“Non c’è nulla di più paradossale, per questo Governo, che venire oggi qui a chiedere la fiducia su un provvedimento come questo dopo tre anni di poche idee, ben confuse. Questo decreto non cambia assolutamente nulla in questo quadro drammatico. È una scatola vuota: zero per i lavoratori, zero per le bonifiche e la tutela della salute, zero per la sicurezza e la manutenzione, zero per la diversificazione dell’economia del territorio. Come a dire: ‘c’è l’acciaio e tanto basta. Transizione o no, di questo dovete vivere o, ahi noi, morire’. C’è un’unica soluzione, e lo sa benissimo anche la maggioranza, per risolvere la questione: accompagnare direttamente, attraverso le articolazioni dello Stato e con soldi pubblici, il processo di transizione dell’ex Ilva. O è lo Stato ad assicurare il diritto alla salute e la tutela dell’ambiente oppure nessuno saprà dare le stesse garanzie. Solo dopo, quando avremo una fabbrica in grado di produrre in modo ambientalmente ed economicamente sostenibile, si potrà parlare di cessione. Non prima”.
Così il capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del Gruppo sulla fiducia al decreto ex Ilva.
“Il governo Meloni continua a ignorare i veri bisogni del Paese. In sanità e ricerca non accade nulla: zero risorse aggiuntive, solo operazioni contabili per creare l’illusione di nuovi fondi. Ma la realtà è che il Servizio sanitario nazionale è vicino al collasso”. Così Gian Antonio Girelli, deputato Pd e componente della Commissione Affari Sociali all’ìndomani dell’approvazione definitiva del cosiddetto “Decreto Università”.
“La scelta del governo – prosegue l’esponente dem - è chiara: non rilanciare la ricerca e non affrontare in modo strutturale le emergenze sanitarie. Eppure avremmo dovuto imparare dalla pandemia e prepararci ad affrontare nuove sfide, come le malattie rare. Investire in ricerca significa prevenire, migliorare le diagnosi e ridurre i costi futuri. Ma il governo preferisce alimentare la propaganda, mentre nei fatti destina risorse altrove, seguendo logiche clientelari e non strategiche. «Il pericolo è concreto: la sanità pubblica rischia di essere garantita solo a chi può permettersela. Si va verso un sistema sanitario a tre velocità, con cittadini di serie A, B e C, dove la qualità delle cure dipende dal reddito e dal territorio. È un modello da respingere con forza”.
“Il Partito Democratico – conclude Girelli - continuerà a esercitare un controllo rigoroso, ma anche a proporre soluzioni. Serve separare la prevenzione dalla spesa corrente, lavorare con l’Europa per modificare il Patto di stabilità e reinvestire nella sanità di prossimità: educazione, diagnosi precoce, presa in carico. Serve un cambio di mentalità e visione. Questo governo non è in grado di farlo: spetta ai cittadini scegliere un’altra direzione”.
“Manca un mese alla ripresa dell’anno scolastico ma le criticità restano tutte irrisolte”. È quanto dichiara Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura alla Camera, commentando l’approvazione del cosiddetto “decreto Università”.
“Il testo approvato definitivamente ieri alla Camera – spiega l’esponente dem – è un mosaico disorganico: tante piccole misure, nessuna risposta ai nodi strutturali del sistema scolastico e universitario. Non si recuperano i tagli della legge di bilancio, non si affrontano temi strutturali relativi a ricerca e università. Denunciamo l’assenza di una visione di lungo periodo, in particolare per il sistema universitario: il governo continua a ignorare la questione del precariato nella ricerca. Anzi, l’ emendamento Occhiuto, approvato al Senato poche settimane fa, ha indebolito le tutele per i ricercatori, contravvenendo agli impegni del PNRR e aprendo a nuove forme di precarizzazione”.
“Non è solo un problema di risorse – conclude Manzi – ma di strategia. La maggioranza ha appena scoperto l’emergenza del precariato al CNR, ma è stato il Partito Democratico, insieme ad altre forze d’opposizione, a stanziare fondi in legge di bilancio per avviare la stabilizzazione personale precario. Dal governo, invece, nessun piano, nessuna prospettiva oltre il 2026, anno di scadenza del Pnrr. Servono investimenti strutturali, non misure spot. La qualità della scuola e della ricerca devono essere una priorità nazionale, non un tema secondario da affrontare a colpi di decreti tampone”.
