“Il dolore cronico è riconosciuto a livello internazionale come una vera e propria patologia, ma in Italia migliaia di pazienti continuano a non avere tutele adeguate né accesso uniforme alle cure. È una situazione non più accettabile”.
Lo dichiarano i deputati Dem, Silvio Lai, Ilenia Malavasi e Gianni Girelli, presentando un’interrogazione ai ministri della Salute e per le Disabilità sul mancato recepimento della classificazione internazionale delle malattie ICD-11.
“Dal 2022 - proseguono gli esponenti del Partito Democratico - l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha riconosciuto il dolore cronico come condizione patologica autonoma, con una classificazione precisa che include, tra le altre, la fibromialgia e il dolore neuropatico cronico. Tuttavia, questo avanzamento scientifico non si è tradotto in un adeguato riconoscimento nel nostro Servizio sanitario nazionale. Oggi molti pazienti restano esclusi da esenzioni, percorsi di cura strutturati e misure di sostegno. Si crea così una frammentazione territoriale inaccettabile, con differenze tra Regioni e tra patologie che non trovano alcuna giustificazione clinica. Il Governo deve chiarire se siano state adottate linee guida nazionali per il recepimento dell’ICD-11, quali Regioni si siano adeguate e quali no e soprattutto quali misure urgenti si intendano adottare per garantire uniformità e tempi certi. Non possiamo permettere - concludono Lai, Malavasi e Girelli - che il diritto alla salute dipenda dal luogo in cui si vive o dalla specifica etichetta diagnostica. Serve un intervento nazionale che riconosca pienamente il dolore cronico e garantisca equità di accesso alle cure su tutto il territorio”.
“L’audizione di oggi conferma l’importanza strategica di Poste Italiane per il Paese e la necessità di rafforzarne il ruolo pubblico, evitando ogni ipotesi di ulteriore dismissione di quote”.
Lo dichiara Andrea Casu, vicepresidente della Commissione Trasporti della Camera, intervenuto nel corso dell’audizione odierna dell’ad di Poste Italiane Matteo Del Fante.
“Parliamo di un gruppo che registra risultati economici molto rilevanti – con un utile netto pari a 2,3 miliardi al netto della partecipazione in TIM – e che rappresenta un asset strategico nazionale. È legittimo chiedersi se le operazioni industriali in corso sarebbero state possibili senza il mantenimento di una solida presenza pubblica e la battaglia che abbiamo combattuto in Parlamento per evitare la privatizzazione che aveva annunciato il Governo”.
“È fondamentale costruire campioni europei non solo nei servizi ma anche nelle infrastrutture, e questo obiettivo deve essere accompagnato da garanzie chiare sul piano sociale e territoriale. Vengono denunciati preoccupanti dati sulla riduzione dei volumi, che arrivano fino al 50%: occorre chiarire l’impatto reale anche alla luce dell’acquisizione di Nexive e le altre operazioni che si stanno realizzando”.
Casu ha poi richiamato l’attenzione sulla tutela del servizio universale: “Non è pensabile che i prodotti editoriali possano subire ritardi incompatibili con la loro funzione per questo chiediamo che le garanzie annunciate vengano messe nero su bianco per tutto il territorio nazionale. Il servizio universale resta un presidio indispensabile di coesione nazionale e democratica”.
“Chiediamo inoltre maggiore chiarezza sul ruolo delle reti di soggetti terzi e sulla chiusura delle sedi. L’efficienza economica è importante, ma non può andare a scapito delle tutele dei lavoratori e della qualità del servizio. È necessario garantire l’estensione degli standard contrattuali a tutto il personale coinvolto e la piena accessibilità ai disabili di tutte le sedi”.
Sul fronte territoriale, Casu ha sottolineato: “Poste Italiane svolge una funzione sociale fondamentale, soprattutto nei territori. Il progetto Polis rappresenta un’opportunità importante, ma va chiarito come l’estensione ai Comuni sotto i 15.000 abitanti possa tradursi in un reale rafforzamento dei servizi”.
Infine, un appello al Governo: “Se vogliamo difendere davvero il servizio universale, è necessario verificare l’adeguatezza delle risorse previste. Servono strumenti che garantiscano i livelli occupazionali per l’intero quinquennio e un confronto preventivo con Parlamento, Sindacati e parti sociali su ogni riorganizzazione che incida su organici e rete.”
