“Sulla canapa la destra getta la maschera. Parole al vento quelle relative alla disponibilità di rivedere le assurde norme di divieto di produzione, trasformazione e commercializzazione della canapa contenute nel decreto Sicurezza. Solo una imbarazzante finzione visto che nell’iter parlamentare di conversione del decreto si continua a perseguire, come un rullo compressore, l’inspiegabile divieto sia dal punto di vista della tutela della salute che dal punto di vista della sicurezza. Anzi si fa di più. Questa mattina in Commissione agricoltura, nonostante l’invito ad un ulteriore approfondimento che come gruppo Pd abbiamo rivolto al relatore e ai colleghi di maggioranza, la destra ha votato un parere con il quale si giunge ad apprezzare le disposizioni che prevedono ‘il divieto di importazione, cessione, lavorazione, distribuzione, commercio, trasporto, invio, spedizione e consegna delle infiorescenze della canapa anche in forma semilavorata, essiccata o triturata, nonché di prodotti contenenti tali infiorescenze, compresi gli estratti, le resine e gli olii da esse derivati’”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Una maggioranza - aggiunge - sorda agli appelli di un comparto che fino ad ora rappresentava un fiore all’occhiello del nostro Paese, ma anche un monito a chi pensa che ci possano essere spazi di trattativa con il perverso ideologismo securitario del governo e della destra. Ringraziano commossi tremila imprenditori, ora considerati delinquenti spacciatori, che non sapranno nemmeno dove smaltire scorte di produzione presenti in magazzino e i trentamila addetti prossimi al licenziamento, che non avranno a disposizione neanche gli ammortizzatori sociali”.
“Questo Decreto Pubblica amministrazione è l’ennesima occasione persa che governo e maggioranza portano al voto del Parlamento. Sarebbe stata necessaria una riforma per innovare e rendere efficiente la Pa, che vuol dire avere servizi migliori per i cittadini, e non invece l’ennesimo decreto confuso, dove purtroppo c’è dentro di tutto. Mancano gli investimenti per affrontare l’arretratezza tecnologica e un piano straordinario di assunzioni per colmare il gap rispetto agli altri Paesi. La maggioranza non si è occupata di rendere la Pa efficiente, ma solo di occupare posti. Vengono aumentati a dismisura consulenti, consiglieri e gli uffici di diretta collaborazione dei ministri. Ci troviamo di fronte a un vero e proprio clientelismo di governo in un decreto di cui contestiamo metodo e merito”.
Così la vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, Simona Bonafé, spiega le ragioni del voto contrario del Partito democratico al Dl Pa.
“Noi - aggiunge - abbiamo un’idea diversa della pubblica amministrazione. Una Pa dove il criterio costituzionale di imparzialità e indipendenza valgono più della fedeltà politica e dove il concorso resta lo strumento ordinario di accesso; dove gli idonei non sono ‘bocciati’, come dice il ministro Zangrillo; dove se vuoi una Pa di qualità devi prevedere anche stipendi adeguati. Poi - conclude - ci sono anche alcuni punti qualificanti che giungono grazie al contributo del Pd, come ad esempio i 20 milioni destinati all’edilizia scolastica e la stabilizzazione dei precari”.
“Abbiamo posto al ministro Giuli più o meno le stesse domande sette mesi fa e ci accorgiamo che nel frattempo non è successo nulla. Anzi la situazione è peggiorata e il ministro continua a negare la crisi del settore cinematografico e audiovisivo. Lo fa lui ancora oggi, lo fa la sottosegretaria Borgonzoni e insieme lo fanno ad ogni incontro con le parti. Viene da domandarsi chi siano quelle migliaia di lavoratori che continuano a manifestare in questi mesi: artisti, attori, autori, produttori, spesso con le lacrime agli occhi perché ridotti alla fame dalle scelte di questo governo. Per il ministro Giuli, queste persone non esistono. Siamo davanti al nulla che prosegue e che aumenta una crisi drammatica”. Così il deputato del PD, Matteo Orfini, in replica al ministro Giuli durante il question time alla Camera sulla crisi dell'industria cinematografica italiana.
“La crisi che il governo nega – continua l'esponente dem - è confermata dal fatto che l'esecutivo ha dovuto fare, in fretta e furia, un decreto correttivo sulla tax credit, per evitare di perdere i ricorsi presentati al Tar. Evidentemente, non era vero che andava bene quello che l'esecutivo aveva fatto. Ci saremmo aspettati da Giuli l'eventuale annuncio di un ristoro per tutte le aziende del mondo cinematografico danneggiate dalle politiche del governo o magari azioni per salvare l'anno contributivo per chi l'ha perso nel perdurare dello stallo lavorativo e produttivo. Invece ci troviamo davanti alle solite frasi di circostanza”, conclude Orfini.
Se guardiamo a questo decreto, la sobrietà che tanto in questi giorni di lutto chiede il governo, difficilmente si concilia con gli aumenti degli uffici di collaborazione diretta dei ministeri. Una sobrietà che si scontra con i numeri di un clientelismo di Stato che delinea un'idea della PA come luogo da occupare e non da riformare. Il ministro Zangrillo parla di merito mentre mette nelle mani dei dirigenti la sola possibilità di promuovere o meno i dipendenti. Merito e fedeltà non sono sinonimi”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in Commissione Lavoro, intervenendo sulla fiducia posta dal governo sul cosiddetto Dl Pa”. Questo – continua l'esponente dem - è un provvedimento che non prevede un piano di nuove assunzioni per il turn-over, né una spinta sui salari che incida sulla perdita del potere d'acquisto per i lavoratori a seguito dell'aumento dell'inflazione. Inoltre congela il tetto del 20% sulle graduatorie degli idonei non vincitori dei concorsi per soli due anni, contrariamente a quanto voluto dallo stesso ministro. Le contraddizioni nell'esecutivo sono enormi: il ministro Zangrillo è lo stesso che, con il favore delle tenebre, è venuto a spiegare che chi è idoneo ai concorsi, in realtà è bocciato, insultando i sacrifici di migliaia di ragazze e ragazzi. La presidente del Consiglio va in gita alla Casa Bianca per regalare un pezzo della nostra sovranità energetica a Trump, per riscattare l'opinione diffusa di un Paese degradato a una colonia servile”, conclude Scotto.
"Finalmente ieri il governo pare abbia risolto la questione degli acconti Irpef per il 2025, che saranno calcolati correttamente in base alle tre aliquote attualmente in vigore e non più secondo le quattro precedenti. Un intervento necessario e atteso, previsto dal decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri, che corregge una stortura evidenziata prima dai Caf Cgil e successivamente dal Partito Democratico in un question time presentato in Commissione Finanze lo scorso 26 marzo”. Così il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“Rimane ancora aperta e urgente - prosegue l’esponente dem - la questione dei redditi più bassi, in particolare quelli compresi tra 8.500 e 9.000 euro, che a causa delle modifiche fiscali introdotte da questo governo rischiano una perdita secca di 1.200 euro all’anno. Il 29 gennaio scorso, la rappresentante del governo aveva annunciato un impegno all’estensione del trattamento integrativo, attraverso una revisione dei criteri di spettanza per garantire un sostegno maggiore ai lavoratori a più basso reddito”.
“Ora attendiamo - conclude Merola - che a quell’impegno seguano atti concreti: non possiamo accettare che le fasce più fragili vengano lasciate indietro da una riforma fiscale che dovrebbe invece tutelarle”.
“Immediata revisione dell’articolo 18 del Decreto Sicurezza per evitare il collasso del comparto della canapa industriale che incarna una visione moderna, legale e sostenibile dell’agricoltura italiana. Un divieto imposto senza prevedere deroghe o flessibilità applicative e nessun tipo di ristoro o ammortizzatore sociale”.
Questo il messaggio inviato al governo e alla maggioranza da promotori ed esperti che hanno partecipato oggi alla Camera alla conferenza stampa: “Salviamo la filiera della canapa industriale”.
Il capogruppo dem in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari, promotore dell’iniziativa, ha definito la norma “ingiustificabile sul piano della salute e della Sicurezza ed un attacco incomprensibile a un settore che è volano di economia sostenibile e occupazione giovanile”, sottolineando la “necessità di una sua revisione urgente della durante la discussione parlamentare”. Raffaele Desiante, presidente di Imprenditori Canapa Italia, ha evidenziato le conseguenze occupazionali: “Oltre 3mila aziende e più di 30mila lavoratori rischiano di trovarsi senza futuro. Senza ammortizzatori sociali, migliaia di famiglie potrebbero rimanere senza reddito da un giorno all’altro”. Dal mondo accademico, il professor Alfonso Celotto ha denunciato i profili di incostituzionalità e incompatibilità con il diritto Ue: “La norma è sproporzionata e non supportata da evidenze scientifiche, oltre a violare i principi di libera circolazione delle merci e della Costituzione art. 3 e 41”. Anche Stefano Masini di Coldiretti ha richiamato i vincoli europei: “La canapa è riconosciuta come coltura agricola legittima se il Thc è sotto lo 0,3%. Il divieto italiano discrimina le imprese nazionali e danneggia l’intera organizzazione economica della filiera. Occorre tenere aperto un tavolo di lavoro con il governo e il Parlamento per trovare soluzioni utili alla salvaguardia degli interessi economici della filiera”. Dal punto di vista economico e occupazionale, Ivan Nardone (Cia - Agricoltori Italiani) ha ricordato che “la filiera genera oltre 2 miliardi di euro l’anno, bloccarla significa interrompere un’esperienza di successo anche sul fronte del ricambio generazionale”.
“Il governo sceglie di tagliare il turn-over, di umiliare gli idonei dei concorsi pubblici, sia a quelli in attesa sia quelli che già lavorano, considerandoli come testualmente detto dal Ministro Zangrillo in commissione come fossero bocciati, con un unico obiettivo: accrescere il numero di figure di diretta dipendenza politica e di diretta nomina all'interno dei ministeri e delle pubbliche amministrazioni. Se vuole continuare a moltiplicare le nomine dei fedelissimi e umiliare le persone veramente idonee, il PD continuerà a votare contro i suoi provvedimenti”. Così il deputato Andrea Casu, segretario d'Aula PD, intervenendo in Aula di Montecitorio nella discussione sul decreto PA.
“Rifiutando gli emendamenti del PD – continua l'esponente dem - questo governo continua a discriminare le persone che sono entrate nella PA attraverso lo scorrimento delle graduatorie: oggi ci sono lavoratrici e lavoratori che hanno superato lo stesso concorso, fanno lo stesso lavoro ma che non guadagnano lo stesso salario. Una tremenda ingiustizia etica e politica che non viene sanata perché il Governo Meloni divide le persone tra lavoratori pubblici di serie A e serie B”, conclude Casu.
Si svolgerà oggi, martedì prossimo, 22 aprile, alle ore 13.00, nella Sala Stampa della Camera, in via della Missione 4, su iniziativa del capogruppo Pd in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari, la conferenza stampa dal titolo: “Salviamo la filiera della canapa industriale”. Il nuovo decreto Sicurezza ha bloccato un comparto che impiega da 10mila a 30mila persone ed è esposto a numerosi profili di incostituzionalità e contrasto al diritto europeo.
Dopo l’introduzione di Stefano Vaccari, interverranno: Alfonso Celotto, avvocato e professore di Diritto Costituzionale; Stefano Masini, professore di Diritto Agrario e responsabile Area Ambiente e territorio di Coldiretti; Ivan Nardone, dell’Area Economica della Cia; Raffaele Desiante, presidente di Imprenditori Canapa Italia; Mattia Cusani, presidente di Canapa Sativa Italia; Piero Manzanares, presidente di Sardinia Cannabis; Francesco Vitabile, presidente di Resilienza Italia Onlus.
L’evento sarà in diretta web sulla Web Tv della Camera.
Per partecipare accreditarsi scrivendo a:
segreteria.vaccari@camera.it.
"Dopo la mancata presentazione dell'emendamento del governo al decreto sulla Pubblica Amministrazione, che era in discussione negli scorsi giorni alla Camera in commissione Affari Costituzionali, che avrebbe garantito gli ammortizzatori sociali alle lavoratrici de La Perla che ancora ne sono sprovviste, è urgente che il governo individui un nuovo veicolo normativo utile. Per sollecitare questa priorità presenterò un ordine del giorno in occasione del voto in Aula. Una sollecitazione al governo, che auspico riceva parere favorevole, per agire presto e bene". Così Andrea De Maria, deputato Pd.
"Abbiamo trovato sconcertante l’approssimazione con cui il ministero del Lavoro e il MIMIT hanno gestito la vicenda dei 50 lavoratori e lavoratrici dello stabilimento La Perla. Al tavolo ministeriale era stata data una garanzia precisa alla Regione Emilia-Romagna e ai sindacati: al primo veicolo normativo utile sarebbero state inserite le risorse per gli ammortizzatori sociali. Quell’impegno, però, è stato clamorosamente disatteso: il governo non ha mai presentato l’emendamento durante la discussione in commissione sul decreto P.A.”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
"Come Partito Democratico - ha concluso Scotto - abbiamo insistito affinché quella misura fosse inserita durante il dibattito parlamentare, ma ci siamo trovati davanti porte sbattute in faccia. Per questo presenteremo un ordine del giorno la prossima settimana, per ribadire con forza la necessità di trovare una soluzione immediata per chi è rimasto senza stipendio e senza tutele. Ci auguriamo, questa volta, un atteggiamento più serio e responsabile da parte dei ministri Urso e Calderone”.
"L’approvazione dell’emendamento del Partito Democratico al decreto sulla Pubblica Amministrazione, che consente la stabilizzazione dei lavoratori precari nelle Fondazioni lirico-sinfoniche, nei Teatri nazionali e in quelli di rilevante interesse culturale, rappresenta un risultato di grande valore politico e sociale”. Lo dichiarano in una nota Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera, e il deputato dem Matteo Orfini, primo firmatario dell’emendamento al decreto Pubblica Amministrazione, che sarà definitivamente votato la prossima settimana alla Camera.
“Siamo orgogliosi - aggiungono Manzi e Orfini - che questo emendamento, sostenuto con determinazione dal Pd, trovi oggi il riconoscimento delle istituzioni culturali. È la conferma che il lavoro parlamentare, quando è radicato nei bisogni reali delle persone, può produrre cambiamenti concreti e migliorare la vita di tante lavoratrici e lavoratori del settore".
"Con questo intervento abbiamo voluto creare le condizioni per sanare una situazione di precarietà che si trascinava da anni, e per garantire finalmente diritti, stabilità e dignità professionale a chi contribuisce ogni giorno alla vita culturale del nostro Paese", concludono i democratici.
“Non è vero che con il nuovo decreto Pa il salario accessorio negli enti locali crescerà. Ci sono troppi paletti che lo renderanno impossibile da applicare, soprattutto nei comuni in difficoltà economica. Non esistono misure virtuose a invarianza finanziaria. Che scaricano solo sui comuni e sulle regioni la decisione di aumentare o meno il trattamento economico integrativo. Che dovranno scegliere tra assumere un dipendente o dare un po’ di soldi in busta paga in più a quelli già in servizio. Siamo alla politica degli spot dopo 50 ore di lavori in commissione. Zangrillo fa solo propaganda sulla pelle di chi lavora”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Scelta incomprensibile, presenteremo un ordine del giorno"
“Ancora una volta il Governo Meloni penalizza la Toscana, impedendo ai comuni geotermici della Regione di assumere personale per gestire in modo efficace i nuovi investimenti previsti nei Piani pluriennali finanziati da Enel con il rinnovo delle concessioni": è quanto dichiarano i deputati del Partito Democratico Marco Simiani ed Emiliano Fossi, commentando la bocciatura, da parte della maggioranza, del loro emendamento al Decreto PA attualmente in discussione alla Camera.
“Una decisione miope e dannosa per imprese e cittadini dal momento che la norma proposta non avrebbe comportato alcun onere per la finanza pubblica, ma avrebbe consentito a enti di piccole dimensioni di rafforzare le proprie competenze e risorse umane, fondamentali per attuare progetti complessi e di grande valore economico. I comuni geotermici, che producono energia pulita e rinnovabile utilizzata anche da aree limitrofe, devono essere messi nelle condizioni di operare con strumenti adeguati. Per questo presenteremo in Aula un ordine del giorno per reintrodurre la misura nel primo provvedimento utile”: concludono.
Si svolgerà martedì prossimo, 22 aprile, alle ore 13.00, nella Sala Stampa della Camera, in via della Missione 4, su iniziativa del capogruppo Pd in commissione Agricoltura, Stefano Vaccari, la conferenza stampa dal titolo: “Salviamo la filiera della canapa industriale”. Il nuovo decreto Sicurezza ha bloccato un comparto che impiega da 10mila a 30mila persone ed è esposto a numerosi profili di incostituzionalità e contrasto al diritto europeo.
Dopo l’introduzione di Stefano Vaccari, interverranno: Alfonso Celotto, avvocato e professore di Diritto Costituzionale; Stefano Masini, professore di Diritto Agrario e responsabile Area Ambiente e territorio di Coldiretti; Ivan Nardone, dell’Area Economica della Cia; Raffaele Desiante, presidente di Imprenditori Canapa Italia; Mattia Cusani, presidente di Canapa Sativa Italia; Piero Manzanares, presidente di Sardinia Cannabis; Francesco Vitabile, presidente di Resilienza Italia Onlus.
L’evento sarà in diretta web sulla Web Tv della Camera.
Per partecipare accreditarsi scrivendo a:
segreteria.vaccari@camera.it.
“Accogliamo con favore l’approvazione all’unanimità del nostro emendamento che stanzia 20 milioni di euro per far fronte all’edilizia scolastica. Si tratta di una misura necessaria e utile, un primo passo, che va incontro a bisogni reali degli enti locali. Investire sulle scuole vuol dire investire sui luoghi di costruzione del sapere e sui luoghi di aggregazione, soprattutto nei piccoli comuni” Cosi i democratici Simona Bonafè, Andrea Casu e Arturo Scotto commentano l’approvazione dell’emendamento a prima firma Bonafè al decreto sulla Pubblica Amministrazione.
“Tuttavia – prosegue la nota – continuiamo a ritenere che serva un piano organico e strutturato per affrontare in modo sistemico le condizioni dell’edilizia scolastica in Italia. Ecco perché, pur plaudendo all’approvazione all’unanimità dell’emendamento, ribadiamo che l’Italia ha bisogno di una programmazione pluriennale, finanziamenti certi e un confronto istituzionale che metta al centro il diritto delle studentesse e degli studenti a studiare in ambienti sicuri, moderni e adeguati”.