“Il governo ascolti il grido di dolore dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo che il 4 giugno prossimo manifesteranno a Piazza Santi Apostoli a Roma. Quando più del 60 per cento non lavora e tante produzioni sono bloccate significa che non c’è nessuna politica a sostegno del settore. Siamo a fianco delle associazioni che si stanno mobilitando e che pretendono che vengano ricevute dal ministro Sangiuliano. Allo stesso tempo le commissioni Lavoro e Cultura audiscano le associazioni e rapidamente approvino la risoluzione che abbiamo presentato due settimane fa, a prima firmata Matteo Orfini, che interviene sulla condizione materiale di tanti artisti e tecnici che rischiano di attraversare un momento difficile. Non c’è un minuto da perdere”. Così i deputati dem Irene Manzi e Arturo Scotto, rispettivamente capigruppo Pd in commissione Cultura e Lavoro.
Produzioni internazionali stanno scappando dall’Italia
“Mollicone si arrampica sugli specchi ed utilizza argomenti pretestuosi per difendere l’indifendibile. Un conto è correggere alcuni aspetti di una legge che ha funzionato e che dopo otto anni è giusto revisionare anche per adattarla ai mutamenti del settore, altra cosa è colpire il cuore della produzione cinematografica e costruire un groviglio di norme che, annunci e semplificazioni a parte, neanche il ministro e il sottosegretario sono in grado di spiegare. E non è un caso che in questi giorni chi si occupa di promozione internazionale a Cannes sta vivendo con imbarazzo le reazioni dei grandi produttori internazionali che già annunciano di voler andare a girare altrove pur di evitare la
palude della burocrazia e la politicizzazione delle scelte imposte da Sangiuliano” così in una nota i deputati democratici della commissione cultura della Camera, replicano al presidente Mollicone. “Mollicone parla di nuovo tax credit - concludono - noi vediamo solo il taglio drastico di 130 milioni di euro, di questo vogliamo di confrontarci in commissione non appena sarà calendarizzata la nostra risoluzione parlamentare, depositata oggi, di cui chiederemo l’esame urgente”.
Democratici presentano risoluzione per potenziare finanziamenti industria audiovisiva
“Il governo sta mettendo in ginocchio il settore cinematografico e audiovisivo. Il nuovo decreto di riparto dei fondi è un duro colpo per le produzioni che avrà effetti devastanti sulla capacità del nostro sistema di attrarre i grandi investimenti internazionali” così i deputati democratici della commissione cultura della camera che hanno presentato una risoluzione parlamentare, su cui verrà chiesta la discussione urgente in commissione, che impegna il governo a un cambio di passo e a potenziare gli investimenti nell’industria cinematografica e audiovisiva italiana. “Il decreto di riparto del fondo cinema - aggiungono i democratici - è devastante: 130milioni di euro di tagli ai tax credit, incertezza normativa, raddoppio dei progetti speciali che il ministro può autorizzare direttamente a suo piacimento, tagli ai contributi automatici e il ritorno dei contributi selettivi con commissioni nominate dalla politica senza criteri che dovranno decidere sulle scelte dei produttori e degli autori e promuovere opere che esaltino l’italianità. È un grave passo indietro per l’intero sistema - aggiungono - che avrà effetti negativi sia economici che occupazionali. Sangiuliano non si rende conto di quello che sta facendo e non stupisce che proprio in questi giorni a Cannes si parli di un ‘caso italiano’ con i grandi gruppi intenzionati a girare in altri paesi europei”. La risoluzione a prima firma Matteo Orfini è sottoscritta da Irene Manzi, Nicola Zingaretti e Mauro Berruto ed impegna il governo: ad adottare iniziative volte ad incrementare l’entità dei finanziamenti destinati al settore cinematografico e dell'audiovisivo; ad adottare iniziative per potenziare il fondo per il tax credit per il cinema, valutando anche la possibilità di estenderlo al settore teatrale e musicale; a promuovere iniziative a tutela e sostegno del comparto cinematografico in tutta la sua evoluzione tecnologica; al fine di sostenere la produzione, a ripartire le risorse dei contributi selettivi disponibili in maniera congrua e nel rispetto di tutte le tipologie;
ad avviare politiche di sostegno dei livelli occupazionali dell’industria cinematografica e per l’intera filiera culturale a sostegno di una politica di cultura fruibile ed autonoma; a promuovere lo sviluppo della cultura ed incentivare la fruizione nelle sale cinematografiche riconoscendo, ad un pubblico di età compresa tra i 14 e i 18 anni, la riduzione del biglietto di accesso alle sale cinematografiche”.
Sangiuliano politicizza modalità di finanziamento delle produzioni
“Il contenuto del decreto di riparto del fondo cinema e la tempistica di pubblicazione stanno avendo effetti devastanti sulla promozione del cinema italiano a Cannes. Il taglio di circa 130 milioni di euro al tax credit non sta passando inosservato agli operatori internazionali così come il raddoppio dei contributi selettivi che riportano il sistema di finanziamento della produzione audiovisiva indietro nel tempo con lungaggini, burocrazia e il rischio di politicizzazione delle scelte da parte di commissioni nominate dalla politica senza ancora nessuna indicazione sulle modalità di scelta dei commissari. A tal riguardo, l’occupazione degli istituti culturali che sta portando avanti il ministro Sangiuliano non fa bene sperare, il timore è che anche nel cinema vengano nominati gli amici degli amici e i compagni di partito”. Così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi.
Raddoppiati i fondi per i progetti che il ministro può autorizzare direttamente
“Il decreto del riparto del fondo cinema firmato dal ministro Sangiuliano conferma tutte le nostre preoccupazioni. Il tax credit cinema viene tagliato di circa 130 milioni di euro, ridotti di 20 milioni di euro anche i contributi automatici e aumentati i contributi selettivi. Il combinato disposto dell’intervento del ministro Sangiuliano è quindi un taglio netto alla produzione cinematografica e audiovisiva e un aumento della politicizzazione delle scelte di finanziamento e non stupisce che il ministro abbia raddoppiato i fondi per i progetti speciali, quelli che può autorizzare direttamente dal suo ufficio. Il ministro ha adesso il dovere di spiegare pubblicamente, e nel dettaglio, le motivazioni di questo intervento che penalizza un settore industriale strategico per il nostro paese con importanti effetti moltiplicativi sull’economia e l’occupazione” così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, commenta il decreto di riparto del fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo per l’anno 2024.
Governo punta a depotenziare e politicizzare misura fondamentale per industria cinematografica
“Ancora nulla di fatto su tax credit cinema e audiovisivo, l’inattività del ministro Sangiuliano è la causa della grave frenata dell’industria cinematografica”. Così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, dopo che “per sopravvenuti impegni del governo” e’ stato annullato il question time previsto domani in Commissione Cultura dove doveva essere discussa un’interrogazione parlamentare del gruppo democratico sui gravi ritardi dei decreti sul tax credit cinema e audiovisivo. “Il settore cinematografico e audiovisivo - aggiunge Manzi - sta vivendo una brusca frenata per colpa dell’inattività del governo che, da un lato, taglia le risorse alla legge cinema e, dall’altro, anticipa nuove norme che depotenziano il tax credit, complicano e politicizzano le modalità di finanziamento delle produzioni. Quella di Sangiuliano è una grave responsabilità - sottolinea Manzi - perché l’incertezza sulle regole e sugli importi del tax credit sta penalizzando e rallentando molte produzioni nazionali e allontanando dal nostro paese importanti progetti internazionali con gravi effetti sull’economia e l’occupazione”.
“È più di un anno che l’industria cinematografica e audiovisiva sta chiedendo al governo chiarezza e certezza normativa ricevendo però solo rinvii, tagli alle risorse e annunci di nuove norme che complicano e politicizzano le modalità di finanziamento delle produzioni” così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi che aggiunge: “il ministro Sangiuliano esca dal letargo e ascolti l’appello degli operatori che si è fatto ancora più forte ieri in occasione dei David. L’incertezza sulle regole e sugli importi del tax credit sta penalizzando e rallentando molte produzioni nazionali e allontanando dal nostro paese importanti progetti internazionali. Questo inattivismo del governo sta generando una brusca frenata del settore con effetti negativi per l’economia e l’occupazione. L’industria cinematografica è un’eccellenza italiana e non merita tutto questo”.
“Ha ragione il Presidente Mattarella, la storia del nostro Paese, la storia della Repubblica e delle conquiste di libertà e democrazia, è passata dal Grande schermo. Ed oggi è un giorno di festa” così la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi, commenta il discorso del capo dello Stato in occasione dei premi David di Donatello. “L’industria cinematografica deve essere supportata con politiche pubbliche - ha aggiunto Manzi - che siano in grado di offrire le giuste tutele alle tante professioni che vi lavorano, risorse economiche adeguate, incentivi alla creatività, soprattutto per le nuove generazioni e un quadro legislativo certo che trasmetta fiducia agli operatori nazionali e internazionali. Perché l’audiovisivo è un’industria di grande importanza che ha un forte impatto economico e occupazionale e sul benessere e il livello culturale del Paese”.
Comizietto anti-cinema di Sangiuliano conferma che per maggioranza è settore ostile
“Comprendiamo l’imbarazzo della sottosegretaria Borgonzoni, che cerca in tutti i modi di nascondere la realtà, purtroppo però i fatti sono diversi: il tax credit cinema è bloccato e il settore è in frenata per colpa della scelta del governo di definanziare la legge cinema e modificare le modalità di finanziamento con regole poco chiare che eliminano gli automatismi e politicizzano le scelte”. Così la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi, replica alla sottosegretaria Borgonzoni e aggiunge: “il comizietto di Sangiuliano contro il cinema di qualche settimana fa risuona ancora nelle orecchie degli operatori e conferma la volontà politica di colpire un settore considerato ‘ostile’ a questa maggioranza. Borgonzoni, invece di dare patenti di “interlocutore del settore”, spieghi come mai il governo ancora non ha approvato il decreto Tax credit e continui a convocare le associazioni di categoria in riunioni da cui non escono mai soluzioni concrete. La aspettiamo alla prova dei fatti, al momento constatiamo che le produzioni nazionali sono ferme e quelle internazionali stanno virando su altri paesi che garantiscono regole chiare. È una grande sconfitta per la nostra industria cinematografica che rappresenta un’eccellenza da valorizzare e supportare non certo da colpire politicamente”.
“È passato un altro mese e il governo nonostante le promesse non ha ancora pubblicato il decreto per il riordino del tax credit cinema. Un provvedimento molto atteso dall’industria cinematografica e audiovisiva il cui rinvio e il definanziamento sta determinando gravi ripercussioni economiche e occupazionali” così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi alla vigilia della 69esima edizione del David di Donatello che si terrà venerdì prossimo nel teatro 5 di Cinecittà. “Le produzioni italiane sono ferme e quelle internazionali stanno virando altrove - ha aggiunto Manzi - a causa dell’incertezza normativa generata da questa situazione di stallo di cui è responsabile è il ministro Sangiuliano che si conferma inadatto al ruolo che sta ricoprendo. È più di un anno che il settore chiede chiarezza e certezza normativa ricevendo solo rinvii, tagli alle risorse e un groviglio di nuove norme che complicano e politicizzano le modalità di finanziamento”, conclude la democratica.
Incertezza su nuovo tax credit cinema sta bloccando produzioni nazionali e internazionali
“Sangiuliano mente al parlamento e nega il brusco rallentamento che sta vivendo l’industria audiovisiva italiana. Ancora una volta, il ministro si presenta in aula con un discorsetto generico, privo di dati reali sugli effetti della sua inattività su un settore strategico per la nostra economia dove gli investimenti hanno forti effetti moltiplicativi”. Così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, che sottolinea “da quando si è insediato Sangiuliano, l’industria audiovisiva è stata messa all’angolo perché ‘non gradita’ all’esecutivo. Nel corso del question-time di oggi – sottolinea la deputata dem - il ministro ha dovuto inevitabilmente prendere atto del fatto che grazie ai governi del Pd sono cresciuti e si sono stabilizzati i finanziamenti a sostegno del tax credit mentre con la sue gestione sono ricominciati i tagli. Adesso, più che mai, è il tax credit cinema ad essere sotto attacco. Invece di apportare i giusti correttivi del caso – aggiunge Manzi - il ministro vuole limitare gli automatismi dei finanziamenti e reintrodurre le modalità selettive con nuove commissioni nominate dalla politica, senza alcun criterio di competenza, che potranno mettere becco anche sulle scelte autoriali. Sono soluzioni che avevamo per fortuna abbandonato - prosegue - e che ci riportano indietro di decenni allontanano l’Italia dal mercato internazionale che infatti sta virando su altri paesi con gravi ripercussioni economiche e occupazionali. L’incertezza e la politicizzazione della cultura - -conclude - è la cifra dell’azione di Sangiuliano al Collegio romano”.
“L’industria audiovisiva italiana sta vivendo un momento di grande incertezza che sta compromettendo importanti investimenti nazionali e internazionali, con effetti diretti sull’occupazione e sull’indotto del settore” così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, commenta quanto scritto oggi dal ministro della cultura su alcuni organi di stampa.
