"Oggi alla Camera dei deputati ho partecipato ad un appuntamento molto importante organizzato dalla SIRU (Società Italiana della Riproduzione Umana) nell'anniversario dei 20 anni dall'emanazione della Legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita. La comunità scientifica ha chiesto con determinazione uno sforzo alla politica per ristrutturare l'attuale normativa sulla PMA, che è stata ampiamente superata dalla giurisprudenza e dalle sentenze, e dare risposte concrete alle cittadine e ai cittadini che hanno bisogno di tutela per la salute riproduttiva e nuove possibilità di accesso. Tante, troppe famiglie subiscono discriminazioni a causa delle mancanze delle legge, sui LEA, per le liste di attesa troppo lunghe o i costi esagerati. Siru ha presentato una proposta di legge molto seria, sia dal punto di vista politico che scientifico, che intende raccogliere l’appello degli operatori del settore e delle organizzazioni scientifiche e civiche che da anni chiedono di risolvere le questioni aperte e garantire la giusta attenzione alla salute riproduttiva. Per questi motivi ho annunciato la mia disponibilità ad essere tra i promotori della pdl e produrre tutte le azioni parlamentari in mio potere per non rinviare più una questione che riguarda la salute e le scelte di migliaia di coppie". Così Marco Furfaro, capogruppo in commissione affari sociali del Partito Democratico, a margine del convegno "Oltre la legge 40/2004".
"Ho firmato la proposta di legge per l'uso personale della cannabis di Meglio Legale. E l'ho fatto convintamente. Non per ideologia, ma per mera, semplice logica. Vi spiego il perché in tre semplici punti. Punto primo: le mafie con la cannabis guadagnano 6 miliardi l'anno. Se la legalizziamo, gli togliamo il terreno da sotto i piedi. E in più rendiamo sicuro un prodotto utilizzato da 6 milioni di consumatori che oggi - lasciato al malaffare - spesso sicuro non è. Punto secondo: dove la cannabis è legale, si crea lavoro. Negli Stati Uniti parliamo di centinaia di migliaia di posti. Farlo qui da noi sarebbe un toccasana per l'economia. Garantirebbe lavoro, crescita e sviluppo, soldi per le persone più fragili, per la prevenzione e nella lotta all'abuso di droghe. Punto terzo: il proibizionismo ha fallito. Impiega un numero spropositato di forze dell'ordine dietro piccoli spacciatori (spesso ragazzini o migranti in mano alle mafie), ingolfa tribunali, comporta costi esosi e non ha portato miglioramento alcuno alla lotta alle droghe. Queste sono le ottime ragioni per legalizzare la cannabis. Sono valide, forti, chiare e sinceramente inoppugnabili. E ti portano alla scelta più giusta: firmare per questa legge e portarla avanti". Così in un post su facebook Marco Furfaro. deputato e responsabile iniziative politiche del Partito Democratico, annuncia la firma alla proposta di legge popolare dell'associazione Meglio Legale sull'uso personale di cannabis.
“Da tempo il Pd ha presentato una proposta di legge”
Apprendiamo dalla stampa che il governo starebbe considerando la proposta di legge per dare accesso al servizio sanitario ai cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’Aire. È una notizia che va nella giusta direzione dopo l’impegno che il governo si è preso a dicembre con l’approvazione del mio ordine del giorno, presentato insieme ai Deputati eletti all’estero del Partito Democratico durante la discussione della legge di bilancio. La proposta di legge già c’è e non è solo quella di Fratelli d’Italia, abbiamo infatti da tempo presentato una pdl più strutturata come Partito Democratico che prevede anche l’esenzione dal pagamento del contributo di una serie di categorie prive di reddito all’estero come gli studenti e, inoltre, scagliona il contributo in base al reddito. Si tratta di una necessità ormai troppo urgente per la nostra emigrazione da essere ignorata. Vigileremo quindi che la proposta finale includa le necessarie salvaguardie per chi non produce reddito e che sia una misura equa a proporzionale. Allo stesso tempo, è bene precisare che questo nuovo sistema di accesso alla sanità non può e non deve applicarsi ai residenti nell’Unione Europea e nei paesi EFTA, come la Svizzera, che sono già coperti tramite tessera TEAM. Anche su questo, vigileremo.
Così il deputato Pd Christian Di Sanzo, eletto in Nord e Centro America.
“Siamo allibiti che dopo le tragedie di Brandizzo e Firenze non vi sia ancora una risposta organica e corale da parte del governo. Solo interventi spot e nessun decreto ad hoc che tenga insieme tutti gli elementi che compromettono la sicurezza nei cantieri”. Così la vicepresidente del Pd, la deputata Chiara Gribaudo è intervenuta questa mattina nel corso dell’informativa del ministro del Lavoro sui tragici fatti di Firenze stigmatizzando il grave ritardo con cui il governo ha informato il parlamento. “Non è possibile che sia fatta una richiesta di un'informativa urgente su un tema così drammatico il 16 febbraio e sia concessa oggi, che è il 21 marzo. Su questi temi serve un'attenzione maggiore da parte del governo e un continuo coinvolgimento del Parlamento. All’indomani della tragedia di Firenze – ha sottolineato Gribaudo – ci saremmo aspettati da parte del ministro Calderone e della Presidente del Consiglio una riflessione sulle norme modificate solo un anno fa dal governo per reintrodurre i subappalti a cascata, in nome di quella velocità di regolarizzazione dei lavori che sindacalisti e ispettori presenti sul posto il giorno stesso della tragedia hanno riscontrato sui cantieri. Inoltre- ha aggiunto la democratica - non è stato detto nulla su un aspetto che non è un dettaglio e cioè che quei lavoratori non erano lavoratori qualunque, quei lavoratori erano lavoratori migranti. C'è quindi il lecito sospetto che ci troviamo di fronte all'ennesimo caso di sfruttamento e caporalato. Nel merito delle norme sul lavoro contenute nel dl Pnrr – ha aggiunto Gribaudo - serve un cambio di passo, non sono solo le opposizioni a criticare le modalità con cui è stata introdotta la cosiddetta patente a punti e a chiedere una riflessione aggiuntiva: sono tante le voci che stanno criticando il sistema introdotto che non risolvere i problemi e rischia di ingarbugliare ancora di più il sistema”.
"Anche in questo caso abbiamo assistito ad un abuso e uso improprio dei decreti leggi. Continueremo a sottolinearlo perché le nostre Camere sono ridotte ad un monocameralismo alternato di fatto e siamo di fronte ad un esecutivo che continua ad incentrare i provvedimenti più importanti e significativi riducendo le Camera ad un ruolo di ratifica. Se vogliamo intervenire davvero sull'astensionismo che è il fenomeno più preoccupante di questa crisi della democrazia dovremmo affrontare il tema di una riforma organica degli enti locali e non limitarci ad interventi dettati da interessi di parte e di partito. Non basta 'elezione diretta ma dovremmo necessariamente dare più poteri ai sindaci che conoscono le esigenze dei cittadini e non privarli sempre di più dei loro poteri come sta accadendo con questa maggioranza.
Riteniamo che il numero dei mandati due o tre debba essere uguale per tutti i comuni, non possiamo accettare che ci sia una gerarchia legata al numero degli abitanti. Si sta introducendo una modalità di voto che va ad accentuare il voto di relazione rispetto al voto di opinione, continuando così ad avallare e dare un peso al voto di scambio e di clientela.
Il tema del numero dei mandati andava affrontato con una riforma del testo unico degli enti locali e questo proporremo.
Le riforme vanno fatto in generale e nell'interesse del Paese. Non condividiamo trasformismi né manovre di palazzo. Non condividiamo la politica di questo Governo epensiamo che debbano essere gli elettori a mandarvi a casa". Lo ha detto il deputato del Pd, Virginio Merola, intervenuto in Aula dichiarando il voto contrario del Pd al dl elezioni.
“Nel corso dell’esame del Dl Elezioni, il governo ha respinto gli emendamenti dei deputati Pd eletti all’estero che chiedevano di permettere il voto dal territorio di residenza estera anche ai cittadini italiani iscritti all’Aire che vivono nei Paesi extra Ue. Un fatto grave che crea un vuoto democratico nella formazione del Parlamento europeo visto che alcuni milioni di italiani non potranno esercitare il diritto di voto. Si tratta di una battaglia di civiltà e di democrazia: non si possono cancellare i diritti politici o renderli praticamente non fruibili ai connazionali che vivono all’estero e già esprimono il loro voto per la formazione del Parlamento nazionale. Il Partito Democratico continua a battersi affinché tali diritti vengano salvaguardati adeguatamente”.
Lo dichiarano i deputati del Pd: Christian Di Sanzo, Fabio Porta, Toni Ricciardi, Nicola Carè e il responsabile nazionale Italiani nel Mondo del Pd, Luciano Vecchi.
Restiamo in attesa che ritrovi 1,2 miliardi tagliati alla sanità
“Per Fitto non conta che istituzioni dalla massima autorevolezza come la Corte dei Conti o l’Ufficio Parlamentare di Bilancio abbiano segnalato tagli alla sanità per 1,2 miliardi dopo la rimodulazione del PNRR. E non conta nemmeno quando lo confermano le Regioni, all’unanimità e senza distinzione di colore politico. Per Fitto sono tutte polemiche “inutili e strumentali” perché, come sempre, la ragione deve essere dalla sua parte.”Così Ubaldo Pagano, deputato del Partito Democratico e Capogruppo in Commissione Bilancio a Montecitorio.
“Poco importa se, appena qualche giorno fa, è stato lui stesso a delegare il Ministro Schillaci di verificare l’esistenza di ogv per le opere della misura “Verso un ospedale sicuro”. Talvolta succede, anche agli umani infallibili come Raffaele Fitto, di contraddirsi nel giro di pochissime ore. E quindi gli facciamo una domanda chiara e semplice: se dalla ricognizione dovesse emergere che su buona parte dei progetti, o anche progetti che valgono qualche milione di euro, vi sono già le obbligazioni giuridiche vincolanti, sarebbe disponibile a fare marcia indietro nel corso dell’iter di approvazione del DL PNRR? Nel frattempo restiamo comunque in attesa di capire se e dove intende prendere il miliardo e duecento milioni che mancano all’appello per la sanità.”
“Passo in avanti ottenuto grazie alla perseveranza delle opposizioni e dei comitati e alla scelta del gruppo del Pd di far calendarizzare a inizio legislatura la proposta di legge. Ora si vada avanti con disciplina non sperimentale anche per elezioni politiche e per chi si trova lontano dal comune di residenza non solo per ragioni di studio ma anche di cura o lavoro” così la deputata democratica, Marianna Madia, prima firmataria alla Camera della proposta di legge sul voto dei fuori sede, è intervenuta in aula durante la discussione sul dl enti locali in cui si introduce una prima disciplina sperimentale per votare alle prossime elezioni europee per chi studia lontano dal comune di residenza.
Ministra Calderone, retrocessa a consulente della cabina di regia di Palazzo Chigi
“Troviamo scandaloso che su una materia delicata come la sicurezza nei luoghi di lavoro, in un Paese in cui muoiono tre persone al giorno sui cantieri, si dedichino soltanto tre articoli in uno sgangherato decreto omnibus che serve solo a rafforzare un po’ il potere di Fitto. L’ennesima dimostrazione che di lavoro si occupano altri e non la ministra Calderone, retrocessa a consulente della cabina di regia di Palazzo Chigi”. Così il deputato dem Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“Abbiamo presentato – ha concluso Scotto - 51 emendamenti per chiedere una svolta sull’emergenza morti sul lavoro. Bisogna estendere le regole su salute e sicurezza dei cantieri pubblici anche a quelli privati, occorre una patente a punti vera e non uno strumento aggirabile dai furbetti. La patente a punti va estesa a tutti i settori e non solo all’edilizia. Occorre mettere soldi veri sulla prevenzione e finirla con i condoni mascherati per chi non investe in sicurezza e formazione, garantire parità economica e normativa per chi sta nella catena dei subappalti, assumere più ispettori, chiudere con la stagione della giungla dei contratti pirata e fare esclusivamente riferimento ai contratti comparativamente più rappresentativi nei cantieri. Sono proposte concrete. Il governo non può girarsi dall’altra parte così come ha già fatto con i sindacati nei giorni scorsi. Siamo pronti a collaborare qualora ci siano aperture verificabili. Qualora invece si affronti questo passaggio parlamentare come un fatto ordinario, la nostra opposizione sarà durissima”.
“Ieri con tutta fretta il Ministro Ciriani ha convocato una capigruppo per calendarizzare il passaggio in Aula del ddl sulla cybersicurezza facendoci pensare a ragioni di sicurezza nazionale. Oggi ci viene comunicato che il Governo rinuncia alla procedura d’urgenza. A questo punto ci chiediamo se il Governo ha un’idea chiara su questo argomento, cosa che chiedo da cittadina prima ancora che da presidente del mio gruppo parlamentare. Non stiamo parlando di una delle tante leggi di dubbia utilità che la maggioranza chiede di esaminare in Aula: riguarda una questione d’interesse nazionale. E’ preoccupante la confusione con cui il Governo si sta rapportando a un tema cosi delicato”.
Lo ha detto Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera, intervenendo in aula a fine seduta.
“Le osservazioni dell’Antitrust sono molto chiare e le parole di Giorgetti sono solo un goffo tentativo di arrampicarsi sugli specchi. Ribadiamo il nostro giudizio negativo su questa operazione che serve solo a fare cassa in vista della privatizzazione di Poste spa e che presenta numerose criticità sia dal punto di vista operativo, concorrenziale e anche per la protezione dei dati sensibili dei cittadini. Il governo accolga il nostro emendamento al dl Pnrr che impedisce la cessione di PagoPa a Poste italiane”. Così i deputati democratici Ubaldo Pagano, Anna Ascani, Silvia Roggiani e Andrea Casu.
“L’annuncio di un nuovo ddl del governo sulla separazione delle carriere è una presa in giro che serve solo a nascondere le divisioni interne alla maggioranza e a rinviare il dibattito in corso alla camera” così il capogruppo democratico nella commissione Giustizia di Montecitorio, Federico Gianassi che sottolinea come ”la volontà di eludere il dibattito e prendere tempo è confermata dall’interruzione dei lavori in commissione affari costituzionali del testo base sulla separazione delle carriere. “Siamo alla schizofrenia: frenano dicendo di accelerare. Nel merito ribadiamo ancora una volta che siamo contrari - sottolinea Gianassi – perchè il tema è solo ideologico dal momento che la riforma Cartabia ha già separato di fatto le carriere e ogni ulteriore intervento rischia di portare i Pm sotto l’esecutivo e compromettere l’obbligatorietà dell’azione penale”.
“Perché modificare una norma, quella sui ballottaggi nei comuni, che ha dimostrato di funzionare bene e di dare ai cittadini la possibilità di scegliere l'amministratore più rappresentativo? L’emendamento della Lega che stravolge l'attuale impianto in un Decreto legge, eliminando il ballottaggio per l'elezione del sindaco se una lista o una coalizione raggiunge il 40 per cento, per giunta a pochi mesi da nuove tornate elettorali, dimostra ancora una volta lo scarso senso delle istituzioni che ha questo partito. Ci opporremo con tutte le nostre forze”.
Così il capogruppo del Pd in commissione Politiche europee alla Camera, Piero De Luca.
“L’intenzione della Lega di abolire i ballottaggi nei comuni nell’ambito di un decreto legge governativo è inaccettabile perché tale misura non presenta i caratteri di necessità e urgenza propri di un decreto legge. È una spallata ad una legge vigente approvata dal Parlamento nella centralità della sua funzione legislativa sulle grandi leggi che informano l’ordinamento”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
Ottima notizia per la Sardegna, può terminare rapidamente la CIG.
Con voto unanime della Camera è stato approvato un odg al decreto ILVA che impegna il Governo ad assicurare che Acciaierie d'Italia riprenda gli ordini nei confronti di Sanac, ponendo fine alla situazione di cassa integrazione in cui versano centinaia di lavoratori. “Si tratta di una iniziativa del Pd a prima firma Simiani e Fossi che riporta speranza anche ai lavoratori che SANAC impegna in Sardegna e che oggi sono in cassa integrazione come tutte le aziende che collaborano con la ex ILVA” cosi Silvio Lai e Marco Meloni, parlamentari sardi del PD sulla vicenda SANAC. “Con questo decreto il Governo sta assumendo decisioni che potevano essere assunte già 6 mesi fa senza far acuire la crisi aziendale che era palese per Acciaierie d’Italia e le cui soluzioni erano altrettanto chiare quanto obbligatorie. Questo ha non solo causato un ritardo sul sistema industriale che dipende da Taranto, indotto compreso, ma anche per quello presente in altre regioni italiane tra cui la Sardegna, e ha generato sofferenze inutili ai lavoratori in cassa integrazione e non” proseguono i parlamentari Dem. “Acciaierie d’Italia nel frattempo ha danneggiato le imprese dell’indotto tra cui SANAC , scegliendo di approvvigionarsi all’estero. Con questo odg il Governo, che gestisce ora Acciaierie d’Italia attraverso Invitalia, deve vincolare l’azienda a riprendere gli ordini nei confronti di SANAC ponendo fine alla cassa integrazione di centinaia di lavoratori in Sardegna.“ concludono Lai e Meloni.