Mercoledì 16 luglio 2025, ore 16:30
Oggi pomeriggio, mercoledì 16 luglio, alle ore 16:30, presso la Sala Berlinguer di Palazzo dei Gruppi, via Uffici del Vicario 21 (Camera dei Deputati), si terrà la conferenza stampa dal titolo “PSNAI 2021-2027: Piano Strategico o eutanasia delle Aree Interne?”.
L’incontro – organizzato dall’On. Claudio Stefanazzi, deputato del Partito Democratico, in collaborazione con CERSTE, amministratori locali, associazioni di sviluppo rurale e rappresentanti del terzo settore – intende aprire un confronto pubblico sul nuovo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027, che interessa quasi 4.000 Comuni e oltre 13 milioni di cittadini. In collegamento diretto vi saranno rappresentanti di più di 100 Comuni italiani, per garantire la partecipazione diffusa delle comunità coinvolte.
Porteranno i saluti istituzionali l’On. Claudio Stefanazzi; modererà i lavori l’ing. Alfonso Scarano, Vice Presidente CERSTE.
Interverranno:
· Cosimo Durante – GAL Terra d’Arneo
· Fausto Faggioli – Presidente Earth Academy
· Virgilio Caivano, Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni Italiani
· Marco Pisanu – Sindaco di Siddi
· Massimiliano Liani – Sindaco di Cineto
· Bruno Biserni – Presidente GAL L’Altra Romagna
· Laura Mazza – Presidente FederFormazione
· Andrea Zanzini – Direttore Appenninol’Hub
· Fabio Roggiolani – Presidente EcoFuturo
“I ritardi infrastrutturali della Provincia di Siena e del Sud della Toscana vanno ancora colmati ma è soprattutto grazie ai governi a guida Pd, sia nazionali che regionali, se sono state stanziate le risorse oggi utilizzate per mettere in sicurezza ed ammodernare le strade e le ferrovie locali”. Lo dichiarano in una nota i parlamentari Pd, Marco Simiani e Silvio Franceschelli, a margine dell’iniziativa pubblica “Gradi opere, visioni e territorio: confronto sulle scelte strategiche” organizzata a Siena dal Partito Democratico comunale.
“La destra in tre anni di governo - sottolineano i dem - non solo non è riuscita a portare un euro in più rispetto a quanto già programmato, ma c’è addirittura il rischio concreto, con Salvini al Ministero, che vengano spostate altrove anche le risorse già stanziate, come già successo spesso in altri territori della regione: per la Tirrenica, l’interporto di Livorno o la tramvia di Firenze. La Toscana è una regione estesa, con vaste aree poco antropizzate che spesso restano ai margini della pianificazione nazionale". "È necessario garantire una vera perequazione tra i territori, assicurando servizi essenziali, dallo sport, alla gestione dei rifiuti, fino ai trasporti, anche ai piccoli comuni e alle aree interne, al pari delle grandi città. È quindi necessario aggiornare il contratto di programma con Anas e RFI, per progettare nuove infrastrutture che completino un sistema della mobilità locale. Solo con investimenti mirati e una visione strategica si può garantire uno sviluppo equilibrato, sostenibile e inclusivo”, concludono Simiani e Franceschelli.
"Il caos nei trasporti ferroviari continua senza sosta e il governo Meloni si nasconde dietro il numero di cantieri mentre è sempre più evidente che il problema non sono i lavori ma l'assenza di un ministro che continua a negare la realtà invece di affrontarla. Dai dati che abbiamo analizzato, sia le interruzioni di linea sia i minuti di ritardo nel primo semestre 2025, sono aumentati esponenzialmente rispetto al primo semestre dell'anno scorso, con percentuali solo nella tratta alta velocità Roma-Milano superiori al 30% e nessuna voce si è ancora alzata dal governo per cercare di fermare questa deriva che anzi, viene negata e nascosta dall'inutile percentuale del numero di treni in ritardo che non tiene in nessun conto il numero di ore che vengono sottratte alla vita degli italiani". Lo dichiara in una nota il deputato dem Andrea Casu, vicepresidente della commissione Trasporti.
