“La proroga dell’attività del centro di chirurgia pediatrica di Taormina non risolve niente: si tratta di un provvedimento temporaneo che non affronta il problema alla radice. Questo reparto rappresenta un presidio di eccellenza e un punto di riferimento indispensabile per i bambini della Sicilia".
Lo dichiara Maria Stefania Marino, deputata del Partito Democratico, sulla risposta del Ministero della Salute alla sua interrogazione parlamentare.
“Tra luglio 2023 e marzo 2024 il centro ha effettuato 165 interventi, dimostrando l’esistenza di un bisogno reale e di un’utenza costante. Ridurre la questione a meri calcoli numerici previsti dal decreto Balduzzi significa ignorare la specificità del territorio e le difficoltà logistiche e viarie locali. Così facendo si rischia di discriminare i cittadini e di rendere sempre più lontano il diritto alla salute garantito dalla nostra Costituzione. La sanità deve restare vicina alle persone e non trasformarsi in un percorso a ostacoli per chi già affronta situazioni di grande fragilità. Per questo chiedo al governo e alla Regione Sicilia di andare oltre le proroghe e i provvedimenti tampone: serve un piano straordinario che mantenga e potenzi il centro di Taormina, rafforzando la rete pediatrica e affrontando finalmente la carenza cronica di personale sanitario nell’isola”: conclude.
“Contestiamo questo decreto sia nel metodo che nel merito. Avevamo chiesto un approccio diverso, con alcune proposte chiare, che la maggioranza ha però respinto: più risorse per le bonifiche e con continuità pluriennale; più strumenti per i comuni, che devono poter disporre di fondi per videosorveglianza, controlli e raccolta straordinaria; maggiori strumenti per l'educazione ambientale, a partire dalle scuole; più trasparenza nella gestione dei fondi, con la pubblicazione periodica dei dati sugli interventi e sulla spesa. Era necessaria l’istituzione di una cabina di regia nazionale che lavorasse insieme alla regione Campania, agli enti locali, alle associazioni e ai cittadini per evitare che la salute e la sicurezza ambientale fossero sacrificate ai tempi della burocrazia, all'assenza o alla ricerca di risorse che appaiono insufficienti, e invece nulla di tutto questo. Nel decreto ci sono solo inasprimenti di pene senza una adeguata corrispondenza con il rafforzamento delle politiche di prevenzione e di bonifica”.
Così il deputato democratico, Stefano Graziano, intervenendo in Aula per annunciare il voto contrario del Gruppo Pd al Dl Terra dei Fuochi.
“Ma non è tutto - ha aggiunto - perché nel corso dell'esame al Senato è stato introdotto un emendamento che nulla ha a che vedere con la Terra dei Fuochi: e cioè l'istituzione, presso la Presidenza del Consiglio, di un nuovo Dipartimento per il Sud, che dovrebbe acquisire le competenze e le prerogative della Struttura di missione per la zona economica speciale unica. Una scelta improvvisata, di cui non si era discusso prima, calata dall'alto, che cambia l'architettura e l'impianto organizzativo e istituzionale della Zes, senza alcun confronto, senza alcun dibattito preventivo, senza alcun ascolto dei territori, senza chiarezza sulle risorse e sugli obiettivi. Del resto - ha concluso - la grave vicenda dell’incendio di Teano e il voto contrario al nostro emendamento sono l’esempio che questa maggioranza è contro il Mezzogiorno”.
“La decisione di Cargill di chiudere lo stabilimento di Giammoro, che da anni produce pectina ed ha garantito occupazione diretta a quasi 50 lavoratori e a tutto l’indotto, è un colpo durissimo per il territorio messinese e per l’intera Sicilia. La multinazionale motiva la chiusura con problemi di mercato e costi energetici, difficoltà che tuttavia interessano la gran parte delle imprese italiane ed europee e che non giustificano affatto la scelta di smantellare l’unico sito produttivo italiano salvando invece quelli di Francia e Germania. Appare evidente che pesino altri fattori, tra cui il diverso livello di sostegno istituzionale messo in campo dagli altri paesi”: è quanto dichiara la deputata dem Maria Stefania Marino, annunciando una interrogazione parlamentare sulla vicenda.
“Non possiamo accettare che l’ennesimo presidio industriale del Mezzogiorno venga abbandonato senza alcuna prospettiva, privando un intero territorio di lavoro e futuro. È indispensabile che si apra immediatamente un tavolo di confronto presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con la partecipazione di Cargill, delle organizzazioni sindacali, delle istituzioni locali e della Regione Siciliana, per individuare soluzioni che garantiscano la continuità produttiva e occupazionale. Non è pensabile che, ancora una volta, l’area industriale di Giammoro debba rassegnarsi alla desertificazione. Il governo siciliano e nazionale è chiamato ad una azione di responsabilità: non può rimanere spettatore passivo. Servono atti concreti per difendere lavoro, sviluppo e dignità di decine di famiglie e dell’intera comunità. Mi auguro che il Ministro convochi senza indugio il tavolo istituzionale richiesto dai sindacati e dagli enti locali, e che si valutino anche eventuali progetti di riconversione industriale in grado di assicurare occupazione stabile nel tempo”, conclude la deputata dem siciliana .
“La realizzazione del nuovo collettore nel territorio comunale di Pace del Mela (Messina), verso l’impianto di depurazione di Giammoro, rappresenta un passo decisivo per la tutela ambientale, sanitaria ed economica di un’area troppo a lungo penalizzata dalla mancanza di infrastrutture adeguate”: è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino dopo aver depositato un’interrogazione ai Ministri dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e delle Infrastrutture e dei Trasporti per chiedere chiarimenti e garanzie sullo stato di avanzamento delle opere.
“Parliamo di un intervento da 2,9 milioni di euro che non solo contribuisce a ridurre il rischio di nuove sanzioni comunitarie, a seguito della procedura di infrazione aperta contro l’Italia, ma soprattutto restituisce ai cittadini la prospettiva di un territorio più sano, più sicuro e più competitivo. È fondamentale, però, che il governo assicuri la massima attenzione: i lavori devono rispettare tempi certi e occorre garantire un pieno coinvolgimento degli enti locali e delle comunità interessate. Nell’interrogazione chiediamo inoltre la programmazione di ulteriori interventi di adeguamento del sistema fognario e depurativo nella provincia di Messina e nell’intera area tirrenica della Sicilia, perché soltanto una gestione integrata e sostenibile delle risorse idriche può garantire sviluppo e qualità della vita nei nostri territori”: conclude.
“Dopo fenomeni di maltempo come quello che ha flagellato il Polesine nella serata e nella nottata tra il 23 e il 24 settembre, superata la fase emergenziale, per la quale dobbiamo ringraziare per l’immediato intervento i vigili del fuoco, la protezione civile e le forze dell’ordine, è necessario fare un passo in più, per cercare di capire se e come sia possibile fare prevenzione”.
Lo spiega Nadia Romeo, rodigina, deputata del Pd e componente capogruppo della commissione d’inchiesta sul rischio sismico e idrogeologico.
“E’ innegabile – prosegue Romeo – come si vada verso fenomeni meteo sempre più violenti, con enormi quantità di acqua scaricata in un lasso temporale ristretto, che mettono in crisi soprattutto i centri urbani. Un aspetto che è impossibile non legare coi temi della cementificazione e del consumo di suolo, che hanno interessato pesantemente la nostra Provincia, così come il Nordest in genere”.
Ed è su questo punto, allora, che si può lavorare sul fronte della prevenzione, quantomeno per mitigare le conseguenze di questi eventi estremi. “La pianificazione urbanistica – prosegue Romeo - le misure mitigative (in primis vasche di laminazione urbane), devono cambiare marcia da subito, altrimenti i fenomeni intensi, come quello di ieri, ormai sempre più frequenti, metteranno sempre più spesso in crisi soprattutto le aree urbane”.
“Chiaro – dice ancora la parlamentare dem – come i Comuni e gli enti locali in genere non possano essere lasciati soli di fronte a un compito del genere: è necessario reperire immediatamente risorse per questo scopo, in maniera da poterle mettere a disposizione subito. Questa deve essere una priorità chiara in primo luogo per il Governo, chiamato a una immediata inversione di tendenza, rispetto alla condotta attuale, che lo ha visto, tra l’altro, tagliare i finanziamenti ai Consorzi di Bonifica per la lotta alla subsidenza, scelta mai operata in precedenza da nessun esecutivo della storia Repubblicana del nostro paese”.
"La bandiera della Palestina esposta dal Campidoglio è un segnale importante per la Capitale del Paese. La maggioranza dell'assemblea capitolina, insieme a parte dell'opposizione, ha fatto la scelta giusta manifestando vicinanza e solidarietà al popolo palestinese che sta subendo quello che i maggiori esperti del mondo e la commissione indipendente dell'Onu hanno definito un genocidio.
Una scelta in linea con la mozione unitaria che Pd, Avs e M5S hanno presentato alla Camera con dodici punti che elencano tutte le iniziative che il governo dovrebbe intraprendere per fermare Netanyahu e il suo piano di annientamento dei palestinesi a Gaza e in Cisgiordania. Governo che invece finora ha colpevolmente dimostrato vicinanza e sostegno alle scelte criminali di Benjamin Netanyahu.
E' nostro dovere stare dalla parte delle vittime, esprimere loro solidarietà e pretendere che si riconosca lo Stato di Palestina. Tutto questo va fatto con scelte politiche e anche simboliche, in tutte le sedi possibili. I comuni e le regioni possono fare e stanno facendo moltissimo. Oltre a Roma voglio ricordare, solo per fare qualche esempio, Bologna, Firenze, Napoli e Perugia ma anche la Regione Toscana, la Puglia, l'Emilia Romagna, l'Umbria e la Sardegna, oltre a centinaia di amministrazioni locali che si stanno mobilitando in tutta Italia perché, proprio come le tante persone che manifestano ogni giorno in piazza, non vogliono essere complici di un genocidio". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Villa Massoni rappresenta un bene storico e culturale di straordinario valore per la città di Massa e per l’intero territorio apuano. Negli ultimi giorni, sulla stampa locale e nazionale, sono circolate notizie contrastanti circa una presunta asta prevista per ottobre 2025 e la disponibilità del Ministero della Cultura ad acquisire il complesso. Tuttavia, da fonti ufficiali, emerge che al momento non risulta alcun avviso di vendita né alcuna procedura d’asta già programmata. Per fare chiarezza ho presentato un’interrogazione al Ministro della Cultura": è quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani.
“Con questo atto parlamentare (sollecitato dal Pd locale ed in particolare dalla segretaria comunale, Claudia Giuliani) chiedo al Ministro se abbia effettivamente avviato contatti con il custode giudiziario incaricato della struttura, se siano state già quantificate e stanziate le risorse per l’acquisto e la manutenzione della villa e, soprattutto, se esista un piano di recupero e valorizzazione, condiviso con gli enti territoriali e le istituzioni locali, per restituire questo patrimonio alla comunità massese”.
Bene stop al Porto di Ravenna
“Esprimo il mio pieno sostegno e la mia gratitudine al Presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale, alla Presidente della Provincia di Ravenna Valentina Palli e al Sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni per la presa di posizione chiara e coraggiosa contro il transito di armamenti destinati a Israele attraverso il porto di Ravenna. Avuta la conferma che siano in arrivo container con armi ed esplosivi da imbarcare dalle banchine del porto di Ravenna verso Israele la mobilitazione è stata immediata per chiederne il blocco. Il nostro porto non può e non deve diventare complice della fornitura di armi verso scenari di guerra e di violazioni sistematiche del diritto internazionale. Consentire che container di materiale bellico transitino da Ravenna significherebbe tradire la storia e i valori di una città che ha fatto della Resistenza, della pace e dell’accoglienza la propria identità.
Significa anche compiere una violazione della legge 185 e del principio costituzionale all’art.11 che impone il ripudio della guerra, significherebbe chei ministeri interessati e le dogane continuano ad operare come se nulla fosse. La legge è chiara si parla anche di transito e quelle armi verso Israele non possono passare. Ravenna non vuole essere complice di un genocidio, quello in corso a Gaza, nè di un piano feroce e barbaro di pulizia etnica, insostenibile sempre, ancora di più se vergognosi ministri come Smotrich parlano di “miniere d’oro” e affari immobiliari. Per questo sostengo con forza la richiesta avanzata alle autorità competenti e a Sapir di assumere ogni iniziativa utile per impedire il passaggio di armamenti, così come la proposta di inserire nel codice etico principi vincolanti di pace e rispetto dei diritti umani. Proprio in questi giorni in cui il Commissario Fitto diserta pavidamente il tavolo per decidere sulle sanzioni a Israele, oggi in cui chiediamo al governo che il Ministero della Difesa e le parti israeliane escano dal progetto Undersec e il Ministro Salvini risponde che non è affar suo, oggi che dall’Aula di Montecitorio abbiamo chiesto che Meloni venga a chiarire la posizione del governo italiana e capire se il nostro Paese voterà oppure no questo primo balbettante pacchetto di sanzioni a Israele, Ravenna incarna la postura che vorremmo vedere in tutte le Istituzioni italiane e a tutti i livelli.
In un momento dove il Governo italiano non assume alcuna posizione, vedere rappresentata la dignità e l’umanità dalle Istituzioni locali e regionali che rappresentano la Repubblica, nei lavoratori della portualità che hanno segnalato l’arrivo del carico mi inorgoglisce come ravennate e come parlamentare italiana”. Cosi la deputata democratica Ouidad Bakkali.
“Le decisioni della RAI di cancellare la rubrica RegionEuropa e di spostare in fasce di programmazione penalizzanti rubriche storiche come Mezzogiorno Italia e Mediterraneo rischiano di ridurre l'approfondita narrazione e la corretta rappresentazione del Sud e il rapporto tra le realtà locali e l’Unione Europea. È inaccettabile sacrificare trasmissioni che hanno consolidato in determinati orari di programmazione il proprio pubblico e la credibilità dell'offerta informativa, senza alcun confronto con le redazioni. Così facendo non si rispettano gli obblighi del Contratto di Servizio. La RAI deve rafforzare, non indebolire, il racconto dei territori, valorizzando la propria missione di informazione di servizio pubblico”.
Lo dichiarano i componenti PD della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai, che hanno presentato un’interrogazione in Commissione all’Ad della Rai, Giampaolo Rossi.
“Mentre i parlamentari del Pd sono in Aula da 36 ore senza dormire, l'unico a non essersi ancora svegliato da quando è in carica è il ministro della PA Zangrillo. Gli consigliamo di incominciare a leggere le migliaia di lettere che arrivano al suo ministero ogni giorno e dei 77mila contenziosi aperti nei confronti della PA, per capire che non è solo il Pd che si lamenta del suo operato e le chiede di cambiare rotta ma è l'intero Paese che è stanco di subire ingiustizie”. Così il deputato Pd, Andrea Casu, vicepresidente in Commissione Trasporti alla Camera intervenendo in replica al ministro Zangrillo durante il Question time.
“Il ministro – continua il parlamentare dem - non dà risposte concrete alle nostre interrogazioni e non si rende conto della reale condizione in cui versa la PA. Vogliamo sapere a quanto ammontano i costi diretti e indiretti dei contenzioni verso la PA conseguenti delle scelte sbagliate del governo Meloni. Ma ribadiamo che l'azione del Pd non è una attacco verso il ministro ma un 'aiuto' perché vogliamo diminuire il numero dei contenziosi, unico vero record del suo ministero, e garantire servizi migliori a tutti i cittadini”.
“Quando il Pd chiede un piano straordinario di assunzioni, di fare non solo nuovi concorsi, ma anche tutte le proroghe e gli scorrimenti degli idonei nelle graduatorie necessari, di non sbattere la porta in faccia ai precari, non lo facciamo solo per offrire un’opportunità nei confronti di chi ha studiato, fatto sacrifici e merita di entrare nella PA, ma perché vogliamo far funzionare meglio la scuola, la sanità, la giustizia, i trasporti, la sicurezza e gli enti locali”, conclude Casu.
"La discarica dismessa di contrada Zuppà, a Mazzarrà Sant’Andrea nella città metropolitana di Messina, continua a rappresentare un grave problema ambientale e sanitario. Oggi, grazie al Pnrr, ci sono finalmente risorse e strumenti per avviare la messa in sicurezza e la bonifica del sito, ma i ritardi procedurali rischiano di vanificare questa occasione storica".
Lo dichiara la deputata Pd, Maria Stefania Marino, depositando un’interrogazione al ministro dell’Ambiente.
"Non possiamo permettere - aggiunge - che l’inerzia e la mancanza di controllo facciano perdere i fondi europei già destinati al territorio. Sarebbe un doppio danno: per l’ambiente e per i cittadini che da decenni convivono con questa ferita. Il governo non resti a guardare: serve un tavolo di monitoraggio con Regione ed enti locali per garantire tempi certi e scongiurare l’ennesima beffa”.
“Presentata interrogazione su grave crisi L.P.E.”
“Il Governo Meloni ha più volte sbandierato la centralità strategica dei semiconduttori, settore cruciale per la sovranità tecnologica europea, ma nei fatti non ha predisposto strumenti concreti per tutelare e rafforzare la presenza italiana nella filiera. Esemplare è il caso della grave crisi in cui versa L.P.E. S.p.A. di Baranzate (MI), azienda strategica per il comparto, riconosciuta tale anche dal Governo Draghi nel 2021 quando, per impedirne la cessione a Shenzhen Investment Holding (Cina), venne esercitato il potere speciale di golden power. Nel 2022, sempre il Governo Draghi ha autorizzato la cessione del 100% ad ASM (Olanda), imponendo alcune prescrizioni che, a distanza di tre anni, appaiono oggi in larga parte disattese: il sito di Baranzate non ha ricevuto investimenti in innovazione, è stato marginalizzato rispetto ai piani globali del gruppo e si trova di fronte al rischio di drastica riduzione produttiva dal 2026, con conseguenze pesantissime per i 134 lavoratori. Per questo chiediamo al ministro Urso se sia consapevole della gravità della situazione in cui versa L.P.E. e delle conseguenze industriali e occupazionali derivanti dal disimpegno del gruppo ASM.
Vogliamo sapere quali prescrizioni fossero state poste al momento della cessione ad ASM, per quale ragione non sia stata attivata alcuna verifica sul loro rispetto e quali iniziative urgenti si intendano assumere per garantire investimenti che consentano la continuità produttiva e l’innovazione necessaria e la tutela dei 134 lavoratori dello stabilimento di Baranzate. Chiediamo, inoltre, come il Governo intenda intervenire per fronteggiare la crisi che riguarda non solo L.P.E. ma anche STMicroelectronics e altri produttori italiani di semiconduttori, evitando la dispersione di competenze strategiche e l’impoverimento industriale del Paese. Riteniamo urgente la convocazione di un tavolo nazionale sui semiconduttori, che coinvolga imprese, sindacati e istituzioni locali, al fine di definire una strategia chiara e credibile. È molto grave e contraddittorio che, dopo aver rivendicato la tutela della sovranità tecnologica italiana attraverso il golden power, il governo Meloni si sia oggi disinteressato al destino di un’azienda come L.P.E., lasciando senza risposte lavoratori e territori e rinunciando di fatto ad un ruolo da protagonista dell’Italia in un settore decisivo per l’Europa”.
Così il vicepresidente della commissione Attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo e Silvia Roggiani, deputata e segretaria regionale Pd Lombardia, firmatari dell’interrogazione al ministro Urso.
«Il Rally Italia Sardegna non è solo una gara sportiva: è un evento che da oltre vent’anni porta turismo, economia e prestigio internazionale alla nostra isola. Dal 5 all’8 giugno si è svolta l’edizione 2025 con grande successo, eppure per il 2026 il futuro è incerto. Il calendario Wrc prevede una tappa in Italia, ma la scelta della sede è sospesa tra la Sardegna e Roma. Secondo fonti giornalistiche, il promoter internazionale sarebbe, non si sa quanto spontaneamente se non si rendessero evidenti elementi oggettivi di confronto, orientato verso Roma, sostenuta dal Governo e dalla Regione Lazio, mentre la Sardegna rischia di essere esclusa dopo vent’anni di esperienza e risultati positivi”.
Così il deputato Pd, Silvio Lai.
“I numeri - aggiunge - parlano chiaro: nelle ultime edizioni il Rally in Sardegna ha portato oltre 80 milioni di euro di ricadute economiche dirette e indirette, con punte di 200mila presenze turistiche aggiuntive nelle settimane della manifestazione e una copertura televisiva mondiale in più di 150 Paesi. Un indotto che ha fatto crescere alberghi, ristorazione, trasporti e servizi locali, con effetti fondamentali per un’isola che soffre già di isolamento e costi aggiuntivi. Roma non ha bisogno di questo evento per essere conosciuta e valorizzata: gode già di un turismo internazionale permanente, di eventi sportivi e culturali globali e di un’attenzione mediatica quotidiana. La Sardegna invece ha bisogno di occasioni come il Rally per superare i limiti dell’insularità e costruire opportunità concrete di sviluppo. La sostituzione recente dei vertici di Aci rende ancora più forte il sospetto che si stia consumando un’operazione politica, funzionale agli equilibri della maggioranza, più che una valutazione basata su criteri tecnici, sportivi ed economici. Per questo ho presentato un’interrogazione alla presidente del Consiglio e al ministro Abodi: vogliamo chiarezza e trasparenza. Non si può sacrificare la Sardegna sull’altare delle convenienze politiche. Chiedo ai parlamentari sardi della maggioranza di uscire dal silenzio e di assumersi le proprie responsabilità. Difendere il Rally significa difendere un pezzo importante di economia, di immagine e di identità dell’isola. Se il Rally venisse spostato a Roma - conclude - sarebbe uno scippo politico ingiustificato, che impoverirebbe la Sardegna senza dare nulla in più a Roma e al Lazio”.
"La notte scorsa i blindati dell'esercito israeliano sono entrati nella mia città di appena 16mila abitanti e hanno distrutto il mercato. Perché distruggono il mercato? vogliono affamare anche noi in Cisgiordania?". E' la testimonianza del sindaco di Beita, Mahmoud Barham, che insieme ad altri sindaci della Cisgiordania è, in questi giorni a Perugia, nella sede della Regione Umbria, dove ho potuto incontrarli per dare loro tutta la nostra solidarietà e vicinanza per quello che il governo di Netanyahu sta infliggendo loro". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo, che ha partecipato oggi all'incontro con la delegazione di sindaci palestinesi a Perugia. "Husam Shakhsir, ha raccontato che quando i check point chiudono Nablus che ha 200mila abitanti, l'intera città è in carcere e nessuno può far niente. Muore l'economia e muore il futuro dei giovani. L'università di Nablus, ha spiegato il sindaco, aveva 26mila studenti e adesso ne ha pochissimi. Quando si blocca l'economia e si impedisce ai giovani di studiare, siamo davanti a una strategia per distruggere l'intero popolo- sottolinea Boldrini riferendo le parole dei sindaci -. Intorno a Nablus gli insediamenti dei coloni, protetti dal governo di Tel Aviv, gli insediamenti sono diventati enormi e i coloni abbattono gli ulivi e chiudono le strade. "Porteremo la vostra solidarietà e il vostro impegno ai 50mila sfollati di Jenin e Tulkarem che vivono senza acqua e senza elettricità - ci ha assicurato il presidente dell'associazione degli enti locali palestinesi Abd Al-Kareem Zubaidi -. Sapere che in Italia c'è chi lotta per loro darà speranza. La vostra vicinanza ci dà coraggio per resistere fino ad avere uno stato palestinese libero e sovrano". Uno Stato che il governo italiano si rifiuta di riconoscere mentre questi sindaci palestinesi ribadiscono quanto sia importante che lo faccia - prosegue la deputata dem -. Quella che abbiamo ascoltato oggi è una galleria di persecuzioni che mirano a rendere impossibile l’esistenza che si sta consumando anche in Cisgiordania e di cui i sindaci, portano testimonianza importante. Per noi è motivo per continuare la nostra battaglia in ogni sede: in Parlamento, nelle piazze, con la società civile e in ogni forma pacifica".
"Voglio ringraziare Felcos, Anci Umbria, l’Unione dei Comuni del Trasimeno, la Regione Umbria e la presidente Stefania Proietti per avere organizzato questa iniziativa particolarmente importante in un momento come quello che stiamo vivendo - conclude -. Significa manifestare solidarietà concreta a un popolo minacciato nella Striscia di Gaza col genocidio e in Cisgiordania con una lenta ma costante annessione de facto.
Una spirale di violenza che non fa che generare altra violenza e insicurezza anche per Israele, come dimostra l'attentato a Gerusalemme che ha provocato sei vittime civili. Alle loro famiglie va tutto il nostro cordoglio. Davanti al governo italiano che sta dalla parte di chi commette crimini, nel nostro Paese ci sono enti locali che invece si adoperano per sostenere le vittime attraverso progetti concreti. E' questa l'Italia che ci piace, quella che non vuole essere complice del genocidio e si attiva in ogni modo per stare dalla parte giusta".
"CasaPound, come testimoniato anche recentemente con il mancato sgombero degli immobili occupati da decenni, ha evidenti coperture politiche da parte del Governo Meloni. La Festa nazionale organizzata ancora una volta in Maremma, dove vengono celebrate la violenza, l’antisemitismo e il razzismo della destra, tranquillamente tollerata anche da quelle forze politiche locali che sostengono l'esecutivo ma che si professano antifasciste, non può lasciarci indifferenti. È fondamentale ribadire con chiarezza che Grosseto e la Toscana sono e devono restare terre di democrazia, di libertà e di diritti": è quanto dichiara il deputato Pd Marco Simiani.
"La nostra comunità ha bisogno di coesione e inclusività, non di chi alimenta divisioni, odio e discriminazione. E nemmeno di chi, sotto l'ombrello del civismo come per le prossime regionali, si finge moderato ma di fatto sostiene valori illiberali e reazionari. In questo senso, desidero esprimere grande apprezzamento e sostegno al coraggio del sindaco di Acri, Pino Capalbo, che ha scelto di revocare la cittadinanza onoraria a Mussolini e di conferirla a Giacomo Matteotti. Un gesto di straordinario valore simbolico e civile, che riafferma come le istituzioni debbano schierarsi sempre dalla parte della democrazia e della memoria storica, contro ogni tentativo di riabilitazione del fascismo": conclude Marco Simiani.