Dichiarazione di Arturo Scotto e Simona Bonafè, capogruppo Pd in Commissione Lavoro e Affari Costituzionali della Camera
Stamattina i relatori di maggioranza del Decreto P.A. non hanno nemmeno avuto la sensibilità istituzionale di presentarsi in Commissione per illustrare il merito del provvedimento. Un decreto di 45 articoli che tratta tutti i settori, senza un baricentro sul Pnrr e che mette solo qualche toppa all’emergenza precarietà nella Pubblica Amministrazione, così come emerge da quasi tutte le audizioni delle forze sociali che abbiamo fatto stamattina. Un comportamento che non è negligenza ma irresponsabilità.
La destra ha "risolto" il tema dei licenziamenti. Con l’ampliamento dell’uso dei voucher si lavorerà senza essere assunti.
Vergognatevi.
Così su Twitter il deputato democratico Nicola Zingaretti
Un decreto lavoro che aumenta la precarietà e impoverisce chi è già povero. Così aveva voluto festeggiare il primo maggio il governo Meloni. E oggi diventa legge un provvedimento ingiusto e iniquo che cancella il reddito di cittadinanza, liberalizza i contratti a termine e allarga l’uso dei voucher. Le uniche misure di riduzione del cuneo fiscale sono a tempo e assai ridotto nelle risorse. Insomma poco o niente per i lavoratori e come sempre penalizzate le donne per le quali non sono previste misure di sostegno, di conciliazione e di riduzione dell’età pensionabile. Una legge che non affronta minimamente i problemi dei lavoratori, che si chiamano salari bassi e lavori precari, e che non dà nessuna risposta al peso dell’inflazione sulla vita di tante famiglie.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei deputati
Il decreto Lavoro del governo Meloni è un concentrato di cinismo sociale, un incoraggiamento all’espansione del nero, una spintarella all’evasione contributiva, un colpo secco al sindacato, un manifesto carico di arroganza nei confronti della parte più debole della società. Nei fatti alimenta la precarietà, non la combatte. Introduce la liberalizzazione totale dei contratti a termine e allarga la sfera dei voucher. Dunque legalizza lo sfruttamento e lo schiavismo in alcuni settori come l'agricoltura. Interviene poi sul reddito cittadinanza tagliando il sussidio per oltre 400.000 nuclei familiari e restringendo ulteriormente la possibilità di accesso all'assegno di inclusione.
Ci troviamo di fronte ad una manovra politica chiara che ha l’obiettivo di colpire il lavoro, indebolirlo nella sua dignità e nella sua capacità di contrattazione e affossare i poveri che sono i veri colpevoli per questa destra della mancata crescita del Paese. Vi siete presentati come quelli che non vogliono disturbare “chi vuole fare”. L’avete spacciata come libertà e invece si trattava di una semplice licenza di arbitrio. Restano invece scolpite nella nostra memoria le parole di un grande leader politico, Enrico Berlinguer: “Noi vogliamo una società che rispetti tutte le libertà, meno una: quella di sfruttare il lavoro di altri esseri umani, perché questa libertà tutte le altre distrugge e rende vane”. Per queste ragioni il nostro no è forte e convinto. Perché lavoro e libertà non possono mai essere separati.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro, intervenendo in Aula per la dichiarazione di voto sul decreto lavoro.
“Per la destra i rider non devono avere diritti. Nel Decreto Lavoro non vi è infatti nessuna norma per garantire gli oltre 60mila ciclofattorini presenti oggi nel nostro Paese. Si tratta di precari, spesso sfruttati dalle aziende e che rischiano la vita per qualche euro in più. Nonostante il 90% dei rider sia ancora inquadrato come lavoratore autonomo e nonostante contro questa situazione si siano già espressi Tribunali, Corte di Cassazione ed Unione Europea, governo e maggioranza hanno respinto un ordine del giorno del Pd che avrebbe garantito ai lavoratori coinvolti minore precarietà, stipendi proporzionati al costo della vita, maggiori diritti e tutele e una sicurezza adeguata nello svolgimento delle loro mansioni”.
Lo dichiara il deputato del Partito Democratico, Emiliano Fossi.
