È stato votato all’unanimità l’ordine del giorno presentato dalla deputata Pd, Antonella Forattini che impegna il governo a procedere a una celere adozione del decreto della presidente del Consiglio di istituzione delle Zone Logistiche Semplificate (Zls) dei porti lombardi, che include i porti Cavatigozzi di Cremona e Valdaro di Mantova. “Dopo lunghe e incomprensibili attese, per Cremona e Mantova si tratta di un grande successo”, commenta Forattini. "È un primo passo importante: per le imprese lombarde si tratta di beneficiare delle agevolazioni fiscali legate agli investimenti nelle aree portuali, o anche solo della semplificazione amministrativa”, continua la deputata dem, “per i territori si tratta di fruire di un decisivo driver di sviluppo”. La votazione si è svolta nell’ambito della discussione sul decreto recante misure urgenti in materia economica e fiscale e in favore degli enti territoriali.
“Il Decreto Fiscale sul quale il governo ha posto l’ennesima fiducia di questa legislatura doveva essere la certificazione di un grande successo della destra sull’abbassamento permanente delle tasse. Invece è stato un esercizio di illusionismo finito male, sugli scogli. Così come sugli scogli si sono infranti i proclami di compattezza e unità di una maggioranza che inizia a rivelarsi per quello che è. Un insieme unito solo dalla colla del potere e disunito su tutto. Questo decreto non si ricorderà per l’impraticabile abbassamento delle aliquote Irpef, ma solo per gli incidenti di percorso di maggioranza”.
Così il deputato democratico della commissione Bilancio, Silvio Lai, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del Gruppo alla fiducia posta dal governo al Decreto Fiscale.
“La destra - ha aggiunto - può raccontare di 500mila ore di lavoro in più nel mese di settembre, ma sono poco più di 3000 persone a tempo pieno di cui non sanno le motivazioni. Può annunciare, con sprezzo del ridicolo, che siamo la locomotiva d’Europa o che il Mezzogiorno cresce più del Nord o dei successi nel contrasto all’immigrazione clandestina. Può raccontare che la coperta è corta, ma è stata la maggioranza ad accorciarla miliardo dopo miliardo con condoni ed errori. A parte la natura minoritaria revanscista e predatoria, non esiste nelle sue politiche un’idea di sviluppo e crescita del Paese intero, basta vedere come ha ridotto le politiche industriali e di sviluppo: al niente. Un’idea - ha concluso - di coesione complessiva, un progetto in cui si possa riconoscere un popolo intero non c’è e, è evidente, non ci sarà”.
“Si tratta di un provvedimento approvato in tutta fretta solo per non perdere risorse inserite nel Pnrr. Non c’è alcuna misura in grado di stimolare la crescita del mercato e di attivare un virtuoso percorso positivo. Non ci sono norme sul commercio al dettaglio e per i servizi alle imprese, nonostante il settore viva una crisi devastante. Non si interviene per migliorare l'efficacia della pubblica amministrazione, non si riduce l'evasione fiscale, non si potenziano gli investimenti su ricerca e innovazione per contrastare con rapidità ed efficacia i cambiamenti climatici. Ci troviamo in presenza di un testo debole anche sul riordino delle concessioni autostradali sugli usi commerciali delle startup. Tutte le nostre proposte migliorative sono state sistematicamente respinte. Come quelle che intendevano garantire tariffe sostenibili agli utenti con investimenti, innovativi ed efficaci, che intervenivano sul trasporto pubblico locale e gli Ncc, che in migliaia si stanno mobilitando per poter continuare a lavorare, e sul telemarketing. Riguardo il servizio sanitario la destra ha superato e stessa riuscendo a prorogare con una deroga una legge, la legge Draghi sulla concorrenza, che dava sì la possibilità alle aziende private di poter concorrere, ma lo faceva cercando di far risparmiare la sanità”.
Così il deputato democratico e capogruppo in commissione Ambiente, Marco Simiani, intervenendo in Aula alla Camera per annunciare il voto contrario del gruppo al Ddl Concorrenza.
“Oggi in commissione Finanze abbiamo votato contro il decreto fiscale. Il messaggio del governo è sempre più chiaro e sempre più preoccupante: ‘per favore pagate qualcosa’. Hanno di nuovo fatto slittare i termini per il concordato preventivo a cui si aggiungono ulteriori proroghe, dilazioni, ravvedimenti operosi e imposte sostitutive che annullano tutte le altre tasse. Così facendo il governo sta compromettendo il gettito fiscale generale del nostro Paese a favore di alcune corporazioni e soprattutto sta aumentando le ingiustizie verso i lavoratori dipendenti e pensionati”. Così il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“Questo – ha concluso Merola - non è accettabile, si sta frantumando il nostro sistema fiscale. Il nostro è un voto contrario a un decreto che non farà altro che aumentare le ingiustizie, ma soprattutto non coprirà le entrate necessarie per la riforma dell'Irpef che il governo aveva messo in cantiere. Le adesioni al concordato sono molto basse e noi non riteniamo che dicendo ai contribuenti ‘per favore versate qualcosa’ si possa rimediare all’ingiustizia fiscale. Questa destra invece di aumentare i controlli aumenta le mance agli evasori e a chi elude il fisco”.
“Uno spettacolo veramente imbarazzante quello andato in scena in commissione Bilancio del Senato. La maggioranza è andata sotto due volte durante la discussione del decreto Fiscale a causa della guerra in corso tra Tajani e Salvini. Mentre va in scena questo patetico siparietto, con migliaia di tavoli di crisi aperti con persone che stanno seriamente rischiando di perdere il posto di lavoro, la maggioranza pensa bene di farsi i dispetti in parlamento e si divide anche in Europa. Con quale altro nemico penserà di prendersela Giorgia Meloni?”. Così il deputato dem Vinicio Peluffo, capogruppo Pd in commissione Attività produttive.
“La maggioranza non c’è più, Giorgia Meloni ne prenda atto e ne tragga le logiche conseguenze. Sono divisi su tutto, dai voti a Bruxelles, alla guerra in Ucraina passando per la Legge di Bilancio. Oggi in commissione Bilancio al Senato, durante le votazioni al decreto fiscale, la narrativa della premier che descrive armonia e sintonia tra le forze della sua maggioranza e pericolosi nemici al di fuori del loro perimetro di alleanze, si è volatilizzata quando la maggioranza è stata battuta due volte a distanza di poche ore: una volta sul taglio del canone Rai voluto da Salvini ma osteggiato da Forza Italia e l’altra per l'astensione della Lega su un emendamento a firma Lotito, in merito alla sanità in calabrese. Tutto questo avviene durante la discussione della Manovra alla Camera, dove un Paese in difficoltà aspetta misure per tornare a crescere”. Così il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“Questo decreto è finalizzato ad avvantaggiare interessi corporativi di ogni gruppo della maggioranza. E’ un decreto carrozzone frutto di una competizione interna alla destra, per benefici fiscali e deroghe alle norme. Con il concordato preventivo siamo all’ennesimo condono, uno schiaffo alle persone oneste, ai lavoratori e pensionati perché riduce ancora la base imponibile e colpisce la progressività fiscale. Il 'bonus befana' è risibile per i fondi stanziati e discriminante per le famiglie fatte da persone non sposate, escluse dal bonus: così avremo ancora una volta bambini di serie a e di serie b”. Così il deputato dem Virginio Merola, Capogruppo Pd in Commissione Finanze con una nota sul decreto fiscale Omnibus.
“Ma - continua Merola - la presidente Meloni non aveva poco tempo fa, dichiarato 'basta bonus'?” “Un altro voltafaccia. Si finanzi invece seriamente l’assegno unico universale, la vera risposta ai bisogni delle famiglie con figli e si renda strutturale il bonus psicologo con assunzioni nelle scuole e nelle ASL. Avete superato ogni record con il ricorso ai decreti e alla fiducia. Il Pd voterà no con convinzione”, conclude Merola.
“Dopo quello delle fiducie e dei decreti, la maggioranza ci sta abituando anche a un altro primato, quello dei condoni, arrivando al record del ventesimo condono fiscale. Dopo lo stralcio delle cartelle, dopo gli scudi penali, il ravvedimento forfettario, la conciliazione agevolata, la pace edilizia, oggi la destra regala sulla pelle dei contribuenti onesti un bel ravvedimento speciale in un paese in cui, tra l'altro, l'evasione fiscale pesa come un macigno sui diritti delle persone e sui servizi che non riusciamo a garantire a persone e a famiglie". Così la deputata Pd Silvia Roggiani, intervenendo in Aula nelle dichiarazioni di voto sul Decreto Omnibus del Governo.
"Oggi, grazie a questo fantomatico decreto omnibus - continua la parlamentare - state dicendo ai contribuenti onesti che premiate chi è più furbo. State dicendo a chi ha sempre pagato che è un fesso, state dicendo a chi ha sempre pagato che forse conviene fare i furbi in questo Paese. Con il bonus Natale premiate solo il 5% dei contribuenti, che devono essere regolarmente sposati, avere dei figli e tutta un'altra serie di cose anche faticose da comprendere, con risorse che togliete dall'assegno unico e che non andranno più agli incapienti e a chi fa più fatica". "Perché alla destra piace giudicare la vita degli altri, piace giudicare le scelte che fanno gli altri e punirli o premiarli a seconda del fatto che abbiano accanto un uomo, una donna, che si sposino o non si sposino, senza considerare il fatto che quella famiglia tradizionale che tanto sbandierate qua siete in tanti a non averla”, conclude Roggiani.
Il Ddl Lavoro non è solo un’occasione mancata. E’ un intervento senza capo, né coda, che serve solo ad allargare le maglie della precarietà e a fare qualche favore agli amichetti di questa destra soprattutto sul piano fiscale. Si tratta di un’operazione pericolosissima i cui effetti ricadranno soprattutto sulle giovani generazioni, alle quali ormai non viene offerto altro che contratti senza tutele e salari da fame rispetto agli altri coetanei europei. Pensavano di approvarselo calpestando il diritto dell’opposizione a presentare emendamenti e condurre una battaglia sul merito. Grazie all’iniziativa del Pd si sono riaperti i termini per gli emendamenti e domani in Aula torneremo a discutere di salario minimo, opzione donna e contratti a termine. Ci batteremo per abrogare gli articoli che liberalizzano i contratti di somministrazione e che eliminano il divieto di dimissioni in bianco. Un colpo all’autonomia delle donne. Consiglio alla destra di mettersi comoda: non rimarremo zitti davanti a questa ennesima deregulation del mercato del lavoro”.
Lo dichiara il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Con il Salva casa Salvini fa un grande favore alla rendita immobiliare, creando una deregulation totale. Monolocali che diventano loculi abitabili, possibilità di sanatoria senza dover dimostrare la doppia conformità delle opere difformi realizzate. Insomma una gran confusione, sanatorie a go go e nessuna risposta concreta ai veri problemi della casa come gli alloggi per studenti, famiglie che hanno difficoltà a trovare case dignitose a costi sostenibili. Il Partito Democratico ha presentato emendamenti specifici su temi di stretta attualità per garantire il diritto alla casa, realizzare un piano straordinario di edilizia residenziale pubblica, limitare la crescita esponenziale nelle città dei B&B, contrastare il caro affitti, aumentare l’offerta di alloggi per gli universitari fuorisede e sostenere i giovani per l’acquisto della prima casa. Il nostro obiettivo è approvare una legge organica che contrasti anche il consumo di suolo, il decoro delle città e dia le giuste risorse ai Comuni per migliorare le politiche abitative. Ma a questa maggioranza e al ministro Salvini tutto questo non interessa visto che sono stati bocciati tutti i nostri emendamenti. Questo decreto poteva essere l’occasione giusta per introdurre un sistema sostenibile di incentivi; anche perché come vediamo in questi giorni, se rallenta il settore edile (affossato definitivamente dal Governo Meloni che ha tolto ogni sostegno fiscale), il Pil italiano crolla. E nonostante le rassicurazioni del Ministro Giorgetti niente è stato fatto. Ogni speranza è stata disattesa". Lo ha detto in Aula il capogruppo Pd in commissione Ambiente di Montecitorio, Marco Simiani, intervenuto sul dl salva - casa.
“Con questo emendamento chiediamo di salvaguardare l’interesse nazionale nelle richieste di funzioni da parte delle regioni. L’autonomia infatti deve rispettare la solidarietà e l’interesse nazionale, altrimenti non è autonomia ma secessione. Oggi, lo ha certificato lo stesso ministro Calderoli, sappiamo che non ci sono risorse per i Lep, cioè del principale strumento redistributivo, di eguaglianza e di pari opportunità per i servizi e le prestazioni dei cittadini. Il sogno anacronistico del federalismo della prima Lega, in assenza di qualsiasi fondo perequativo, diventa così un incubo. Così si spacca l’Italia in 20 corporazioni istituzionali. Si fa male al Nord e non solo al Sud, escludendo di fatto i comuni e le città metropolitane, e si affida ai soli esecutivi regionali e di governo l’esito delle cosiddette trattative”.
Così il capogruppo Pd in commissione Finanze, Virginio Merola, intervenendo in Aula alla Camera sul Ddl Autonomia.
“In realtà - aggiunge - lo scambio denunciato tra autonomia differenziata e premierato rientra nella logica politica di questa maggioranza: frammentare, consolidare corporazioni, affidare alla decisione del premier eletto l’equilibrio e l’accoglimento delle richieste, nella logica del ‘divide et impera’, come già stiamo sperimentando con la riforma fiscale di questo governo, che contrappone lavoro autonomo a lavoro dipendente. Si aggravano le condizioni del Sud, ma anche di quelle del Nord, perché queste hanno bisogno di stare in Europa per crescere e investire. Hanno bisogno di uno Stato capace di cedere sovranità all’Europa, non di creare un nazionalismo e regionalismo corporativo. Oggi - conclude - la priorità è un Italia unita nel sostenere il federalismo europeo, e voi invece rendete istituzionale e sistematico un miope egoismo che condanna al declino il nostro Paese, che produrrà meno democrazia e più diseguaglianze”.
Mef non è in grado di quantificare impatti economici, immediato stop esame parlamentare
“Il ddl autonomia è incostituzionale perché viola l’articolo 81 della Costituzione che assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del bilancio dello Stato” così il parere negativo della commissione Bilancio della Camera presentato dal gruppo parlamentare del Pd alla vigilia della discussione in aula del provvedimento governativo promosso dal ministro Calderoli. “Il Mef ha chiaramente detto che non è in grado di quantificare gli impatti economici dell’autonomia differenziata – sottolineano i democratici – e questo sarebbe sufficiente a interrompere immediatamente l’esame del provvedimento. Ma i partiti di maggioranza non si fidano più di loro stessi e vanno avanti a colpi di strappi e forzature regolamentari che impediscono al parlamento di modificare un provvedimento che stravolge l’assetto delle istituzioni democratiche senza tener conto dell’incremento e delle duplicazioni dei costi che non vengono né quantificati né coperti”. Il parere firmato dai componenti democratici della V commissione di Montecitorio – Ubaldo Pagano, Maria Cecilia Guerra, Silvio Lai, Claudio Mancini e Silvia Roggiani – stigmatizza in particolare: la confusione e l’incertezza sulla determinazione dei Lep e sulle modalità e tempistiche di trasferimento delle funzioni alle regioni; l’incapacità del governo di quantificare i profili finanziari e di coordinamento della finanza pubblica; il mancato coinvolgimento del parlamento nella valutazione dei decreti attuativi; l’aderenza del percorso di autonomia differenziata con gli obiettivi del Pnrr che considera, quali milestone da conseguire a partire dal 2026, l’attuazione del federalismo fiscale regionale e provinciale; la partecipazione delle regioni alla politica fiscale nazionale e alle riforme conseguenti al processo di modifica del quadro della governance economica avviato dalle istituzioni dell’Unione europea; il meccanismo di aggiornamento della compartecipazione al finanziamento delle funzioni devolute; le modalità di ripartizione e attribuzione di personale, strutture e risorse finanziarie, a partire dalla scuola, con il concreto rischio di determinare diseconomie di scala e di scopo, e duplicazioni di costo. Per tutte queste ragioni, il Gruppo del partito democratico della Camera esprime parere negativo al provvedimento del governo e chiede la soppressione, ai sensi dell’articolo 81 della Costituzione, degli articoli dal primo all’ultimo del testo.
Servono interventi più coraggiosi e sostenibili
"Il decreto superbonus conferma il sostanziale fallimento delle misure decise precedentemente dal governo Meloni e il fatto che i conti pubblici siano fuori controllo.
Una cosa è certa, che in questi diciotto mesi di governo la premier Meloni e il ministro Giorgetti non sono riusciti a gestire in modo ordinato ed efficace il riordino degli incentivi per la riqualificazione degli edifici.
È tempo che il governo faccia i conti con la realtà: servono scelte molto più coraggiose sia sulle entrate - abbandonando la politica lassista sul fronte dell'evasione fiscale - che sulle spese. Il governo Meloni ha fatto cassa sui pensionati e sui poveri ma una vera spending review non è mai partita.
Serve, in particolare, un riordino più coraggioso degli incentivi per l'edilizia sostenibile: come quello di passare ad un meccanismo di erogazione diretta di spesa con un tetto annuale predeterminato, adottando criteri più selettivi e mirati di accesso alle agevolazioni, indicando una strada ragionevole per incentivare in modo finanziariamente sostenibile la riqualificazione energetica e sismica del patrimonio immobiliare, anche alla luce della direttiva europea 'casa green'.
E serve altresì evitare scelte estemporanee come quelle che penalizzano le aree terremotate, cambiando radicalmente prospettiva.
Alcune nostre proposte, proprio sulle aree terremotate sono volte a rendere omogenea la disciplina della ricostruzione per tutte le aree del paese. Ancora oggi infatti esistono differenze e discriminazioni territoriali inspiegabili che in presenza delle calamità naturali
non consentono a tutti i cittadini della repubblica di applicare le stesse norme. Mi riferisco in particolare ai 9 comuni colpiti dal terremoto di Santo Stefano il 26 dic del 2018 in Sicilia. Una diversità di trattamento inspiegabile di fronte a situazioni uguali per famiglie, cittadini
ed imprese. Ad oggi la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma di Santo Stefano procede con notevole ritardo. Soltanto un cittadino su tre si è avvalso della possibilità di attivare la procedura di ricostruzione. I dati non ammettono diverse interpretazioni, se non quella del sonoro fallimento. A distanza di 5 anni e mezzo dal sisma che ha messo in ginocchio Fleri e i comuni di Zafferana e Santa Venerina, Aci Sant'Antonio e Acireale e per porzioni meno significative Aci Catena, Trecastagni, Viagrande, Milo e Aci Bonaccorsi, il bilancio è magrissimo.
L'annunciata apposizione della fiducia da parte del governo è l'ennesimo NO alla nostra proposta di equiparazione che non
ci fermerà. A partire dal prossimo testo coerente con questa materia riproporremo gli emendamenti per chiedere giustizia ed equità per le popolazioni dell'Etna. Non ci fermeremo!". Lo ha detto Anthony Barbagallo, intervenendo in Aula sul dl superbonus.
“Questo provvedimento vuole sciogliere una questione sospesa da vent’anni, senza tener conto del contesto in cui dovrebbe muoversi: l’indispensabile salvaguardia dei fondamentali principi costituzionali di solidarietà, di coesione, di unità giuridica ed economica del Paese. Anzi, l’autonomia viene raccontata come una forma di giusto premio da conferire alle Regioni più efficienti, consentendo loro di offrire servizi pubblici migliori. Ma queste regioni sono davvero più efficienti? O sono solo più efficienti perché più ricche? D’altro canto, l’argomento principale della maggioranza è semplice: l’autonomia va attuata perché è la Costituzione a prevederlo. Ed è vero. Però ci sono almeno due aspetti che vengono sempre sapientemente omessi”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione bilancio, durante la discussione generale sul ddl per l’attuazione dell’autonomia differenziata.
“Il primo - ha concluso Pagano - è l’articolo 119, che prevede la perequazione in favore dei territori con minore capacità fiscale, dello sviluppo delle aree svantaggiate, della rimozione degli squilibri economici e sociali. Questioni che evidentemente precedono il riconoscimento di nuove forme di autonomia. Il secondo aspetto riguarda il ‘come’ l’autonomia deve essere attuata, per far sì che l’autonomia di una Regione non avvenga con l’impoverimento di tutte le altre. Su quello che non si può sorvolare è il ruolo che è stato riservato al Parlamento, messo ai margini in due processi fondamentali: sarà infatti un Comitato di nomina governativa a definire i livelli essenziali di prestazione concernenti i diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale e, il nodo più dolente, le risorse. Perché di risorse non c’è traccia né per finanziare le future richieste di autonomia differenziata, né tantomeno per sostenere il riequilibrio territoriale. Siamo contro questa idea malsana di autonomia differenziata, che cancellerà per sempre l’Unità Nazionale e ogni speranza di vedere un Paese più uguale. A differenza vostra, noi diremo ‘no’ a un Paese diviso, ‘no’ a un Mezzogiorno abbandonato”.
“Pur mantenendo il nostro giudizio negativo sul Decreto Milleproroghe, va segnalata la notizia positiva dell’approvazione di un nostro pacchetto di emendamenti che, dopo l’intervento correttivo e non risolutivo sull’Irpef, dimostrano il cambio di linea totale del governo sull’agricoltura. Ci riferiamo agli emendamenti che prorogano al 31 dicembre 2024: il termine fino al quale il riutilizzo a scopi irrigui in agricoltura delle acque reflue depurate prodotte dagli impianti di depurazione già in esercizio è autorizzato dalla regione; la data entro la quale effettuare la revisione relativa alle macchine agricole ed operatrici immatricolate fino al 31 dicembre 1983; il termine entro il quale viene consentito alle Amministrazioni pubbliche di posticipare al momento del saldo le verifiche richieste per la conformità dei provvedimenti di elargizione dei sussidi alla regolarità contributiva e fiscale a beneficio delle imprese della filiera ittica. Bene anche l’approvazione dell’emendamento che differisce il termine per il completamento degli adempimenti necessari per la piena operatività delle disposizioni del Manuale operativo per la gestione del nuovo Sistema di identificazione e registrazione degli operatori, dei trasportatori e degli animali. Avevamo proposto anche altro e molto male la mancata proroga del sostegno delle polizze catastrofali che tanto potevano aiutare le imprese agricole. Se il governo Meloni e il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida avessero tenuto veramente in considerazione gli interessi del mondo agricolo non ci troveremmo oggi in questa situazione di estrema difficoltà”.
Lo dichiarano i parlamentari democratici della commissione Agricoltura, Vaccari (capogruppo), Forattini, Rossi e Marino, e della commissione Ambiente, Simiani (capogruppo) Ferrari, Di Sanzo e Curti.