“Invito il presidente della commissione Industria e Agricoltura De Carlo a leggere con più attenzione il decreto attuativo del Masaf per l’attivazione del credito d’imposta alle imprese agricole ricomprese nella Zes unica del Sud prima di accusarmi di dire cose non vere. Ci vediamo costretti a citare la legge per segnalare al presidente De Carlo che per accedere al contributo sotto forma di credito d’imposta, i soggetti interessati potranno farlo dal 20 novembre 2024 al 17 gennaio 2025, ma le spese ammissibili sono quelle effettuate entro il 15 novembre 2024. Ora il presidente De Carlo ci spieghi come faranno le imprese agricole in solo tre giorni ad attivarsi per usufruire di questa opportunità, visto che solo ora hanno potuto conoscere il regolamento inerente le diverse possibilità previste. Riescono in soli tre giorni le aziende che non l’hanno già fatto ad acquistare, come prevede il decreto, anche mediante contratti di locazione finanziaria, nuovi macchinari, impianti e attrezzature varie destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nel territorio, nonché all'acquisto di terreni e all'acquisizione, alla realizzazione ovvero all'ampliamento di immobili strumentali agli investimenti, che rispettino le condizioni previste dalla normativa europea in materia di aiuti di Stato nei settori agricolo, forestale e delle zone rurali e ittico?
Noi pensiamo di No, ecco perché quel decreto è una burla. Semmai consigliamo al presidente De Carlo di leggersi l’emendamento alla manovra finanziaria presentato dal Pd dove non solo prevediamo la proroga della misura al 2025, ma aumentiamo il fondo da 40 a 60 milioni. Se vogliono fare una cosa positiva i parlamentari del centrodestra votino questa nostra proposta”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
Operatori non si difendono con bandiere securitarie
“Sulle violenze al personale sanitario siamo all’ennesimo decreto annuncio senza effetti concreti. Ci asteniamo solo per rispetto a chi viene aggredito ma senza un intervento radicale e senza investimenti sul Ssn non si faranno passi avanti. Da tempo ormai gli addetti ai servizi pubblici, e tra questi naturalmente gli operatori sanitari, sono vittime di aggressioni e violenze. Un fenomeno inquietante che non si può fronteggiare come vorrebbe fare il governo introducendo semplicisticamente nuove e più articolate pene. C’è un dato che è sottovalutato ovvero che gli aggrediti sono individuati come rappresentanti di un sistema pubblico, nel nostro caso la sanità, che non funziona, che non tutela le persone, che non offre i servizi richiesti. Ed allora si scatena la ferocia e la brutalità di chi si sente colpito per l’assenza di certezza. In questo quadro la criminalità organizzata si incunea per alimentare ulteriormente confusione e reazione. Se davvero si vogliono tutelare gli operatori sanitari occorre metterli nelle condizioni di garantire la loro professionalità all’interno di un sistema pubblico che funziona, che è vicino alle persone e che offre diverse opzioni di intervento immediato, e non solo i pronti soccorsi super affollati diventati ormai rifugio per tutti quelli che non riescono ad avere un contatto con uno specialista o un esame particolare. E’ il sistema sanitario che va riformato partendo da una dotazione finanziaria diversa da quella prevista dal governo nella legge finanziaria, che risolve in maniera significativa la necessità di prevedere nuove assunzioni aumentando al contempo le retribuzioni di infermieri e finalizzando un fondo specifico alle politiche di prevenzione, sia sul terreno degli stili di vita e della lotta alla povertà sanitaria sia su screening e vaccini, con particolare riferimento alle aree di maggiore deprivazione sociale. Sulla manovra finanziaria queste saranno le nostre proposte e non servono alla causa le bandiere ideologiche e securitarie che il governo vuole inserire con il decreto Sicurezza sul personale sanitario”.
Lo dichiara Silvio Lai, deputato Pd della commissione Bilancio della Camera.
“Musk chiede e Fdi esegue” è secco il commento della capogruppo democratica alla camera, Chiara Braga all’emendamento della relatrice al decreto flussi che, di fatto, rimuove i giudici delle sezioni immigrazione dalle procedure per le autorizzazioni previste dall’accordo Italia-Albania. “La relatrice del provvedimento, guarda caso del partito della presidente del consiglio, ha depositato un pacchetto di emendamenti che rappresentano una vera e propria follia giuridica, un vero e proprio abuso del potere
legislativo”.