“L’approvazione dell’ordine del giorno Gribaudo è tecnicamente una sfiducia alla ministra Santanché da parte del Parlamento e della sua stessa maggioranza. Qualora le accuse dovessero essere confermate le dimissioni dovrebbero essere istantanee. O si sono sbagliati perché non hanno letto il testo dell’odg oppure si è aperta una crepa vera nella maggioranza. Qualcuno ne tragga le conseguenze”.
Lo dichiara il deputato democratico Arturo Scotto, capogruppo in commissione Lavoro.
“Ci dobbiamo opporre, nelle piazze e nelle aule parlamentari, a un governo ipocrita che si accanisce sui poveri italiani. Saremo l’unico Paese d’Europa senza uno strumento universale di lotta al reddito. Mentre Giorgia Meloni fa comizi in Parlamento, manda 400 mila famigle sulla strada, perché rimarranno fuori da ogni aiuto, come ha certificato l’Ufficio Parlamentare di Bilancio. E per gli altri sarà comunque a tempo, come a dire “sei povero ed è colpa tua, non meriti nessuno strumento di protezione da parte dello Stato se non ce la fai”. Il disegno è chiaro: precarizzare maggiormente il lavoro e consegnare al mercato persone senza difese e senza possibilità di opporsi allo sfruttamento incontrollato. Per questo hanno abolito il fondo affitti e contro la morosità incolpevole. È una logica incivile e violenta, che svela l’odio per i poveri di questa destra e di questo governo. E’ urgente un fronte comune tra sociale e politica per impedire che il dl lavoro sia solo l’inizio di questo disegno disastroso di precarizzazione del mondo del lavoro e di azzeramento dei diritti delle persone”. Così il deputato Marco Furfaro, della segreteria nazionale del PD e capogruppo in commissione Affari sociali, intervenendo al presidio organizzato a Roma a piazza del Pantheon dalla rete di associazioni e movimenti 'Ci vuole un reddito’.
Dichiarazione di Valentina Ghio, vicepresidente deputati Pd
“Fa crescere la precarietà, aumenta le disuguaglianze, non tutela i lavoratori e agevola i contratti precari”. È quando ha dichiarato la vicepresidente del Gruppo PD alla Camera Valentina Ghio in merito al Decreto Lavoro in discussione alla Camera .
“Anziché invertire la rotta, che vede crescere il lavoro povero e precario, con queste misure – prosegue Ghio - il governo faciliterà il rinnovo dei contratti a termine che possono essere prorogati, in assenza di una contrattazione, anche fino a 24 mesi, a scapito di quelli a tempo indeterminato, che non usufruiranno di alcun incentivo. Una misura che, insieme all’innalzamento del limite dei voucher ora portato a 15mila euro annui in alcuni settori, diminuisce fortemente la qualità dei rapporti di lavoro. Segnali chiari - aggiunge l’esponente Dem- di una visione del rapporto di lavoro che va a scapito del lavoratore, che non viene sostenuto e tutelato, ma precarizzato ancora di più”.
Per Ghio “Il mancato sostegno alle persone e ai giovani non occupati amplificherà le disuguaglianze e anziché contrastare la povertà si sceglie di contrastare i poveri e di rendere i giovani sempre più precari e poco tutelati. È questo il futuro che il governo immagina per il Paese? , si è chiesta la parlamentare del Pd. “Come Partito Democratico abbiamo presentato diversi emendamenti per invertire questa rotta, ma sono stati puntualmente respinti e addirittura oggi in commissione ne è stata negata la discussione, con un approccio alla democrazia decisamente discutibile soprattutto su un tema così importante”, conclude Ghio, secondo la quale “per affrontare il tema del lavoro con serietà servono investimenti non tagli, servizi efficienti non misure discriminatorie ma a questo governo non sembra interessare”.
