“L’audizione della presidente Romanazzi della sezione misure preventive del tribunale di Bari ha messo alcuni punti fermi sulla vicenda della società Amtab che vale la pena puntualizzare. Innanzitutto la presidente ha precisato di aver adottato un provvedimento che rientra in istituti che ha definito “blandi, affievoliti”, sull’assunto di una società, Amtab, che “non è criminosa”, ma che è parte lesa e che ha mantenuto una sua autonomia nella gestione. Un provvedimento quindi che con la nomina di un amministratore giudiziario, mira a riallineare la stessa nel tessuto sano dell’amministrazione. La Presidente ha altresì precisato che su richiesta del sindaco Decaro, a seguito delle dimissioni di un consigliere, l’amministratore giudiziario è stato inserito nel cda della società. Contrariamente a quanto affermato da chi intende utilizzare i propri ruoli istituzionali per mera propaganda politica, l’audizione di oggi ha provato la serietà e la determinazione dell’amministrazione comunale di Bari nell’accertamento dei fatti e nel ripristino della legalità” così in una nota i componenti dem della commissione bicamerale antimafia Walter Verini, Debora Serracchiani, Vincenza Rando, Franco Mirabelli e Anthony Barbagallo.
"Faccio un sentito in bocca al lupo al professor Giovanni Nistico' per la sua nomina a neo presidente dell'AIFA. Dopo le dimissioni di Palù è importante che la nuova presidenza riesca ad affrontare con competenza e serietà le tante questioni aperte.
Ne cito una, in particolare, da sistemare subito e che darebbe un bel segnale: quella che riguarda i precari e le precarie che da mesi sono in attesa di una soluzione. Ci sono persone e famiglie che da 95 giorni ormai vivono una condizione di angoscia e ansia che merita un'attenzione immediata. In Parlamento abbiamo approvato un ordine del giorno approvato che ne chiede la stabilizzazione, sarebbe bello che il Presidente lo facessi come primo gesto dopo l' insediamento". Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo in commissione affari sociali e responsabile iniziative politiche del partito Democratico.
"Dopo aver ucciso 171 operatori dell’Unrwa, l'agenzia dell'Onu che si occupa dei profughi palestinesi dal 1949, ieri sera l’esercito israeliano ha freddato 7 operatori umanitari di diverse nazionalità - polacca, inglese, australiana, palestinese, statunitense e canadese - in forze alla ONG World Center Kitchen che distribuisce pasti e generi alimentati. Il convoglio, i cui spostamenti erano concordati con l'IDF, è stato colpito mentre lasciava il magazzino di Deir al-Balah, dove la squadra aveva scaricato più di 100 tonnellate di aiuti alimentari umanitari portati a Gaza lungo la rotta marittima, come riferisce la stessa WCK. E intanto la Knesset - il parlamento israeliano - ha votato una legge per oscurare Al Jazeera, l’unica emittente internazionale che trasmette da Gaza e mostra al mondo il livello di morte e distruzione nella Striscia. Una censura gravissima che si aggiunge al divieto di ingresso nella Striscia che il governo di Tel Aviv impone agli altri media, in violazione del diritto di informare e di essere informati che è alla base di qualsiasi democrazia. Nelle stesse ore l’aviazione israeliana colpiva in Siria il consolato iraniano e poco prima bombardava in Libano, colpendo osservatori dell'Onu che collaborano con Unifil, fino alla valle della Bekaa. Netanyahu sta destabilizzando l'intera regione portando l'area verso un'escalation che rischia di trasformarsi in una guerra su vasta scala. La stessa società civile è tornata a riempire le piazze per chiedere le dimissioni del governo israeliano. Chi può, in buona fede, sostenere che l'obiettivo di Natanyahu sia liberare gli ostaggi o combattere il terrorismo?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
La presidente del Consiglio Meloni cosa pensa di questo accordo?
"E' indispensabile che venga fatta subito chiarezza da parte del ministro Salvini e venga immediatamente strappato l’accordo di collaborazione che ha sottoscritto con il partito "la Russia unita" di Putin. Tralasciando tutte le discutibili dichiarazioni del ministro Salvini di elogio ai suoi modelli politici da Putin a Bolsonaro, da Netanyau a Trump, fino a Orban e quant'altro noi non chiediamo le dimissioni del ministro Salvini per le sue differenti idee politiche ma perché in questo momento è fondamentale che il vice premier Salvini leader di Partito rescinda un accordo che rappresenta un macigno per la credibilità dell’intero paese; il Governo Italiano non può ignorare le devastanti conseguenze della guerra che il regime di Putin sta portando avanti non solo contro il popolo ucraino ma anche contro i principi cardine democratici e liberali alla base della Costituzione e di tutte le istituzioni Europee. Matteo Salvini non può restare al Governo e al tempo stesso guidare un partito che non prende sideralmente le distanze dal Partito di Putin. Anche la presidente del Consiglio Meloni deve dire chiaramente cosa pensa di tale accordo.” Lo ha detto in Aula Andrea Casu della presidenza del gruppo Pd alla Camera, intervenendo in discussione generale sulla mozione di sfiducia delle opposizioni al ministro delle Infrastrutture e vicepremier Salvini.
"Cara Presidente Giorgia Meloni, la sa qual è la differenza tra un sindaco che si fa una foto con due sconosciute incensurate e far lavorare le persone mentre sono in cassa integrazione da Covid?
Che la prima rimane una foto con due sconosciute, la seconda è un reato da perseguire e che porta alle dimissioni immediate perché ci rende ridicoli di fronte al mondo.
Siete campioni della presa in giro degli italiani, capaci di dire che piove mentre tirate sassi in testa alla gente. Una classe dirigente ipocrita e impresentabile, l'Italia vi presenterà il conto". Lo scrive su X Marco Furfaro, deputato e responsabile iniziative politiche nella segreteria nazionale del Partito Democratico.
Anche destra approvò odg su sanzioni illecito uso Cassa Covid
“Il 28 giugno del 2023 la Camera dei Deputati approvò l’odg del Pd che impegnava il Governo a sanzionare gli operatori che avevano usufruito illecitamente della Cassa Covid. Lo votó anche la destra. Una sfiducia tecnica della ministra del Turismo. Santanchè ne avrebbe dovuto trarre le conseguenze già allora. Mi aspetto adesso che sia Fdi a chiederne direttamente le dimissioni. Sarebbe un atto di coerenza”.
Lo dichiara il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
Nostro pacchetto emendamenti insieme a opposizioni
“Il collegato lavoro presentato dalla ministra Calderone è un’operazione striminzita e approssimativa, che peggiorerà le condizioni di chi lavora e che ancora una volta apre le porte ai contratti pirata cancellando il principio dei contratti comparativamente più rappresentativi. E’ insomma un manifesto per la precarietà e l’insicurezza. Abbiamo depositato più di cinquanta emendamenti per dire stop alla precarizzazione del mercato del lavoro che qui viene aumentata con l’eliminazione del tetto sul lavoro somministrato e con l’affossamento della legislazione contro le dimissioni in bianco. Avanziamo proposte concrete sui contratti a termine e sui sub appalti e chiediamo di ripristinare le regole sull’obbligo di badge sui cantieri edili. Molti emendamenti li abbiamo presentati in maniera unitaria con M5s, Avs ed anche Azione e più Europa sul salario minimo. Questo conferma che sul terreno della qualità del lavoro e sulla lotta alla povertà salariale si può e si deve marciare insieme come opposizione”.
Lo dichiara il capogruppo democratico in commissione Lavoro alla Camera, Artuto Scotto.
