31/03/2026 - 20:26

“Questo decreto nasce con l’ambizione di affrontare il caro energia, ma quell’ambizione è rimasta tale. Il provvedimento che arriva oggi in Aula è debole, tardivo e insufficiente: debole perché non introduce interventi strutturali, tardivo perché arriva dopo mesi ed è già superato dalla dinamica dei prezzi internazionali, insufficiente perché non interviene sulle cause del problema ma solo a valle, rincorrendolo senza risolverlo”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Pd Vinicio Peluffo, vicepresidente della commissione Attività produttive, annunciando il voto contrario del Gruppo del Partito Democratico al decreto bollette.

“Il contributo di 115 euro per il 2026 ai beneficiari del bonus sociale – ha aggiunto l’esponente dem - non è in grado di incidere sulla realtà delle bollette. È già stato eroso dall’aumento dei prezzi e resta una misura una tantum, senza alcun rafforzamento strutturale del sistema di protezione. Il nodo centrale, è il meccanismo di formazione del prezzo dell’energia: oggi il prezzo dell’elettricità è determinato dal gas, trasferendo il costo della fonte più cara a tutte le altre, anche alle rinnovabili. Senza intervenire su questo meccanismo, non si riduce il costo dell’energia. E questo decreto non lo fa. Il risultato evidente: l’Italia continua a pagare l’energia molto più degli altri Paesi europei, con un differenziale significativo rispetto a Germania, Spagna e Francia. Un divario strutturale che pesa su famiglie e imprese. Inoltre, l’articolo 6 del provvedimento è una norma complessa che non modifica il meccanismo dei prezzi, non elimina le rendite e introduce distorsioni, con il rischio di incompatibilità con il diritto europeo sugli aiuti di Stato”.

“Questo decreto – conclude Peluffo – è una scelta politica: mantenere il gas al centro del sistema e non affrontare le cause strutturali. Anche la proroga delle centrali a carbone va nella direzione opposta alla transizione energetica, aumentando l’incertezza e indebolendo la credibilità del Paese. Le rinnovabili sono l’unica leva strutturale per ridurre i costi. Abbiamo presentato proposte concrete, dal disaccoppiamento dei prezzi ai contratti per differenza, tutte respinte dal governo. Per questo il nostro voto è convintamente contrario: questo decreto è un’occasione mancata per famiglie, imprese e per il futuro energetico del Paese”.

 

31/03/2026 - 19:31

“Il decreto Bollette è l’emblema del totale fallimento del governo Meloni sia sul piano nazionale che su quello internazionale. Ad una crisi energetica devastante per famiglie ed imprese, la destra ha tragicamente risposto con misure spot i cui effetti si sono esauriti i pochi giorni E senza alcun intervento strutturale capace di calmierare i prezzi o aumentare la capacità di produzione energetica del Paese. Sul piano internazionale, l’Italia è ormai allo sbando, isolata e sconfessata dall’Europa che rilancia il Green Deal e gli Ets, e succube delle continue minacce di Trump, che continua a speculare sulla guerra.
Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente, durante l'esame del decreto Bollette.

31/03/2026 - 19:00

Il decreto bollette non risolve il caro energia che colpisce famiglie e imprese. Con la benzina che resta alle stelle e Meloni già costretta a annunciare un nuovo provvedimento per fronteggiare gli effetti della guerra di Trump.

Il Partito Democratico chiede subito interventi strutturali per sostenere la transizione verde e ridurre la nostra dipendenza dal gas.

Lo dichiara Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

 

31/03/2026 - 18:12

“Di male in peggio. Non curante dello sbaglio fatto con il primo decreto bollette qualche settimana fa, oggi il governo ha posto la fiducia su un nuovo decreto che di fatto non dà alcuna risposta concreta al caro energia. E ora, l’esecutivo annuncia un nuovo, ulteriore provvedimento che di fatto rende inutile la discussione che si sta facendo in Aula. Dopo le presentazioni in pompa magna alla vigilia del referendum, il governo allo sbando fa una clamorosa retromarcia che annuncia l’ennesimo fallimento nei confronti degli italiani”. Lo dichiara in una nota il deputato e capogruppo PD in Commissione Attività produttive, Alberto Pandolfo.

31/03/2026 - 17:38

“Leggo con un certo sconcerto che un emendamento della maggioranza al decreto Pnrr innalzerebbe lo stipendio del presidente della Covip, Mario Pepe. Fino a centomila euro in più. Già avevamo sollevato con diverse interrogazioni dubbi sui requisiti del presidente per un ruolo così delicato. Ora arriviamo al paradosso che quelli che hanno detto No al salario minimo concedono il salario massimo a un ex parlamentare del centrodestra, nominato nonostante le claudicanti competenze per un incarico così delicato. Ritirino quell’emendamento”.

 

Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.

 

31/03/2026 - 14:42

“In questo momento di grande difficoltà del governo Meloni, ci sono due approcci possibili a questo decreto bollette: uno è l'esercizio dell'uso della polemica fine a sé stessa, l'altro l'esercizio della responsabilità dove l'esecutivo sonnecchia davanti al caro energia per le famiglie e le imprese italiane. Se il decreto era già debole e inefficace nella sua prima stesura, rimane incomprensibilmente inconcludente oggi nel testo su cui il governo pone la fiducia ammettendo la sua incapacità di dare risposte concrete sul costo dell'energia e la traumatica confusione tra ciò che dice e ciò che fa”. Lo dichiara la deputata PD, Paola De Micheli annunciando il voto contrario alla fiducia posta dal governo sul Dl Bollette.
“Il differenziale sul costo dell'energia tra l'Italia e i partner europei – sottolinea la parlamentare dem - porta a una minore competitività delle imprese italiane e a una riduzione traumatica del potere d'acquisto delle famiglie. Il governo non ha prodotto alcuna riforma strutturale per far fronte anche alle fasi di shock energetico ma ha semplicemente spostato risorse già esistenti e altri oneri nelle bollette, dimostrandosi subalterno ad altri interessi. La proroga voluta dall'esecutivo fino al 2038 per l'utilizzo del carbone dimostra, ancora una volta in più, l'assenza di pensare al futuro sapendo poi, che tale uso non ridurrà i costi dell'energia”. “Un governo che vive completamente fuori dalla realtà che vivono i cittadini italiani e che è cieco davanti alle strade alternative per avviare un nuovo piano industriale dell'energia”, conclude De Micheli.

30/03/2026 - 16:45

“Il Governo promette, ma poi in corso d’opera si rimangia la parola. Nel frattempo gli imprenditori hanno investito, si sono indebitati e oggi pagano il prezzo di scelte incerte e incoerenti: è il minimo che si arrabbino”. così Toni Ricciardi, Vicepresidente del Gruppo PD alla Camera commenta le critiche che Confindustria sta facendo al governo per aver cambiato le regole in corsa su Transizione 5.0.
“Da quattro anni – prosegue Ricciardi - denunciamo come il Governo guidato da Giorgia Meloni non si stia occupando dell’economia reale, della vita concreta delle persone e delle difficoltà quotidiane di famiglie e imprese. Oggi ci troviamo alla vigilia di una crisi energetica probabilmente senza precedenti, con scenari che richiederebbero interventi immediati, seri e condivisi. In questo contesto, stupisce e preoccupa che la priorità dell’esecutivo sia la legge elettorale. Il Paese ha bisogno di risposte su lavoro, energia e crescita, non di operazioni politiche che appaiono distanti dai problemi reali degli italiani peraltro costruite contro le opposizioni”.

 

30/03/2026 - 16:40

"Le modifiche del governo Meloni al Decreto fiscale su Transizione 5.0 rappresentano un segnale gravissimo: intervenire in modo retroattivo su investimenti già effettuati significa minare la certezza del diritto e rompere il patto di fiducia tra imprese e istituzioni. Non solo il governo non dà risposte concrete alla crisi di alcuni settori manifatturieri, ma continua a cambiare le regole a partita in corso, scaricando sulle aziende il costo dell’incertezza". Lo dichiara la vicepresidente vicaria dei deputati Pd Simona Bonafè.

"A questo - conclude Bonafè - si aggiunge l’interpretazione restrittiva dell’Agenzia delle Entrate sul credito d’imposta per ricerca e sviluppo, che ha già colpito duramente molte imprese, soprattutto piccole e medie. Così si aggrava una crisi profonda e strutturale: servono invece regole chiare, stabili e non retroattive per sostenere investimenti in innovazione, sostenibilità e digitalizzazione e difendere la competitività del Made in Italy

 

28/03/2026 - 17:35

'Scelta miope che colpisce investimenti, innovazione e competitività. PMI e filiere strategiche le più penalizzate'.

"Con il decreto fiscale il governo compie un errore grave e strategico: riduce il credito d'imposta legato a Transizione 5.0 proprio nel momento in cui le imprese italiane avrebbero più bisogno di certezze e di strumenti forti per investire in innovazione, digitalizzazione ed efficienza energetica". Lo dichiara Vinicio Peluffo, deputato del Pd e vicepresidente della commissione Attività produttive.

"Transizione 5.0 - sottolinea l’esponente dem - non è una misura qualsiasi: è il principale strumento per accompagnare le imprese nella doppia transizione, digitale ed energetica, rafforzando la competitività del nostro sistema industriale rispetto ai Paesi europei, che invece stanno investendo con maggiore decisione su politiche industriali attive. Tagliare queste risorse significa colpire soprattutto le PMI, che hanno meno capacità finanziaria per sostenere autonomamente gli investimenti, e indebolire le filiere strategiche rallentando gli obiettivi di decarbonizzazione”.

"Non siamo i soli a dirlo: Confindustria denuncia che questa scelta mina profondamente la fiducia delle imprese nei confronti delle istituzioni, tradisce le rassicurazioni date a novembre dai ministri Giorgetti, Foti e Urso sulle cosiddette imprese 'esodate' del 5.0, e chiede al governo di ripristinare gli impegni presi prima di procedere a qualsiasi nuova misura. Siamo della stessa opinione. Il governo faccia un passo indietro e ripristini integralmente il credito d'imposta Transizione 5.0: l'Italia non può permettersi di rallentare proprio adesso, quando in gioco c'è la nostra capacità di competere, innovare e creare lavoro di qualità", conclude Peluffo.

 

28/03/2026 - 11:00

“Il decreto bollette è intempestivo, senza risorse adeguate e soprattutto senza affrontare il vero problema di famiglie e imprese: il costo dell’energia. Parliamo di un provvedimento che è arrivato prima dell’escalation del conflitto in Medio Oriente ma che già allora risultava insufficiente e fuori tempo. Oggi appare ancora più inadeguato rispetto alla situazione reale”. Lo dichiara Alberto Pandolfo, deputato del Partito Democratico e capogruppo in commissione Attività produttive.

“Ci saremmo aspettati – prosegue l’esponente dem – un intervento strutturale capace di incidere davvero sulle bollette, con un investimento significativo sulle energie rinnovabili, che rappresentano la vera chiave per abbassare i costi e garantire sicurezza energetica. Al contrario, questo decreto non interviene su quel fronte e il governo continua a non agire, rischiando di alimentare nuove dipendenze dal gas invece di puntare sulla transizione”.

“Si tratta – conclude Pandolfo - di una scelta politica precisa: sulle rinnovabili il governo Meloni ha girato la testa dall’altra parte, evitando di assumere posizioni chiare anche sul piano internazionale e creando nuove dipendenze. L’Italia dovrebbe invece puntare con decisione su autonomia e indipendenza energetica, come hanno fatto altri Paesi europei. La Spagna, ad esempio, ha investito da tempo sulle rinnovabili e oggi raccoglie risultati concreti in termini di risparmio”.

 

28/03/2026 - 10:20

Abbiamo trasformato il diritto alla cura in un bonus contro la povertà.

“Il disegno di legge sui caregiver proposto dalla ministra Locatelli non solo è insufficiente, ma culturalmente sbagliato. Parliamo di circa 7 milioni di persone, soprattutto donne, per lo più in età lavorativa, che non tanto per scelta, ma per necessità rinunciano anche al lavoro per un carico di cura insostenibile. Una situazione aggravata dalla mancanza di servizi: mancano i servizi di residenzialità, l'assistenza domiciliare integrata, i centri diurni, che oggi danno risposta a una percentuale risibile degli over 65. L'Italia copre infatti con i servizi di residenzialità solo il 3% degli over 65, in un paese che ne conta circa 15 milioni, di cui 4 gravemente non autosufficienti". Così la deputata Ilenia Malavasi, capogruppo Pd in commissione Affari Sociali.

"La legge – aggiunge Malavasi - individua quattro categorie di caregiver suddivise unicamente in base alle ore di assistenza, una scelta infelice che sminuisce il ruolo di chi si prende cura di una persona dal punto di vista umano, relazionale, nelle piccole necessità quotidiane, un ruolo che fa la differenza nella vita di milioni di anziani,  disabili e fragili. E riconosce un contributo economico solo a chi è convivente e ha un carico di cura di almeno 91 ore settimanali: meno di un euro all'ora. Abbiamo trasformato il diritto alla cura in un bonus contro la povertà. Il Pd chiede una legge universale, equa e strutturale. Una legge che dia piena dignità a tutti i caregiver, anche non conviventi e anche a chi non ha rapporti di consanguineità con la persona assistita. Non possiamo obbligare le persone a convivere con chi ha necessità, soprattutto oggi con una società molto frammentata, che registra circa il 30% di persone che nelle grandi città vive da solo. Il discrimine deve essere il carico di cura, non la residenza anagrafica. Si tratta di una visione anacronistica e non rispondente alla realtà e al bisogno delle nostre comunità".

“Queste – conclude Malavasi - sono le misure che consideriamo indispensabili: informazione, servizi di sollievo e sostegno, supporto psicologico, percorsi di formazione, flessibilità lavorativa, smart working e, punto del tutto assente nella proposta Locatelli, il riconoscimento dei contributi previdenziali e pensioni anticipate. Per tutti i caregiver, nessuno escluso, con tutele crescenti in base al carico assistenziale. Abbiamo bisogno che le donne possano continuare a lavorare. Senza contributi figurativi, le donne che oggi si prendono cura di un familiare diventeranno le anziane povere di domani, continuando a essere l'anello più debole anche all'interno del nucleo familiare. La cura non può essere un fatto privato, da risolvere tra le mure domestiche, ma richiede un sistema di welfare con servizi all'altezza di questo momento storico. Le poche risorse previste dalla legge vengono peraltro sottratte da fondi già dedicati alla disabilità e alla non autosufficienza, e vengono destinate a una platea molto ristretta, creando ulteriori discriminazioni in un mondo che chiede semplicemente dignità".

 

28/03/2026 - 10:00

La sicurezza si costruisce investendo sulle forze dell'ordine e sulla prevenzione, non con il panpenalismo.

"Non riusciamo più nemmeno a tenere il conto di quanti interventi hanno fatto sul tema della sicurezza. E tra l'altro sono tutti interventi che non hanno raggiunto nessun obiettivo, anche perché in questi anni i reati sono aumentati, soprattutto quelli predatori e quelli violenti verso le persone. La percezione di insicurezza sta crescendo in maniera significativa. Dicono di essere i grandi difensori della sicurezza e gli amici delle forze dell'ordine e poi fanno esattamente il contrario. Il Pd sta recuperando terreno su questo tema, mettendo ogni giorno il governo di fronte alle proprie responsabilità. E i cittadini, ultimamente, stanno facendo esattamente la stessa cosa". Così il deputato Matteo Mauri, responsabile Sicurezza del Partito Democratico.

“Il governo – sottolinea l’esponente dem - ha cercato sistematicamente capri espiatori invece di affrontare il problema: un giorno è colpa dei sindaci del Pd, un altro dei governi precedenti, poi sono diventati responsabili i magistrati. Gli elettori hanno già rimandato al mittente questa accusa con il referendum, e spero che riusciremo a fare lo stesso con questo decreto, che continua a contenere le solite ricette che non funzionano: panpenalismo, aumento delle pene, nuovi reati. Cose che hanno dimostrato sul campo di non funzionare, ma su cui continuano a insistere probabilmente perché non hanno niente di meglio da dire".

"La sicurezza – conclude Mauri - si costruisce su due pilastri: la repressione del crimine e la prevenzione. Questo governo riesce nell'impresa straordinaria di non fare niente o di peggiorare la situazione su entrambi i fronti. Non mette risorse per aumentare il personale delle forze dell'ordine, che è sotto organico, e per migliorare le condizioni di vita di chi lavora per la nostra sicurezza. E dall'altra parte ha tagliato in maniera significativa le risorse ai comuni sulla spesa corrente, cioè quei soldi che servono per fare politiche sociali e di comunità, che sono la vera prevenzione".

 

27/03/2026 - 15:08

“Trasformare il Dl Bollette nell’ennesimo provvedimento a favore delle fonti fossili è una scelta che non condividiamo e che produrrà effetti negativi per il sistema Paese. La proroga dell’uscita dal carbone va nella direzione opposta rispetto a quanto serve oggi: ridurre i costi dell’energia, rafforzare l’indipendenza energetica e accelerare con decisione sulla transizione ecologica. Insistere su impianti superati significa esporre cittadini e imprese a costi più alti e rallentare lo sviluppo di un modello energetico più sostenibile e competitivo.
Occorre cambiare rotta: puntare su rinnovabili, innovazione e semplificazioni, evitando scelte che guardano al passato invece che al futuro”. Così Marco Simiani capogruppo Pd in commissione e ambiente della camera.

26/03/2026 - 13:42

“Basta inerzia. Mentre negli Stati Uniti le corti iniziano a chiamare per nome le responsabilità delle grandi piattaforme digitali come Google (YouTube) e Meta, (Instagram) nella dipendenza dai social media, in Italia il Governo continua a voltarsi dall’altra parte. È inaccettabile che non si colga nemmeno l’opportunità concreta offerta dal lavoro parlamentare già avviato, a partire dall’emendamento Malpezzi nel DL Sicurezza in discussione al Senato. Sarebbe un atto di responsabilità verso milioni di giovani e famiglie”.

Lo dichiara il deputato PD, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera.

“I dati - aggiunge - parlano chiaro. Oltre il 62% dei ragazzi tra gli 11 e i 13 anni possiede un account social, spesso creato aggirando le regole; un terzo dei bambini tra i 6 e i 10 anni usa quotidianamente lo smartphone; solo il 30% delle famiglie utilizza strumenti di parental control. Non è più un fenomeno marginale, ma una vera emergenza educativa, sociale ed economica. Le più recenti direttive europee indicano con chiarezza la strada: trasparenza, stop alle pratiche commerciali ingannevoli e predatorie, tutela rafforzata dei minori e principio di ‘protezione per impostazione predefinita’. Non recepirle pienamente significa lasciare i nostri ragazzi esposti a dinamiche assimilabili, in molti casi, a forme di dipendenza e di gioco d’azzardo mascherato. Per questo ho anche presentato alla Camera un disegno di legge specifico, in virtù della mia attività parlamentare sul gioco d'azzardo e riprendendo le scelte fatte dal governo Sanchez, che punta a rafforzare gli strumenti di tutela dei minori nell’ecosistema digitale e a responsabilizzare concretamente le piattaforme. Il governo smetta di nascondersi. Servono scelte chiare e immediate. La salute e il futuro dei nostri giovani - conclude - non possono più aspettare”.

25/03/2026 - 15:59

“Il parere favorevole della commissione Ambiente al DL 19/2026 è un atto di cinismo istituzionale. In un colpo solo si avvelenano i campi, si blindano bonifiche opache, si zittiscono i Sindaci e si affossa l'economia circolare. Non è semplificazione, è Far West normativo”.

Così la deputata e i deputati democratici, Francesca Viggiano, Marco Simiani e Augusto Curti, commentando il via libera della commissione Ambiente a un pacchetto di norme che “rappresenta il più grave arretramento ambientale degli ultimi decenni: dietro la maschera dell'efficienza per il Pnrr, si nasconde un'operazione di smantellamento dei presidi di sicurezza che tutelano i cittadini e il territorio. Il decreto compie un artificio giuridico pericoloso: le soglie di contaminazione per i terreni agricoli non dipenderanno più dall'uso reale del suolo, ma da un timbro sulla carta urbanistica”.

Secondo i deputati democratici “ci troviamo davanti a una follia che ignora sentenze del Consiglio di Stato e del Tar. Un terreno coltivato, se non formalmente registrato come agricolo, potrà contenere veleni oltre i limiti di sicurezza: stanno mettendo a rischio la filiera alimentare italiana”.

Con la modifica all'Art. 242 del Codice dell'Ambiente, i permessi per le bonifiche diventano “assegni in bianco”. Una volta ottenuti, restano validi per anni senza monitoraggi automatici o obblighi di revisione, nonostante i veleni nel sottosuolo si muovano e cambino.

Viggiano, Simiani e Curti sostengono che “la maggioranza ha scelto il silenzio-assenso sulla sicurezza dei siti inquinati. Così si cristallizzano autorizzazioni che diventano inadeguate nel tempo. Il comma 3 è il colpo di grazia alla prevenzione sanitaria locale. Esentare le industrie con autorizzazione ambientale dalla classificazione di ‘insalubri’ significa togliere ai Sindaci il potere di imporre distanze minime o misure di tutela per la popolazione. L’Aia certifica la tecnologia, non la salute delle persone. Confondere i due piani è un errore tecnico grossolano o, peggio, un favore consapevole alle grandi lobby industriali. Il sindaco - concludono - massima autorità sanitaria locale, viene ridotto a uno spettatore muto mentre le fabbriche operano a ridosso delle case”.

 

Pagine