“Il merito non scade ma la coerenza di Giorgia Meloni sì e oggi 12 gennaio 2024 tocca il punto più basso con la assurda gestione del concorso unico funzionari amministrativi. All’opposizione era in prima linea per gli scorrimenti, oggi da Premier lascia scadere una graduatoria che sbatte fuori oltre 14 mila giovani idonei che possono tamponare subito le gravissime carenze della Pubblica Amministrazione. Continueremo a batterci in ogni sede, a partire dal decreto Milleproroghe, contro questa palese ingiustizia”.
Lo scrive sui social Andrea Casu, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera.
"Questo decreto è l’ennesimo 'omnibus' che rende confuse e inapplicabili le leggi approvate, rimanda ad altri provvedimenti del Governo l’attuazione delle sue norme e, nel frattempo, garantisce la dose quotidiana e settimanale di propaganda, regalie e donazioni a gruppi precisi e individuati, mai quelli più bisognosi, mai quelli che non conoscete.
Siamo un Parlamento ridotto ormai alla servitù di un Governo che impedisce il dibattito non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche all’interno della maggioranza, come mostra l’umiliante teatrino sulla manovra di bilancio a cui assistiamo al Senato.
Siete un governo che di fronte ai problemi veri dei cittadini e delle piccole imprese vi girate dall’altra parte.
Vi abbiamo chiesto di non cancellare la tassa sugli extraprofitti e vi abbiamo proposto di usarla per aiutare le famiglie che non riescono a pagare le rate dei mutui, le bollette e che hanno bisogno di essere sostenute con i bonus trasporti. Cosi come vi abbiamo chiesto di utilizzare quei 450 milioni per pagare gli affitti delle famiglie che non ce la fanno, i trasporti pubblici e le stanze degli studenti fuorisede. Cosi come vi girate dall’altra parte quando vedete la sanità che non risponde a chi è più povero o di fronte alle alluvioni in Toscana e in Emilia Romagna per i quali in questo decreto vi limitate solo al rinvio delle scadenze tributarie come se non ci fossero danni alle case, alle imprese e alle infrastrutture. A tutto questo avete detto di NO e vi girate dall’altra parte anche di fronte alle responsabilità che avete sull’Ilva, sulla sua decarbonizzazione, sul disimpegno del privato, sulle risorse europee che non si spenderanno". Lo ha detto in Aula il deputato del Pd, Silvio Lai, dichiarando il voto di fiducia contrario del Pd al dl anticipi.
“Ci risiamo. Così come accaduto con il voto ai fuori sede, anche per il salario minimo il governo decide di affossare il provvedimento, facendosi votare dalla maggioranza di centrodestra una delega che consentirà di occuparsi eventualmente della questione senza impegni reali e tra un mare di tempo, con principi opposti a quelli da cui partiva la proposta delle opposizioni: le gabbie salariali e il riferimento ai contratti più applicati - quindi, potenzialmente, anche quelli pirata -, per stabilire il trattamento economico complessivo minimo. L’opposto nei contenuti della proposta calendarizzata in quota opposizioni.
Oggi in Italia la retribuzione mediana lorda annua è assai più bassa della media europea. È inaccettabile e gli italiani sono i primi a riconoscerlo e a sostenere soluzioni come quella che abbiamo proposto. Gli unici a non accorgersene e a negare la realtà sono la Meloni e i suoi sodali. La verità è che il governo non vuole il salario minimo e non ha una proposta alternativa. Per dignità abbiamo levato le sottoscrizioni del PD da una proposta di legge che non è più utile ai lavoratori: abbiamo lasciato che la destra si votasse da sé questa scatola vuota. “
Così Rachele Scarpa, deputata del PD.