Da Procura parole chiare: attività dell’amministrazione è sempre stata nella direzione della lotta alla criminalità
“Stamattina i parlamentari del centrodestra baresi, invece di presentare il proprio candidato sindaco per la città, strumentalizzano ancora una volta un’inchiesta giudiziaria che non ha toccato l’amministrazione della città di Bari per mettere in scena una presentazione del più becero sciacallaggio politico elettorale - dichiarano i deputati del Marco Lacarra, Ubaldo Pagano e Claudio Stefanazzi.
“In campagna elettorale - proseguono - ci aspetteremmo idee per rilanciare una città, loro invece hanno un’idea per affossarla: chiedere lo scioglimento del Comune. É da vent’anni che non vincono le elezioni a Bari e in Puglia e invece di portare argomenti inscenano, intorno a una lodevole inchiesta della Procura, un teatrino che contraddice le stesse parole del procuratore, il quale ha pubblicamente dichiarato che “l’attività dell’amministrazione è sempre stata nella direzione della lotta alla criminalità”, spiegando come il Comune di Bari si è “difeso” dai rischi di infiltrazioni mafiose.
Non contenti, cadono in un’altra contraddizione, chiedendo lo scioglimento del consiglio comunale per voti di scambio del 2019, voti ottenuti proprio da una esponente del loro schieramento, da loro scelta e candidata contro il sindaco Decaro. A questo punto sorge spontanea una domanda: cari esponenti del centrodestra, state chiedendo lo scioglimento del consiglio comunale per assolvervi dai vostri peccati? Tra l’altro la cronaca del 2019 riporta fedelmente i fatti, raccontando nei minimi particolari quanto preziosa fu l’azione dell’attuale vice ministro Sisto per convincere Olivieri a siglare un accordo elettorale per candidare sua moglie Lorusso nelle fila del centrodestra. A questo punto, oltre allo scioglimento del consiglio comunale, siamo sicuri che i colleghi del centrodestra pretenderanno le immediate dimissioni del viceministro, deus ex machina di un accordo dai contorni così opachi.
Così come ci aspettiamo le dimissioni del senatore Melchiorre, che è stato candidato nella stessa coalizione della Lorusso e ha seduto in consiglio comunale fino a qualche giorno fa. Se non fosse paradossale dovremmo pensare che la conferenza di stamattina sia una sorta di confessione pubblica dei propri sbagli. In realtà è purtroppo un’altra triste pagina che conferma come un centrodestra allo sbando, a corto di idee, voglia fare campagna elettorale ai danni di una intera città”.
Vicenda gestita con pressappochismo da Palazzo Chigi e Mic
“Cosa sta aspettando la presidente del consiglio, Giorgia Meloni, ad accettare le dimissioni del sottosegretario Sgarbi?” lo chiede la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi, sottolineando come “siamo davanti a una vicenda surreale che getta disvalore sulle istituzioni e che Palazzo Chigi e il Mic stanno continuando a trattare con pressappochismo. Basta reticenze, la presidente Meloni chiuda questo balletto inqualificabile e proponga immediatamente al Presidente della Repubblica il decreto di revoca del sottosegretario Sgarbi”.
“Lo scioglimento del Gran Giurì da parte del presidente della Camera Fontana è la conclusione più logica ed equilibrata.
Sono stato costretto, con dispiacere, a rimettere il mandato a salvaguardia della terzietà del Gran Giurì per non consentire che venissero sviliti i compiti e la missione attraverso conclusioni parziali che rischiavano di mettere in discussione il potere di indirizzo del Parlamento rispetto all’Esecutivo, così come avevo segnalato nella mia lettera di dimissioni.
Per questo ringrazio il presidente Fontana che ha voluto così tutelare l’autonomia e le prerogative costituzionali della Camera sciogliendo la Commissione ed evitando decisioni prese a maggioranza che, come ho scritto nella lettera di dimissioni, non sarebbero state coerenti con la ricostruzione fattuale convenuta da tutti i commissari. Ringrazio altresì il vicepresidente Mulè per l’impegno e il lavoro svolto nel presiedere il Gran Giurì. Ora, per non ripetere più tali situazioni, nelle more della discussione sulle modifiche al regolamento della Camera sarebbe opportuno ragionare di una riforma anche dell’istituto del Gran Giurì rendendolo neutrale rispetto alle dinamiche politiche e di parte, a garanzia futura dell’etica del confronto parlamentare”. Così il deputato democratico, Stefano Vaccari.
Prevalse interpretazioni e motivazioni di natura politica
In una lettera al Presidente della Camera e al Presidente del Gran Giurì, il deputato democratico, Stefano Vaccari, ha motivato le ragioni delle sue dimissioni dal Gran Giurì sul caso Meloni-Conte.
“Il Giurì - scrive Vaccari - come stabilito dall’articolo 58 dello statuto della Camera, deve mantenere un profilo di terzietà e limitarsi ad accertare il fondamento o meno delle accuse rivolte di un parlamentare in aula nei confronti di un altro collega, verificare i fatti per come si sono svolti alla luce della documentazione acquisita.
“Invece - si legge ancora nella lettera - nella relazione che ci è stata sottoposta dal Presidente, sono prevalse alcune motivazioni, ancorchè significative, di ordine politico e interpretative che contrastano con la realtà dei fatti accertati e rendono evidente la volontà della maggioranza di avvalorare la versione accusatoria della Presidente Meloni”.
Ecco il testo integrale della lettera
Gentili Presidenti,
con la presente sono a comunicarvi che non ci sono più le condizioni oggettive per poter condividere lavori e stesura finale della relazione sul contenzioso sollevato dall’onorevole Conte nei confronti della presidente Meloni. Il Giurì come stabilito dall’articolo 58 dello statuto della Camera, deve mantenere un profilo di terzietà e limitarsi ad accertare il fondamento o meno delle accuse rivolte di un parlamentare in aula nei confronti di un altro collega, verificare i fatti per come si sono svolti alla luce della documentazione acquisita.
Così è stato per la fase dei lavori che ha portato, senza alcun equivoco interpretativo, a stabilire con assoluta certezza la cronologia degli avvenimenti e i passaggi istituzionali svolti dai governi che si sono succeduti dal 2017 al 2021, da ultimo quello presieduto dall’on. Giuseppe Conte, in ordine alla modifica del Trattato del MES.
A fronte di quella unanime ricostruzione la commissione, di cui ringrazio gli altri componenti a partire dal Presidente Mulè, avrebbe dovuto giungere ad un dispositivo finale che tenesse conto di quanto avvalorato, soffermandosi sulle veridicità delle affermazioni accusatorie della Presidente Meloni. Così non sarà poiché nel testo della seconda parte della relazione che ci è stato sottoposto dal Presidente, che abbiamo iniziato a discutere, sono prevalse alcune motivazioni, ancorchè significative, di ordine politico e interpretative che contrastano con la realtà dei fatti accertati e rendono evidente la volontà della maggioranza di avvalorare la versione accusatoria della Presidente Meloni. La Commissione non può non evidenziare come il comportamento usato dalla Presidente Meloni sia stato contrario al rigore ed al senso di responsabilità, ai quali deve ispirarsi il dibattito parlamentare anche di fronte ai contrasti più accesi.
Oltre a questo, finanche a prescindere dal contrasto tra i due parlamentari, quanto riportato nel dispositivo mette in discussione le procedure di rilevanza costituzionale, disconoscendo la funzione di indirizzo del Parlamento nei confronti del Governo.
Pertanto, anche nell’ottica di un auspicabile ripensamento dell’istituto del Giurì disciplinato dall’art 58 del nostro Regolamento, che come dimostrato anche in questa occasione rischia di perdere le ragioni proprie, rimetto il mio mandato per marcare così una forte contrarietà sul merito delle conclusioni che la maggioranza ha voluto far prevalere, non corrispondendo al criterio di imparzialità proprio dell’istituto medesimo.
"Sgarbi non è adatto a fare il sottosegretario, la sua storia è nota: ha già avuto diverse condanne sia in sede civile sia in sede penale, per diffamazione ma anche per oltraggio a pubblico ufficiale, documentazione falsa. Inoltre ci sono le inchieste in corso sulle opere d'arte in cui si parla addirittura di riciclaggio. E poi c'è la delibera dell'Antitrust che documenta la violazione della legge Frattini, fatta dalla destra, sul conflitto di interessi. E chiunque abbia frequentato l'aula di Montecitorio conosce bene il suo comportamento sguaiato e volgare. Rimase negli annali l'attacco con epiteti irripetibili contro l'allora vicepresidente della Camera, Mara Carfagna. Un fatto per il quale la Giunta per le autorizzazioni a procedere non concesse l'immunità e dunque ora dovrà risponderne. Cos'altro deve succedere per capire che Sgarbi non può fare il sottosegretario? Quel ruolo deve essere ricoperto con disciplina e onore, come dice la Costituzione. Ma non c'è niente di onorevole nel comportamento misogino e aggressivo di Sgarbi. E lui dice di voler negoziare il governo le sue dimissioni? Ma che siamo, al suq?". Lo ha dichiara questa mattina a L'Aria che tira su La7, Laura Boldrini, deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel Mondo. bol
*Manzi: Cosa aspetta intanto Sangiuliano a ritirare deleghe?*
“Apprendiamo che la Presidente del Consiglio ha ricevuto una lettera firmata dal ‘sottosegretario dimissionario’, Vittorio Sgarbi, che annuncerebbe una trattativa con il governo su modalità, tempi e conseguenze delle sue dimissioni. Siamo davanti a una situazione mai accaduta che getta le istituzioni nel ridicolo e nell’imbarazzo. Meloni dica con chiarezza se Sgarbi si è dimesso o no. E, in caso contrario, chiuda questo balletto inqualificabile e proponga immediatamente al Presidente della Repubblica il decreto di revoca del sottosegretario” così la capogruppo democratica nella commissione Cultura della Camera, Irene Manzi. “In questa situazione di stallo - aggiunge la democratica - stigmatizziamo inoltre la reticenza del Ministro della Cultura, il cui silenzio appare intollerabile alla luce della delibera dell’Agcm che dichiara Sgarbi incompatibile. Perché questi tentennamenti? Cosa aspetta Sangiuliano, anche in questa fase, a revocare le deleghe che ha conferito a Sgarbi?”.
“Assordante e sospetto il silenzio del ministro Sangiuliano che ancora non si è pronunciato sull’intollerabile situazione che solo le dimissioni di Sgarbi hanno portato a conclusione, non certo le sue decisioni. Una grave reticenza da parte del responsabile del MiC - aggiunge Manzi - che vorremmo spiegasse in parlamento i criteri con cui ha attribuito le deleghe al sottosegretario essendo il ministro a conoscenza della pletora di incarichi e delle numerose posizioni in istituzioni culturali in capo al dimissionario Sgarbi, puntualmente elencate nella delibera Agcm”. Così la capogruppo democratica nella commissione cultura della Camera, Irene Manzi, commentando i numerosi incarichi del sottosegretario e stigmatizzando la vicinanza ai settori in cui è stato delegato ad operare dal ministro Sangiuliano.
Governo ha fatto di tutto per non prendere posizione
“Meloni e Sangiuliano spieghino al parlamento per quali ragioni il governo ha fatto orecchie da mercante sul caso Sgarbi” così i componenti democratici della commissione cultura della Camera, commentano le annunciate dimissioni “con effetto immediato” da sottosegretario da parte di Vittorio Sgarbi. “Il governo ha fatto di tutto per evitare di prendere una posizione chiedendo, in più occasioni, il rinvio dell’esame parlamentare della mozione di sfiducia pur di non esprimersi sul caso. Per quali ragioni? Meloni, che dice di non essere ricattabile, dica come mai lei e il ministro della cultura abbiano agito con tanta reticenza”.