“Siamo alla burla. A tre giorni dalla scadenza del 15 novembre è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto attuativo Masaf sul credito d'imposta per le imprese agricole della Zes unica del Mezzogiorno. La norma primaria era stata approvata dal Parlamento nel 2023 con il decreto Sud. Ora sollecitato dai nostri atti di sindacato ispettivo e dalle pressioni delle organizzazioni professionali agricole il ministro dell'Agricoltura Lollobrigida si è svegliato dal suo torpore e tenta di metterci una pezza con un provvedimento che consentirebbe di prendere in esame in maniera retroattiva gli investimenti già fatti. Una furbata che attesta in ogni caso l’incapacità di dare corso con una normale tempistica a quanto previsto dalle leggi”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Resta il fatto - aggiunge - che molte imprese, in un quadro di totale incertezza, non hanno attivato le procedure perché in assenza del regolamento non erano in grado di valutare le regole per poi richiedere il credito d’imposta. In una situazione di crisi non sempre tra l’altro si dispone della liquidità necessaria e al buio resta complicato richiedere prestiti o mutui. Con il fuori tempo massimo temiamo che vista l’ampiezza della platea dei possibili beneficiari a pagare il prezzo più alto saranno le piccole realtà agricole diffuse particolarmente nel Sud che non possono disporre di una certa solidità economica per investire e per valutarne la praticabilità.
Resta ancora da capire perché un decreto attuativo firmato il 18 settembre sia stato pubblicato solo l’11 novembre. Un escamotage per far passare il tempo e tentare risparmiare risorse e fare cassa? Per questo con un emendamento specifico alla manovra finanziaria abbiamo richiesto la proroga della misura anche per il 2025 al fine anche di dare certezze sui tempi e mettere tutte le aziende nelle stesse condizioni. Vedremo - conclude - se il governo continuerà a fuggire o sarà disponibile a trovare nuove soluzioni”.
“Parlano di sicurezza sul lavoro, ma tagliano i corsi per l’educazione nelle scuole e nelle università. Nel decreto Pnrr all’attenzione delle commissioni Lavoro e Cultura della Camera per finanziare gli Its previsti nel piano Mattei prendono 3,1 milioni di euro dalla promozione della cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro e dall’azione di prevenzione tra le giovani generazioni. In un Paese dove muoiono tre persone al giorno sui cantieri è tecnicamente una vergogna. Calderone risponda di questa scelta sciagurata”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Pronto un pacchetto di emendamenti dei parlamentari Pd della Toscana alla Legge di Bilancio per sostenere e ristorare il settore della Moda, da mesi in gravissima crisi”.
Così Simona Bonafè, vicepresidente dei deputati Pd.
“Nonostante le richieste delle imprese, dei sindacati e degli enti territoriali - aggiunge - nella Manovra non è stata inserita alcuna risorsa. Le uniche norme, presenti nell’ultimo decreto Decreto Pnrr anch’esso all’esame del Parlamento, si riferiscono all’attivazione della cassa integrazione straordinaria in maniera comunque insufficiente rispetto alle esigenze del comparto. Nel pacchetto della Legge di Bilancio sono state quindi elaborate proposte complementari che agiscono su più piani di intervento e che potrebbero dare ossigeno a migliaia di attività in ginocchio. Scendendo nello specifico gli emendamenti riguardano, per ciò che concerne le imprese, la sospensione dei versamenti delle imposte per tutto il 2025 senza applicazione di sanzioni ed interessi e la sospensione dei pagamenti delle rate dei mutui. Per quanto riguarda i lavoratori abbiamo previsto l’attivazione di ammortizzatori sociali anche per ulteriori settimane nel corso dell’anno 2025; sono inoltre presenti interventi che prevedono ulteriori risorse agli enti territoriali finalizzati al rilancio occupazionale e produttivo dei distretti toscani della Moda. Si tratta comunque di emendamenti che hanno come obiettivo prioritario quello di tamponare l'attuale situazione, che necessita di interventi strutturale e di una rinnovata prospettiva di sviluppo. Ci auguriamo in ogni modo - conclude - che tutti i deputati di maggioranza del territorio appoggino queste proposte e che il governo corregga la Manovra per venire incontro alle reali necessità del settore”.
“Ripristinare l'uso della zattera di altura per la navigazione oltre le 12 miglia e l'obbligo di dotazione dello strumento di salvataggio in tutte le imbarcazioni, garantendo standard di sicurezza elevati per salvare vite umane”: è quanto chiede il capogruppo Pd in Commissione Ambiente Marco Simiani al Ministro Matteo Salvini, con una interrogazione sottoscritta anche dai deputati Dem Andrea Casu, Valentina Ghio, Anthony Barbagallo, Ouidad Bakkali e Claudio Stefanazzi.
“Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, con proprio decreto, ha infatti modificato il Codice della Nautica rendendo più difficoltose e rischiose le procedure di emergenza e soccorso in caso di naufragio. Le imbarcazioni non dovranno infatti più dotarsi obbligatoriamente di strumenti spesso indispensabili per assicurare l’incolumità dei passeggeri. Si tratta di una scelta incomprensibile che non garantisce la sicurezza in mare e penalizza molte imprese del paese, ed in particolare della provincia di Grosseto, che da anni producono le zattere, vanto del Made in Italy per innovazione e sicurezza nautica. Chiediamo al governo di modificare questa norma assurda”: conclude Marco Simiani.
"L'ossessione repressiva ai tempi del governo Meloni arriva negli istituti penali minorili con l'obbligo di indossare la divisa per il personale della polizia penitenziaria. Lo prevede una circolare del mese scorso del Capo del Dipartimento di giustizia minorile Antonio Sangermano. È solo l'ultimo atto, dopo gli inasprimenti di pene del decreto Caivano, per affermare il modello autoritario anche nelle carceri minorili a danno dei principi rieducativi. Parliamo di ragazzi giovanissimi, per i quali servirebbero invece modelli di dialogo e reinserimento sociale”. Lo ha detto la deputata del partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia.
“Insieme ai colleghi deputati della commissione Giustizia ho depositato un’interrogazione parlamentare rivolta al ministro Nordio per conoscere le ragioni di questo provvedimento, che appare peraltro in pieno contrasto con la direttiva ministeriale del 2004 che disciplina l’utilizzo dell’uniforme negli Istituti penali minorili” ha aggiunto Di Biase, prima firmataria dell'interrogazione.
“In tutti questi anni gli agenti della polizia penitenziaria hanno usato abiti civili negli Ipm proprio per rafforzare il messaggio di inclusione che deve essere caposaldo per il funzionamento di un istituto per giovanissimi. Oggi cambia tutto e si procede a grande velocità per una omologazione del sistema penale minorile a quello per adulti. E’ un fatto gravissimo su cui chiediamo immediati chiarimenti al ministro” ha concluso la deputata Pd
“La grande attenzione che Meloni e Lollobrigida avevano palesato sul comparto agricolo si è sciolta come neve al sole e nulla è rimasto degli impegni propagandisticamente presi. Una manovra di bilancio che, in agricoltura, non si pone il problema del sostegno ai giovani per favorire il ricambio generazionale, che non affronta il tema dei danni indiretti sulla peste suina e sulle altre emergenze, che non pone il problema della siccità e della carenza di acqua dal punto di vista strutturale, che toglie i soldi agricoli alla Zes unica del Mezzogiorno è una manovra farlocca, che non serve al Paese e tantomeno agli imprenditori agricoli”.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Finite le mance del decreto Agricoltura - aggiunge - pure necessarie per affrontare nel breve periodo le emergenze, il settore agricolo rischia il collasso e certamente non assolverà al primario compito di traguardare il Paese nel corso della transizione ecologica. Siamo preoccupati per questo e avendo il fondato timore che l’agricoltura sia uscita dalle attenzioni del governo, dopo aver ascoltato le organizzazioni delle imprese agricole, presenteremo un pacchetto di emendamenti mirati a dare le risposte che il governo non ha voluto inserire in manovra. Lo dimostra peraltro l’assurdo divieto di coltivazione e commercializzazione della canapa industriale che è stata gestita in termini ideologici e non economici. Quei trentamila addetti del settore, sono giovani che trasformano la canapa in prodotti di eccellenza. Il governo - conclude - li tratta come se fossero spacciatori”.