"Se - sottolinea Casu - come giustamente denunciato da Codacons, gli orari estivi adesso porteranno anche il tempo di percorrenza ad agosto ad aumentare mediamente di 100 minuti in più per compiere ad esempio la tratta Roma-Milano, chi rimborserà i passeggeri, anche quelli che hanno comprato il biglietto prima del cambiamento di orario, per questo ritardi? I disservizi non possono continuare ad essere scaricati tutti, su passeggeri e lavoratori, in particolare chi deve raggiungere le aree interne con sempre maggiore difficoltà. Per questo sosteniamo con grande forza la proposta di Assoutenti: serve subito il fondo di indennizzi per i passeggeri per compensare gli enormi disagi che stanno vivendo. Se l'Italia avesse davvero un ministro dei Trasporti, la priorità di Salvini non sarebbe occuparsi d'altro o andare in giro per il mondo a dare martellate, ma restare in Italia a battere i pugni sul tavolo per fermare il record di ritardi e chiedere al suo collega di partito che guida il Mef di autorizzare subito il fondo a sostegno dei passeggeri colpiti dai disagi", conclude.
“Altro che decreto infrastrutture. È un testo confuso, opaco e privo di visione. Non risponde a nessuna delle vere urgenze del Paese. Serve solo a blindare l’opera feticcio di Salvini sullo Stretto e a distribuire mancette a sindaci amici.” Così Anthony Barbagallo, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Trasporti della Camera, ha espresso in Aula la netta contrarietà del PD al provvedimento, durante la seduta conclusiva dell’esame parlamentare.
“Il decreto – prosegue Barbagallo – non affronta le reali emergenze infrastrutturali del Paese. Manca un piano per colmare i divari territoriali. Nessuna opera strategica viene finanziata davvero. Le risorse sono spalmate in modo clientelare. L’iter in Commissione è stato segnato da continue riformulazioni all’ultimo minuto, che hanno impedito un confronto trasparente e democratico. Il PD è riuscito a fermare due misure gravissime: la prima, volta a ridurre i controlli antimafia nel settore dell’autotrasporto; la seconda, l’aumento dei pedaggi autostradali dal primo agosto. Ma resta un testo che toglie fondi alle province più fragili. Proroga l’uso dei diesel Euro 5 fino al 2026, tradendo gli impegni europei sulla qualità dell’aria. Scarica inoltre la responsabilità sulle Regioni. Anche l’emergenza idrica è gestita in modo assurdo, con fondi distribuiti ovunque tranne che nei territori più colpiti, come il Sud e le isole. Il cuore del provvedimento, però, resta sempre e solo il Ponte sullo Stretto. Il governo ha costruito un intero impianto normativo attorno a un’opera ideologica. Sette leggi e oltre cinquanta articoli approvati in questa legislatura. Deroghe continue, costi moltiplicati, e un appalto concesso a un’impresa che aveva perso in primo grado. Ora torna in campo con un progetto quattro volte più costoso. Il tutto mentre si tenta di trasformare il ponte in un’opera strategica militare. Ma con un ‘franco navigabile’ di soli 65 metri, non consentirà nemmeno il passaggio delle principali portaerei americane, che superano gli 80 metri. Altro che difesa nazionale. È un’opera che crea più problemi di quanti ne risolva. Infine, il governo non rinuncia alla lottizzazione nemmeno nello sport. Milioni di euro destinati all’ACI per eventi che probabilmente non si faranno. E una presidenza affidata al figlio del Presidente del Senato, dopo un commissariamento e una norma su misura. Tutto questo è il simbolo di un metodo basato su sprechi, familismo e propaganda. Per queste ragioni, il Partito Democratico vota contro un decreto che disegna un’Italia sbagliata. Marginalizza i territori, le aree interne e calpesta le vere priorità del Paese.”
“Il governo Meloni continua a puntare tutto sul Ponte sullo Stretto, ma ignora le vere priorità infrastrutturali della Sicilia. Si tratta di un progetto che rischia di diventare una cattedrale nel deserto: inutile se non si interviene prima sulla viabilità ordinaria, sulle ferrovie e sui collegamenti interni. Come si può pensare di collegare due sponde, quando per andare da Catania a Trapani servono ancora otto ore?”. Così la deputata Siciliana del Pd Maria Stefania Marino, intervistata sui social dei deputati dem.
