“La lettura delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale chiariscono ulteriormente i profili di grave incostituzionalità della riforma sull'Autonomia differenziata. Rappresentano una pietra tombale sul progetto secessionista della destra che viene smontato nei punti essenziali. Il governo non può più far finta di nulla. Blocchi immediatamente l'iter delle intese avviate e torni indietro su questa riforma. Si fermi e riconosca il proprio fallimento”. Così Piero De Luca, capogruppo del Partito Democratico nella commissione bicamerale per le questioni regionali, ha commentato il pronunciamento che boccia la riforma Calderoli.
“Non siamo contrari in maniera pregiudiziale o ideologica. Siamo contrari perché da parte della maggioranza non è stato fatto nulla né per governare il flusso di irregolari né per per sostenere le persone straniere che vengono nel nostro paese regolarmente a lavorare”. Lo ha detto Simona Bonafè, vicepresidente vicaria del gruppo Pd alla Camera, intervistata a Montecitorio.
“Questo decreto era l’occasione giusta per gestire i flussi e aumentare le quote di migranti regolari come chiedono gli imprenditori, invece è stato messo dentro un po’ di tutto, presentando emendamenti qua e là senza una strategia complessiva.
Musk dagli Usa ha detto che bisognava mandare via i giudici che non erano allineati con le prese di posizione del Governo ed è stato fatto esattamente questo: è stato presentato un emendamento che prevede che le sezioni di immigrazione che si occupano di convalidare i trattenimenti amministrativi dei migranti non se ne occupino più ed è stato tutto passato alle corti d’appello che sono già cariche di lavoro e questo andrà ad aggravare la velocità dei processi anche per i cittadini italiani”.
“Il governo dovrebbe abbandonare la propaganda a partire dal progetto di spostare i migranti in Albania che non funziona ed è estremamente e inutilmente oneroso per il contribuente.
Da parte dei giudici non vedo nessuna presa di posizione politica ma hanno solamente interpretato le norme alla luce di una sentenza della Corte Costituzionale che ha a sua volta interpretato un regolamento europeo. Vedo piuttosto un governo che quando si fanno delle cose che vanno contro la sua volontà alza il livello dello scontro politico”, ha concluso Simona Bonafè.
“Ministro Calderoli, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, la sua autonomia differenziata non esiste più. È finita, game over! L'impianto su cui si reggeva è stato totalmente demolito. Dica definitivamente addio al suo progetto, alla sua idea sbagliata, ingiusta, di spaccare l'Italia perché il suo disegno è stato cancellato. Se ne faccia una ragione”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Marco Sarracino, responsabile nazionale Mezzogiorno del Pd, nel corso delle dichiarazioni di voto finali sulle mozioni delle opposizioni relative all’Autonomia differenziata.
“Quello che volevate fare – ha concluso Sarracino - è del tutto coerente con l'attuale disegno della destra italiana. Sono due anni, infatti che questo governo, se la prende sempre con chi è più debole, con chi è più povero, con i cittadini del Sud con quelli delle aree. Questo è il governo più antimeridionalista della storia repubblicana. Non ci fermeremo fino a quando questa legge non verrà cancellata, ve lo abbiamo detto centinaia di volte e continueremo a farlo. Anche oggi, caro governo, caro ministro, l'Italia è una e indivisibile e resterà tale nonostante voi, fatevene una ragione”.
“Il ministro Calderoli non si arrende. Non è bastata nemmeno la censura della Corte Costituzionale per dissuaderlo dal portare avanti il suo folle progetto secessionista. Con la nostra mozione chiediamo semplicemente che tutti i negoziati avviati si fermino sia per attendere la sentenza della Consulta, sia per recepire le conseguenti modifiche con l’intervento del Parlamento. Calderoli, invece, vuole andare dritto come un treno, dimostrando ancora una volta quanto sprezzo provi per quegli organi costituzionali, Parlamento e Corte, chiamati a rivestire un ruolo di bilanciamento e limitazione del potere dell’esecutivo. Il suo atteggiamento è riprova della reazione allergica che lui, e in generale questo Governo, hanno ogniqualvolta la democrazia e i suoi presidi essenziali si esprimono a salvaguardia dei principi fondamentali della nostra Repubblica. Cosa dovremmo aspettarci, d’altro canto, da uno che spera che le opposizioni ‘tacciano per sempre’?”.
Così Ubaldo Pagano, Claudio Stefanazzi e Marco Lacarra, deputati pugliesi del Partito Democratico.
Sarà discussa oggi alla Camera la Mozione sull’autonomia differenziata presentata in modo unitario dalle opposizioni a seguito della bocciatura della legge Calderoli da parte della Corte Costituzionale. La mozione unitaria chiede al governo di interrompere immediatamente le intese in fase di negoziazione con le regioni sulle ‘materie non Lep’ e di sciogliere il Comitato per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (CLEP) il cui lavoro è stato messo in discussione dalle decisioni della Consulta.
“Da Calderoli parole inaccettabili, basta strappi. Sembra il Papete, Meloni prenda immediatamente le distanze” così la capogruppo democratica nella commissione affari costituzionali della Camera, Simona Bonafè, che aggiunge: “Calderoli dovrebbe solo vergognarsi per aver presentato alle Camere un provvedimento incostituzionale. Il governo la smetta con le forzature e rispetti la Corte Costituzionale che ha detto con chiarezza che ad intervenire deve essere il parlamento”.
Parole Delmastro indecenti
“La riforma Calderoli non esiste più”. Lo ha detto Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, a Sky tg24 Agenda. “La Corte costituzionale ha colpito al cuore l’Automia, proprio nei punti su cui il Pd, le opposizioni, ma anche pezzi della maggioranza avevano evidenziato problemi e contraddizioni. Ora il governo blocchi le intese avviate con le singole regioni poiché è saltato il disegno di riforme inefficaci che volevano indebolire il paese”.
“Indecenti le parole del sottosegretario Delmastro - ha poi commentato la Braga - sintomo di una cultura repressiva in cui si lede la dignità delle persone in forme inaccettabili senza mai occuparsi veramente dei problemi. Cosa che dovrebbe fare il sottosegretario viste le condizioni delle carceri italiane”.
“Il partito democratico ha presentato un’interrogazione parlamentare alla presidente del consiglio, Giorgia Meloni, per chiedere una moratoria, e quindi una sospensione di tutte le intese con le regioni in seguito alla pronuncia della Corte Costituzionale sull’autonomia differenziata. Ecco il testo dell’interrogazione promossa dal responsabile sud del Pd, il deputato democratico, Marco Sarracino.
Interrogazione a risposta in commissione
Al Presidente del Consiglio dei ministri,
per sapere,
premesso che,
giovedì 14 novembre, la Corte costituzionale, nell’esaminare i ricorsi presentati dalle regioni Puglia, Toscana, Sardegna e Campania, ha ravvisato l’incostituzionalità di molteplici e rilevanti aspetti della legge n. 86 del 2024 sull’autonomia differenziata, tutti peraltro puntualmente denunciati dai numerosi professori ed esperti auditi durante l’iter di approvazione della legge;
tra le incongruenze rilevate ve ne sono alcune particolarmente significative come quella che ha sanzionato la possibilità di delegare alle regioni intere materie, in luogo delle singole funzioni nonché la circostanza che la delega di funzioni debba comunque avvenire sulla base del rispetto del principio di sussidiarietà;
altrettanto importante è l’intervento della Corte sui Lep, per i quali la Corte ha rilevato l’incostituzionalità della delega legislativa che ha limitato l’esercizio del potere legislativo da parte del Parlamento in quanto priva degli idonei criteri direttivi;
più in generale la Corte ha chiarito che eventuali condizioni particolari di autonomia devono essere compatibili con la struttura della nostra forma di Stato che, accanto all’autonomia, impone di garantire l’unità della Repubblica, la solidarietà tra le regioni, l’eguaglianza e la garanzia dei diritti dei cittadini, e l’equilibrio di bilancio;
in un’intervista al Corriere della Sera, il Ministro per gli Affari regionali, Roberto Calderoli, ha minimizzato i rilievi di illegittimità, affermando che “la gran parte dei rilievi mossi possono essere agevolmente superati in fase di attuazione della legge” e ha ribadito che l’iter legislativo non subirà ritardi e che le intese con le Regioni andranno avanti;
tuttavia, la stessa Corte nel comunicato rilasciato il 14 novembre ha dichiarato che “Spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua discrezionalità, colmare i vuoti derivanti dall’accoglimento di alcune delle questioni sollevate dalle ricorrenti, nel rispetto dei principi costituzionali, in modo da assicurare la piena funzionalità della legge”: -
se intenda proseguire nella stipula delle intese, come dichiarato dal Ministro Calderoli e in violazione di quanto stabilito dalla Corte costituzionale, ovvero se non ritenga opportuno disporre una moratoria delle intese fino a quando il Parlamento non sarà legittimamente intervenuto sui profili dichiarati incostituzionali.
“Governo sordo alle critiche e chiuso ad ogni forma di confronto è andato a sbattere: la Corte costituzionale ha, di fatto, smontato lo Spacca Italia. Ora il governo si fermi e torni indietro. L'unità nazionale è un valore costituzionale fondamentale, pilastro del nostro Paese”, così il capogruppo democratico nella commissione affari europei della camera, Piero De Luca.
Nordio stravolge princìpi fondanti dell'UE. Pensa ad Italexit?
“In attesa di leggere approfonditamente nel merito il testo del Decreto Legge approvato dal Governo ci permettiamo di ricordare al Ministro Nordio due concetti basilari e persino banali della nostra appartenenza all'UE, che però nella conferenza stampa di ieri sono stati clamorosamente stravolti e calpestati. Primo, un decreto legge è soggetto al pieno rispetto del diritto UE e delle pronunce della Corte di giustizia proprio come un decreto ministeriale. Secondo, i giudici nazionali sono tenuti a disapplicare non solo i decreti ministeriali ma anche e soprattutto le norme di legge se incompatibili con la disciplina europea. È un principio fondamentale del primato e dell'effetto diretto del diritto UE già affermato da decenni di giurisprudenza della Corte di giustizia, accolta anche dalla Corte costituzionale. È grave solo pensare che cambiando la fonte normativa nazionale sui Paesi sicuri cambi la natura degli obblighi europei per gli Stati membri e per i giudici. A meno che non pensi ad un'Italexit, il Governo non può derogare a questi princìpi e, se ne faccia una ragione, deve rispettare norme, regole e diritti europei” così in una nota il capogruppo democratico nella commissione politiche europee della Camera, Piero De Luca.
"Le parole di Fazzolari sono gravi. Invece di attaccare le opposizioni in modo scomposto, rifletta seriamente sulle ragioni della sconfitta subita ieri dalla presidente del Consiglio. L’ostinazione della maggioranza nel rifiutare qualsiasi forma di dialogo e confronto riguardo alla Corte Costituzionale, un organo di garanzia fondamentale per gli equilibri istituzionali del nostro ordinamento, è estremamente preoccupante. Così come grave è il suo tentativo di negare l'evidenza e distorcere la realtà dei fatti. Si rassegnino. Continueremo ad essere presidio di garanzia e difesa della nostra democrazia." Così in una nota il capogruppo democratico in commissione affari europei, Piero De Luca.
L’onorevole Foti cerca di giustificare la pessima figura rimediata ieri in Parlamento sull’elezione del giudice costituzionale. Le parole della Segretaria del Pd sono state chiarissime e non occorrono le interpretazioni distorte di Foti: la Corte costituzionale non è proprietà della maggioranza e il dialogo con le opposizioni lo prevede la Costituzione. Piuttosto FdI spieghi perché dopo le tante promesse al vento gli italiani si ritroveranno a fare i conti con la tassa Meloni sui carburanti e nuovi tagli a sanità pubblica e welfare.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“La maggioranza è nel caos. Ha tentato di forzare la mano sulla nomina dei giudici della Corte Costituzionale, ma è evidente che non vi sia accordo neppure al suo interno sulla composizione della Consulta. Il blitz di Meloni si è rivelato un grande flop. Ci auguriamo che, da questo momento in poi, il Parlamento possa procedere alla nomina dei giudici della Corte Costituzionale senza forzature e in un clima di condivisione, come previsto dalla nostra Costituzione. Le maggioranze qualificate richieste sono infatti essenziali per garantire l’elezione di personalità autorevoli e rigorose, capaci di salvaguardare la terzietà e l’indipendenza della Consulta. Oggi abbiamo impedito un grave strappo istituzinale”. Così in una nota la responsabile giustizia del Pd, la democratica Debora Serracchiani.
Furfaro e Manzi: diritti studenti disabili non possono essere subordinati a bilanci comunali
"Siamo molto preoccupati per la sentenza del consiglio di stato che respinge il ricorso di una famiglia di uno studente con disabilità, al quale il Comune aveva ridotto, per ragioni di bilancio, le ore di assistenza scolastica. Una sentenza che di fatto determina la possibilità di subordinare i diritti di uno studente con disabilità alle compatibilità di bilancio del Comune in cui è residente. Tutto in netto contrasto con la corte costituzionale che ha sancito, in più sentenze, l’intangibilità del diritto allo studio degli alunni con disabilità. Una decisione, quella del Consiglio di Stato, che permette così di considerare il Piano Educativo Individualizzato (PEI) come una proposta e non come un vincolo per le ore di assistenza scolastica e rischia quindi di indebolire uno strumento fondamentale per garantire un percorso educativo adeguato e personalizzato agli studenti con disabilità. Veder stabilire da un tribunale, anzi dal principale tribunale amministrativo, che i diritti di uno studente disabile possano essere subordinati alle compatibilità di bilancio del Comune è una decisione preoccupante per le famiglie che vivono quotidianamente le enormi difficoltà dei percorsi educativi e di inclusione. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione urgente al ministro Valditara e alla ministra Locatelli perché sia garantita la piena tutela di diritti delle alunne e degli alunni con disabilità che nella nostra democrazia non possono, in nessun modo, essere soggetti a condizionamenti di natura economica". Lo affermano Marco Furfaro e Irene Manzi della segreteria nazionale del partito democratico.
"L'iniziativa del Presidente Giani di ricorrere alla Corte Costituzionale contro la legge sull’autonomia differenziata è pienamente condivisibile ed ha l'obiettivo di sostenere un regionalismo solidale che non mini l’unità nazionale. Il ricorso della Regione Toscana si aggiunge allo straordinario segnale dato dai cittadini con il raggiungimento delle 500 mila firme a sostegno del referendum raccolte in poche settimane. La legge Calderoli oltre a spaccare il paese con cittadini di serie A e cittadini di serie B, crea 20 staterelli con competenze diverse, produce una confusione totale di regole burocratiche fra regione e regione. Il contrario di quello che serve al paese per la competitività e la coesione sociale". E’ quanto dichiara la vicepresidente dei Deputati Pd Simona Bonafè sul ricorso della Regione Toscana presso la Corte Costituzionale.