“Su oltre quattrocento emendamenti al decreto Pa, sono 127 quelli accantonati, fra cui moltissimi dei relatori che verranno probabilmente riscritti. Il governo è in ritardo e prende in giro il Parlamento. Forse ha addirittura intenzione di riscriverlo in larga parte. Qui parliamo di salario accessorio, di scorrimento delle graduatorie, di stabilizzazioni di lavoratori. Chiediamo che il ministro Zangrillo, responsabile di questo provvedimento senza capo nè coda e senza una visione della pubblica amministrazione, venga in commissione e si faccia audire. Deve avere rispetto del lavoro che stiamo facendo”. Così i deputati Simona Bonafè e Arturo Scotto, rispettivamente vicepresidente del Gruppo dem e capogruppo Pd in commissione Lavoro.
Lollobrigida distingua fra usi leciti e illeciti
“Con il decreto Sicurezza e il divieto di produzione, trasformazione e commercializzazione della canapa, il governo italiano ha reso criminali 3000 imprenditori che coltivano 4000 ettari di terreno e ha spedito di fatto la lettera di licenziamento a 12000 lavoratori a tempo pieno. Il volume di affari del settore, ora reso illegale, vale 900 milioni di euro annui. Circa il 95% delle infiorescenze di canapa industriale prodotte in Italia è destinato all'esportazione, principalmente verso altri Paesi dell'Unione Europea, dove trovano ampio utilizzo in vari settori. La scelta del governo è punitiva ed irresponsabile perché non solo espone l'Italia al ridicolo sul piano internazionale ma mina il principio della leale concorrenza, viola il diritto europeo e prepara il terreno a migliaia di ricorsi in tribunale e ad un probabile procedimento di infrazione”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Nel decreto - aggiunge - non è stata inoltre prevista alcuna proroga per l’entrata in vigore delle disposizioni , non è stato concesso il tempo necessario agli operatori di adeguarsi alle nuove disposizioni, non è stata prevista alcuna finestra di tempo per lo smaltimento o la regolarizzazione. Per questo insieme ai parlamentari del PD, Mauri, Furfaro, Forattini, Marino, Romeo, Rossi, abbiamo presentato una interrogazione parlamentare al Ministro Lollobrigida per sapere
quali urgenti iniziative il governo intenda adottare per gestire la crisi del settore della canapa industriale in seguito all’approvazione del decreto al fine di garantire una distinzione chiara tra usi leciti e illeciti della canapa, promuovendo una regolamentazione equilibrata e favorevole alla crescita del settore”.
“Siamo molto preoccupati per quello che rischia di emergere durante la discussione sul Decreto Pa. L’esame del testo è gia’ molto in ritardo per la responsabilità di un governo che addirittura non è in grado di dare i pareri sugli emendamenti. La destra spinge solo per costruire organismi pletorici e aumentare gli uffici di collaborazione diretta per piazzare un po’ di amici e per accentrare in alcuni ministeri ulteriori potere. La verità è che è un’occasione sprecata: occorreva puntare su un piano straordinario di assunzioni per rinnovare lo Stato a rafforzare il welfare. Qui invece prevalgono piccole misure frammentate e corporative che non risolvono alcun problema di funzionalità. L’ennesima occasione sprecata”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Con grande stupore e rammarico, denunciamo la totale assenza di sensibilità da parte del governo, che non ha escluso le polizze catastrofali dall’aliquota d’imposta del 21,25 per cento sui premi assicurativi. Una scelta miope, che colpisce proprio chi cerca di proteggere sé stesso, la propria attività e il territorio dai sempre più frequenti eventi climatici estremi": è quanto dichiarano i deputati Pd in Marco Simiani, Vinicio Peluffo, Virginio Merola e Ubaldo Pagano.
"Siamo davanti a un paradosso: si chiede alle imprese responsabilità e prevenzione, ma poi si punisce chi ogni giorno cerca di produrre ricchezza. Le polizze contro i rischi catastrofali non sono un lusso, sono una dolorosa necessità. Eppure, oggi vengono trattate come beni di consumo ordinario.
Non possiamo accettarlo. È necessario intervenire subito per correggere questa distorsione. Proporremo una modifica al decreto-legge affinché venga introdotta una riduzione del costo del premio assicurativo per le imprese che investono nella propria sicurezza e in quella del paese", concludono i deputati del Pd
"Con grande stupore e rammarico, denunciamo la totale assenza di sensibilità da parte del governo, che non ha escluso le polizze catastrofali dall’aliquota d’imposta del 21,25 per cento sui premi assicurativi. Una scelta miope, che colpisce proprio chi cerca di proteggere sé stesso, la propria attività e il territorio dai sempre più frequenti eventi climatici estremi". Lo dichiarano i deputati Pd Marco Simiani, Vinicio Peluffo, Virginio Merola e Ubaldo Pagano.
"Siamo davanti a un paradosso: si chiede alle imprese responsabilità e prevenzione, ma poi si punisce chi ogni giorno cerca di produrre ricchezza. Le polizze contro i rischi catastrofali non sono un lusso, sono una dolorosa necessità. Eppure, oggi vengono trattate come beni di consumo ordinario.
Non possiamo accettarlo. È necessario intervenire subito per correggere questa distorsione. Proporremo una modifica al decreto-legge affinché venga introdotta una riduzione del costo del premio assicurativo per le imprese che investono nella propria sicurezza e in quella del paese", concludono i dem.
“E’ inconcepibile che il decreto P.A. stia diventando lo strumento per aumentare gli staff dei ministeri, introdurre qualche norma ad personam, dividere intere categorie di lavoratori pubblici. Ormai quel decreto è diventato la buca delle lettere delle rivendicazioni dei singoli ministri. Volevano rafforzare la Pubblica Amministrazione: in realtà la stanno distruggendo continuando ad alimentare precariato e dislivelli salariali. Ogni giorno arrivano nuovi emendamenti sempre più disomogenei per soddisfare qualche micro privilegio. Tutto sulla testa del Parlamento. Chiediamo al ministro Zangrillo di venire in commissione e spiegare cosa sta accadendo. E’ ancora lui il ministro delegato oppure hanno centralizzato tutto a Palazzo Chigi?”.
Così Simona Bonafè, capogruppo Pd in commissione Affari Costituzionali della Camera, e Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“Contrariamente a quanto riportato da alcuni organi di stampa, non esiste nessun accordo in Parlamento sul decreto cittadinanza approvato il 27 marzo dal governo.”
A dichiararlo è Fabio Porta, deputato PD eletto all’estero, che chiarisce: “Siamo contrari al metodo utilizzato dal governo per intervenire con la decretazione d’urgenza su una materia tanto sensibile e delicata, e stiamo lavorando con i nostri gruppi parlamentari di Camera e Senato per apportare le opportune modifiche.”
“In questa fase – conclude Porta – diffondere informazioni inesatte non aiuta il serio lavoro che stiamo facendo in Parlamento e il confronto in atto tra le diverse forze politiche; siamo impegnati come sempre nell’interesse dell’Italia e delle sue grandi collettività italiane nel mondo”.
Dalla destra è arrivata l’ennesima beffa per i cittadini: i call center che adottano pratiche illegali potranno continuare a chiamare milioni di italiani a tutte le ore disturbandoli con offerte commerciali non richieste e spesso poco trasparenti. Governo e maggioranza hanno infatti bocciato le proposte del Pd al Decreto bollette che avrebbero finalmente bloccato il telemarketing selvaggio. È’ evidente che Per questa destra le pratiche scorrette non sono un’emergenza e i diritti dei consumatori e dei clienti non sono così importanti. E non ci vengano a dire che lo hanno fatto perché ci sono proposte di legge su questi temi in Parlamento. Le nostre proposte emendative non sono in conflitto con il loro iter e, soprattutto, sono immediatamente applicabili e senza oneri per le casse dello stato”. E’ quanto dichiarano i capigruppo Pd in Commissione Ambiente e Attività Produttive Marco Simiani e Vinicio Peluffo al provvedimento in discussione a Montecitorio
“Siamo davanti ad un governo di incapaci. Nel mese di aprile i lavoratori del pubblico impiego si troveranno ancora una volta meno soldi in busta paga per effetto del mancato riconoscimento del cuneo fiscale. Non è un errore tecnico, ma una precisa scelta politica: quella di programmare la riduzione del potere d’acquisto di chi lavora. Cosi come è avvenuto con il contratto delle funzioni centrali della Pubblica Amministrazione dove non è stata riconosciuta l’inflazione perduta. Zangrillo si erge a vittima della Cgil, in realtà è un ministro inadeguato il cui unico obiettivo è smantellare la capacità amministrativa dello Stato e degli enti locali. Ha partorito un decreto P.A. - in questi giorni in discussione alla Camera - che non risolve nessun problema nè il precariato, nè le graduatorie e neppure il salario accessorio per tutti i dipendenti. Si confronti con gli emendamenti presentati da tutte le parti sociali oppure è meglio che cambi mestiere”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro di Montecitorio.
“Questa sera in commissione Attività produttive della Camera si voteranno gli emendamenti presentati dal Pd al decreto Bollette per porre un freno al telemarketing selvaggio telefonico che colpisce ogni giorno milioni di italiani. Il Parlamento ha l’occasione di fermare una pratica fastidiosa, scorretta e quasi mai trasparente che non solo disturba i clienti ma che comporta spesso truffe e raggiri ai danni dei consumatori”. Lo dichiarano i capigruppo Pd in commissione Ambiente e Attività Produttive, rispettivamente Marco Simiani e Vinicio Peluffo.
“Ricordiamo - concludono i deputati dem - che le nostre proposte sono complementari, ma sono efficaci anche singolarmente. La prima costringe gli operatori e le imprese ad evidenziare nel display del telefono che l'utente sta per ricevere una chiamata di natura commerciale, mentre il secondo emendamento specifica che tutte le tipologie di telemarketing debbano essere associate ad un prefisso unico immediatamente riconoscibile. Ci auguriamo che la maggioranza ed il governo sostengano questi emendamenti”.
“La gestione della spesa pubblica da parte di questo Governo è ormai fuori controllo, come dimostra il caos sul Decreto Bollette. Gli interventi vengono ritirati e smentiti senza soluzioni concrete, confermando l'incapacità dell'esecutivo di affrontare i problemi reali del paese. Il ritiro dell'emendamento dei relatori sulla saturazione delle reti elettriche, annunciato dal Ministro Pichetto Fratin, è l'ennesima prova di come il Governo non abbia la capacità di pianificare e gestire le risorse in modo efficace. Mentre il Governo rimanda continuamente le decisioni, milioni di famiglie e imprese italiane restano in attesa di risposte concrete e tempestive. È evidente che l'esecutivo ha smarrito le leve economiche e non è più in grado di guidare il paese verso soluzioni efficaci” così i capigruppo democratici nelle commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, Marco Simiani e Vinicio Peluffo.
“È assurdo e profondamente sbagliato trasformare il disegno di legge Sicurezza in un Decreto Legge. Il governo, ancora una volta, sfregia il lavoro parlamentare e lo fa nel silenzio assordante della maggioranza, incapace di prendere parola o responsabilità. Siamo al trasformismo più spudorato, un vero e proprio gioco delle tre carte. Un esercizio di illusionismo politico che umilia le istituzioni e prende in giro i cittadini. Dopo essere stati costretti a far togliere alcune norme contro cui abbiamo condotto un'opposizione durissima – sia alla Camera che al Senato – e su cui, durante l’esame parlamentare e le audizioni, erano emerse evidenti criticità, ora il governo è costretto a correggerle. Ma lo fa con la scusa di un nuovo Decreto, introducendo misure che non hanno nulla di urgente. Nessuna emergenza, nessuna giustificazione per l’uso dello strumento straordinario del Decreto Legge. E lo dimostra lo stesso governo: quelle misure erano pronte da novembre 2023. Sono passati più di 16 mesi. Dov’è l’urgenza? La verità è che si cerca di introdurre misure contro il dissenso proprio in un momento in cui cresce la protesta, aumentano le preoccupazioni e l'incertezza economica. In un tempo in cui la destra dei falsi patrioti ha gettato nella crisi le economie mondiali, si cerca di soffocare le voci critiche. Il Parlamento viene svuotato, i diritti compressi, il dissenso criminalizzato. Ma noi non ci stiamo. Continueremo a dare battaglia, nelle aule e nelle piazze, contro un governo che ha perso ogni senso del limite democratico.”
Così il responsabile sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri.
“La sperimentazione della riforma della disabilità, avviata dal Governo in nove province italiane, sta mostrando gravi criticità che mettono a rischio i diritti delle persone con disabilità. I numeri parlano chiaro: nei primi due mesi del 2025 le richieste di accertamento sanitario si sono più che dimezzate rispetto all’anno precedente, segno che il nuovo sistema sta ostacolando, anziché agevolare, l’accesso alle prestazioni.” Lo dichiarano Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, e Marco Furfaro, responsabile Welfare del PD, che hanno presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al Governo di intervenire immediatamente.
“La decisione di trasferire le competenze dalle ASL all’INPS ha creato enormi difficoltà procedurali – proseguono i due esponenti dem – con i medici di base in affanno per la compilazione del nuovo certificato e l’esclusione degli Enti di patronato, che fino a oggi hanno garantito un supporto essenziale e accessibile. A questo si aggiunge una drastica riduzione dei punti di accesso per le valutazioni sanitarie, con effetti disastrosi in province come Firenze, dove si è passati da numerose sedi ASL a soli tre centri INPS.”
“La riforma presenta falle evidenti e il ritardo nell’emanazione dei decreti attuativi non fa che aggravare la situazione. In particolare, resta ancora bloccato il decreto sul progetto di vita individuale personalizzato, uno strumento fondamentale per garantire un reale percorso di inclusione e autodeterminazione per le persone con disabilità. Per questo chiediamo al Governo quali misure urgenti intenda adottare per correggere le criticità emerse, quali azioni saranno messe in campo per garantire una maggiore accessibilità territoriale ai servizi e quali siano le tempistiche per l’emanazione dei decreti attuativi ancora mancanti. Non si può continuare a sperimentare sulla pelle delle persone più fragili” concludono Gribaudo e Furfaro.
“La sentenza n. 171/2007 della Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità costituzionale di una disposizione contenuta in un decreto legge che modificava le cause di incandidabilità per la carica di sindaco.
La Corte evidenziò in quella occasione come la materia elettorale sia estranea rispetto alle finalità tipiche della decretazione d'urgenza; non può essere quindi sostenuta l'esistenza dei presupposti di necessità e urgenza stante il divieto posto dall'art. 15, comma 2, lettera b) della legge n. 400/1988 di adottare decreti legge nelle materie indicate nell'art. 72, quarto comma della Corte Costituzionale (tra cui la materia elettorale).
Non si possono quindi cambiare le regole del gioco in materia elettorale con un decreto necessario solo per fissare le scadenze delle prossime elezioni amministrative e dei referendum.
La maggioranza al Senato ritiri il suo emendamento che prevede l’eliminazione del ballottaggio per l’elezione dei comuni.
Non è soltanto un inaccettabile colpo di mano ma è palesemente contrario ai dettati costituzionali”.
Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro, della Commissione Affari Costituzionali della Camera, in merito all’emendamento presentato dalla maggioranza al Senato sul Dl Elezioni.
“Zangrillo afferma stamattina che il suo obiettivo è allineare gli stipendi delle diverse amministrazioni pubbliche già nel decreto P.A. in discussione alla Camera. Siamo pronti a discutere perché è uno scandalo il divario tra enti locali e il resto delle funzioni centrali. Tutte le audizioni da Anci ai sindacati hanno segnalato la necessità di togliere il tetto al salario accessorio in maniera definitiva. Il ministro lo faccia. Siamo stanchi degli annunci: vogliamo fatti concreti”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.