Senza piano straordinario assunzioni polizia dl sarà nuovo fallimento
“Per coprire i propri fallimenti, Meloni, Piantedosi, Salvini e tutto il centrodestra stanno mettendo in atto un cinico scaricabarile della paura”. Lo dichiara Andrea Gnassi, deputato del Partito Democratico. “Sulla sicurezza la destra ha fatto la campagna elettorale e il Governo propaganda quotidiana. Oggi, dopo 4 anni di Governo Meloni parlano i fatti. Reati, paura, città lasciate sole. Oggi che sono i fatti che parlano di un bilancio fallimentare. Le assunzioni nelle forze di polizia sbandierate dal Ministro dell’Interno e dalla Presidente del Consiglio non riescono nemmeno a coprire il turnover. Nei territori lo Stato arretra: meno agenti, meno presidi, meno controllo” prosegue Gnassi, evidenziando: “Nelle grandi città come nelle medie, nelle aree interne diminuisce la presenza delle forze dell’ordine mentre aumentano i reati, crescono furti, rapine e aggressioni. Questa è la realtà, non la propaganda. E per coprire ciò si alimenta paura, si fa l’ammuina di inventare nuovi reati e nuove aggravanti, ma nel contempo i reati stessi aumentano e si scaricano le responsabilità sugli amministratori locali. Mettessero più forze di polizia in strada, adeguassero stipendi da fame, mettessero risorse in tecnologia per la video sorveglianza. La sicurezza non si costruisce con i titoli di giornale o con norme bandiera. Si costruisce con più uomini e donne in divisa, con un piano straordinario di assunzioni, con risorse e mezzi adeguati. Senza questo piano, ogni nuovo provvedimento annunciato dal Governo – incluso quello atteso al prossimo Consiglio dei Ministri – è destinato a essere l’ennesimo fallimento”.
“La destra gioca con le parole e nasconde che l’Italia sostiene l’Ucraina anche con mezzi militari. Non hanno il coraggio di dire quello che fanno, e così minano la fiducia tra cittadini e istituzioni, proprio su una materia di primaria importanza, la sicurezza dell’Europa” così la Vicepresidente della commissione Esteri Camera, la deputata democratica Lia Quartapelle.
“Più agenti sul territorio, investimenti in prevenzione sociale e norme efficaci contro la diffusione dei coltelli tra i giovani: da qui deve ripartire una vera politica per la sicurezza. Dopo tre anni di Governo Meloni, invece, registriamo meno presìdi e nessuna risposta strutturale, a fronte di una situazione che rischia di trasformarsi in un’emergenza. Da tre anni il numero degli agenti di polizia in servizio diminuisce e le assunzioni annunciate dal Governo non sono state sufficienti nemmeno a coprire il turn over. Il risultato è un indebolimento del presidio territoriale, soprattutto nelle grandi città e nelle aree a maggiore rischio. Serve un cambio di passo immediato. Occorre un investimento concreto con un piano straordinario di assunzioni che garantisca una presenza efficace e continua delle forze dell’ordine, accompagnato da forti investimenti nella prevenzione sociale, in particolare per far fronte a un disagio giovanile crescente. Sono necessarie subito norme che impediscano la circolazione dei coltelli tra i giovani, come quella già depositata dal Pd e che il Governo finge di non conoscere, affiancate da politiche educative e sociali. Il Governo dimostri di avere davvero a cuore la sicurezza e smetta di usare questo tema per alimentare propaganda o per cercare scappatoie alle proprie responsabilità. Se le anticipazioni sul prossimo ddl Sicurezza fossero confermate, vorrebbe dire che si tratta invece dell’ennesimo elenco di nuovi reati e inasprimenti di pena, criminalizzazione degli stranieri e norme per comprimere il dissenso politico. Cioè lo stesso approccio fallimentare che il Governo ha avuto fino a qui. La valutazione sarà semplice: ci sarà un vero piano di assunzioni straordinarie delle forze dell’ordine? Ci saranno le risorse per politiche di prevenzione dedicate ai Comuni? Ci saranno norme efficaci contro la diffusione delle armi da taglio e non solo? In assenza di risposte concrete, sarà l’ennesima conferma del fallimento delle politiche della destra in materia di sicurezza”. Così una nota del responsabile Sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri.
“Benvenuta alla Presidente Meloni che oggi ci informa che il Governo è pronto a varare una legge contro il possesso dei coltelli, in particolare per i giovani. Peccato che da diversi mesi un disegno di legge del Pd, presentato da Deborah Serracchiani e Valter Verini abbia proprio l'obiettivo di rendere reato la vendita di coltelli e armi da taglio a minorenni. Ripartiamo da lì?” Così il deputato democratico Virginio Merola.
"Di fronte alle stragi silenziose, il governo ha scelto di dire no a una proposta di buon senso, respingendo senza appello un ordine del giorno presentato sul Decreto Sicurezza sul lavoro. Un atto che lascia sgomenti: mentre continuano a morire lavoratrici e lavoratori in ambienti confinati e sospetti di inquinamento, l’esecutivo ha rifiutato di impegnarsi su verifiche preventive obbligatorie e controlli tecnici qualificati, strumenti essenziali per prevenire tragedie ampiamente prevedibili": è quanto dichiara la deputata dem Maria Stefania Marino sul suo atto di indirizzo respinto dall'Aula di Montecitorio.
"Esperienze già consolidate nei settori a più alto rischio, come quello portuale, hanno dimostrato che certificazioni preventive, responsabilità chiare e procedure rigorose hanno funzionato. Respingere questo ordine del giorno significa rinunciare a costruire un sistema omogeneo e serio di prevenzione a livello nazionale, lasciando irrisolti vuoti normativi che mettono quotidianamente a rischio la vita delle persone": conclude.
“Non voteremo la fiducia al governo perché non abbiamo avuto di fatto neanche la possibilità di esaminare questo decreto. Abbiamo subito una pratica di svuotamento del lavoro delle Camere e delle Commissioni. Non accetteremo mai di essere dei passacarte del governo Meloni che ha portato a 56 voti di fiducia in questa legislatura: un record storico. In questo decreto non c'è un euro aggiuntivo, solo soldi che vengono smobilizzati dall'Inail e che sono risorse dei lavoratori e degli imprenditori. Non abbiamo avuto un atteggiamento pregiudiziario nei vostri confronti. Abbiamo presentato pochi e selezionati emendamenti: l'obbligo della formazione in presenza; di misurare nei cantieri le presenze di tutti i lavoratori non soltanto quelli sotto contratto; il riconoscimento alle coppie di fatto; i benefici delle prestazioni dell'Inail quando il proprio coniuge perde la vita; il riconoscimento del danno biologico. Tutti respinti già al Senato e alla Camera stessa pantomima, cosa che ci ha costretto al ritiro degli emendamenti e a non votare il mandato al relatore”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del Gruppo sulla fiducia posta dal governo al Dl Sicurezza lavoro.
“I dati dell'occupazione - ha aggiunto - occorre saperli leggere: cresce la precarietà e i contratti intermittenti. E’ l'Inail a dire che sui luoghi di lavoro si muore il doppio se sei precario. La destra aumenta l’età pensionabile e dà uno schiaffo a una generazione che ha fatto sacrifici per riscattare la laurea. Un'iniziativa inaccettabile - ha concluso - che contrasteremo con una opposizione durissima”.
Un appello ai sindaci di tutta Italia per conoscere casi di criticità nell’attuazione del PNRR Scuola e richiamare il governo a interventi immediati. I deputati PD Anna Ascani, Simona Bonafè, Piero De Luca, Ilenia Malavasi, Irene Manzi, Andrea Rossi hanno organizzato oggi una conferenza stampa alla Camera dei deputati per richiamare l’attenzione su un’emergenza che riguarda la missione del PNRR destinata alla costruzione di scuole nuove, moderne, sicure e sostenibili. A partire dalle testimonianze dei territori: i sindaci di Città di Castello in Umbria, di San Polo d’Enza in Emilia Romagna, di Barberino Tavarnelle e San Gimignano in Toscana hanno raccontato i problemi che si trovano a fronteggiare, con edifici demoliti in attesa di lavori sospesi per ritardi, gravi inadempienze o fallimenti delle ditte appaltatrici. Episodi che rischiano di essere la punta dell’iceberg di un problema ben più ampio.
“Quando si tratta del PNRR il governo celebra successi, ma la realtà è fatta di territori in difficoltà con scuole ridotte in cumuli di macerie, contratti rescissi e nessuna garanzia di riuscire a completare i lavori entro i termini stabiliti. Nonostante gli aggiornamenti tempestivi al ministero dell’Istruzione e del Merito niente è stato fatto. Lanciamo un appello ai sindaci per raccogliere i casi problematici e impegnare l’esecutivo a trovare una soluzione per non sprecare un’occasione straordinaria per studentesse e studenti”, ha dichiarato Anna Ascani.
Irene Manzi ha aggiunto: "La Missione del PNRR, che punta a sostituire circa 195 scuole obsolescenti, rischia di fallire. Nonostante i propositi iniziali, i cantieri sono in grave ritardo e questo rischia di condizionare pesantemente il raggiungimento degli obiettivi. La scuola italiana, fondamentale per il nostro futuro, è ancora una priorità solo a parole. È ora che il governo prenda misure concrete per evitare che l'intero progetto di ristrutturazione delle scuole venga compromesso, mettendo a rischio un investimento così importante".
Piero De Luca ha sottolineato: "Con questa conferenza stampa vogliamo accendere un faro su una criticità estremamente preoccupante del PNRR: i ritardi nel completamento delle nuove scuole programmate, con la spesa ferma al 50% del miliardo destinato a questi interventi. Il Governo deve assumersi la responsabilità di mettere in campo azioni straordinarie per salvaguardare investimenti strategici per la sicurezza, la qualità educativa e il futuro delle nuove generazioni. Perdere questi fondi sarebbe davvero imperdonabile”.
“Quando un'opera finanziata con fondi del PNRR non può essere completata nei tempi previsti per cause comprovate e non imputabili alla stazione appaltante, è dovere dello Stato intervenire. Grazie a un emendamento del PD al DL 25/2025, sono stati stanziati 20 milioni di euro per il 2025 proprio per affrontare queste situazioni. Ma i decreti attuativi interministeriali non sono ancora stati emanati e le risorse disponibili appaiono largamente insufficienti. Il governo acceleri l’emanazione dei decreti attuativi e preveda stanziamenti adeguati per garantire che nessun comune sia costretto a rinunciare a progetti strategici”, ha aggiunto Simona Bonafè.
“Il PNRR avrebbe dovuto rappresentare un'opportunità storica anche per rinnovare l'edilizia scolastica. Tuttavia, a meno di tre anni dal lancio, i cantieri sono fermi, con scuole demolite e lavori non completati. Inadempienze e ritardi nei processi burocratici stanno mettendo a rischio milioni di euro di fondi europei, con un danno diretto alla sicurezza e al futuro educativo di migliaia di studenti. La gestione di questo investimento da parte del governo è stata davvero superficiale", ha concluso llenia Malavasi.
Nella discussione in commissione sul ddl PMI, la maggioranza ha bocciato il nostro emendamento che prevedeva risorse per rafforzare il distretto tessile di Prato, proprio mentre il comparto moda e le tante aziende nel territorio pratese affrontano una delle fasi più difficili degli ultimi anni. È una scelta incomprensibile e dannosa: Prato è uno dei poli manifatturieri più importanti d’Europa, produce lavoro, innovazione ed export, ma il Governo decide di lasciarlo senza strumenti adeguati. A parole difendono il Made in Italy, nei fatti negano interventi concreti per sostenere imprese che rispettano le regole, investono in qualità, sicurezza sul lavoro, transizione ecologica e digitale. Il distretto non chiede eccezioni, ma che lo Stato riconosca il suo valore strategico. Noi continueremo a riproporre queste misure in ogni sede utile: perché lasciare sola Prato significa indebolire un intero settore e perdere un pezzo di futuro industriale del Paese”.
Lo dichiarano Marco Furfaro e Christian Di Sanzo, deputati del Partito Democratico.
“Con il dl Economia si prosciugano i fondi destinati alla riforma della Polizia locale. Una riforma attesa da anni necessaria per aggiornare un ordinamento del 1986, per dare più poteri, strumenti e tutele ai vigili urbani. Parliamo di quegli stessi agenti a cui questo governo chiede ogni giorno di garantire la sicurezza delle nostre città. Come si può invocare maggiore sicurezza, tagliando le risorse necessarie a rafforzare chi quella dovrebbe garantire sul territorio? Di certo sappiamo che, con questo governo la riforma si ferma e la sicurezza rimane uno slogan”. Così il deputato Pd, Mauro Laus intervenendo in Aula sul dl materie urgenti economia.
“La Lega di Massimiliano Romeo chiede una ‘legge speciale per Milano’ ma quando c’è da votare misure concrete per permettere alla città di funzionare le bocciano. Un comportamento che definire contraddittorio è poco: è un vero e proprio schiaffo”.
Lo dichiara Silvia Roggiani, Segretaria regionale del Partito Democratico della Lombardia e deputata in Commissione Bilancio.
“Ieri sera la maggioranza - prosegue Roggiani - ha respinto in Commissione Bilancio una misura indispensabile per il Comune di Milano per assicurare uniformità, efficienza e un adeguato supporto organizzativo durante i Giochi Olimpici. Si tratta dell’emendamento che avrebbe consentito al personale, e in particolare alla polizia locale, di avere l flessibilità necessaria sugli straordinari nei periodi di massimo impegno operativo. Una norma già prevista per Cortina, Bormio, Livigno e Valdisotto, ma che incredibilmente la maggioranza non ha voluto estendere a Milano, la città che sopporterà una quota rilevantissima di carico logistico, turistico e di sicurezza. Romeo e la Lega continuano a usare Milano come una bandiera quando si tratta di slogan, ma quando bisogna votare norme serie e operative, quelle che servono davvero agli enti locali, preferiscono voltarsi dall’altra parte. Il Partito Democratico continuerà a battersi perché Milano abbia le stesse condizioni concesse agli altri territori olimpici. Non chiediamo privilegi, ma equità e rispetto per un’amministrazione che sta lavorando senza sosta per garantire il successo dei Giochi e l’immagine internazionale del Paese.”
“Gravissime scelte del Governo nel ddl semplificazioni grazie al quale sono rese di fatto edificabili aree a rischio idrogeologico. Si rendono più indifese popolazioni e insediamenti, si colpisce la sicurezza e lo sviluppo delle aree interne. Gli uffici comunali di tutta Italia vengono esposti al rischio di reati penali. Siamo in presenza di una delirantee illusoria ricerca di consenso che produrrà, se non fermata, rischi per la vita stessa delle persone”. Così in una nota il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut.
“È inutile che la Presidente del Consiglio denunci pubblicamente che il meccanismo dei Flussi non funziona e crea illegalità se poi non fa niente per cambiarlo. Questa era l'occasione buona per iniziare a superare la Bossi-Fini, di cui i Flussi sono la logica conseguenza. E invece ancora una volta alle parole non sono seguiti i fatti”. Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, annunciando il voto contrario de Gruppo dem al decreto Flussi.
"Sono sempre più frequenti – ha proseguito l’esponente Pd - tra l'altro, i casi di persone arrivate in Italia legalmente per lavoro e finite senza contratto a causa di truffe o tempi amministrativi troppo lunghi. A chi è stato ingannato o si trova senza più il datore di lavoro, il governo non offre alcuna via d’uscita: li spinge direttamente nell’irregolarità. È un'assurdità che abbiamo provato a risolvere ma dall'altra parte non abbiamo trovato nessuna disponibilità al dialogo. E’ chiaro a tutti che la Lega continua ad usare il tema migratorio solo per costruire consenso sulla pelle delle persone, sostenendo una visione che riduce i lavoratori stranieri a una manodopera senza diritti. Non è politica migratoria: è la logica del nemico alle porte”.
Mauri ha inoltre stigmatizzato alcuni ordini del giorno approvati dalla maggioranza che hanno l'obiettivo di rendere più difficili i ricongiungimenti familiari: “Una decisione assurda e demagogica, perché i ricongiungimenti hanno una funzione sociale stabilizzante, favoriscono la coesione, riducono i conflitti e risponde anche ai problemi demografici del Paese. Come Italia abbiamo la necessità – ha concluso - di una politica migratoria rigorosa ma umana, che favorisca integrazione e legalità, ma il governo di fare esattamente l’opposto".
“Quest’estate era il caldo, ora saranno le piogge e le intemperie invernali: il lavoro dei rider va tutelato in ogni stagione. La proposta della legge Griseri Prisco è depositata da dicembre 2024, ora siamo in attesa che venga calendarizzata e discussa in Parlamento o diventare un emendamento alla Legge di Bilancio per individuare le risorse necessarie al periodo di sperimentazione dell'ammortizzatore. Proprio per smuovere le acque abbiamo deciso di promuoverla sui vari territori, in particolare nelle strutture che hanno scelto di mettere a disposizione i propri spazi per i rider”. Così Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del Partito Democratico e prima firmataria della Proposta di Legge Griseri Prisco, che verrà presentata a Firenze il 12 novembre. L’appuntamento è alle ore 11 presso Casa Rider, in via Matteo Palmieri 11. Insieme all’onorevole ci saranno Mattia Chiosi, membro della segreteria Nidil Cgil Firenze con delega ai rider, Roberta Turi, segretaria nazionale Nidil Cgil, l’assessore al Lavoro di Firenze Dario Danti e alcuni lavoratori.
“Anche a fronte del grande numero di incidenti che coinvolgono i rider, e uno dei motivi principali sono gli eventi climatici estremi, abbiamo un assoluto bisogno di tutele aggiuntive per far lavorare in sicurezza queste persone. Ora inizia il periodo delle piogge e a maggior ragione ci sarà bisogno di una regolamentazione chiara per garantire la sicurezza sul lavoro” dichiara Roberta Turi, segretaria nazionale Nidil Cgil.
“Da Salvini ancora propaganda sulla pelle dei bambini. Non hanno risolto un solo problema di sicurezza e se la prendono con i minori. Sono parole vergognose, che calpestano i diritti di donne incinte e dei minori in carcere, detenuti senza colpe”. Così la capogruppo Pd nella Commissione parlamentare per l’infanzia e e adolescenza, Michela Di Biase.