“Riteniamo gravissime le affermazioni del Sottosegretario Gemmato che, senza alcun imbarazzo, annuncia ispezioni negli ospedali pugliesi per meri fini elettorali”. Lo dichiarano Claudio Stefanazzi, Marco Lacarra e Ubaldo Pagano deputati pugliesi del Partito Democratico.
“Pensare di poter utilizzare il proprio ruolo e il proprio potere per condurre una campagna elettorale contro un avversario politico è sintomo di una cultura istituzionale che vede nei regimi dittatoriali un modello da seguire e che è in aperto contrasto con le regole della democrazia. È evidente che Gemmato non abbia ancora capito quali sono i limiti della sua funzione, né cosa significhi davvero avere la responsabilità di governo in un Paese democratico. Annunciare ispezioni a tappeto, peraltro solo in Puglia, col chiaro intento di colpire (solo a parole) Michele Emiliano, ci riporta indietro ai tempi più bui della nostra storia. Tutto questo è assolutamente inaccettabile e per questo abbiamo presentato questa mattina una interrogazione parlamentare per chiedere le immediate dimissioni di un membro del Governo completamente incompatibile con l’incarico che gli è stato conferito", aggiungono i deputati dem.
“Quando Gemmato sarà sollevato dal suo ruolo e gli sarà chiaro cosa vuol dire il rispetto per le istituzioni e per le regole democratiche, sarà nostro personale piacere accompagnarlo in un tour nelle nostre strutture sanitarie, sempre che il governo Meloni non riesca a distruggere prima di allora la sanità pubblica in questo Paese".
“Al Parco dell'Asinara siamo al paradosso. Il governo Meloni infatti ha fatta decadere, dal primo marzo, per decorrenza dei termini, il Commissario del Parco senza provvedere alla sua sostituzione”. Così inizia l’atto d’accusa del parlamentare Dem della commissione bilancio Silvio Lai. “Ergo il Parco è senza rappresentante legale e in un periodo cosi importante della stagione non dispone di una guida per assumere decisioni organizzative e strategiche anche ai fini della promozione turistica e della tutela. Un grave danno di immagine ed economico che riafferma, se mai ve ne fosse bisogno, dell'assoluta inconsistenza della giunta Solinas nei palazzi istituzionali e governativi visto che si sarebbe potuto giungere a soluzione, nel rispetto della norma, a fronte di un accordo tra Regione e governo già prima del commissariamento o in questi cinque mesi nei quali i selfie con il vicepremier Salvini sono stati frequenti quanto improduttivi”. “Perché non è avvenuto? Sciatteria o perché non c'è stata intesa sul nome da proporre? Sul balletto delle poltrone, tra dimissioni e rimozioni, il presidente Solinas ha dato il meglio di se in oltre 4 anni. Che poi il parco naturale nazionale dell’Asinara non sia in cima ai suoi interessi lo dimostra il ritardo con cui ha nominato la comunità del Parco dopo oltre tre anni e mezzo dall’inizio della legislatura.
Come al solito a pagarla sarà la comunità sarda e gli operatori del territorio che attraverso Il Parco presentava il suo biglietto da visita e che ora è ridotto all’ordinaria amministrazione. Noi da parte nostra con il deposito di una interrogazione inizieremo una battaglia vigilando perché il governo non perda tempo e dia un presidente, o riconfermi il commissario, al Parco dell’Asinara”.
