"Il provvedimento del governo Meloni sulla canapa industriale, all'interno del ddl sicurezza, è una scelta sbagliata e demagogica che rischia di distruggere un intero settore produttivo che vale 2 miliardi di euro e impiega circa 20.000 persone in Italia". Lo dichiarano i deputati Matteo Mauri, Stefano Vaccari, Marco Furfaro e il senatore Andrea Giorgis, rispettivamente responsabile nazionale Sicurezza del Pd, capogruppo Pd in commissione Agricoltura, capogruppo Pd in commissione Affari sociali e capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali.
"Questa norma – proseguono gli esponenti dem – non ha nulla a che vedere con la tutela della salute o della sicurezza e avrà come unico effetto quello di azzerare un comparto strategico, con gravi conseguenze economiche, fiscali e occupazionali. I produttori stessi e le associazioni di categoria chiedono una regolamentazione chiara, ma regolamentare non significa aggredire un settore. Questo non ha alcun senso. Le aziende italiane hanno sviluppato prodotti di altissimo livello, apprezzati in tutto il mondo. Eppure, con questa scelta miope, si rischia di far fallire le nostre imprese e di regalare il mercato interno ai competitor stranieri. Una scelta folle".
"Il governo – concludono - ha ancora la possibilità di fermarsi e correggere l'errore. Fino a qualche settimana fa la maggioranza si intestardiva nel dire che il testo non fosse modificabile. Ma è ormai assodato che invece il ddl sicurezza verrà rivisto in molte sue parti e poi ritornerà alla Camera per il voto finale. C'è perciò la possibilità di cancellare integralmente l'art. 18 ed evitare uno scempio. Speriamo che il centrodestra si ravveda e lo faccia. In caso contrario vogliamo almeno sperare che accetteranno di prorogare l'entrata in vigore almeno all'anno prossimo, per evitare un danno economico sul raccolto 2025, di cui dovrebbero rispondere direttamente, e per prendersi un po' di tempo per approfondire la materia. È questo il momento di fermarsi e fare la scelta giusta".
"Ancora una volta il governo e la maggioranza dimostrano di non essere all’altezza delle sfide che il comparto della sicurezza impone. Il provvedimento in discussione si rivela del tutto insufficiente e privo di una visione strategica. È così povero di contenuti che risulta difficile persino votare contro. Ma proprio per questo è altrettanto complicato votare a favore". Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Matteo Mauri, responsabile nazionale sicurezza del Partito Democratico, annunciando il voto di astensione del Gruppo dem al ddl sull’organizzazione e funzionamento delle Forze di polizia, delle Forze armate e dei Vigili del fuoco.
"Abbiamo assistito – ha aggiunto l’esponente Pd - all’ennesima occasione persa: ogni volta che questa maggioranza affronta il tema delle forze dell’ordine, lo fa in modo demagogico, con aumenti di pene e nuovi reati, oppure non fa nulla. Qui siamo di fronte a un provvedimento che non risponde alle reali esigenze di chi ogni giorno garantisce la sicurezza del Paese. Eppure, stiamo parlando di corpi dello Stato che sono riconosciuti come eccellenze a livello internazionale, come dimostrano le operazioni delle nostre forze dell’ordine nei teatri esteri e gli interventi dei Vigili del Fuoco nelle emergenze globali."
"Questi professionisti – ha concluso Mauri - meritano molto di più. Meritano un investimento concreto in termini di risorse economiche, stipendi adeguati e politiche abitative per gli operatori della sicurezza, spesso costretti a lavorare in città con costi della vita insostenibili. E invece cosa fa questo governo? Nulla di tutto ciò. Addirittura, riduce i tempi di formazione per commissari e vicecommissari, rischiando di compromettere la qualità della preparazione e, di conseguenza, la sicurezza di tutti. Se il governo vuole davvero investire nella sicurezza e nel benessere degli operatori, smetta con le misure di facciata e cominci a lavorare seriamente per garantire organici adeguati, stipendi equi e una formazione di qualità. Ma temo che non siano le persone giuste per farlo".
