È un segnale molto positivo l’approvazione all'unanimità del nostro ordine del giorno che impegna il governo a reperire le risorse necessarie per garantire la massima protezione cyber di comuni e province. Grazie alla battaglia che abbiamo portato avanti come Partito Democratico la legge di delegazione europea ha aperto finalmente a questa possibilità, fondamentale per difendere tutti gli enti locali e quindi tutti i cittadini. Adesso non dobbiamo lasciare sole le amministrazioni e offrire presto a sindache e sindaci sul territorio tutti gli strumenti e le risorse necessarie a poter alzare finalmente la guardia contro i sempre più frequenti attacchi informatici che prendono di mira il nostro paese.
Lo afferma Andrea Casu, della presidenza del gruppo PD alla Camera primo firmatario dell’odg sottoscritto dalla vicepresidente della Camera Anna Ascani e dal capogruppo Pd in Commissione Politiche Ue Piero De Luca.
"Con l'inaugurazione di domani riaprirà alla viabilità il ponte Da Vinci di Sasso Marconi. Un risultato importante, anche pensando alla complessità dell'intervento che è stato messo in campo. Viene prima di tutto premiata la tenacia della amministrazione comunale di Sasso Marconi e degli Enti Locali coinvolti. Nella scorsa legislatura, con il collega Gianluca Benamati, avevamo assunto diverse iniziative parlamentari in merito e registrata l'attenzione dei governi allora in carica. Oggi sono davvero soddisfatto del risultato raggiunto, fondamentale per i cittadini e le imprese di quel territorio".
“Grazie al sì all’emendamento del Pd la maggioranza apre all’obiettivo della massima protezione cyber per comuni e province. Il tema sollevato dalle nostre proposte il tema della sicurezza dagli attacchi hacker per i nostri enti locali viene finalmente riconosciuto come fondamentale per la crescita della digitalizzazione nel nostro Paese. Ora auspichiamo che il governo accolga il nostro ordine del giorno per l’impegno a reperire le risorse necessarie”.
Lo affermano i deputati democratici Andrea Casu e Anna Ascani e Piero De Luca, firmatari dell’odg e dell’emendamento approvato dall’aula nel corso dell’esame della legge sulla delegazione europea.
“La conferenza Onu sui cambiamenti climatici (COP28) si sta concludendo e sul rush finale si è raggiunto un accordo sulla fuoriuscita dall’era dei combustibili fossili. Non certo un accordo storico come si sta tentando di definirlo ma solo un compromesso al ribasso che prevede l’uscita graduale al 2050 per l’utilizzo del petrolio e dei suoi derivati. Ha ragione il segretario generale dell’Onu Guterres che commentando l’esito del vertice ha ammonito i Paesi presenti sul fatto che il mondo non può permettersi ritardi o mezze misure su queste scelte. Il quadro è piuttosto desolante, ma del resto non ci si poteva aspettare nulla di diverso quando il Presidente della COP28 stessa è uno dei principali sostenitori e azionisti dell’industria petrolifera araba, e “negazionista climatico” convinto. Il tema degli impatti dell’agricoltura e dell’allevamento sull’insieme delle emissioni climalteranti sono stati ovviamente al centro della COP di Dubai, e le presenze dei lobbisti presenti nelle delegazioni nazionali, provenienti da alcune delle più grandi aziende agroalimentari del mondo, quasi il triplo del numero registrato alla Cop 27, testimoniano l’attenzione a questo ambito così come le contraddizioni che porta con sé. In agricoltura, come per altri settori produttivi sono i Paesi del nord del mondo a procurare le emissioni e dunque i danni che portano i cambiamenti climatici e quelli del sud del mondo a pagarne le maggiori conseguenze. Si stima in 8 miliardi il danno. E a poco serviranno le briciole stanziate nel Fondo di Solidarietà per i Paesi terzi, già previsto fin dalla COP21 di Parigi ma mai finanziato adeguatamente, per consentire di accompagnarli nel processo di sviluppo sostenibile diverso da quello dei Paesi sviluppati. Il tema centrale della COP28 doveva essere quindi il riequilibrio tra nord e sud del mondo, la COP doveva servire a questo. Fino ad ora, tuttavia, l’Onu non si è misurata col problema fino in fondo indicando in dettaglio come il mondo potrà soddisfare i bisogni nutrizionali di una popolazione mondiale in crescita, che si prevede raggiungerà i 10 miliardi entro il 2050, e ridurre nello stesso tempo i gas serra globali e quindi la temperatura del pianeta. La COP28 doveva riequilibrare e regolare la produzione mondiale, confrontando bisogni ed esigenze diverse tra le parti del mondo e non fare piccole operazioni di greenwashing per lavarsi la coscienza. Se come ha detto il sultano AL Jaber ‘il fallimento non è un’opzione’, ciò che riguarda l’agricoltura e la produzione e distribuzione di cibo non può essere un tema gestito dalle multinazionali e dai lobbisti del settore. Ci vuole la politica e anche il nostro Governo su questo doveva e deve essere più chiaro e incisivo. Non si può più aspettare, parliamo di presente e soprattutto di futuro di un settore strategico per la nostra economia che cuba 220 miliardi, parliamo del mondo e parliamo di noi. Perché se c’è una cosa chiara e lampante è che i problemi e le soluzioni sono glocali, globali e locali insieme. Se non si risolve nulla a livello globale, le conseguenze le vedranno i contadini e gli allevatori emiliani, padani, toscani. E questo dovrebbe importare a Lollobrigida, a Meloni e a ciascuna e ciascuno di noi”.
Lo scrive il capogruppo del Pd in commissione Agricoltura alla Camera, Stefano Vaccari, in un commento pubblicato dall’Unita’.
"La geotermia in Toscana deve assicurare sensibili ricadute positive per i territori coinvolti: questo tipo di energia rinnovabile soddisfa infatti circa un terzo del fabbisogno energetico della Regione nonostante lo sfruttamento e le centrali ricadano in pochi territori marginali delle province di Pisa, Siena e Grosseto. È quindi necessario che Enel presenti un piano di investimenti che preveda infrastrutture, manutenzione e ammodernamento degli impianti, posti di lavoro qualificati e tariffe calmierate per le attività economiche ed i residenti dei comuni in cui ricadono gli impianti. Ed è altrettanto necessario che la Regione coinvolga tutti gli enti locali interessati prima di rinnovare le concessioni. Soltanto così lo sfruttamento potrà essere uno strumento di sviluppo sostenibile ed un efficace volano di crescita sociale, economica ed occupazione capace di risollevare i comuni geotermici ad oggi aree di crisi e colmare finalmente il gap competitivo con le zone urbane": è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo PD in commissione Ambiente alla Camera, sul Decreto legge Energia che dà la possibilità alla Regione di prorogare una concessione a seguito di una presentazione di un piano di investimenti.
Grande successo del primo incontro nazionale del dipartimento sport del Partito Democratico, “Diritto allo sport!” oggi a Prato.
Il saluto della segretaria Elly Schlein, del Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, del Sindaco di Prato Matteo Biffoni e poi 4 ore filate di idee, proposte di legge e interventi delle sei donne e sei uomini che compongono il dipartimento sul rapporto fra sport e lavoro, salute, ambiente, sud, equità di genere, diritti, disabilità, enti locali, scuola e cultura.
A guidare, dal palco del teatro “Il Garibaldi”, l’On. Mauro Berruto, già CT della nazionale maschile di volley, oggi parlamentare e responsabile delle politiche per lo sport del Partito Democratico che ha raccontato il lavoro fatto nel 2023 e indicato l’agenda 2024. Oltre 200 persone in sale in rappresentanza di società (fra cui quelle che hanno concretamente aiutato a Prato e Campi Bisenzio durante l’alluvione” enti di promozione, federazioni e tanti militanti. La registrazione dell’evento sarà presto disponibile sui canali social del Partito Democratico.
Dichiarazione di Marco Simiani, capogruppo Pd Commissione Ambiente
“E’ soltanto con gli investimenti di oggi che possiamo cercare di prevenire i disastri di domani. E noi non accettiamo più la solita cantilena della mancanza di risorse, perché questa destra ha trovato i soldi per poter fare opere faraoniche e paradossalmente i fondi di sviluppo e coesione che sono destinati al Ponte sullo Stretto potevano essere utilizzati per mettere in sicurezza le infrastrutture e realizzare vie di fuga efficaci nei Campi Flegrei. Si tratta di una precisa scelta politica.” Così Marco Simiani, capogruppo Pd in commissione Ambiente, intervenendo in aula per motivare il voto contrario del Pd al decreto sul rischio sismico dei Campi Flegrei . Per l’esponente del Pd “il dovere delle Istituzioni, della politica, è quello di dare risposte alla popolazione, non tranquillizzarla solo per ottenere il consenso. Non dobbiamo aver paura di dire che Campi Flegrei sono il nostro “supervulcano”, un sistema complesso e giovane, composto da una trentina di vulcani, formatosi circa 60 mila anni fa per collasso dopo una eruzione di circa 80 chilometri cubi di magma. Ribadire ciò non è allarmismo, è geologia.” Per Simiani, “il decreto presenta molte lacune, a cominciare dalla mancata analisi sull’attività vulcanica, una impostazione talmente riduttiva che è stata confutata dallo stesso ministro Musumeci che con le sue dichiarazioni – poi rimangiate- ha provocato solo caos.” “Siamo purtroppo lontanissimi – ha concluso Simiani- da come dovrebbe essere gestita la situazione. Per questo motivo le proposte che il Partito Democratico aveva avanzato partivano proprio dalla necessità di stanziare risorse adeguate per risolvere la vulnerabilità sismica dei patrimonio edilizio privato - anche per evitare rischiose ripercussioni sul mercato immobiliare – rinnovando la possibilità di usufruire di un super sisma bonus per gli interventi di mitigazione previsti a seguito dell’analisi di vulnerabilità nell’area flegrea. Così come per noi era prioritario l’avvio immediato all’esercizio delle gallerie di collegamento tra la Tangenziale di Napoli e il Porto di Pozzuoli. Infine, avevamo chiesto assunzioni di personale da parte degli enti locali interessati, nonché per le attività di presidio del territorio, in deroga ai tetti di spesa, di agenti di polizia locale a tempo determinato. Qui occorre soprattutto prevenzione ma se non si individuano con chiarezza i rischi non può esserci alcun intervento efficace” .
“Avremmo voluto che si facesse di più anche sulla proroga dei progetti di accoglienza diffusa dei comuni, ma l'approvazione dell'ordine del giorno da me presentato rimane una risposta doverosa agli enti locali, in un decreto disumano che si accanisce oltre ogni limite etico sui minori non accompagnati ”. Lo ha detto intervenendo in Aula sul decreto migranti la vicepresidente del gruppo Pd alla Camera, Valentina Ghio, a proposito dell’approvazione dell’odg a sua prima firma che impegna il governo a dare prosecuzione ai progetti inseriti nel sistema di accoglienza, integrazione e Sai anche per l’anno 2024.
“La riformulazione dell’ordine del giorno - spiega Ghio - lega la proroga del sistema di accoglienza diffusa portato avanti dai Comuni in questi anni alla valutazione della compatibilità di bilancio. È una formula che il governo usa spesso e che non garantisce come sappiamo con certezza il raggiungimento dell’obiettivo.
In questo caso però si tratta di non garantire la certezza del raggiungimento dell’obiettivo a migliaia di persone, fra cui donne, famiglie, bambini che dal 1 gennaio 2024, senza questa proroga, non avranno più un luogo da abitare, una scuola da frequentare. Questa proroga inoltre riguarda l’impegno e il lavoro di 200 comuni che hanno puntato sull’accoglienza diffusa, che ha dato vita a percorsi di integrazione sociale ed economica reali, più efficaci ed umani rispetto alla gestione dell’accoglienza a cui abbiamo assistito negli scorsi mesi”.
“L’Anci da diversi mesi ha chiesto delle risposte circa la prosecuzione di questi progetti e i comuni coinvolti ad oggi non hanno ancora notizie certe e la preoccupazione dei sindaci che conoscono bene le loro comunità è alta perché sanno che se fra qualche settimana non ci sarà certezza reale della prosecuzione occorrerà trovare collocazione, abitazioni, scuole per queste migliaia di persone che già hanno avuto molte sofferenze”, conclude Valentina Ghio
I comuni rappresentano il cuore pulsante della nostra società ed è naturale che debbano essere il fulcro del sistema di accoglienza diffusa ed è quindi nostro dovere difendere e promuovere questa impostazione dell'accoglienza, perché sono gli enti locali i veri registi e fautori dell'integrazione sociale. Ma proprio verso i comuni che in questi anni hanno visto un aumento dei costi in tutti i settori, il governo sta operando solo tagli come dimostra anche la legge di bilancio, compromettendo gravemente il ruolo essenziale che svolgono nell’erogazione di servizi essenziali, tra i quali appunto la gestione dell'accoglienza e nell'assicurare l'integrazione armoniosa dei migranti nelle nostre comunità. Tagliare le risorse significa indebolire la capacità di questi enti locali di offrire servizi essenziali, di promuovere la coesione sociale e di facilitare l'inclusione dei nuovi arrivati. Non è il Partito Democratico a dipingere questi foschi scenari, è la stessa Anci ad aver evidenziato il problema. Invito il governo a riflettere attentamente su questa sua impostazione, poiché un sostegno finanziario e strumentale adeguato è indispensabile per garantire che possano continuare a svolgere il loro ruolo cruciale.
Così il deputato Andrea Rossi intervenendo in Aula per illustrare il suo odg.
“Nelle scorse ore Bruxelles ha dato parere positivo alla revisione del PNRR, accettando la revisione proposta dal Governo Meloni con riduzione di alcuni obiettivi, l’introduzione di nuovi e la conferma delle riforme condizionanti previste.
Il Governo italiano aveva proposto tagli ai progetti per 15,9 miliardi mentre la commissione ne ha accettato solo 8,8 che, da una prima ricognizione, riguardano sostanzialmente i tagli effettuati sulle misure riguardanti i finanziamenti ai comuni.
In particolare, il finanziamento dei progetti di rigenerazione urbana delle città medio grandi si ridurrebbe da 3.3 a 2 miliardi, mentre la misura dei piani urbani integrati delle grandi città passerebbe da 2,5 miliardi a 900 milioni per un taglio complessivo di circa 2,8 miliardi. A questi si aggiunge l’uscita dal PNRR dei 6 miliardi di finanziamento delle piccole opere dei piccoli comuni il cui taglio complessivo era stato proposto dal ministro Fitto nella sua revisione.
Nelle prossime ore arriverà in parlamento il PNRR post revisione e vedremo le opere che si saranno salvate e quali dovranno trovare nuove imponenti risorse, con i 6 miliardi dei piccoli comuni. Così come andrà verificato l’esito del definanziamento delle misure per la riduzione del rischio idrogeologico per 1.3 miliardi e quelle del potenziamento dei servizi e delle infrastrutture di comunità delle aree interne e dei beni confiscati alle mafie per complessivi 1 miliardo destinato alla nuova Zes Sud che viene finanziata per il solo 2024.
Dovranno esser trovate per gli enti locali 9 miliardi di risorse sopr ttutto per le piccole opere, in genere da 300.000 euro che nel frattempo sono state affidate o realizzate.
Il ministro Fitto dovrà passare dal dire al fare sui finanziamenti sostitutivi perché in caso contrario si tratterebbe di un ulteriore taglio lineare da aggiungere alle risorse che mancheranno ai comuni nel 2024 con la legge di bilancio e l’applicazione del nuovo contratto collettivo”. Lo dichiara Silvio Lai, deputato PD della Commissione Bilancio di Montecitorio.
“È gravissimo che siano i comuni a pagare l’incapacità del Governo. Meloni e Fitto hanno cancellato e definanziato oltre 13 miliardi di euro del Pnrr destinati agli enti locali nella revisione del Piano sottoposta all'UE. Parliamo di risorse fondamentali, in tantissime casi già stanziate, per progetti di recupero delle periferie, contro il dissesto idrogeologico per l’efficientamento energetico, per il potenziamento dei servizi e delle infrastrutture di comunità. Tutti ambiti delicati per la vita dei nostri cittadini. Il Governo ha promesso che avrebbe garantito comunque questi interventi, ma ad oggi non si ha alcuna certezza al riguardo, neppure rispetto all'interlocuzione con la Commissione. Il caos è totale e il Governo rischia di far saltare il banco bruciando un'occasione unica per il nostro Paese".
Dichiarazione di Silvio Lai , deputato Pd
“Continuate, inesorabilmente, a dimostrare che eravate pronti solo a fare opposizione, a urlare contro lo Stato, l’Europa, i poteri forti, le forze oscure e gli alieni, ma non eravate pronti a governare. Perché governare non è fermare un treno dove non dovrebbe fermarsi ma è dare l’esempio, rispettare le istituzioni e non piegarle. Governare è decidere, non prorogare. Noi non ci faremo l’abitudine, nessuna assuefazione ci fermerà dal denunciare il vostro comportamento e le vostre incapacità.” Così Silvio Lai nella dichiarazione di voto contraria a nome del gruppo Pd al decreto sulla proroga dei versamenti fiscali. “In questo decreto – ha proseguito Lai - sono numerose le questioni, proroghe comprese, che riguardano il Paese e che avrebbero meritato risposta e che non l’hanno avuta. A cominciare dai Comuni, dove si continua a scaricare sulle nostre Amministrazioni costi e compiti, senza adeguate dotazioni finanziarie e senza nemmeno la flessibilità che gli enti locali, assieme all’Anci, avevano chiesto. Autonomia senza risorse e senza flessibilità è niente. Un raggiro, una presa in giro, un inganno elettorale.” Lai ha poi ricordato il tema casa e contestualmente la vicenda dei mutui e degli affitti “dove sono previsti solo ulteriori aggravi per le famiglie e i giovani, ad iniziare dalla cedolare secca”, ha rimarcato l’esponente Pd secondo il quale “non aver prorogato l’aliquota al 21 per cento per gli affitti ma l’averla, di fatto, aumentata è una grave responsabilità di questo esecutivo.” “Altro capitolo vergognoso – ha proseguito Lai- è quello dell’energia dove il governo si è girato dall’altra parte di fronte al costo della bolletta che erode salari e redditi, soprattutto alle fasce più deboli. E se c’era qualcosa da prorogare era proprio il mercato tutelato, come hanno negoziato molti Paesi Europei, e invece i cittadini sono sommersi di telefonate incomprensibili e si possono già prevedere aumenti quantificati del 30% dal prossimo anno.” Infine, Lai ha ricordato l’annosa questione dell’Agenzia italiana del farmaco. “Dopo un anno siamo alla sesta proroga rispetto ad un Ente di primaria importanza per la vita sanitaria nazionale, ha aggiunto. Prima si impone una riforma e poi, proroga dopo proroga, si ammette di fatto che quella stessa riforma non si riesce ad attuare”. “Prorogare – ha concluso Lai- può essere un’esigenza dovuta ad una grave calamità ed è un bene; oppure prorogare può significare non essere in grado di decidere. Ebbene, In questo decreto c’è poco del primo e molto del secondo.”
“Con l’approvazione in Commissione Affari Costituzionali del Senato del ddl sull’Autonomia targato Calderoli, il Governo Meloni si schiera definitivamente contro il Mezzogiorno. Tutto per assecondare gli intenti secessionisti della Lega e mantenere gli equilibri al suo interno in uno scambio squallido con la riforma sul premierato fatto sulla pelle dei cittadini del Mezzogiorno e dei più deboli. Senza fondi e con un carico che grava pesantemente sul Sud, infatti, la sanità pubblica andrà in frantumi così come la rete di servizi fondamentale per la vita dei cittadini in particolare nei settori dei trasporti locali, della scuola, degli asili nido e delle politiche sociali. Mi chiedo come possa una destra che parla di nazione decidere di spaccare in questo modo l'Italia, nel silenzio colpevole dei colleghi eletti nel Mezzogiorno che avallano questo scempio senza colpo ferire. Come Partito democratico presenteremo degli emendamenti in legge di bilancio per prevedere che venga assicurata in via preliminare un'adeguata copertura finanziaria dei Lep e del fondo perequativo, nel rispetto della stessa Costituzione, e continueremo a batterci in tutte le sedi per fermare una riforma che rompe l'unità e la coesione nazionale.
Così Piero De Luca, capogruppo Pd della Commissione Bicamerale Questioni regionali.
Ho partecipato alla cena organizzata all’ANFE Club Italiano di Brisbane per celebrare “La Settimana Della Cucina Italiana Nel Mondo” ed è stata un enorme successo, grazie all’insostituibile supporto della Presidentessa Maria Maruca e di quanti hanno partecipato e alla console d’Italia a Brisbane Luna Angelini Marinucci. Nel 2023, la cucina italiana è stata candidata per entrare a fare parte della lista Unesco. La cucina italiana tra sostenibilità e diversità bioculturale è il titolo del dossier di candidatura presentato dal Ministero e sottolinea la ricchezza di un panorama gastronomico che non è fatto solo di prodotti di eccellenza e tradizioni, ma rappresenta l’insieme delle pratiche sociali, dei riti e della gestualità basate sui tanti sapori locali e regionali. Non volevo mancare a questa importante celebrazione per l’Italia e il gusto italiano nel mondo e ritengo che sia importante promuovere le tradizioni culinarie italiane e la conoscenza enogastronomica come tratto distintivo dell’identità e della cultura italiana.
Così il deputato del Pd Nicola Carè.
Deputati Pd presentano Interrogazione al ministero dell’Ambiente
“Perché il Ministero dell’Ambiente sta rallentando la pubblicazione del report ‘Rendis’ che dovrebbe elencare tutti gli interventi difesa del suolo? Forse non vuole certificare che il Governo Meloni è stato quello che non solo non ha investito, ma ha tagliato risorse più di ogni altro esecutivo, sul contrasto contro il dissesto idrogeologico?”. È quanto dichiara il capogruppo Pd in Commissione Ambiente di Montecitorio Marco Simiani che ha presentato una interrogazione sul tema insieme ai colleghi Chiara Braga, Augusto Curti, Sara Ferrari e Rachele Scarpa.
“In questi mesi la destra, proprio quando occorreva investire di più e meglio in prevenzione, anche grazie ai finanziamenti del Pnrr, ha di fatto cancellato 1300 milioni di euro di progetti contro il dissesto idrogeologico soprattutto per i territori fragili; senza dimenticare che nella legge di Bilancio sono state sottratte risorse già stanziate su difesa del suolo e clima per quasi un miliardo di euro. E in tutto questo scenario devastante esponenti di governo e maggioranza hanno anche avuto il coraggio di criticare gli enti locali dopo le recenti alluvioni in Toscana. Il rapporto Rendis è fondamentale per avere un quadro puntuale ed efficace dei progetti finanziati e sullo stato degli interventi: dopo i ritardi dovuti alla pandemia ed alle elezioni anticipate è ora che il Ministero acceleri la sua pubblicazione”: conclude Marco Simiani.