“È uno spreco di denaro pubblico – prosegue l’esponente Pd – si parla di 14,5 miliardi di euro per un’opera che molti studiosi giudicano obsoleta e non fattibile. Quelle risorse potrebbero essere investite per migliorare la sanità, combattere la dispersione scolastica, affrontare il problema della siccità e mettere in funzione invasi ancora inutilizzati per mancanza di fondi. Vorrei sottolineare come i cittadini siciliani vivano un disagio crescente: oggi in Sicilia chi si ammala fatica a curarsi, le scuole vengono accorpate, i giovani lasciano le aree interne. E il governo, invece di colmare il divario Nord-Sud, lo aumenta. Si preferisce un’opera simbolo, ma inutile, alla qualità della vita delle persone”.
“Anche sul Dl Montagna – conclude Marino – approvato ieri alla Camera, il governo ha bocciato tutti i nostri emendamenti per contrastare lo spopolamento delle aree interne. È chiaro che il Partito Democratico continuerà a opporsi, non al ponte in sé, ma a questa visione distorta delle priorità del Paese. Vogliamo un’Italia che garantisca gli stessi diritti a tutti, da Bolzano a Palermo”.
“Ancora una volta, la destra al governo ha scelto di voltare le spalle alla Sicilia più fragile: quella delle aree interne e montane, delle comunità che resistono allo spopolamento, alla mancanza di servizi, all’abbandono istituzionale. Tutti i miei emendamenti alla legge sulla montagna – mirati a rilanciare i piccoli comuni della nostra regione, con particolare attenzione alla provincia di Enna e Messina – sono stati bocciati in blocco. Una scelta ideologica e miope, che condanna al declino interi territori già messi in ginocchio”: è quanto dichiara la deputata PD Maria Stefania Marino, commentando l’esito del dibattito parlamentare sul Disegno di Legge Montagna in discussione a Montecitorio.
“Le mie proposte puntavano su misure concrete e immediate: l’istituzione di Zone Franche Montane per i comuni fino a 10.000 abitanti, con esenzioni fiscali e contributive per residenti e imprese; il mantenimento dei presidi sanitari e scolastici nei centri più piccoli; interventi strutturali per il contrasto alla siccità e agli incendi; il ripristino delle Camere di Commercio locali per rafforzare la presenza istituzionale e il sostegno al tessuto produttivo. Si trattava di misure di buon senso, orientate alla crescita, alla coesione e alla giustizia territoriale. Purtroppo abbiamo assistito al solito copione: il Governo Meloni e la maggioranza di destra hanno detto ‘no’ a tutto, dimostrando ancora una volta il totale disinteresse per le aree interne del Sud e in particolare per quelle insulari, che vivono condizioni ancor più complesse a causa della marginalità geografica e dell’assenza di politiche mirate. Comunque non mi arrendo: continuerò a dare voce a questi territori, a chi resiste con dignità e coraggio, e a chi ha diritto a servizi, opportunità e futuro. Perché il rilancio della Sicilia passa anche e soprattutto dalla salvaguardia delle sue aree interne": conclude Maria Stefania Marino.
“La coltivazione della castagna, oltre ad essere un fattore di sostentamento economico per molte comunità, costituisce un presidio decisivo anche dal punto di vista paesaggistico e del contrasto al fenomeno del dissesto idrogeologico. Nei 10,5 milioni di ettari occupati da boschi, la frazione investita a castagno rappresenta il 7,53 per cento di quella forestale, per un totale di circa 780mila ha. In questo contesto abbiamo chiesto al governo, con un ordine del giorno approvato dalla Camera nel Dl Montagna, di adottare iniziative normative volte ad istituire nello stato di previsione del ministero dell'Agricoltura un Fondo destinato a promuovere e favorire interventi di ripristino, recupero, manutenzione e salvaguardia dei castagneti dei territori montani di particolare pregio paesaggistico, storico e ambientale, abbandonati ed esposti al rischio di dissesto idrogeologico”.
“Così il segretario di Presidenza della Camera e deputato Pd in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
“Con l’ordine del giorno n. 7 - aggiunge - che ho presentato a mia prima firma al Dl Montagna, insieme ai colleghi del Pd Forattini, Marino, Romeo, Andrea Rossi, ed accolto
dal Governo, abbiamo sottolineato che per i castagneti abbandonati e frammentati non vanno previste solo azioni di accorpamento fondiario ma anche forme di gestione associata che non modificano le piccole proprietà ma consentono di fare insieme gli interventi necessari per il recupero forestale e la commercializzazione dei prodotti e per invertire la tendenza allo spopolamento delle aree interne. Il rilancio dell'economia montana dovrà basarsi prevalentemente sulla valorizzazione del patrimonio forestale riservando risorse non solo al sostegno di questa attività ma anche alla formazione di professionalità, che ora scarseggiano o mancano completamente, indicate dai consorzi agroforestali e dalle associazioni di produttori presenti in montagna. Un segnale importante - conclude - per invertire la tendenza e sostenere un settore importante”.
“Altro che ‘nessun abbandono’: il Governo Meloni ha deciso di istituzionalizzare il declino delle aree interne, relegandole a territori da dismettere. Le parole dei rappresentanti locali di Fratelli d'Italia sono soltanto un tentativo maldestro di mascherare l’evidenza di una scelta politica sbagliata e pericolosa”. Lo dichiara il deputato del Pd Marco Simiani replicando alle dichiarazioni fatte da esponenti di Fdi che avevano bollato come “polemiche sterili e fuorvianti” le critiche piovute sul nuovo Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne.
"Il documento approvato dal governo purtroppo parla chiaro: si prevede di accompagnare alcune aree verso uno spopolamento irreversibile, rinunciando di fatto a ogni tentativo di rilancio. È una visione cinica, che penalizza chi ha scelto di restare, investire e costruire futuro in territori montani e marginali.
L’esecutivo lascia volutamente indietro intere comunità che rappresentano una parte fondamentale dell’identità, dell’economia e della tenuta sociale del paese. Pensare che si possa governare così l'Italia, è miope oltre che anticostituzionale. La destra dovrebbe prendere invece esempio dalla Legge della Regione sulla 'Toscana diffusa': una serie di norme che vanno nella direzione opposta risorse ed interventi per rivitalizzare i piccoli centri, i borghi storici e le aree rurali e montane incentivando i servizi alla persona e la crescita economico e sociale”, conclude Marco Simiani.
Foti corregga il Piano per le aree interne raccogliendo le proposte dei territori
Il Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne del Governo è assolutamente irricevibile e necessita di profonde modifiche. E chi lo difende o non comprende l'italiano o è in malafede. Infatti cosa c'è da interpretare rispetto al fatto che l'obiettivo del governo è, testuale parole, "l'accompagnamento
in un percorso di spopolamento irreversibile" visto che "Un numero non trascurabile di Aree interne si trova già con una struttura demografica compromessa oltre che con basse prospettive di sviluppo economico e deboli condizioni di attrattività" e "Queste Aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza".
È un grave errore parlare di irreversibilità perché le condizioni per la ripresa devono essere create, non accettate come un destino già scritto.
Purtroppo, questo governo mostra un evidente deficit di proposte e di idee per affrontare concretamente la sfida dello spopolamento, limitandosi a dichiarazioni che rischiano di legittimare l’abbandono invece che il rilancio. Basti pensare che l’investimento previsto dal Governo per il Piano Strategico Nazionale per le Aree Interne è meno di mezzo miliardo di euro per l’intero Paese, una cifra largamente inferiore a quanto investito, tanto per dire, dalla Regione Sardegna nella propria Programmazione Territoriale.
Resta dunque l’errore politico e terminologico di quella frase, che fotografa una realtà complessa e differenzia la visione politica di destra e sinistra. La destra con le sue misure continua a sostenere il rafforzamento dei territori già forti, rischiando di trascurare i più deboli. Di contro occorrerebbe operare per garantire a tutti pari opportunità e diritti, impegnandosi per non lasciare indietro nessuno.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato del Partito Democratico
“Il Partito Democratico è da sempre in prima linea nella difesa e nella valorizzazione delle aree interne. Dopo la battaglia parlamentare contro la pasticciata legge per la montagna, continueremo il nostro impegno nei territori per contrastare l’impostazione profondamente sbagliata del nuovo Piano strategico nazionale per le aree interne 2021–2027, voluto dal governo Meloni. Un piano che, di fatto, sancisce una lenta eutanasia per centinaia di territori e comunità che rappresentano l’ossatura del nostro Paese. Parliamo di migliaia di comuni e milioni di cittadini, un patrimonio umano, ambientale ed economico che la destra al governo considera sacrificabile. È una visione inaccettabile, che va combattuta con determinazione e unità. Accogliamo con favore il fatto che anche AVS consideri questa battaglia una priorità da porre al centro dell’agenda politica nazionale, unendosi all’appello rivolto a tutte le forze di opposizione per costruire un fronte parlamentare e territoriale forte e coeso, capace di difendere il ruolo vitale delle aree interne per il futuro dell’Italia. Serve un'altra idea di Paese, che riconosca le aree interne non come zone marginali da accompagnare al declino, ma come spazi strategici per un’Italia più giusta, unita e sostenibile.” Così Toni Ricciardi, Vicepresidente del Gruppo PD alla Camera dei Deputati.
“Penso che sia arrivato il tempo di velocizzare prima di tutto sul programma e sulla coalizione e indicare il candidato presidente per la CAMPANIA. L’avversario del PD e del centro sinistra è il governo Meloni e il centrodestra. Il mio augurio è che tutti abbiano come avversario il centrodestra che sta di fatto massacrando il mezzogiorno. Le elezioni regionali saranno l’ultimo banco di prova per le prossime elezioni politiche.
A mio avviso, la proposta unitaria va fatta sul programma e sui temi che toccano la vita delle persone come la sanità pubblica, lo sviluppo sostenibile, la scuola pubblica e le politiche sociali. Dobbiamo mettere al centro le nuove generazioni e le aree interne. Su questi principi si può costruire una coalizione intelligente, innovativa, inclusiva e di cambiamento. Poi il perimetro della coalizione si definirà naturalmente e mi auguro sia il più largo possibile e la sintesi di tutto ciò dovrà essere il candidato presidente. Il modello Napoli è stato un modello vincente perché Gaetano MANFREDI incarna la sintesi del progetto”. Lo ha detto Stefano Graziano, deputato campano e capogruppo pd in commissione difesa di Montecitorio in una intervista al Mattino.
“Come si può pensare di rilanciare i territori montani italiani con la cifra stratosferica – si fa per dire – di 100 milioni all’anno? Una legge che pretende di affrontare emergenze strutturali con risorse ridicole è solo propaganda”. Lo dichiara Toni Ricciardi, deputato democratico e vicepresidente del gruppo PD alla Camera intervenendo in aula alla camera sulla legge per il riconoscimento e la promozione delle zone montane. “La montagna italiana oggi è il grande malato del Paese che anticipa dinamiche che in assenza di interventi adeguati toccheranno tutto il territorio nazionale: desertificazione demografica, crisi del lavoro, fuga dei giovani, collasso dei servizi. In questi territori, per ogni due persone che escono dal mercato del lavoro, quando va bene ne entra una. Altro che risveglio: stiamo assistendo a un declino annunciato. E mentre il Governo blatera di un ‘Paese dei campanili’, Calderoli dimentica – o finge di dimenticare – che fu proprio lui, da ministro, nel 2010 ad azzerare il Fondo nazionale della montagna. Oggi torna con lo stesso impianto: finanza derivata, risorse scarse, criteri opachi, e uno sbilanciamento evidente a favore delle aree già forti del Centro-Nord a scapito del Mezzogiorno. Se davvero si voleva fare qualcosa per questi territori, bisognava garantire servizi essenziali – sanità, scuola, trasporti – e sostenere lo sviluppo locale. Invece si danno 50 euro a neonato e si tagliano 5.600 docenti. È questa la vostra idea di futuro per le aree interne? Questa legge è solo uno spot elettorale e Calderoli, ancora una volta, ne è il regista. Lui che dovrebbe essere il ministro più vicino alle amministrazioni locali è quello che più le colpisce e le dileggia approfittando delle divisioni della maggioranza”.
“Il primo caso italiano di dermatite nodulare contagiosa dei bovini, confermato in Sardegna, rappresenta un segnale d’allarme per l’intero comparto zootecnico nazionale. Una malattia virale non trasmissibile all’uomo, ma con gravi conseguenze economiche per gli allevatori: febbre, calo della produzione di latte, lesioni cutanee e, nei casi più gravi, la morte degli animali. Le ricadute sul commercio e sulla movimentazione del bestiame rischiano di essere devastanti, soprattutto in una regione insulare dove la zootecnia è spesso l’unico presidio economico nelle aree interne.”
