“Delmastro Delle Vedove non doveva essere nominato sottosegretario alla Giustizia. Non era all’altezza. E lo hanno confermato questi oltre due anni a Via Arenula, in cui ha operato con scarsissimo senso dello Stato, con una visione lontana dai principi costituzionali. Ma quanto uscito stamattina sul Foglio, quelle dichiarazioni che demoliscono la cosiddetta riforma Nordio sulla giustizia e la separazione delle carriere rivelano una crisi irreparabile nei rapporti con il Ministro. Il quale farebbe un gesto di dignità se se ne andasse. Ma in ogni caso Delmastro non dovrebbe restare un minuto di più. Per un minimo di decoro” Così la responsabile nazionale Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, i capigruppo in commissione Giustizia di Camera e Senato, rispettivamente Federico Gianassi e Alfredo Bazoli, e il capogruppo Pd in commissione Antimafia, Walter Verini.
"L’Italia è un Paese dove le donne sono precarie il doppio degli uomini e a parità di mansioni guadagnano il 30 per cento in meno.Il governo non ha nulla da rivendicare nella giornata dell’8marzo visto che l’abolizione del divieto di dimissioni in bianco porta la sua firma. Un colpo alla libertà delle donne”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, in un post pubblicato sui suoi canali social.
“Oggi alla Camera è in discussione un provvedimento in materia di intercettazioni ma non è presente nessun membro del ministero della Giustizia. Evidentemente quello di Via Arenula non è più la sede del ministero ma lo studio degli avvocati del sottosegretario Andrea Delmastro dopo la sentenza di ieri. Di fronte alla dichiarazioni eversive che stiamo ascoltando in queste ore pronunciate da Meloni, Nordio e dallo stesso Delmastro viene svelato il vero obiettivo di questo governo: colpire l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Ribadiamo la nostra richiesta di dimissioni del sottosegretario alla Giustizia Delmastro che dimostra una volta di più la sua totale inadeguatezza per svolgere le sue funzioni”.“ Così il deputato democratico, Andrea Casu, è intervenuto questa mattina in aula alla Camera nel costo della discussione generale sulla proposta di legge in materia di intercettazioni”.
“Dopo aver ‘anticipato’ l'assoluzione (mai avvenuta) del sottosegretario Andrea Delmastro violando ripetutamente i doveri di garanzia di un'informazione verificata, è chiaro che il direttore RaiNews Paolo Petrecca debba prendere atto che il suo ruolo è del tutto fuori posto e che le sue dimissioni sono un atto dovuto. Avremmo richiesto un passo indietro a prescindere dell'esito della sentenza sul caso Cospito, ma dopo la condanna di Delmastro, appare evidente che Petrecca è del tutto inadeguato e indegno a ricoprire la sua carica tra i vertici della televisione italiana. La Rai non può essere un organo di propaganda governativa e Petrecca un suo direttore”. Così in una nota dei componenti Pd nella commissione di Vigilanza Rai.
“Quando era all’opposizione Giorgia Meloni chiese le dimissioni della ministra Josefa Idem non indagata né tantomeno condannata. Oggi da Presidente del Consiglio, la leader di Fratelli d’Italia tace sul sottosegretario alla Giustizia Delmastro delle Vedove condannato in primo grado a otto mesi per rivelazioni di segreto d’ufficio e che ha già annunciato che non intende dimettersi.
Come minimo siamo di fronte a un chiaro esempio di due pesi e due misure oppure la tessera di Fratelli d’Italia garantisce impunità assoluta e mancato rispetto delle istituzioni che imporrebbero le dimissioni ancorché un imputato sia innocente fino alla condanna definitiva?
Giorgia Meloni non può pensare di sottrarsi alle sue responsabilità e al suo ruolo anche in questa vicenda che la coinvolge come Presidente del Consiglio e leader di Fratelli d’Italia”
Lo scrive in una nota l’on. Federico Fornaro dell’Ufficio di Presidenza del gruppo PD alla Camera.
"Un governo sempre più imbarazzante: non bastava una ministra indagata, ora anche la condanna ad otto mesi al sottosegretario alla Giustizia Delmastro il quale ha già annunciato che non si dimetterà. Un attaccamento alla poltrona che non teme confronti. Perché se è vero, com'è vero, che si è innocenti fino al terzo grado di giudizio, è anche vero che c'è un tema di opportunità politica e di rispetto verso le istituzioni e verso l'elettorato. Delmastro ha diffuso documenti riservati con l'unico obiettivo di colpire l'opposizione. Dove sono la "disciplina e l'onore" previsti dalla Costituzione? Meloni ne chieda le dimissioni immediate o pensa di scappare anche questa volta?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Con disciplina e onore” prevede la Costituzione. La condanna di oggi conferma invece che Delmastro ha usato informazioni riservate acquisite nel suo ruolo di Governo per colpire avversari politici, passandole al suo coinquilino. Chissà se almeno stavolta Giorgia Meloni ritroverà la coerenza con sé stessa, pretendendone le dimissioni.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“In un Paese normale oggi non ci troveremo in questa situazione e un minimo di buon senso avrebbe evitato l'ennesima mortificazione delle istituzioni. Qual è la fotografia che ci rimane dell'Aula? La ministra Santanché è stata abbandonata dalle forze di maggioranza ad eccezione di Fdi con una difesa d'ufficio. Il governo è spaccato in un'ora buia. Santanché chiese le dimissioni dei ministri Provenzano, Speranza, Lamorgese e di altri ministri e il paragone delle motivazioni sono a dir poco risibili rispetto ai motivi per cui oggi siamo in Aula”. Così il deputato dem Toni Ricciardi intervenendo in Aula sulla mozione santanché.
“Ma – continua il vicepresidente del Gruppo Pd - la domanda che vorrei fare non è a lei ministra ma a Giorgia Meloni: perché il ministro Sangiuliano è stato invitato a dimettersi e la stessa cosa non avviene con Santanché? Esistono leve di ricattabilità che la ministra del Turismo può vantare a differenza di Sangiuliano? Domande retoriche perché il governo tace. Una valanga sta per travolgere il governo per la sua non credibilità crescente in tutti i dati macro-economici”.
“Meloni è ricattata da Santanché? Non ha forza di pretendere le dimissioni di una ministra che imbarazza il governo, il suo partito e tutte le istituzioni. Sta difendendo l'indifendibile, si tolga dall'imbarazzo e chieda dimissioni di Santanché”, conclude Ricciardi.
“Fdi alla minoranza attaccava governo e maggioranza di turno per incoerenza tra impegni presi e azioni realizzate. Oggi quel partito ha fatto carta straccia del principio di coerenza e tradisce le promesse elettorali, scappa e si nasconde dinnanzi ai problemi. Da coerenza, coerenza, coerenza oggi Fdi è poltrona, poltrona, poltrona! E la ministra Santanché non è seconda a nessuno in fatto di brutalizzazione della coerenza: ha chiesto le dimissioni di capi di governo, di ministri e sottosegretari senza che ci fossero procedimenti penali a sorreggere tali richieste. Lo ha fatto nei confronti del ministro Speranza che con competenza, rigore e serietà ha affrontato la prova più difficile – il Covid – della storia repubblicana”. Così il deputato dem Federico Gianassi in Aula di Monetecitorio sulla mozione Sanatnche'.
“Oggi la ministra deve fare un passo indietro, anzi doveva già averlo fatto dimettendosi all’inizio di questa vicenda. Difronte alle questioni politiche non si può scappare, non si possono fare sconti perché ne va della dignità delle istituzioni”. “Ma la Santanché non è la sola a scappare, con lei c'è Giorgia Meloni improvvisamente scomparsa insieme alle sue promesse. Le accise sul carburante sono ai massimi storici e gli scafisti che doveva rincorrere sono addirittura liberati e riconsegnati al paese d'origine come è successo con Almasry. L’unica coerenza della presidente del Consiglio è scappare davanti ai problemi”, conclude Gianassi.
“Ormai Santanché è stata scaricata persino da Ignazio La Russa. Che le chiede in maniera esplicita di valutare la possibilità di dimissioni. L’ostinazione della ministra del Turismo appare oggettivamente incredibile. Non siamo mai andati dietro i risvolti giudiziari del caso Visibilia, abbiamo sempre posto da un anno e mezzo una questione politica di fondo: può una personalità istituzionale nonché imprenditrice usare i fondi della Cassa Covid per i propri dipendenti e continuare a farli lavorare per la propria azienda? A questa domanda non hanno mai risposto né lei, né Giorgia Meloni. Le dimissioni davanti a questo uso improprio di risorse pubbliche dovevano essere istantanee. Noi continuiamo a chiederle”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Al di là dell'aspetto giudiziario a noi sembra evidente la responsabilità politica della ministra Santanchè. Siamo in un Paese dove nonostante tre indagini, di cui un rinvio a giudizio per fatti gravi, un ministro non si dimette e resta ancora in carica. La presidente del consiglio Meloni, che ha chiesto dimissioni anche per molto meno, deve fare i conti con questa vicenda". Lo ha detto Debora Serracchiani, deputata Pd e responsabile nazionale Giustizia, intervistata a Montecitorio.
“Noi dobbiamo essere un paese democratico credibile in Europa. Ci sono paesi nei quali un ministro va a casa se ha copiato una tesi di laurea. Francamente dopo tre indagini, bancarotta, falso in bilancio e truffa aggravata nei confronti dell'Inps, rimanere al proprio posto sembra veramente inopportuno oltre che sbagliato”, ha aggiunto Serracchiani.
La Presidente Meloni deve venire in Aula a spiegare al paese perché Almasri, capo della polizia giudiziaria libica e del centro detenzione di Mitiga, accusato di crimini contro l’umanità, perseguito dalla Corte penale internazionale, sia stato liberato dopo l’arresto in Italia e riportato in Libia con un aereo di Stato. Meloni deve assumersi la responsabilità perché è stata una decisione politica, deve spiegare perchè non c’è stata alcuna interlocuzione con il Tribunale dell’Aja e non si è rispettato un accordo internazionale".
Lo ha detto Chiara Braga, capogruppo Pd alla camera dei Deputati, intervenendo oggi a Rainews 24.
“Meloni deve anche chiedere a Daniela Santanchè di dimettersi: accuse rivolte alla ministra del Turismo e il rinvio a giudizio la mettono nelle condizioni di dover lasciare il governo il prima possibile. Meloni deve pretendere le dimissioni anche per averle chieste in situazioni analoghe. Spero non si arrivi alla mozione di sfiducia perché il governo venga sollevato prima da una presenza inadeguata” ha aggiunto Braga.
“Le dimissioni di Josefa Idem sarebbero auspicabili. La politica deve dare l’esempio”, twittava Giorgia Meloni. “Idem? Se fosse successo a una di noi del centrodestra, saremmo già state cacciate”, aggiungeva Daniela Santanché. Ora che proprio Daniela Santanché è stata rinviata a giudizio per aver truccato i bilanci di Visibilia per sette anni, attendiamo fiduciosi le doverose dimissioni. Perché ci saranno. Giusto, presidente Meloni?” Così sui social il deputato democratico Marco Furfaro.
“La notizia del rinvio a giudizio della Santanchè sul caso Visibilia ci colpisce. Avevamo chiesto da tempo le sue dimissioni, prima che si esprimesse la procura. Vale sempre la presunzione di innocenza, ma reputiamo che una Ministra della Repubblica che avrebbe utilizzato la Cassa Covid in maniera inappropriata non può rappresentare le istituzioni della Repubblica. Ci aspettiamo che la Presidente Meloni le chieda di fare un passo indietro”.
Così il capogruppo Pd in Commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Enrico Letta, con le sue esperienze, il suo profilo e le sue capacità, rimane uno dei protagonisti della politica italiana ed europea ed uno dei padri del Partito Democratico. Oggi lascia il Parlamento ma siamo sicuri che il suo impegno e la sua autorevolezza potranno essere nuovamente essere spesi a sostegno della Repubblica e delle Istituzioni”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente della Camera, Marco Simiani sulle dimissioni di Enrico Letta da deputato approvate oggi, venerdì 20 dicembre, dall’Aula di Montecitorio.