Ritardi Salvini acclarati, subito i cantieri
“È stato finalmente approvato il progetto esecutivo della “Complanarina” di Modena con le modifiche e i finanziamenti necessari. I ritardi accumulati dal Ministero delle Infrastrutture tra prolungati silenzi, conflitti con Società Autostrade e i continui rinvii sono documentati. Oggi Salvini tenta di attribuirsi impropriamente meriti per un traguardo che, in realtà, è stato più volte sollecitato direttamente dal Sindaco Mezzetti, attraverso iniziative del Consiglio Comunale di Modena, nostre interrogazioni parlamentari, a sostegno della mobilitazione costante e determinata di cittadini, imprese e gli altri amministratori del territorio modenese”.
Così il deputato Pd e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Ora - aggiunge - attendiamo la firma e il testo del decreto, auspicando che l’annuncio non resti solo verbale e strumentale. Il completamento dell’opera, che collegherà direttamente la tangenziale sud al casello di Modena Sud sull’A1, rappresenta infatti un intervento strategico. Consentirà di alleggerire il traffico sulla Vignolese e su via Gherbella, intervenendo su snodi critici della viabilità e migliorando in modo concreto la qualità della circolazione.
Si tratta di un’infrastruttura attesa da tempo, che risponde a esigenze reali del territorio. Un risultato che non può essere ricondotto alla firma tardiva di un singolo decreto, ma che è frutto di un lavoro collettivo, tecnico e amministrativo, del gestore Società Autostrade, spesso silenzioso, ma determinato che ha coinvolto enti locali, progettisti, funzionari e rappresentanti istituzionali a ogni livello. Le opere pubbliche soprattutto quelle viarie non sono trofei da esibire. Per questo il nostro impegno continuerà a essere quello di vigilare affinché i cantieri vengano aperti e chiusi nei tempi previsti, le risorse siano utilizzate con trasparenza e l’intervento produca i benefici annunciati in termini di sicurezza, fluidità del traffico e qualità della vita. I modenesi - conclude - meritano infrastrutture efficienti, non narrazioni autocelebrative”.
“Il Partito Democratico voterà a favore della conversione del decreto Ucraina per coerenza e responsabilità verso i valori democratici e la sicurezza europea, confermando il sostegno a Kyiv e la protezione dei profughi e dei giornalisti freelance. Per noi sostenere l’aggredito e lavorare per una pace giusta non sono opzioni alternative, ma parte della stessa missione politica. Tuttavia, non possiamo non denunciare come la scelta del governo di porre la fiducia sia una mossa squisitamente politica per nascondere le profonde crepe della maggioranza: la Premier Meloni usa uno strumento tecnico per mettere la museruola ai ‘mal di pancia’ della Lega e neutralizzare le pericolose fughe in avanti verso Mosca dell’eurodeputato Vannacci.
È paradossale che una questione di dignità internazionale venga ridotta a un regolamento di conti interno al centrodestra. La fiducia oggi non serve a blindare il provvedimento, che passerebbe comunque con il contributo del Pd, ma a nascondere che il re è nudo: Meloni non può stare a Kiev con il Ministro Crosetto e contemporaneamente tollerare chi strizza l’occhio al Cremlino nei corridoi del potere. La nostra è una scelta di serietà repubblicana che si contrappone al cinismo di una destra che trasforma il sostegno militare e l’iniziativa diplomatica in un terreno di posizionamento elettorale, sacrificando la trasparenza e il dibattito parlamentare sull'altare della propria tenuta interna.”
Così Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa della Camera, intervenendo durante la dichiarazione di voto in Aula.
Mentre il sindaco di Niscemi ribadiva in commissione Ambiente la situazione difficile in cui si trova la cittadina siciliana, nella commissione accanto la maggioranza bocciava l’emendamento del Pd al decreto Milleproroghe che prevedeva tra l’altro la sospensione dei versamenti tributari per le zone colpite dall’ultima ondata di maltempo.