“La destra sta giocando con la salute dei Vigili del Fuoco? E’ lecito chiederselo dopo che la maggioranza ha respinto un nostro emendamento al Ddl sulle Forze Armate che avrebbe esteso a tutta Italia l’analisi medico–statistica sulla presenza dei Pfas sui dispositivi utilizzati dagli agenti, ad oggi prevista soltanto in Emilia Romagna. Si tratta di una bocciatura incomprensibile dal momento che tale indagine è stata proposta proprio dal ministero dell’Interno: se è utile, come noi riteniamo, va fatta in tutti i territori, anche per dare pieno seguito agli impegni assunti dal governo con la mozione sui Pfas, approvata nei giorni scorsi dalla Camera, relativi all’avvio immediato di un programma nazionale di biomonitoraggio per valutarne l'esposizione della popolazione sulla salute”. Cosi i deputati dem Simona Bonafè, Marco Simiani ed Emiliano Fossi.
“Affrontare l’importantissima problematica dello spopolamento dei comuni montani e delle loro difficoltà gestionali, ma non investirci veramente è una grande presa in giro. Se è fondamentale l’obiettivo di garantire servizi pubblici sociali, sanitari ed educativi che condividiamo e che abbiamo provato a rafforzare con proposte del partito democratico, purtroppo bocciate, ciò rimane assolutamente fantasia se le risorse non ci sono o sono, come in questa norma, talmente poche (soli 100 mln l'anno, tra l’altro tolti alle regioni ) da far immaginare solo qualche piccolo “contentino”, del tutto incapace di modificare una situazione di lento abbandono e generare una controtendenza. Per questo motivo, a cui si aggiunge la scarsa chiarezza sui requisiti di definizione di quali siano i comuni montani, di cui il Parlamento è espropriato perché delegati ad una successiva decisione governativa, il partito democratico voterà contro il ddl Calderoli, che genera aspettative che non può soddisfare e rischia di essere del tutto inefficace” così una nota dei deputati democratici Girelli, Sarracino, Ferrari, Simiani, Marino, Vaccari, Roggiani che hanno definito la legge montagna “una grande occasione persa”.
“Il governo e queste destre sferrano l’ennesimo attacco alla fauna selvatica e questa volta se la prendono con il lupo. Con il ddl montagna si crea ad arte un 'problema', un 'nemico' con il solo obiettivo di poter continuare a fare la solita becera propaganda e si da il via libera all’uccisione di questo meraviglioso animale, che svolge un ruolo essenziale come regolatore naturale dell’ecosistema e ne garantisce l’equilibrio. Invece di proteggere la biodiversità in forte crisi, questo governo, su basi del tutto antiscientifiche, imbraccia il fucile e consente i cosiddetti 'prelievi' ovvero quote annuali di animali da uccidere”. Così in una nota congiunta le deputate dem Eleonora Evi e Patrizia Prestipino sul cosiddetto Ddl montagna all’esame della commissione Bilancio alla Camera.
“Eppure – continuano le parlamentari PD – gli abbattimenti non diminuiscono la presenza del lupo e nemmeno i danni da predazione agli allevatori. Nel settembre scorso è stato pubblicato un rapporto del progetto Life Wolf Alps Eu che sottolinea l’efficacia quasi assoluta delle misure di prevenzione dalle predazioni del lupo e evidenzia una riduzione delle predazioni del 96,5% tra gli allevamenti coinvolti”. “Il Partito Democratico ha presentato numerosi emendamenti per ribadire l’importanza delle misure di prevenzione e di convivenza pacifica con i grandi carnivori e si batterà in Aula contro questo provvedimento”, concludono Evi e Prestipino.
"La maggioranza di Governo è ambigua sulla quota sanitaria e quota socio-assistenziale nei servizi rivolti agli anziani e alla disabilità.
Per quanto riguarda i costi scaricati sulle famiglie e gli enti locali, la ministra Locatelli ha nei giorni scorsi esaltato il cambio di paradigma nell’approccio alla disabilità e ha parlato della sperimentazione in corso anche in provincia di Brescia.
Francamente occorre ridimensionare alquanto l’entusiasmo della Ministra. Se la legge Delega (227/2021) ha raccolto consensi, non ha altrettanto raccolto consensi il successivo decreto legislativo 62/2024, che evidenzia molteplici criticità.
La sperimentazione avviata tramite i cosiddetti “progetti di vita” per le persone con disabilità, doveva realizzarsi in nove province e in soli 12 mesi. Successivamente la sperimentazione è stata allargata a venti province e i tempi sono stati prorogati sino a tutto il 2026, mentre l’entrata in vigore delle regole nazionali per la valutazione delle condizioni di disabilità è rinviata al 2027.
Appare estremamente grave aver prorogato la sperimentazione senza prima aver chiarito cosa ha funzionato e cosa no, oltre ad aver inserito la sperimentazione anche nello schema sulla non autosufficienza degli anziani.