Dichiarazione di Cecilia Guerra, deputata Pd
“L'Italia, purtroppo, è l'unico Paese, in Europa, che, grazie a questo Governo, sarà privo di una misura di contrasto alla povertà di tipo universale e questo decreto Lavoro, su cui sarà messa l’ennesima fiducia, è finalizzato all'esclusione e al lavoro povero e precario, proprio il contrario di quello che è stato detto. E per quanto riguarda la questione sociale non si può certo dire che sia finalizzato all'inclusione , poiché le cosiddette misure di contrasto alla povertà comporteranno che tra i 400.000 e i 500.000 nuclei familiari rimarranno, dopo questo intervento, senza quell'aiuto che prima avevano e che si chiamava reddito di cittadinanza”. Così Maria Cecilia Guerra, del Partito democratico, nel corso della discussione generale, in aula alla Camera, sul Decreto Lavoro. Durissima l’esponente Dem nei confronti di un provvedimento “che riguarda tutta la fascia delle persone fra i 18 e i 59 anni e questo decreto è assolutamente cieco rispetto al fatto che in quella fascia di età ci sono soggetti che hanno disagi anche gravi di diversa natura, quali disagi psichici, percorsi di marginalità, persone senza fissa dimora che prima accedevano al reddito di cittadinanza”. E poi “per quanto riguarda la creazione del lavoro – ha aggiunto Guerra- cosa creiamo se la scelta fondamentale di questo decreto è l'espansione delle possibilità di utilizzare il lavoro a termine che sta diventando una piaga nel nostro Paese.” Per Guerra, “i contratti di lavoro a termine avevano avuto un rallentamento dopo la pandemia, ma invece, negli ultimi 2 mesi, ci dicono i dati dell'Osservatorio sul precariato dell'INPS, ma ce lo dice anche la Banca d'Italia, ancora una volta, hanno ripreso a crescere, così come i lavori stagionali e gli intermittenti. In più, nel lavoro a termine c'è anche una straordinaria incidenza del part time, nel 35 per cento dei casi.” “Se in questo Paese non passa il concetto base che il lavoro va pagato – ha concluso l’esponente del Pd- , non andremo da nessuna parte. Abbiamo un modello di sviluppo centrato sullo sfruttamento delle persone, sulla compressione del costo del lavoro, che ci rende non competitivi, perché purtroppo siamo in concorrenza con Paesi dove c'è ancora più schiavismo che da noi, un moderno schiavismo, ovviamente, e invece perdiamo il treno dell'innovazione, che ci potrebbe dare molto di più.”
“Abbiamo abbandonato la commissione Lavoro senza che fosse stato dato il mandato al relatore per il decreto Lavoro. La maggioranza ha deciso di non interloquire con nessuno degli emendamenti dell’opposizione e di non dare alcun segnale sulla richiesta di una immediata presenza della ministra Daniela Santanchè in Aula. Ci troviamo di fronte a un governo arrogante che metterà per l’ennesima volta la fiducia su un decreto che taglia il reddito per un milione di poveri, che liberalizza i contratti a termine, che aumenta i voucher. In Aula faremo sentire la nostra voce”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera.
“Abbiamo chiesto in commissione Lavoro che la ministra Daniela Santanchè venga immediatamente in Aula. Votiamo il dl lavoro, che interviene anche nel settore del turismo, facendo un regalo enorme alle imprese attraverso la detassazione degli straordinari e dei turni notturni a carico della fiscalità generale. Quasi una norma ad personam: pertanto chiediamo che venga immediatamente a riferire in Aula”. Lo dichiara Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, durante l’esame del decreto Lavoro, che procede a rilento, senza che si sia ancora votato un emendamento dopo 50 minuti dall’inizio dei lavori.
Il deputato del Partito Democratico ha presentato un pacchetto di proposte per cambiare il decreto
“No ai licenziamenti comunicati via whatsapp, no alla delocalizzazione dei macchinari, sì al finanziamento con il Fondo per la crescita sostenibile il piano per limitare le ricadute occupazionali ed economiche dovute alla chiusura degli stabilimenti”.
A chiederlo è Emiliano Fossi, deputato del Partito democratico e componente della Commissione Lavoro, che ha presentato un pacchetto di emendamenti al decreto lavoro del Governo.
“I datori di lavoro delle aziende con più di 250 dipendenti che sono intenzionati a chiudere una sedee prevedono un minimo di 50 licenziamenti - dice Fossi - devono dare comunicazione per scritto dell'avvio della procedura a sindacati, regioni interessate, Ministero del lavoro e delle politiche sociali, Ministero delle imprese e del made in Italy Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, disponendo l’aumento da 180 a 240 giorni del termine dilatorio tra la comunicazione e l’avvio della procedura, pena la nullità dei licenziamenti stessi. Basta quindi con le chiusure e i licenziamenti comunicati tramite Whatsapp. Inoltre, proponiamo che il piano, per limitare le ricadute occupazionali ed economiche derivanti dalla chiusura degli stabilimenti, venga finanziato con il Fondo per la crescita sostenibile istituito nel 2012. Prevedendo che sia aumentato del 700% il contributo (attualmente fissato al 500%), dovuto dal datore di lavoro in caso di licenziamento qualora non vi sia la sottoscrizione del piano per limitare le ricadute occupazionali da parte delle organizzazioni sindacali”.
“Proponiamo anche di prevedere che alle imprese che cessano definitivamente l’attività produttiva, con contestuale riduzione del personale superiore al 40% di quello impiegato nell’ultimo anno - continua Fossi - venga preclusa la possibilità di procedere alla rimozione dei macchinari, dei materiali e delle produzioni fino a che non abbiano restituito gli incentivi pubblici ricevuti”.
“Tra le nostre proposte - ricorda il deputato Pd - anche quella per incrementare la dotazione del Fondo per la crescita sostenibile da 2 a 20 milioni di euro, a decorrere dall'anno 2024. Tali risorse sono destinate al finanziamento degli interventi a sostegno della nascita e dello sviluppo di imprese cooperative costituite dai lavoratori per il recupero di aziende in crisi e per i processi di ristrutturazione o riconversione industriale”.
“Siamo di fronte all’ennesima fiducia da parte del Governo e all’ennesima volta in cui viene esautorato il lavoro del Parlamento.
L’urgenza del Governo era il commissariamento di INPS e INAIL e di porre un tetto all’età dei sovrintendenti lirici di origine straniera; commissariamento per cambiare la governance. Ovvero passare dalla nomina del direttore da parte del CDA a quella diretta del Presidente e poi, ridurre il mandato del direttore generale da 5 a 4 anni. E questa sarebbe modifica della governance???
La vostra propaganda viene puntualmente sbugiardata dalla realtà.
Mentre per voi è urgente sparecchiare la Rai, l’INPS e l’INAIL non vi curate di quanto l’aumento dei prezzi del cibo naturale stia introducendo disuguaglianze e povertà, per il cibo e per la salute.
Girate il viso dall’altra parte per non vedere che è in atto una speculazione ai danni dei cittadini. E poi generate orrori come il naufragio di Cutro o quello già dimenticato della scorsa settimana in Grecia.
Per questa vostra palese volontà di nascondere la realtà, di mutarla e piegarla alla vostra idea alterata di Paese, fatta di furbizie e disuguaglianze, il Partito Democratico dirà convintamente NO alla fiducia”. Lo ha detto in Aula il deputato del Pd, Silvio Lai, in dichiarazione di voto sul decreto Inps.
Persino l’Ufficio per il Bilancio spiega che l’autonomia di Calderoli avrà effetti distorsivi sul lavoro. Le imprese investiranno di meno nel sud e a pagarne le spese saranno le fasce più deboli del paese. A meno che non si consideri l’Upb una costola dell’opposizione sarebbe necessario che il Governo e la maggioranza si fermino e blocchino il Dl Calderoli. Solo gli irresponsabili davanti a dati innegabili continuano minare la tenuta sociale e istituzionale del paese.
Lo dichiara il deputato democratico Arturo Scotto, capogruppo in commissione lavoro.
“Finalmente è stato approvato l’emendamento che permette di stabilizzare centinaia di lavoratori e lavoratrici precari impegnati presso gli IRCCS e IZS. Un risultato importante e frutto di un lavoro parlamentare corale, portato avanti con determinazione dal Gruppo del Pd e soprattutto dalla lotta dei precari coinvolti. Viene finalmente affrontato il tema di una particolare categoria di lavoratori della sanità pubblica da decenni condannati a una condizione di precarietà. Una categoria che comprende biologi, chimici, fisici, farmacisti, statistici, ingegneri, data manager, grant officer, infermieri, tecnici e tanti altri lavoratori che non hanno avuto diritto a contributi pensionistici, ferie, congedi parentali, maternita', TFR. Era stato approvato in aula un nostro ordine del giorno che impegnava il governo al raggiungimento di questo obiettivo ed ora abbiamo ottenuto la concretizzazione di questa misura. Un risultato importante per tante persone che meritano di essere stabilizzate”. Lo dichiarano Ubaldo Pagano e Marco Furfaro, firmatari dell’emendamento approvato e rispettivamente capogruppo Pd in commissione Bilancio e Affari sociali.