26/05/2025 - 19:17

La deputata democratica Rachele Scarpa è intervenuta in Aula alla Camera durante la discussione generale sul decreto Sicurezza, denunciando l’approccio repressivo del provvedimento e citando le parole di Papa Francesco, pronunciate nel discorso rivolto alla Delegazione dell’Associazione Internazionale di Diritto Penale: “Negli ultimi decenni – sono le parole di Francesco lette da Scarpa – si è diffusa la convinzione che attraverso la pena pubblica si possano risolvere i più disparati problemi sociali, come se per le più diverse malattie ci venisse raccomandata la medesima medicina. Non si tratta di fiducia in qualche funzione sociale tradizionalmente attribuita alla pena pubblica, quanto piuttosto della credenza che mediante tale pena si possano ottenere quei benefici che richiederebbero l’implementazione di un altro tipo di politica sociale, economica e di inclusione sociale. Non si cercano soltanto capri espiatori che paghino con la loro libertà e con la loro vita per tutti i mali sociali, come era tipico nelle società primitive, ma oltre a ciò talvolta c’è la tendenza a costruire deliberatamente dei nemici: figure stereotipate, che concentrano in sé stesse tutte le caratteristiche che la società percepisce o interpreta come minacciose. I meccanismi di formazione di queste immagini sono i medesimi che, a suo tempo, permisero l’espansione delle idee razziste. Ed è in questo contesto che la missione dei giuristi non può che essere quella di limitare, contenere tali tendenze.” Scarpa ha quindi ribadito che “moltiplicare reati e aggravanti non produce più sicurezza, ma solo più carcere, più esclusione, più repressione”, sottolineando come il decreto rappresenti una “pericolosa deriva punitiva, lontana da qualsiasi visione inclusiva e costituzionalmente orientata e che non ha nulla a che fare con la sicurezza”.

 

26/05/2025 - 18:43

«Dalla maggioranza è arrivato un grave strappo costituzionale: è stato impedito un vero confronto parlamentare. Questo decreto colpisce i diritti fondamentali, dentro una torsione securitaria che ha trovato l'opposizione di autorevoli costituzionalisti italiani, firmatari di un manifesto che rappresenta un grido d’allarme. Siamo davanti a un provvedimento che mina l’architettura costituzionale del nostro Paese e impone un modello di governo che usa il diritto penale come strumento di controllo sociale. La sicurezza non può diventare un alibi per comprimere i diritti: la forza della legge deve essere sempre bilanciata dalla forza delle garanzie», ha dichiarato in Aula Antonella Forattini (PD), intervenendo nella discussione generale sul decreto Sicurezza. Forattini, che è capogruppo in Commissione Agricoltura alla Camera, ha duramente contestato anche le norme del decreto che colpiscono il settore strategico della canapa industriale, definendo l'intervento del Governo “punitivo, ideologico e irresponsabile”. “Parliamo di oltre 3.000 imprese e 12.000 lavoratori, con un volume d’affari di circa 900 milioni di euro. Un settore che ha mostrato dinamismo, innovazione e potenziale di crescita, ora viene abbandonato dal Governo solo per propaganda, senza alcuna base scientifica o giuridica. Con un colpo di decreto – ha proseguito – si trasformano migliaia di imprenditori in sospetti criminali. È assurdo. È una violazione del principio di leale collaborazione, delle normative europee e un danno d’immagine per l’Italia. Mi appello agli organi di garanzia costituzionale – ha concluso Forattini – affinché vigilino con fermezza e censurino un intervento normativo che tradisce lo spirito democratico della nostra Carta”.

26/05/2025 - 18:42

Decreto introduce 15 nuovi reati e 9 nuove aggravanti

“È l’ennesimo provvedimento di questo Governo che arriva senza un reale confronto parlamentare, utilizzando in modo improprio la decretazione d’urgenza, impedendo il dibattito perfino in commissione e tradendo i principi costituzionali. Ma oltre al metodo, questo decreto è sbagliato anche nel merito, perché non offre una risposta efficace a problemi reali”, ha dichiarato Paolo Ciani (Pd) intervenendo in Aula nella discussione generale sul decreto Sicurezza. “Il Governo – ha proseguito – continua a cercare scorciatoie e ad attribuire la colpa ad altri, con un intervento che alimenta la paura nella falsa convinzione che moltiplicare reati e aggravanti – 14 reati e 9 nuove aggravanti in questo caso – possa portare maggiore sicurezza. Ma più carcere non significa più sicurezza, soprattutto in una situazione di emergenza carceraria dove il sovraffollamento è disumano e il percorso rieducativo delle pene è ormai compromesso”. “Inoltre – ha aggiunto – il decreto non prevede alcuna risorsa aggiuntiva per le Forze dell’ordine e non affronta i veri problemi del Paese. È inaccettabile anche la scelta di far ricadere sui figli le colpe dei genitori, come nel caso delle madri detenute, e la decisione assurda di equiparare la resistenza passiva alla rivolta. Si mettono in discussione diritti fondamentali come quello al dissenso – ha concluso Ciani – criminalizzando la protesta, irrigidendo la repressione e togliendo la voce a chi vuole esprimere il proprio dissenso in modo pacifico e non violento. È una deriva intollerabile e ci batteremo in tutte le sedi per impedirlo”.

 

 

26/05/2025 - 18:00

“Quello che avete chiamato decreto sicurezza è, in realtà, solo un’operazione di propaganda. Un testo approvato senza alcun confronto parlamentare, trasformato in decreto per evitare la discussione e impedire all’opposizione di proporre modifiche. Una prova di forza inutile, che non affronta i problemi reali del Paese e non prevede un solo euro per Forze dell’ordine o politiche di prevenzione”. Così il deputato Nicola Stumpo nel corso della discussione sul decreto Sicurezza alla Camera. “Questa è l’unica occasione che ci avete lasciato per discutere - ha detto Stumpo – avete trasformato un disegno di legge in decreto, cancellando ogni confronto e siete arrivati anche ad imporre la doppia tagliola all’esame in commissione. Un grave precedente mai visto”. Per Stumpo, il decreto è “solo propaganda per coprire i fallimenti del governo. Nessuna risorsa per le Forze dell’ordine, nessun investimento in prevenzione: come si può parlare di sicurezza senza mettere un euro a bilancio?”. Dura anche la critica all’approccio punitivo: “nel Paese di Beccaria continuate a far credere che la sicurezza aumenti con pene più severe. È una bugia già smentita dalla storia”. Stumpo ha stigmatizzato un caso concreto avvenuto questa mattina a Roma dove “una ragazza di 16 anni si è incatenata a scuola per protestare contro questa legge. Non ha bloccato una strada – ha detto Stumpo - era in un'isola pedonale, ma i genitori sono stati chiamati in questura e gli hanno notificato un provvedimento. Ora, se non si ha il diritto a 16 anni di protestare per quello che si ritiene un'ingiustizia mi dite voi a questi ragazzi cosa vogliamo dirgli?”. Stumpo ha infine attaccato l’articolo 31 del decreto sui servizi segreti dicendo che “anche noi vogliamo proteggere gli agenti che si infiltrano per sicurezza pubblica, ma non siamo per dare copertura penale a chi, attraverso quelle persone, pensa di poter essere esente penalmente. Siamo contrari all'idea che si faccia una giustizia in cui è possibile punire le persone costruendo delle strutture sovversive”.

 

26/05/2025 - 17:06

"Neanche il codice Rocco era arrivato a tanto"

Il decreto sicurezza contiene norme lesive dello stato di diritto come il reato di resistenza passiva, con cui di fatto la destra vuole criminalizzare il dissenso, e come le misure gravissime che riguardano le detenute madri sui cui maggioranza e governo hanno davvero toccato il fondo. Neanche il codice Rocco era arrivato a tanto, infatti prevedeva che le donne con i minori in carcere non dovessero andarci. Per il Partito democratico quello che deve sempre rimanere il baricentro del diritto è l’interesse supremo del minore. Per questa destra invece l’obiettivo primario sono le donne Rom: per la prima volta una legge colpevolizza una etnia, una scelta che è fuori dallo stato di diritto.

Noi reputiamo che i bambini debbano andare all'interno delle case famiglia e non negli istituti a custodia attenuata, come prevede la norma contentino voluta da Forza Italia solo per le donne incinte o con figli che hanno meno di un anno. Se questo basta a sollevare le vostre coscienze è perché in queste strutture non ci siete mai stati, altrimenti sapreste che gli Icam altro non sono che carceri a colori, certo con colori più tenui ma sempre con le sbarre e con la polizia penitenziaria. Ma al peggio non c'è purtroppo mai fine: infatti avete previsto che qualora una madre avesse durante la sua detenzione un atteggiamento che potrebbe compromettere l'ordine e la sicurezza, le venga tolto il figlio. In un colpo solo state calpestando la dichiarazione Onu dei diritti del fanciullo che prevede che l'interesse supremo del minore debba essere messo sopra tutto. Non è così che si affrontano le questioni che riguardano i minori.

Così la deputata Michela Di Biase, capogruppo Pd in commissione Infanzia e Adolescenza, intervenendo in Aula.

 

 

26/05/2025 - 16:45

“Come si spegne una democrazia? Il governo, anche se ignaro di utilizzare il principio di Chomsky, usa la democrazia con il metodo della rana e dell'acqua che bolle: uccide la democrazia poco alla volta lasciandola adagiare come la rana nell'acqua bollente finché non sarà più in grado di reagire e perirà. Così si riassume il dl Sicurezza, un provvedimento che mina e uccide passo per passo la democrazia. Spegne la democrazia acclimatando le persone, facendole disinteressare, fingendo di coccolarle e nel frattempo le fa bollire”. Lo dice il deputato Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd, intervenendo in Aula durante la discussione sul Dl Sicurezza.
“Il decreto sui rave party – continua l'esponente dem elencando i provvedimenti messi in atto dal governo - il bavaglio alla libertà di stampa, la punizione della resistenza passiva, i figli di tre anni in carcere per i reati commessi dalle madri, la revoca e il blocco della trasmissione della cittadinanza degli italiani all'estero, il divieto dello sciopero e la concessione dell'uso di più armi, sono tutti atti di questo governo”. “La domanda che dobbiamo porci è dunque se ha ancora senso il ruolo che il Parlamento svolge? In altri termini ha ancora senso parlare di democrazia rappresentativa o addirittura parlare di democrazia in Italia?”, conclude Ricciardi.

26/05/2025 - 16:08

“Oggi, più che discutere un decreto legge, assistiamo alla celebrazione di una crisi profonda del Parlamento repubblicano”. Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato dem Gianni Cuperlo, intervenendo durante la discussione generale sul decreto sicurezza.

“Il confronto parlamentare - ha proseguito l’esponente Pd - è stato pressoché inesistente. Interi capitoli, come quello sulla canapa, sono stati ignorati. Eppure centinaia di costituzionalisti, magistrati, avvocati hanno lanciato un grido d’allarme, rimasto inascoltato. L’impianto del decreto è figlio di un panpenalismo propagandistico che nulla ha a che vedere con una reale tutela della sicurezza. Si criminalizzano forme di protesta pacifica, si colpisce il dissenso civile, si sovrappone la detenzione amministrativa a quella penale, come nei centri per stranieri, e si reintroduce il reato di blocco stradale, un residuo del 1948 che oggi si trasforma in uno strumento repressivo verso giovani, operai, ambientalisti che manifestano pacificamente, per non parlare dell’aberrazione di prevedere il carcere per madri con figli piccoli”.

“Questo decreto – ha concluso Cuperlo – svilisce i principi della nostra Costituzione e sacrifica la democrazia sull’altare di un patto di potere. Ma sappiate che noi continueremo a opporci, con la schiena dritta, dentro e fuori quest’Aula. Perché la sicurezza non si conquista calpestando le libertà”.

 

26/05/2025 - 12:44

“Questo è l'ennesimo, pessimo, decreto che aumenta solo le pene e i reati in una logica di mero populismo penale. Non affronta mai le cause profonde che creano i reati ma agisce solo sulle emozionalità di fatti sotto l'occhio dei media. La sicurezza del governo, a invarianza di bilancio, non interviene mai in maniera strutturale. Quale sicurezza si garantisce al Paese mandando in carcere i bambini fino a 3 anni figli di donne che devono scontare una pena, condannandoli a vivere i primi anni di vita fra le sbarre?”. Lo dichiara la deputata Simona Bonafé, vicepresidente del Gruppo Pd, intervenendo durante la discussione sul decreto Sicurezza a Montecitorio,
“Con questo decreto – continua l'esponente dem - si equiparano i condannati ai semplici denunciati, la resistenza passiva ad un atto di violenza: alla faccia del principio di garantismo e dello spirito della nostra Costituzione”. “Con un iter condito dalla doppia tagliola degli emendamenti e le dichiarazioni di voto in Commissione, di forzatura in forzatura, il governo continua a svilire il ruolo del Parlamento. Una cosa è certa, per la maggioranza il tema della sicurezza è solo propaganda”, conclude Bonafè.

23/05/2025 - 14:07

"Ho visitato oggi la casa circondariale di Grosseto per verificare le condizioni sia dell'istituto sia dei detenuti. Pur essendo una struttura piccola, soffre dei problemi di tutto il sistema carcerario italiano. Su una capienza regolamentare di 15 persone, al momento sono ne sono detenute 26 che in alcune circostanze diventano 30. E prossimamente potrebbero arrivare a 33, come richiesto da una recente nota. Stiamo parlando del doppio: un numero che incide pesantemente sulla possibilità di svolgere attività trattamentali adeguate che permettano percorsi di recupero indispensabili a reinserire i detenuti nella società e scongiurare il rischio di recidiva. Nonostante gli ammirevoli sforzi della direttrice Maria Teresa Iuliano e del personale, la carenza degli spazi rimane determinante. Come sappiamo, il problema del sovraffollamento riguarda tutte le carceri italiane. Ma a fronte di questo il governo Meloni, invece di pensare misure risolutive, continua a inventare nuovi reati e ad alzare le pene. Lo fa anche con il cosiddetto "decreto sicurezza" che dovremmo chiamare "decreto repressione". Un provvedimento che prevede, tra l'altro, nuovi reati per i detenuti anche in caso di resistenza passiva, cioè totalmente non violenta.
Anche sul fronte del personale, nel carcere di Grosseto ci sono delle carenze. In particolare mancano almeno due persone per la contabilità e questo compromette, tra le altre cose, la possibilità dell'uso dei fondi disponibili. Inspiegabilmente, nonostante le richieste della direttrice, Grosseto è stata esclusa dalle liste di mobilità e dalle sedi disponibili per il concorso recentemente bandito. Su questo presenterò una interrogazione parlamentare al ministro Nordio per capirne le ragioni". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, a margine della visita oggi alla Casa circondariale di Grosseto.

 

22/05/2025 - 18:32

Strozzano la discussione sul decreto sicurezza, attaccano la Consulta, arrivano a scavalcare le indicazioni del Quirinale. Questa è la destra al governo: priva del rispetto delle istituzioni, dei ruoli e dei contrappesi. Oggi Salvini trascina il governo in una pericolosa escalation contro il più alto livello di garanzia istituzionale. La nota del ministero che sembra la fotocopia di quella del partito del vicepremier è un tentativo palese di piegare le istituzioni a fini politici e mina la credibilità e l’autorevolezza dello Stato stesso: Salvini, l’Antimafia vuole farla a modo suo e non riconosce gli strumenti ordinari già esistenti e peraltro più restrittivi, chiamati a garantire trasparenza per un’opera che coinvolgerà centinaia di imprese e migliaia di lavoratori come il Ponte sullo Stretto. Se il vicepremier attacca il Colle, Meloni non può tacere: è suo dovere prendere immediatamente le distanze da queste derive e richiamare Salvini al rispetto del ruolo che ricopre e delle istituzioni che rappresenta.

Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati

22/05/2025 - 18:04

“Con il decreto Sicurezza destra e governo portano un violento attacco alle libertà individuali e collettive.  Una vera e propria  repressione del dissenso per creare sudditi invece che cittadini. D'altronde le stesse modalità di discussione parlamentare del provvedimento, con la chiusura frettolosa e con metodi autoritari avvenuta oggi in commissione, attestano visioni liberticide per cercare di reprimere e criminalizzare in spregio allo spirito della nostra Costituzione. Il decreto consente l’applicazione arbitraria e non oggettiva della norma perché la linea securitaria si consolida con definizioni vaghe e imprecise. Svolta illiberale e criminogena che esaspera la già critica situazione nelle carceri e nei contesti caratterizzati da una forte marginalità sociale. Nessun investimento per la sicurezza urbana, per la prevenzione dell’illegalità e del disagio sociale. Ancora una volta ad essere colpiti sono le categorie più fragili. Annientata tra l'altro la filiera della canapa dove è stato posto un divieto che non ha ragione di essere sul piano scientifico e della Sicurezza. Tutto questo si traduce in nessun miglioramento per i cittadini. In uno Stato di diritto il dissenso in assenza di violenza merita di essere accolto e ascoltato: con il Dl Sicurezza invece si interviene esclusivamente per censurarlo e criminalizzarlo. Il Governo sta cercando di governare con la paura. Una torsione autoritaria inaccettabile“.

Così Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione parlamentare d’inchiesta sugli Ecoreati e segretario di Presidenza della Camera.

 

22/05/2025 - 17:26

“La maggioranza oggi ha scritto una pagina nera nella storia parlamentare. Il decreto sicurezza ha concluso il suo iter nella commissioni congiunte della Camera Affari Costituzionali e Giustizia alla Camera con forzature regolamentari e atteggiamenti della maggioranza degne dell’Ungheria di Orban.
Sul decreto cosiddetto “sicurezza” è stata concessa la discussione di meno della metà degli emendamenti presentati dalle opposizioni(160 respinti e ben 239 erano ancora restanti) e di entrare nel merito di meno della metà degli articoli (14 su 38).
L’uso della “tagliola” da parte dei due Presidenti dì Commissione, in questo caso, non era autorizzato da scadenze imminenti di conversione del decreto legge. E’ stata una forzatura nella logica del “voglio, posso e comando” con buona pace della democrazia parlamentare.
Ai deputati di maggioranza il governo ha imposto il ritiro dei loro emendamenti e il silenzio totale, assoluto è stata la scelta dei commissari e dei relatori di maggioranza su quelli dell’opposizione.
Sono stati respinti tutti gli emendamenti dell’opposizione senza il minimo confronto.
Nei contenuti questo decreto affonda le sue radici nella cultura delle democrazie autoritarie e non certo in quelle della nostra Costituzione.
La battaglia parlamentare contro questo decreto non finirà certamente qui, ma oggi è stato fatto strame del regolamento con un inaccettabile atto di protervia e arroganza politica e istituzionale”.

Lo ha detto intervenendo in Commissione Affari Costituzionali l’on. Federico Fornaro, dell’ufficio di presidenza del gruppo PD alla Camera dei deputati.

 

22/05/2025 - 17:11

"Proprio su un tema come questo con un decreto che ha recepito un intero ddl che era in discussione da un anno, si fa un'ennesima forzatura anche nella gestione dei tempi in Commissione applicando la tagliola perfino sulle dichiarazioni di voto. E' una forzatura inaccettabile su un decreto su cui già, tra l'altro, sappiamo che verrà posta la fiducia. Siamo in presenza di una torsione autoritaria che punta a comprimere gli spazi di dibattito. Chiediamo al presidente Fontana di garantire che siano rispettate le prerogative delle opposizioni dopo che già il Parlamento è stato scippato della possibilità di discutere. Chiediamo al presidente Fontana di intervenire" così la capogruppo del Pd alla Camera, Chiara Braga

22/05/2025 - 16:25

“Dopo la minaccia della tagliola sugli emendamenti, ora la maggioranza minaccia di applicarla anche alle dichiarazioni di voto. Una doppia tagliola che rappresenta una forzatura inaudita e un precedente gravissimo per il funzionamento del Parlamento. Si tratta di una scelta autoritaria che comprime in modo inaccettabile il dibattito democratico, tanto più su un decreto che non ha alcuna urgenza reale legata alla scadenza e che contiene misure altamente controverse.

Ci appelliamo al Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, affinché eserciti pienamente il suo ruolo di garanzia e tuteli le prerogative delle opposizioni” così i capigruppo del Pd nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera, Simona Bonafè e Federico Gianassi.

 

22/05/2025 - 15:27

“L’ipotesi di applicare la tagliola sul decreto attualmente in discussione in commissione rappresenterebbe uno strappo inaccettabile e inaudito alle regole del confronto democratico. La maggioranza, ricorrendo a questo strumento, si appresta di fatto ad azzerare il dibattito parlamentare su un provvedimento che presenta gravi criticità e che, in modo preoccupante, mira a limitare le forme di dissenso nel nostro Paese. La maggioranza si fermi. È molto grave che anche solo la minaccia dell’applicazione della tagliola venga utilizzata come strumento di intimidazione nei confronti delle opposizioni, nel tentativo di silenziare ogni voce critica. Questo atteggiamento mina le fondamenta del confronto democratico e del ruolo del Parlamento come luogo di discussione e mediazione politica. Di fronte a un simile scenario, non possiamo restare in silenzio. Difendere il diritto al dibattito e alla rappresentanza è una responsabilità che riguarda tutte le forze democratiche” così i capigruppo di PD, M5S, AVS, IV e +Europa delle commissioni affari costituzionali e giustizia della camera alla ripresa dell’esame del decreto sicurezza.

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