"Con il Decreto Cutro il governo e la sua maggioranza hanno superato ogni limite: hanno infatti utilizzato un nome che evoca sofferenza e morte per costruire una ulteriore e vergognosa operazione di propaganda a danno dei più deboli": ha affermato Simona Bonafè, capogruppo Pd in Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, nella sua dichiarazione di voto sulla fiducia posta dal governo sul cosiddetto decreto Cutro che si è svolta oggi.
"Dopo la tragedia in cui hanno perso la vita decine di migranti e moltissimi bambini ci aspettavamo un cambio di passo ed un approccio meno demagogico e strumentale. Purtroppo così non è stato: criminalizzare prima le Ong e poi la protezione speciale non solo non ha risolto i problemi ma ha addirittura aumentato ed aumenterà il numero degli sbarchi. Nel decreto Cutro, nonostante il Def abbia appena sancito che soltanto politiche efficaci di immigrazione potranno garantire la sostenibilità economica del nostro paese, non vi è alcuna norma legata alla promozione dei corridoi umanitari, all'accoglienza ed all'integrazione. Questa destra è distante dalla realtà": ha concluso Simona Bonafè.
Evitare inutili tensioni chiarendo dubbi e interpretazioni
“Einstein Telescope è un progetto necessario ed irrinunciabile per la Sardegna e per l’Italia. Per questo con la legge di bilancio avevo posto il problema di impedire la realizzazione di un campo eolico che avrebbe reso incompatibile, a causa della eccessiva rumorosità, la realizzazione dell’interferometro per la ricerca delle onde gravitazionali.
Con il decreto Pnrr è stata salvaguardato il progetto Einstein Telescope annullando la precedente autorizzazione ma introducendo specifiche misure che riguardano 19 comuni della Sardegna sulle eventuali attività che necessitano di specifiche autorizzazioni al fine di poterle svolgere senza che venga pregiudicato il progetto principale.
I codici Ateco definiti però riguardano attività che attualmente sono già in essere all’interno del perimetro dei Comuni, peraltro molto vasto rispetto alla collocazione dell’Einstein Telescope.
A fronte di ciò raccogliendo le sollecitazioni delle comunità e delle amministrazioni locali ho scritto alla Ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini per sollecitare chiarezza al Governo sulle norme introdotte che hanno generato preoccupazione tra i sindaci sollecitati da operatori, imprese e cittadini.
In particolare occorre chiarire i criteri utilizzati per l’individuazionedei 19 comuni unitamente ai codici Ateco, le procedure per le autorizzazioni alle nuove attività e capire con certezza se vi sia il rischio di inibizione anche per le attività in essere.
Ritengo che per sostenere il progetto Einstein Telescope come finora avvenuto occorre mantenere un processo di coinvolgimento e concertazione con le popolazioni locali senza che le decisioni vengano calate dall’alto.
L’emendamento per come è stato scritto sembra invece andare oltre quanto sinora stabilito senza una motivazione e senza chiarezza. Al ministro che sostiene come noi con convinzione il progetto il compito di farlo, informando e chiarendo limiti attuali e futuri per le attività di impresa. Einstein Telescope deve cambiare in meglio il ruolo del Paese e la vita in quei territori”. Lo dichiara il deputato del Pd, Silvio Lai.
“La maggioranza ancora una volta ci regala una fotografia impietosa della situazione, in questo caso sul ponte sullo Stretto. Gli emendamenti del Pd e delle opposizioni sono stati quasi tutti bocciati, e ancora più impietosi sono i rumors su eventuale fiducia che apporrano all’ennesimo decreto. Una maggioranza di Governo che non si sa e non si vuole confrontare con il Parlamento”. Lo dichiarano in un nota congiunta Marco Simiani ed Anthony Barbagallo, capigruppo Pd rispettivamente in commissione Ambiente e Trasporti di Montecitorio.