Un atteggiamento inaccettabile che fa il paio con il comportamento da parte del Ministro Musumeci che ha cercato di scaricare le responsabilità della mancata prevenzione sul Comune e della Premier Meloni che giorno dopo giorno dimentica la drammatica situazione del Mezzogiorno. Servono risposte rapide e adeguate da parte del Governo non solo sui tributi, ma anche sulle risorse per altre soluzioni abitative e la messa in sicurezza del territorio e delle infrastrutture. E intanto continuiamo a chiederci quando il Ministro Musumeci troverà qualche minuto del suo prezioso tempo per recarsi a Niscemi e assumersi le sue responsabilità.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
“Con la fiducia volete evitare un dibattito che avrebbe messo a nudo le vostre divisioni e le ambiguità di una maggioranza condizionata dai settori filoputiniani. Preferite blindare il provvedimento per evitare un confronto trasparente sulle divisioni interne alla maggioranza, in particolare sugli emendamenti che puntavano a interrompere il sostegno militare a Kiev.
Il PD voterà contro la fiducia ma ribadisce con chiarezza che l’obiettivo è una pace giusta e sicura. Una pace che non coincida con la resa dell’Ucraina, che non legittimi l’aggressione russa e che non cancelli i crimini di guerra commessi. Pace significa giustizia, libertà e rispetto della sovranità dei popoli. Significa liberazione dei prigionieri, ritorno dei bambini deportati, rifiuto dell’annessione dei territori occupati e garanzie internazionali che impediscano nuove aggressioni.
Per il Partito Democratico il sostegno politico, umanitario e militare all’Ucraina resta una condizione necessaria per costruire un negoziato credibile, fondato sulla pari dignità tra le parti. In gioco non c’è solo il destino di Kiev, ma la sicurezza e la stabilità dell’Europa”.
Lo ha detto Piero Fassino, deputato Pd e vicepresidente Comm. Difesa, intervenendo in Aula per il voto di fiducia sul Decreto Ucraina.
«Oggi, nel mio intervento in Aula sul decreto Ucraina ho ribadito una scelta netta: l’Italia deve stare dalla parte dell’aggredito, del diritto internazionale e dell’Europa, non della legge del più forte», dichiara il deputato del Pd Fabio Porta.
«Il provvedimento che abbiamo discusso tiene insieme tre elementi fondamentali: la proroga degli aiuti militari difensivi all’Ucraina, il rinnovo dei permessi di soggiorno per i rifugiati ucraini fino al 4 marzo 2027 e nuove tutele per i giornalisti freelance inviati nelle zone di guerra. È una risposta che parla contemporaneamente di sicurezza, diritti e democrazia.»
Porta sottolinea che il sostegno a Kiev è parte di una strategia europea più ampia: «Aiutare l’Ucraina a difendersi significa difendere la sicurezza del nostro continente e la credibilità dell’Europa, contro chi vorrebbe decidere il futuro dei popoli sulla base dei rapporti di forza.»
«Allo stesso tempo – aggiunge – garantire stabilità ai rifugiati ucraini in Italia e proteggere i giornalisti che raccontano i conflitti è un dovere morale oltre che giuridico. Senza la loro voce, l’opinione pubblica sarebbe disarmata di fronte alla propaganda.»
«Il Partito Democratico ha scelto una linea chiara: sostegno all’Ucraina, accoglienza responsabile, difesa della libertà di informazione dentro un forte quadro europeo e multilaterale. È il momento di dire con nettezza da che parte sta l’Italia, senza zone grigie né ambiguità», conclude Fabio Porta.
"Alla fine il governo Meloni ha sfornato un altro "decreto sicurezza" che più che sulla sicurezza punta sulla propaganda della repressione. Accecato dal desiderio di mostrare i muscoli sperando di oscurare il loro clamoroso fallimento proprio sulla sicurezza, il governo non ha neanche ascoltato le voci di alcuni sindacati di polizia e questo la dice lunga. Le donne e gli uomini in divisa vanno tutelati, non strumentalizzati per i propri scopi politici. Invece di aumentare gli stipendi alle forze dell'ordine e di implementare gli organici, continuano a buttare soldi pubblici nei centri in Albania che sono vuoti, non servono a niente e non funzionano.
I nuovi provvedimenti previsti non risolvono nessun problema di sicurezza. Il vero obiettivo di Meloni è limitare il dissenso e, soprattutto, il diritto di manifestare". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"La sicurezza dei giovani passa anche attraverso ciò che accade sui social network, che oggi rappresentano l’ambiente in cui ragazze e ragazzi si incontrano, si informano, costruiscono relazioni e interpretano ciò che accade nella società".
Con queste parole la deputata democratica Marianna Madia, prima firmataria della proposta di legge bipartisan presentata alla Camera e al Senato sulla regolazione della presenza digitale dei giovani, interviene alla vigilia del Consiglio dei Ministri che, secondo quanto si apprende, approverà oggi sia un decreto sia un disegno di legge in materia di sicurezza, che saranno poi discussi rispettivamente al Senato e alla Camera.
"Per questo motivo – prosegue Madia – se il Governo non presenterà all’interno di questi provvedimenti una norma concreta sulla presenza digitale dei giovani, annunciamo fin da ora la presentazione di un emendamento sia al decreto sia al disegno di legge, che ricalcherà esattamente il contenuto della proposta bipartisan Madia/Mennuni, arrivata in Senato a un passo dall’approvazione prima dello stop voluto da Giorgia Meloni. Una proposta firmata anche da autorevoli esponenti della Lega e frutto di un lungo confronto con la Commissione europea".
"Arrivati a questo punto – sottolinea la deputata – tutti i partiti dovranno prendersi le proprie responsabilità. Stiamo assistendo a un balletto inqualificabile da parte della maggioranza: annunci di nuove proposte identiche a quelle già sottoscritte e discusse, improvvise frenate che, da comunicati mai smentiti, arrivano direttamente dalla Presidente del Consiglio".
"Intanto negli altri Paesi le leggi vengono approvate, mentre noi, che grazie a un lavoro serio e trasversale della Commissione Infanzia e Adolescenza eravamo arrivati primi, rischiamo di trovarci ultimi. Alla maggioranza dico: invece di presentare tanti testi uguali, fatene approvare uno".
"I nostri emendamenti – conclude Madia – saranno il vero banco di prova. Chiederemo la massima convergenza, perché sarà lì che si vedrà quali partiti intendono davvero rispettare gli impegni presi e affrontare un tema estremamente delicato, già oggetto di regolamentazione in tutta Europa. L’Italia rischia di arrivare per ultima: sarebbe una grave responsabilità della maggioranza e del Governo Meloni, oltre a una grande occasione persa per il Paese".
Lo dichiara Marianna Madia, deputata del Partito Democratico e prima firmataria della proposta di legge bipartisan sulla regolazione della presenza digitale dei giovani sulle piattaforme social.
*Mauri: “l'ennesimo decreto sicurezza senza un piano straordinario di assunzioni è solo propaganda. Così si torna sempre al punto di partenza”*
“Il continuo, compulsivo ritorno del Governo sulle stesse misure dimostra una cosa molto semplice: le politiche sulla sicurezza dell’esecutivo Meloni hanno fallito. Se una ricetta fosse efficace, non ci sarebbe bisogno di riproporla ogni volta con qualche ritocco. Qui, invece, siamo di fronte alla prova evidente dell’inefficacia delle scelte fatte finora”.
Lo dichiara Matteo Mauri, deputato del Partito Democratico e responsabile sicurezza del PD.
“Da mesi il Governo insiste sempre sugli stessi strumenti: aumento delle pene, introduzione di nuovi reati, politiche anti dissenso. Una linea che si è già dimostrata sbagliata e che non produce alcun miglioramento concreto della sicurezza dei cittadini".