Dichiarazione di Alessandro Zan, deputato Pd
“La destra usa armi di distrazioni di massa per evitare di occuparsi dei problemi concreti del Paese come l’inflazione, il caro bollette la precarietà del lavoro. Parla invece di liceo made in Italy, di maternità surrogata, di carne sintetica che poi sintetica non è : tutti argomenti che vogliono distrarre l’attenzione da quelli molto più seri che sono invece le priorità per il nostro paese”. Così il deputato del Partito democratico Alessandro Zan ai microfoni di Radio Immagina. “E ogni volta che il governo è in difficoltà sui temi economici – ha proseguito Zan- interviene per colpire i diritti come è stato per la trascrizione dei bambini per le famiglie omogenitoriali. Per non parlare poi di temi “identitari” legati alla vicende storiche nazionali. Si pensi all’ultima, vergognosa affermazione di La Russa su via Rasella. Altro che “sgrammaticatura istituzionale” come l’ha definita la presidente del Consiglio Meloni. Qui stiamo parlando di un vero colpo alla nostra storia patria, a un tentativo di delegittimare la resistenza antifascista che è stata la base della nostra democrazia e di legittimare, viceversa, la storia del fascismo. Non è una questione di galateo o di sgrammaticature istituzionali – ha concluso Zan- ma è una cosa molto grave: la seconda carica dello Stato fa delle dichiarazioni inaccettabili. Abbiamo e confermiamo la nostra richiesta di dimissioni di la Russa. In altri paesi si sarebbe già dimesso”.
“Salvini e la lega sul disastro del Pnrr sono doppiamente colpevoli, prima hanno fatto cadere il Governo Draghi rallentando l’attuazione del piano, poi per mesi hanno ingannato gli italiani, assieme alla nuova maggioranza, sulla realizzazione dei progetti. Il Partito del Carroccio, invece di chiedere scusa al paese, chiede addirittura le dimissioni del Presidente Anac, che aveva giustamente sollevato dubbi sulla capacità del nuovo Codice Appalti di prevenire corruzione ed illegalità negli affidamenti diretti per le opere pubbliche”: è quanto dichiara Marco Simiani, Capogruppo Pd in Commissione Ambiente ed Infrastrutture di Montecitorio.
"Le clamorose e inevitabili dimissioni di Claudio Anastasio da Presidente della società 3I chiamano in causa i ministri proponenti e vigilanti sulla società, a partire dalla Ministra del Lavoro Calderone che dovrà anche spiegare le ragioni di quel delicato incarico affidato dal Governo senza troppe premure al manager che cita nelle mail aziendali i discorsi di Mussolini. Attendiamo spiegazioni immediate da parte della Ministra Calderone per questa ennesima prova di inadeguatezza che ha avuto conseguenze così clamorose". Così il deputato del Pd Emiliano Fossi, membro della commissione Lavoro della Camera.
“Alcuni giovani vicini a FdI compiono un'aggressione squadrista a una scuola: un reato. La preside difende i suoi studenti e ricorda cosa è stato il fascismo: non un'opinione, ma un crimine. Il ministro Valditara non condanna i primi e minaccia la seconda. Merita solo le dimissioni”.
Così il vicesegretario del Pd e vicepresidente del Gruppo alla Camera, Peppe Provenzano, su Twitter.
“La seconda carica dello Stato quando va in televisione non può abbandonarsi alla goliardia più becera come se sedesse al bar o nel salotto di casa: rappresenta la
Repubblica. L'articolo tre della Costituzione recita che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, dire che gli dispiacerebbe avere un figlio gay si configura come una discriminazione, mentre uno con quel ruolo sarebbe chiamato a rimuoverli, gli ostacoli. Un uomo delle istituzioni non deve discriminare. Purtroppo non è l'unico. Ricordo che il leghista Roberto Calderoli, da vicepresidente del Senato, definì l'onorevole Kyenge ‘un orango’. In qualunque altro Paese sarebbe stato costretto alle dimissioni. Qui no. Infatti si sdogana troppo e questo ha conseguenze negative sui giovani. Durante gli anni alla Presidenza della Camera, io avevo le mie idee e le ho mantenute, ma ho cercato di essere il più possibile inclusiva e rispettosa delle idee altrui. Non mi sono mai sognata di offendere quelli che non la pensavano come me. Mi è capitato di incontrare figure politiche e istituzionali di cui non condividevo le opinioni e non ho battuto ciglio. Le parole di La Russa rivelano che che la destra sui diritti guarda indietro. Ma non tutte le destre in Europa sono uguali. David Cameron in
Inghilterra approvò il matrimonio egualitario. La destra italiana invece è oscurantista, vorrebbe anche rimettere in discussione la legge sull'aborto”.
Ad affermarlo Laura Boldrini in un’intervista al quotidiano La Repubblica.
Dichiarazione on. Piero De Luca, vicepresidente gruppo Pd
Ormai quella di Foti per il Pd è diventata un’ossessione. Non riesce a pensare e a parlare di altro. Stia tranquilla la destra. Le condizioni dell’unità nella lotta a mafia e terrorismo sono per noi assolutamente indispensabili. E non accettiamo lezioni al riguardo. L'unico modo per ricreare senza ombre queste condizioni nel Paese passa, però, per le dimissioni di chi le ha calpestate: Delmastro e Donzelli.
Nordio non faccia Don Abbondio
Piena solidarietà e sostegno ai nostri colleghi deputati. Il partito della Meloni sta cercando di usare il manganello con attacchi pesanti, strumentali e infondati, per coprire l’operato illegale di Donzelli e Delmastro. Le notizie riservate non sono divulgabili e non possono essere usate per colpire gli avversari politici. Né tantomeno mandate in diretta in video, approfittando di un dibattito parlamentare. Fratelli d’Italia si vergogni: noi non ci inchiniamo ai mafiosi o ai terroristi. Procederemo con le denunce contro queste ingiurie e chiediamo ai presidenti di Camera e Senato di intervenire per invitare alle dimissioni Donzelli e Delmastro, e prima ancora alle loro scuse. Il partito di maggioranza relativa non può attaccare il principale partito di opposizione su fatti che riguardano l’onorabilità e il funzionamento democratico delle istituzioni. Meloni decida se è capo del suo partito o capo del governo, se è capace di distinguere. Il ministro Nordio faccia il ministro e non il Don Abbondio, siamo in una situazione di allarme democratico, abbia il coraggio di agire verso chi nel suo ministero diffonde notizie riservate e rompe il fronte unitario contro la mafia e il terrorismo, cercando di crimiminalizzare l’opposizione. Se si avalla la possibilità di divulgare informazioni riservate, si incrina il 41 bis e la sua efficacia contro la mafia e il terrorismo.
Così Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze della Camera.
“Basta giocare con la sicurezza nazionale. É evidente che rendere pubblico il contenuto di una relazione riservata del DAP su detenuti al 41 bis da parte del sottosegretario Del Mastro e dell’on. Del Mastro Delle Vedove è stato un atto grave e che in qualsiasi altro paese democratico avrebbero portato alle dimissioni seduta stante.
Il silenzio della Presidente Meloni è preoccupante proprio perché gli interessati sono da sempre tra le persone più vicine alla leader di Fratelli d’Italia.
Nella lotta alla mafia e al terrorismo l’unità delle forze politiche a fianco delle istituzioni è stata fondamentale: il silenzio della Meloni non aiuta e fa pensare che il principale partito della maggioranza abbia deliberatamente deciso di attaccare il principale partito dell’opposizione. Questo non solo è inaccettabile ma rappresenta una lesione grave proprio dello spirito unitario e democratico”.
Lo scrive Federico Fornaro dell’ufficio di presidenza del gruppo alla Camera del PD-Italia Democratica e Progressista.
“La macchina del fango messa in moto da fratelli d’Italia si ritorce contro di loro.
È incredibile che Fratelli d’Italia, anziché chiedere scusa agli italiani perché due loro importanti dirigenti rivelano notizie sensibili e riservate con l’obiettivo di colpire gli avversari politici indebolendo così la lotta contro mafia e terrorismo, attacchi gli esponenti del partito democratico con insinuazioni vergognose. È a tutti chiaro il clamoroso imbarazzo che coinvolge fratelli d’Italia che sta mostrando al Paese quanto sono inadeguati ad assumere funzioni di governo. Ma delegittimare, manganellare, offendere la prima forza dell’opposizione è segno di barbarie che respingiamo e respingeremo con forza. Il fango che stanno provando a gettare contro i democratici si ritorce contro di loro e non salverà Donzelli e Delmastro che non hanno alternativa alle dimissioni”. Lo dichiara Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio.
Abbiamo avuto conferma che l’on. Donzelli non ha avuto accesso agli atti presso il Ministero come aveva goffamente provato a giustificarsi in aula. La rivelazione deriva, per sua stessa ammissione, dall’on. Delmastro Delle Vedove, che, in qualità di sottosegretario alla giustizia con delega al Dap , ha accesso a informative coperte da segreto. Ne ha svelato il contenuto perché il collega Donzelli potesse usarle strumentalizzandole contro il Pd.
Dunque, non c’è più solo un problema Donzelli che non può restare secondo in più in un ruolo delicato come il Copasir (la sicurezza degli italiani è in pericolo se il vice presidente del Copasir è un divulgatore di notizie riservate e facendolo non si rende nemmeno conto di avere commesso un illecito). C’è anche un caso Delmastro Delle Vedove che non può restare un secondo di più al Ministero. La presenza di un soggetto che rivela le informazioni più riservate e delicatissime per la lotta alla mafia e al terrorismo non può rimanere un secondo in più a via Arenula.
Se però la presidente Meloni non interviene allora c’è un caso Meloni perché, visti i rapporti che ha con i due, se non li invita alle dimissioni, siamo autorizzati a pensare che abbia approvato o tollerato il piano e la strategia dei due esponenti di Fratelli d’Italia.
Così Debora Serracchiani, capogruppo Pd alla Camera.
“Solo qualche giorno fa hanno giurato sulla Costituzione antifascista ed ora esaltano fondatori, nascita e storia del Msi.
Isabella Rauti e Ignazio La Russa sono incompatibili con i loro ruoli di governo e istituzionali. Una deriva culturale inqualificabile. Dimissioni!”.
Così il deputato del Pd, Stefano Vaccari, su Twitter.
"Le dimissioni della vice presidente Zedda attestano, se mai ve ne fosse bisogno, che la crisi della Giunta Solinas ha assunto l’aspetto evidente di una agonia. La Sardegna, con tante problematiche da affrontare con la necessaria solerzia, non merita questo. Ci sarà dunque l'ennesimo interim in attesa di una sostituzione, per difendere il castello degli interessi di pochi a dispetto delle esigenze dei cittadini sardi.
Solinas ha fallito. Se ne prenda atto il più rapidamente possibile. Ci aspetteremo un sussulto di dignità ma sappiamo che purtroppo non verrà e che si continuerà a navigare avendo a capo della nave alla sbando un comandante che in più occasioni si è dimostrato inadeguato e che ora ha un equipaggio ormai ammutinato".
Lo afferma il deputato del PD Silvio Lai.
Avventure politiche personali, guerre intestine, visioni contrastanti persino sulla gestione dell’emergenza sanitaria, che in Lombardia oggi strizza l’occhio ai no vax. Le dimissioni di Letizia Moratti certificano che il sistema di potere del centro destra lombardo ha fallito ed è irrimediabilmente in crisi.
La risposta ai problemi dei lombardi non potrà venire dalla Lega, né da un modello di centrodestra imposto da Berlusconi vent’anni fa, di cui la Moratti è stata da sempre espressione e interprete.
Serve un progetto radicalmente alternativo, che guardi all’interesse pubblico - a cominciare dalla sanità - che dia valore alle comunità, che assuma l’ambiente come vero fattore di sviluppo sostenibile e di miglioramento della qualità della vita delle cittadine e dei cittadini lombardi.
Dopo le ferite della pandemia, c’è bisogno di cura e rammendo. Il Partito Democratico e tutte le forze che sono state all’opposizione di questa pessima destra in Lombardia sono chiamate a una grande responsabilità, per costruire insieme e con generosità una nuova stagione per il governo della Lombardia.
Lo ha dichiarato Chiara Braga, Deputata Pd, Segretaria dell'Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati.