“A che ora si dimette Signorelli?” Lo chiede il capogruppo democratico nella commissione giustizia della camera, Federico Gianassi sottolineando “la gravità del contenuto delle intercettazioni da cui emerge una relazione consolidata tra il portavoce del ministro dell’agricoltura e ambienti della criminalità organizzata. Frasi antisemite e deliranti, rigurgiti di fascismo, sprezzo per le istituzioni, esultanza per l’assoluzione di un boss - aggiunge Gianassi - tutto questo non può passare inosservato. Lollobrigida rimuova immediatamente Signorelli da un incarico che non può più assolvere, la sua presenza al ministero è un disvalore per le nostre istituzioni”.
Lollobrigida dia segnale chiaro, subito dimissioni suo portavoce
“Premesso che Signorelli non può restare al suo posto un secondo in più e che attendiamo un segnale chiaro in questo senso dal ministro Lollobrigida che lo ha indicato come suo portavoce, chiediamo alla Presidente Colosimo di attivare la commissione antimafia immediatamente, al fine di avviare una istruttoria in ordine alla morte di Fabrizio Piscitelli, noto come Diabolik. L’omicidio, ancora oggetto di indagine, sta assumendo infatti i contorni di una vicenda oscura ma che presenta profili che attengono alla criminalità organizzata di stampo mafioso e al terrorismo” così in una nota i parlamentari democratici componenti della commissione antimafia, Walter Verini, Debora Serracchiani, Vincenza Rando, Anthony Barbagallo, Franco Mirabelli, Andrea Orlando, Giuseppe Provenzano, Valeria Valente.
“Signorelli deve dimettersi” così si X deputata democratica, Lia Quartapelle, che aggiunge: “A chi dice che la destra post fascista ha archiviato l’antisemitismo, consiglio di leggere le chat tra Diabolik e Paolo Signorelli, riportate oggi da
@repubblica. Signorelli nel frattempo è diventato portavoce - sic - del minintro Lollobrigida”.
"Non contento di averne chiesto le dimissioni accusandolo perfino di non conoscere la Costituzione, il senatore Borghi continua ad attaccare il Presidente Mattarella con toni canzonatori come se stesse parlando di un suo ex compagno di scuola incontrato per caso al bar.
Una totale mancanza di rispetto per la prima carica dello Stato. Delle due l'una: o Salvini è d'accordo e finge soltanto di riprendere i suoi, o neanche ai loro occhi ha più nessuna credibilità. E non ce l'ha neanche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni che, evidentemente in vano, avrebbe chiesto alla Lega di evitare polemiche con il capo dello Stato.
Un attacco vergognoso: hanno scambiato le istituzioni per il bar dello sport e pretendono di guidare l'Europa. Solidarietà al presidente Mattarella". Lo dichiara Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo.
“La Presidente Meloni ha qualche problema con i numeri quando si tratta di migranti. Dopo aver clamorosamente sbagliato di molti mesi la previsione dei tempi di apertura del centro in Albania adesso prova a fare il gioco delle tre carte sui numeri degli arrivi dei migranti. Oggi annuncia con aria trionfante che gli arrivi irregolari via mare sono diminuiti del 60% rispetto al 2023, anno in cui lei era già al Governo.
Peccato che si "dimentichi" di dire che i dati dei primi cinque mesi del 2024 (21.574 arrivi) sono però più alti di quelli dello stesso periodo del 2022 (20.154). E cioè di quando lei era all'opposizione, a Palazzo Chigi c'era Draghi e al Viminale c'era Luciana Lamorgese. E soprattutto la Presidente Meloni si dimentica di dire che i dati di quest'anno sono molto più alti di quelli dello stesso periodo del 2021 (14.687). Nello specifico i dati attuali sono il 47% più alti del 2021 quando al Viminale c'era Luciana Lamorgese. Che Giorgia Meloni, da capo dell'opposizione, attaccava quotidianamente, chiedendone le dimissioni in modo immotivato, vergognoso e strumentale. Se la Presidente Meloni dovesse usare per se stessa gli stessi parametri avrebbe tutti gli argomenti per chiedere le dimissioni immediate anche di se stessa” così il responsabile sicurezza del Pd, ex vice ministro dell’Interno, Matteo Mauri.
“La denuncia di Sandro Ruotolo del video della sottosegretaria leghista, Pina Castiello, mentre taglia una torta elettorale e inneggia alla X Mas deve far riflettere. Parliamo di una esponente del governo che ha giurato sulla Costituzione, scritta da chi ha fatto la Resistenza e liberato il Paese dal fascismo. E dunque dalla X Mas. Indecente. Le Dimissioni sono obbligate”.
Così ilo capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“La presidente del consiglio non può restare in silenzio dopo che il vicepremier italiano e un senatore della Lega hanno evocato le dimissioni del Presidente della Repubblica. Siamo davanti a uno strappo istituzionale senza precedenti. Chiediamo atti formali”. Così in una nota il capogruppo Pd in commissione difesa della Camera, Stefano Graziano.
"Le parole di del senatore della Lega Claudio Borghi chiudono il cerchio di un attacco alla figura del Presidente della Repubblica che ha inizio con la legislatura a maggioranza di destra. Non basta il progetto del Premierato, ora l’attacco esplicito passa per la richiesta di dimissioni della persona più rappresentativa dell’unità nazionale e dello spirito di coesione. Un segnale gravissimo nella giornata della Repubblica. Salvini, leader dello stesso partito, e vicepremier anziché coprire le parole Borghi, dovrebbe condannarle senza ambiguità".
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
Dopo frasi razziste sui social, deputata dem segnala episodio alla Polizia postale
“L’intento che si cela dietro le dichiarazioni social del segretario della Lega Nord a Mantova, Cristian Pasolini, è disgustoso e intollerabile. Qualora non avvenissero spontaneamente, chiedo che la segreteria provinciale del partito ne promuova le dimissioni d’ufficio. Usare un minorenne per una battaglia politica, esponendolo al rischio di odio social per il semplice fatto di aver preso parte, con i suoi compagni di classe, a un evento pubblico, è del tutto inaccettabile e grave. Segnalerò l'episodio alla Polizia Postale affinché accerti eventuali responsabilità, perché dovrebbe esserci un limite, a maggior ragione per chi fa politica. Chiedo inoltre a tutte le candidate e ai candidati di centrodestra alle elezioni dell’8 e 9 giugno, ai moderati, ai cattolici praticanti, alle persone coscienziose e di buon senso, di prendere pubblicamente le distanze dalle parole di Pasolini. Dai gesti del fascismo sdoganati alle esternazioni razziste, siamo di fronte a un degrado morale di cui è responsabile la politica alla guida del Paese, che sdogana personaggi come Vannacci, al cui registro Pasolini attinge, e che continua a minare la coesione sociale criminalizzando le migrazioni. Ma qui si è superato ogni limite, prendendo di mira un bambino. La condanna deve essere unanime e spero che i cittadini aprano gli occhi.
“Siamo stanchi di essere presi in giro dal governo e, in particolare, dalla ministra del Lavoro. Sono più di due mesi che il governo non è in grado esprimere i pareri agli emendamenti sul Dl Lavoro. Il collegato è stato presentato nel mese di novembre e messo poi su un binario morto, nonostante mesi di audizioni e l’apertura del termine degli emendamenti. Dentro questo disegno di legge ci sono anche misure molto gravi e pericolose come la liberalizzazione del lavoro somministrato e il superamento del divieto delle dimissioni in bianco. La ministra Calderone ha risposto alle nostre obiezioni dicendo che stava lavorando a esaminare gli emendamenti. Evidentemente se l’è presa molto con comoda. In realtà il problema è politico e non tecnico. Oggi scopriamo invece che il Dl non è più calendarizzato, almeno fino alla pausa estiva. Significa che il governo ha deciso di abbandonarlo. Se è così, ce lo venga a dire direttamente la ministra in Commissione. E abbia il buonsenso di ritirarlo. Il Parlamento non è un passacarte. Soprattutto di una ministra nei fatti sfiduciata dalla propria maggioranza per manifesta incapacità politica”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Noi vogliamo che le opere vadano avanti e che la Liguria non resti ferma nel brutto pasticcio in cui la maggioranza si è infilata. Ma è chiaro che non avete le idee chiare. Il ministro Salvini dice di aver avviato la procedura per la nomina dell'autorità portuale, il suo vice lo smentisce perché la Regione non può dare il suo ok di concerto. Mettetevi d'accordo! Non potete sostenere che bisogna andare avanti con le opere e nel frattempo affermare che Toti non deve rassegnare le dimissioni". Così il deputato dem, Andrea Orlando intervenendo nella replica del question time al ministro Salvini sull'intervento della commissione ispettiva ministeriale sull'autorità portuale di Genova e sul procedimento per la nomina di un nuovo presidente della medesima autorità alla luce dell'inchiesta giudiziaria in corso.
"Qual è il mandato che avete assegnato agli ispettori?" ha aggiunto Orlando. "Se si devono occupare della diga di Genova sarebbero necessari almeno 4 mesi prima di mettere altri fondi esponendo gli amministratori a responsabilità erariali. Se invece non è compito loro allora Salvini si assume la responsabilità politica sulla correttezza dei lavori. Per noi è chiaro: se per andare veloce si va contro la legge, il governo in realtà allunga i tempi. Con la retorica del fare presto, il governo ha bloccato la Liguria".
Nel presentare l’interrogazione, Orlando ha chiesto a Salvini "quale sia il perimetro di intervento della commissione ispettiva ministeriale – con particolare riferimento all'inclusione o meno delle procedure per la diga di Genova – e se il ministro ritenga che il vice presidente della Regione Liguria, Piana, possa sottoscrivere l'intesa per la nomina, già attesa da quasi nove mesi, del nuovo presidente dell'Autorità di sistema portuale".
“L’unica che non ne azzecca una è la Santanchè: in un Paese normale ci si dimetterebbe dopo un minuto. Lei invece resta ancora lì, protetta dalla destra che se ne frega dei diritti di chi lavora”.
La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per la ministra Santanchè sulla truffa ai danni dell'Inps. L'accusa è gravissima: secondo la Procura intascava i fondi della cassa Covid costringendo i dipendenti a lavorare.
Già a giugno dello scorso anno la deputata aveva presentato un ordine del giorno, con il quale impegnava l’esecutivo “a sanzionare gli operatori che avessero usufruito in maniera fraudolenta della Cassa integrazione Covid”. Nel documento viene esplicitamente citata Visibilia Editore, “società quotata in Borsa, a suo tempo controllata con il 48,6 per cento delle azioni dalla Senatrice Santanché”
Gribaudo: “L'ordine del giorno è stato votato dalla maggioranza in Parlamento. Non hanno nulla da dire oggi?”
La vicepresidente del Partito Democratico conclude: “Il Governo sfiduci Santanché e smetta di proteggerla, lo chiediamo da tempo: sul rispetto dei diritti di lavoratori e lavoratrici non facciamo passi indietro. La scelta più giusta, in ogni caso, per decenza istituzionale, sarebbe quella delle dimissioni immediate.”
“La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per la ministra Santanchè sulla truffa ai danni dell’Inps. Prendeva soldi pubblici con la Cassa Covid, ma imponeva ai suoi dipendenti di lavorare. Le dimissioni dovrebbero essere istantanee. La Meloni invece tace e protegge”.
Lo scrive sui social il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
La legge della Rai va cambiata
“Il caso Scurati è uno scivolone pesantissimo che segnala una deriva autoritaria in Rai senza precedenti.
Non è che in passato non ci siano mai stati errori ma qui siamo passati ad una logica in cui l’occupazione prevale sull’impegno a fare servizio pubblico. Gli adii di tanti personaggi segnalano un clima in cui è diventato difficile lavorare. È un declino cui nessuno sembra porre rimedio. C’è un canone tagliato ed una carenza di investimenti che mette a rischio la trasformazione della Rai in Digital media company.
C’è un quadripolio dove prima c’era un duopolio. Proprio per questo l’occupazione non ha senso. Ricordo peraltro che chi occupa la rai in genere perde le elezioni…
L’attuale legge impone in rai un presidente di garanzia: servono i due terzi della commissione di vigilanza per eleggerlo. Ma il tema del presidente è relativo se poi non si pratica il vero pluralismo. E comunque la legge della Rai va cambiata”. Lo ha detto Stefano Graziano capogruppo pd in commissione di vigilanza sulla Rai a proposito del caso Scurati, in una intervista al Corriere della Sera.
“Noi chiediamo che venga fatta un’istruttoria senza sconti sul caso Scurati; mi pare che i ‘motivi editoriali’ della cancellazione di Scurati parlino da soli. È paradossale chiedere le dimissioni della Bortone che ha denunciato la censura”, ha commentato Graziano a proposito della richiesta di dimissioni di Serena Bortone da parte del capogruppo Fdi alla Camera Tommaso Foti.
“Ancora discredito e disonore sulle istituzioni. Cosa aspetta la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, a pretendere le dimissioni della ministra Santanchè? Il nostro paese non merita di essere rappresentato in Italia e all’estero da una persona su cui si annida il sospetto di aver commesso gravi reati”. Così il capogruppo democratico nella commissione Lavoro della Camera, Arturo Scotto.