“Il vero problema è sotto gli occhi di tutti: mancano uomini e donne nelle forze dell’ordine. Se domani il Consiglio dei ministri dovesse approvare l’ennesimo inutile pacchetto sicurezza senza un piano straordinario di assunzioni nella polizia e nelle forze di sicurezza, saremmo di nuovo da capo. Sarebbe l’ennesimo fallimento annunciato”.
“Giorgia Meloni continua a riproporre una ricetta che non funziona, dimostrando tutta l’incapacità di affrontare seriamente il tema della sicurezza. Governare significa assumersi la responsabilità di cambiare strada quando una politica fallisce. Qui, invece, si persevera per ragioni esclusivamente propagandistiche”.
“Il Governo smetta di rincorrere slogan e faccia finalmente autocritica. Senza investimenti seri sul personale e sul controllo del territorio, parlare di sicurezza è solo un esercizio di propaganda che non dà risposte al Paese”.
«Quella del ministro Piantedosi non è stata un’informativa sui fatti di Torino, ma una strumentalizzazione politica di episodi gravissimi, usata con un solo obiettivo: giustificare le misure liberticide che il Governo intende inserire nel nuovo decreto sicurezza». Lo dichiara la deputata Pd Michela Di Biase.
«Le parole del ministro sono preoccupanti perché alimentano un clima di odio nel Paese e finiscono per mettere a rischio, in prima istanza, proprio le forze dell’ordine», prosegue Di Biase.
«Non si può confondere chi manifestava pacificamente con chi ha aggredito gli agenti di polizia. Ed è ancora più inaccettabile usare episodi di violenza per legittimare scelte gravi e sbagliate, come quelle ribadite oggi in Aula, a partire dall’introduzione del fermo preventivo».
«Sulla riforma del sistema ferroviario il Governo continua a procedere per annunci, smentite e indiscrezioni di stampa. Ma il luogo del confronto non sono i giornali: è il Parlamento».
Lo dichiara Andrea Casu, deputato del Partito Democratico e Vice Presidente della Commissione Trasporti, intervenendo in Aula con un’interpellanza urgente sulla riorganizzazione del sistema ferroviario nazionale.
«Da mesi – sottolinea Casu – emergono ipotesi di riforma che incidono in modo profondo sulla governance del settore, sulla concorrenza nel trasporto regionale e Intercity, sulla gestione del materiale rotabile e sull’utilizzo delle risorse del PNRR. Si parla della nascita di una Rosco pubblica esterna al gruppo FS, della separazione tra proprietà dei treni ed esercizio del servizio e persino della possibile scissione della rete Alta Velocità secondo il modello RAB. Scelte di questa portata non possono essere calate dall’alto né inserite per decreto in singoli provvedimenti senza aprire un serio confronto pubblico sul futuro del nostro sistema ferroviario».
«Le preoccupazioni sono concrete – aggiunge – riguardano la prospettiva industriale del settore, la continuità del servizio pubblico, la qualità e la sicurezza dei trasporti, oltre alle condizioni di lavoro di migliaia di lavoratrici e lavoratori. L’avvicinarsi delle gare per i servizi regionali e Intercity, senza un quadro chiaro sugli investimenti e sul contratto di servizio oltre il 2028, rischia di alimentare incertezza e frammentazione».
«Per questo chiediamo chiarezza: quali sono le reali intenzioni del Governo, quali i tempi, quale il cronoprogramma. E soprattutto chiediamo un coinvolgimento pieno e preventivo del Parlamento, delle Commissioni competenti e delle rappresentanze sindacali. Serve un ciclo di audizioni trasparenti, in cui Governo, vertici di FS e parti sociali si confrontino apertamente».
«Il trasporto ferroviario è un servizio pubblico essenziale e un asset strategico per la coesione territoriale e la transizione ecologica del Paese. Proprio per migliorarlo – conclude Casu – serve un confronto vero, non riforme annunciate e smentite a mezzo stampa. Il Parlamento deve tornare ad essere il luogo delle decisioni».
Dichiarazione di Silvio Lai, deputato pd
Ritardi gravi e ingiustificabili stanno bloccando l’attuazione del Piano nazionale di riqualificazione dei piccoli Comuni. Lo afferma Silvio Lai, deputato Dem, annunciando un’interrogazione ai Ministri dell’Interno, dell’Economia e al Ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare.
Il piano, con bando del 2023 e graduatoria approvata con DPCM del 2 agosto 2024, sostiene interventi di messa in sicurezza, rigenerazione urbana e potenziamento dei servizi nelle aree più fragili del Paese. Nonostante la conclusione delle istruttorie, non è stato ancora adottato il decreto attuativo del Viminale necessario per sottoscrivere le convenzioni e trasferire le risorse ai Comuni.
Gli enti locali si trovano così in un limbo amministrativo, senza tempi certi, senza risorse e senza garanzie sulla conferma della graduatoria dei beneficiari, mentre circolano voci su possibili tagli. Una situazione allarmante che sta paralizzando la programmazione dei territori e rischia di far saltare interventi fondamentali per sicurezza e servizi essenziali.
Il Governo chiarisca immediatamente chi o cosa sta bloccando il procedimento, si assuma le proprie responsabilità e sblocchi senza ulteriori rinvii un piano atteso da due anni, perché l’inerzia amministrativa non può ricadere ancora una volta sui Comuni più fragili del Paese.
“La morte del detenuto ventinovenne nel carcere di Sollicciano è l’ennesima tragedia annunciata dinanzi alla quale silenzio e latitanze non possono avere cittadinanza. Parliamo di una persona con gravi problemi di tossicodipendenza e fragilità psichica, che non avrebbe mai dovuto essere rinchiusa in un istituto sovraffollato e strutturalmente compromesso come Sollicciano, ma seguita in una struttura alternativa. Da anni il Ministro Nordio annuncia misure per i detenuti vulnerabili, ma la realtà è che le Rems mancano, le comunità terapeutiche non sono operative e il Decreto Carceri del 2024 non ha prodotto alcun risultato concreto, smentendo clamorosamente le promesse di riduzione dell’affollamento nelle case di reclusione”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Giustizia di Montecitorio Federico Gianassi annunciando una interrogazione sulla tragica vicenda.
“Chiediamo al Ministro della Giustizia interventi immediati su una situazione ormai incompatibile con i principi costituzionali. A Sollicciano si continua a morire: nel solo 2025 si sono registrati cinque decessi, suicidi e decine di atti di autolesionismo, in un carcere con celle inagibili, infiltrazioni d’acqua, riscaldamenti malfunzionanti e condizioni climatiche disumane. Il governo deve intervenire: servono subito misure alternative reali per i detenuti fragili e un piano straordinario, con risorse e tempi certi, per restituire dignità, sicurezza e legalità al carcere di Sollicciano e al sistema penitenziario nel suo complesso”: conclude.
“Il silenzio assordante di Giorgia Meloni e del governo sugli omicidi compiuti dagli agenti dell’ICE non è neutrale: è una chiara scelta politica”, così una nota di Matteo Mauri, responsabile sicurezza del Partito Democratico, deputato PD.
“Questi silenzi sui fatti gravissimi che stanno accadendo allarmano anche perché in Italia sta per essere emanato un ennesimo decreto sicurezza, che dalle anticipazioni del ministro Piantedosi conterrà ancora numerose norme contro la liberta’ di manifestare il dissenso politico.
A Minneapolis un uomo di 37 anni, Alex Pretti, è stato colpito mortalmente da agenti federali dell’ICE durante un’operazione di contrasto all’immigrazione. Pretti era un infermiere, non un criminale, e le immagini diffuse dai media mostrano dinamiche agli antipodi rispetto alla versione ufficiale: le autorità federali affermano un confronto armato, mentre video e testimonianze raccontano di un uomo disarmato che stava cercando di aiutare altri manifestanti prima di essere ucciso barbaramente. Questa è una deriva inaccettabile della sicurezza, fuori dallo stato di diritto, da cui serve una presa di distanza netta da Trump e da chi considera la repressione la risposta al dissenso politico. E in questo contesto preoccupano ancora di più le notizie degli incontri del vicepremier Salvini con chi teorizza quelle modalità di azione e vede nella violenza uno strumento legittimo.
Giorgia Meloni ha il dovere di chiarire da che parte sta il suo governo, se con lo Stato di diritto o con forme di repressione che comprimono gravemente le libertà costituzionali”.
“In questo momento le priorità del Paese sono ben altre rispetto a una normativa molto tecnica con cui si disciplina la sicurezza delle attività subacquee. Sarebbe bastato un decreto della presidente del Consiglio, ma l'unico vero scopo della legge è quello di nominare un nuovo direttore generale con nomina fiduciaria, pagato a peso d’oro, fino a 360mila euro di indennità e procedere a nuove assunzioni discrezionali senza neanche un minimo di evidenza pubblica. Sono state bocciate tutte le nostre proposte di buon senso per garantire al massimo la sicurezza delle persone e delle infrastrutture e non vi è stato alcun vero coinvolgimento delle opposizioni e del ruolo del Parlamento. Bocciato persino il nostro ordine del giorno che impegnava il governo a coinvolgere le regioni in materia di formazione professionale. Questo modo di agire ci preoccupa molto perché ne vediamo l’ennesimo nominificio targato Meloni. Peraltro questo accade nel tempo in cui la finanza locale è ridotta all'osso ed è anche un pessimo segnale che diamo agli amministratori locali che faticano ogni giorno per far quadrare i conti pubblici. Una scelta che stride anche con i precetti costituzionali relativi all’efficienza al buon andamento della pubblica amministrazione”.
Così il capogruppo Pd in commissione Trasporti alla Camera, Anthony Barbagallo, annunciando il voto di astensione del Gruppo al provvedimento sulle disposizioni in materia di sicurezza delle attività subacquee.
“Dopo aver ascoltato il ministro Nordio mi verrebbe da dire parafrasando un suo collega di governo che la 'giustizia vale fino ad un certo punto'. Il ministro parla di un mondo quello della giustizia che apparentemente non conosce, non frequenta e non capisce. Le tante interrogazioni, proposte di legge e audizioni avanzate dal PD in questi tre anni, raccontano un mondo della giustizia completamente diverso da quello narrato da Nordio che continua solo a dire di no a tutte le proposte e risoluzioni che gli vengono presentate e porta avanti il triste record di una riforma che non verrà intaccata neanche da un piccolo emendamento. Non è una 'petulante litania' ricordare che la Costituzione appartiene a tutti gli italiani, e che va rispettata e trattata con cura”. Lo dichiara la deputata e responsabile giustizia del PD, Debora Serracchiani.
“Se va tutto bene come sostiene Nordio ed è stato rispettato il Pnrr - sottolinea la parlamentare dem - perché fare un decreto urgente per spostare i magistrati da una parte all'altra del Paese? Perché i giudici di pace fissano le udienze al 2032? Perché nel processo di digitalizzazione, le richieste di archiviazioni si stanno facendo a mano? Per non parlare poi del precariato presso il ministero della Giustizia e le gravissime carenze di personale amministrativo”. “È offensivo sentire che i suicidi nelle carceri avvengono per paura di liberazione e che il sovraffollamento evita i suicidi. Sulla sicurezza il fallimento è totale e lo ammette anche la premier Meloni che le chiede un cambio di passo. Ma Nordio continua con l'aumento dei reati e delle pene omettendo anche una sola parola su prevenzione, formazione e informazione, elementi fondamentali per rendere più sicure le città”, conclude Serracchiani