“La Regione Toscana ha approvato un provvedimento di grande importanza, un vero e proprio atto di civiltà. Un risultato che assume un valore ancora più significativo se consideriamo che proprio la Toscana è stata la prima realtà in Italia ad abolire la pena di morte. Ancora una volta, la nostra regione si dimostra all'avanguardia, un motivo di orgoglio ma anche di grande responsabilità. Abbiamo affrontato questo tema delicato con serietà e rispetto, evitando schermaglie politiche e strumentalizzazioni. La discussione si è svolta nel merito, mettendo al centro la coscienza individuale, senza pressioni sui consiglieri e sulle consigliere regionali. È stato un confronto aperto e costruttivo, nel quale si è dialogato con tutti, anche con chi aveva posizioni differenti. Un confronto importante è stato portato avanti anche con il mondo cattolico, che in parte aveva una visione diversa rispetto al provvedimento. Tuttavia, l’obiettivo è sempre stato chiaro: colmare una lacuna che spetterebbe allo Stato e al legislatore nazionale. Il percorso seguito ha avuto un approccio esclusivamente procedimentale, senza incidere sui diritti perché conseguente alla decisione della corte costituzionale, ma mirando a uniformare le procedure e garantire un comportamento omogeneo delle ASL in tutta la regione. Riconoscere un diritto a tutte e tutti è un dovere. Per questo, da toscano, posso dire con orgoglio che la Toscana si conferma ancora una volta terra di diritti, al di sopra di ogni strumentalizzazione”. Così in aula alla Camera, il deputato democratico, segretario regionale del Pd della toscana, Emiliano Fossi.
"Con l'approvazione della legge sul fine vita, la Toscana si conferma terra di civiltà e diritti. Davanti a una maggioranza e a un governo silenti che non raccolgono nemmeno le indicazioni della Corte costituzionale, ci debbono pensare le Regioni a dare seguito ad un principio sacrosanto: quello di poter smettere di vivere quando le sofferenze sono insopportabili e non c'è più alcuna speranza. La Toscana fu la prima al mondo, quasi 240 anni fa, ad abolire la pena di morte, a Empoli fu istituito il primo registro delle unioni civili, con molti anni di anticipo rispetto alla legge nazionale. Oggi è la prima regione italiana a segnare un altro passo importante per una società libera e rispettosa delle persone". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Oggi è un bel giorno per i diritti. La Toscana è infatti la prima regione italiana a riconoscerne uno fondamentale: quello di essere liberi fino alla fine. Dopo anni di silenzi, rinvii e ipocrisie a livello nazionale, la Regione Toscana ha deciso di ascoltare chi soffre e di dare risposte a chi chiede solo dignità. Il suicidio medicalmente assistito è già stato riconosciuto dalla Corte Costituzionale, ma in Italia è rimasto ostaggio di una politica che ha preferito voltarsi dall’altra parte. Ora una legge c’è. Una legge di civiltà, che permette a chi non ha più speranze e vive in condizioni insostenibili di poter scegliere con consapevolezza, senza ostacoli e senza doversi rivolgere a un tribunale per ottenere quello che gli spetta.
Ma non basta. Questo non può essere un privilegio geografico. Serve una legge nazionale che riconosca, per tutte e per tutti, quello che in Toscana è diventato realtà: la libertà di scegliere fino alla fine. Presidente Meloni, non si nasconda. Dia, piuttosto, segni di vita". Così Marco Furfaro, deputato e responsabile welfare del Partito Democratico, su Instagram.
Grazie al lavoro svolto dal Consiglio regionale e da tutto il gruppo Pd con il sostegno di IV e del M5S”
“Ancora una volta la Toscana traccia la rotta su temi che interessano i diritti delle cittadine e dei cittadini ponendosi come esempio per tutto il Paese. Siamo molto soddisfatti per l’esito della votazione della legge sul fine vita votata oggi dalla Regione Toscana, perchè è un provvedimento equilibrato che mostra un grande segno di civiltà. La norma era diventata indispensabile e necessaria per assicurare un accesso chiaro e uniforme a chi, nel rispetto delle sentenze della Corte Costituzionale, ha già diritto al suicidio medicalmente assistito. L’obiettivo era evitare che le persone dovessero affrontare da sole difficoltà burocratiche o per reperire farmaci e medici disponibili, uniformando così su tutto il territorio regionale il lavoro svolto dalle ASL. E lo abbiamo raggiunto questo obiettivo, colmando una lacuna che interessa tutto il Paese e che stimola al tempo stesso il livello nazionale affinché si legiferi in questo senso.
Ringraziamo il Consiglio regionale e il gruppo del PD in Consiglio regionale per il grande lavoro fatto con il sostegno arrivato anche da Italia Viva e Movimento 5 Stelle: non ci sono state forzature. Ci siamo approcciati alla discussione in maniera libera, franca e costruttiva, rifuggendo da polemiche e mantenendo un atteggiamento sobrio ed esemplare dove abbiamo fatto prevalere la valutazione della coscienza personale rispetto all'appartenenza di partito.
Abbiamo dimostrato di essere una comunità politica solida, matura e unita, che attraverso il dialogo riesce a raggiungere gli obiettivi prefissati per il bene delle cittadine e dei cittadini. Vogliamo inoltre sottolineare e ringraziare come si sia posta positivamente su questa discussione il mondo della Chiesa Cattolica mantenendo legittimamente e rispettabilmente una posizione contraria. C’è chi tra i nostri detrattori ha cercato di alimentare possibili divisioni e ‘strappi’ per inquinare il dibattito politico: da parte di questa destra ci sono state solo strumentalizzazioni politiche che abbiamo con forza spedito al mittente” dichiara il segretario del Pd Toscana Emiliano Fossi.
“Chiediamo che il ministro Foti riferisca in Parlamento in merito alle indiscrezioni e alle notizie circolate negli ultimi giorni riguardo a un possibile nuovo utilizzo dei fondi di coesione europei, con un cambio di destinazione rispetto agli stanziamenti non pienamente utilizzati dalle regioni. Questi fondi sono vincolati a obiettivi strategici fondamentali, volti a ridurre le disuguaglianze territoriali in Italia e in Europa. Finanziamenti destinati a scuole, politiche sociali, ospedali, inclusione, occupazione, lotta al dissesto idrogeologico: risorse essenziali per colmare il divario tra aree interne, metropolitane, Mezzogiorno e altre zone del Paese. Guai a cambiarne la destinazione. Il governo, invece, ha operato in direzione opposta, tagliando 3,5 miliardi destinati alla perequazione territoriale, proponendo lo "Spacca Italia" giustamente affossato dalla Corte Costituzionale e rallentando l'attuazione del PNRR, soprattutto negli investimenti infrastrutturali e sociali. Per questo, dopo le dichiarazioni di Foti, chiediamo al governo massima chiarezza e massima attenzione per evitare che questi fondi specifici vengano snaturati e distolti dai loro obiettivi primari”. Così il capogruppo democratico nella commissione affari europei della camera, Piero De luca è intervenuto in aula a Montecitorio.
“L’anno giudiziario 2025 si apre in un clima di angoscia e preoccupazione per le pessime riforme che il governo e la maggioranza stanno portando avanti e per i continui attacchi frontali scagliati contro la magistratura. La destra sta utilizzando il suo potere per inquinare la democrazia e l’ordine costituzionale, portando il Paese verso una pericolosa deriva securitaria e panpenalistica. La magistratura deve mantenere la sua autonomia e indipendenza e noi vigileremo affinché non sia minata dai quotidiani tentativi di delegittimazione di questo governo”. Così Marco Lacarra, deputato barese del Pd e componente della commissione Giustizia, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario celebrata presso la Corte d’Appello di Bari.
“La riforma della giustizia con la separazione delle carriere è un atto emulativo fondata su un presupposto falso. Con la riforma Castelli e ancor di più con la riforma Cartabia, il numero di magistrati che passano da una carriera all’altra è risibile, intorno all’1 per cento. È invece chiaro l’intento punitivo nei confronti di una categoria che la destra ha sempre osteggiato. La discussione parlamentare è stata una farsa, con l’opposizione che ha tentato inutilmente di spiegare le ragioni della contrarietà, e la maggioranza che ha assistito in silenzio ai lavori. È grave che la destra non abbia trovato il coraggio di dire apertamente che questa riforma è solo l’anticamera della sottomissione della magistratura requirente all’esecutivo. In tutti i Paesi in cui esiste la divisione delle carriere, i Pm sono soggetti al potere esecutivo. Tutti tranne il Portogallo. Quindi o la gloriosa tradizione giuridica italiana ha deciso di uniformarsi a quella portoghese, oppure siamo di fronte a un colpo di mano preoccupante sotto il profilo costituzionale. È incredibile che, pur di inseguire i feticci politici di Bossi sull'Autonomia e Berlusconi sulla Giustizia, la destra stia sottoponendo il sistema democratico e costituzionale ad uno stress senza precedenti, creando divisioni e contrasti.”
Così Claudio Stefanazzi, deputato leccese del Partito Democratico, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2025 celebrata presso la Corte d’Appello di Lecce.
“La sentenza della Corte Costituzionale ha già sonoramente bocciato l’impianto delle legge Calderoli e la decisione di oggi sulla non ammissibilità del referendum per l'abrogazione dell’autonomia differenziata ne è una chiara conseguenza. Questa è una riforma che attenta alla coesione e all’unita nazionale e non riconosce il principio di sussidiarietà, creando cittadini di serie A e di serie B. Con l’autonomia leghista mancherebbero risorse per i servizi essenziali al Sud, si aggraverebbero le disuguaglianze e si renderebbe meno competitivo l'intero Paese. Per questo proseguiremo la nostra battaglia in Parlamento per impedire che la destra vada avanti, nonostante la sentenza della consulta, e chiederemo con forza che si blocchino le procedure per le intese già avviate con alcune regioni. Impediremo ogni tentativo di colpo di mano del Governo”. Così Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione bicamerale questioni regionali.
Dichiarazione di Emiliano Fossi, deputato Pd
“Dopo i continui tagli del Governo Meloni, che ha costretto milioni di italiani a rinunciare alle cure o a ricorrere al settore privato, le risorse del Payback sanitario sono oggi necessarie. Soltanto in Toscana mancano all’appello quasi 400 milioni di euro che potrebbero essere utilizzati per ridurre le liste d’attesa, assumere personale e migliorare la qualità dei servizi. Senza dimenticare che le amministrazioni pubbliche coinvolte potrebbero essere incolpate di danno erariale proprio per la mancata applicazione di una legge vigente”. E’ quanto dichiara il deputato Pd e segretario Dem della Toscana Emiliano Fossi depositando sulla vicenda una interrogazione parlamentare al Ministro Schillaci.
“Siamo perfettamente consapevoli che occorra tenere conto della sostenibilità economica delle aziende fornitrici di dispositivi medici, specialmente quelle di medie e piccole dimensioni ma è inaccettabile che questo governo continui a non applicare la legge vigente dopo aver ridotto le risorse per la sanità e dopo che la Corte Costituzionale si è già espressa sulla legittimità del Payback sanitario. Il Ministro deve prendersi le proprie responsabilità invece di scaricarle sulle Regioni che vengono private di finanziamenti essenziali, sui funzionari pubblici che rischiano di essere accusati di non applicare le norme e sui cittadini costretti a rinunciare ad un diritto garantito dalla Costituzione”, conclude il deputato Dem.
“La notizia dell'ammissibilità dei ricorsi presentati al Tar del Lazio dal Comune di Villa San Giovanni e dalla Città metropolitana di Reggio Calabria contro il parere positivo della commissione Via Vas al progetto di Ponte sullo Stretto era una possibilità che avevamo anticipato ed evidenziato da tempo. Questo è un progetto approvato sulla sabbia, fa acqua da tutte le parti e non regge. Il notevolissimo rischio di impugnative incidentali davanti la Corte Costituzionale rafforzano l’idea che questo progetto sia soltanto lo specchio per le allodole per le campagne elettorali di Salvini e del centrodestra, che continua a speculare sulle infrastrutture del Mezzogiorno. Il progetto del Ponte sullo Stretto è appeso ad un filo e quello di oggi è solo il primo ricorso di una lunga serie che arriveranno è sveleranno il progetto per quello che è: una colossale presa in giro per il Sud, portata avanti dal peggior ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture dal dopo guerra ad oggi”. Così il deputato dem Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti.
Ma c’era proprio bisogno di questa riforma? Già la Corte Costituzionale aveva chiarito che per prevedere due concorsi differenti, la modalità per non transitare da un ruolo all’altro, era sufficiente una legge ordinaria, purché rimanesse un unico ordine e un unico CSM. Allora perché fare una legge di riforma costituzionale? A noi sembra chiaro l’intento punitivo di questa riforma, come chiaro ci appare il furore ideologico che l’accompagna. Al di là dell’affermazione di principio sulla unitarietà dell’ordine giudiziario, non ci si limita a separare le carriere, ma si fanno due distinte magistrature governate da due distinti CSM. Si prende quindi un potere unico per farne due mezzi poteri, indebolendo in questo modo l’ordine giudiziario ed intaccandone autonomia ed indipendenza. E questo è un fatto.
Si dice che la riforma serva per limitare lo strapotere del Pm nel processo. Ebbene, cosi come scritta determinerà esattamente il contrario. Indebolimento dell’ordine giudiziario e rafforzamento del pm che, già dotato di un proprio apparato di polizia giudiziaria, avrà anche di un proprio CSM con cui si autogovernerà. Non era meglio occuparsi del sovraffollamento delle carceri, o del processo telematico penale che non funziona, o del piano strategico delle assunzioni per il sistema giustizia ormai al collasso per evitare che le udienze vangano fissate al 2030? O delle richieste di maggiori investimenti che i giudici chiedono per fare le indagini sempre più complesse e combattere la criminalità organizzata? Questi sono i problemi che interessano i cittadini e gli operatori del diritto. Ma a voi non interessa costruire un servizio pubblico di giustizia per i cittadini. Del resto, cosi come state smantellando il servito pubblico sanitario, così smantellate il servizio della giustizia penale.
Così la deputata democratica e responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, intervenendo in Aula durante la dichiarazione di voto.
“Pensavo che l'estrazione per sorteggio dei giudici dell'organismo dell'autogoverno della magistratura fosse un'infelice battuta prima di leggere il testo del provvedimento. Ancora mi domando come il governo possa pensare che il sorteggio sia lo strumento più efficace per garantire equilibrio e rispetto delle competenze. Non è così, anche la corte Costituzionale, ha evidenziato i rischi di un metodo che a nostro avviso non garantisce merito, rappresentanza, pari opportunità e competenze”. Così il deputato dem Marco Lacarra intervenendo in Aula di Montecitorio sulla riforma costituzionale della Giustizia.
"Il criterio del sorteggio per la selezione dei componenti del Csm non garantisce né il merito né la competenza. È incomprensibile come un governo che si dichiara attento al merito faccia un passo indietro di questa portata, affidando alla fortuna e al caso un ruolo così cruciale", ha dichiarato la capogruppo democratica in Commissione Affari Costituzionali della Camera, Simona Bonafè, durante il suo intervento in Aula.
Bonafè ha ribadito l’opposizione del Partito Democratico a questa modalità di selezione, sottolineandone la “contrarietà al principio di rappresentanza, elemento fondante di tutti gli organismi collegiali previsti dalla Costituzione. La stessa Corte Costituzionale aveva già espresso perplessità su questo metodo, evidenziandone le criticità", ha ricordato Bonafè.
"La selezione tramite sorteggio non solo annulla ogni possibilità di garantire rappresentanza e pari opportunità, ma ignora anche l'importanza dei curricula e delle competenze dei candidati", ha aggiunto. "Con il nostro emendamento, chiediamo l’abolizione di questo criterio, riaffermando la centralità del merito e il rispetto per i principi costituzionali".
“Anche Forza Italia – aggiunge la democratica - aveva inizialmente avanzato un emendamento per modificare e ridimensionare il criterio del sorteggio, salvo poi ritirarlo. Non neghiamo che ci possano essere degenerazioni correntizie ma è stato lo stesso ministro Nordio, prima di blindare il provvedimento, a sottolineare i limiti di questo strumento e a dichiararsi disponibile a ripensarlo”, ha concluso.
“La domanda che tutti noi dovremmo farci è se questa riforma costituzionale è in grado di rispondere ai tanti problemi, alle tante suggestioni che anche oggi sono emerse in quest'Aula. Occorreva una riforma costituzionale, così come ci viene proposta dal ministro Nordio, per risolvere ed affrontare quelli che sono i problemi della giustizia italiana?
La risposta è no e noi questo dobbiamo dirlo con forza; noi abbiamo ascoltato le varie dichiarazioni che sono state fatte dal Ministro Nordio, in cui addirittura si sostiene come la separazione delle carriere sia consustanziale al processo accusatorio e spesso viene tirato in ballo l'articolo 111 della nostra Costituzione, come se in qualche modo fosse prevista dall'articolo 111 appunto la separazione delle carriere. La nostra Costituzione non vieta che ci sia, ma certo è che le parole di Nordio non corrispondono a verità, quando dice che per applicare in pieno la Carta costituzionale abbiamo bisogno della separazione delle carriere.
In particolare, vorrei soffermarmi sull'aspetto che riguarda la sentenza della Corte costituzionale, n. 37 del 2000, dove si sottolinea come nel nostro Paese esista un unico ordine, un unico Consiglio superiore della magistratura e non esista alcun dettame costituzionale che vieti la separazione delle carriere. Ma quello che state facendo voi, in questo provvedimento non è la separazione delle carriere! Voi state separando la magistratura, che è cosa ben diversa.
È per questo che siamo qui e saltiamo sulla sedia rispetto alle cose che stiamo ascoltando, perché, per separare le carriere, diciamocelo una volta per tutte, non sarebbe stata necessaria una riforma costituzionale. Voi lo avreste potuto fare a Costituzione invariata. Avete avuto la necessità di procedere a una riforma costituzionale, perché quello che state facendo è separare in due la magistratura.
Ed ogni corpo, così come ci viene ricordato dai giuristi - così come accade anche in natura - che viene frazionato, ogni organismo unitario che viene separato, determina generalmente un impoverimento”. Lo ha detto la deputata del Pd, Michela Di Biase, intervenendo in aula sul ddl giustizia.
"Questa riforma non risponde alla domanda fondamentale dei cittadini: migliorare la giustizia. È, invece, animata da un intento punitivo verso la magistratura e da una visione populista che mina la cultura costituzionale della separazione dei poteri". Così Federico Fornaro, deputato democratico e componente dell'Ufficio di Presidenza del Gruppo PD alla Camera, è intervenuto in Aula durante l'esame della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere.
Fornaro ha denunciato l’obiettivo dichiarato della maggioranza di “indebolire lo Stato di diritto e di colpire l’architettura costituzionale sancita nel 1948”. "La creazione di due CSM e un'Alta Corte rappresenta un modello indiscutibilmente meno forte e meno autorevole rispetto a quello basato su un unico CSM. Questa riforma è un grimaldello per ridurre l'autonomia e l’indipendenza della magistratura, pilastri fondamentali della democrazia". Fornaro ha poi stigmatizzato “l'assenza di una reale cultura costituzionale nella maggioranza. Siamo di fronte a un fatto senza precedenti nella storia repubblicana: il testo della riforma costituzionale, voluto dal governo, sarà approvato dal Parlamento senza alcuna modifica rispetto a quanto deliberato dal Consiglio dei Ministri. È una negazione dello spirito costituzionale, che richiede dialogo, ascolto e confronto con le opposizioni, specie quando si parla di regole che riguardano tutti". Fornaro ha infine ricordato che "la Costituzione non è proprietà della maggioranza di turno, ma patrimonio di tutti i cittadini. Modificarla è possibile, ma richiede un approccio rispettoso e condiviso, non azioni unilaterali che indeboliscono le fondamenta della nostra democrazia”.