“Abbiamo espresso in commissione un parere fortemente negativo su questa legge di Bilancio 2025. E’ una manovra che per la contrattazione collettiva nazionale del pubblico impiego, stanzia risorse insufficienti: solo 1.755 milioni di euro per il 2025, 3.550 milioni di euro per il 2026 e 5.550 milioni di euro annui a decorrere dal 2027, che corrispondono ad incrementi retributivi rispettivamente dell’1,8 per cento, del 3,6 per cento e del 5,4 per cento a regime, rendendo il recupero dall’inflazione dal 2022 al 2024 impossibile. Si reintroduce il blocco del turn over per gli enti con più di 20 dipendenti, che si trasformerà in un pesante indebolimento delle pubbliche amministrazioni, con il rischio della riduzione dei servizi per cittadini e imprese a vantaggio del settore privato. Gravissima poi l’assenza di un qualsiasi segnale in materia di sicurezza sul lavoro, nonostante il ripetersi di episodi gravissimi, di quelle che possiamo chiamare vere proprie stragi sul lavoro”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“A questo – ha proseguito l’esponente Pd - si aggiunge il processo di precarizzazione che sta portando avanti il governo, sia con il decreto Primo maggio (liberalizzazione dei contratti e termine, estensione dei voucher) che con il Collegato lavoro (contratti di somministrazione senza più limiti numerici, contratti stagionali estesi ad altri fattispecie e settori, “incentivazione fiscale” per i contratti misti), che porta inevitabilmente a una riduzione dei diritti dei lavoratori e dei loro redditi da lavoro annui, visto anche l’ostinata contrarietà della destra al salario minimo”.
“Questa – ha concluso Scotto – è una manovra dall’approccio ragionieristico che mira a rispettare i parametri del nuovo Patto di stabilità e crescita, ma è priva di organicità dal punto di vista strutturale e di strategie anticicliche ed espansive che servirebbero a rilanciare la nostra economia e di cui avrebbero bisogno i principali settori della vita del Paese”.
“La destra ha bocciato l’emendamento alla legge di bilancio presentato dal Pd e sottoscritto da Avs e M5S che introduce il principio che i contratti a termine, di breve durata, devono costare di più per le imprese rispetto al contratto a tempo indeterminato. Se fosse stata votata la nostra proposta, tra l’altro a costo zero per le casse dello Stato, sarebbero stati scoraggiati i contratti a termine con scadenza settimanale e mensile. Un segnale molto forte nella direzione della lotta alla precarietà e al sotto salario. Ma al governo Meloni non interessa fare un passo in questa direzione. Per loro la lotta alla precarietà si fa peggiorando le condizioni dei lavoratori, come fanno da un anno e mezzo bocciando il con il salario minimo e introducendo il decreto Primo Maggio e il collegato lavoro. La sintesi per la destra è: se sei precario è colpa tua ed è giusto che tu sia sfruttato”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
"È stato precluso ai Patronati l’accesso al portale Ali/SUI, per inoltrare le domande d’ingresso dei lavoratori stranieri e di nulla osta al lavoro per i cittadini stranieri, come denunciato pubblicamente ieri da diversi istituti. A una richiesta di chiarimento rivolta ai Ministeri dell’Interno e del Lavoro è seguita soltanto una nota informale nella quale si specificava che gli Istituti di Patronato non figuravano più nell’elenco dei soggetti autorizzati. Viene disatteso così quanto è esplicitamente previsto dal protocollo firmato nel 2007 tra il Ministero dell’Interno e della Solidarietà sociale, da una parte, e gli Istituti di Patronato dall’altra, tutt’ora in vigore. Il Governo si rende così responsabile di una scelta grave che interrompe l’attività di assistenza gratuita dei Patronati, garantita negli ultimi 16 anni applicando correttamente le disposizioni contenute in ogni decreto flussi. Una decisione che ostacola il lavoro di coloro che offrono gratuitamente il servizio privilegiando, invece, l’attività privata da parte dei consulenti del lavoro e delle categorie di rappresentanza dei datori di lavoro (inclusi nell’elenco), che potrebbero richiedere un corrispettivo in denaro per la prestazione. Ho presentato una interrogazione parlamentare al Ministro dell' Interno di ripristinare la presenza dei Patronati nell' elenco dei soggetti autorizzati".
Così Andrea De Maria, deputato PD.
Da audizioni alla camera emerge caos giuridico
“Dalle audizioni alla Camera sono emerse profonde critiche sull’emendamento presentato dal governo sui paesi sicuri”. Così Simona Bonafè, capogruppo democratica nella Commissione Affari Costituzionali della Camera al termine delle audizioni sull’emendamento governativo che ha di fatto inserito il decreto “paesi sicuri” incardinato al Senato nel decreto Flussi all’esame della Camera dei Deputati. “Il quadro giuridico è particolarmente complesso e tutti i giuristi auditi hanno espresso profonde critiche anche di metodo sull’emendamento. Senza contare che esiste una normativa europea di riferimento così come interpretata dalla corte di giustizia nella sua sentenza del 4 ottobre scorso. Avevamo già detto che il decreto confezionato in fretta e furia dal governo non cambiava la sostanza ma nonostante questo la nave Libra, attualmente nelle acque internazionali al largo di Lampedusa, è impegnata a raccogliere un numero sufficiente di migranti per trasferirli in Albania in base ad un accordo che oltre che essere non legale, costa al contribuente italiano un miliardo di euro".
Raccogliamo forte allarme imprenditori e associazioni
"Se il governo e la destra non faranno un passo indietro sul divieto di coltivazione, lavorazione e commercializzazione della canapa industriale andranno a sbattere".
Lo hanno ribadito i deputati dem, Stefano Vaccari e Matteo Mauri, nel corso di un incontro che il Gruppo PD ha organizzato questa mattina alla Camera con le associazioni e le organizzazioni del settore.
"Senza alcuna evidenza scientifica e in netto contrasto con il diritto Europeo - aggiungono - la destra ha inteso piantare una bandiera ideologica coprendosi dietro una logica di garanzia della sicurezza che rappresenta un non senso rispetto alla coltivazione della canapa. Ci batteremo perché il Decreto sicurezza, ora all'attenzione del Senato, venga modificato ma se così non fosse proseguiremo questa battaglia di civiltà con i prossimi provvedimenti a cominciare dalla Legge di Bilancio e al Collegato agricolo. Non mancheranno i contenziosi e sosterremo anche le iniziative legali che saranno attivate, dalle Corti di appello italiane e alla Corte di Giustizia Europea, per rendere giustizia a ciò che governo e destre vogliono negare. Nel frattempo, e questo è la parte più grave, una filiera produttiva rischia di scomparire insieme ai trentamila occupati e ai 500 milioni di fatturato. Una filiera attiva grazie all'impegno di migliaia di imprenditori con un’età media di 30 anni che si svolge particolarmente nelle aree interne e marginali che altrimenti sarebbero abbandonate. E il paradosso - concludono - sarà che ciò che in Italia sarà vietato all'estero sarà permesso. E dalla Francia arriveranno i prodotti che i nostri giovani imprenditori non potranno più coltivare e trasformare".
Con l’art.120 si coprono le spese dei cantieri avviati nel 2024 solo dal 2027, scaricati sulle Regioni costi e responsabilità
“I cantieri del programma “Verso un ospedale sicuro e sostenibile” avviati nel 2024, i cui finanziamenti sono stati spostati dal PNRR/PNC alle risorse nazionali dell’art.20 della legge 67/88, non sono coperti dall’attuale legge di bilancio per il biennio 2025/26. Ne consegue che i pagamenti dovranno essere affrontati dalle Regioni con risorse proprie: questo è quello che emerge dopo l’audizione dei rappresentanti delle Regioni in commissione bilancio sulla manovra di bilancio 2025.” Così il deputato dem della commissione Bilancio Silvio Lai.
“Il Governo aveva spostato i progetti di ospedale sicuro dal PNRR anche per il forte ritardo accumulato con il processo di revisione della governance con il Decreto Legge 19/2024 ma ora scarica sulle Regioni la copertura delle spese del 2025 e del 2026, senza che il limitato aumento previsto del Fondo Sanitario Nazionale possa minimamente coprire.
“Sono cantieri per 1 miliardo e 266 milioni che prevedono un pagamento delle opere in un arco di 5 anni dal 2024 al 2029 mentre il Governo ha un finanziamento in 10 anni di 126 milioni all’anno dal 2027 al 2036. Chi pagherà dunque questo ulteriore conto?” conclude il deputato dem.