“Per sedere al tavolo dei Grandi del mondo occorre autonomia strategica nell’ecosistema dell’IA. Esistono oggi due soli attori globali, Usa e Cina. L’Unione europea deve scegliere il suo destino, puntare all’autonomia o divenire colonia di uno degli imperi. Strategia comune e investimenti senza precedenti sono la condizione perché l’Ue eviti un futuro da spettatore. Il governo Meloni, anche in questo campo, mostra assenza di visione e coraggio: il DDL sull’intelligenza artificiale è una gigantesca occasione mancata, un provvedimento a invarianza finanziaria, che non mette risorse e anzi complica la gestione di questa innovazione”, ha dichiarato Anna Ascani, deputata Pd e vicepresidente della Camera, intervenendo questa mattina a Montecitorio alla conferenza stampa di presentazione del libro “Il secolo dell’IA - capire l’intelligenza artificiale, decidere il futuro” di Lorenzo Basso, senatore Pd, e Marco Bani, Responsabile Affari Istituzionali del Gruppo Pd al Senato, edito da il Mulino.
Gli autori nel corso dell’iniziativa hanno evidenziato le motivazioni che hanno spinto alla pubblicazione del volume. Lorenzo Basso, Vicepresidente 8ª Commissione del Senato, ha spiegato che “l’IA non è neutra: riflette le scelte di chi la progetta e gli interessi di chi la controlla. Solo una società informata può pretendere regole giuste, efficaci, capaci di anticipare il futuro. Capire il funzionamento dell’IA è essenziale per governarne l’impatto invece di subirlo passivamente nella nostra vita”. Mentre Marco Bani, Responsabile Affari Istituzionali, gruppo PD Senato, ha concluso evidenziando il perché di un testo non specialistico ma divulgativo: “L’intelligenza artificiale non è un tema per addetti ai lavori: è già parte della nostra quotidianità. Questo libro nasce per offrire strumenti semplici ma solidi a chi vuole capire, partecipare e non delegare. Perché oggi, pensare criticamente la tecnologia è un gesto politico”.
“Questo ennesimo decreto legge è un mosaico di micro misure relative a Università e scuola, senza un disegno organico né risposte strutturali ai bisogni del sistema formativo italiano”. Lo ha detto in Aula alla Camera Irene Manzi, capogruppo Pd in commissione Cultura, annunciando in il voto contrario del Gruppo del Partito Democratico.
“Il provvedimento – ha proseguito l’esponente dem – contiene interventi condivisibili, come l’estensione della copertura INAIL o la tutela dei laureati in Scienze dell’educazione, ma restano misure isolate. Ancora una volta si spostano risorse già stanziate, senza investimenti aggiuntivi. Un gioco delle tre carte ai danni della ricerca e dell’istruzione. A fronte di un’emergenza crescente nel diritto allo studio, con migliaia di giovani che rinunciano all’università per motivi economici, il governo non dà risposte. I fondi per gli enti di ricerca sono in realtà il risultato di risorse spostate da un capitolo all’altro, le università statali sono in sofferenza, i precari della ricerca restano senza tutele”.
“Preoccupa – ha concluso Manzi - anche l’attacco all’autonomia della scuola e della didattica, come dimostrano i blitz in commissione Cultura su temi delicati come il consenso informato delle famiglie rispetto ad attività legate alla sessualità. Non abbiamo la forza dei numeri per impedirvi queste scelte. Abbiamo però la forza per opporci come continueremo a fare. Nel Paese, nelle piazze, nelle aule parlamentari. Nel confronto quotidiano. Per continuare a dire che tutto questo non è e non sarà mai a nostro nome”.
Berruto: Governo si attivi perché Israele sia fuori da competizioni sportive internazionali
“Questo decreto non parla di sport, ma solo del modo del governo di esercitarvi il potere”. Lo ha dichiarato in Aula Mauro Berruto, responsabile nazionale Sport del Partito Democratico e deputato alla Camera, durante la dichiarazione di voto sul DL Sport.
Berruto ha denunciato i gravi problemi di governance che affliggono il sistema sportivo italiano: “Non stiamo con chi rapacemente usa lo sport per occupare spazi di potere, incarichi, consulenze, poltrone”, né “con i micro-poteri che da decenni dominano molte federazioni sportive”, dove le dinamiche di voto sono condizionate “dal meccanismo medievale della raccolta delle deleghe, come in Corea del Nord!” sottolineato Berruto ricordando che questa espressione è stata coniata dal vicepresidente di Fdi della Camera Rampelli durante il suo braccio di ferro con il suo ‘alleato’ Barelli per subentrare alla guida della Federnuoto.
