“La risposta del governo Meloni sulla vertenza Gkn, soprattutto dopo gli impegni presi in Parlamento, con l’approvazione dell’ordine del giorno al decreto Lavoro, è francamente inaccettabile e mortificante per le istituzioni. Non solo il sottosegretario Durigon ha infatti ammesso di non poter fare praticamente niente per salvaguardare i lavoratori, ma ha cercato di addossare tutta la responsabilità agli stessi operai accusandoli di aver ‘occupato’ gli spazi della fabbrica. Abbiamo un’azienda che è stata condannata da un Tribunale per aver violato la legge sulle delocalizzazioni, che prosegue a disertare i tavoli istituzionali ma che continua da mesi ad agire al di sopra delle regole scavalcando i sindacati e costringendo di fatto i lavoratori, da mesi senza stipendio e cassa integrazione, ad un esodo concordato. In questo contesto il governo ha l’obbligo di far rispettare le leggi e non accusare vigliaccamente i dipendenti che hanno peraltro presentato anche un progetto alternativo di riconversione produttiva dello stabilimento. Qualora i tempi si allungassero, in una situazione che vede palesemente la proprietà in torto, vanno attivati ammortizzatori sociali straordinari e costretta l’azienda a prendersi le proprie responsabilità. Chinare il capo come sta facendo oggi la destra è umiliante per l’intera nazione”. Cpsì il deputato e segretario del Pd della Toscana Emiliano Fossi in merito alla discussione della interrogazione sulla vicenda dello stabilimento Gkn di Campi Bisenzio, svolta oggi a Montecitorio.
“Da Giorgetti ci aspetteremmo meno auspici e più risposte. Forse perché ha la testa già altrove, ma è da qualche tempo che il ministro dell’Economia ha dimenticato di essere ministro. Da sua stessa ammissione stiamo andando incontro a una procedura per disavanzo eccessivo da parte della Commissione Ue. A ciò si aggiunge la rigidità del nuovo Patto di Stabilità che riflette fedelmente la debolezza negoziale dimostrata da questo Governo nel mettere nero su bianco le nuove regole. Di fronte a questo scenario, il ministro si limita a commenti da passante. Eppure avremmo tanto bisogno di qualcuno dalle parti del Mef che ci dica quali saranno le conseguenze sulla programmazione del bilancio dello Stato e quali le ripercussioni sulle autonomie locali. Interrogato, Giorgetti non risponde. Anche quest’anno ci prepariamo a navigare a vista.”
Così Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera.
“La maggioranza ha appena approvato il nuovo codice della strada, ribattezzato il nuovo codice della strage da tante associazioni di parenti; amministratori locali; cittadini che stanno protestando nelle piazze delle città con preoccupazione per gli effetti di una misura inadeguata, insufficiente e dannosa. Un provvedimento deludente e pericoloso che non interviene sulla moderazione della velocità che è la prima causa di morte in strada nel nostro Paese. Tutte le opposizioni hanno votato convintamente contro dopo aver proposto numerosi emendamenti di modifica per correggere le storture e le inadeguatezze del nuovo codice imposte dal Ministro Salvini, peraltro assente per tutta la durata della discussione. Un provvedimento che affossa la mobilità sostenibile in particolare quella ciclabile limitando di fatto la realizzazione di nuove piste ciclabili. Una misura che espropria l’autonomia dei comuni nella pianificazione della mobilità sostenibile sui loro territori e nella limitazione della velocità nelle aree dove è necessario. Continueremo in tutte le sedi a proporre modifiche per cambiare un provvedimento che mette al centro le auto e non la tutela degli utenti fragili della strada come pedoni e ciclisti”. Così la vicepresidente del gruppo del Pd alla Camera, Valentina Ghio.
Intervento deludente: non interviene sulla velocità che è prima causa di morte
"Il 'nuovo' codice della strada o più semplicemente codice della strage è un intervento spot, lacunoso e contraddittorio. Una riforma che non coglie le sfide del tempo in cui viviamo, che è ancorata al secolo scorso perché non tiene conto dell'innovazione tecnologica e dell'intelligenza artificiale per migliorare la sicurezza di automobilisti e pedoni. Tutti i 250 emendamenti presentati dal Pd sono stati bocciati e il ministro Salvini non si è mai degnato di presentarsi in Aula per confrontarsi con il Parlamento". Così il deputato dem Anthony Barbagallo, capogruppo Pd in commissione Trasporti nel suo intervento alla Camera con cui ha motivato il voto contrario del gruppo democratico.
"Un codice che non tiene conto della velocità e della distrazione che sono la prima causa di incidenti anche mortali, che si accanisce contro i giovani e le famiglie monoreddito, che non dice nulla a proposito degli ultraottentenni, che depotenzia le autonomie locali, che non finanzia il trasporto pubblico e si accanisce contro la mobilità sostenibile. Un testo deludente che mette al centro la vettura e le sue esigenze e non si preoccupa della sicurezza delle persone" ha concluso Barbagallo.
“I dati sugli ecoreati forniti oggi dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, alla Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti ci dicono due cose fondamentali: la prima, Terra dei fuochi, con 980 roghi nel 2023, continua ad essere una vera e propria emergenza nazionale. Da questo punto di vista, gli amministratori e gli enti locali devono essere messi subito nelle condizioni di assumere personale per affrontare criticità e urgenze. La seconda, più generale, riguarda la necessità di non abbassare la guardia su un fenomeno che interessa tutto il territorio nazionale. Solo nel primo bimestre del 2024, infatti, sono state denunciate per ecoreati 150 persone, con 42 sequestri per un valore di circa 8,5 milioni di euro. Anziché andare ad estendere il numero dei reati (come avvenuto con quello propagandistico sui rave) occorrerebbe concentrare le forze sui reati realmente impattanti sulle condizioni di vita dei cittadini e dell’ambiente”.
Lo dichiara Marco Sarracino, deputato democratico della Commissione bicamerale d’inchiesta sui rifiuti e responsabile nazionale Pd per la Coesione territoriale.
Pd presenta interrogazione urgente al ministro Salvini
“Un periodo di grave siccità, nonostante le ultime piogge, sta colpendo duramente la Sicilia. Chiediamo al governo, e in particolare al ministro delle Infrastrutture Salvini, come intenda fronteggiare e con la massima urgenza, una situazione che sta mettendo in grave difficoltà l’intera Regione” A chiederlo, attraverso una interrogazione al ministro per le Infrastrutture e dei Trasporti, sono i parlamentari del Pd Giuseppe Provenzano (primo firmatario) Anthony Barbagallo, Maria Stefania Marino, Giovanna Iacono e Fabio Porta. “Al momento – si legge nel testo dell’interrogazione- proprio a causa della carenza idrica sono già 150 i comuni dell’isola nei quali l’acqua è razionata nella sua erogazione quotidiana, creando disagi e disservizi alle comunità locali. Per fronteggiare la crisi – proseguono gli esponenti del Pd - la Regione ha provveduto a nominare un commissario straordinario, con la predisposizione di un piano da 150 milioni di euro senza però le corrispondenti coperture e soprattutto ha ipotizzato un piano di razionamento con tagli all’erogazione dell’acqua dal 10 fino al 45 % rispetto alla media”. Gli esponenti del Pd evidenziano inoltre che “il Piano ha messo immediatamente in allarme, in particolare, il settore agricolo che rischia di affrontare un periodo estivo con una disponibilità di acqua limitata che pregiudicherebbe un anno di lavoro con devastanti impatti produttivi e anche occupazionali”. Nel testo dell’interrogazione dei Dem, si legge inoltre che “per la manutenzione degli impianti servirebbero circa un miliardo di euro e il mancato utilizzo delle risorse del PNRR rappresenta una oggettiva aggravante, anche perché sembrerebbero non esservi disponibili altre risorse. I cambiamenti climatici sono sotto gli occhi di tutti – si evidenza nel testo – ed espongono la Sicilia ad affrontare situazioni di estrema difficoltà anche per il futuro. Occorrerebbe – concludono i Dem- una adeguata programmazione di interventi infrastrutturali dedicati proprio a dotare la Sicilia di adeguate infrastrutture idriche senza disperdere l’indispensabile risorsa”.
ntervenire per separare funzioni politiche da quelle tecniche
“Governo e destra contro i sindaci. Il Pd ha proposto un atto parlamentare, respinto dalla maggioranza, per delimitare la responsabilità dei sindaci che per legge sono responsabili del governo politico dell’ente ma poi continuano a rispondere di tutto ciò che succede nelle loro città”. Così i deputati del Pd, Federico Gianassi e Andrea Gnassi, che hanno firmato l’atto insieme ai componenti democratici della commissione Giustizia di Montecitorio. “Da più di trent’anni la legge distingue infatti tra responsabilità politica in capo al sindaco e agli amministratori locali e responsabilità tecniche e gestionali in capo al corpo amministrativo. Nonostante questa previsione i sindaci finiscono per rispondere di tutto ciò che accade nei loro comuni, dal famoso caso della sindaca di Crema nei confronti della quale fu aperto un procedimento penale perché un bambino si era ferito due dita in un asilo comunale a tanti altri casi che si verificano ogni giorno. Occorre cambiare il Testo Unico degli Enti Locali - la Costituzione dei sindaci - in tre articoli (50, 54, 107) come più volte sollecitato anche dall’ANCI, per separare nettamente le funzioni politiche da quelle tecniche ed evitare questa stortura in forza della quale da decenni è attribuita a carico dei sindaci sostanzialmente una responsabilità oggettiva che deve invece essere espulsa dal nostro ordinamento”.
Il Passante di Mezzo rappresenta un'opera prioritaria per la mobilità della Città Metropolitana di Bologna. Si tratta di un intervento di valore nazionale, essendo Bologna uno snodo fondamentale della viabilità del Paese. Vanno messi in campo tutti gli adempimenti progettuali di competenza della Società Autostradale e del Ministero competente e deve essere ribadita la certezza del finanziamento da parte del Ministero stesso, garantendo anche la realizzazione delle opere adduttive per l’area metropolitana ed il rispetto degli accordi stipulati dai vari governi con Regione ed Enti Locali. Abbiamo presentato una interrogazione parlamentare al Ministro Salvini per chiedere chiarezza, a partire dalla certezza dei finanziamenti".
Così Andrea De Maria e Virginio Merola, deputati PD.
"Anche in questo caso abbiamo assistito ad un abuso e uso improprio dei decreti leggi. Continueremo a sottolinearlo perché le nostre Camere sono ridotte ad un monocameralismo alternato di fatto e siamo di fronte ad un esecutivo che continua ad incentrare i provvedimenti più importanti e significativi riducendo le Camera ad un ruolo di ratifica. Se vogliamo intervenire davvero sull'astensionismo che è il fenomeno più preoccupante di questa crisi della democrazia dovremmo affrontare il tema di una riforma organica degli enti locali e non limitarci ad interventi dettati da interessi di parte e di partito. Non basta 'elezione diretta ma dovremmo necessariamente dare più poteri ai sindaci che conoscono le esigenze dei cittadini e non privarli sempre di più dei loro poteri come sta accadendo con questa maggioranza.
Riteniamo che il numero dei mandati due o tre debba essere uguale per tutti i comuni, non possiamo accettare che ci sia una gerarchia legata al numero degli abitanti. Si sta introducendo una modalità di voto che va ad accentuare il voto di relazione rispetto al voto di opinione, continuando così ad avallare e dare un peso al voto di scambio e di clientela.
Il tema del numero dei mandati andava affrontato con una riforma del testo unico degli enti locali e questo proporremo.
Le riforme vanno fatto in generale e nell'interesse del Paese. Non condividiamo trasformismi né manovre di palazzo. Non condividiamo la politica di questo Governo epensiamo che debbano essere gli elettori a mandarvi a casa". Lo ha detto il deputato del Pd, Virginio Merola, intervenuto in Aula dichiarando il voto contrario del Pd al dl elezioni.
“Passo in avanti ottenuto grazie alla perseveranza delle opposizioni e dei comitati e alla scelta del gruppo del Pd di far calendarizzare a inizio legislatura la proposta di legge. Ora si vada avanti con disciplina non sperimentale anche per elezioni politiche e per chi si trova lontano dal comune di residenza non solo per ragioni di studio ma anche di cura o lavoro” così la deputata democratica, Marianna Madia, prima firmataria alla Camera della proposta di legge sul voto dei fuori sede, è intervenuta in aula durante la discussione sul dl enti locali in cui si introduce una prima disciplina sperimentale per votare alle prossime elezioni europee per chi studia lontano dal comune di residenza.
Comandano macchine e velocità e non si rispettano gli utenti più fragili
“Il giudizio del Partito Democratico sul nuovo codice della strada è chiaro e netto: parla al secolo scorso, non tiene conto delle nuove tecnologie e distrugge gli sforzi fatti negli ultimi anni sulla mobilità sostenibile. Basterebbero le mobilitazioni che stiamo vedendo in questi giorni nelle piazze italiane, basterebbe l'appello degli amministratori locali, di chi conosce il territorio e sa come si muovono le persone nelle nostre città, per fermarsi un attimo e rendere, innanzitutto, questo codice della strada contemporaneo, perché poggia sulla regola del più forte. Sulle strade italiane abbiamo nove morti al giorno, più di 3000 ogni anno, a causa della velocità, a causa della distrazione, del mancato rispetto delle precedenze”. Così la deputata dem Ouidad Bakkali, componente della commissione Trasporti, intervistata sul sito web dei deputati Pd.
“Le strade e le città – ha aggiunto Bakkali - sono spazi che devono essere inclusivi, democratici, per questo abbiamo chiesto di fare un lavoro insieme, corale, invece si è proseguito col populismo, lavorando sulla riduzione dello spazio di autonomia dei comuni nel progettare le piste ciclabili. Chi si sentiva insicuro prima, chi cammina per strada, chi in bicicletta, le persone con disabilità, continueranno a sentirsi insicuri perché non si punisce la velocità. C’è leggerezza sul tema dello smartphone, grazie al nostro intervento abbiamo introdotto un aggravio a chi usa il cellulare alla guida. Occorre cambiare il paradigma, ovvero che sulla strada non comandano le macchine e la velocità, ma si rispettano gli utenti più fragili".
“Il Pnrr poteva essere una straordinaria opportunità di crescita per l’Italia ma, nella realtà dei fatti, la destra ha perso tempo a riformare la governance e a modificare un piano che è stato ampiamente depotenziato”.
Così la deputata Pd Silvia Roggiani, intervenendo in Aula sulle comunicazioni del ministro Raffaele Fitto sullo stato di attuazione del Pnrr.
“I numeri raccontano una realtà molto differente rispetto al racconto del Ministro Fitto: l’Italia ha già ottenuto il 52,4% delle risorse del Pnrr e non sta centrando nessuno degli obiettivi trasversali del Piano sulla riduzione delle disuguaglianze territoriali tra nord e sud, sul divario di genere e su quello generazionale. Un gravissimo danno in un paese in cui il tasso di occupazione femminile è di 14 punti inferiore alla media europea e che si trova ultimo come occupazione giovanile. L’accanimento contro gli Enti locali lascia senza parole. Una parte dei progetti per i Comuni e le Città metropolitane che la destra ha tagliato sono stati rifinanziati a carico del bilancio dello Stato, lasciando il tutto nell’incertezza e peggiorando la prospettiva dei conti pubblici. Il Pnrr del Governo conferma poi come l’esecutivo non creda nella sanità pubblica, che dovrebbe garantire un servizio universale per tutte e tutti i cittadini. Con il taglio del governo di 1,2 miliardi alla sanità si cancellano dal Pnrr più di 300 case di comunità, 300 ospedali, togliendo a migliaia di cittadini la possibilità di accedere alle cure”.
“Il nuovo codice della strada è contro la mobilità ciclabile e sostenibile e non aumenta in alcun modo la sicurezza urbana perché non interviene sulla prima causa di morte in strada: la velocità. Infatti, non solo non prevede misure risolutive per invertire la tragica tendenza delle morti su strada, ma riduce l'azione e l’autonomia dei Comuni, limita i controlli della velocità e diminuisce radicalmente lo sviluppo della mobilità ciclistica, sia con interventi di natura tecnica, come la cancellazione della segnaletica orizzontale, sia frenando la progettualità delle amministrazioni locali nel tracciare nuove piste ciclabili. Come Pd abbiamo presentato circa 250 emendamenti in Commissione Trasporti per migliorare il nuovo codice, ma la maggior parte di questi è stata respinta. Sono state privilegiate misure che ci allontanano dalle città europee, che favoriscono gli utenti più forti della strada e non tutelano invece i più vulnerabili come pedoni e ciclisti. Abbiamo ripresentato molti emendamenti in Aula per modificare il codice verso un'idea di mobilità che tenga assieme sicurezza, tutela dell'ambiente e vivibilità delle città, che tuteli il trasporto pubblico locale e l'autonomia dei comuni, fermando gli effetti di questo che è stato definito da molte associazioni e rappresentanti di enti locali il "codice della strage".
Così Valentina Ghio, vicepresidente del Gruppo PD alla Camera e componente della commissione Trasporti.
Per sostenere l’importante filiera dell’automotive chiediamo al governo Meloni una radicale inversione della sua azione sin qui debole e ambigua. È necessario che l’esecutivo si attivi nelle sedi istituzionali europee per sostenere e valorizzare il ruolo strategico dell’intero settore perché sia adeguatamente supportato nei prossimi anni, con politiche, strumenti e risorse aggiuntive per la riconversione delle imprese e la riqualificazione dei lavoratori. Chiediamo inoltre al governo di impegnarsi per favorire il rapido superamento delle situazioni di crisi industriale per evitare licenziamenti dei lavoratori e la delocalizzazione di importanti aziende e di adoperarsi affinché Stellantis mantenga in Italia non solo la produzione ma anche i settori della progettazione, dal momento che il design italiano è riconosciuto come elemento di grande valore in tutto il mondo. Serve un’azione decisa di politica industriale per essere anche attrattivi per nuovi investitori e sostenere la graduale transizione della filiera dei servizi dell'automotive, con appositi e mirati interventi finalizzati a favorire la riconversione delle produzioni e la realizzazione di prodotti innovativi.
Così Federico Fornaro, della presidenza del gruppo PD alla Camera, intervenendo in Aula.
"I disagi e le frane che stanno impattando sul collegamento fra Prato e la Val Bisenzio è molto preoccupante. È di fondamentale importanza trovare nel più breve tempo possibile una soluzione perché il disagio sta impattando profondamente sul tessuto produttivo e sulla vita di centinaia di lavoratori, studenti e persone che si spostano per motivi di salute. La SR 325 costituisce l’unica strada di comunicazione che percorre continuativamente la valle del fiume Bisenzio e consente quindi di collegare il Comune di Prato con la città metropolitana di Bologna attraversando i Comuni di Vaiano, Cantagallo e Vernio, e per questo è una infrastruttura strategica essendo anche l’unica alternativa possibile in caso di interruzione della A1. La sicurezza della SR 325 deve essere prioritaria attivando sia risorse regionali che quelle del Piano Nazionale della Sicurezza Stradale assegnate alla Toscana come quelle FSC 2014-2018 anche studiando soluzioni di collegamento alternativo che mettano in connessione la vallata con le principali strade nazionali e pianificando nuove fermate ferroviarie a ridosso dell’arteria stradale. È un impegno che oltre ai comuni, regione e ANAS, deve prendere anche il governo perché la valle sta pagando un elevatissimo costo sociale che va arginato immediatamente". Lo dichiara in una nota Marco Furfaro, deputato toscano e membro della segreteria nazionale del Partito Democratico.