“Questa situazione - aggiunge Manzi - è determinata dalle folli scelte del governo che, per questioni tutte politiche, non sta intervenendo e, a distanza di un anno, continua ad annunciare una riforma del tax credit dagli effetti devastanti perché depotenzierà la misura, ingarbuglierà le regole, ripristinerà la politicizzazione dei finanziamenti arrivando addirittura a mettere bocca sulle scelte autoriali. Tutto questo è un dito negli occhi alle grandi produzioni nazionali e internazionali che chiedono regole semplici e tempi certi. E un grave danno per le produzioni indipendenti che sono state completamente abbandonate”.
“Il presidente Mollicone tenta una disperata difesa dell’azione del governo sul settore dell’audiovisivo che, numeri alla mano, ha visto tagli significativi e continua a vivere l incertezza per colpa della studiata inattività del ministro Sangiuliano. E sono le stesse parole di Mollicone a confermarlo, dopo più di un anno, il ritornello è sempre lo stesso: arriverà la revisione del tax credit. Ad oggi non c’è e quanto annunciato dalla sottosegretaria Borgonzoni - che cerca di mantenere il dialogo con un settore, ormai in rivolta - è molto preoccupante: il nuovo tax credit sarà politicizzato, ingarbugliato e definanziato. Invece di migliorare una misura certamente migliorabile la maggioranza l’affossa a scapito di grandi investimenti, che stanno virando in altri paesi e dei lavoratori del settore” così una nota dei deputati del Pd della Commissione Camera della Camera.
MiC taglia 50 milioni al fondo cinema e politicizza funzionamento Tax credit
“Il governo è responsabile della brusca frenata dell’audiovisivo italiano. È più di un anno che il settore chiede chiarezza e certezza normativa ma riceve solo rinvii, tagli alle risorse e un groviglio di nuove norme che complicano e politicizzano le modalità di finanziamento. Il ministro Sangiuliano ha una grave responsabilità: la costante mortificazione di questo settore industriale, che il governo percepisce come ostile, sta allontanando importanti investimenti esteri che stanno virando verso altri paesi con gravi ripercussioni economiche e occupazionali in Italia”. Così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, insieme al deputato dell’Ufficio di presidenza del gruppo parlamentare del Pd, Andrea Casu, che ha partecipato oggi all’incontro promosso dalle associazioni del settore. “È molto grave che per ragioni tutte ideologiche e politiche, il governo depotenzi il Tax Credit Cinema, che ha effetti moltiplicativi sorprendenti, e limiti gli automatismi dei finanziamenti, reintroducendo le modalità selettive con nuove commissioni nominate dalla politica senza alcun criterio di competenza che potranno mettere becco anche sulle scelte autoriali, nel nome della promozione dell’italianità. Sono soluzioni che avevamo per fortuna abbandonato - concludono - e che ci riportano indietro di decenni allontanando l’Italia dal mercato internazionale”.
Manzi: per governo è settore ostile, a rischio investimenti e posti di lavoro
“Dopo mesi di continui rinvii e balletti sulla definizione dei criteri del tax credit cinema e audiovisivo arriva oggi da Giorgetti e Sangiuliano un doppio colpo mortale per l’industria cinematografica” così la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi che spiega: “nello stesso giorno in cui la sottosegretaria Borgonzoni ha anticipato il novo meccanismo di finanziamento dell’industria cinematografica del ministero guidato da Sangiuliano (che taglia i fondi, limiterà gli automatismi nel finanziamento, aumenterà i contributi selettivi e introdurrà norme a tutela dell’italianità delle produzioni), il ministro Giorgetti ha anticipato di voler limitare al massimo i crediti di imposta per sostituirli con contributi a singoli progetti di investimento. Siamo davanti a un doppio colpo mortale per un settore industriale fortemente proiettato all’estero che chiede, al contrario, certezza normativa e semplici meccanismi di finanziamento. Con questi interventi – sottolinea Manzi - ogni progetto sarà di nuovo al vaglio di commissioni ministeriali nominate dalla politica che andranno a valutare addirittura i soggetti e le scelte artistiche. Un brusco passo indietro, che trova conferma unicamente nelle dichiarazioni bellicose del ministro Sangiuliano che, in un suo recente comizietto, ha fatto capire come il settore sia considerato ostile dal governo e debba quindi essere penalizzato. Questo settore – che genera un fortissimo contributo al Pil e ai livelli occupazionali e che rappresenta un tassello fondamentale della nostra cultura - non merita tutto questo”, conclude Manzi.