Ma non si tratta delle sole criticità di una riforma che sembra essere più che altro un dispendioso spostamento di risorse che finisce per ridurre le reali disponibilità per i disabili e che non appare in grado di dare una risposta vera ed efficace ai bisogni delle persone, non realizzando alcuna reale riforma del sistema.
Il Decreto Legislativo 62/2024 rende più complessa la presa in carico delle persone e delle famiglie, ignorando le professionalità e le competenze già maturate da decenni nel sistema socio-sanitario con uno sdoppiamento del processo, invece di realizzare un punto unico di accesso: una prima fase per stabilire il grado di disabilità della persona (posta in carico all’INPS) e una seconda per concretizzare il “progetto di vita” posta in capo agli enti locali e sanitari, condizionata dalla prima.
Per affidare il compito all’INPS tra l’altro, si mettono a conto operazioni di oltre 270 milioni di euro l’anno tratti dal Fondo per le politiche per la disabilità, con la sottrazione inevitabile di risorse e professionalità agli enti locali e al sistema sanitario senza rappresentare un vero miglioramento per i pazienti e le loro famiglie.
Questa scelta va in evidente contrasto anche con quanto scritto dall’OCSE in un documento che rispondeva alla richiesta del Governo di consulenza sulla riforma. Inoltre, la riforma messa in campo dal Governo manca di una reale nuova valutazione della disabilità, e non supera la parcellizzazione delle storiche forme di invalidità/disabilità: la “valutazione di base” non realizza alcuna nuova forma di valutazione, limitandosi a riunire un nuovo contenitore di criteri e classificazioni già esistenti, legate a norme specifiche già presenti. Viene sì introdotta la valutazione WHODAS, ma in maniera del tutto sussidiaria.
Infine, ma non da ultimo, a questa riforma, o presunta tale, manca la terzietà di giudizio, dato che chi valuta altri non è che lo stesso ente che eroga i benefici, peraltro in accordo con quattro associazioni già indicate dalla legge 295/90, che dal 2023 sono entrate a far parte del Consiglio di Vigilanza dell’INPS. In pratica il valutato e il valutatore sono competenti per la concessione del beneficio!
E tutto questo mentre in Senato si sta discutendo il DDL “Misure di garanzia per l'erogazione delle prestazioni sanitarie e altre disposizioni in materia sanitaria”, che sembra voler intervenire in maniera gravemente peggiorativa per quel che riguarda l’integrazione delle cure sanitarie e l’assistenza rivolta a soggetti affetti da disabilità gravi o gravissime, nonché ad anziani non autosufficienti con patologie cronico-degenerative. Una scelta che se confermata durante il resto dell’iter parlamentare sarebbe di una gravità estrema.
Quindi nessuna vera riforma e nel contempo una restrizione dei diritti dei disabili e delle loro famiglie. Non certo di che vantarsi per questo Governo". Lo dichiarano in una nota congiunta i parlamentari del Pd, Gian Antonio Girelli e Alfredo Bazoli.
"Il Governo continua a colpire le infrastrutture pugliesi. Soprattutto quelle dedicate al volo. Dopo il DDL "Spazio", che di fatto annulla 5 anni di progressi autorizzativi e investimenti fatti per lo spazioporto di Grottaglie, ora il Governo declassa la categoria antincendio dell’aeroporto di Brindisi, con conseguenze immediate e gravissime sull’operatività dell’aeroporto. Meno voli e meno sicurezza. È incredibile il disinteresse della maggioranza verso le infrastrutture strategiche pugliesi. Fiumi di parole, promesse, annunci. Mesi di strombazzate sul rilancio dell’aeroporto di Brindisi, convegni e interviste, per poi essere smentiti, probabilmente addirittura a loro insaputa, dal Governo. Se non fosse tragica questa assoluta irrilevanza dei parlamentari pugliesi di centrodestra, ci sarebbe persino da ridere. Invece ci tocca assistere e protestare contro una deliberata azione anti-Puglia del Governo. Dove sono gli eletti del centrodestra? A Brindisi, poi, il loro silenzio è inquietante. Enel, Eni, Aeroporto. Se ci siete battete un colpo e provate a dare una mano ad un territorio che ha bisogno di atti non di vuote parole, o peggio di un timido silenzio".
Così Claudio Stefanazzi, deputato pugliese del Partito Democratico.
“Nel giorno in cui si apre la discussione in Senato sul DDL Spazio che come condiviso dallo stesso Elon Musk con l’articolo 25 apre la strada a Starlink come sistema di backup satellitare per l’Italia, Giorgia Meloni intervenendo in Aula ribadisce la sua singolare idea di “dominio della sicurezza” parlando di acquisto di armi, materie prime critiche, infrastrutture strategiche, cybersicurezza, difesa dei confini, lotta ai trafficanti. Ancora una volta nemmeno una parola per i satelliti e la necessità di costruire una rete satellitare autonoma e competitiva anche livello italiano ed europeo: su questo aspetto cruciale per la nostra sicurezza presente e futura l’obiettivo del Governo si conferma non essere il dominio ma la sottomissione al dominatore” così il vicepresidente della commissione trasporti della camera, il deputato democratico Andrea Casu, condividendo sui social un passaggio dell’intervento in Aula Montecitorio della Presidente del Consiglio dei Ministri.
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“La democrazia in Europa è sotto attacco e il servizio europeo per l’azione esterna ha rilevato un dato inquietante: degli oltre 2 mila canali di disinformazione russa e cinese rilevati l’88% viaggia su X il social network di proprietà di Elon Musk. Quanto ancora il Governo italiano potrà fare finta di non accorgersene?” Così il vicepresidente della commissione trasporti e comunicazione, il deputato democratico, Andrea Casu che aggiunge: “Mentre Musk offre il principale riparo a chi cerca di manipolare l’opinione pubblica europea ed italiana Meloni e Salvini non solo fanno finta di niente ma con l’articolo 25 del ddl spazio vogliono anche affidargli le chiavi della sicurezza del paese”.
“Le famiglie e le persone più fragili non possono pagare per colpa delle scelte scellerate di questo governo e di questa maggioranza.
La maggioranza ha fatto approvare in decima commissione al Senato un emendamento al ddl prestazioni che prevede che per le prestazioni di lungo-assistenza da erogarsi alle persone anziane, con diagnosi di Alzheimer o altra patologia con carattere cronico-degenerativo, gli oneri di degenza restano a carico del servizio sanitario nazionale nella misura del 50 per cento della tariffa giornaliera. Questo significa far ricadere sui pazienti i costi del servizio mettendo in discussione il diritto costituzionale alla cura. Non possiamo accettare un atteggiamento così da parte della maggioranza che va a colpire le persone più fragili, gli anziani e tutti i malati in generale”. Lo dichiara Gian Antonio Girelli deputato pd della commissione affari sociali di Montecitorio.
"È inquietante che, in un contesto geopolitico così delicato, il governo Meloni non stia elaborando una strategia che permetta all'Europa di rafforzare la sua autonomia strategica sviluppando delle proprie infrastrutture satellitari, costruendo sistemi di sicurezza e difesa europee. La decisione nel DDL Spazio di aprire all'utilizzo di fondi pubblici italiani per rafforzare la capacità trasmissiva nazionale, attraverso investimenti rivolti ad attori stranieri non istituzionali come SpaceX appare insensata e miope, considerando le dichiarazioni di Elon Musk, che sollevano serie preoccupazioni sulla sicurezza europea”. Lo afferma il deputato democratico Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione Unione europea.
"Le affermazioni di Musk ‘se disattivo Starlink il fronte ucraino crolla’ e ‘dovremmo uscire dalla Nato, non ha senso che l'America paghi per la difesa dell’Europa’, evidenziano in modo chiaro i pericoli derivanti dalla dipendenza da un unico attore privato. È allarmante dunque che Giorgia Meloni non dica una parola per prendere le distanze da queste affermazioni inquietanti e soprattutto che il nostro governo abbia scelto di fare affidamento su Starlink senza perseguire invece una strategia autonoma di lungo periodo volta a sostenere la creazione di infrastrutture di sicurezza e difesa europee. È l'unica strada da percorrere se vogliamo garantire la nostra indipendenza e sovranità in futuro", ha concluso De Luca.
“Ormai Matteo Salvini non sa più come giustificare il suo affannoso rincorrere il favore di Elon Musk. Ieri ha tuonato ed evitato il confronto con tutti gli operatori satellitari diversi da Starlink e oggi attacca le opposizioni definendole anti italiane solo perché si oppongono ad un regalo incondizionato e avventato al magnate americano”. Così in una nota il deputato dem Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in Commissione Attività produttive.
“Il sovranista Salvini – continua l'esponente democratico - ha perso l'ennesima occasione di difendere, sul serio, l’interesse nazionale nelle votazioni sul ddl economia dello spazio. Bastava far votare gli emendamenti delle opposizioni all’articolo 25 o anche far presentare una riformulazione al 'suo' relatore al provvedimento, il leghista Gusmeroli. Invece c’è stato solo silenzio e imbarazzo”. “I sedicenti patrioti sono finiti a fare il megafono del miliardario Musk per ottenerne le grazie. Tutto il resto sono chiacchiere, quelle di Matteo Salvini”, conclude Peluffo.
Il governo e la maggioranza non hanno dimostrato la necessaria autorevolezza né l’indispensabile indipendenza dai soggetti privati interessati alle attività spaziali. In teoria era un provvedimento semplice, si trattava di colmare un vuoto normativo come hanno già fatto altri undici Paesi europei. Non è questo provvedimento a far nascere l’economia dello spazio. Abbiamo da tempo un comparto spaziale nazionale composto da oltre 200 imprese; nel 2020 l’industria spaziale italiana ha generato entrate di circa 2 miliardi di euro, impiegando oltre 7.000 lavoratori nei principali poli industriali e, per quanto riguarda i brevetti, l’Italia è stata tra i primi dieci Paesi al mondo nel periodo 2016-2020.
Il tema era offrire un quadro normativo chiaro ed efficace, nella tutela dell’interesse nazionale. Il gruppo del Pd si è concentrato esattamente su questo con proposte emendative per scoraggiare l'ottenimento di certificazioni di attività spaziali in altri Stati a danno della space economy italiana. Abbiamo incalzato il governo a prendere atto che, nello scenario geopolitico che stiamo vivendo, è prioritario mettere in sicurezza l’autonomia e la sovranità digitale del nostro paese, prevedendo la priorità alle imprese e alle strategie nazionali ed europee e, solo in caso di comprovata impossibilità, attraverso il coinvolgimento di soggetti istituzionali di paesi appartenenti alla Nato. E qui si è appalesato il convitato di pietra, si è vista l’ombra lunga e nera di Musk. Sull’art 25 ha tuonato il suo portavoce in Italia, scagliandosi sulla piattaforma X contro le opposizioni e contro il Parlamento intero. Il Parlamento che tutti dovremmo difendere. Abbiamo atteso una parola chiara dal governo o dalla maggioranza, ma non è mai arrivata. Volete andare nello spazio e non sapete neanche perché siete qui.
Lo ha detto in Aula alla Camera Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in commissione Attività Produttive.
Quello che chiediamo con questo emendamento è quello che dovrebbe chiedere il governo al Parlamento: di normare. Oltretutto in linea con lo spirito della legge che, nell'indicazione delle finalità, pone alcune questioni che questo emendamento mette in evidenza. La prima, sicuramente, è quella di restituire alla politica il ruolo che deve avere in assetti strategici come lo spazio e impedire che dei privati, in maniera del tutto autonoma, possano diventare i controllori del nostro futuro, senza che la politica ponga alcuna questione al riguardo. Il secondo è il rilancio di un'iniziativa italiana ed europea proprio su questo, perché se c'è una responsabilità e c'è, è di essere stati disattenti e poco capaci di investire rispetto a settori strategici. Noi qui siamo chiamati a decidere due cose: se abbiamo la dignità di rappresentare un popolo e garantire allo stesso la sicurezza nazionale e il suo futuro oppure, tranquillamente, consegnare ad un futuro tecnocratico, dove sono la finanza, l'economia e il privato a controllare le decisioni della politica stessa. Mi auguro che non avvenga in Italia quello che sta avvenendo, purtroppo, negli Stati Uniti.
Così il deputato dem Gian Antonio Girelli.
“Il fatto che il governo e la maggioranza non vogliano accettare questo emendamento è davvero la prova che non stanno lavorando per rafforzare l’Europa, nonostante le dichiarazioni, perché non essere d’accordo a mettere al centro l’Unione Europea su scelte così rilevanti e strategiche per la sicurezza nazionale è un segnale chiaro. State decidendo di consegnare la sicurezza del nostro paese ad altre logiche. Siete stati richiamati pubblicamente via tweet da chi vede questo emendamento come un intralcio alla rete di Starlink e, con obbedienza, avete messo da parte il vostro patriottismo e il vostro sovranismo ad ogni pie sospinto invocato. Ma noi ci chiediamo chi decide: il Parlamento italiano o Starlink? Dimostrate una buona volta di non essere ricattabili e di dare serie garanzie per la sicurezza naizonale”. Lo ha detto la vicepresidente del gruppo PD alla Camera Valentina Ghio intervenendo in aula sul ddl spazio.