"La campagna vaccinale contro il Covid è ancora in alto mare; ad oggi non sono ancora arrivati i nuovi vaccini né diramate indicazioni chiare ai soggetti vaccinatori. Le uniche certezze sono quelle contenute nella circolare dello scorso 14 agosto dove si afferma che in fase di avvio della campagna la vaccinazione sarà somministrata alle persone di età pari o superiore ad 80 anni, fragili e operatori sanitari. Tutto questo è molto grave a poche ore dall’inizio previsto per ottobre". Lo ha detto intervenendo in Aula il deputato del Pd, Andrea Casu, in discussione generale sul dl Giustizia.
"Per quanto riguarda la parte sulla Cultura si sta applicando uno spoil system generalizzato per cambiare tutti i dirigenti del Ministero della Cultura, sia di prima che di seconda fascia, una decisione che porterà grande confusione. Una norma mal scritta che articolerà il Ministero della Cultura in dipartimenti che vanno ad allungare la catena di comando rendendo l'azione amministrativa meno rapida ed efficace", ha aggiunto Casu.
"Manca infine l'attenzione al personale; la carenza di personale è una voragine nella Pa come denunciano i sindacati e toccano con mano ogni giorno i cittadini. E intanto decine di migliaia di persone idonee che hanno già superato i concorsi sono ferme in attesa degli scorrimenti. A questi ragazzi e ragazze cosa proponiamo? Una campagna di comunicazione sul posto figo. Quindi oltre al danno anche la beffa! Altro che Fantozzi, i giovani italiani combattono ogni giorno con una realtà che ricorda Hunger Games. Servirebbe Jennifer Lawrence, non Orietta Berti. Fermiamo questa campagna ridicola e apriamo le porte a questi ragazzi", ha concluso il dem.
“Oggi discutiamo un provvedimento che riprende il contenuto di un disegno di legge che già nella scorsa legislatura era arrivato praticamente a conclusione. Purtroppo lo scioglimento anticipato delle Camere, ci ha portato a discuterne in questa legislatura. I tanti fatti di cronaca ci dimostrano come sia molto importante inserire nel nostro ordinamento penale la fattispecie dell’omicidio nautico e considerarlo una priorità da parte dell’azione legislativa, come lo è stato per l’omicidio stradale.”. Così il deputato dem Andrea Casu, della presidenza del Gruppo Pd alla Camera, durante la discussione generale del ddl sull’introduzione del reato di omicidio nautico già approvato dal Senato.
“Possiamo trasformare questo ritardo in un’opportunità – ha aggiunto Casu - aggiornando la norma che continua a contenere un’inaccettabile lacuna. Abbiamo presentato un emendamento, molto chiaro, bocciato inspiegabilmente dalla maggioranza in commissione Giustizia che ora ripresentiamo in Aula e abbiamo depositato anche come proposta di legge: come esistono condotte ritenute delle aggravanti sia per l'omicidio stradale che per l'omicidio nautico per l'uso di sostanze stupefacenti o dopo aver abusato di sostanze alcoliche, noi riteniamo che non si possa continuare a tenere gli occhi chiusi del Codice Penale sul fenomeno dilagante dell’utilizzo dello smartphone alla guida per girare un video o fare una diretta social o rispondere a un messaggio mettendo a rischio la vita degli altri e la propria. Di fronte a un fenomeno così grave, non basta annunciare di inasprire le sanzioni amministrative serve un intervento chiaro del legislatore anche sul piano penale che non può continuare a essere rinviato”.
“Il contrasto alla violenza giovanile dovrebbe passare per un investimento su educazione e formazione: il decreto ‘Caivano’ invece mette i giovani nelle mani dei questori”. Così la deputata del Partito Democratico Michela Di Biase, componente della commissione Giustizia, commentando le misure contenute nel decreto del governo Meloni. “Arresti facili, daspo, fino alla decisione di incarcerare i genitori: il decreto legge Caivano è la “summa” di una strategia repressiva che non guarda ai veri fattori scatenanti il disagio e la criminalità giovanile”.
“Non si tratta di un intervento legislativo strutturale – sottolinea la deputata Pd - ma di misure spot schiacciate nella direzione securitaria, che servono a costruire slogan ma non risolvono le fragilità alla base di questi fatti. E’ necessario invece rovesciare la prospettiva: la pena non è un deterrente a non commettere nuovi reati. Mettere mano al sistema penale richiederebbe come primo passo la differenziazione delle pene per i minori. Aggiungo, serve un investimento sull’educazione, sul contrasto al disagio giovanile, sull’inclusione sociale. Sono necessari investimenti sociali e culturali nelle periferie urbane. Serve – conclude Di Biase - la lotta alla dispersione scolastica, non attraverso l’arresto dei genitori ma con investimenti sulle scuole e sull’insegnamento”.
“I tagli all’Amministrazione penitenziaria ed al Dipartimento della Giustizia minorile non verranno cancellati. Il governo ha infatti bocciato nell’Aula di Montecitorio il nostro atto che proponeva di reintegrare le risorse tagliate con il bilancio 2023 per assumere agenti, ristrutturare le carceri e promuovere la funzione rieducativa della pena”: è quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Giustizia Federico Gianassi, sulla discussione del suo ordine del giorno al Decreto Pa2 in corso oggi, lunedì 31 luglio, alla Camera dei Deputati.
“La destra ignora la gravissima situazione sulle carceri: strutture fatiscenti, fredde di inverno, roventi di estate, tanti detenuti in condizioni di disagio psichico, tanti i suicidi; in queste condizioni precarie operano gli agenti e tutta l’amministrazione penitenziaria in carenza di organico. Il governo dimentica che un sistema inclusivo rieducativo non solo è sancito dalla Costituzione ma rappresenta uno strumento per promuovere la sicurezza sociale in quando tende alla riduzione della recidiva, la cui crescita è purtroppo esponenziale nel nostro paese”: conclude Federico Gianassi.
“Nel 2022 negli istituti penitenziari italiani si sono suicidati 84 detenuti, nel 2023 siamo già a 39: si tratta di numeri tragici che certificano condizioni di disagio estremo a cui uno Stato civile deve rispondere con efficacia e rapidità. Per questi motivi avevamo presentato al Decreto Pa2 emendamenti che prevedevano nuove risorse per incentivare la presenza, negli istituti di pena, di personale sanitario che fornisce servizio psichiatrico di diagnosi e cura. La destra ha però respinto questa proposta, mortificando il lavoro dei medici specialisti che operano nelle carceri, ed abbandonando i detenuti fragili a loro stessi”: è quanto dichiarano i deputati Pd in Commissione Giustizia di Montecitorio Federico Gianassi, Debora Serracchiani e Michela Di Biase.
"Solo due settimane fa il sottosegretario Delmastro aveva dichiarato nella risposta ad un question time in commissione che il governo era disponibile alla stabilizzazione, almeno di una parte significativa dei dipendenti dell’ufficio del processo. Ma oggi in commissione il nostro emendamento al DL PA2 per la stabilizzazione ha avuto parere contrario dello stesso governo che aveva promesso di lavorare alla stabilizzazione ed è stato bocciato dalla maggioranza. Presenteremo nuovamente questo testo e confidiamo che il governo faccia chiarezza con sé stesso e voti a favore della nostra proposta": è quanto dichiara una nota congiunta dei deputati Pd Federico Gianassi, capogruppo in Commissione Giustizia di Montecitorio e Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico.
"Da inizio Legislatura sosteniamo la necessità di valorizzare migliaia di dipendenti molto qualificati che ogni giorno lavorano, a supporto dei magistrati, per aiutare il sistema della giustizia a velocizzare i processi. Governo e maggioranza hanno sempre respinto le nostre proposte ma a parole si dichiarano pronti a lavorare per la stabilizzazione. Passino allora dalle parole ai fatti": concludono.
La destra, compresa la sua leader a parole si dice indignata ad ogni femminicidio e promette impegno per affrontare questa piaga sociale ma poi rifiuta ogni proposta di formazione per la prevenzione culturale del fenomeno della violenza.
Ne è un esempio lampante la bocciatura di un nostro emendamento al Dl Pa-Giubileo (a prima firma Sara Ferrari) sulla formazione degli operatori pubblici rispetto alla violenza di genere, compresi quelli della giustizia, sottoscritto anche dalle altre opposizioni. Prima avevamo chiesto l’accantonamento, che è stato negato, poi la maggioranza lo ha bocciato.
Lo dichiarano le deputate democratiche Simona Bonafé (vice presidente vicaria del Gruppo) e Sara Ferrari, componente della presidenza del Gruppo.
Si svolgerà oggi, martedì 27 giugno, alle ore 16, nella Sala Stampa della Camera, la conferenza stampa della deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, e del senatore Filippo Sensi, per illustrare il Ddl “Disposizioni in materia di salute mentale”.
Il disegno di legge, già presentato nel 2017 a firma di Nerina Dirindin e Luigi Manconi, e riproposto nell’ultima legislatura dall’on. Elena Carnevali e dalla senatrice Paola Boldrini, è pensato per dare piena attuazione su tutto il territorio alla Legge 180.
Partecipano: Serracchiani e Sensi
Si svolgerà domani, martedì 27 giugno, alle ore 16, nella Sala Stampa della Camera, la conferenza stampa della deputata e responsabile Giustizia del Pd, Debora Serracchiani, e del senatore Filippo Sensi, per illustrare il Ddl “Disposizioni in materia di salute mentale”.
Il disegno di legge, già presentato nel 2017 a firma di Nerina Dirindin e Luigi Manconi, e riproposto nell’ultima legislatura dall’on. Elena Carnevali e dalla senatrice Paola Boldrini, è pensato per dare piena attuazione su tutto il territorio alla Legge 180.
“Da mesi registriamo gravi ritardi nei servizi di erogazione dei passaporti da parte delle questure e degli uffici di Polizia territorialmente competenti. Quali che siano le ragioni di questo disservizio, a cui sicuramente ha contribuito il Covid e la Brexit, il Governo non è ancora riuscito ad offrire soluzioni tali da evitare file chilometriche e attese infinite. Sono stati tantissimi i cittadini che in questi mesi annullano o rimandano i viaggi perché nelle proprie città è diventato praticamente impossibile ottenere il passaporto in tempo utile.
Mentre il Ministro Piantedosi, ancora oggi in risposta al question time alla Camera, ha continuato a temporeggiare, noi proponiamo una serie di soluzioni capaci di superare questo diffusissimo problema. La proposta di legge presentata dal PD punta non solo ad accelerare, nell’immediato, le procedure di rilascio del passaporto. Ma a risolvere la questione una volta per tutte, offrendo rimedi definitivi a mancanze strutturali. In primo luogo, semplificando e velocizzando le richieste dando piena applicazione al principio del “Once Only”, in modo tale che i cittadini non siano costretti a dare alla P.A. informazioni e dati già in possesso dello Stato. In secondo luogo, modernizzando e adeguando le attuali procedure: dando la possibilità di utilizzare la piattaforma ‘PagoPa’ per il pagamento delle imposte dovute e superando finalmente modalità di pagamento dello scorso secolo; e poi, stanziando le risorse necessarie per migliorare l’applicazione “Agenda Online” che oggi, invece di essere d’ausilio, causa ulteriori rallentamenti. Infine si prevedono due misure per far sì che non ci siano più ritardi nell’ottenimento del passaporto. Da un lato, autorizzando l’assunzione di 2.000 agenti di polizia strettamente destinati al disbrigo di queste pratiche. Dall’altro dando il via a una partnership con Poste Italiane affinché la richiesta per la della Carta d’Identità Elettronica comporti l’automatica richiesta per il rilascio del passaporto ordinario, consegnato a domicilio da Poste.
La legge prevede che ogni cittadino sia libero di uscire dal territorio della Repubblica e oggi questo diritto è fortemente limitato dalla burocrazia e dagli alti costi. Per questo, oltre a queste misure, chiediamo che il contributo amministrativo di 73,50 euro sia eliminato e che per l’emissione del passaporto sia corrisposta soltanto l’imposta da 42,50 euro.
Insomma, proposte concrete per superare un problema che sta generando danni per milioni di euro, oltre a tante opportunità perdute. Il PD batte un colpo, sperando che questo Governo risponda!”
Così Ubaldo Pagano, capogruppo PD in commissione Bilancio a Montecitorio e Debora Seracchiani, responsabile Giustizia Pd.
“Una vera e propria ingiustizia per i giovani aspiranti avvocati. È il risultato di una scelta della destra che con un emendamento al cosiddetto decreto Enti ha modificato la normativa sugli esami per gli aspiranti avvocati a tre mesi dalla loro effettuazione.
Complicare le cose è prerogativa della destra. In questo caso ci si trova di fronte ad un sopruso vero e proprio. Cambiare a tre mesi la forma dell’esame è sbagliato: si cambia semmai con un anticipo di un anno e si consente, dunque, che ci si adatti. Peraltro il blitz è avvenuto senza aver sentito la necessità di consultare, per un parere di merito, quei giovani che dovranno sottoporsi agli esami e che si stavano preparando secondo le modalità d’esame precedente. Le riforme sono necessarie ma vanno fatte con i tempi giusti e senza approssimazione. Due prerogative distanti dal governo e dalle forze di centrodestra”. Lo dichiara il deputato del Pd, Silvio Lai.
Cancellare il controllo concomitante sul Pnrr non ha l’obiettivo di velocizzare le opere del Pnrr ma di sottrarre il governo al controllo della Corte. Giusta la denuncia dell’Associazione dei magistrati contabili che in questo modo viene messa a rischio la salvaguardia della legalità, regolarità e correttezza dell’azione amministrativa.
Così Debora Serracchiani, deputata, responsabile Giustizia del Pd
"Il Pnrr, per la giustizia italiana, è una sfida ma anche una straordinaria opportunità. Per raggiungere gli obiettivi di riduzione dei tempi del processo, di abbattimento dell’arretrato e per rendere la giustizia più efficiente ed efficace, non è sufficiente solo intervenire sul processo, occorre intervenire anche sulla organizzazione dei servizi. Manca oltre il 50% dei dirigenti della giustizia ed il loro apporto per far funzionare le riforme è fondamentale. Occorre pertanto assumere nuove professionalità utilizzando le risorse finanziarie disponibili e stabilizzare chi già opera negli uffici giudiziari a partire da chi lavora nell’Ufficio per il processo. In questo senso va l’emendamento che insieme al collega Gianassi abbiamo presentato al dl Pubblica Amministrazione in discussione alla Camera. Non disperdiamo le risorse del Pnrr ma usiamole per l’innovazione organizzativa e la sfida digitale della giustizia italiana".
Così Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Pd, a margine del 24° Convegno nazionale dei Dirigenti della Giustizia a Viterbo
“Il governo non stanzierà risorse per tagliare le bollette a negozi e botteghe artigiane in crisi. Nonostante le promesse fatte in campagna elettorale e l’indispensabile ruolo di presidio, anche sociale, svolto da queste attività". Lo afferma il deputato dem Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia in merito al suo ordine del giorno al decreto Bollette, sottoscritto anche dai colleghi Marco Simiani e Simona Bonafè, respinto dall’Aula di Montecitorio.
“Una strada con tanti negozi e artigiani - ha concluso Gianassi - contribuisce alla sicurezza e allo sviluppo economico ed occupazionale delle città, promuovendo socialità e contrastando l’abbandono. Queste attività, messe a rischio dalla crisi, sono state completamente trascurate dal governo. Il Partito Democratico ritiene che queste imprese vadano salvaguardate e continuerà a avanzare proposte di sostegno e norme specifiche per rilanciare il settore”.
“Il Partito Democratico raccoglie l’accorato appello di centinaia di sindache e sindaci che da Torino lo scorso 12 maggio hanno lanciato un monito al Parlamento affinché riconosca i diritti delle bambine e dei bambini delle famiglie arcobaleno, colmando un vuoto giuridico che ormai è diventato insostenibile. Infatti abbiamo presentato un emendamento sostitutivo al vergognoso testo del pdl Varchi di Fratelli d’Italia in cui sfidiamo la destra, anziché a voler criminalizzare i genitori dello stesso sesso e i loro figli, a dare seguito all’appello dei sindaci, riconoscendo diritti sacrosanti nel preminente interesse del minore, così come ha anche più volte chiesto la Corte Costituzionale al Parlamento. La destra italiana smetta di inseguire il modello di politiche persecutorie di Orban e dei Paesi Visegrad e si dimostri finalmente una destra liberale, approvando il nostro emendamento di civiltà. I diritti umani sono patrimonio comune e non possono diventare terreno di scontro politico.”
Lo dichiarano Alessandro Zan, responsabile diritti nella Segreteria Nazionale del Partito Democratico, Debora Serracchiani, responsabile giustizia nella Segreteria Nazionale del Partito Democratico e i componenti della Commissione Giustizia di Montecitorio Federico Gianassi (capogruppo), Marco Lacarra, e Rachele Scarpa.