Berruto criticato duramente anche il “poltronificio”: “Non stiamo con enti di promozione sportiva diventati organi di partito, né con enti pubblici usati come centri di collocamento per amici”, ha detto. Al centro dell’intervento anche i diritti delle donne: “Le donne continuano a essere escluse dai ruoli apicali, mentre sul campo continuano a emozionarci e vincere, ma poi guarda un po’, non vanno bene per guidare una federazione o il Coni. E non vanno bene se nel corso della loro carriera si fermano per una gravidanza e perdono ogni status di lavoratrici. Servono regole e il rispetto dei diritti – ha detto rivolgendosi al Ministro Abodi - non solo solidarietà”.
Berruto ha anche ricordato il caso del professor Umberto Lago, inizialmente proposto come presidente dell’organo indipendente di controllo dei bilanci sportivi, poi sostituito con “il capo di gabinetto di Abodi”, che “ha incassato il voto di Claudio Lotito, proprietario di uno dei club da controllare”. Un esempio di “conflitto d’interesse che diventa apologia di interesse”.
Infine, una ferma presa di posizione sulla situazione a Gaza: “Anche lo sport giochi il suo ruolo per fermare l’olocausto di Gaza” ha detto Berruto, chiedendo che “il Governo e le autorità sportive italiane chiedano a CIO, FIFA e UEFA che lo stato di Israele, per responsabilità politica e morale di Benjamin Netanyahu, sia sospeso da tutte le competizioni sportive internazionali”.
“Voteremo contro questo decreto – ha concluso Berruto– perché pensiamo che uno sport democratico non sia un’utopia, ma semplicemente la battaglia che ci compete e che vale la pena combattere”.
“Il decreto sport discusso oggi in Aula in realtà, con lo sport ha poco a che fare. È meglio definirlo per ciò che è: una rappresentazione plastica della voracità insaziabile di questo Governo rispetto all’occupazione di poltrone, spazi, potere nel mondo dello sport”. Lo dichiara il deputato Pd Mauro Berruto, responsabile per le politiche sportive del Partito Democratico, sul dl Sport.
“Ne sono esempi lampanti – sottolinea l'esponente dem - l’aumento dei componenti nella governance della fondazione Milano-Cortina arrivato nottetempo, l’America’s Cup ma senza la rappresentanza della Regione Campania e l’attacco frontale alle ATP finals che metteva a rischio l’assegnazione del torneo stesso all’Italia, fortunatamente scampato in base alla possibilità di mantenere l’attuale governance rinunciando al contributo pubblico, insieme alla soglia di 5 milioni al di sotto della quale si manterrà autonomia gestionale a tutele delle federazioni medio-piccole, frutto di un nostro emendamento. E ancora sub-emendamenti dell’ultimo minuto sulle figure di ipotetici commissari, la vergogna del contributo per la doverosa sicurezza dei Giochi Olimpici, stornato però dai risparmi del fondo di rotazione per le vittime di mafia, usura, racket e orfani di femminicidio nonostante tre diverse proposte delle opposizioni per trovare quel denaro da fondi diversi”.
“Tutto in un balletto di interruzioni, rinvii, emendamenti difesi e ritirati al punto di non permettere oggi la conclusione del provvedimento, come doveva essere. Siamo felici delle correzioni che siamo riusciti ad apportare al testo: in particolare quella orientata a promuovere l’equilibrio di genere all’interno delle governance dei grandi eventi sportivi, promossa, difesa e ottenuto grazie a un emendato che ho firmato insieme alla collega Sara Ferrari”, conclude Berruto.
È stata depositata alla Camera dei Deputati una proposta di legge a prima firma della deputata Pd Giovanna Iacono, volta a tutelare, conservare e valorizzare le case natali e gli studi di scrittori, artisti, scienziati e figure di rilievo che hanno contribuito in modo significativo alla storia culturale, artistica e scientifica del nostro Paese. "Con questa proposta - dichiara l'esponente dem - intendiamo salvaguardare un patrimonio prezioso ma spesso trascurato. Non si tratta di semplici edifici, ma di luoghi simbolo della nostra memoria collettiva: spazi che raccontano la vita, le opere, l’attività e il pensiero di chi ha arricchito la nostra identità culturale". Il testo prevede il censimento e la tutela formale di questi immobili, l’istituzione di un Registro Nazionale delle case natali e degli studi, interventi di restauro e di musealizzazione, nonché l’attivazione di percorsi didattici, turistici e culturali che ne favoriscano la fruizione da parte della collettività. È inoltre istituito un Fondo Nazionale da 5 milioni di euro l’anno per garantire interventi di manutenzione, promozione e valorizzazione.
"Investire nella conservazione e nella valorizzazione di questi luoghi significa generare ricadute positive sul turismo culturale, sull’economia locale e sulla formazione delle nuove generazioni. La loro tutela e valorizzazione si inserisce in una più ampia strategia di promozione dell’identità culturale e di incentivo alla fruizione consapevole del nostro patrimonio diffuso, anche in coerenza con quanto previsto dal Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio", conclude Iacono.
“Accogliamo con favore l’attenzione che il Governo ha voluto riservare al settore agricolo con il ddl 'Coltivaitalia' e con l’annuncio di nuove risorse destinate alla sovranità alimentare, alla filiera del frumento, al ricambio generazionale e alla digitalizzazione. Tuttavia, ancora una volta si tratta di interventi frammentati e non strutturali, privi di una visione strategica di lungo periodo che servirebbe per accompagnare davvero la transizione ecologica, sostenere la qualità delle produzioni e rafforzare la competitività del nostro sistema agricolo”. Lo dichiara la deputata Pd Antonella Forattini commentando le misure del governo sul settore agricolo definite dall'ultimo Consiglio dei ministri.
“È sul piano europeo – sottolinea l'esponente dem - dove è mancato un segnale politico forte. Mentre la Commissione UE porta avanti l’ipotesi di un fondo unico che rischia di depotenziare la Politica Agricola Comune, non abbiamo registrato alcun impegno concreto da parte del Governo italiano per difendere le prerogative nazionali e garantire risorse stabili e certe ai nostri agricoltori”.
“Serve una strategia coerente che tenga insieme politiche nazionali e azione europea, con l’obiettivo di tutelare il reddito agricolo, promuovere il ricambio generazionale e valorizzare la qualità che contraddistingue il Made in Italy”, conclude Forattini.
“Il voto finale sul decreto Sport è stato rinviato alla prossima settimana per l’assenza dei deputati della maggioranza. È l’ennesima conferma della fragilità del centrodestra in Parlamento, incapace di garantire una gestione ordinata dei lavori d’Aula. La prossima settimana si preannuncia caotica, con ben tre decreti da esaminare in pochi giorni: un record negativo che dimostra l’improvvisazione con cui il Governo Meloni sta portando avanti l’attività legislativa. Una situazione inaccettabile, di cui il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, dovrebbe seriamente interrogarsi perché sta minando la corretta gestione dei lavori parlamentari.
Quanto accaduto oggi al Senato, dove il Codice dello Spettacolo è stato approvato con una manciata di voti, conferma ulteriormente lo stato di tensione e instabilità che attraversa la maggioranza” così una nota del gruppo parlamentare del Pd della Camera.
“L'art. 15 del testo del dl sport approvato oggi in aula trae origine da un mio odg approvato all’unanimità lo scorso anno e volto ad impegnare il governo ad intraprendere iniziative concrete a tutela dei direttori di gara.
Il fenomeno dell’aggressione agli arbitri purtroppo e' in continua crescita in base ai dati dell'osservatorio: 342 casi nella stagione 22/23, 528 nella stagione 23/24 e ben 662 casi nella stagione 24/25 appena conclusa. Circa un terzo dei casi avviene addirittura nei settori giovanili.
Il Pd ritiene che inasprire le sanzioni non basta. Serve avviare anche iniziative rieducative e formative per questi energumeni che aggrediscono gli arbitri.
Per questo siamo soddisfatti per l'odg approvato poco fa che impegna il governo a definire modelli di giustizia riparativa in ambito sportivo, prevedendo l’obbligo, per chi commette atti di violenza fisica o verbale verso arbitri o ufficiali di gara, di partecipare a moduli formativi sul fair play, il rispetto delle regole e l’etica sportiva”. Lo dichiara Anthony Barbagallo, sul Dl Sport.
“Nel dibattito parlamentare e nell’agenda del governo Meloni le aree interne continuano a essere completamente assenti. Nessuna visione, nessun investimento strutturale, nessuna strategia per contrastarne lo spopolamento. È una scelta politica precisa: Giorgia Meloni ha abbandonato questi territori”. Lo dichiara Marco Sarracino, deputato Pd e responsabile nazionale per il Mezzogiorno, intervistato sui social dei deputati dem.
“Per questo – prosegue l’esponente Pd - come Partito Democratico, abbiamo presentato una proposta di legge per proteggere e valorizzare le aree interne, con la prima firma della segretaria Elly Schlein. Riteniamo che la vivibilità di questi territori sia una priorità nazionale. Non accettiamo l’idea, contenuta nel Piano strategico del governo, secondo cui lo spopolamento sarebbe un fenomeno irreversibile: è possibile invertire la rotta”.
“Lo si può fare – conclude Sarracino - sostenendo chi vuole avviare attività imprenditoriali, incentivando lo smart working, investendo in trasporto pubblico locale e sanità di prossimità. Per farlo, proponiamo un piano da 6 miliardi di euro, indicandone con chiarezza la copertura: non un euro in più, ma un euro speso meglio. Togliamo risorse da un’opera inutile e dannosa come il Ponte sullo Stretto e le destiniamo ai bisogni reali delle persone. Dopo tre anni di tagli infrastrutturali e alla decontribuzione per il Sud, il governo continua a voltare le spalle alle aree interne. Noi, invece, le consideriamo la più grande occasione di sviluppo sostenibile, sociale ed economico per tutto il Paese”.
“La scelta della destra di estromettere la Regione Campania e la Città Metropolitana di Napoli dalla governance dell’America’s Cup è semplicemente vergognosa.
Parliamo di due istituzioni fondamentali per la buona riuscita dell’evento, sia sul piano logistico che su quello territoriale.
È evidente che non si tratta di una scelta tecnica, ma esclusivamente politica e discriminatoria. La destra dovrebbe spiegare perché per le Olimpiadi di Milano-Cortina la Regione Lombardia siede nel comitato organizzatore, mentre per l’America’s Cup la Regione Campania viene tenuta fuori. Due pesi e due misure, sempre con lo stesso schema: privilegiare il Nord, punire il Sud. Una decisione miope, avallata dal silenzio dei parlamentari campani eletti con la destra, che non danneggia solo le istituzioni locali ma colpisce Napoli, la Campania e lo stesso spirito dell’America’s Cup. Li aspettiamo in campagna elettorale a raccontare le ragioni di questa scelta” così il deputato democratico Marco Sarracino.
“Escludere la Regione Campania e la Città Metropolitana di Napoli dalla governance dell’America’s Cup rappresenta un atto grave e ingiustificabile. Non si può organizzare un evento di portata mondiale senza coinvolgere le istituzioni che, più di tutte, saranno chiamate a garantire il successo della manifestazione sul territorio”. Lo dichiara il deputato del Partito Democratico Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio.
“Questa non è una scelta tecnica – continua Graziano – ma l’ennesimo atto politico di discriminazione nei confronti del Sud. Perché la Lombardia siede nel comitato organizzatore di Milano-Cortina e la Campania viene esclusa dall’America’s Cup? È evidente: si segue lo schema ormai consolidato della destra, che continua a penalizzare il Mezzogiorno, anche quando si tratta di opportunità internazionali”.
“È sconcertante inoltre – conclude Graziano – il silenzio complice dei parlamentari campani della destra, che accettano senza fiatare una decisione che penalizza la nostra regione e mortifica il ruolo di Napoli. Ma dovranno assumersene la responsabilità davanti ai cittadini, soprattutto in campagna elettorale”
“La scelta della destra di estromettere la Regione Campania e la Città Metropolitana di Napoli dalla governance dell’America’s Cup è semplicemente vergognosa.
Parliamo di due istituzioni fondamentali per la buona riuscita dell’evento, sia sul piano logistico che su quello territoriale.
È evidente che non si tratta di una scelta tecnica, ma esclusivamente politica e discriminatoria. La destra dovrebbe spiegare perché per le Olimpiadi di Milano-Cortina la Regione Lombardia siede nel comitato organizzatore, mentre per l’America’s Cup la Regione Campania viene tenuta fuori. Due pesi e due misure, sempre con lo stesso schema: privilegiare il Nord, punire il Sud. Una decisione miope, avallata dal silenzio dei parlamentari campani eletti con la destra, che non danneggia solo le istituzioni locali ma colpisce Napoli, la Campania e lo stesso spirito dell’America’s Cup. Li aspettiamo in campagna elettorale a raccontare le ragioni di questa scelta” così il deputato democratico Marco Sarracino.