“I dati diffusi da Istat e Caritas confermano che l’Italia è un Paese sempre più povero, dove un lavoratore su tre è povero anche se ha un impiego. Eppure, di fronte a questa emergenza sociale, il governo Meloni continua a ignorare la realtà e a rifiutare la nostra proposta sul salario minimo legale”.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro intervistato sui social dei deputati dem.
“In questi giorni in Parlamento – prosegue l’esponente Pd – abbiamo discusso dell’istituzione della Giornata Nazionale della Ristorazione, mentre migliaia di lavoratori sono costretti a mettersi in fila per ricevere pacchi alimentari. La verità è che Giorgia Meloni e la sua maggioranza non conoscono l’umiliazione di chi, pur lavorando, non riesce a garantire un pasto quotidiano ai propri figli. Ignorano la sofferenza di un Paese reale che chiede dignità e giustizia sociale. Il Partito Democratico ha presentato una proposta chiara e sostenuta da decine di migliaia di firme: il salario minimo legale. Pretendiamo che venga calendarizzata al più presto. E se ciò non accadrà, continueremo senza esitazione la nostra battaglia, ricordando a ogni seduta parlamentare che la priorità deve essere quella dei salari, dei rinnovi contrattuali, della sanità pubblica e della scuola”.
“Il centrodestra vive in una realtà distopica, alimentata dalla propaganda – conclude Scotto – mentre i giovani laureati fuggono all’estero per salari più dignitosi. Noi non ci faremo mettere nell’angolo. Riporteremo il dibattito politico sulle cose che contano, perché il Parlamento non può essere trattato come un soprammobile di Palazzo Chigi. È tempo di rispetto, verità e giustizia sociale”.
“In un’Italia dove un cittadino su dieci vive in condizione di povertà assoluta, la risposta del governo Meloni è istituire una giornata della ristorazione italiana, con una spesa prevista di 43 mila euro per distribuire medaglie. Un'iniziativa di facciata, del tutto inadeguata rispetto alla gravità della crisi che il Paese sta attraversando.” Lo dichiara Stefano Vaccari, deputato del Partito Democratico, componente della Commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“Davanti a dati allarmanti forniti da Istat e Caritas – prosegue l’esponente dem – servirebbero misure concrete, risorse vere, azioni efficaci. Ma l’esecutivo preferisce dedicarsi alla propaganda, mentre gli agricoltori, già colpiti duramente dai cambiamenti climatici, dall'aumento dei costi energetici e ora minacciati da nuovi dazi, restano senza risposte. Il governo Meloni non sta sostenendo con forza l’azione dell’Unione Europea. È rimasto alla finestra, prigioniero di un atteggiamento di sudditanza verso il presidente Trump. Invece di difendere gli interessi del comparto agroalimentare italiano, tace di fronte ai ricatti statunitensi: dai dazi punitivi al gas liquido, dai disciplinari imposti su alcuni prodotti europei fino alla pressione per ridurre le misure Ue sulle auto americane.”
“Quello che emerge – conclude Vaccari – è un’Italia priva di visione strategica e incapace di difendere i propri interessi. Il settore agricolo ha bisogno di risposte strutturali, non di passerelle o medaglie. Serve una politica estera commerciale forte, capace di tutelare davvero il made in Italy e di rispondere alle sfide globali con serietà e determinazione”.
“Per ISTAT la fuga dei cervelli ha origine nei bassi salari. Caritas spiega che il 30 per cento di chi fruisce dei pacchi alimentari è povero pur lavorando. Ma in Parlamento, ieri, abbiamo votato la ‘giornata nazionale sulla ristorazione’ e non il salario minimo che la destra si rifiuta di calendarizzare nonostante decine di migliaia di firme raccolte. Questo diniego continuo e inspiegabile rappresenta il testamento politico di un governo che si è definitivamente separato dalla realtà”. Così il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“La ristorazione è interconnessa ed ed è un pilastro della filiera agroalimentare italiana, che è la prima per contributo al PIL nazionale, con circa il 20%; è un pilastro della cultura italiana del suo turismo .il governo si presenta in Aula con un provvedimento che istituisce la Giornata della Ristorazione ma senza stanziare risorse vere, senza alcuno strumento capace di affrontare davvero le condizioni economiche, finanziarie e amministrative che stanno mettendo in difficoltà il settore. propaganda, che però non produce sviluppo né tutela chi lavora in un comparto strategico per l’economia e l’identità del nostro Paese.” Così il deputato dem Andrea Gnassi, intervenuto oggi in Aula durante la discussione sul provvedimento del governo.
“Siamo davanti a un approccio che anche dal punto di vista turistico – ha proseguito Gnassi – non parte dai dati reali e veramente significativi come quelli che dicono che l’Italia è dietro Spagna e Francia sulla permanenza media e la spesa dei turisti internazionali . I Non abbiamo nulla contro La giornata della ristorazione . Vorremmo che dietro un giorno di celebrazione poi gli operatori non fossero lasciati a “ campare “ alla giornata perché non ci sono provvedimenti e risorse . I dati parlano chiaro: nel primo trimestre 2025 il fatturato della ristorazione è calato del 3%, il potere d’acquisto degli italiani diminuisce, la ristorazione diventa un lusso, i bandi sono bloccati per responsabilità del Ministero dell’agricoltura, i contratti di filiera non partono, le imprese hanno cicli di vita sempre più brevi e intanto la criminalità organizzata tenta di infiltrarsi nel settore per attività di riciclaggio.”
“Il governo – conclude Gnassi – si attivi per misure serie che affrontino la fragilità economica e imprenditoriale, il caro energia e materie prime, le disparità dell’IVA, l’inflazione, il calo dei consumi, la crisi occupazionale. Serve formazione, ricambio generazionale, innovazione nei modelli di business, investimenti nelle filiere corte e digitalizzazione. Perché la ristorazione è lavoro, economia, cultura e identità. È la storia dei nostri borghi, delle nostre città, delle nostre famiglie. E merita risposte concrete, non solo passerelle e propaganda”.