“E maggiore è la delusione per alcune insopportabili storture nel testo come i compensi - che possono andare ben oltre la soglia attualmente prevista dei 240 mila euro all’anno che pagheranno gli italiani - ai componenti del cda della società stretto di Messina spa che verranno corrisposti da subito per un’opera che non si sa se e quando verrà realizzata; oltre alla remunerazione anche per un ulteriore e sedicente comitato scientifico di 9 persone anch'esse ben remunerate, di cui non si comprende ancora bene l’utilità.
Per non parlare della mancata previsione del dibattito pubblico, per cui non siamo nel campo dell'opportunità ma dell'illegittimità, poiché l’allegato 1 del dpcm 76/2018 lo prevede espressamente per le opere superiori a 500 milioni di euro. Bocciato anche l'emendamento che prevedeva la stipula di un accordo di programma con gli enti locali interessati dall'opera per concertare le opere preventive e di compensazione per i territori. Ad oggi, il governo mette in piedi una struttura burocratica per un'opera per la quale non è ancora stato stanziato un euro. Ancora una volta la maggioranza fa solo propaganda, abbandonando il percorso serio che i precedenti governi stavano portando avanti su un possibile collegamento stabile dello Stretto", concludono i deputati dem.
“La bocciatura da parte della maggioranza di destra, comprese le deputate e i deputati siciliani, degli emendamenti presentati dal Partito Democratico per migliorare il decreto legge 35 del 31 marzo 2023 ‘Collegamento stabile Calabria/Sicilia’ in favore della realizzazione dell’alta velocità ferroviaria fra le due Regioni, in altre parole il Ponte sullo Stretto, lascia sconcertati. Quanto avvenuto nella seduta congiunta fra la commissione Ambiente e la commissione Trasporti della Camera, infatti, è la conferma della doppiezza dei partiti della maggioranza: propaganda nelle televisioni e nelle piazze; chiusura alle aspettative concrete dei territori all’interno delle istituzioni. Abbiano il coraggio adesso di dire pubblicamente ai cittadini siciliani, calabresi e a tutti gli italiani, cosa hanno votato alla Camera. O, meglio, cosa significa la loro bocciatura di un collegamento ferroviario degno di questo nome fra la Sicilia e il resto d’Italia in termini di rinuncia ai benefici per mobilità, occupazione e vivibilità, con la negazione di un indirizzo di sviluppo e modernizzazione per un’area del Paese che ha un estremo bisogno della ‘cura del ferro’”.
Lo dichiara la deputata del Partito Democratico, Maria Marino.
“Il dibattito nelle commisioni parlamentari sul decreto riguardante il Ponte sullo Stretto di Messina sta svelando ancor più chiaramente la sua debolezza. Il ponte ancor prima di ripartire già ‘balla’. Si vorrebbe imporre un progetto senza coperture finanziarie, attraverso una concessione pasticciata assegnata senza stabilire un quadro finanziario e tariffario certo. Non è previsto alcun coinvolgimento delle popolazioni locali attraverso un dibattito pubblico. E non è previsto alcun controllo del Parlamento sugli investimenti, la sicurezza e le manutenzioni. Un consiglio di amministrazione strapagato con gettoni da vera casta. Un’opera ‘cinese’ per la sua follia megalomane e per le procedure autoritarie con cui si vorrebbe imporla”. Così in una nota il vicepresidente della Commissione Trasporti, Roberto Morassut.
“Oggi in commissione Trasporti abbiamo iniziato ad esaminare il decreto legge di Salvini sul Ponte sullo Stretto. Inopinatamente, sono stati bocciati tutti i nostri emendamenti con cui si prevedeva l’ingresso dei sindaci pro-tempore di Messina e Villa San Giovanni nel cda della Società Stretto di Messina spa, nonché quelli che prevedevano la gratuità delle cariche fino al concreto inizio dei lavori dell'opera al fine di evitare l'elargizione di prebende”. Lo dichiara il capogruppo PD in commissione Trasporti, Anthony Barbagallo, a margine dell’avvio dell’esame del decreto Salvini sul Ponte.
La commissione ha invece approvato l'emendamento 1.39 – primo firmatario Barbagallo - che prevede un tetto di spesa alle indennità dei 9 componenti del comitato scientifico”.
