“Oggi è il giorno in cui questo Parlamento si dividerà tra chi come noi vuole difendere l’unità e la coesione del nostro Paese e chi non vuole farlo. Oggi approda in quest'Aula il peggior disegno di legge di questa legislatura che aumenta le diseguaglianze che nel nostro Paese hanno raggiunto livelli non più accettabili. Questo ddl non conviene al Nord e non conviene al Sud. Finora nessuno ci ha spiegato come si possa solo pensare di far competere il nostro Paese nel mondo con venti politiche energetiche differenti mettendo a rischio la sicurezza energetica del Paese, per non parlare di quello che accadrà al nostro sistema sanitario nazionale”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Marco Sarracino, responsabile nazionale Pd per il Sud e la coesione territoriale, durante la discussione generale sul ddl per l’attuazione dell’autonomia differenziata.
“È gravissimo - ha concluso Sarracino - quello che state per fare alla scuola pubblica, da domani noi rischieremmo di avere programmi differenziati, concorsi differenziati tra Regione e Regione, ma soprattutto avremo gli insegnanti del Sud pagati meno del loro colleghi del Nord o delle città metropolitane. Il tema non è determinare i livelli essenziali delle prestazioni, il tema è garantirli. Oggi i patrioti distruggono la Patria, dove sono i parlamentari del Sud eletti dalla destra, non sentono la responsabilità di votare un provvedimento che condanna il Mezzogiorno ad una condizione di irreversibilità economica e sociale? Qui qualcuno non vuole l'autonomia, qui qualcuno ha voglia di secessione. Noi del Pd vi ricorderemo per sempre che l’Italia è una e indivisibile e resterà tale nonostante voi, fatevene una ragione”.
“Questo provvedimento vuole sciogliere una questione sospesa da vent’anni, senza tener conto del contesto in cui dovrebbe muoversi: l’indispensabile salvaguardia dei fondamentali principi costituzionali di solidarietà, di coesione, di unità giuridica ed economica del Paese. Anzi, l’autonomia viene raccontata come una forma di giusto premio da conferire alle Regioni più efficienti, consentendo loro di offrire servizi pubblici migliori. Ma queste regioni sono davvero più efficienti? O sono solo più efficienti perché più ricche? D’altro canto, l’argomento principale della maggioranza è semplice: l’autonomia va attuata perché è la Costituzione a prevederlo. Ed è vero. Però ci sono almeno due aspetti che vengono sempre sapientemente omessi”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione bilancio, durante la discussione generale sul ddl per l’attuazione dell’autonomia differenziata.
“Il primo - ha concluso Pagano - è l’articolo 119, che prevede la perequazione in favore dei territori con minore capacità fiscale, dello sviluppo delle aree svantaggiate, della rimozione degli squilibri economici e sociali. Questioni che evidentemente precedono il riconoscimento di nuove forme di autonomia. Il secondo aspetto riguarda il ‘come’ l’autonomia deve essere attuata, per far sì che l’autonomia di una Regione non avvenga con l’impoverimento di tutte le altre. Su quello che non si può sorvolare è il ruolo che è stato riservato al Parlamento, messo ai margini in due processi fondamentali: sarà infatti un Comitato di nomina governativa a definire i livelli essenziali di prestazione concernenti i diritti civili e sociali da garantire su tutto il territorio nazionale e, il nodo più dolente, le risorse. Perché di risorse non c’è traccia né per finanziare le future richieste di autonomia differenziata, né tantomeno per sostenere il riequilibrio territoriale. Siamo contro questa idea malsana di autonomia differenziata, che cancellerà per sempre l’Unità Nazionale e ogni speranza di vedere un Paese più uguale. A differenza vostra, noi diremo ‘no’ a un Paese diviso, ‘no’ a un Mezzogiorno abbandonato”.
Bonafè, precedente pericoloso, è dittatura della maggioranza che si ripeterà con premierato
“La Camera non ha avuto opportunità di lavorare ed esaminare in modo approfondito il ddl Autonomia. La Camera dei deputati è stata ridotta a passacarte degli accordi di maggioranza siglati al Senato. Siamo davanti a un grave precedente che temiamo si ripeterà a breve con il testo sul premierato che arriverà blindato”. Così la capogruppo democratica nella commissione affari costituzionali della camera, Simona Bonafè, che ha aggiunto: “Il governo sta modificando radicalmente l’assetto delle istituzioni democratiche e lo sta facendo imponendo una vera e propria dittatura della maggioranza: è molto grave, siamo a una forzatura mai vista delle regole democratiche. Tempi di discussione contingentati, voti non riconosciuti, resoconti parlamentari non veritieri, votati solo il 2% degli emendamenti presentati, assenza di interventi da parte della maggioranza: le modalità con cui avvenuto l’esame dovrebbe imporre un immediato stop dei lavori”.
