“Per tutta la durata della campagna elettorale per questo referendum costituzionale abbiamo assistito a numerose e ripetute manifestazioni di una preoccupante mancanza di senso delle istituzioni e di responsabilità nel modo di condurre il confronto pubblico, in particolare da parte di chi si è fatto promotore di questa riforma.
Oggi si è compiuto un ulteriore e grave passo in avanti, con attacchi diretti e particolarmente pesanti in particolare del capogruppo di Fratelli d’Italia che non entrano nel merito di una decisione della Corte di Cassazione, ma mettono in discussione l’imparzialità della stessa. Bignami arriva addirittura a fare nomi e cognomi, quasi a voler compilare delle liste di proscrizione.
Questo nuovo attacco all’imparzialità delle istituzioni va respinto con forza. Anche per queste ragioni voteremo no: perché a sostegno del sì emerge un approccio privo di senso delle istituzioni e incapace di rispettare quell’equilibrio tra i poteri che rappresenta il fondamento stesso della democrazia”. Lo dichiara la deputata del Pd, Rachele Scarpa.
“Oggi è il 3 febbraio. Dieci anni fa veniva ritrovato il corpo di Giulio Regeni nei pressi di una prigione dei servizi segreti egiziani”. Lo ha ricordato in Aula il deputato del Partito Democratico Gianni Cuperlo, intervenendo a fine seduta nel decennale del ritrovamento del corpo del ricercatore italiano.
“Dieci anni - ha aggiunto l’esponente dem - sono molti: dieci anni di bugie, di depistaggi. Ma nonostante questo una famiglia e un’intera comunità si sono battute ogni giorno per la verità e la giustizia. Paola e Claudio, i genitori di Giulio, Irene la sorella, Alessandra Ballarini, l’avvocato della famiglia, sempre presenti a Fiumicello ogni 25 gennaio. Nel docufilm di Simone Manetti ‘Giulio Regeni:tutto il male del mondo’, con testimonianze pazzesche di quanto accaduto nei giorni del sequestro e della tortura, basate anche sulle dichiarazioni rese da un testimone oculare nel processo a carico di quattro ufficiali della National Security egiziana. Ora quel processo riprenderà, dopo una sentenza della Corte costituzionale, giungerà a sentenza per dare giustizia ad un ragazzo e dignità ad un Paese che, nel definire l’Egitto un Paese sicuro, ha sacrificato una parte della propria dignità sull’altare degli interessi”.
“Vittorio Foa - ha concluso Cuperlo - quasi centenario diceva ai ragazzi di un liceo di Formia: ‘i valori non si insegnano, i valori si vivono’. Giulio lo ha fatto, e anche per questo, come dicono Paola e Claudio ‘lui che non c’è più oggi continua a fare cose’. Mi piace pensare che il Parlamento della Repubblica italiana si inchini alla sua memoria”.
“Le proposte della senatrice Buongiorno sulla legge sul consenso sono irricevibili. Con un colpo di mano stravolge il testo unanime uscito dalla Camera dei Deputati sulla legge “solo SÌ è SÌ” a tutela delle vittime di violenza, tradisce clamorosamente l’accordo siglato da Meloni e Schlein e tradisce le donne. Una legge sul consenso che toglie la parola consenso è un eclatante passo indietro rispetto a come la giurisprudenza sta già operando secondo le sentenze della Corte Costituzionale. Introduce il dissenso e prevale il contesto, seguendo una logica regressiva che sposta il peso della prova sulle vittime, trasformando il silenzio, la paura o la paralisi in zone grigie funzionali a chi agisce violenza. Il richiamo al “contesto” e alla “situazione” rischia infatti di trasformarsi in un alibi, aprendo varchi per giustificazioni inaccettabili e rafforzando una cultura che normalizza la violenza invece di contrastarla. Ancora più allarmante è la scelta di ridimensionare la violenza sulla base delle conseguenze fisiche, come se il corpo fosse l’unico luogo in cui essa si manifesta. La sofferenza psicologica, la coercizione, l’abuso di potere e di contesto vengono relegati ai margini, mentre si tenta di misurare la gravità di un atto violento attraverso lividi e referti. Un’impostazione che nega la voce e la realtà delle esperienze vissute da migliaia di donne.
Ci chiediamo cosa pensino le altre forze politiche della maggioranza che alla Camera hanno votato questa norma a tutela delle donne vittime di violenza. Le vogliono tradire anche loro? Ma soprattutto chiediamo alla Presidente del Consiglio se intenda rispettare l’accordo assunto con l’opposizione”. Lo dichiarano Sara Ferrari, Presidente del gruppo PD in Commissione femminicidio e violenza, con la vicepresidente della commissione senatrice Cecilia D’Elia, i senatori Filippo Sensi e Valeria Valente, le deputate Valentina Ghio e Antonella Forattini.
“Ieri la Corte costituzionale ha dichiarato illegittima l'unica misura del decreto carceri del 2024, che ricordo essere stato l’anno record dei suicidi, adottata dal Governo che incideva sull'ordinamento penitenziario: la riforma del procedimento per la concessione della liberazione anticipata che precludeva ai detenuti di chiedere ogni semestre la valutazione della loro condotta. La norma è stata dichiarata incostituzionale. Non solo. E’ stata dichiarata parzialmente incostituzionale anche una disposizione del decreto Caivano del 2023 con la quale era stata esclusa la messa alla prova dei minori per alcuni reati nei casi di minore gravità. Due norme penali fortemente volute dal ministro Nordio. Altri due fallimenti in materia penale del Governo Meloni. E sia chiaro: non è colpa dei giudici ma di chi pensa di poter fare a meno dei principi fissati dalla nostra Costituzione.” così una nota della responsabile Giustizia del Pd, la deputata democratica Debora Serracchiani.
"La Regione Toscana, ancora una volta, segna la strada verso i diritti delle persone. La Corte Costituzionale ha stabilito che la legge toscana sul fine vita è legittima.
Fallisce il tentativo del governo (l'ennesimo!) di bloccare una legge di buon senso, che risponde al bisogno delle persone di scegliere sulla propria vita. Una norma coraggiosa e necessaria.
La stessa Consulta si era già espressa, più volte, in questo senso, ma il Parlamento non è stato in grado di fare una legge adeguata.
Ora che le regioni, Toscana in testa, aprono la strada, il governo Meloni tenta in ogni modo di ostacolarle.
Non c'è riuscito e non ci riuscirà". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“La Lega si arrampica sugli specchi. Salvini aumenta i pedaggi e gli uffici stampa del Carroccio, e cosa ancora più grave quello istituzionale del Ministero dei trasporti, cercano di far partire la controinformazione per scaricare le responsabilità sulla Corte Costituzionale. Salvini aumenta le tasse ed è cintura nera di scaricabarile: chiodi, manine, chi più ne ha più ne metta. Abbiamo visto sulle pensioni cosa è successo. La Lega, invece di attaccare il PD, dovrebbe vergognarsi per il continuo tradimento delle promesse elettorali fatte agli italiani” così una nota dei deputati del Pd della commissione Ambiente della Camera replica alla nota della Lega.
“Salvini un tempo faceva le sceneggiate ai caselli per non pagare i pedaggi autostradali; oggi, invece, approva l’ennesimo rincaro: una fregatura bella e buona per milioni di italiani. Un capolavoro del peggior ministro dei Trasporti della Repubblica italiana, che ha tradito una per una tutte le promesse fatte in campagna elettorale. Da quando siede al Ministero, i treni accumulano ritardi quotidiani e i pedaggi continuano ad aumentare: un vero e proprio accanimento contro le tasche dei cittadini. Come sempre, oggi la colpa viene scaricata sulla Corte Costituzionale. C’è sempre qualcun altro da incolpare, mentre la verità è sotto gli occhi di tutti: Salvini è politicamente incapace e sta facendo pagare il prezzo dei suoi fallimenti agli italiani con la Salvini-Taxi”. Così il capogruppo Pd nella commissione trasporti della Camera, Anthony Barbagallo.
«Ormai anche i comunicati del Mit certificano il totale fallimento di Matteo Salvini come Ministro dei Trasporti. Stavolta, nel goffo e ignobile tentativo di mascherare la sua incapacità e di scaricare sulla Corte Costituzionale la responsabilità dei rincari sulle autostrade, che peseranno dal primo gennaio sulle tasche di tutti i cittadini che si metteranno in viaggio, si infligge un’altra mazzata all’autotrasporto, già alle prese con la stangata contenuta nella manovra del Governo Meloni-Salvini, tra aumento delle accise sul diesel e nuova tassa nazionale di 2 euro sui pacchi. Ma è colpa dei giudici se Salvini non sa fare il Ministro? Se tutto quello che prova a fare lo fa male e ottiene sistematicamente il risultato contrario di quello che aveva dichiarato di voler raggiungere? Anche stavolta a pagare il conto salato di avere nel Governo Meloni il peggior ministro dei Trasporti d’Europa saranno cittadini e lavoratori». Così il vicepresidente della Commissione trasporti e il capogruppo Pd in commissione e ambiente, Andrea Casu e Marco Simiani.
“Non si tratta della separazione delle carriere dei magistrati, perché quella esiste già ed è operativa dal 2020 con la riforma Cartabia. Qui l’obiettivo vero è un altro: smantellare la Carta costituzionale e ledere l’indipendenza e l’autonomia della magistratura”. Così Debora Serracchiani, deputata e responsabile nazionale Giustizia del Pd.
“La riforma proposta dalla maggioranza – spiega l’esponente dem - ha un disegno politico preciso: Si vuole colpire l’equilibrio tra i poteri dello Stato e indebolire una magistratura che deve porre limiti alla politica. In sostanza, si vuole una politica che scelga i giudici e dica alla magistratura cosa può e cosa non può fare. Il Partito Democratico è già al lavoro sul territorio, stiamo organizzando incontri e momenti di formazione, Regione per Regione, per spiegare nel merito e nel significato politico questa riforma. Sta nascendo in questi giorni un grande comitato per il No, perché qui è in gioco la Costituzione e la nostra idea di democrazia”.
“Una vittoria del No – conclude Serracchiani - vuol dire salvaguardare la democrazia liberale, la separazione dei poteri e la Carta costituzionale così come l’hanno voluta i costituenti. Vuol dire difendere una magistratura autonoma, fondamentale per garantire il rispetto delle regole. Se si fosse trattato davvero di discutere la separazione delle carriere, avremmo partecipato volentieri al confronto, portando anche nostre proposte, ad esempio sull’Alta Corte disciplinare. Ma questa riforma interviene in un contesto completamente diverso, qui si colpiscono i poteri previsti dalla Costituzione. È l’idea che aveva Giorgio Almirante della magistratura, ovvero interpretare la legge secondo la volontà di chi ha vinto le elezioni. È una visione pericolosa, che va contrastata”.
“Quello che il governo ha fatto sulle pensioni si chiama tecnicamente furto”. Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, commenta il maxi-emendamento presentato sulla Manovra al Senato che interviene su età pensionabile e riscatto della laurea. “Senza alcun confronto con le parti sociali – spiega – il governo allunga l’età pensionabile, nonostante le promesse di abolizione della legge Fornero, e contemporaneamente colpisce diritti già acquisiti”.
“A persone che hanno pagato di tasca propria – spiega l’esponente dem - per riscattare gli anni di studio viene detto che quei sacrifici non valgono più. Dal 2031 perderanno sei mesi, poi un anno, poi diciotto mesi, fino ad arrivare a due anni e mezzo nel 2035. È come dire: la vostra laurea è carta straccia e i soldi versati allo Stato restano allo Stato. È l’austerità che ispira questo governo. Hanno combattuto i ‘salotti buoni’ prima di arrivare al potere e oggi invece ci stanno comodamente seduti, scaricando il costo delle loro scelte su lavoratrici e lavoratori”.
“Sul fronte del salario minimo – conclude Scotto - la Corte costituzionale ha respinto il ricorso del governo contro la legge della Regione Puglia che fissava negli appalti una soglia minima di 9 euro l’ora. È uno schiaffo alla propaganda del governo Meloni. Da tre anni non hanno fatto nulla contro il lavoro povero, limitandosi a sabotare le proposte dell’opposizione. Ora si riapra immediatamente una discussione seria sul salario minimo”.
"La Corte Costituzionale sancisce l'ultimo fallimento del governo Meloni respingendo i ricorsi fatti contro la Regione Toscana sugli affitti brevi e contro la Puglia a proposito del salario minimo.
Cercano di usare la giustizia a fini politici, per contrastare le leggi delle regioni che non governano loro. Ma non funziona.
Toscana e Puglia hanno legiferato correttamente su temi su cui il governo scappa e non è capace di assumersi le proprie responsabilità.
Invece di fare ricorsi inutili, la presidente del consiglio farebbe bene a trarre ispirazione dalle buone leggi delle regioni". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“La decisione della Corte costituzionale che salva il Testo unico sul turismo della Regione Toscana, compresa la disciplina sugli affitti brevi, conferma la bontà di una scelta lungimirante e coraggiosa. La Toscana ha legiferato bene, nel rispetto della Costituzione e nell’interesse dei cittadini, mentre il Governo Meloni e la sua maggioranza collezionano l’ennesima sconfitta ideologica su un tema che incide direttamente sulla vita delle persone, sull’accesso alla casa e sulla qualità dei territori”: è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio.
“Questa sentenza è la dimostrazione che, quando le istituzioni locali affrontano con serietà e competenza fenomeni complessi come quello degli affitti brevi, si possono dare risposte concrete senza violare le regole. Colgo l’occasione per ringraziare l’ex consigliere regionale Gianni Anselmi, che ha seguito con grande attenzione e determinazione il percorso del Testo unico, e l’assessore regionale Leonardo Marras per il lavoro svolto. Mentre il governo continua a non riuscire a portare in Parlamento leggi efficaci sui problemi reali dei cittadini, la Toscana indica una strada chiara: governare il turismo tutelando comunità, lavoro e diritto all’abitare”.
“Giorgia Meloni, si sa, è la principale nemica dei diritti dei lavoratori italiani, come dimostra la sua feroce battaglia contro la legge sul salario minimo legale. Una battaglia che ha portato lei e il suo Governo ad opporsi persino alla legge approvata dal Consiglio regionale pugliese che prevede la soglia retributiva minima di nove euro l'ora come criterio per poter affidare a un’azienda lavori o servizi nelle gare bandite a livello regionale. Oggi, con la sentenza n. 188, la Corte Costituzionale ha ritenuto inammissibile il ricorso del Governo e dato ragione alla Regione Puglia, certificando l’ennesima pessima figura di Meloni & Co”.
Così Claudio Stefanazzi, Ubaldo Pagano e Marco Lacarra, deputati pugliesi del Partito Democratico.
“Se la Meloni vuole continuare a far finta di nulla, restare sorda alle richieste di condizioni di vita migliori e cieca di fronte ai dati che condannano il nostro Paese agli ultimi posti dell’UE in termini di salari, è libera di farlo, saranno gli elettori, presto, a giudicarla. Ma condurre una guerra ideologica contro le Regioni e i Governatori che invece hanno a cuore la questione sociale più importante nel nostro Paese, non è solo un errore giuridico, come ha dimostrato oggi la Consulta, ma un vero e proprio accanimento ideologico contro milioni di lavoratrici e lavoratori italiani. Se per Meloni e il suo Governo il lavoro può essere soltanto sinonimo di sfruttamento e deprivazione, noi siamo felici di essere dalla parte diametralmente opposta”.
“Giorgia Meloni è la Presidente del Consiglio di uno dei Paesi con i salari più bassi d’Europa, fermi da decenni o addirittura in ribasso rispetto al costo della vita. Eppure la sua preoccupazione è stata impugnare una legge regionale, quella della Regione Puglia, che imponeva la paga minima oraria di 9 euro come criterio di selezione del CCNL per gli appalti pubblici. Voleva farla decadere, ma la Corte Costituzionale l’ha sbugiardata, respingendo l’impugnazione. Il Salario Minimo non è solo possibile, ma è necessario. Gli unici a fare finta di non accorgersene sono i presunti patrioti che, nella realtà, non si occupano minimamente dei lavoratori e delle lavoratrici in povertà” così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, commenta la sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale promosse dalla Presidente del Consiglio.
"Esprimiamo massima soddisfazione per la decisione della Corte Costituzionale di salvare il testo unico della Regione Toscana in materia di turismo, respingendo l'impugnazione presentata dal governo". Lo dichiara Emiliano Fossi, deputato Pd e segretario Dem della Toscana.
"Quello del governo è stato un atto retrogrado e conservatore da parte di chi guida il nostro Paese" prosegue Fossi. "Noi crediamo in città accoglienti, ma regolate, con un turismo - che rappresenta una delle entrate principali della nostra regione - caratterizzato da elementi di regolamentazione precisi e necessari".
"La legge della Regione Toscana ha fornito strumenti concreti agli amministratori locali per gestire efficacemente il fenomeno degli affitti brevi. Questa sentenza rappresenta una delle nostre grandi soddisfazioni e conferma la Toscana come regione all'avanguardia nella legislazione progressista a livello nazionale" conclude il segretario del Pd Toscana.