem Matteo Mauri, ha commentato sui social la notizia del respingimento, da parte del governo di Bengasi, della missione “Team Europe” che includeva anche il ministro Piantedosi.
“Se non facessero pena, farebbero ridere. E meno male che – secondo la Premier Meloni – l’Italia oggi conterebbe a livello internazionale, o che – grazie al ‘Piano Mattei’ – gli africani ci guarderebbero con occhi diversi. Quello che si vede, invece, è una gigantesca figuraccia internazionale non degna della nostra storia diplomatica. Siamo davanti a un Governo incapace, confuso e arrogante, altro che prestigio: qui c’è solo improvvisazione e dilettantismo” conclude Mauri.
“Sulla salute mentale servono investimenti, servono strutture. Ma soprattutto, serve lo psicologo di base, che il Governo sta ostinatamente bloccando nei lavori in Commissione. Introdurlo, pensate, costerebbe appena 25 milioni di euro: il nulla rispetto al miliardo di euro buttato in Albania o nei condoni. Il nulla rispetto ai 150 milioni di euro stanziati per condonare le multe ai No-Vax. Presidente Meloni, ministro Schillaci, ma cosa state aspettando?”. Lo scrive in post social il deputato Marco Furfaro, capogruppo Pd in Commissione Welfare alla Camera.
'Abbiate cura della salute mentale, della salute fisica e, soprattutto, degli affetti. Tutto il resto è superficiale'. “Sono le parole da gigante di Giovanni Iotti nella lettera che ha lasciato ai suoi genitori prima di morire a soli 19 anni. Era malato da tempo, ma non ha mai smesso di vivere a pieno. Di studiare, di aiutare gli altri, di tenere accesa la luce. E allora, anche in suo nome, diciamolo chiaramente: la salute mentale è una priorità. E uno Stato serio la deve trattare come tale”, conclude Furfaro.
“Un’altra vergogna sulla pelle dei più fragili. Il governo Meloni ha deciso di tagliare 13 milioni di euro dal Fondo per la povertà per finanziare un bonus da 40 euro al mese destinato alle madri lavoratrici con due o tre figli fino a 10 anni. Un sostegno minimo, per di più costruito sottraendo risorse a chi vive in povertà assoluta. E non perché i soldi manchino. Ma perché si è scelto di prenderli proprio da lì. Si potevano trovare altrove. Tra i miliardi stanziati per i condoni fiscali a chi evade le tasse, tra i 150 milioni di euro usati per cancellare le multe ai No Vax, nel miliardo buttato via per costruire degli inutili centri per migranti in Albania. Ma no. Hanno scelto di tagliare il fondo che dovrebbe garantire dignità a chi non ce la fa. Un fondo che Giorgia Meloni aveva già ridotto e indebolito di un miliardo di euro. E così, nel 2025, in Italia, se sei povera e non produci, non meriti nemmeno un aiuto. Ma se lavori e fai abbastanza figli, allora sì: un piccolo contentino lo meriti.
Non è un errore, è una scelta politica. Una strategia che riserva briciole per alcuni e il nulla totale per gli altri. Il governo fermi questa ennesima follia”. Cosi sui social il deputato Marco Furfaro, capogruppo dem in commissione Affari sociali e responsabile nazionale Welfare del Partito Democratico.
Altre 15 persone sono state portate ieri nel CPR di Gjader dai CPR italiani, nonostante i due rinvii pregiudiziali operati dalla Corte di Cassazione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Una forzatura politica grave: in sostanza il Governo va avanti per la sua strada, deportando persone e ignorando deliberatamente le pronunce dei giudici, in quello che è evidentemente ormai interpretato dall’esecutivo come un mero braccio di ferro con la legge, tutto a spese dei contribuenti italiani, giocato sulla pelle di poche persone deportate solo per ragioni di propaganda.
Ricordo infatti che, dopo i rinvii pregiudiziali dell’ultima ordinanza della Corte di Cassazione, almeno nell’attesa del pronunciamento della Corte di Giustizia, l’unico esito ipotizzabile è la totale cessazione del trattenimento nel centro di Gjader sia dei cittadini stranieri espulsi che non presentano domanda di protezione internazionale a Gjader, sia di coloro che invece presentano domanda dal centro stesso. Le ipotesi sono due: o il governo non ha letto questa ordinanza, o la sta deliberatamente ignorando.
Non è un caso infatti che di questo ultimo trasferimento, apprendiamo solo da fonti albanesi. Il governo non osa darne notizia, perché è consapevole di muoversi in un terreno scivoloso, operando dei trattenimenti senza finalità e fuori dal perimetro della legge. Questo, insieme al rimpatrio illegittimo di 5 persone egiziane direttamente dall’Albania, in aperta violazione della direttiva rimpatri, disegna un quadro inquietante di spregiudicatezza: un governo che, sprovvisto di argomenti giuridici seri, punta a dimostrare il “funzionamento” dei suoi centri a suoni di forzature. Non mi sorprenderei se nei prossimi giorni si tentassero altri rimpatri illegali, solo per aumentare le percentuali che il ministro Piantedosi ha disperato bisogno di sbandierare in diretta e che Meloni ha disperato bisogno di portare in Europa. Eppure, dietro alle retoriche trionfalistiche, parliamo pur sempre di poco più di un centinaio di persone: secondo i miei calcoli, così salgono a 119 le persone che da aprile sono transitate per il CPR di Gjader. Ecco la “svolta storica” nelle politiche migratorie che la destra italiana propone in Europa: la persecuzione ossessiva di 100 disgraziati, al modico prezzo dell’evaporazione della legge, del calpestamento del diritto comunitario, della perdita di ogni senso logico e logistico di utilità e di finalità di ciò che si fa. Conta solo la propaganda.
Cosí la deputata del Pd Rachele Scarpa.
Con una prassi più che discutibile, il Viminale “risponde” con una dichiarazione alla stampa alla questione sollevata con l’interrogazione che ho presentato stamattina insieme a tante e tanti colleghi delle opposizioni sul rimpatrio di 5 cittadini egiziani direttamente da Tirana. Nell’interrogazione si chiedeva “quale sia la norma giuridica in base a cui il Ministro ha disposto l’avvenuto rimpatrio di cittadini egiziani dal CPR di Gjader direttamente verso l’Egitto, e se il Ministro abbia valutato, come ritengono gli interroganti, che tale operazione è avvenuta in contrasto con quanto previsto dalla Direttiva 115/CE/2008 in materia di rimpatri”.
Il Viminale replica sostenendo la legittimità del rimpatrio in questione alla luce delle intese tra Italia Albania, probabilmente facendo riferimento alla parte del protocollo in cui si enuncia “nel caso in cui venga meno per qualsiasi causa, il titolo di permanenza nelle strutture, la parte italiana trasferisce immediatamente i migranti fuori dal territorio albanese”: un’espressione che risulta vaga, priva del requisito della determinatezza che dovrebbe avere la norma e che non può essere interpretata nel senso di un allontanamento verso il paese di origine. Inoltre il Viminale omette completamente di rispondere alla seconda parte della domanda, la più importante: tutto questo - a partire dal Protocollo Italia-Albania stesso - è compatibile con le norme europee? Io credo di no.
Secondo la Direttiva rimpatri con la nozione di "allontanamento" si deve intendere infatti l'espulsione che può avvenire solamente dal territorio di uno Stato membro perché le garanzie previste dal diritto europeo devono valere in ogni fase della procedura di espulsione. L'espulsione dall'aeroporto di Tirana direttamente verso l'Egitto è avvenuta altresì in violazione dell'articolo 13 della Costituzione perché il pieno controllo di legittimità sull'allontanamento dal territorio nazionale può ritenersi tale solo se l'intero processo avviene nel territorio in cui sussiste la giurisdizione italiana. Le operazioni di polizia condotte fuori dal centro di Gjader in territorio albanese nei confronti delle persone trasportate (trasporto, imbarco etc.) sono però prive di controllo giurisdizionale e avvengono dunque senza alcuna copertura normativa. Il Governo Meloni continua a far “funzionare” il centro albanese a suon di omissioni, illegittimità, sprechi, tentativi su tentativi in spregio delle norme comunitarie. Vogliono fare come Trump, ormai è evidente, e lo vogliono fare portandoci fuori dai confini giuridici dell’Unione Europa. Non glielo permetteremo.
Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.
“Con la pdl sulla sanità avremmo voluto discutere dei problemi demografici legati all'allungamento dell'età delle persone e del fatto che tra 25 anni, 2 italiani su 5 avranno oltre 65 anni e saranno affetti almeno da una patologia cronica. Avremmo discusso della continuità assistenziale dove i progressi restano troppo timidi, della carenza del personale sanitario e delle diseguaglianze territoriali, sapendo che in Italia 5 Regioni non hanno un solo posto letto di neuropsichiatria infantile. Ma la maggioranza ci risponde con la solita frase trita: non ci sono le risorse e cancella qualunque dibattito. Le risorse vanno impegnate per la sanità non per i centri in Albania o per la propaganda e l'ideologia del governo”. Lo dice il deputato Paolo Ciani, Vicepresidente del Gruppo Pd-Idp, intervenendo sulla pdl per il rifinanziamento e la riorganizzazione del Servizio Sanitario Nazionale.
“La Repubblica tutela la salute come diritto fondamentale dell'individuo e interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti”, continua Ciani citando l'art. 32 della Costituzione. “Tina Anselmi, che nel 1978 firmò la legge che istituiva il SSN, sintetizzò il nuovo sistema come basato sulla globalità delle prestazioni, l'universalità dei destinatari, l'eguaglianza dei trattamenti, il rispetto della libertà e della dignità della persona. Trascorsi 47 anni e dopo una pandemia dimenticata con troppa fretta, dispiace che non si possa discutere di una pdl sulla sanità ma che l'intento della maggioranza sia solo quello di sopprimere”, conclude Ciani.
Apprendo con estrema preoccupazione che il 9 maggio scorso alcune persone di nazionalità egiziana, trattenute nel CPR di Gjadër in Albania, sarebbero state rimpatriate direttamente da Tirana al Cairo, senza mai transitare dall’Italia. Un’operazione che, se confermata, rappresenterebbe non solo un grave precedente, ma una vera e propria violazione della Direttiva europea in materia di rimpatrio, delle garanzie procedurali, del diritto a un ricorso effettivo e del principio di non-refoulement.
Ho immediatamente depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Ministro dell’Interno su quale base giuridica sia stato disposto questo rimpatrio forzato, avvenuto da uno Stato extra-UE come l’Albania, con modalità che sembrano più simili a una consegna arbitraria che a un’operazione condotta nel rispetto del diritto. La domanda è semplice: sotto quale giurisdizione si trovavano quelle persone, quando sono state accompagnate in aeroporto per essere rimpatriate coattivamente?
Non è la prima volta che denunciamo le gravi criticità dell’accordo Italia-Albania, ma stavolta siamo davanti a un salto di livello che conferma come l'intera operazione propagandistica del Governo Meloni si muova continuamente in una zona grigia giuridica e politica, dove il diritto sembra sospeso e il controllo democratico azzerato. E intanto continuano a fioccare centinaia di milioni di euro di denaro pubblico per finanziare un’operazione fallimentare, inefficace e potenzialmente illegittima sotto diversi punti di vista. Serve trasparenza, serve responsabilità politica e serve subito uno stop a queste derive. Il Parlamento e l'opinione pubblica non possono essere tenuti all’oscuro da rimpatri coatti effettuati in sordina. Il Governo deve rispondere, e deve farlo ora.
Così la deputata del Pd Rachele Scarpa.
"Oggi è la Giornata Mondiale del Rifugiato. Non possiamo limitarci alle dichiarazioni di rito. Non possiamo celebrare chi fugge se poi lo respingiamo, lo rinchiudiamo, lo lasciamo morire. Questa mattina ho partecipato all’iniziativa organizzata a Roma da Refugees in Lybia, per chiedere l’immediato stop al Memorandum Italia-Libia. Un patto che ha consentito per anni respingimenti illegittimi, violenze sistematiche, torture e stupri nei centri di detenzione libici, come confermato da numerosi e autorevoli rapporti internazionali.
Dobbiamo prenderci la responsabilità di rimediare al danno immenso fatto nel 2017 con la sottoscrizione di questo memorandum. Non possiamo accettare che il nostro paese fornisca mezzi e formazione alla cosiddetta “guardia costiera libica”, foraggiando un sistema che produce sofferenza e morte. Non possiamo più accettare che i confini siano luoghi dove la legge non vale e la dignità si annulla.
I dati globali sono drammatici: 123 milioni di persone costrette ad abbandonare la propria casa, a causa di guerre, persecuzioni, violenze, catastrofi ambientali. Ma invece di costruire accoglienza e protezione, continuiamo a costruire muri" .
"Le politiche italiane, europee e d'oltre Oceano non rispondono più ai principi della solidarietà e dei diritti, ma a una logica securitaria che alimenta solo marginalità, detenzione e morte. A Gaza, in Sudan, nella Repubblica Democratica del Congo e in tante altre parti del mondo si scappa per sopravvivere. E chi scappa verso di noi trova confini chiusi, accordi con Paesi terzi per esternalizzare le responsabilità, CPR in Italia e persino in Albania, respingimenti nel deserto tunisino. È inaccettabile.
Servono vie sicure, corridoi umanitari, regolarizzazione per chi è già nel nostro Paese, aumentare la sorveglianza per salvare vite nel Mar Mediterraneo, investire nell’accesso ai servizi, dare protezione per chi fugge da persecuzioni o disastri. Servono politiche che mettano al centro la vita, non il respingimento. In questa giornata non basta ricordare: bisogna scegliere da che parte stare. E io, oggi come ogni giorno, sto dalla parte di chi lotta per essere accolto come persona e non come problema."
Così Rachele Scarpa, deputata del Partito Democratico.
Il sistema Cpr negli ultimi vent’anni è degenerato e oggi la detenzione amministrativa rappresenta in tutta la sua violenza e la sua assurdità la criminalizzazione nel segno del panpenalismo della condizione di irregolarità delle persone straniere, rendendo questa condizione una vera e propria colpa da espiare, in un paese che però non dà alcuno strumento per regolarizzare la propria situazione. Le condizioni di trattenimento nei Cpr sono disumane, con ancora meno garanzie di quelle che troviamo nelle carceri italiane, ed è solo per ragioni di propaganda che il governo italiano sceglie di investire in questo “modello”, addirittura provando ad esportarlo in Albania. Su questo fronte c’è solo una risposta possibile: chiudere i Cpr e investire sul superamento della Legge Bossi Fini, che crea irregolarità e alimenta alla radice questo sistema perverso.
Così la deputata del Pd Rachele Scarpa, intervenendo all'incontro "Giustizia secondo Costituzione", un evento promosso dal Partito democratico per riflettere sullo stato della giustizia in Italia a partire dai principi fondanti della nostra Carta costituzionale.