MACCHIA INDELEBILE PER ITALIA
"Il deferimento dell'Italia all'Assemblea degli Stati parte della Corte Penale Internazionale è un atto politico e diplomatico di gravità eccezionale, che conferma ciò che avevamo denunciato fin dal primo giorno: la gravità della condotta del governo Meloni che ha scelto deliberatamente di non rispettare i propri obblighi internazionali, rimpatriando in Libia con volo di Stato Almasri, un assassino, torturatore e trafficante di esseri umani ricercato dalla CPI. Avevamo chiesto alla Presidente Meloni di riferire immediatamente in Parlamento per spiegare chi avesse autorizzato quella grave decisione e perché l'Italia avesse scelto di voltare le spalle alla giustizia internazionale. Non è mai arrivata una risposta seria. Oggi arriva invece la risposta della Corte dell'Aia: l'Italia viene deferito per inadempimento ad una richiesta di cooperazione e dunque per violazione dello Statuto di Roma. L'Italia, che ha ospitato la firma di questo Statuto, rischia dunque una condanna formale che sarebbe una macchia indelebile sulla reputazione internazionale del nostro Paese. Il governo Meloni si assumerà anche questa grave responsabilità di fronte alla storia." Lo dichiara Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e capogruppo in commissione politiche europee.
"Nell'Italia di Giorgia Meloni si sospendono per 5 giorni parlamentari antifascisti, me compresa, che hanno pacificamente impedito a neofascisti e neonazisti di varcare la soglia della Camera dei deputati e usare la sala stampa.
Ci avrebbero dovuto ringraziare per aver impedito un tale sfregio e invece siamo stati giudicati colpevoli di antifascismo e per questo non potremo partecipare ai lavori della Camera per 5 giorni. Una decisone vergognosa e pericolosa, voluta dalla destra nell’ufficio di presidenza della Camera e di cui Fontana si assume la responsabilità, un segnale per dare soddisfazione alla galassia neofascista e neonazista che infatti ha prontamente esultato, promettendo di tornare presto a Montecitorio.
Di contro, sempre nell’Italia di Giorgia Meloni, si prepara lo scudo per salvare la ex capa di gabinetto del ministro Nordio dal processo per il caso Almasri e si sanziona senza conseguenze un ex sottosegretario che ha omesso di comunicare alla Camera la sua partecipazione in una società intestata alla figlia diciottenne di un prestanome della camorra.
L'antifascismo è la prima garanzia per la democrazia di questo Paese e non ci può essere spazio nelle istituzioni della Repubblica per chi si richiama esplicitamente al periodo più buio della nostra storia contemporanea, segnato da una dittatura sanguinaria e liberticida com'è stato il fascismo.
Sappiamo che per la destra che è al governo la Costituzione è un fastidio perché si basa proprio sull'antifascismo. Stanno provando in ogni modo a smontarla e a indebolirne i valori fondamentali, ma noi la difenderemo nelle urne, nelle piazze e in Parlamento. I fascisti non possono entrare nelle istituzioni della Repubblica. L'ho detto e lo ripeto: lo rifarei altre 100 volte". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Le dichiarazioni della Presidente del Consiglio, che dopo il referendum aveva assicurato ‘non coprirò più nessuno’, sono oggi smentite dai fatti. Con il voto della sua maggioranza in Ufficio di presidenza, Meloni si assume indirettamente una responsabilità grave: quella di nascondere agli italiani le ragioni per cui il governo ha liberato Almasri, uno spietato assassino, torturatore e trafficante di esseri umani”. Così Chiara Braga al termine dell’Ufficio di Presidenza della Camera che ha approvato a maggioranza, con i soli voti della maggioranza, uno ‘scudo processuale’ in favore di Giusy Bartolozzi, già capo di gabinetto del Ministro della Giustizia, dimessasi pochi giorni fa dopo gravi prese di posizione contro la magistratura e coinvolta nel procedimento sul caso Almasri. “Quella dell’ufficio di presidenza è una decisione grave e ingiustificabile – prosegue Braga – una exit strategy preconfezionata per evitare imbarazzi al governo e al tempo stesso allontanare Bartolozzi dal processo. Altro che ‘non coprirò più nessuno’ - viene da chiedersi chi sia stato coperto finora - questa è l’ennesima copertura politica per tutelare i propri compagni di viaggio, mentre si continua a negare al Paese la verità sul caso Almasri.” Così Chiara Braga, Presidente dei Deputati del Partito Democratico alla Camera.
“Ancora una volta, sul caso Almasri, il Governo ha mentito. La ricostruzione secondo cui il rilascio sarebbe stato deciso per favorirne l’arresto in Libia è stata smentita dai fatti, mentre da Palazzo Chigi e Fdi è stata orchestrata una serie di comunicati identici per accreditarla come verità. Bugie istituzionali con versioni sempre diverse e contrastanti, iniziate nei giorni dell’arresto del tagliagole libico a gennaio, rilanciate in parlamento, procedute per mesi e rilanciate anche nei giorni scorsi quando la Libia ha deciso di arrestare Almasri. Ora basta, il Paese non può subire ulteriori umiliazioni su un caso di tale gravità. Le istituzioni meritano trasparenza, non propaganda” così una nota del capogruppo del PD nella commissione giustizia della camera, Federico Gianassi.
"È davvero squallido e ridicolo il post X sulla borseggiatrice pubblicato oggi da Salvini. Contento di donne incinte o con bimbi piccoli detenute in carcere. Questo è il vicepremier di un governo che, di fronte a un mandato di arresto internazionale nei confronti di un assassino e torturatore, invece di consegnarlo alla Corte Penale internazionale, lo ha rimandato in Libia con volo di Stato. Libia dove poi è stato arrestato. Di quale sicurezza parliamo? Questo è un governo che dopo tre anni di operato vede i reati e la criminalità crescere pericolosamente nei quartieri delle città. E mentre cresce la criminalità, il Governo ha tagliato fondi fondamentali per le politiche di prevenzione nelle comunità sui territori. È evidente che siamo di fronte a un Governo che fa propaganda sulla sicurezza, ma non è in grado di dare risposta ai problemi reali del Paese". Lo ha detto Piero De Luca, deputato del Pd e segretario regionale del Pd Campania, a Tagadà su La7.
“Dal Governo ci spiegano che sapevano tutto. Riaccompagnarono Almasri in aereo di Stato per favorire il corso della giustizia libica. Il rischio è che credano persino alle frottole che raccontano. Un’autodifesa goffa di chi non sa che pesci pigliare. Basterebbe chiedere scusa”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Dopo aver votato alla Camera nel 2010 per dire che Ruby era la nipote di Mubarak, oggi la Meloni vuole farci credere che Almasri è stato arrestato perché l’Italia lo ha liberato. Siamo davvero al ridicolo” Così la deputata democratica, responsabile giustizia del Pd, Debora Serracchiani.
«Il governo si arrampica sugli specchi. È ridicola la versione di Palazzo Chigi secondo cui Almasri sarebbe stato rilasciato dall’Italia solo per favorirne l’arresto in Libia: se davvero questa fosse stata la strategia, perché non è stato fermato al suo rientro nel proprio Paese?
E soprattutto, se l’intenzione era quella di consegnarlo alla giustizia, perché non è stato consegnato direttamente alla Corte penale internazionale, come previsto dal diritto internazionale? Questa vicenda si fa di volta in volta più grave e confusa. Ed è disdicevole constatare un livello crescente di disinformazione da parte di chi, al governo, dovrebbe servire con serietà e trasparenza le istituzioni italiane. Meloni aveva promesso di assicurare alla giustizia i mercanti di esseri umani in tutto il globo terracqueo. Il risultato, per ora, è una figura imbarazzante per l’Italia e per il suo stesso governo” così il capogruppo democratico in commissione affari europei, Piero De Luca commenta la ricostruzione dell'accaduto fatta filtrare alla stampa da Palazzo Chigi.
«Apprendiamo con sollievo che, secondo il ministro Tajani, “non se ne sta occupando” e che, come conferma il portavoce di Forza Italia, “il governo non c’entra nulla” con l’arresto in Libia del generale Almasri. Visto il risultato, forse è il caso che il governo cominci a non occuparsi di molte altre questioni: giustizia, economia, sanità, scuola, ambiente. Potremmo finalmente assistere a qualche miglioramento. La maggioranza si limiti a lasciare che la giustizia faccia il proprio corso, invece di tentare continuamente di mettere i bastoni tra le ruote ai regolari procedimenti . Dopo la carcerazione del criminale Almasri in Libia, sarebbe un’onta gravissima per la Camera sollevare il caso davanti alla Corte costituzionale per estendere lo scudo giudiziario a Bartolozzi. La maggioranza ci ripensi e fermi questa squallida forzatura istituzionale” così il deputato democratico, componente della giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera, Matteo Orfini
Il governo italiano ha trattato con guanti di velluto un torturatore che oggi il suo paese, la Libia, ha arrestato. Uno schiaffo al ministro Nordio e agli altri ministri coinvolti che mai risponderanno di una decisione che ha ostacolato la Corte Penale internazionale e impedito che si facesse giustizia delle sofferenze inflitte a centinaia di persone finite nelle mani di Almasri accusato di torture e crimini contro l’umanità. Così hanno gettato discredito sulle istituzioni coinvolgendo anche il parlamento per crearsi uno scudo e non rispondere del loro operato.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“La decisione della Procura generale libica di disporre la custodia cautelare del generale Almasri per omicidio e violazioni dei diritti umani rappresenta una pietra tombale su un caso che ha mostrato una gestione torbida e inqualificabile da parte del governo. A questo punto non ci sono più alibi: chi ha coperto e giustificato deve fermarsi.
Continuare su questa strada, arrivando perfino a forzare il parlamento o a sollevare conflitti costituzionali per difendere l’indifendibile, metterebbe in imbarazzo l’Italia e le sue istituzioni più di quanto già non sia avvenuto. Alla maggioranza chiediamo di fermarsi, per rispetto della giustizia e della dignità delle nostre istituzioni”.
Così la deputata Democratica Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico
“La Libia, con la decisione della sua Procura generale di disporre la custodia cautelare del generale Almasri, accusato di omicidio e violazioni dei diritti umani, dimostra di essere oggi più avanti del nostro Paese nella difesa della giustizia e della legalità.
Mentre a Tripoli si perseguono i responsabili di gravi crimini, in Italia si liberano e si tenta di giustificare l’ingiustificabile, arrivando persino a sollevare un conflitto di attribuzioni davanti alla Corte costituzionale per coprire scelte politiche e morali indifendibili. Un simile gesto rappresenterebbe un’onta difficilmente cancellabile per le nostre istituzioni e per l’immagine dell’Italia nel mondo. A questo punto, sarebbe bene che la maggioranza si fermasse. La giustizia non può essere piegata al potere politico” così la capogruppo democratica nella giunta per le autorizzazioni a procedere della camera, Antonella Forattini.
Mentre il governo italiano ha fatto liberare e fuggire un criminale responsabile di omicidi, stupri e torture, persino la Libia dimostra di essere più avanti dell’Italia nella difesa della legalità. La Procura generale della Libia ha infatti ordinato la custodia cautelare in carcere del generale Almasri, ex capo della sicurezza delle carceri di Tripoli, accusato di omicidio e violazioni dei diritti umani nei confronti di dieci detenuti.
L’ex funzionario, già ricercato dalla Corte penale internazionale, è stato deferito al giudizio del tribunale libico.
Mentre la Procura libica agisce contro chi si è macchiato di crimini contro l’umanità, il governo italiano — che si proclama “difensore dei valori occidentali” — ha invece scelto di non consegnare alla corte penale internazionale un pericoloso criminale, tradendo le vittime e offendendo la memoria di chi ha sofferto sotto la violenza e l’abuso di potere.
È un paradosso che oggi sia la Libia a dare lezioni di giustizia all’Italia. Il Governo Meloni deve vergognarsi”. Così una nota del capogruppo del Pd in commissione e giustizia della camera, Federico Gianassi.
“La maggioranza continua a ostacolare il regolare corso della giustizia.
Dopo aver impedito l’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri Nordio e Piantedosi e del sottosegretario Mantovano nel caso Almasri, oggi tenta, in modo del tutto improprio, di estendere lo ‘scudo giudiziario’ anche al capo di gabinetto del Ministero della Giustizia, Bartolozzi.
Questo nuovo intervento rappresenta l’ennesimo tentativo di interferire con il lavoro della magistratura e conferma la gravità di quanto accaduto nei giorni in cui il Governo si è adoperato per liberare un criminale acclarato, responsabile di crimini e violenze gravissime.
Un comportamento che offende la giustizia e mina la credibilità delle istituzioni.
Siamo di fronte a una responsabilità politica enorme: la maggioranza vuole impedire che emerga la verità.
Ma la verità deve venire alla luce, perché nessuno — nemmeno il Governo — può considerarsi al di sopra della legge.”
Così Antonella Forattini e Federico Gianassi, rispettivamente capogruppo del Partito Democratico in Giunta per le autorizzazioni e Commissione Giustizia della Camera, commentano il voto di oggi della Giunta, con cui la maggioranza - con il voto contrario delle opposizioni - ha chiesto alla Camera di sollevare un conflitto di attribuzioni per estendere a Bartolozzi lo scudo giudiziario.
In un Paese serio non possono esserci due ministri della Giustizia.
“Le rivelazioni del quotidiano Domani sul viaggio a Capri della Capa di gabinetto del ministro Nordio, Giusi Bartolozzi, sono troppo gravi per consentire ancora alla Presidente Meloni e al Ministro Nordio di fare finta che non ci sia un problema al ministero della Giustizia”. Lo afferma il deputato Andrea Casu, componente della presidenza del Gruppo Pd. “L’utilizzo, se confermato, di una motovedetta riservata esclusivamente alle missioni speciali e ufficiali dei ministri, per raggiungere l’isola insieme al marito rappresenterebbe un fatto di estrema gravità, incompatibile con il ruolo che Bartolozzi ricopre”.
Casu ricorda che “la stessa Bartolozzi risulta indagata per false dichiarazioni nell’ambito del caso Almasri, e che già la scorsa settimana la collega Serracchiani aveva denunciato in Aula, durante il Question Time, l’anomalia di una “ministra ombra” con una propria segreteria e un potere crescente dentro via Arenula. A questo punto – sottolinea – non basta più il silenzio imbarazzato o le mezze verità: serve fare piena chiarezza”.
"In attesa che venga fatta piena luce su tutti gli aspetti di questa vicenda il ministro Nordio e la presidente Meloni – conclude Casu - devono assumersi le proprie responsabilità politiche. Non possono più far finta di nulla: in un Paese serio, non possono esserci due ministri della giustizia, le dimissioni della Bartolozzi sono un atto dovuto non più rinviabile”.