“L’esame del ddl Calderoli in commissione affari costituzionali si blocca dopo 51 voti. Ne mancano oltre 2000. Ma la destra ha fretta di approvare questa riforma sbagliata e antistorica prima delle elezioni europee e quindi applica la ghigliottina. Il Pd non partecipa a questa farsa, specie dopo quello che si è verificato nella giornata di mercoledì quando la maggioranza è finita sotto nel voto ad un emendamento a causa dell’assenza della Lega. Far rivotare quell’emendamento, dopo due giorni, è stata una forzatura inaccettabile che racconta come questa destra utilizzi le istituzioni e il potere. L’autonomia differenziata colpirà la scuola e la sanità pubblica, danneggerà l’economia di tutto il paese, aumenterà divari e disuguaglianze, per questo la battaglia del partito democratico, dopo i fatti gravi di questi giorni, continua più forte di prima. In difesa della coesione e dell’unità dell’Italia.
Bonafè: Ma quale mandato al relatore, hanno mandato a quel paese l’unità d’Italia_*
“Quanto accaduto in commissione affari costituzionali sul ddl autonomia è un grave precedente che avrà ripercussioni per tutta la legislatura. Il presidente Pagano ha piegato il regolamento ai voleri del governo e ha imposto a tutti gli effetti una dittatura della maggioranza. Tempi strozzati e voti irrisori, votati poco più del 2% degli emendamenti, nonostante il parlamento stesse esaminando un provvedimento molto complesso che stravolge l’assetto istituzionale dello stato e genera forti disparità di trattamento tra i cittadini.
Altro che mandato al relatore, con il voto di oggi hanno mandato a quel paese l’unità d’Italia” è duro il commento della capogruppo democratica in commissione Affari istituzionali della Camera, Simona Bonafè.
“La scuola deve restare fuori dallo ‘spacca Italia’ della Lega”. Così Andrea Casu nel suo intervento in commissione alla camera sugli emendamenti al ddl autonomia che escludono le norme generali sull’istruzione dalle materie devolvibili alle Regioni. “Le parole del generale Vannacci fanno tremare i polsi ed è assordante il silenzio del ministro Valditara che ancora non ha preso le distanze dai deliri del candidato del suo partito”. Nel citare le tante voci che si sono levate oggi contro le dichiarazioni di Vannacci, a partire dalla Cei, il democratico Casu ha ricordato che “le idee del generale potrebbero essere
attuate in una regione se la materia scolastica fosse devoluta a quella regione e il suo presidente condividesse le idee di razziste e xenofobe sulle classi ghetto”.
“Continua in commissione Affari Costituzionali la nostra battaglia di opposizione a quella autonomia differenziata che distruggerebbe l’unità del Paese calpestando i principi di uguaglianza dei cittadini nell’accesso a beni e servizi essenziali a partire da sanità e istruzione. Il disegno secessionista della Lega trova uno sbocco nello scambio indecente col premierato caro a Fratelli d’Italia. Il fatto che la Lega di Salvini candidi capolista alle prossime elezioni europee il neofascista Roberto Vannacci, teorico di classi separate per i disabili e di una italianità fondata sulla razza bianca non fa che rendere più devastante il disegno che questo governo intende realizzare. Proseguiremo la nostra opposizione in Parlamento e nel Paese convinti del dovere storico, politico e morale di fermare un attacco mai così esplicito ai diritti di cittadinanza di milioni di italiani” così il deputato democratico, Gianni Cuperlo.
“Insieme a tutte le opposizioni non abbiamo partecipato al voto. Siamo usciti dalla commissione e non abbiamo votato l’emendamento. Si tratta di una gravissima forzatura, inaccettabile: siamo di fronte alla dittatura della maggioranza perché su questo emendamento c'era già stato un voto e il voto aveva espresso un risultato che non si è voluto riconoscere. Se tutte le volte che l’esito del voto non piace, si ripete la votazione, vengono meno le regole basilari della democrazia”. Lo dichiara la deputata dem Simona Bonafè, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali, a margine dei lavori della commissione Affari costituzionali sul ddl sull'Autonomia differenziata.
“Il voto sull’emendamento del 24 aprile è stato approvato con una netta maggioranza a favore e secondo noi non ci sono gli estremi per ripetere il voto. Se il voto dovesse essere ripetuto, come sembra dall'andamento dei lavori della commissione, il Partito Democratico non parteciperá alla nuova votazione dell’emendamento”. Così la deputata dem Simona Bonafè, capogruppo Pd in commissione Affari costituzionali, a margine dei lavori della commissione Affari costituzionali sul ddl sull'Autonomia differenziata.
“La maggioranza si fermi. Altrimenti opera uno strappo, una violazione gravissima delle regole di svolgimento democratico delle commissioni parlamentari. È stato un incidente politico, in cui la destra è stata battuta. Per questo abbiamo chiesto con forza che ci venga fornito il processo verbale della precedente seduta. È sconvolgente che ancora venga negato. La verità è che il Presidente avrebbe il dovere di prendere atto e riconoscere semplicemente il risultato del voto sull'emendamento 1.19, non di stravolgere la realtà per alterarne l'esito, solo perché sfavorevole alla maggioranza. Trovare stratagemmi sgrammaticati per non riconoscere il voto è inaudito. Segnerebbe un precedente che mina la credibilità dei lavori della Commissione e il rispetto del ruolo stesso delle opposizioni”. Così il deputato dem Piero De Luca, capogruppo Pd in Commissione bicamerale questioni regionali, a margine dei lavori della commissione Affari costituzionali sul ddl sull'Autonomia differenziata.
Davanti a un incredulo Calderoli per l’assenza totale della Lega, la maggioranza è andata sotto sull’Autonomia su un emendamento dell’opposizione ma non riconosce l’esito del voto. Il ddl è già un dànno gravissimo per il paese evitiamo che lo sia pure per il funzionamento della democrazia parlamentare. Non accetteremo la dittatura della maggioranza.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
“La maggioranza è stata battuta sul ddl autonomia ma sta cercando di cancellare l’esito del voto. Una forzatura gravissima a cui ci opporremo con forza. I dati parlano chiaro, la votazione si è chiusa in modo regolare con 10 voti a favore e 7 contrari, con l’assenza del gruppo della Lega. La maggioranza la smetta di violare le regole democratiche. E la Lega prenda atto della propria responsabilità politica invece di inquinare la ricostruzione di quanto accaduto” così il deputato democratico, Piero De Luca.
“La destra è appena finita in minoranza sul voto all’emendamento 1.19 a prima firma Auriemma al ddl sull’autonomia differenziata. Il presidente ha sospeso i lavori. Indovinate quale partito era assente? La Lega. Il tutto sotto gli occhi increduli del Ministro Calderoli!” Così il responsabile sud del Pd, Marco Sarracino al termine della votazione dell’emendamento che è passato per 10 voti a 7. “Non accetteremo che questo voto venga stravolto dal presidente Pagano”.
“La maggioranza è stata battuta in commissione affari costituzionali sul ddl autonomia ma il presidente Pagano non sta riconoscendo l’esito del voto”. Lo rende noto la capogruppo democratica in commissione,
Simona Bonafè. “Siamo davanti a un fatto di una gravità inaudita, è incredibile che dopo le continue forzature sull’esame in commissione, la maggioranza voglia adesso piegare l’esito di una votazione molto chiara. Non accetteremo questo tentativo di stravolgere l’esito di un voto così netto”.
“Il diritto alla salute è sancito dalla Costituzione come fondamentale e universale, ma è messo sotto attacco dalla mancanza di finanziamenti. Non è l’opposizione a dirlo, ma Fondazione Gimbe, ordini professionali, operatori sanitari, associazioni, esperti del settore e le stesse Regioni. La spesa sanitaria rispetto al PIL per il 2024 è pari al 6,4% e in fase decrescente nel triennio successivo 6,3% nel 2025 e nel 2026 per poi assestarsi al 6,2% nel 2027. Sono di dati del DEF del governo a dimostrarlo. Dati che ci portano agli ultimi posti in Europa in rapporto al PIL e per spesa procapite. Una vergogna che peserà sui più fragili e sulle famiglie in difficoltà. In Italia, già oggi milioni di persone devono fare i conti ogni giorno con liste di attesa infinite, con la difficoltà di accedere ai medici di famiglia e ai pediatri di libera scelta, costretti a spostarsi da una regione all'altra per accedere ad una minima prestazione. Milioni di persone devono ricorrere alla sanità privata come unica scelta. Per questo avevamo chiesto priorità di calendarizzazione alla proposta di legge Schlein, al fine di portare gradualmente il finanziamento del Sistema Sanitario Nazionale al 7,5% del PIL, sbloccare il vincolo assunzionale ed eliminare i tempi infiniti per le liste di attesa. Oggi la Pdl è stata incardinata in commissione Affari Sociali, associando anche le proposte presentate da regioni governate da destra e da sinistra, a dimostrazione che la richiesta di finanziare il SSN è trasversale. Ora la maggioranza dimostri di avere a cuore il diritto alla salute e la sanità pubblica, votando assieme a noi la legge”. Così in una nota Marco Furfaro, capogruppo in commissione Affari Sociali e componente della segreteria PD.