"Siete andati a Cutro, proprio lì, dove il mare è diventato un cimitero, per produrre un testo normativo che restringe le garanzie dei richiedenti asilo e i diritti delle persone migranti. Proponete, per arginare i flussi migratori, di indebolire la protezione speciale, scaraventando così decine di migliaia di persone in stato di irregolarità. Invisibili per la legge, ma materialmente presenti sul territorio, queste persone sono private della propria dignità, della possibilità di costruirsi una vita in Italia o in Europa.
Certamente con questo decreto, dopo aver colpito le ONG, colpite violentemente gli esseri umani e negate l'evidenza della storia, le ragioni dell'emigrazione: guerra, indigenza, miseria, a cui oggi si aggiunge l'emigrazione climatica.
A voi serve il nemico. Perché senza un nemico l’ossessione identitaria si sfalda.
E allora ci pensano, oltre ai decreti, i vostri ministri della propaganda: il Min. Valditara, che con il suo libro dal titolo: “L’impero romano distrutto dagli immigrati” ci ha ricordato che l’umiliazione è uno strumento educativo.
Oppure il Min. Piantedosi con quelle agghiaccianti parole a commento della tragedia di Cutro in cui sosteneva che la responsabilità della loro morte fosse di quegli stessi migranti colpevoli di essere partiti. O, ancora, il Min. Lollobrigida e la sua “sostituzione etnica”.
Perché parlate ossessivamente dei numeri in entrata e non parlate mai di quelli in uscita? Perché non definite una strategia e risorse economiche per aiutare quei volontari che stanno gestendo, sostituendosi allo Stato, oltre 50.000 persone migranti in uscita dal Paese in Val di Susa, a Ventimiglia, a Trieste?
Come lo misurate voi, il grado di civiltà di un Paese?
Con questo decreto? Con le parole dell’Onorevole Molinari? Dal suo stenografico: “Vorremmo sceglierci, come ogni Paese normale, col “decreto Flussi”, gli immigrati che ci servono.”
On. Molinari, ci dica: Quale etnia preferisce? Quale sfumatura di colore della pelle? A quanto li mette al chilo?
Il grado di civiltà di un Paese, per noi, si manifesta nelle parole di Vincenzo Luciano, un pescatore di Cutro, che dopo quella tragedia ogni giorno, per tanti giorni consecutivi, tornava sul luogo del naufragio per cercare il corpo di un bambino per la sua mamma. Quel corpo Vincenzo non l’ha trovato. Ma lui, pescatore calabrese nelle cui vene scorre sangue frutto di chissà quali e quante contaminazioni, lui sì: è un patriota". Lo ha detto in Aula il deputato del Pd, Mauro Berruto, intervenendo in discussione generale sul Dl Cutro.
“Il Decreto immigrazione del governo porterà a uno smantellamento del sistema pubblico di accoglienza che funziona, gestito dagli Enti Locali, per far nascere nuovi grandi centri dove ammassare le persone. Tolgono la possibilità per i richiedenti asilo di essere inseriti nel sistema SAI, con un dispendio inutile di risorse pubbliche e un aumento delle spese stimato in 16,7 milioni di euro per il 2023. La destra non ha voluto ascoltare i sindaci e gli amministratori locali che ogni giorno, spesso con sforzi oltre i propri limiti e andando oltre le proprie funzioni e competenze, devono porre rimedio con risorse proprie a una situazione insostenibile. Se non volete ascoltare l’opposizione, ascoltate le associazioni, ascoltate gli amministratori locali, guardate i numeri. Fermate la propaganda e occupatevi davvero del Paese”.
Così la deputata Pd Silvia Roggiani, intervenendo in Aula alla discussione generale sul provvedimento in materia di flussi di ingresso legale dei lavoratori stranieri.
Dichiarazione di Toni Ricciardi, deputato Pd
“Questo decreto adotta nuovamente quello che è ormai una prassi per questo Governo: un approccio emergenziale. Focalizzandosi su strutture di prima accoglienza e hotspot e non sui SAI , che sono gli effettivi strumenti di accoglienza e integrazione attraverso cui le persone vengono introdotte al mondo del lavoro oltreché a importanti strumenti di integrazione, come i corsi di lingua italiana.” Così Toni Ricciardi, deputato Pd, intervenendo in Aula alla Camera nella discussione sul decreto flussi. “L’emergenza non esiste – ha proseguito Ricciardi- ma la destra la vuole perché è utile e fa comodo. Anche lo stato di emergenza è cosa del tutto campata in area. E poi appalti, sub-sub-sub appalti a cascata, affidamenti diretti d’urgenza senza bisogno dell’evidenza pubblica”. Per Ricciardi , “da questo decreto nasceranno e aumenteranno le irregolarità, e l’accoglienza diventerà sempre più destrutturata e confusionaria con impatti negativi sulle comunità locali e risultati distruttivi per l’integrazione, che semplicemente viene ignorata. È del tutto evidente che il Governo non vuole governare questo fenomeno –ha aggiunto l’esponente Dem- e non vuole farlo nemmeno in un’ottica pragmatica, poichè il sistema di accoglienza italiana avrebbe l’opportunità di diventare un modello di riferimento europeo, con impatti positivi e di crescita per la nostra comunità e per i migranti se solo si affrontasse la questione con un approccio pragmatico e non propagandistico. I centri di accoglienza – ha concluso Ricciardi- potrebbero rappresentare risorse importanti per le comunità locali e attrarre forza lavoro specializzata e formata, come le figure dei mediatori culturali, operatori sociali e psicologi, strutturando il sistema su più livelli operativi. Ma una destra sorda e insensibile ha detto no a tutte le nostre proposte emendative, non vedendo nemmeno la vera emergenza migratoria del nostro paese: quella degli oltre 100mila ragazze e ragazzi che ogni anni sono costretti a lasciare il nostro paese. Questo è un decreto che crea nuovi problemi invece di risolverli e vuole lo stato di emergenza permanente perchè fa comodo al governo."
"Il taglio del cuneo fiscale per gli stipendi medio bassi è sempre condivisibile, quello che non è accettabile è spacciare un bonus di soli sei mesi con il taglio delle tasse più grande degli ultimi decenni". Lo ha detto la vicecapogruppo dei Deputati Pd, Simona Bonafè, nel corso della trasmissione 'Radio Anch'io' su Rai Radio 1, riguardo ai contenuti del Decreto Lavoro approvato dal Consiglio dei Ministri.
"E' inoltre palese che le nuove forme di precariato presenti nel decreto, dai voucher alla liberalizzazione dei contratti a termine, disincentiveranno la natalità: tema sul quale la destra promette molto senza mantenere nulla", ha concluso.
“Quello del governo è un decreto propagandistico che getta fumo negli occhi del Paese e prende in giro gli italiani, aumentando la precarietà e la povertà. Il taglio del cuneo fiscale - per esempio- pur essendo una misura condivisibile sulla carta, di fatto è, nell’ammontare previsto, assolutamente insufficiente per recuperare la perdita del potere d’acquisto degli italiani generato dall’inflazione. Tra l’altro siamo di fronte ad una misura spot, limitata nel tempo, quando ci vorrebbe un taglio strutturale come da più parti richiesto. Non ci sono inoltre in questo decreto risorse per l’aumento dei contratti pubblici nè per il sostegno a quelli privati. E sopratutto non si affronta il vero nodo, che resta irrisolto, dei circa 4 milioni di lavoratori poveri per i quali sarebbero necessari una legge sulla rappresentanza che consenta di mettere al bando contratti pirata e l’introduzione del salario minimo che intervenga laddove la contrattazione collettiva non arriva. Se a questo si aggiungono la liberalizzazione dei contratti a termine, l’aumento dei voucher e lo smantellamento del reddito di cittadinanza si capisce quanti siano i rischi per la tenuta economica e per la coesione sociale del Paese che questo provvedimento determina”, così Piero De Luca, deputato dem, intervenendo a Start su SkyTg24.
Il Governo aggiunge alla propaganda di un decreto varato nella giornata della Festa dei lavoratori e delle lavoratrici la decisione scellerata di allargare ancora di più le maglie della precarietà. Quando invece la priorità dovrebbe essere la lotta al lavoro povero e insicuro che condanna allo sfruttamento intere generazioni, continua a tenere fuori le donne, aumenta morti e incidenti con la liberalizzazione del subappalto selvaggio. Le poche risorse destinate a un taglio temporaneo e insufficiente del cuneo fiscale non servono certo a nascondere la gravità di un decreto che cancella ogni strumento di protezione dalla povertà e che allarga anziché ridurre le disuguaglianze sociali.
Lavoreremo per costruire in Parlamento e nel Paese le alleanze necessarie a cancellare i contratti pirata, approvare una legge sulla rappresentanza e definire un salario minimo sotto il quale sia impossibile scendere. Continueremo a batterci, oggi e ogni giorno, per un un lavoro dignitoso, sicuro e giustamente retribuito per tutte e tutti.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
"Mi auguro che nel Decreto Lavoro, che il governo Meloni vuole approvare in fretta e furia il 1 maggio, ci siano misure efficaci e non solo norme spot. Ai redditi delle famiglie, duramente colpite dalla crisi energetica e dall'inflazione, non può certamente bastare il taglio di poche decine di euro per i redditi bassi o l'innalzamento dei fringe benefit, che riguarda soltanto una piccola platea di lavoratori. Spero che nel provvedimento, dopo le promesse mancate di questi mesi, venga almeno riproposta ‘Opzione donna' con parametri meno stringenti. In caso contrario, sarebbe l'ennesima beffa per le lavoratrici italiane”. Lo afferma la deputata dem Simona Bonafè, vicepresidente del Gruppo Pd, in merito al decreto che verrà licenziato lunedì prossimo dall’esecutivo.
"Ancora una volta la maggioranza su temi importanti come quello dell'immigrazione compie un vero e proprio atto di forza dando mandato in commissione Affari costituzionali al relatore sul decreto Cutro, nonostante il voto fortemente contrario dei deputati Pd. La maggioranza porta dunque il provvedimento in Aula senza discutere nemmeno la metà degli emendamenti presentati e dedicando alla votazioni meno di tre ore totali, impedendo di fatto all'opposizione di svolgere il proprio lavoro. Come al solito la maggioranza si distingue per i suoi comportamenti profondamente anti democratici e dimostra ogni volta di non rispettare il Parlamento e il lavoro dei parlamentari tutti. Questo per il Pd è inaccettabile". Lo dichiarano i deputati Pd della commissione Affari costituzionali di Montecitorio.
“Il piano del Governo per far fronte alla siccità è deludente. Mentre tantissimi territori sono a secco, l’Esecutivo continua ad affrontare la situazione con un approccio emergenziale invece che strategico. Il Governo non ha capito la gravità della situazione: lo dimostra il fatto che non è stato ancora nominato il Commissario straordinario, per colpa di dissidi nella maggioranza”. Lo dichiara la deputata del Pd Antonella Forattini dopo il voto alla Camera del Decreto del Governo.
“Non c’è una programmazione di lungo periodo, solo interventi estemporanei, una pezza sul buco.
Nella nostra mozione – inspiegabilmente bocciata, nonostante la maggioranza abbia preso e fatti suoi diversi elementi pur di mettere le sue bandierine – proponevamo invece misure concrete e di prospettiva, tra cui: una cabina di regia insieme a Regioni e autorità di bacino, nuove infrastrutture di raccolta idrica e delle acque piovane, manutenzione della rete di distribuzione per ridurre gli sprechi, semplificazione delle procedure per le aziende che realizzano invasi, promozione delle tecniche di irrigazione innovative che permettono di risparmiare acqua, nuovi impianti di dissalazione, incentivi e sconti fiscali per l’adozione di sistemi per il risparmio idrico così come avviene per l’efficientamento energetico”.