“Le proposte della senatrice Buongiorno sulla legge sul consenso sono irricevibili. Con un colpo di mano stravolge il testo unanime uscito dalla Camera dei Deputati sulla legge “solo SÌ è SÌ” a tutela delle vittime di violenza, tradisce clamorosamente l’accordo siglato da Meloni e Schlein e tradisce le donne. Una legge sul consenso che toglie la parola consenso è un eclatante passo indietro rispetto a come la giurisprudenza sta già operando secondo le sentenze della Corte Costituzionale. Introduce il dissenso e prevale il contesto, seguendo una logica regressiva che sposta il peso della prova sulle vittime, trasformando il silenzio, la paura o la paralisi in zone grigie funzionali a chi agisce violenza. Il richiamo al “contesto” e alla “situazione” rischia infatti di trasformarsi in un alibi, aprendo varchi per giustificazioni inaccettabili e rafforzando una cultura che normalizza la violenza invece di contrastarla. Ancora più allarmante è la scelta di ridimensionare la violenza sulla base delle conseguenze fisiche, come se il corpo fosse l’unico luogo in cui essa si manifesta. La sofferenza psicologica, la coercizione, l’abuso di potere e di contesto vengono relegati ai margini, mentre si tenta di misurare la gravità di un atto violento attraverso lividi e referti. Un’impostazione che nega la voce e la realtà delle esperienze vissute da migliaia di donne.
Ci chiediamo cosa pensino le altre forze politiche della maggioranza che alla Camera hanno votato questa norma a tutela delle donne vittime di violenza. Le vogliono tradire anche loro? Ma soprattutto chiediamo alla Presidente del Consiglio se intenda rispettare l’accordo assunto con l’opposizione”. Lo dichiarano Sara Ferrari, Presidente del gruppo PD in Commissione femminicidio e violenza, con la vicepresidente della commissione senatrice Cecilia D’Elia, i senatori Filippo Sensi e Valeria Valente, le deputate Valentina Ghio e Antonella Forattini.
“Si, No, forse. Sul periodo di chiusura totale della pesca delle vongole con draghe idrauliche a tre mesi all’anno si è di fronte alla confusione più totale. Dapprima il Ministero dell’Agricoltura stabilisce la continuità della misura del fermo di pesca. Ora con un decreto direttoriale il Masaf precisa che il terzo mese di fermo può essere frazionato su base giornaliera. Contesta la nuova disposizione l’organismo nazionale di programmazione dei consorzi di gestione sui molluschi bivalvi. Un organismo che frettolosamente ha riconosciuto il Masaf che però non rappresenta tutti i consorzi del nostro Paese. Peraltro avrebbe dovuto essere solo un organismo consultivo che però ora rivendica prerogative di programmazione in virtù di un decreto direttoriale dello stesso Ministero”.
Lo dichiara il deputato democratico della commissione Agricoltura, Stefano Vaccari, insieme ai colleghi Antonella Forattini e Andrea Rossi.
“Fermo restando che la richiesta di fermo continuativo non trova riscontro nella realtà operativa - aggiunge - visto che le flotte che praticano lo strascico adottano da anni sistemi analoghi di scarico giornate senza alcuna criticità e che le Capitanerie di Porto sono pienamente strutturate e competenti per il controllo di tali modalità, ci permettiamo di chiedere al ministro Lollobrigida di riconsiderare con urgenza l’intera vicenda a cominciare dall’azzeramento dell’attuale sistema di rappresentanza che non solo appare improprio per le deleghe assegnate ma soprattutto non pienamente rappresentativo di tutti i Consorzi dei quali c’è bisogno, senza esclusione alcuna, per meglio governare l’intero settore. C’è bisogno nel settore - conclude - di garantire pieno pluralismo ed autonomia territoriale anche al fine di definire il corretto equilibrio tra funzione pubblica e strumenti privatistici”.
“Il voto favorevole al rinvio dell’accordo Ue-Mercosur, in attesa di un parere della Corte di Giustizia, rappresenta una scelta miope che rischia di bloccare il percorso di approvazione del trattato e di incrinare la credibilità dell’Unione europea in una fase geopolitica estremamente delicata”.
Così le deputate e i deputati democratici della commissione Agricoltura, Forattini, Rossi, Marino, Romeo e Vaccari.
“L’Europa - aggiungono - si trova di fronte a un passaggio storico complesso, segnato dal ritorno della competizione tra grandi blocchi, dal rafforzarsi di politiche protezionistiche e da un clima internazionale sempre più instabile. In questo contesto, rinviare decisioni strategiche significa scegliere l’indebolimento invece della responsabilità. Il rinvio dell’accordo Ue-Mercosur è ancora più incomprensibile se si guarda allo scenario transatlantico. Di fronte alla prospettiva di un ritorno di politiche protezionistiche negli Stati Uniti con Donald Trump, l’Unione europea dovrebbe presentarsi compatta, credibile e capace di decisione. Al contrario, rischia di arrivare divisa e impreparata, proprio quando avrebbe bisogno di rafforzare la propria autonomia strategica. L’accordo Ue-Mercosur non è solo un trattato commerciale: è una scelta geopolitica che può rafforzare il ruolo globale dell’Europa, costruendo il più grande spazio di libero scambio al mondo e difendendo un sistema multilaterale fondato su regole, diritto e cooperazione, in alternativa alla logica dei dazi e delle chiusure unilaterali. Come Pd continueremo a lavorare perché l’accordo diventi pienamente operativo, accompagnandolo con le necessarie garanzie per i settori più esposti e con politiche europee in grado di sostenere imprese, lavoratori e filiere produttive. Ritardare questo percorso - concludono - significa rendere l’Europa più fragile, meno autorevole e meno capace di incidere in uno scenario internazionale sempre più competitivo e incerto”.
“Il Partito Democratico ha depositato un’interrogazione in Commissione Agricoltura per chiedere al Ministro dell’Agricoltura quali misure urgenti e strutturali intenda adottare a sostegno della filiera del latte, oggi in piena crisi. Il prezzo del latte alla stalla è crollato fino a livelli che non coprono nemmeno i costi di produzione: il latte spot ha toccato quota 27 centesimi al litro, –54 per cento in un anno, mentre i prezzi al consumo restano invariati, a tutela dei margini della grande distribuzione. L’intesa promossa dal Ministero a dicembre su prezzi indicativi del latte si è rivelata non vincolante e inefficace: molte aziende hanno disdetto i contratti, lasciando gli allevatori senza sbocchi o costretti a vendere sottocosto. “Non bastano tavoli e impegni volontari – dichiarano i deputati PD firmatari –. Senza interventi strutturali il rischio è la chiusura delle stalle, la perdita di produzione nazionale e una filiera sempre più sbilanciata a danno degli allevatori”. Con l’interrogazione i componenti della commissione Agricoltura alla Camera, Forattini, Marino, Romeo, Rossi, Vaccari, chiedono al Governo di assumersi finalmente la responsabilità di governare il mercato e difendere una produzione strategica per l’agricoltura italiana.
“Le aperture annunciate dalla Commissione europea in merito alla Politica agricola comune nel prossimo Quadro finanziario pluriennale rappresentano un segnale politico che va nella direzione giusta, ma che non scioglie ancora i nodi strutturali che da tempo indeboliscono il ruolo della PAC nel progetto europeo. Allo stato attuale, si tratta quindi di un passo positivo ma insufficiente.” Lo affermano i componenti della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Forattini, Rossi, Romeo, Marino e Vaccari.
“L’annuncio di un possibile incremento delle risorse destinate alla PAC nel periodo 2028-2034 è un elemento che va accolto con attenzione – prosegue la Commissione – ma resta centrale il tema della certezza delle risorse realmente aggiuntive e, soprattutto, della natura autenticamente comune della politica agricola. Il ricorso a meccanismi di flessibilità, come l’anticipo di stanziamenti o l’utilizzo di strumenti quali il fondo unico privo di vincoli stringenti, rischia di tradursi in una rinazionalizzazione di fatto della PAC, lasciando agli Stati membri un’eccessiva discrezionalità e indebolendo l’impianto unitario della politica agricola europea.”
“Particolarmente rilevante è l’indicazione secondo cui almeno il 10% delle risorse dei Piani di partenariato nazionali e regionali dovrà essere destinato alle aree rurali. Per un Paese come l’Italia, in cui le aree interne e rurali rappresentano una parte essenziale del territorio e svolgono una funzione strategica sul piano produttivo, ambientale e sociale, questo vincolo può rappresentare un’opportunità significativa.”“Vincolare risorse a questi territori nel Piano nazionale che anche l’Italia sarà chiamata a definire significa offrire strumenti concreti di sviluppo, contrastare lo spopolamento, sostenere i servizi essenziali e creare le condizioni affinché agricoltura, lavoro e qualità della vita possano continuare a convivere nelle aree più fragili del Paese.”
“Proprio per questo – concludono i componenti della Commissione Agricoltura della Camera – è fondamentale che tale impegno si traduca in interventi realmente aggiuntivi, mirati e verificabili, capaci di rafforzare la vitalità economica e sociale delle aree interne. Senza criteri chiari e un monitoraggio efficace a livello europeo, il rischio concreto è che il vincolo del 10% resti una soglia formale, priva di reale impatto, e che le risorse destinate all’agricoltura finiscano per entrare in competizione con altre politiche strategiche anziché rafforzare uno sviluppo equilibrato dei territori.”
“Le immagini del latte buttato nelle stalle lombarde rappresentano una situazione inaccettabile che non può essere archiviata come una normale dinamica di mercato. È il risultato di accordi disattesi e di una filiera lasciata senza governo. La denuncia di Copagri Lombardia conferma ciò che gli allevatori segnalano da tempo: disdette unilaterali dei contratti, assenza di garanzie sul ritiro del latte e totale scarico del rischio economico su chi produce. Tutto questo avviene nonostante gli impegni assunti nei mesi scorsi al tavolo con il Ministero, che avrebbero dovuto garantire stabilità contrattuale e strumenti di gestione delle crisi. In sede di approvazione della legge di bilancio 2026, la Camera ha approvato un ordine del giorno che riconosce le criticità del comparto lattiero-caseario e impegna il Governo ad adottare misure di salvaguardia e compensazione. Un atto politico che conferma come il problema sia noto e riconosciuto. Tuttavia, tra gli impegni formali e la realtà delle stalle si è aperto un divario evidente. Gli accordi non vengono rispettati, le tutele non arrivano e intanto il latte viene buttato, con un danno economico, ambientale e sociale enorme. Dietro ogni litro di latte ci sono lavoro, investimenti e dignità. Continuare a rinviare o a nascondersi dietro il mercato significa accettare che a pagare siano sempre gli stessi: gli allevatori. Non è spreco. È una crisi che va affrontata ora, dando seguito agli impegni presi e intervenendo per ristabilire regole e responsabilità nella filiera”. Così la Capogruppo del Pd in commissione agricoltura della camera, Antonella Forattini.
«Intervenire sulla parte agricola della legge di bilancio significa porsi una domanda semplice ma decisiva: questa manovra mette davvero il settore agricolo nelle condizioni di programmare il proprio futuro? La risposta, purtroppo, è no».
Lo dichiarano i componenti del Partito Democratico nella commissione agricoltura della Camera, Antonella Forattini, Stefania Marino, Nadia Romeo, Andrea Rossi, Stefano Vaccari, esprimendo parere nettamente negativo sulla Legge di Bilancio 2026.
«L’agricoltura non vive di annunci né di misure spot – proseguono – ma di cicli lunghi, investimenti pluriennali e decisioni che richiedono certezze. Questa manovra, invece, continua a muoversi su interventi temporanei, fondi emergenziali e rinvii a strumenti futuri. Senza risorse pluriennali e tempi certi non siamo davanti a politiche strutturali, ma a una gestione dell’emergenza».
Secondo i democratici, anche le misure più condivisibili rivelano tutti i limiti dell’impostazione del Governo.
«Il rifinanziamento del fondo per l’acquisto dei beni alimentari risponde a un bisogno reale, ma non è una politica agricola. È una misura sociale emergenziale che non rafforza le filiere, non sostiene il reddito agricolo e non costruisce un legame tra produzione e accesso al cibo. Se ogni anno dobbiamo rifinanziare strumenti tampone, significa che il sistema non è governato».
Critica anche la scelta di rendere strutturale il lavoro agricolo occasionale.
«Normalizzare la precarietà è una scelta politica. In un settore già fragile si sceglie la scorciatoia, rinunciando a costruire lavoro stabile e tutelato».
“Oggi a Bruxelles tutte le organizzazioni professionali agricole saranno presenti per una grande manifestazione a sostegno dell’agricoltura europea e italiana. Una mobilitazione che pone una questione politica centrale: il futuro della Politica Agricola Comune non può essere messo in discussione né sul piano delle risorse, né su quello della sua autonomia. Nel confronto sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, qualsiasi ipotesi di riduzione dei fondi destinati alla Pac o di loro accorpamento in strumenti indistinti rappresenterebbe un grave errore strategico”.
Così i componenti Pd della commissione Agricoltura della Camera, Antonella Forattini (capogruppo), Stefano Vaccari, Maria Marino, Nadia Romeo, Andrea Rossi.
“La Politica Agricola Comune - aggiungono - è una politica fondativa dell’Unione europea: garantisce reddito agli agricoltori, sicurezza alimentare ai cittadini, presidio dei territori e una transizione ecologica che sia realmente sostenibile anche dal punto di vista sociale ed economico. La richiesta che arriva dal mondo agricolo è chiara e legittima: stabilità, certezza e continuità degli strumenti della Pac. Non si tratta di difendere rendite di posizione, ma di preservare una politica comune capace di affrontare le sfide globali, dal cambiamento climatico alla competizione internazionale, senza scaricarne i costi sugli agricoltori. Per questo è necessario respingere riforme che, sotto il pretesto della razionalizzazione o della semplificazione, finiscano per indebolire la governance e l’efficacia della Pac, compromettendone il ruolo strategico per il futuro dell’agricoltura europea e per la sovranità alimentare dell’Unione.
L’Europa che chiede più responsabilità ai suoi agricoltori - concludono - non può essere l’Europa che li lascia soli”.
“Con l’emendamento depositato oggi il Governo certifica che il testo della manovra presentato due mesi fa non era nient’altro che un passatempo per intrattenere i parlamentari. Ma mentre si sradica e si rivolta la legge di bilancio, possiamo quantomeno tirare un sospiro di sollievo per la decisione presa sulla Zes agricola che, come denunciavamo ieri, rischiava di diventare uno scherzo di cattivo gusto per tutti gli imprenditori del settore. Bene, dunque, la scelta di aumentare le percentuali di credito e portarle a livelli in linea con le aspettative del comparto. L’auspicio, adesso, è che dal prossimo anno si stanzino risorse adeguate per rendere lo strumento affidabile e concretamente utile ad incrementare gli investimenti nel Mezzogiorno.”
Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Partito democratico, Claudio Stefanazzi, componente della commissione Finanze, Antonella Forattini, capogruppo in commissione Agricoltura, e Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e componente della commissione Agricoltura.
“Il rapporto Made in Immigritaly di Fai Cisl e Centro Studi Confronti, presentato su mia iniziativa oggi alla Camera, mette nero su bianco una verità che la politica, soprattutto al governo, continua a eludere: l’agroalimentare italiano si regge strutturalmente sul lavoro delle persone immigrate. I numeri non lasciano spazio a interpretazioni. Nel settore agricolo lavorano circa 362mila persone straniere regolarmente occupate. Esse coprono il 31,7% delle giornate lavorative complessive: quasi un giorno di lavoro agricolo su tre è svolto da un lavoratore immigrato. Senza lavoro migrante intere filiere non funzionerebbero. Ma a questa verità economica non corrisponde una verità politica. È qui che entra in gioco la responsabilità del governo. Si moltiplicano gli annunci sulla ‘lotta al caporalato’, ma i risultati concreti restano drammaticamente insufficienti”.
Così Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera e componente della commissione Agricoltura, intervenendo alla presentazione della ricerca “Made in Immigritaly” curata da Maurizio Ambrosini, Rando Devole e Paolo Naso, sotto la guida di Claudio Paravati, direttore del Centro Studi Confronti, dove hanno partecipato anche Antonella Forattini, capogruppo Pd in commissione Agricoltura, Alessio Mammi, assessore alle Politiche Agricole della Regione Emilia-Romagna, Onofrio Rota, segretario generale della Fai Cisl Nazionale e Sauro Rossi, segretario confederale della Cisl.
“Oltre il 60% delle aziende agricole controllate - ha aggiunto Vaccari - presenta irregolarità. Si stima che circa 230mila lavoratori agricoli siano a rischio grave di sfruttamento, e nove su dieci sono persone di origine straniera. Il caporalato non è un residuo del passato. In questo contesto c'è da registrare anche il fallimento del sistema dei flussi e del click day, figlio di una impostazione ideologica e sbagliata. Occorrerebbe una scelta di responsabilità, a cominciare dalla difesa della dignità del lavoro agricolo che significa qualità del cibo, tenuta dei territori rurali, l’idea stessa di Made in Italy come eccellenza fondata sul lavoro giusto. Allora sì - ha concluso - che potremo valorizzare ulteriormente la cucina italiana quale patrimonio dell'Unesco, anche da un punto di vista etico e dei diritti”.
“Ancora una volta il Governo tradisce le aspettative degli imprenditori del Mezzogiorno e, in particolare, di quelli del settore agricolo”.
Lo dichiarano in una nota congiunta i deputati del Partito Democratico, Claudio Stefanazzi, componente della Commissione Finanze, Antonella Forattini, Capogruppo in Commissione Agricoltura, e Stefano Vaccari, Segretario di Presidenza della Camera e componente della commissione Agricoltura, annunciando la presentazione di un'interrogazione parlamentare.
“Con la legge di bilancio per il 2025 – ricordano i dem – il Governo aveva esteso anche al settore della produzione agricola e forestale il credito d’imposta per gli investimenti nelle ZES Unica, alimentando aspettative legittime tra le imprese. Tuttavia, i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate del 12 dicembre hanno certificato una realtà ben diversa: alle imprese agricole è stata riconosciuta una percentuale di credito d’imposta irrisoria, pari appena al 15,25% per micro, piccole e medie imprese e al 18,48% per le grandi, a fronte del 100% riconosciuto ad altri settori come quello della pesca e dell’acquacoltura. Si tratta – proseguono – di percentuali drasticamente inferiori rispetto a quanto promesso e atteso, che di fatto svuotano la misura e producono un grave danno economico e competitivo per aziende che avevano programmato investimenti confidando in un sostegno ben più consistente. Così la Zes Unica, invece di essere uno strumento di sviluppo e coesione, diventa l’ennesima occasione mancata per il Sud. Non si può continuare a fare annunci senza poi garantire strumenti all’altezza – concludono i deputati PD –. Il Governo deve assumersi la responsabilità di correggere una scelta, l’ennesima, che penalizza pesantemente l’agricoltura meridionale e affossa ogni minimo residuo di credibilità delle politiche per lo sviluppo del Sud”.
“La decisione del Consiglio di Stato di sospendere l’efficacia della sentenza del Tar Lazio sull’inserimento delle composizioni orali a base di cannabidiolo nelle tabelle dei medicinali stupefacenti rappresenta un passaggio di grande rilievo, che conferma la delicatezza e la complessità delle questioni giuridiche e normative in gioco. Il Supremo giudice amministrativo ha riconosciuto il grave pregiudizio economico e occupazionale che l’immediata esecuzione della sentenza avrebbe determinato e ha ritenuto necessario un approfondimento nel merito delle censure sollevate, anche con riferimento ai profili di diritto costituzionale ed eurounitario. In attesa della definizione del giudizio di merito, fissato per il prossimo anno, è ora indispensabile che il Governo assuma un’iniziativa politica responsabile, finalizzata a garantire certezza del diritto e continuità operativa a un settore legale che coinvolge migliaia di imprese e lavoratori”.
Così la capogruppo del Pd in commissione Agricoltura alla Camera, Antonella Forattini.
“Non può essere lasciata all’incertezza interpretativa o al contenzioso giudiziario - aggiunge - la regolazione di una filiera che incrocia agricoltura, manifattura, innovazione e occupazione. Il principio di precauzione deve essere applicato in modo proporzionato e fondato su evidenze scientifiche, senza tradursi in un blocco generalizzato delle attività economiche. La sospensione disposta dal Consiglio di Stato consente oggi alle aziende di proseguire l’attività. Spetta ora alla politica fare la propria parte - conclude- evitando che l’attesa del giudizio di merito si trasformi in un prolungato vuoto normativo”.
“Il caso della nave Spiridon II con le migliaia di bovini intrappolati per lunghe settimane in condizioni drammatiche, molti dei quali morti e, sembrerebbe, gettati direttamente in mare, ha scosso l'opinione pubblica e rappresenta l'ennesima prova di un sistema farraginoso, privo di controlli efficaci e che non tiene conto in alcun modo del benessere degli animali. Sebbene quel caso non riguardi direttamente l'Italia e l'Europa, sono molti e gravi quelli verificatisi in UE nel recente passato che, infatti, hanno spinto la Commissione europea a modificare il Regolamento europeo 1/2005 sul trasporto di animali vivi. Abbiamo presentato una interrogazione al Ministro Lollobrigida, oggi impegnato a Bruxelles per i lavori del consiglio Agrifish la cui agenda prevede anche una discussione sulla proposta di modifica del Regolamento, per sapere quale sia la posizione del nostro paese, se si intenda promuovere una revisione incisiva della normativa vigente in materia di trasporto di animali, sostenendo in particolare il divieto di esportazione verso Paesi terzi extra-UE, l’adozione di standard più rigorosi per la tutela degli animali vulnerabili e la transizione verso il trasporto di carne e carcasse, come raccomandato dall’EFSA e dalla Corte dei Conti europea. Il trasporto di animali vivi oggi in Europa ed in Italia è lontano anni luce da dare un senso compiuto alle parole benessere animale”. Lo dichiarano i deputati del Pd, Evi, Forattini, Prestipino, Casu, che hanno sottoscritto l’interrogazione al ministro dell’Agricoltura Lollobrigida.
“Secondo quanto riferiscono notizie di stampa, i gravi errori avvenuti tra il 5 e il 7 dicembre scorso all’ospedale San Raffaele di Milano negli interventi nei confronti di pazienti in gravi condizioni ricoverati in Medicina ad alta intensità, Medicina di cure intensive e Admission room, hanno messo a rischio la stessa vita dei cittadini. La gravità dei fatti ha causato le dimissioni dell’Amministratore unico dell’ospedale e l’apertura di un’inchiesta da parte della Regione Lombardia. Si tratta di atti dovuti, ma che non sono sufficienti. Per questo chiediamo al ministro della Salute di chiarire quanto effettivamente accaduto e di illustrare cosa intenda fare per evitare il ripetersi di ulteriori episodi in una qualsiasi struttura sanitaria del nostro Paese”.
Così le deputate e deputati democratici, Gian Antonio Girelli, Silvia Roggiani, Antonella Forattini, Lia Quartapelle, Vinicio Peluffo, Gianni Cuperlo, Matteo Mauri, nell’interrogazione rivolta al ministro della Salute, Orazio Schillaci.
Forattini (Pd) presenta interrogazione al Governo su prezzo del latte
“La crisi del latte è ormai evidente: crollo delle quotazioni, disdette contrattuali, latte libero senza collocazione e un rischio concreto di arrivare a razionamenti nei primi mesi del 2026. Per questo abbiamo presentato un’interrogazione al ministro Lollobrigida, chiedendo quali iniziative urgenti intenda mettere in campo per sostenere l’intera filiera lattiero-casearia”. Così Antonella Forattini, Capogruppo PD nella Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati. “Forse il Governo non si rende conto della gravità della situazione. Nei giorni scorsi avevamo infatti presentato anche un ordine del giorno – accolto dall’esecutivo con riformulazione – che impegnava a intervenire in modo strutturale per alleggerire il mercato. Ma l’accoglimento ‘compatibilmente con le risorse di bilancio’ non basta e lo vediamo sul nuovo accordo sul prezzo del latte: il settore è sotto pressione oggi, e il prezzo concordato ieri (54 centesimi da gennaio, 53 a febbraio e 52 a marzo) può tamponare nell’immediato, ma non affronta le cause profonde della crisi. La sovrapproduzione, la forte volatilità del latte spot, le disdette che mettono a rischio fino a 7 mila quintali al giorno, e un mercato internazionale destabilizzato dalla crescita delle produzioni in Stati Uniti, Nuova Zelanda e Nord Europa impongono risposte vere e rapide. Serve una governance della produzione, la tutela dei contratti e un monitoraggio serio degli indicatori di mercato. Gli allevatori non possono essere lasciati soli di fronte a oscillazioni che mettono in discussione la sostenibilità economica delle stalle e la competitività dell’industria di trasformazione, dal Grana Padano al burro. Per questo chiediamo al Governo di attivare immediatamente misure nazionali ed europee: strumenti di gestione dell’offerta, sostegni mirati all’internazionalizzazione, promozione dei consumi e una definizione trasparente e certificata dei costi di produzione. Ogni ritardo avrà conseguenze pesantissime sull’intero sistema lattiero-caseario italiano. Ora servono responsabilità, serietà e interventi immediati.”