“Ho firmato le due leggi di in iniziativa popolare promosse dalla Cgil su sanità e appalti. Il diritto alla salute sta diventando sempre più un lusso ed è inaccettabile che a parità di lavoro nella catena degli appalti non ci sia lo stesso salario, gli stessi diritti e le stesse condizioni di sicurezza. Mi auguro che in tantissimi firmino queste proposte in modo tale da avere la forza di farle discutere dal Parlamento”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Mi complimento con il governo per due record: 124 decreti legge e 117 fiducie. Voi pensate che questo sia il modo di governare l'Italia? Io penso proprio di no. Questo provvedimento è stato discusso alla Camera un'ora in commissione e un paio di giorni in Aula. Non è così che si legifera in un Paese serio. In questo decreto c'è un aspetto inquietante: c'è un commissario per tutto. Si arriva persino al commissario per un faro sul lago di Como. E ora volete istituire un supercommissario di RFI, che accentra tutto al ministero delle Infrastrutture di Salvini, ignorando Regioni ed Enti locali. È il segnale che quanto fatto finora non ha funzionato. Il Partito Democratico proporrà di tornare a una sana ordinarietà: le Regioni e le società devono tornare ad avere una funzione gestionale piena". Lo ha detto in Aula alla Camera Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente, annunciando il voto contrario sul decreto commissari straordinari e concessioni.
"Sul Ponte: 2,7 miliardi sottratti dal capitolo infrastrutture e trasferiti nel patrimonio di Cassa Depositi e Prestiti, senza che si sappia esattamente cosa ci farete. E soprattutto il Ponte è di fatto morto – ha aggiunto l’esponente dem - non esiste oggi nessun atto che ne confermi la continuazione dell'iter. Sbloccate quei 13 miliardi e dateli al Sud: infrastrutture idriche, edilizia, dissesto idrogeologico. Non teneteli bloccati. Sui balneari siamo a una disfatta totale. Avete promesso di andare in Europa a cambiare le regole, non ci siete riusciti perché era giusto così: le gare vanno fatte, e vanno fatte bene. Invece in questo decreto mettete in campo tre assurdità: il rilancio al rialzo del canone, che favorisce solo le grandi aziende; il mancato riconoscimento delle reti di imprese e dei consorzi che hanno investito per anni sulla tutela costiera e il salvamento; e un sistema di indennizzi insufficiente, che dovrebbe invece essere strutturale e garantito anche per i futuri imprenditori. Avete preso in giro le imprese balneari per troppo tempo".
"Infine – ha concluso Simiani - il gassificatore di Piombino: nessuna compensazione a un'area degradata che ha bisogno di lavoro e di risposte ambientali, e che punta su un'infrastruttura che l'Europa ha già smesso di finanziare. E poi ci sono gli ordini del giorno: parrocchie, investimenti locali, sicurezza urbana. Il Parlamento fa le leggi, non le mance, per questo voteremo contro".
“Il mare è una dimensione strategica per il Paese, ma il provvedimento in esame dimostra ancora una volta l’inadeguatezza del Governo di costruire una politica organica del mare.
Ci troviamo di fronte all’ennesimo contenitore eterogeneo, una somma di norme senza un filo conduttore, con una distanza evidente tra l’ambizione del titolo e la debolezza degli strumenti messi in campo.
Senza una tutela forte e chiara degli ecosistemi marini, parlare di valorizzazione è fuori luogo.
Ma il punto più grave è il lavoro, ancora una volta relegato sullo sfondo. A parte gli interventi sulla pesca che condividiamo nonostante siano con risorse non adeguate, si parla di economia del mare ignorando le condizioni concrete di chi lavora nei porti e nella logistica. Nessuna strategia sulla qualità del lavoro, sulla sicurezza, sulla formazione, sulla stabilità occupazionale.
Sul lavoro portuale, in particolare, il silenzio è assordante: nessun riconoscimento della sua natura usurante, nessuna risposta per migliaia di lavoratori che attendono lo sblocco del fondo per l’esodo anticipato, nessuna attenzione a condizioni operative gravose e rischiose. È una rimozione politica, non una dimenticanza.
Limitato anche il coinvolgimento dei territori e troppo deboli le misure dedicate alle isole minori.
Il mare non può essere affrontato con interventi frammentati: serve una politica pubblica integrata, con visione, coerenza e risorse adeguate. Politica di sistema che non si trova in questo provvedimento e per questo ci siamo astenuti“. Lo ha detto in Aula Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, annunciando l’astensione del Pd sul provvedimento.