“Chi gestisce e ha interesse a mantenere in piedi il sistema delle strutture residenziali e semiresidenziali per persone con disabilità siede in un Osservatorio che invece dovrebbe aiutare il Paese a superare proprio quel modello, per promuovere invece quello di vita indipendente. È oggettivamente un conflitto di interessi enorme”. Lo dichiara Marco Furfaro, deputato Pd e membro della segreteria nazionale.
“Per questo ho presentato un’interrogazione alla Ministra per le Disabilità. Anche perché la vicenda sembra schiudere una scelta politica: continuare a puntare su un sistema che ancora oggi spinge troppe persone verso percorsi separati e istituzionalizzanti, quando invece occorre investire fino in fondo su servizi di comunità, sostegni personalizzati e autodeterminazione”.
“Se nei luoghi che dovrebbero guidare questo cambiamento siedono anche soggetti che hanno interesse a difendere l’attuale assetto, il rischio è evidente: bloccare o rallentare il superamento di quel modello. E questo, sui diritti delle persone con disabilità, non è accettabile”.
“Siamo per votare un ulteriore decreto di aggiustamento del Pnrr, 209 miliardi che non servivano solo per la ripresa del Paese ma anche per la sua resilienza ad adattarsi ai cambiamenti di paradigma dovuti dalla pandemia e dalla guerra in Ucraina e competere sui segmenti alti dell'economia internazionale e modernizzare l'Italia dentro un orizzonte di giustizia sociale. Ciononostante questo governo ha abbassato l'asticella delle aspettative del Pnrr con il ridimensionamento dell'idea innovatrice del piano e la centralizzazione delle azioni di comando nella cabina di regia di Palazzo Chigi”. Lo dichiara il deputato PD Claudio Mancini esprimendo il voto contrario dei dem al Dl Pnrr. “L'esecutivo – sottolinea il parlamentare - si è limitato alla contabilità di quanti soldi si potevano prendere a ogni scadenza, pronto a ogni escamotage necessario. E così tutti i progetti sono andati al ribasso o addirittura col segno negativo e con 37 mesi su 42 di calo della produzione industriale”.
“A rimetterci - continua Mancini - sono i comuni e i sindaci che ricevono solo lettere di tagli degli investimenti già approvati e avviati: clamorosi sono quelli sulla disabilità e dei servizi domiciliari. Tagli solo tagli per ovviare ai ritardi e senza alcun confronto con i comuni, semplicemente perché sono quelli che non governa la destra e tutto ricade sulle spalle dei cittadini".
“Oggi il tira e molla ritorna per i residui dei fondi attuabili con un semplice Dcpm, con atto fuori dal Parlamento. L'ennesimo atto di smania di comando nella postura aggressiva di quello che il governo dice e fa. L'Italia ha perso un'opportunità con il Pnrr trasformato in un mediocre esercizio di maggioranza”, conclude il deputato dem.
“Quello che il governo sta facendo sui fondi del welfare del Pnrr è inaccettabile. Il definanziamento di progetti già avviati rappresenta una rottura unilaterale del patto di fiducia con i Comuni e un colpo durissimo alla rete dei servizi sociali che sostiene quotidianamente persone con disabilità, anziani non autosufficienti, famiglie in condizione di fragilità. Parliamo di risorse europee già assegnate e in molti casi già utilizzate per interventi in fase avanzata: dall’autonomia abitativa per le persone con disabilità, ai servizi domiciliari, fino agli alloggi temporanei per chi non ha una casa. In Lombardia questi progetti sono leve cruciali di inclusione sociale e innovazione territoriale, fondamentali per garantire pari opportunità in un contesto demografico ed economico complesso. Tagliare quasi un miliardo di euro a livello nazionale significa bloccare cantieri sociali già aperti, lasciare i Comuni da soli a coprire spese rendicontate e mettere a rischio la credibilità del nostro Paese nella gestione dei fondi europei. Ed è vergognoso anche il metodo della destra: nessun confronto, nessuna comunicazione preventiva, solo lettere che annunciano decisioni prese altrove e calate dall’alto. Il governo, mentre cerca di distogliere l’attenzione dai propri scandali, dimostra ancora una volta di non essere in grado di gestire il Pnrr, trasformando uno strumento pensato per modernizzare l’Italia in un bancomat per coprire le proprie incapacità. A pagare sono i territori, i Comuni e soprattutto le persone più fragili. La scelta del governo colpisce in modo diretto anche la Lombardia, la regione a maggiore capacità produttiva del Paese, che non può permettersi rallentamenti o passi indietro su progetti che rappresentano un investimento strategico”.
Lo dichiarano i parlamentari del Partito Democratico eletti in Lombardia, Braga, Cuperlo, Evi, Forattini, Girelli, Guerini, Mauri, Peluffo, Quartapelle, Roggiani, Alfieri, Bazoli, Malpezzi, Mirabelli, Misiani, Tajani.
“Oggi in commissione alla Camera dei Deputati il governo ha fatto retromarcia sul subentro di un organismo nazionale unico alle consigliere di parità territoriali, non potendo ignorare le proteste dell’opposizione e quelle che si sono levate in tutte le regioni. Scongiurato così il rischio di infrazione europea per quello che sarebbe stato addirittura un “regresso” rispetto alla situazione attuale nella tutela e promozione della parità, il decreto rimane più forma che sostanza e un’occasione persa di vero investimento. Nel recepire due direttive europee, volte a potenziare l’efficacia degli organismi di parità (UNAR e Rete delle consigliere di Parità) il governo prevedeva una centralizzazione e la soppressione della rete capillare delle consigliere, rischiando di produrre una riduzione del livello di protezione odierna di donne e uomini discriminati, anziché un rafforzamento, minando anche il principio di massima accessibilità rispetto ai bisogni diffusi. Scongiurato il passo indietro, rimane un’occasione persa per adempiere davvero agli obiettivi europei. Infatti, l’accorpamento della tutela dalle discriminazioni multiple (genere, etnia, culto, disabilità, età, orientamento sessuale) con quella specifica delle discriminazione basata sul genere nel mondo del lavoro, non corrisponde alle due diverse e separate direttive. Inoltre l’organismo centralizzato ha un cda di nomina solo governativa, violando l’indipendenza prevista dall’Europa, non ha poteri sanzionatori, ma solo consultivi, ne’ la facoltà di agire per cause collettive. Non sono previsti requisiti di competenza specifica.
La nostra richiesta di rafforzare la possibilità per le consigliere di parità di agire in autonomia, in giudizio e per la risoluzione delle controversie di lavoro attraverso conciliazione, garantendo un servizio gratuito ovunque, non è stata accolta. Per questo, insieme ai gruppi di 5 stelle e AVS abbiamo votato contro la proposta insufficiente e inefficace della maggioranza”. Lo dichiarano le deputate del Pd Sara Ferrari e Simona Bonafè, rispettivamente capogruppo Pd in commissione Femminicidio e capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali della Camera.
“Oggi è una giornata importante per Villa Literno e per tutto il territorio casertano. L’inaugurazione del Caffè Letterario Inclusivo ‘Smile’, realizzato su un bene confiscato alla criminalità organizzata, rappresenta un segnale concreto di riscatto, legalità e speranza.
Restituire alla collettività spazi sottratti alle mafie e trasformarli in luoghi di inclusione sociale, cultura e partecipazione è importante per il nostro territorio.
Questo progetto ha un valore ancora più profondo perché mette al centro le persone: famiglie, ragazzi con disabilità e associazioni che, con impegno e determinazione, costruiscono ogni giorno opportunità di integrazione e autonomia. È un esempio virtuoso di come le istituzioni, il terzo settore e le comunità locali possano lavorare insieme per generare sviluppo sociale ed economico”. Lo dichiara Stefano Graziano Deputato e capogruppo Pd in commissione difesa della camera a margine dell’evento di inaugurazione del Caffè Letterario ‘Smile’ a Villa Literno in provincia di Caserta.
Abbiamo trasformato il diritto alla cura in un bonus contro la povertà.
“Il disegno di legge sui caregiver proposto dalla ministra Locatelli non solo è insufficiente, ma culturalmente sbagliato. Parliamo di circa 7 milioni di persone, soprattutto donne, per lo più in età lavorativa, che non tanto per scelta, ma per necessità rinunciano anche al lavoro per un carico di cura insostenibile. Una situazione aggravata dalla mancanza di servizi: mancano i servizi di residenzialità, l'assistenza domiciliare integrata, i centri diurni, che oggi danno risposta a una percentuale risibile degli over 65. L'Italia copre infatti con i servizi di residenzialità solo il 3% degli over 65, in un paese che ne conta circa 15 milioni, di cui 4 gravemente non autosufficienti". Così la deputata Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali.
"La legge – aggiunge Malavasi - individua quattro categorie di caregiver suddivise unicamente in base alle ore di assistenza, una scelta infelice che sminuisce il ruolo di chi si prende cura di una persona dal punto di vista umano, relazionale, nelle piccole necessità quotidiane, un ruolo che fa la differenza nella vita di milioni di anziani, disabili e fragili. E riconosce un contributo economico solo a chi è convivente e ha un carico di cura di almeno 91 ore settimanali: meno di un euro all'ora. Abbiamo trasformato il diritto alla cura in un bonus contro la povertà. Il Pd chiede una legge universale, equa e strutturale. Una legge che dia piena dignità a tutti i caregiver, anche non conviventi e anche a chi non ha rapporti di consanguineità con la persona assistita. Non possiamo obbligare le persone a convivere con chi ha necessità, soprattutto oggi con una società molto frammentata, che registra circa il 30% di persone che nelle grandi città vive da solo. Il discrimine deve essere il carico di cura, non la residenza anagrafica. Si tratta di una visione anacronistica e non rispondente alla realtà e al bisogno delle nostre comunità".
“Queste – conclude Malavasi - sono le misure che consideriamo indispensabili: informazione, servizi di sollievo e sostegno, supporto psicologico, percorsi di formazione, flessibilità lavorativa, smart working e, punto del tutto assente nella proposta Locatelli, il riconoscimento dei contributi previdenziali e pensioni anticipate. Per tutti i caregiver, nessuno escluso, con tutele crescenti in base al carico assistenziale. Abbiamo bisogno che le donne possano continuare a lavorare. Senza contributi figurativi, le donne che oggi si prendono cura di un familiare diventeranno le anziane povere di domani, continuando a essere l'anello più debole anche all'interno del nucleo familiare. La cura non può essere un fatto privato, da risolvere tra le mure domestiche, ma richiede un sistema di welfare con servizi all'altezza di questo momento storico. Le poche risorse previste dalla legge vengono peraltro sottratte da fondi già dedicati alla disabilità e alla non autosufficienza, e vengono destinate a una platea molto ristretta, creando ulteriori discriminazioni in un mondo che chiede semplicemente dignità".
“Le famiglie dei bambini e delle persone cieche e ipovedenti che si affidano all'Asp Sant’Alessio di Roma non possono essere lasciate sole. La protesta che si è svolta giovedì scorso sotto la Regione Lazio racconta una preoccupazione reale: la riduzione dei servizi e delle attività dedicate ai più fragili rischia di colpire proprio chi ha più bisogno di sostegno e continuità assistenziale”. Lo dichiara la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase.
“Parliamo di una realtà che da anni rappresenta un punto di riferimento per centinaia di utenti: bambini con disabilità visiva, anziani e famiglie che trovano nel Sant’Alessio servizi educativi, riabilitativi e di supporto indispensabili. In queste settimane sono state segnalate la riduzione di attività e la difficoltà nel garantire la piena operatività dei servizi. È un segnale – prosegue Di Biase – che non può essere ignorato. Alle famiglie e agli operatori che in questi giorni stanno esprimendo la loro preoccupazione voglio dire che non sono soli. Le istituzioni hanno il dovere di ascoltare e di intervenire”.
“Per questo – conclude Di Biase – è necessario che la Regione Lazio chiarisca rapidamente la situazione e garantisca con urgenza la piena continuità e il rafforzamento dei servizi destinati alle persone cieche e ipovedenti. Le famiglie hanno bisogno di certezze, non di ulteriori tagli ai servizi di assistenza”.
“È inaccettabile che migliaia di famiglie con persone con disabilità gravissima siano ostaggio dell’inefficienza di questo Governo. I ritardi sistematici nell’erogazione dei fondi nazionali relativi a gennaio 2026 stanno spingendo Regioni e Comuni verso un baratro finanziario, costringendoli ad anticipazioni milionarie per non sospendere i servizi. La destra, dopo aver ridotto le risorse nella Legge di Bilancio attraverso accorpamenti confusi, sta ora strangolando gli enti locali: la dignità delle persone non autosufficienti e la continuità dell'assistenza domiciliare non possono essere merce di scambio per i bilanci statali.
“Il grido d’allarme della Conferenza delle Regioni è un ultimatum: da marzo il rischio di interruzione delle prestazioni sociali per i più fragili diventerà realtà se il Ministro della Famiglia e il MEF non sbloccheranno immediatamente i trasferimenti. Non permetteremo che si faccia cassa sulla pelle di chi vive condizioni di estrema difficoltà. Chiediamo misure strutturali che garantiscano certezza e tempestività nelle risorse, sottraendo i diritti essenziali a questa perenne e spietata incertezza amministrativa. Il Partito Democratico non farà un passo indietro finché non sarà ripristinata la sicurezza sociale per ogni famiglia colpita.”
Così Simona Bonafè, Ilenia Malavasi e Marco Simiani, che hanno presentato un’ interrogazione ai ministri della Famiglia e dell’Economia.
“La salute uditiva è un diritto, a partire dai bambini. Oggi alla Maratona dell’udito abbiamo ribadito una cosa semplice: prevenire significa evitare disuguaglianze, abbattere barriere, garantire a ogni bambino le stesse opportunità di crescita, apprendimento e relazione”. Lo dichiara Marco Furfaro, deputato Pd e membro della segreteria nazionale, intervenendo alla XI Giornata dell’Udito promossa da Udito Italia. “La prevenzione non può essere lasciata al caso o alla fortuna di nascere nel territorio giusto: servono screening diffusi, informazione capillare, presa in carico precoce. Parliamo di milioni di persone nel nostro Paese e di tanti bambini che rischiano ritardi nello sviluppo se non interveniamo per tempo”.
“Per questo sono particolarmente contento dell'appoggio esplicitato da organizzatori e associazioni a una mia proposta di legge, firmata anche dal Vice Presidente della commissione Affari Sociali, Luciano Ciocchetti, e da partiti di maggioranza e di opposizione, che istituisce presso il Ministero della Salute un Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilità uditiva e introduce regole chiare sui rimborsi per protesi, apparecchi acustici e impianti cocleari. È una legge che rafforza diritti e inclusione, lo dico alla maggioranza: approviamola insieme".
"Da oltre un anno attendiamo una risposta dal Ministro Salvini alla lettera dei deputati Pd della Sicilia sulla situazione dei lavoratori di Blu Jet Srl e sulle criticità dei collegamenti marittimi con Villa San Giovanni. Si tratta di un silenzio grave, irrispettoso del Parlamento e che riguarda un servizio pubblico essenziale oggi segnato da disservizi, guasti frequenti, carenze manutentive e difficoltà di accesso agli imbarcaderi, con pesanti disagi per anziani e persone con disabilità": è quanto dichiara la deputata Dem Maria Stefania Marino.
"Vista la latitanza del Ministro ho presentato un’interrogazione parlamentare chiedendo verifiche urgenti su sicurezza, efficienza e accessibilità. Ho chiesto inoltre di chiarire le ragioni del mancato riscontro e della disparità contrattuale che colpisce i dipendenti Blu Jet, ai quali viene applicato un contratto meno favorevole rispetto a quello dei lavoratori Rfi, pur svolgendo il medesimo servizio pubblico all’interno dello stesso gruppo societario. Non è accettabile che si determinino differenze retributive e di tutele così evidenti: il governo deve intervenire per garantire equità, trasparenza e rispetto dei diritti": conclude.
“Anna Arnaudo, mezzofondista e già campionessa italiana dei 5.000 e 10.000 metri, atleta del CUS Torino, da tempo combatte una battaglia che ha dell'incredibile. Per una legge del 1932 atlete e atleti con diabete, come lei stessa, non possono avere accesso ai gruppi sportivi militari. Ho presentato un ordine del giorno al decreto 'milleproroghe' sul tema, chiedendo che questa discriminazione sia superata, tanto più che oggi i gruppi sportivi militari accolgono, giustamente, anche gli atleti con disabilità. Il mio ordine del giorno sarebbe stato accolto “come raccomandazione”, davvero troppo poco. Ho ricordato all'aula che 18 delle 30 medaglie olimpiche di Milano-Cortina provengono dai gruppi sportivi militare e che è letteralmente antistorico che una legge di quasi 100 anni fa, non permette ad atlete e atleti come Anna (e a tanti adolescenti di talento) di poter immaginare un futuro nello sport. Proprio oggi quando atleti con diabete come Alex Zverev, tennista n.4 al mondo, l'intero team ciclistico Novo Nordisk, la pallavolista della nazionale Alice Degradi gareggiano al massimo livello assoluto. Il Governo, dopo un po' di riflessioni, ha proposto una riformulazione al mio ordine del giorno, che ho accettato aprendo a tutta l'aula la possibilità di sottoscriverlo. E, per una volta, si è verificato un fatto piacevolmente anomalo che spero sia il miglior viatico per la soluzione della vicenda: la sottoscrizione unanime del mio ordine del giorno da parte di tutti i gruppi parlamentari, sia di opposizione che di maggioranza. Ora mi rivolgo direttamente al Ministro Crosetto, affinché il ministero della Difesa possa ora trovare la soluzione e rimuovere finalmente questa discriminazione."
Così il responsabile nazionale sport, il deputato democratico Mauro Berruto.
“'Non mi sono mai potuta permettere di mostrare sofferenza o tristezza, perché mi sono sempre sentita in debito con mamma, Patrizia e papà. Mi piacevo e stavo bene con me stessa, con un piccolo strano cervello che vedevo tutto rosa, ed ero viva e felice di essere quello che ero'. Sono le parole di Ileana Argentin e chi ha l'ha conosciuta da vicino, ora che non c'è più, non può fare a meno di domandarsi sul vero rapporto con la vita, della forza e della fragilità dell'anima. Chi nasce e cresce nella fragilità e ha un bisogno matto di ossigeno come è successo a Ileana, sa essere forte come nessuno”. Lo dichiara il deputato PD, Roberto Morassut intervenendo in Aula per ricordare Ileana Argentin.
“Una donna – sottolinea il parlamentare dem - che ha vissuto in un tempo sospeso sulla parola forse ma che ha camminato dritta e decisa muovendo il mondo con un joystick. Con il suo impegno nell'attività associativa per le persone disabili, nel Comune di Roma e nelle due legislature in Parlamento ideò la legge del 'dopo di noi' che ha rivoluzionato le politiche sulla disabilità uscendo dai confini della sola assistenza per mettere al centro il tema della dignità della persona. 'Ovunque c'è il rischio dell'esclusione, c'è uno spazio da ricucire, c'è meno uguaglianza e allo stesso tempo meno differenza' queste parole sono un lascito fondamentale”. “Oggi il PD saluta Ileana Argentin e abbraccia tutti i suoi familiari e gli amici che le hanno voluto bene. Sempre bella, profumata, femminile e assolutamente ironica. Con i suoi vestiti accesi che cantavano vita e volontà. A noi piace pensare che ora, finalmente, stai volando su un altalena”, conclude Morassut.
“È evidente che il governo non ha visto la trasmissione Report o, comunque, non ha capito quello che ha visto. Nel senso che il problema non è che l’Ecm sia disabilitato, perché tutti sono disabilitati se non fanno l'aggiornamento. La questione centrale è che nonostante siano disabilitati l’inchiesta della trasmissione televisiva, attraverso la testimonianza del giudice Tirone, ha svelato che un informatico da remoto riesce a leggere esattamente quello che sta scrivendo il magistrato sul suo computer. E questo nonostante l’Ecm sia disabilitato e l'accesso da remoto sia fatto senza alert e senza richiesta di autorizzazione. Adesso, se il governo ha capito che questo meccanismo può creare problemi alla segretezza e alla sicurezza, perché insiste nel dire che va tutto bene e non interviene per le opportune modifiche? E siccome il governo, sempre rispondendo alla nostra interrogazione, dice che sono in corso accertamenti al ministero della Giustizia, allora non è vero che il ministro Nordio non se ne sta preoccupando: perché se ci sono degli accertamenti, vuol dire che ha deciso di verificare ciò sta succedendo. Allora delle due l’una: o Nordio c’è o ci fa”.
Così la deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, commentando la risposta del governo in commissione Giustizia all’interrogazione del Pd sulla vicenda Ecn svelata dalla trasmissione Report.