“Accogliamo con favore la convocazione urgente dell’Unità di crisi presso l’Assessorato regionale alla Sanità, ma occorre ora un’azione decisa e coordinata: delimitazione immediata delle aree interessate, rafforzamento dei controlli sanitari, piena trasparenza sull’origine del contagio e un piano nazionale di contenimento e indennizzo. Serve una strategia chiara che tuteli gli allevatori e prevenga la diffusione del virus nel resto d’Italia.”
“Il Governo nazionale non può restare fermo: servono risorse straordinarie, sostegno diretto alle aziende zootecniche colpite, una campagna informativa capillare e controlli rigorosi sui flussi commerciali. È essenziale riferire in Parlamento sulle misure già adottate e su quelle ancora da mettere in campo. Non possiamo permettere che una crisi sanitaria come questa si trasformi in una nuova emergenza economica per la Sardegna.”
Lo dichiara il deputato PD Silvio Lai.
“Quanto accaduto lo scorso 12 giugno è di una gravità inaudita. Il Ministero dell’Interno ha ammesso con comunicazione ufficiale che non è stato in grado di erogare per intero la prima rata del Fondo di solidarietà comunale 2025 a causa della mancanza di liquidità dello Stato centrale. A essere versata è stata solo un’anticipazione parziale, il 3 giugno, rinviando a data indefinita il saldo residuo. Questo significa che lo Stato non ha cassa, ma soprattutto che il Governo ha deciso di scaricare le conseguenze della propria inefficienza finanziaria sui Comuni, spesso già in condizioni di sofferenza strutturale, soprattutto nelle aree interne e nelle regioni più fragili, quelli destinatari dei fondi di solidarietà. Non siamo di fronte a un normale ritardo amministrativo, ma a un segnale preoccupante di crisi finanziaria che intacca la propaganda mensile del Mef sulle entrate e sul fabbisogno decrescente. Ma sopratutto rischia di compromettere servizi essenziali a livello locale. I Comuni, primi presìdi di cittadinanza, vengono messi in condizione di non poter programmare la spesa, pagare i fornitori o garantire i servizi ai cittadini”.
Lo dichiara il deputato PD della Commissione Bilancio, Silvio Lai.
“A ciò si aggiunge - prosegue Lai - il blocco dell’erogazione delle risorse previste dall’art. 1, comma 563, della legge 29 dicembre 2022, n. 197 (Legge di Bilancio 2023), destinate a interventi nei piccoli comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti. La graduatoria del bando relativo a tali risorse è stata pubblicata il 4 agosto 2024, ma a quasi un anno di distanza nessun trasferimento è stato ancora effettuato. Serve trasparenza e responsabilità. Per questo chiederó, anche con una interrogazione, che il Governo riferisca urgentemente al Parlamento su: quale sia la reale situazione della liquidità statale; quanti altri bandi risultino fermi per motivi analoghi; quali misure intenda adottare per garantire immediatamente le risorse spettanti ai Comuni”.
“Nel mondo c’è un’enorme questione urbana dove si decide il futuro del pianeta. Le città crescono. Milioni di esseri umani si ammassano nei punti alti dello sviluppo cercando una vita migliore. E non sempre è così. L’Italia è dentro questa epoca, anche se la nostra terra riceve popolo ma anche lo allontana. Nella giornata delle periferie bisogna prendere atto dello squilibrio evidente che ormai esiste tra periferie urbane, aree interne e aree pregiate delle città e delle metropoli dove si addensa sviluppo, capitali, lavoro e crescita. La Costituzione italiana va integrata con il riconoscimento della grande questione urbana all’articolo 44, dove si parla soltanto e ancora di squilibrio tra città e campagna. Questo è il presupposto per una rivoluzione copernicana delle politiche pubbliche di investimenti nelle aree urbane. Che porti lavoro, densità e qualità ambientale. Favorendo il lavoro che rimane il vero problema sociale delle periferie e delle aree interne. Serve una cura ‘salesiana’ fatta di strutture comunitarie, formative, occupazionali e spirituali. Una cura promossa dalle istituzioni. E non più solo, come un tempo, dalla Chiesa”. Così il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.