"La destra continua a prendersela con i più poveri. La contrarietà al salario minimo rappresenta un ingiustificato torto ad oltre tre milioni di italiani. Lavoratrici e lavoratori che nonostante un impiego, hanno salari sotto la soglia di povertà. La nostra battaglia continua ad essere di merito ma anche di metodo: non è la prima volta infatti che la destra delega al Governo le proposte di legge calendarizzate in quota opposizione. E’ già successo con la nostra proposta per il voto ai fuori sede, delegata al governo e sparita dall’agenda politica e parlamentare. Un metodo per togliere dal tavolo argomenti "indigesti" per la premier Meloni e la sua maggioranza. Lo stesso accadrà con il salario minimo. Ma la nostra battaglia continuerà a vivere, nei luoghi di lavoro, tra chi è sfruttato, tra tutti coloro che vogliono un’Italia più giusta. La questione salariale può sparire al massimo dalle interviste dei membri di governo e dall'ordine del giorno del Consiglio dei Ministri, ma non sparisce per quelle famiglie e quelle persone che vivono i drammi della quotidianità. Per questo continueremo a portare avanti questa battaglia fondamentale per il paese". Così il deputato e membro della segreteria nazionale Pd Marco Sarracino.
"Il gruppo del Partito Democratico in Commissione Infanzia ha voluto fortemente questa iniziativa di confronto e riflessione sul disagio giovanile. Vogliamo mettere al centro dell'agenda politica il tema dei minori, delle tutele necessarie davanti ad un Governo che sembra sempre dimenticare la questione giovanile"
Lo ha detto la deputata Michela Biase, capogruppo Pd in commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza, aprendo i lavori dell'iniziativa “Infanzia e adolescenza. Stare dove cresce il futuro” presso la sede di largo del Nazareno.
"Chiederemo ai colleghi della Commissione di impegnarsi ad uscire fuori dalle aule parlamentari per visitare i luoghi del disagio, lì dove serve che lo Stato sia presente, non per punire ma per curare ed educare. Dopo la pandemia gli aumenti dei tentativi di suicidio hanno superato il 10 per cento e riguardano nella stragrande maggioranza dei casi bambine e ragazze. Aumentano i numeri degli accessi al pronto soccorso, aumentano i ricoveri, - sottolinea la deputata Pd - e aumenta anche il numero di ragazze e ragazzi vittime di autolesionismo o con disturbi alimentari. Siamo davanti ad un fenomeno preoccupante”.
“Davanti a questi numeri – aggiunge Di Biase - servono confronto e proposte concrete per affrontare il tema della salute mentale dei più giovani. Il Pd in commissione Infanzia ha fatto una proposta concreta - conclude la deputata - per questa legge finanziaria: lo stanziamento di risorse ulteriori per affrontare il disagio neuropsichiatrico legato alle fasce d'età dell'infanzia e dell'adolescenza"
Dichiarazione di Sara Ferrari, dell’ufficio di presidenza del Gruppo Pd alla Camera
"Investire di più nelle borse di studio per gli studenti universitari, quelli che con le tende hanno dimostrato la crisi degli affitti. Per valorizzare davvero il merito, di fronte alle condizioni economiche molto diverse delle famiglie e sempre più difficili, il governo deve mettere in campo maggiori aiuti." È quanto ha dichiarato la deputata Pd Sara Ferrari, che aggiunge: "il dl sull'energia è insufficiente ad aumentare l'aumento dei costi di affitti, bollette, trasporti. Il messaggio da dare ai giovani, affinchè non continui a scappare all'estero e che lo Stato crede in loro, li aiuta a formarsi di più, per avere un maggior vantaggio occupazionale e forza contrattuale". "La maggioranza di destra - aggiunge Ferrari - ha invece bocciato la mia proposta di odg che raccoglieva la richiesta delle associazioni studentesche di aumentare il fondo degli alloggi per i fuori sede". Per l'esponente del Pd, "la mancetta che stanzia il governo non copre nemmeno l'inflazione."
“Stamattina, alla Camera dei Deputati, si è tenuta la conferenza stampa organizzata dall'Unione degli Universitari e Federconsumatori per denunciare i costi crescenti a carico di chi studia.
I costi medi annui per uno studente fuori sede superano ormai i 17mila Euro e, come denuncia anche Federconsumatori, sono in costante crescita da anni. In questo quadro, studentesse e studenti hanno ragione a porre a tutti noi e alla democrazia italiana il problema della mancanza di investimenti nella Legge di bilancio”. Così il deputato dem Nicola Zingaretti.
“È ormai chiaro – ha concluso Zingaretti - che in Italia sempre più famiglie non potranno sostenere queste spese e, se non si aumentano in maniera consistente le risorse dedicate al diritto allo studio, sempre più persone verranno espulse dal ciclo formativo e in particolare dai gradi più alti dell'istruzione. Questo vuol dire tradire l'articolo 34 della Costituzione e generare un ulteriore aumento delle diseguaglianze. Porteremo questa denuncia nelle sedi Parlamentari e combatteremo contro una destra che sta scegliendo di ignorare questa drammatica emergenza”.
“Ho avuto la fortuna di conoscere Christian Greco, un uomo dalla cultura gigantesca e un manager straordinario che ha reso il Museo Egizio un’eccellenza di Torino, la mia città, e del Paese. Leggere i giudizi di Marrone e di Crippa su di lui, farebbe ridere, come se un raccattapalle giudicasse il modo di tirare i rigori di Leo Messi. Invece non fa ridere, fa orrore. Fa orrore immaginare che un fuoriclasse come Greco debba anche solo ascoltare certe parole. Difenderò in qualsiasi modo e in qualsiasi sede la mia città, le sue eccellenze e i suoi fuoriclasse da questo incredibile imbarbarimento. Spero solo che a Greco non venga voglia di andare dove non si è attaccati per eccesso di intelligenza e di bravura, ovvero quasi ovunque al mondo. Desidero che Greco senta che un enorme pezzo di città è totalmente con lui, senza nessun se e senza nessun ma”.
Lo dichiara il deputato torinese del Pd, Mauro Berruto.
“Inserire in sede di ratifica, tra le condizioni di attuazione del Memorandum d’intesa per un partenariato strategico e globale tra l’Unione Europea e la Tunisia, il ripristino dello stato di diritto, dell’indipendenza della magistratura e della normale dialettica democratica, nonché l’immediata liberazione di tutti i prigionieri politici, sindacalisti e attivisti della società civile, la garanzia della libertà di stampa e di manifestazione, la cessazione di campagne d’odio nei confronti dei migranti e il rigoroso rispetto dei loro diritti umani e civili riconosciuti dei Trattati e nelle Convenzioni internazionali”.
È quanto chiede al governo la risoluzione presentata dai deputati del Partito democratico della commissione Esteri.
“Altrimenti - spiega il deputato e responsabile Esteri del Pd, Giuseppe Provenzano - l’unico a guadagnarci da questa operazione di Giorgia Meloni sarebbe Saied. Ma non si aiuta la Tunisia sostenendo il dittatore, esponendoci ai suoi ricatti. Non si possono chiudere gli occhi di fronte a gravi violazioni dei diritti umani. Anche perché la crisi democratica contribuisce alla crisi economica e questo favorirà la fuoriuscita migratoria”.
"Da anni, milioni di persone che studiano o lavorano lontano dal luogo in cui risiedono chiedono di poter votare dove vivono, senza doversi spostare, affrontare lunghi viaggi e spendere soldi, così come si fa in altri Stati europei. In un Paese come il nostro, dove l’astensione è in costante crescita, consentire di votare a distanza è essenziale per promuovere la partecipazione. Per questo il Partito Democratico
, recependo la richiesta di comitati di studenti e studentesse e di milioni di fuorisede, ha portato in Aula una proposta di legge che però la maggioranza di destra ha completamente snaturato, impedendo a chi lavora o studia lontano da dove risiede di poter votare alle elezioni politiche e anche alle prossime elezioni europee. Se ne riparlerà infatti, se va bene, tra 18 mesi. Per questo abbiamo deciso di astenerci e di non condividere questa presa in giro". Lo scrive sui suoi profili social la deputata dem Laura Boldrini.
Dichiarazione di Virginio Merola, deputato Pd
Oggi alla Camera la maggioranza di destra ha stravolto la proposta di legge delPd per il voto ai fuori sede. La maggioranza ha avocato al governo il tema, votando una legge delega che affida al governo la attuazione della legge in un tempo di 18 mesi,che esclude le elezioni politiche nazionali. Una delega ampia e vaga perché non specifica quale modalità di voto si vuole attuare. E in un tempo così lungo che esclude le prossime elezioni europee. In realtà non hanno avuto il coraggio di votare contro un tema sentito da circa 5 milioni di cittadini che studiano e lavorano lontano dal loro comune di residenza. Hanno dato a più riprese la colpa alle difficoltà burocratiche: ma se la politica non da’ indirizzi precisi , la burocrazia è una scusa.
“Incredibile arroganza di una maggioranza di governo che considera gli sportivi al pari di clown da circo: buoni per offrire uno spettacolo, ma non degni del diritto di voto, difeso dall’art. 48 della Costituzione. Il deputato della Lega, Igor Iezzi, relatore del provvedimento “voto dove vivo”, arrivato oggi in discussione in Aula, mi ha ‘invitato’ al ritiro di un emendamento che chiedeva venisse garantito agli sportivi che risiedono o sono impegnati per motivi professionali nelle domeniche elettorali, il diritto al voto fuori sede. Evidentemente atleti e staff tecnici di pallavolo, pallacanestro, rugby, pallanuoto e tante altre discipline, vengono considerati da questa destra una sub categoria di umani che non meritano, fra i tanti, neppure questo diritto fondamentale. Cari ex colleghi sportivi, quando un mio neo-collega di destra, invitato a qualche premiazione, vi metterà una medaglia al collo, sappiate che, in caso siate impegnati per lo sport fuori sede in una domenica elettorale, non potrete votarlo. Neanche se voleste”. Lo dichiara il deputato dem Mauro Berruto, componente della commissione Cultura.
Dichiarazione di Marianna Madia, deputata Pd
“Abbiamo di fronte una maggioranza sorda, che stravolge una proposta di legge in quota opposizione sul voto ai fuori sede, che già c’è in tutte le democrazie avanzate, attraverso una delega che dilata tutti i tempi e che così va ben oltre le prossime elezioni europee, ma soprattutto toglie la possibilità a milioni di persone, spesso giovani studenti o lavoratori, di votare alle elezioni politiche”. Così Marianna Madia, deputata Pd, intervenendo in aula alla Camera nel corso della discussione sulla proposta di legge sul voto ai fuori sede. Per la parlamentare Dem “oltre al metodo poco democratico, perché una proposta in quota opposizione viene trasformata in una delega quasi in bianco al governo, c’è un problema di merito: quello di togliere di mezzo le elezioni politiche , ovvero quelle più importanti, cuore dell’introduzione nel nostro ordinamento di questo diritto di voto per i fuori sede. E’ allora del tutto evidente – ha concluso Madia- che governo e maggioranza hanno un problema serio con le nuove generazioni del nostro paese.”
La destra con un vergognoso espediente normativo impedisce di fare votare fuori dal comune di residenza a studenti, lavoratori e cittadini con problemi di salute alle prossime elezioni europee. Il testo della legge proposta dal gruppo PD, assunto in Commissione come testo base, che avrebbe consentito di favorire il diritto di voto fin da subito è diventata per mano del governo e della maggioranza solo una legge delega dove peraltro viene stralciata la possibilità di prevedere che la nuova norma possa riguardare anche le elezioni politiche. È evidente che destra e governo si muovono in senso contrario rispetto alla necessità di favorire la partecipazione alle competizioni elettorali. Un ulteriore segno che destra e democrazia fanno fatica a convivere sotto lo stesso tetto.
Così il deputato del Pd Silvio Lai.
"Ci si lamenta del calo dell'affluenza elettorale e poi si impedisce a studenti, lavoratori e cittadini con problemi di salute di poter esercitare il diritto di voto fuori dal Comune di residenza. La destra e il governo si appuntano al petto questa medaglia negativa trasformando una proposta di legge in materia presentata dal Partito Democratico, già ampiamente discussa ed approfondita nella precedente legislatura, e adottata in commissione come testo base, in una semplice delega che chissà quando vedrà la luce (18 mesi per attuarla questo vuole dire). C'è pure l'aggravante di aver stralciato le elezioni politiche dalla norma. La prima conseguenza è che alle prossime elezioni europee nulla cambierà e a rimetterci sarà la democrazia, che non potrà contare sulla partecipazione di tanti cittadini che per molteplici ragioni, tra cui quelle economiche, non potranno tornare a casa per votare". Lo dichiara il deputato dem Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera.