19/02/2026 - 16:07

“L’ipotesi di trasferire l’Agenzia ‘Italia Meteo’ da Bologna a Roma rappresenta una scelta che rischia di indebolire un presidio strategico per il Paese. Spostare la sede dall’ecosistema scientifico e tecnologico del Tecnopolo Dama, dove l’Agenzia opera in stretta sinergia con realtà di eccellenza nel supercalcolo, nell’intelligenza artificiale e nelle scienze del clima, significa mettere a rischio competenze, investimenti e continuità operativa”.

 

Così il deputato emiliano del Pd e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.

“Già nel 2023 - aggiunge - con una mia interrogazione parlamentare, avevo chiesto al governo un intervento immediato per garantire il pieno e corretto funzionamento dell’Agenzia nazionale di meteorologia, evidenziandone il valore strategico e la necessità di rafforzarne autonomia ed efficacia. Oggi, alla luce delle modifiche alla governance e della prospettiva di trasferimento, quelle preoccupazioni risultano ancora più attuali. È necessario assicurare stabilità, autonomia tecnico-scientifica e valorizzazione del personale - conclude - evitando decisioni che possano compromettere il ruolo dell’Italia nello scenario internazionale della ricerca meteorologica e climatica”.

 

18/02/2026 - 13:20

Adeguamenti al Codice della strada, campagne di comunicazione mirate e risorse dedicate per promuovere una nuova cultura dello spazio urbano

Sempre più italiani si muovono a piedi o in bicicletta. Secondo l’ultimo Rapporto sulla mobilità dell’ISFORT oltre il 28% degli spostamenti quotidiani avviene in queste modalità: ma sicurezza e infrastrutture restano il nodo cruciale da sciogliere al fine di rafforzare la tutela di pedoni e ciclisti e promuovere concretamente la mobilità attiva. È in questo contesto che si colloca la nuova proposta di legge presentata oggi alla stampa dalla deputata Valentina Ghio: un progetto che ha visto la collaborazione di FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta, coinvolta nella redazione del testo col supporto di Andrea Colombo, esperto legale di mobilità e sicurezza stradale.

“Questa proposta di legge nasce da un dato evidente: sempre più persone scelgono di muoversi a piedi o in bicicletta, ma spesso in condizioni di elevata vulnerabilità. Serviva quindi un intervento organico che aggiornasse le norme e introducesse una gerarchia della mobilità centrata sulla tutela di pedoni e ciclisti” – dichiara l’on. Valentina Ghio prima firmataria della proposta di legge

“Non si tratta solo di modifiche tecniche, ma di un cambio di prospettiva – prosegue Ghio –

Siamo tutti pedoni e le strade devono diventare luoghi più sicuri e vivibili, dove camminare o pedalare sia una scelta normale e non un rischio. Inoltre strade meno trafficate sono un vantaggio anche per chi non può fare a meno di utilizzare la macchina.

Per rendere concreto questo cambiamento istituiamo il Fondo nazionale per la mobilità attiva e introduciamo strumenti a supporto degli enti locali.

Investire sulla mobilità attiva significa investire in salute, ambiente e città più inclusive, a misura di tutte le persone”, conclude la deputata.

Puntuale e articolato, il testo si fa interprete di un nuovo scenario urbano, abbracciando numerosi aspetti della mobilità. I cambiamenti proposti non coinvolgono solo il Codice della Strada ma estendono la propria efficacia anche al Codice Civile. Fra i diversi punti del codice stradale interessati dalla proposta si trova, innanzitutto, l’ampliamento delle definizioni. Il concetto di mobilità attiva viene introdotto a monte, con una distinzione fra le figure di “utente più forte” – chi utilizza mezzi con maggior massa, potenza o velocità – e di “utente della mobilità attiva”. Le nuove definizioni sono determinanti per introdurre una gerarchia che tuteli gli utenti più esposti in caso di collisione. Con la modifica del secondo comma dell’articolo 2054 del Codice civile, infatti, viene stabilito che, in caso di incidente, il conducente del veicolo più pesante o potente è considerato, fino a prova contraria, maggiormente responsabile.

La proposta introduce numerose misure volte a incentivare gli spostamenti a piedi e in bici e a proteggere l'incolumità degli utenti attivi. Ad esempio, i marciapiedi dovranno avere una larghezza minima di 2 metri, e i guidatori dovranno superare i ciclisti almeno a un metro e mezzo di distanza in ogni caso. Inoltre, i Comuni potranno installare più facilmente attraversamenti pedonali rialzati (dove avviene la maggior parte degli investimenti mortali), e i mezzi pesanti dovranno essere dotati di sensori elettronici per rilevare la presenza laterale di pedoni e ciclisti negli angoli ciechi.

Luigi Menna, Presidente di FIAB Italia, ha dichiarato: “Questa proposta di legge concentra l’attenzione sulla mobilità ciclistica quotidiana, ritagliando un ruolo importante ai ciclisti che ogni giorno percorrono le strade cittadine, statisticamente più pericolose. La diminuzione delle collisioni stradali passa obbligatoriamente attraverso la prevenzione, in particolare limitando la velocità degli autoveicoli – ad esempio tramite i passaggi pedonali e ciclabili rialzati e ampliando gli spazi urbani sicuri per ciclisti e pedoni, come le zone urbane e scolastiche”

La proposta introduce chiare norme per la governance, risorse e monitoraggio: è infatti prevista l’istituzione del CIPOMA, Comitato Interministeriale per le Politiche di Mobilità Attiva, che ha il compito di assicurare il coordinamento e la definizione degli indirizzi strategici e la Direzione Generale per la Mobilità attiva preso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Comuni e altri enti si dovranno dotare di strumenti mirati per valutare in modo continuativo l’efficacia delle politiche adottate e la validità delle infrastrutture implementate.

Viene istituito il Fondo nazionale per la mobilità attiva, con una dotazione iniziale pari a 300 milioni di euro per il triennio.

La costruzione di un reale cambiamento culturale nella mobilità passa inevitabilmente attraverso un’adeguata formazione e informazione. In questa prospettiva, la proposta a cui anche FIAB ha dato il proprio contributo prevede interventi specifici sull’educazione alla tutela della mobilità attiva. Un ruolo centrale è assegnato anche alla comunicazione: la pubblicità degli autoveicoli dovrà essere accompagnata da messaggi che promuovano la guida sicura, l’uso della mobilità attiva, di quella condivisa e del trasporto pubblico. A tal fine, una quota pari al 5% delle spese pubblicitarie destinate alla promozione dei veicoli sarà utilizzata per realizzare campagne istituzionali dedicate alla mobilità sostenibile e alla sicurezza stradale.

 

13/02/2026 - 14:22

Berruto (Pd): Proteggere gli atleti e garantire accesso allo sport

 

Sono 684 gli sportivi uccisi in Palestina dall’ottobre 2023. Tra loro 178 ragazzi tra i 6 e i 20 anni. Distrutti circa 290 impianti sportivi tra Gaza e Cisgiordania, tra stadi, campi da calcio, palestre e sedi di club impedendo qualsiasi pratica sportiva..

È il quadro tracciato dal Comitato Olimpico Palestinese nel report presentato oggi alla Camera, nel corso di una conferenza stampa organizzata dal deputato e responsabile nazionale Sport del PD Mauro Berruto.

I dati, che viene sottolineato nel Report “sono stati meticolosamente raccolti e verificati”, parlano di 684 vittime distribuite in 34 federazioni e istituzioni sportive. La federazione più colpita è la Federcalcio palestinese, che conta 367 morti tra arbitri, allenatori, giocatori, presidenti di club e dirigenti. Seguono l’Associazione Scout Palestinese con 54 vittime e la Federazione Karate con 31.

Il report evidenzia un impatto generazionale profondo: 178 vittime avevano tra i 6 e i 20 anni; 143 tra i 20 e i 30 anni, nel pieno dell’attività agonistica; 111 avevano più di 50 anni, tra dirigenti storici e figure chiave della governance sportiva. Una perdita che compromette non solo il presente ma la continuità futura dello sport palestinese.

Colpita anche la componente femminile dello sport. Secondo i dati del Comitato Olimpico Palestinese, le vittime donne sono il 5% del totale. Molte erano bambine, giovani atlete o impegnate nell’amministrazione sportiva. Una ferita che, sottolinea il report, rappresenta un grave arretramento nel percorso di crescita della partecipazione femminile nello sport palestinese, già fragile e frutto di anni di lavoro per affermare uguaglianza e inclusione.

 

Sul fronte delle infrastrutture, la distruzione viene definita “sistematica”. Secondo la Federcalcio palestinese, dall’ottobre 2023 sono stati demoliti 23 grandi stadi e campi sportivi, 12 campi da calcio omologati FIFA, 35 palestre indoor polivalenti e 60 sedi amministrative di club. Danni per centinaia di milioni di euro, con tempi di ricostruzione stimati in decenni.

Simbolo di questa devastazione è lo stadio Al-Yarmouk, inaugurato nel 1952 e tra i più antichi impianti della Palestina. Luogo di partite internazionali e raduni olimpici, durante il conflitto sarebbe stato trasformato dagli israeliani in campo di detenzione per prigionieri di guerra, per poi essere completamente raso al suolo. Da simbolo di orgoglio nazionale a luogo di umiliazione, fino alla distruzione totale.

Il documento parla di un impatto “senza precedenti” sull’intero settore sportivo e richiama esplicitamente i principi della Carta Olimpica: non discriminazione, uguaglianza di genere, rispetto dei diritti umani e diritto allo sport.

 

“Dobbiamo riportare al centro la Carta Olimpica, il documento del Comitato Olimpico Internazionale che tutela i valori fondamentali dello sport”, ha dichiarato Mauro Berruto aprendo la conferenza. “Quello che sta avvenendo in Palestina è un vero e proprio genocidio, in aperta violazione dei diritti umani internazionali. Viene colpito un popolo anche nel suo aspetto più condivisibile: lo sport”.

 

Da qui l’appello del Comitato olimpico palestinese alla comunità internazionale e alle federazioni sportive mondiali: “Chiediamo che venga garantita la libera partecipazione degli atleti palestinesi alle competizioni internazionali, senza ostacoli, e la loro protezione da qualsiasi minaccia o molestia. È il momento di stare al fianco degli atleti palestinesi, di proteggere lo sport e di piantare i semi della pace e della giustizia. Lo sport deve essere un ponte per la pace e una speranza per tutti”.

 

Un appello che in concomitanza con le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 punta a riportare la questione palestinese anche dentro le istituzioni sportive globali, trasformando il diritto allo sport — per uomini e donne — in una questione di responsabilità internazionale.

 

12/02/2026 - 14:00

 

“Non va tutto bene. Fingere di non vedere i problemi non li sta risolvendo, ma li sta aggravando.”

Le notizie emerse sulla situazione finanziaria e industriale del gruppo Ferrovie dello Stato delineano un quadro preoccupante, che il Governo continua a sottovalutare e a gestire in modo confuso. L’aumento dei costi dei cantieri, le tensioni sulla cassa e il rischio di rimodulazioni di opere strategiche mettono in discussione la tenuta del sistema ferroviario e infrastrutturale del Paese.

La battuta d’arresto della riorganizzazione di FS, annunciata e poi di fatto congelata, è il segnale evidente di una mancanza di visione. Nel frattempo, come anticipato oggi da Repubblica il confronto sul futuro delle ferrovie si svolge esclusivamente nelle stanze dei ministeri, senza trasparenza e senza un reale coinvolgimento del Parlamento, che invece deve essere il luogo naturale di una discussione così strategica.

Preoccupano in particolare i riflessi sul PNRR. In assenza di scelte in grado di garantire certezze finanziarie, capacità di spesa e una governance stabile dei cantieri il rischio di perdere risorse o di doverle riorientare in modo affrettato è concreto. Sarebbe un danno enorme per il Paese.

Tutto questo avviene mentre cittadini e imprese registrano un deterioramento significativo della qualità del servizio, tra ritardi e disservizi, e mentre cresce il rischio di una grave crisi occupazionale lungo tutta la filiera.

Non servono soluzioni spregiudicate né propaganda. Serve un’assunzione di responsabilità collettiva. Il Governo Meloni-Salvini, dopo aver bloccato l’Italia non affrontando la crisi dei trasporti, rischia ora di compromettere anche le infrastrutture che servono davvero al Paese.

Per questo chiediamo che il confronto su FS, sulle scelte industriali e sull’uso delle risorse pubbliche avvenga subito in Parlamento, alla luce del sole, prima che l’attuale confusione si trasformi in un fallimento annunciato.”

Così una nota del responsabile infrastrutture del Pd, il senatore democratico Antonio Misiani e del vicepresidente della Commissione trasporti della Camera, il deputato democratico Andrea Casu.

 

06/02/2026 - 09:30

De Luca e Graziano: assenza requisiti genera gravi responsabilità, giù le mani da patrimonio UNESCO

“Di fronte a scelte gravi e opache, il Ministro Giuli evita il confronto pubblico e istituzionale, sottraendosi al dovere di rispondere e rendere conto delle proprie azioni.
Per questo motivo abbiamo depositato un’interrogazione parlamentare, chiedendo che il Ministro riferisca direttamente nelle sedi parlamentari in merito alle nomine politiche nei Consigli di amministrazione dei musei statali.
Tentare di piegare a logiche politiche un sistema culturale che rappresenta un’eccellenza mondiale e che tutto il mondo ci invidia è un atto grave e irresponsabile. Un atto fuori dalla legge che parla chiaro quando dice che devono essere nominate personalità dichiara fama nella gestione del patrimonio culturale. Vogliamo vedere i curricula delle recenti nomine. Giù le mani dalla Reggia di Caserta. Le scelte compiute rischiano di compromettere non solo la qualità e la neutralità della gestione, ma anche il mantenimento stesso dei requisiti necessari al riconoscimento di Patrimonio dell’Umanità UNESCO.
Quella messa in atto da Giuli è una modalità di gestione del patrimonio culturale pubblico che espone i nostri beni più preziosi a rischi inaccettabili e mina la credibilità delle istituzioni. Il patrimonio culturale italiano non è terreno di spartizione politica. È un bene comune da tutelare con competenza, trasparenza e rispetto” così i deputati democratici Piero De Luca e Stefano Graziano che hanno depositato un’interrogazione parlamentare sul caso.

Qui di seguito il testo integrale dell’interrogazione parlamentare depositata

Interrogazione parlamentare

Al Ministro della Cultura – Per sapere –
premesso che:
• la Reggia di Caserta è un istituto dotato di autonomia speciale ed è iscritta nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, con conseguente obbligo di rispetto dei principi di tutela, indipendenza gestionale, trasparenza e neutralità amministrativa previsti dalle convenzioni e dalle linee guida UNESCO;
• il decreto del Ministro della Cultura (DM 23/12/2014) in materia di governance dei musei autonomi e di composizione dei Consigli di amministrazione stabilisce che i componenti dei CDA debbano essere individuati tra soggetti di chiara e comprovata fama, in possesso di specifiche competenze ed esperienze nella gestione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, nel rispetto dei principi di buon andamento, imparzialità e trasparenza dell’azione amministrativa, come previsto dall’articolo 97 della Costituzione;
• Tale esperienza è necessaria vista la delicatezza e l’importanza delle funzioni del Consiglio di amministrazione di un museo autonomo che: determina le linee di ricerca e gli indirizzi tecnici dell’attività, in coerenza con le direttive del Ministero della Cultura; adotta lo statuto; approva la carta dei servizi, i programmi annuali e pluriennali e ne verifica la sostenibilità finanziaria; approva il bilancio di previsione, le variazioni e il conto consuntivo, incidendo sulla gestione economica; valuta e monitora i servizi affidati in concessione rispetto ai progetti di valorizzazione del direttore.
• Per l’ampiezza e la delicatezza di tali funzioni, il CDA deve essere composto da figure indipendenti, di comprovata competenza e piena neutralità, soprattutto in presenza di un sito patrimonio UNESCO.
• le linee guida UNESCO in materia di gestione dei siti iscritti nella World Heritage List impongono una rigorosa separazione tra indirizzo politico e gestione dei beni culturali, richiedendo che gli organismi di governo operino in condizioni di piena autonomia tecnica e scientifica, al fine di evitare interferenze di natura partitica che possano compromettere l’integrità del bene e la credibilità internazionale del Paese;
considerato che:
• con decreto datato 30 gennaio 2026 sono state rese note le nomine dei nuovi componenti del Consiglio di amministrazione della Reggia di Caserta, tra i quali figurerebbero soggetti espressione diretta di forze politiche, come nel caso del coordinatore cittadino Fdi a Caserta;
• tali nomine hanno sollevato forti perplessità, non solo degli scriventi, circa il rispetto dei requisiti di competenza, indipendenza e neutralità previsti dalla normativa vigente, nonché circa l’aderenza ai protocolli di gestione UNESCO;
• una gestione percepita come politicizzata di un bene riconosciuto patrimonio dell’umanità potrebbe esporre l’Italia a rilievi formali da parte degli organismi UNESCO competenti e, nei casi più gravi, all’avvio di procedure di monitoraggio rafforzato o di infrazione, con un grave danno all’immagine, alla credibilità e agli interessi culturali del nostro Paese;
si interroga il Ministro della Cultura per sapere:
1. quali siano i criteri adottati per la nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione della Reggia di Caserta e se tali criteri siano pienamente coerenti con quanto previsto dal decreto ministeriale in materia di governance dei musei autonomi;
2. se intenda rendere pubblici i curricula vitae completi dei neo nominati componenti del CDA della Reggia di Caserta, al fine di consentire una verifica trasparente del possesso dei requisiti di chiara e comprovata fama nella gestione e tutela del patrimonio culturale;
3. se ritenga compatibile con i principi di imparzialità, autonomia e neutralità gestionale la nomina di soggetti con incarichi politici o di partito all’interno degli organi di amministrazione di istituti culturali dello Stato, in particolare quando si tratti di siti iscritti nella Lista del Patrimonio Mondiale UNESCO;
4. se il Ministero abbia valutato i possibili rilievi da parte dell’UNESCO in relazione alle suddette nomine e quali iniziative intenda assumere per scongiurare il rischio di procedure di infrazione o di danni reputazionali per l’Italia;
5. quali misure intenda adottare per garantire che la gestione dei musei e degli istituti culturali statali rimanga estranea a logiche di appartenenza politica e sia orientata esclusivamente all’interesse pubblico, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale nazionale.

05/02/2026 - 13:19

Si sono conclusi presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati i lavori dell’incontro “Adeguati assetti 231 in ambito agroalimentare: obblighi, responsabilità, best practices e proposte di riforma normativa”, promosso e organizzato dall’on. Nicola Carè, dedicato al confronto sui profili di responsabilità delle imprese agroalimentari e sull’evoluzione del sistema di prevenzione dei reati previsto dal D.Lgs. 231/2001.Nel corso dei lavori è stato sottolineato come il rafforzamento dei modelli organizzativi e dei sistemi di controllo interno rappresenti oggi un elemento centrale per la prevenzione del rischio penale e reputazionale, oltre che per la tutela della sicurezza alimentare e della competitività delle imprese italiane. Alessandra Griffa ha evidenziato i collegamenti tra la riforma dei reati agroalimentari e la responsabilità 231, richiamando la necessità di aggiornare i modelli organizzativi per affrontare nuove fattispecie di reato e standard di controllo più evoluti. Stefano Buonocore ha rimarcato la centralità della prevenzione attraverso procedure operative, tracciabilità delle filiere, sistemi di audit e formazione del personale. Nicola Menardo si è soffermato sul ruolo strategico dell’Organismo di Vigilanza, chiamato a garantire effettività e continuità dei controlli interni e un dialogo costante con governance e management. Andrea Milani ha sottolineato l’esigenza di semplificazione applicativa per rendere i modelli 231 sostenibili anche per le piccole e medie imprese. Jacopo Perina ha richiamato l’importanza di un approccio integrato tra compliance, sostenibilità e reputazione aziendale, elementi ormai determinanti per la competitività sui mercati internazionali. Il coordinatore del Tavolo, Alessandro Parrotta, ha ricordato come l’agroalimentare rappresenti un asset strategico dell’economia nazionale e come la tutela della qualità e della sicurezza dei prodotti passi anche attraverso sistemi di governance moderni ed efficaci. In chiusura, Carè e Parrotta hanno ribadito l’importanza di proseguire il dialogo tra istituzioni, professionisti e imprese per favorire un’evoluzione normativa capace di coniugare rigore nella prevenzione dei reati, semplificazione applicativa e tutela della competitività delle aziende italiane.

03/02/2026 - 14:33

“Fermare il Board of Peace di Trump è un obbligo morale, politico ed istituzionale per tutti coloro che intendono affermare le ragioni della Pace a Gaza e per quanti ritengono che l‘obiettivo di prospettiva è quello di garantire sicurezza nella logica di due popoli e due Stati. In questa direzione va anche l’appello di oltre 400 ex diplomatici che non solo hanno chiesto agli stati membri dell’Unione di non aderire al Bord of Peace ma hanno anche sostenuto la necessità che l’Europa torni ad esercitare ruoli e funzioni finalizzate ad avviare un dialogo costruttivo tra le parti ponendo fine alle continue violazioni del diritto internazionale”.

Così il deputato democratico e segretario di presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Una posizione lungimirante - aggiunge - che ribadisce i valori fondanti dell’Unione e del Parlamento Europeo contro il tentativo ormai esplicito di Trump di sostituire il sistema delle Nazioni Unite con una nuova governance privatistica legata solo ai grandi interessi. Si uccide così il multilateralismo e i diritti dei popoli all’autodeterminazione dando libero arbitrio ai criminali della guerra. Nella logica perversa - conclude - che le sorti del mondo siano affidate ai più forti, conflitti ancora irrisolti dopo 50 anni come quello tra il popolo Saharawi e il Marocco dove finiranno? Nell’oblio definitivo della storia?“.

 

02/02/2026 - 16:27

La gravissima frana di Niscemi, una delle più estese che si ricordino in Sicilia, richiede un intervento immediato e straordinario del Governo. La frana è ancora in corso, migliaia di persone sono sfollate e c’è l’urgenza di mettere in sicurezza il territorio.
Non basta un’ordinanza, né possono bastare i 100 milioni. Servono governance chiara, tempi certi e risorse adeguate per affrontare l’emergenza e avviare la ricostruzione. E basta ambiguità su condoni edilizi.
È inaccettabile che, di fronte a un’emergenza di questa portata nel Mezzogiorno, il Governo, dopo il sorvolo di Premier e Vicepremier, si occupi d’altro: la sicurezza delle persone e la prevenzione del rischio idrogeologico devono tornare al centro dell’agenda.
Serve un intervento tempestivo e un ruolo attivo anche del governo regionale al fianco di una comunità che ha perso tutto.

Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.

 

30/01/2026 - 16:58

«Sulla riforma del sistema ferroviario il Governo continua a procedere per annunci, smentite e indiscrezioni di stampa. Ma il luogo del confronto non sono i giornali: è il Parlamento».
Lo dichiara Andrea Casu, deputato del Partito Democratico e Vice Presidente della Commissione Trasporti, intervenendo in Aula con un’interpellanza urgente sulla riorganizzazione del sistema ferroviario nazionale.

«Da mesi – sottolinea Casu – emergono ipotesi di riforma che incidono in modo profondo sulla governance del settore, sulla concorrenza nel trasporto regionale e Intercity, sulla gestione del materiale rotabile e sull’utilizzo delle risorse del PNRR. Si parla della nascita di una Rosco pubblica esterna al gruppo FS, della separazione tra proprietà dei treni ed esercizio del servizio e persino della possibile scissione della rete Alta Velocità secondo il modello RAB. Scelte di questa portata non possono essere calate dall’alto né inserite per decreto in singoli provvedimenti senza aprire un serio confronto pubblico sul futuro del nostro sistema ferroviario».

«Le preoccupazioni sono concrete – aggiunge – riguardano la prospettiva industriale del settore, la continuità del servizio pubblico, la qualità e la sicurezza dei trasporti, oltre alle condizioni di lavoro di migliaia di lavoratrici e lavoratori. L’avvicinarsi delle gare per i servizi regionali e Intercity, senza un quadro chiaro sugli investimenti e sul contratto di servizio oltre il 2028, rischia di alimentare incertezza e frammentazione».

«Per questo chiediamo chiarezza: quali sono le reali intenzioni del Governo, quali i tempi, quale il cronoprogramma. E soprattutto chiediamo un coinvolgimento pieno e preventivo del Parlamento, delle Commissioni competenti e delle rappresentanze sindacali. Serve un ciclo di audizioni trasparenti, in cui Governo, vertici di FS e parti sociali si confrontino apertamente».

«Il trasporto ferroviario è un servizio pubblico essenziale e un asset strategico per la coesione territoriale e la transizione ecologica del Paese. Proprio per migliorarlo – conclude Casu – serve un confronto vero, non riforme annunciate e smentite a mezzo stampa. Il Parlamento deve tornare ad essere il luogo delle decisioni».

23/01/2026 - 12:28

"La riforma della governance portuale approvata dal governo rischia di penalizzare gravemente i porti di Livorno e Piombino e l’intero sistema economico della costa toscana. Dai dati Assoporti sui bilanci 2024 emerge che l’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Settentrionale perderebbe circa 20 milioni di euro, risorse che oggi restano sul territorio e che verrebbero invece trasferite alla nuova società centrale Porti d’Italia S.p.A. Parliamo di una quota rilevantissima delle entrate dell’Autorità di sistema, risorse fondamentali per garantire manutenzioni, sicurezza, investimenti, sostenibilità ambientale e competitività del sistema portuale". Lo riporta una nota di Alessandro Franchi, consigliere regionale della Toscana del Partito Democratico, e Marco Simiani, deputato Pd.

"La riforma non rafforza il coordinamento nazionale ma centralizza e svuota le Autorità di sistema, sottraendo risorse e competenze ai territori e prevedendo anche il trasferimento del 25 per cento del personale a Porti d’Italia Spa. Il risultato concreto sarà un indebolimento dei porti, a partire da Livorno, e il rischio di scaricare i costi su imprese e lavoratori attraverso l’aumento di canoni e tariffe. Indebolire i porti di Livorno e Piombino significa colpire lavoro, logistica, industria e sviluppo territoriale: per questo chiediamo al governo di fermarsi, aprire un confronto vero con i territori e rivedere radicalmente una riforma che, così com’è, rischia di produrre danni strutturali", conclude la nota.

 

16/01/2026 - 09:44

Da opposizioni lettera ai presidenti delle Camere “chiediamo incontro urgente, non garantita terzietà alla vigilia di referendum e elezioni”

Alla cortese attenzione
On. Lorenzo Fontana – Presidente della Camera dei Deputati
On. Ignazio La Russa – Presidente del Senato della Repubblica

Egregi Presidenti,
con la presente i sottoscritti capigruppo dei gruppi parlamentari di opposizione tornano a richiamare la Vostra attenzione sulla grave situazione di stallo istituzionale in cui si trova il Servizio Pubblico Radiotelevisivo italiano, con particolare riferimento all’impasse nella definizione della governance della Rai e al paralizzato funzionamento della Commissione parlamentare di Vigilanza.
Negli ultimi giorni i gruppi parlamentari di Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Italia Viva, Azione e +Europa hanno pubblicamente denunciato come la maggioranza abbia deliberatamente bloccato l’elezione del Presidente di garanzia della Rai e stia praticando un vero e proprio auto-ostruzionismo, disertando i lavori della Commissione di Vigilanza e impedendo l’esercizio delle sue funzioni istituzionali. Tale situazione ha di fatto paralizzato la governance del servizio pubblico radiotelevisivo, con conseguenze gravi per il pluralismo, l’indipendenza e la correttezza dell’informazione.
Questo vero e proprio impasse istituzionale è inaccettabile e antidemocratico: rischiamo di chiudere un’intera legislatura senza che sia stata nominata una figura di garanzia nella Rai, un grave precedente di cui non vogliamo avere responsabilità e che denunciamo con forza. Tanto più che, come stiamo osservando quotidianamente, la Rai priva di adeguati organi di garanzia viene sempre più utilizzata come strumento di propaganda filogovernativa, invece di assolvere pienamente al ruolo di servizio pubblico previsto dalla Costituzione.
La gravità dello stallo è inoltre accentuata dall’avvicinarsi di importanti appuntamenti elettorali, in cui la mancanza di una governance di garanzia potrebbe avere impatti significativi sulla qualità e sull’equilibrio dell’informazione offerta ai cittadini e, di conseguenza, sul corretto svolgimento della competizione democratica.
Per queste ragioni, i capigruppo dei gruppi parlamentari di opposizione chiedono un incontro immediato con i Presidenti delle Camere, al fine di:
- Esaminare nel dettaglio le cause e gli effetti dello stallo istituzionale in atto nella governance della Rai;
- Definire le modalità per superare l’impasse e ripristinare il pieno funzionamento degli organi di controllo e garanzia del Servizio Pubblico Radiotelevisivo;

- Assicurare che la Rai possa operare nel pieno rispetto dei principi di pluralismo, indipendenza e trasparenza, così come previsto dalla legge e dalla Costituzione;

- Garantire la correttezza dell’informazione alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali.
Confidando nel Vostro tempestivo intervento per evitare un ulteriore deterioramento del ruolo della Rai e per tutelare la qualità dell’informazione pubblica nel nostro Paese, restiamo in attesa di un Vostro cortese riscontro.

Distinti saluti,

Chiara Braga
Riccardo Ricciardi
Luana Zanella
Maria Elena Boschi
Matteo Richetti
Riccardo Magi

Francesco Boccia,
Stefano Patuanelli,
Giuseppe De Cristofaro,
Raffaella Paita,
Marco Lombardo

 

14/01/2026 - 18:36

“Si è tenuta oggi pomeriggio alla Camera la riunione dei capigruppo delle forze di opposizione in Commissione di Vigilanza Rai. Nel corso dell’incontro è stata unanimemente stigmatizzata la situazione di stallo in cui la maggioranza ha deliberatamente precipitato il servizio pubblico radiotelevisivo, paralizzando la governance della Rai e impedendo il pieno funzionamento della Commissione di vigilanza. I capigruppo delle opposizioni denunciano un “atteggiamento apertamente antidemocratico: la maggioranza blocca l’elezione del Presidente di garanzia della Rai e, al tempo stesso, pratica un vero e proprio auto-ostruzionismo, disertando i lavori e impedendo alla Commissione di Vigilanza di svolgere le proprie funzioni istituzionali. Si tratta di uno stallo insostenibile, che costituisce un grave precedente e consegna di fatto il servizio pubblico nelle mani della maggioranza, che lo utilizza per alimentare una propaganda filogovernativa, snaturandone il ruolo di pluralismo, indipendenza e garanzia democratica”.

“Una situazione non più tollerabile – sottolineano le opposizioni - soprattutto alla vigilia di importanti appuntamenti elettorali, nei quali l’assenza di una governance di garanzia rischia di produrre effetti ancora più gravi sul corretto svolgimento della competizione democratica”.

Per queste ragioni, i capigruppo delle opposizioni in Commissione di Vigilanza Rai hanno deciso di chiedere ai presidenti dei loro gruppi di rivolgersi, ancora una volta, ai Presidenti delle Camere, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, chiedendo un “incontro immediato per definire le modalità con cui superare questa situazione inaudita e ripristinare il pieno funzionamento della governance del servizio pubblico”. Alla riunione hanno partecipato i capigruppo Stefano Graziano (Partito Democratico), Dario Carotenuto (Movimento 5 Stelle), Maria Elena Boschi (Italia Viva), Peppe De Cristofaro e Angelo Bonelli (Alleanza Verdi e Sinistra).

 

13/01/2026 - 17:57

“Le audizioni di oggi rappresentano un passaggio importante di ascolto e confronto con il mondo dell’industria cinematografica e audiovisiva, reso possibile grazie all’iniziativa del Partito Democratico, che ha riportato il tema del cinema al centro dei lavori parlamentari. Proprio per questo spiace constatare l’assenza del Governo, che pur non essendo formalmente obbligato a partecipare, ha scelto di non essere presente, rinunciando all’opportunità di ascoltare direttamente le associazioni di settore nelle sedi istituzionali”. Lo dichiarano in una nota Irene Manzi e Matteo Ordini, componenti democratici nella Commissione Cultura della Camera, promotori del ciclo di audizioni avviato nell’ambito della discussione della proposta di legge del PD sulla riforma della governance del sistema. “Nel corso delle audizioni – proseguono i democratici – le associazioni di categoria hanno segnalato una forte incertezza sulle regole, evidenziando come i tagli alle risorse introdotti da questo Governo e i ritardi nell’attuazione dei provvedimenti stiano creando difficoltà crescenti all’intero comparto. Le associazioni hanno inoltre messo in guardia dal rischio concreto di uno stop delle produzioni già a partire dal mese di marzo, in particolare per le produzioni indipendenti, mentre quelle più strutturate potrebbero valutare la delocalizzazione all’estero. Dalle audizioni è emersa infine la necessità di una riforma ampia, condivisa e strutturale, così come un interesse trasversale per il modello dell’Agenzia, indicato come possibile strumento in grado di garantire maggiore stabilità, trasparenza e certezza delle regole. Attendiamo le prossime sessioni di approfondimento, ma chiediamo fin da ora al Governo e al ministro Giuli risposte tempestive alle preoccupazioni emerse oggi, per ridurre l’incertezza che sta pesando sul settore e prevenire conseguenze difficilmente reversibili per il cinema italiano”.

 

22/12/2025 - 13:00

“Con la riforma dei porti che viene portata oggi in Consiglio dei ministri, Salvini e Rixi introducono un modello che non esiste in nessun Paese e che solleva fortissime perplessità. Il Disegno di legge interviene in modo profondo sulla legge 84 del 1994, stravolgendone l’impianto e concentrando poteri e funzioni in Porti d’Italia Spa, a discapito delle Autorità di sistema portuale e del rapporto con i territori”, così la vice presidente del Gruppo PD alla Camera Valentina Ghio, insieme al capogruppo PD alla Commissione Trasporti Anthony Barbagallo e ai deputati Pd Ouidad Bakkali, Andrea Casu e Roberto Morassut
“Si introduce un modello di governance centralistico e poco razionale, che non trova riscontro nei principali sistemi portuali europei e che si allontana anche da esperienze, come quella spagnola, che pure avevano offerto spunti interessanti senza indebolire i livelli locali. Le AdSP vengono svuotate di competenze e risorse, con il rischio concreto di comprometterne la sostenibilità finanziaria e la capacità di pianificazione”.
“Colpisce inoltre una visione riduttiva della politica portuale: la nuova società sembra concentrarsi esclusivamente sulle infrastrutture, senza una reale funzione di indirizzo strategico, senza una visione sul posizionamento dei porti, sulle transizioni ambientali e digitali, né sulla soluzione di nodi strutturali come quello dei dragaggi. Altro che semplificazione: il settore chiedeva procedure più snelle e risposte rapide, ma la riforma aggiunge nuovi livelli decisionali, confusi passaggi burocratici e una struttura centrale che si sovrappone a strumenti già esistenti di programmazione e coordinamento nazionale.”
“Preoccupanti anche le modalità di finanziamento della nuova società, che sottraggono risorse alle Autorità portuali, incidendo su canoni e avanzi di amministrazione, senza ridurre gli oneri che restano in capo agli enti territoriali, come la manutenzione e la protezione delle opere portuali. Si rischia di scaricare sui porti e sui territori il costo di una riforma sbilanciata.”
“Come Partito Democratico riprenderemo il dialogo costruttivo con tutte le rappresentanze sociale ed economiche del settore e contrasteremo in Commissione Trasporti e in Aula le diverse storture contenute nel testo attuale. Lavoreremo a proposte che rafforzino il coordinamento nazionale ma senza commissariare i porti, che semplifichino davvero e che rispondano alle esigenze di chi nei porti lavora e investe, non alla logica della creazione di un nuovo carrozzone per attribuire incarichi e gestire risorse che non serve allo sviluppo dei nostri porti”, concludono i deputati PD

18/12/2025 - 10:07

“Oggi a Bruxelles tutte le organizzazioni professionali agricole saranno presenti per una grande manifestazione a sostegno dell’agricoltura europea e italiana. Una mobilitazione che pone una questione politica centrale: il futuro della Politica Agricola Comune non può essere messo in discussione né sul piano delle risorse, né su quello della sua autonomia. Nel confronto sul prossimo Quadro finanziario pluriennale, qualsiasi ipotesi di riduzione dei fondi destinati alla Pac o di loro accorpamento in strumenti indistinti rappresenterebbe un grave errore strategico”.

Così i componenti Pd della commissione Agricoltura della Camera, Antonella Forattini (capogruppo), Stefano Vaccari, Maria Marino, Nadia Romeo, Andrea Rossi.
“La Politica Agricola Comune - aggiungono - è una politica fondativa dell’Unione europea: garantisce reddito agli agricoltori, sicurezza alimentare ai cittadini, presidio dei territori e una transizione ecologica che sia realmente sostenibile anche dal punto di vista sociale ed economico. La richiesta che arriva dal mondo agricolo è chiara e legittima: stabilità, certezza e continuità degli strumenti della Pac. Non si tratta di difendere rendite di posizione, ma di preservare una politica comune capace di affrontare le sfide globali, dal cambiamento climatico alla competizione internazionale, senza scaricarne i costi sugli agricoltori. Per questo è necessario respingere riforme che, sotto il pretesto della razionalizzazione o della semplificazione, finiscano per indebolire la governance e l’efficacia della Pac, compromettendone il ruolo strategico per il futuro dell’agricoltura europea e per la sovranità alimentare dell’Unione.
L’Europa che chiede più responsabilità ai suoi agricoltori - concludono - non può essere l’Europa che li lascia soli”.

 

Pagine