“Secondo il tweet del ministro dell’Interno Piantedosi questo Decreto Sicurezza non sarebbe uno spot. È evidente invece che ci troviamo di fronte a una vera e propria ‘excusatio non petita’. La verità è che la lingua batte dove il dente duole. Perché in realtà questo decreto è esattamente uno spot a favore di telecamere e totalmente inutile per la sicurezza dei cittadini. Infatti il ministro lo usa per raggranellare qualche ‘like’, confermando la nostra convinzione. Sulla circostanza che l'account usato sia quello personale del ministro, per di più fatto rilanciare da quello ufficiale del Viminale, ci sentiamo di stendere un velo pietoso".
Così il deputato dem, Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Pd e già viceministro dell’Interno.
“Quella andata in scena in queste ore è una pagina buia della storia democratica e costituzionale del nostro Paese. Far approvare al Parlamento una norma chiaramente incostituzionale, con uno strappo col Quirinale, e contestualmente essere costretti a rivederla, modificarla e cancellarla, non a precisarla, come è stato detto, è una cosa che non si è mai vista, di una gravità inaudita. Una forzatura nei confronti del Parlamento, uno strappo istituzionale gravissimo nei confronti del Quirinale. La norma in questione proponeva di far venir meno la funzione sociale e costituzionale degli avvocati, che svolgono un ruolo centrale nell'amministrazione della Giustizia nel nostro Paese e hanno un dovere deontologico e costituzionale di garantire la difesa con lealtà e correttezza dei propri assistiti, in linea con l'articolo 24 della Costituzione e con l'articolo 111 sul giusto processo. Questo decreto Sicurezza peraltro certifica il fallimento totale delle politiche di sicurezza messe in campo dal governo finora. Ancora una volta l'esecutivo è costretto a ritornare su provvedimenti già adottati, ammettendo di fatto la propria responsabilità. Ma soprattutto continua con la stessa ricetta: una ricetta panpenalistica e securitaria fatta solo di restrizioni di diritti, nuovi reati e pene che, invece di produrre risultati concreti, si è dimostrata già inefficace e incapace di rispondere ai reali bisogni dei cittadini”. Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, a Tagadà su La7.
*Salvini, Piantedosi e Molteni non riconoscono inno di Mameli*
Il gruppo parlamentare del Partito Democratico della Camera, attraverso i propri canali social, denuncia quanto accaduto oggi a Montecitorio, dove le divisioni dentro la maggioranza e dentro il governo si sono rese evidenti anche sull’inno nazionale.
Nel video pubblicato sui canali dei deputati del Pd si vede chiaramente che mentre tutto l’emiciclo si alza in piedi e canta l’inno di Mameli, il gruppo della Lega resta seduto e silente. Anche nei banchi del governo emergono differenze nette: la gran parte dei presenti, tra cui il ministro Mazzi e la sottosegretaria Siracusano, si è alzata in piedi, mentre restano seduti i ministri Salvini e Piantedosi e il sottosegretario Molteni.
Ancora una volta, esponenti di primo piano del Governo e della Lega si distinguono dal resto dell’Aula e dello stesso esecutivo sull’inno nazionale. Un fatto politico che non può passare inosservato: nel momento in cui il Parlamento si riconosce nei simboli della Repubblica, la scelta di non partecipare al canto dell’inno nazionale segna una distanza evidente, dentro la maggioranza e dentro il governo stesso. Patrioti a corrente alternata” chiudono i democratici sui propri canali social.
Si è conclusa alla Camera la fase delle dichiarazioni di voto sul decreto sicurezza, che ha visto un forte impegno del gruppo parlamentare del Partito Democratico nel contrasto al provvedimento. Nel corso della “seduta fiume” si sono registrati 106 interventi in Aula, di cui 58 del Partito Democratico.
Negli interventi delle deputate e dei deputati democratici è stato sottolineato come il decreto rappresenti ‘la certificazione del fallimento dell’azione del governo Meloni: siamo già al quarto decreto in materia, prova dell’inefficacia delle misure adottate’.
Nel mirino anche la linea dell’esecutivo, giudicata ‘sempre uguale a sé stessa: nuovi reati e pene più alte, senza rispondere ai bisogni reali di sicurezza di cittadini e territori’.
Critiche infine al metodo, con ‘strappi e forzature che hanno compresso il dibattito parlamentare fino al paradosso di una Camera chiamata a votare una norma ritenuta incostituzionale’. Il risultato, per il PD, è un ‘pasticcio istituzionale senza precedenti’.
Nel corso del dibattito i democratici hanno inoltre richiamato più volte i principi costituzionali sottolineando come sia ‘profondamente sbagliato colpire i fondamenti della democrazia, a partire dal diritto al dissenso’.
Il voto finale sul provvedimento è previsto per le ore 11.30 di oggi.
Intervento nella notte alla Camera del deputato PD Andrea Casu, nel corso della seduta fiume sul decreto sicurezza, durante la quale il Partito Democratico è intervenuto con 58 interventi, definendo il provvedimento “il fallimento dell’azione del Governo Meloni” in materia di sicurezza.
Nel suo intervento, Casu ha criticato l’operato dell’Esecutivo, parlando di “modalità totalmente discrezionali” nell’assegnazione delle risorse pubbliche, con riferimento a diversi settori, a partire da quello culturale.
Il deputato ha quindi fatto riferimento alla presenza in Aula del Sottosegretario alla Cultura Cannella, richiamando quanto riportato nelle ultime ore dalla stampa, in particolare da La Stampa in un retroscena firmato da Ilario Lombardo.
“Diamo il benvenuto in Aula al Sottosegretario Cannella – ha dichiarato Casu – di cui abbiamo appreso dalla stampa una certa capacità nel reperire risorse, riuscendo da vicesindaco di Palermo a finanziare per 600.000 euro un progetto cinematografico denominato ‘Tf45’ di cui è coautore. Chiederemo conto in altre sedi di questa situazione, perché è fondamentale comprendere quali siano i criteri con cui vengono assegnate le risorse pubbliche in Italia”.
Casu ha inoltre definito “una ferita politicamente molto grave” la mancata assegnazione di fondi al film su Giulio Regeni.
“Tuttavia oggi siamo qui per discutere di sicurezza – ha proseguito – e proprio per questo servono risorse per la sicurezza dei cittadini”.
Il deputato ha quindi richiamato la bocciatura degli emendamenti PD sia alla Camera che al Senato, sottolineando la necessità di interventi immediati: “Servirebbero le risorse per far scorrere la graduatoria dei 2.700 vice ispettori e realizzare tutte le assunzioni necessarie delle forze dell’ordine”.
Il decreto sicurezza, rimasto fermo al Senato per settimane per divisioni interne alla maggioranza, è arrivato a Montecitorio senza un vero esame parlamentare, con tempi compressi e senza il coinvolgimento delle Commissioni. Il parlamento è stato ridotto a mero luogo di ratifica di decisioni assunte prima e altrove.
Nel provvedimento è presente una norma ritenuta palesemente incostituzionale, che lo stesso governo si appresta a correggere con un nuovo decreto: una forzatura grave che rappresenta un precedente senza eguali e un vulnus per l’equilibrio tra i poteri dello Stato.
Per il PD, la sicurezza non si costruisce con propaganda e repressione, ma con prevenzione, investimenti sociali e rafforzamento delle forze dell’ordine. Dopo oltre tre anni di governo, il Paese è più fragile, con più precarietà e meno sicurezza reale.
Il decreto, basato su nuove fattispecie di reato e pene più dure, rischia solo di aggravare il sistema giudiziario e il sovraffollamento carcerario, senza affrontare le cause profonde dell’insicurezza.
Alla vigilia del 25 aprile ribadiamo la difesa dei principi costituzionali e del diritto al dissenso, contro un provvedimento che indebolisce le istituzioni e comprime le libertà fondamentali.
Lo ha detto Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati, nella dichiarazione di voto sul Decreto Sicurezza
“Il Dl Sicurezza è una prova di accanimento del governo Meloni che si ostina a procedere nonostante le sberle clamorose e continue. Dopo quasi quattro anni senza risultati concreti su economia, salari e sanità pubblica, dopo una politica estera fallimentare, ecco un’altra operazione di facciata per mascherare il fatto che l’esecutivo non ha saputo dare risposte ai bisogni delle persone”. Lo dichiara la vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, Valentina Ghio durante la discussione notturna sul Dl Sicurezza che aggiunge “siamo difronte a un decreto dove la sicurezza si costruisce soltanto aumentando le pene e le fattispecie di reato, incuranti del fatto che, durante il governo Meloni, i reati sono aumentati del 6,4% e gli organici delle Forze dell'ordine sono diminuiti”.
“Senza affrontare i problemi – sottolinea la parlamentare- il governo intercetta l'emotività generata dai fatti di cronaca e si scaglia contro quelle categorie che, di volta in volta, sceglie come bersaglio delle responsabilità. I giovani sono il capro espiatorio più gettonato che pagano il prezzo più alto di scelte sciagurate come l'anticipazione della sanzione, l'inasprimento delle misure e dell'estensione degli strumenti punitivi. Il governo interviene quando il problema è già esploso senza investire in modo significativo nella scuola, nei servizi sociali, nelle periferie, nel sostegno alle famiglie, in politiche educative”.
“Con il fermo amministrativo – avverte - si considera il dissenso come un problema da contenere e si limita la libertà personale sulla base di una previsione e non di un fatto. Così il rischio di abuso non è teorico, è reale. Questa misura richiama i tempi più bui della nostra storia”.
“Infine, l'articolo 30-bis e l’incentivo di 615 euro agli avvocati per convincere a far ‘tornare indietro’ i loro assistiti è totalmente incostituzionale per la violazione di un principio intoccabile: il diritto alla difesa. Siamo alla vigilia della Liberazione e con questo decreto la destra dimostra ancora una volta la sua lontananza dai principi della Costituzione”, conclude Ghio.
"Il quarto decreto sicurezza, o come bisognerebbe chiamarlo "decreto fallimento", è tra le cose più sconcertanti fatte da questo governo. Lo è non solo per le norme liberticide, come il fermo preventivo, e incostituzionali che contiene, non solo perché affronta la violenza giovanile solo in chiave repressiva, non solo perché è l'ennesimo decreto fatto senza che ci sia alcuna urgenza, non solo perché per l'ennesima volta è stato umiliato il parlamento. E' sconcertante perché la presidente Meloni ha avuto il coraggio di definire norma di "buon senso" quella su cui il Quirinale ha sollevato dubbi di costituzionalità e perché il ministro Piantedosi ha avuto la sfrontatezza di parlare di "alcune sensibilità" a proposito dei rilievi mossi dal Colle.
Un palese disprezzo della Presidenza della Repubblica che segna una frattura istituzionale gravissima.
Pur di gettare fumo negli occhi agli italiani con l'ennesimo decreto sicurezza, costringono il Parlamento a votare un testo palesemente incostituzionale che loro stessi sono costretti a modificare nel momento stesso in cui sarà approvato. E la destra neanche partecipa al dibattito: ci sono solo due deputati di maggioranza, in aula. Ma le italiane e gli italiani non vi credono più, anzi cominciano ad avere paura di voi che con i vostri provvedimenti create caos e tensioni sociali. E non si faranno abbindolare da questa ulteriore operazione di propaganda". Lo ha dichiarato durante il dibattito a Montecitorio sul dl sicurezza, Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Dopo la sconfitta referendaria e i 15 milioni di italiani che hanno detto no al governo, siamo di fronte a un esecutivo in evidente difficoltà che non riesce a fermarsi, ammettere gli errori e cambiare strada. È la quarta volta che intervengono sullo stesso tema: se i tre provvedimenti precedenti hanno fallito, perché questo dovrebbe funzionare, visto che ripete la stessa strategia? Introducono nuovi reati, norme bandiera che non garantiranno più sicurezza e, nel frattempo, comprimono i diritti dei cittadini” Lo afferma Federico Gianassi, capogruppo Pd in commissione Giustizia alla Camera, intervistato sui canali social dei deputati dem, a margine dei lavori sul decreto Sicurezza.
“Pensiamo al fermo preventivo prima di una manifestazione: non è accettabile. A questo – prosegue l’esponente dem - si aggiungono norme palesemente incostituzionali. Siamo di fronte a una deriva clamorosa, mentre il Parlamento viene mortificato: a difendere il valore dell’Aula restano solo le opposizioni, con la maggioranza che diserta i lavori. Sul bonus agli avvocati per i rimpatri, voglio essere netto: è uno scandalo. L’avvocatura, in una democrazia, è libera e indipendente, non è al servizio delle politiche del governo di turno. Qui si pretende di pagare un avvocato se raggiunge l’obiettivo del rimpatrio di un immigrato: è incompatibile con lo Stato di diritto ed è palesemente incostituzionale. Lo dimostra il fatto che, mentre questa norma non è ancora in vigore, il governo sta già intervenendo per modificarla. Siamo al paradosso: una bandiera dell’assurdo che sarebbe comica, se non riguardasse diritti fondamentali”.
“C’è – conclude Gianassi - un tentativo di banalizzare tutto questo. Non ammettono il pasticcio: hanno fatto un decreto e contemporaneamente lavorano per cambiarlo. È molto più di un errore, è un’azione legislativa gravissima che viola principi costituzionali. Il Governa riconosca gli sbagli, chieda scusa e si fermi. Andare avanti mette a rischio i diritti dei cittadini”.
“I commissariati in Provincia di Enna non saranno potenziati: i presidi di Piazza Armerina, Leonforte e Nicosia, verranno ancora penalizzate nonostante il loro ruolo strategico per garantire la sicurezza pubblica in un territorio marginale già caratterizzati da carenze di personale, criticità logistiche e dalla chiusura del tribunale di Nicosia. Eppure il governo preferisce misure repressive ed emergenziali che non hanno portato alcun beneficio, senza investire su prevenzione e presenza concreta dello Stato”. Lo dichiara la deputata del PD Maria Stefania Marino sul suo ordine del giorno al Decreto Sicurezza respinto oggi dall’Aula di Montecitorio.
“Questa bocciatura ribadisce tutta la distanza tra la propaganda della destra e la realtà quotidiana delle forze di polizia e dei cittadini. Senza organici adeguati e risorse nei territori, la sicurezza resta solo uno slogan. Continuerò a battermi perché si invertano i tagli e si avvii un piano straordinario per rafforzare la presenza dello Stato nelle aree interne, a partire proprio dalla provincia di Enna, troppo spesso dimenticata dalle scelte del governo”, conclude la parlamentare dem.
"La cosa che trovo veramente incredibile è che, una volta verificato e certificato che l'articolo 30-bis, della apologia di infedele patrocinio, come è stata definita da alcuni, presenta elementi di anticostituzionalità, tanto che lo stesso governo vuole correggerlo, si scelga di farlo con un nuovo decreto-legge anziché permettere alla Camera di svolgere il suo lavoro. Si sta decidendo deliberatamente di non consentire al Parlamento di intervenire nel merito, e questo è inaccettabile". Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato Andrea Casu, della presidenza del Gruppo PD, intervenendo in dichiarazione di voto sul complesso degli ordini del giorno al decreto Sicurezza.
"È una forzatura dietro l'altra: in Commissione – aggiunge l’esponente dem - abbiamo avuto un solo giorno e abbiamo lasciato sul campo 701 votazioni. In Aula, venti colleghi non sono potuti intervenire in discussione generale e 130 ordini del giorno non sono stati discussi. Eppure i nostri ordini del giorno sono stati costruttivi: abbiamo chiesto di andare oltre sulla sicurezza nel trasporto ferroviario e pubblico locale, raccogliendo le richieste dei lavoratori. Questo lavoro parlamentare voi lo state negando. I numeri parlano chiaro: dal 2022 al 2025 la Polizia di Stato ha perso 2.000 effettivi. Non si può continuare a fare finta che ci siano più risorse e più personale”.
“E intanto – conclude Casu - avete bocciato i nostri emendamenti per lo scorrimento integrale della graduatoria di 2.700 vice ispettori già idonei, con graduatoria vigente fino all'aprile 2027, appellandovi alla mancanza di coperture. Le stesse coperture che trovate per bandire nuovi concorsi. Le risorse servono a pagare i concorsi o a pagare gli agenti? Si agisce sempre sulla repressione, che non funziona, e mai sulla prevenzione, che serve. Avete perso l'ennesima occasione, ma noi continueremo a opporci con tutte le nostre forze".
“Una buona notizia per il nostro territorio. La questura di Modena sarà elevata in fascia A al pari delle grandi città del nostro Paese. Il governo, infatti, ha accolto integralmente un ordine del giorno che ho presentato come primo firmatario, insieme alla collega Guerra, al decreto Sicurezza sul quale ha aggiunto la sua firma la deputata Dondi di Fdl. Finalmente dopo tre anni di rinvii, titubanze e bocciature di emendamenti e ordini del giorno che ho presentato su molti provvedimenti, tra i quali la Legge di bilancio, l’obiettivo è stato raggiunto. La nuova classificazione consentirà alla questura di avere organici, risorse e mezzi aggiuntivi per rispondere alle esigenze di sicurezza di famiglie ed imprese.
C’è da percorrere ora l’ultimo miglio e far sì che il governo trasformi rapidamente l’impegno in atti conseguenti. Seguiremo passo dopo passo l’evolversi della situazione per evitare lungaggini burocratiche e ulteriori ritardi. Una cosa è certa però. Non si potrà tornare più indietro”.
Così il deputato dem, Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera.