“Il portavoce di CasaPound, Luca Marsella, ha già detto in maniera chiara e cristallina che per lui questa punizione è un passepartout naturale per poter fare finalmente quella conferenza stampa sulla remigrazione che gli era stata impedita. Ci troverà sempre lì, da uomini delle istituzioni, a difendere la Repubblica nata dalla Resistenza”.
Così Arturo Scotto, capogruppo del Partito Democratico in commissione Lavoro alla Camera, intervistato da Fanpage.
“Vorrei esprimere tutta la mia solidarietà al direttore di Fanpage Francesco Cancellato. Ora è fondamentale che si faccia chiarezza e luce su quanto sta emergendo dalle indagini della procura. Perché Cancellato ed altri giornalisti sono stati spiati? E soprattutto da chi sono stati spiati? In un paese democratico è inaccettabile che accadano queste cose. Il governo e la presidente Meloni intervengano in modo netto per tutelare la democrazia e la libertà di informazione e di espressione di tutto il popolo italiano”. Lo dichiara in una nota Stefano Graziano capogruppo pd in commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai e in commissione Difesa della Camera.
“Tutta la mia solidarietà al direttore Francesco Cancellato e alla redazione di Fanpage. Alla luce dell’inchiesta della magistratura emerge chiaramente che giornalisti, insieme ad attivisti e imprenditori, furono spiati illegalmente attraverso il sistema Paragon. Continuo a pensare che non sia una cosa normale e accettabile in uno stato democratico. Il governo dica una parola definitiva su questo scandalo: noi faremo la nostra parte continuando a chiedere in Parlamento verità e giustizia”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Chiediamo al presidente Carloni, relatore del ddl Coltivitalia, di ritirare gli emendamenti su Agea. Di allontanare così anche il minimo dubbio che le ingenti somme previste, tolte peraltro alla filiera delle carni e dell'olivicoltura, possano essere destinate per finalità diverse dal necessario sostegno al comparto agricolo. Ad Agea non spettano compiti di generica assistenza ma è l'ente pubblico italiano, vigilato dal Masaf, che agisce come organismo pagatore, di coordinamento dei fondi europei e di gestione dei finanziamenti. A cosa servono allora quei 40 milioni di euro e quella percentuale fissa del 2 per cento su tutte le risorse stanziate dal ministero dell'agricoltura in cambio di una generica assistenza che Agea dovrebbe già garantire in base alle norme. Perché i sospetti rischiano di diventare certezze se si legge l'inchiesta di Fanpage sulle assunzioni che Agea ha fatto nell'ultimo periodo. Basta guardarne i profili, come rivela Fanpage, per capire quanta assonanza vi sia con amici e parenti dalle chiare collocazioni a destra. Gli agricoltori hanno bisogno di certezze non di interventi normativi ambigui. Per questo il presidente Carloni ritiri gli emendamenti presentati e convochi il direttore Vitale a riferire su quanto sta avvenendo in Agea”.
Così le deputate e i deputati democratici della commissione Agricoltura della Camera.
“La destra al governo e il ministro Lollobrigida in particolare hanno finalmente gettato la maschera sull’Agenzia Agea. Dopo averne decantato le lodi per l’efficienza, la tempestività nei pagamenti alle aziende agricole, puntualmente smentiti dalle Regioni, dopo averne stravolto l’organizzazione in barba ai regolamenti (inglobando un’azienda privata che forniva prima servizi e creato all’interno un clima di intimidazione), ora con il Ddl Coltivitalia ci troviamo di fronte ad un vero e proprio scandalo. Con tre emendamenti del relatore vengono trasferiti ad Agea 40 milioni di euro in tre anni sottraendoli a comparti in crisi come quello delle carni e quello del settore olivicolo. Inoltre, viene assegnata ad Agea la percentuale fissa del 2 per cento su tutte le risorse stanziate dal ministero dell’agricoltura in cambio di una generica assistenza che Agea dovrebbe già garantire per legge. ‘Un posto di lavoro sotto l’ombrello di Agea’, quindi, non si nega a nessuno come si sottolinea anche in una recente inchiesta di Fanpage. La ‘migliore gioventù’ della destra, già ex di qualcosa o figlio o amico di qualcuno, ora ha un posto stabile nell’Agenzia che in realtà dovrebbe vigilare sulla stessa Agea”.
Così il segretario di Presidenza della Camera e deputato dem della commissione Agricoltura, Stefano Vaccari.
“Per le coperture finanziare durature nel tempo - aggiunge - ci pensano invece gli emendamenti ad hoc che vengono presentati dalla destra in Parlamento su provvedimenti che dovrebbero occuparsi di questioni più importanti, come sostenere il comparto agricolo in alcuni settori che a causa delle problematiche energetiche e ai mutamenti climatici vivono momenti di gravi difficoltà. Ci batteremo perché questo trasferimento immotivato ed esagerato non venga approvato perché le risorse debbono andare agli agricoltori e non a ripianare eventuali deficit dell’agenzia o peggio ancora per coprire gli stipendi di nuovi funzionari assunti o che verranno assunti. Come Gruppo Pd abbiamo presentato subemendamenti abrogativi e subemendamenti finalizzati a destinare le risorse all’occupazione giovanile, per combattere le frodi in agricole, per supportare le imprese dai danni meteoclimatici, per contrastare la diffusione della peste suina africana ed altre forme di fitopatie, per l’innovazione e per dare piena attuazione ai progetti in corso del Pnrr. Questa - conclude - sarebbe la vera funzione di Agea non quella di essere un ufficio di collocamento per il principale partito della maggioranza di governo”.
“Abbiamo presentato un’interrogazione alla Presidente del Consiglio per chiedere che venga fatta subito piena chiarezza sugli affidamenti diretti concessi dalla Presidenza del Consiglio a società riconducibili all’organizzatore di Atreju.” Lo dichiarano in una nota i deputati del Pd Andrea Casu e Stefano Vaccari primi firmatari dell’interrogazione parlamentare alla presidente del Consiglio depositata insieme alla capogruppo Chiara Braga e ad altri 25 parlamentari Pd.
“Secondo le inchieste giornalistiche del Domani e Fanpage, tra il 2023 e il 2024 queste società avrebbero ottenuto più commesse pubbliche sotto soglia per eventi istituzionali di Palazzo Chigi. Ogni giorno apprendiamo dalla stampa nuovi aggiornamenti, è doveroso che Giorgia Meloni risponda di tutti questi affidamenti. Parliamo di risorse pubbliche e di trasparenza nell’azione di governo. Il Parlamento ha il diritto e il dovere di vigilare. La Presidente del Consiglio venga in Aula a chiarire la sua posizione e quella di Palazzo Chigi”, concludono i deputati Dem.
“È del del tutto sconcertante che il governo Meloni non abbia detto una parola sulla vicenda di spartizione di potere, gestione opaca di incarichi, progetti fantasma, consulenze e appalti pilotati dove secondo l’inchiesta di Fanpage sarebbero coinvolti esponenti di Fratelli d’Italia. Siamo davanti ad una gestione indegna di fronte alla quale il governo deve intervenire e chiarire da che parte sta”. Dichiara il deputato Andrea Casu commentando la risposta del Sottosegretario Gemmato all’interrogazione presentata in commissione Affari Sociali insieme ai parlamentari Pd Girelli, Malavasi, Di Biase, Madia, Mancini, Morassut, Orfini, Prestipino e Stumpo.
“Saranno altre le sedi dove dovranno essere accertate tutte le responsabilità penali, ma dal punto di vista politico è inaccettabile che di fronte a una nostra interrogazione che riguarda fatti così gravi il Governo abbia fatto finta che non sia successo nulla, come se l’inchiesta San Michele non gli riguardasse. Continuare a ignorare quanto sta accadendo significa sostenere un sistema intollerabile e senza regole, che danneggia i cittadini del Lazio e colpisce servizi essenziali”, conclude Casu.
"L’inchiesta di Fanpage sull’Istituto Romano San Michele mette in luce un sistema corrotto di spartizione di potere nel mondo della sanità laziale: incarichi, consulenze e appalti pilotati dove vengono coinvolti esponenti di Fratelli d'Italia. Nessun interesse pubblico ma solo per i fedelissimi e i loro amici che si aggiudicano e si spartiscono tutte le commissioni. La più grande azienda pubblica sanitaria del Lazio in mano a poche persone e gestita a fini personali. È necessaria la massima chiarezza su quanto accade e per questo presenteremo un’interrogazione urgente al governo. Giorgia Meloni non può voltarsi dall’altra parte, deve rispondere in Parlamento”. Così in una nota i deputati del gruppo PD - Italia Democratica e Progressista eletti a Roma e nel Lazio Casu, Ciani, Di Biase, Madia, Mancini, Morassut, Orfini e Prestipino.
“Sono sconcertato dalla notizia pubblicata oggi su Fanpage dove viene rivelato che anche Francesco Nicodemo, fondatore dell’agenzia di comunicazione Lievito Consulting, è stato vittima di spionaggio. Come già lo stesso direttore Cancellato, il giornalista Pellegrino, Don Mattia Ferrari ed attivisti come Luca Casarini. Mi aspetto che si faccia chiarezza sul perché un cittadino che non ha incarichi pubblici e che offre consulenza per le campagne di comunicazione di partiti di opposizione e di candidati alle elezioni si trovi in questa condizione. E’ un fatto molto grave che non va preso sottogamba”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Esprimiamo piena solidarietà alla giornalista Giorgia Venturini, vittima di un vile atto intimidatorio mafioso. Colpire chi fa informazione libera e coraggiosa significa colpire la democrazia. Nessuna minaccia potrà zittire chi cerca la verità. Siamo e resteremo al fianco di Giorgia Venturini e di tutti i giornalisti che, ogni giorno, sfidano l’omertà e le mafie con il loro lavoro”. Così i componenti del Partito Democratico in Commissione Parlamentare Antimafia Walter Verini, Debora Serracchiani, Enza Rando, Peppe Provenzano, Anthony Barbagallo, Valentina Ghio, Franco Mirabelli, Valentina Valente nell’esprimere solidarietà alla giornalista di Fanpage. “Abbiamo subito telefonato a Giorgia Venturini perché il giornalismo d’inchiesta non deve essere lasciato solo. Le mafie minacciano perché temono che si accendano i riflettori sui propri affari. Ogni campanello d’allarme che suona deve essere ascoltato e non deve essere lasciato cadere nel silenzio”, concludono i democratici, sottolineando come questo risulti ancor più forte alla vigilia del 40° anniversario dell’uccisione per mano della camorra del giornalista Giancarlo Siani.
Oggi ricorrono cinque anni dalla morte di Mario Paciolla. Cinque anni senza verità, senza giustizia. Cinque anni in cui la sua famiglia e una comunità sempre più ampia non hanno mai smesso di chiedere chiarezza su quanto accaduto in Colombia in quella tragica giornata. Negli ultimi mesi, nuove inchieste giornalistiche – da l’Espresso a Fanpage – hanno portato alla luce elementi importanti che rafforzano i dubbi sulla tesi del suicidio. Eppure, nonostante tutto, il caso è stato archiviato.
Ma noi non ci arrendiamo. Insieme a numerosi colleghi del Partito Democratico e delle opposizioni, ho depositato una proposta di legge per istituire una commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Paciolla. Lo facciamo per continuare a cercare la verità, per dare forza alla battaglia della famiglia, per trasformare questa vicenda in una questione nazionale. Ora ci auguriamo che anche la maggioranza scelga da che parte stare” così il deputato democratico Marco Sarracino che ha depositato una prospera di legge per l’istituzione di una commissione d’inchiesta sul caso Paciolla che è stata firmata anche dai deputati di M5S, AVS e Azione
“Quali iniziative intenda intraprendere il governo per garantire l’indipendenza delle Nazioni Unite e l’autonomia della Corte Penale internazionale da eventuali pressioni politiche o interferenze esterne che possano comprometterne l’azione e il funzionamento delle istituzioni multilaterali e anche i diritti di una cittadina italiana nell’esercizio del suo mandato per conto delle Nazioni Unite”. È questa la domanda posta in conclusione dell’interrogazione del Pd, promossa dal responsabile nazionale Esteri del Partito Democratico, Peppe Provenzano, e firmata da Debora Serracchiani, Laura Boldrini, Fabio Porta, Valentina Ghio, Sara Ferrari e Arturo Scotto.
L’interrogazione prende le mosse dall’annuncio degli Stati Uniti di sanzioni contro Francesca Albanese, relatrice speciale ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, ‘accusata’ di collaborare con la Corte penale internazionale contro cittadini statunitensi e israeliani.
«Secondo il Segretario di Stato Marco Rubio, Albanese avrebbe “incoraggiato la Corte penale internazionale a procedere contro funzionari e imprese americane e israeliane”» e per questo motivo sarebbe soggetta a sanzioni.
Nel testo si evidenzia che “la dottoressa Albanese, giurista specializzata in diritto internazionale e diritti umani, è dal 2022 relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Occupati e in questa veste ha pubblicato diversi rapporti ufficiali - che recano la firma delle Nazioni Unite e non sono quindi affatto “illegittimi” come sostiene Rubio - sulle violazioni dei diritti umani che sono avvenute e avvengono in quei territori che, secondo numerose risoluzioni dell’Onu, Israele occupa illegalmente e sui quali, sempre illegalmente, autorizza e protegge la costruzione di colonie il cui obiettivo è cacciare i palestinesi ed espropriare le loro terre”.
Secondo un’inchiesta di Fanpage - si riporta nell’interrogazione - dal 5 luglio 2025 il governo israeliano avrebbe inoltre promosso in Italia una campagna pubblicitaria su Google per screditare la relatrice, accusandola di contatti con Hamas e violazioni del suo mandato.
Alla luce della normativa europea sul contrasto alla disinformazione (Digital Services Act), si chiede al governo di intervenire a tutela dell’indipendenza delle istituzioni internazionali e dei diritti di una cittadina italiana incaricata dall’ONU.
“Giornalisti spiati in Italia: non è solo un fatto grave, è una cosa allucinante, indegna di una democrazia che si voglia ancora definire tale. È inaccettabile che nel nostro Paese si possa mettere sotto controllo, con strumenti invasivi la vita privata e professionale di chi fa informazione. È un attacco diretto alla libertà di stampa e ai diritti costituzionali.” Così Simona Bonafè, capogruppo del Partito Democratico in Commissione Affari costituzionali della Camera, commenta le notizie diffuse da Dagospia e confermate da fonti giudiziarie, secondo cui anche Roberto D’Agostino sarebbe stato oggetto di spionaggio, come già avvenuto per altri giornalisti, tra cui Francesco Cancellato di Fanpage. “Se la Presidente Meloni non è in grado di spiegare come tutto questo sia potuto accadere sotto il suo governo – prosegue Bonafè – abbia almeno il coraggio di chiedere scusa al Paese e di porsi qualche domanda. Perché qui non si tratta di un caso isolato o di una disfunzione tecnica. Siamo davanti a uno scandalo democratico, che si allarga ogni giorno nel silenzio assordante di chi dovrebbe garantire la trasparenza, la legalità e i diritti costituzionali. Chi ha autorizzato questo spionaggio? Chi ne ha beneficiato? E perché il governo non ha ancora promosso accertamenti rigorosi e indipendenti, come sarebbe doveroso in una Repubblica parlamentare? Chiederemo conto di tutto questo in Parlamento – conclude Bonafè – perché la libertà di stampa non è negoziabile e ogni ombra va rimossa”.
Piantedosi e Meloni facciano subito chiarezza
“Alla luce delle gravi rivelazioni emerse dall’inchiesta giornalistica di Fanpage, che denuncia l’attività sotto copertura di un agente di Polizia all’interno di una formazione politica per diversi mesi, chiediamo al Ministero dell’Interno e alla Presidenza del Consiglio di fornire immediati chiarimenti. Se confermato si tratterebbe di un fatto inaudito, incompatibile con i principi democratici sanciti dalla Costituzione.
Abbiamo depositato un'interrogazione urgente perché servono precisi chiarimenti a partire da chi avrebbe autorizzato una tale operazione e per quali finalità. In un contesto in cui il Governo impone nuove misure restrittive in materia di sicurezza, episodi di questo tipo alimentano forti preoccupazioni sullo stato delle libertà democratiche nel nostro Paese. È in gioco la tenuta dello Stato di diritto e la libertà di esprimere il proprio dissenso individualmente e attraverso i partiti politici. Non si può scherzare con la democrazia". Così il responsabile nazionale sicurezza del Pd, il democratico Matteo Mauri.
Dopo denuncia Fanpage, dem presentano interrogazione parlamentare al ministro dell’interno
“Alla luce della denuncia pubblicata da Fanpage circa l’attività sotto copertura di un agente della Polizia di Stato che avrebbe spiato per dieci mesi le attività del partito Potere al Popolo, riteniamo doveroso e urgente che il Ministero dell’Interno fornisca immediatamente chiarimenti su quanto accaduto. Sarebbe un fatto gravissimo, in totale contrasto con i principi democratici sanciti dalla nostra Costituzione. Per questa ragione depositeremo un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro Piantedosi, auspicando una risposta chiara e tempestiva. Tale denuncia assume un peso ancora maggiore alla vigilia dell’approvazione del cosiddetto “decreto sicurezza”, che introduce misure fortemente restrittive e rischia di comprimere ulteriormente ogni forma di dissenso, incidendo in maniera pericolosa sull’ordinamento giuridico e sulle libertà fondamentali. Se alla compressione di ogni voce critica dei cittadini si accompagna anche il controllo occulto dei partiti politici, è evidente che siamo davanti a una preoccupante compressione dei nostri valori costituzionali. L’Italia non può e non deve scivolare verso una deriva autoritaria” così i deputati dem, Mauro Berruto e Chiara Gribaudo.