16/06/2025 - 12:49

“Dopo la denuncia dei Caf sull'aumento delle tasse sull'Irpef rispetto a quanto disposto dal provvedimento in esame, con questo decreto il governo interviene con l'ennesima toppa che non porta da nessuna parte, se non a penalizzare i lavoratori dipendenti e i pensionati. Ovviamente serviva una concertazione di tutte le parti sociali in causa per un provvedimento che manca completamente di interezza. Ma siamo davanti all'ennesima distrazione, che ormai non è un errore ma una scelta voluta. I calcoli introdotti da questa norma impattano sulle tabelle di bilancio e di prospettiva economica e finanziaria e non bastano le correzioni successive. Siamo chiari, questo governo è quello che ha aumentato la pressione fiscale di 1,2 dal 2023 al 2024”. Lo dice il deputato Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd alla Camera, intervenendo in Aula sul decreto acconti Irpef.
“Le tasse, il lavoro e gli stipendi – sottolinea l'esponente dem - sono gli argomenti chiave della disputa politica, perché toccano la carne viva delle persone. Potremmo avere ricette diverse, ma il questo caso il governo non ha alcuna visione: si vanta per la crescita dell'occupazione ma resta afono sui numeri da record degli inattivi e, se si confrontano i dati con i Paesi del G20, non dice nulla sul fatto che restiamo il fanalino di coda sui salari. Il principio cardine è quello della verità, ma resta del tutto disconosciuto dal governo Meloni”, conclude Ricciardi.

 

12/06/2025 - 16:48

“L’Ufficio Parlamentare di Bilancio lo ha confermato: la riforma dell’IRPEF voluta dal centrodestra non alleggerisce il carico fiscale, ma lo aumenta per buona parte del ceto medio. È esattamente ciò che il Partito Democratico denuncia fin dall’inizio di questa legislatura: una riforma sbagliata, che penalizza i contribuenti e contribuisce all’aumento della pressione fiscale, in aperta contraddizione con le promesse elettorali del governo Meloni”. Così Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio della Camera.

“In un contesto economico internazionale già critico – aggiunge l’esponente dem – con la frenata del Pnrr, l’inasprimento dei dazi da parte degli Stati Uniti e la fragilità dell’economia italiana, il governo continua a raccontare un Paese che non esiste. Mentre gli altri Paesi programmano il futuro con serietà, l’esecutivo Meloni preferisce rifugiarsi nella propaganda, ignorando la realtà dei dati e delle difficoltà. Siamo alla quarta modifica del PNRR, dopo che il governo aveva promesso di rivoluzionarlo rispetto alla versione Draghi. Ma la verità è che il livello organizzativo e la capacità di attuazione non sono neanche lontanamente paragonabili. Molti obiettivi non sono stati raggiunti e i dati che il governo sbandiera sono gonfiati: si basano sull’assegnazione di gare e contratti, ma non c’è alcuna certezza che le opere verranno effettivamente completate entro il termine del 31 dicembre 2026. Il rischio concreto è che le imprese vadano pagate e l’Europa non rimborsi l’Italia.”

“Un grande Paese come l’Italia – conclude Pagano - dovrebbe affrontare questa fase convocando maggioranza e opposizione attorno a un tavolo. Il Pnrr è nato grazie a un lavoro condiviso, con l’ex governo Draghi, e oggi va salvaguardato. Se perdiamo quei fondi, insieme a quelli strutturali europei, ci condanniamo a una crescita nulla. E se non si crea ricchezza, si distribuisce solo povertà. Il Pd è disponibile al confronto, ma il governo preferisce ignorare i problemi e ostentare sicurezza. A loro diciamo: non è in gioco una carriera politica, è in gioco il destino di milioni di cittadine e cittadini”.

 

12/06/2025 - 16:03

“Non esiste alcuna reale riduzione delle tasse, in particolare per i lavoratori dipendenti e il ceto medio. Il governo continua a raccontare una narrazione falsa, mentre la pressione fiscale aumenta e le disuguaglianze si aggravano”. Lo dichiara il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, commentando l’allarme lanciato dall’Ufficio parlamentare di bilancio sul regime a tre aliquote IRPEF.

“Il problema principale – spiega l’esponente dem – è che non si interviene sull’effetto dell’inflazione e del cosiddetto fiscal drag: gli aumenti contrattuali ottenuti grazie all’azione sindacale vengono di fatto riassorbiti dalla crescita della tassazione. Un paradosso intollerabile, in cui chi lavora e produce si ritrova penalizzato, senza che il governo faccia nulla per correggere questa distorsione. Inoltre, le riduzioni di risorse a Comuni, Province e Regioni stanno determinando aumenti della fiscalità locale, aggravando ulteriormente il carico fiscale sui cittadini, soprattutto su chi già paga l’IRPEF. Siamo davanti a un sistema sempre più iniquo. Mentre la pressione fiscale cresce, il governo continua a proporre nuove rottamazioni. Salvini invoca una ‘pace fiscale’ che di fatto si traduce in una nuova ondata di condoni. Ma i risultati sono fallimentari: al concordato preventivo ha aderito solo il 13% dei contribuenti. Così si incentiva solo l’attesa del prossimo condono, disincentivando i pagamenti regolari”.

“Questa non è lotta all’evasione, né riduzione delle disuguaglianze – conclude Merola – è la resa dello Stato alle spinte corporative e agli interessi particolari, a scapito dell’interesse generale del Paese. La verità è che si riduce il peso delle imposte progressive a favore di quelle sostitutive: oggi solo il 40% delle entrate fiscali deriva da tasse realmente progressive. Si sta svuotando l’IRPEF e con essa l’autonomia finanziaria degli enti territoriali. Il risultato è un sistema fiscale sempre più insostenibile, che genera disparità crescenti tra territori, generazioni e cittadini”.

 

12/06/2025 - 13:34

“Mentre il Paese attende risposte concrete, la maggioranza si mostra ancora una volta unita solo di facciata. Forza Italia e Lega non perdono occasione per litigare su ogni dossier: fisco, riforme, politica estera, cittadinanza, terzo mandato e perfino nomine interne. Altro che governo coeso e stabile. Oggi è la volta della rissa fiscale. Da un lato Tajani, che insiste sulla necessità di un taglio strutturale dell’Irpef per aiutare il ceto medio. Dall’altro Salvini, che rilancia l’ennesima rottamazione e invoca una “pace fiscale” che, a conti fatti, non ha copertura. Peccato che i soldi per fare entrambe le cose non ci siano, e che nel frattempo il ministro dell’Economia Giorgetti venga ignorato perfino dalla premier Meloni. Lo scontro di oggi conferma una volta di più che siamo di fronte a una crisi plastica, evidente e sotto gli occhi di tutti” così il capogruppo democratico nella commissione bilancio della Camera, Ubaldo Pagano.

 

11/06/2025 - 12:38

“PNRR a rischio, lavoratori penalizzati e spazi di bilancio prosciugati. Il quadro tracciato dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio demolisce pezzo dopo pezzo la narrazione di un’economia in salute, come cercano di raccontarci da tempo la Presidente del Consiglio e il ministro Giorgetti. La realtà, purtroppo, è molto diversa. Le risorse dell’ultima manovra per abbassare l’IRPEF ai lavoratori dipendenti sono già state neutralizzate dall’inflazione dell’ultimo biennio, le speranze di crescita del Paese sono sempre più aggrappate alla piena attuazione di un PNRR che sembra irrealizzabile ogni giorno di più e per rispettare gli impegni internazionali sulla difesa o le promesse agli italiani sulla sanità, il governo Meloni, che ha già aumentato la pressione fiscale da quando si è insediato, sarà costretto ad aumentare ancora le tasse e a tagliare ulteriormente i servizi pubblici tra cui sanità e trasporti pubblico. È questa l’Italia di Giorgia Meloni, dopo appena due anni e mezzo di governo. Un Paese fragile che usa la carota con i ricchi e il bastone con gli ultimi”.

Così il deputato Ubaldo Pagano, capogruppo Pd in commissione Bilancio, in merito al rapporto dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio presentato oggi.

 

24/04/2025 - 10:39

“Questo Documento di Finanza pubblica più che tracciare una direzione per il futuro del Paese, fotografa il fallimento delle politiche del governo. Un atto che non programma, non pianifica, che certifica l’incapacità della maggioranza di affrontare le crisi con strumenti adeguati. Le previsioni di crescita del Pil per il 2025 si dimezzano rispetto a quelle presentate sei mesi fa: dallo 1,2% previsto dal Psb, ci ritroviamo a un desolante +0,6%. Un dato che potrebbe aggravarsi se le politiche daziarie statunitensi dovessero essere confermato o addirittura inasprirsi. Questo Dfp è un documento vuoto. Manca un quadro programmatico, e non a caso la Corte dei Conti ha parlato di ‘indicazioni limitate’, di ‘mancanza di dettaglio informativo’. Il Ssn è gravemente sottofinanziato. Il concordato fiscale ha avuto un’adesione risibile e i disastri nel riformare aliquote e detrazioni Irpef si traducono in un flop totale. Sul Pnrr i ritardi si accumulano e gli obiettivi rischiano di non essere rispettati. Su Transizione 5.0 risultano prenotati solo 678 milioni su 6,3 miliardi disponibili. Rinominiamola ‘Stallo 5.0’. E mentre in Europa si discute di dazi, mentre gli Stati Uniti alzano barriere commerciali, l’Italia resta muta, appiattita, immobile”.

Così il capogruppo Pd in commissione Bilancio alla Camera, Ubaldo Pagano, intervenendo in Aula nella discussione generale sul Documento di Finanza pubblica.

 

 

23/04/2025 - 09:00

"Finalmente ieri il governo pare abbia risolto la questione degli acconti Irpef per il 2025, che saranno calcolati correttamente in base alle tre aliquote attualmente in vigore e non più secondo le quattro precedenti. Un intervento necessario e atteso, previsto dal decreto-legge approvato dal Consiglio dei Ministri, che corregge una stortura evidenziata prima dai Caf Cgil e successivamente dal Partito Democratico in un question time presentato in Commissione Finanze lo scorso 26 marzo”. Così il deputato Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.

“Rimane ancora aperta e urgente - prosegue l’esponente dem - la questione dei redditi più bassi, in particolare quelli compresi tra 8.500 e 9.000 euro, che a causa delle modifiche fiscali introdotte da questo governo rischiano una perdita secca di 1.200 euro all’anno. Il 29 gennaio scorso, la rappresentante del governo aveva annunciato un impegno all’estensione del trattamento integrativo, attraverso una revisione dei criteri di spettanza per garantire un sostegno maggiore ai lavoratori a più basso reddito”.

“Ora attendiamo - conclude Merola - che a quell’impegno seguano atti concreti: non possiamo accettare che le fasce più fragili vengano lasciate indietro da una riforma fiscale che dovrebbe invece tutelarle”.

 

27/03/2025 - 14:08

Noi non siamo favorevoli ai bonus e, soprattutto, non siamo favorevoli al loro utilizzo dentro il sistema fiscale. Perché sono un modo non idoneo di affrontare un problema vero e cioè il tema del sostegno dei redditi delle famiglie. Non è un buon strumento poiché è commisurato al reddito individuale e non al reddito della famiglia e perché difficilmente aiuta gli incapienti. Allora, invece che una riforma fiscale che riforma fiscale non è, il Partito democratico ne ritiene necessaria una che però sia vera, con un'aliquota media che cresca in maniera delicata ma costante al crescere del reddito. Chiediamo un intervento di riordino completo e strutturale dell'Irpef, che segua un principio di equità. Il punto essenziale, infatti, è che a pari reddito si paghi la stessa imposta e che questa sia progressiva per tutti”.

Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto, commentando gli intervenenti in Aula sul tema delle retribuzioni e del potere d'acquisto.

 

27/03/2025 - 13:28

Necessaria riforma più equa

“La riforma fiscale fatta a tappe e toppe del governo Meloni ha creato un sistema incomprensibile e iniquo in cui si mescolano detrazioni e bonus con un esito casuale sulle tasse da pagare.

Intanto le aliquote marginali effettive che ci dicono di quanto cresce l'imposta al crescere del reddito diventano 7, con livelli fino al 56%, alla faccia della semplificazione! E poi acconti gonfiati, contribuenti gabbati sono altri esiti di questo modo di legiferare. E aggiungiamo che tutti i redditi fuori dell'IRPEF, come quelli di capitale, di lavoro autonomo nel forfettario, da affitti, non pagano un euro di addizionale a regioni e comuni.

I giovani con bassi redditi e (falsa) partita Iva pagano più dei dipendenti. Un sistema così è intollerabile. È ora di una riforma fiscale vera che affermi un principio di equità fondamentale: a pari reddito si paghi la stessa imposta”. Lo ha detto in Aula Maria Cecilia Guerra, deputata Pd e responsabile nazionale Lavoro.

 

24/03/2025 - 12:08

“In maniera del tutto opaca e priva di comunicazione adeguata, per il calcolo degli acconti Irpef e delle relative addizionali in sede di dichiarazione dei redditi 2024, si applicheranno ancora le aliquote del 2023, più elevate. Questa operazione rappresenta un vero e proprio prestito forzoso a tasso zero imposto dallo Stato ai contribuenti, senza alcun preavviso e senza possibilità di scelta, costretti a versare somme eccedenti rispetto a quanto realmente dovuto, di cui lo Stato beneficerebbe per un importo complessivo di circa 2 miliardi di euro;
il Governo, invece di ridurre il carico fiscale, sta utilizzando artifici contabili per nascondere un aumento temporaneo della pressione fiscale, posticipando il rimborso delle somme prelevate con un effetto ingiusto e penalizzante;
l'assenza di un reale criterio di progressività nella nuova Irpef evidenzia un’ingiustizia di fondo che grava sui lavoratori dipendenti e pensionati, mentre premia chi ha redditi elevati;
la mancata considerazione di misure compensative adeguate per le fasce più deboli mina il principio costituzionale di equità fiscale e redistribuzione della ricchezza.Questa settimana presenteremo una interrogazione a risposta immediata in commissione finanze per chiedere al Governo dati , trasparenza e quali misure per evitare questa ennesima ingiustizia”. Lo dichiara Virginio Merola capogruppo PD in commissione finanze di Montecitorio.

05/03/2025 - 16:41

Solo propaganda e retorica ma nessun rispetto per le donne

“La consigliera per le pari opportunità, in base all'articolo 1 della legge 162 del 2021 avrebbe dovuto rendicontare entro il 30 giugno 2024 sull'andamento delle certificazioni per la parità di genere ma non lo ha mai fatto. Dalla ministra Roccella otteniamo risposte già note sui giornali e non del perché tale rendicontazione non ci sia stata. La ministra è venuta in Aula a fare la solita manfrina fatta di propaganda e retorica”. Così la deputata dem Chiara Gribaudo intervenendo in replica alla ministra Roccella durante il Question Time alla Camera sulla parità salariale di genere.
“La verità è che questo governo non ha alcuna intenzione di occuparsi del gap tra donne e uomini nel mercato del lavoro e i suoi ministri preferiscono rilasciare interviste sul gender. L'unico gender che al Pd interessa è il gender gap salariale in questo Paese”.
“Roccella - continua la parlamentare Pd rispondendo alla ministra sui dati Istat - parla di dati positivi sull'occupazione femminile ma nasconde che la crescita è legata al lavoro precario e povero. Siamo il Paese d'Europa con il più basso tasso occupazionale femminile perché il governo Meloni lavora contro le donne con la liberalizzazione dei contratti di somministrazione, l'abrogazione dell'esenzione Irpef alle prestazioni di baby-sitting di welfare aziendale, l'aumento dell'Iva sui prodotti igienico-sanitari femminili e sui pannolini. Questo governo ha cancellato 'Opzione donna', non finanzia i consultori e inserisce le stanze dell'ascolto per non lasciare le donne libere di scegliere”. “Questo governo ha tagliato fondi sugli asili nido presenti sul Pnrr e, in ritardo di un anno, solo l'altro ieri ha reso note le risorse sul reddito di libertà per le donne. Voi non guardate al futuro del Paese e, soprattutto, non portate rispetto alle donne”, conclude Gribaudo.

 

04/03/2025 - 18:31

“Il governo ha completamente espropriato il Parlamento sul tema della riforma fiscale avocando a sé la discussione con una delega, mentre aumenta l'iniquità e l'ingiustizia fiscale. Noi siamo per l'uguaglianza sociale, per l'equità tra i contribuenti. Pensiamo che bisogna rispettare il principio costituzionale della progressività fiscale anche nella discussione sul questo provvedimento. Non è più possibile ignorare che il 40 per cento delle imposte pagate risponde a criteri di progressività fiscale e il 60 per cento è fatto da imposte sostitutive e da tassazioni proporzionali che nulla hanno a che fare con la progressività fiscale, dove l'85 per cento dell'Irpef è pagato dai lavoratori dipendenti e dai pensionati. Alla luce di questi dati, che senso ha parlare di rottamazioni? Demolite la progressività fiscale e continuate a fare parti uguali fra diseguali. Sarebbe importante distinguere tra il contribuente onesto e veramente in difficoltà e gli altri, ma questo non è nelle intenzioni di questo governo”. Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato Virginio Merola, capogruppo dem in commissione Finanze, esprimendo il voto contrario del Pd al ddl riordino del sistema sanzionatorio in materia finanziaria.

“Il governo – ha concluso Merola - invece di preoccuparsi, accelerando i tempi di una riforma del testo unico della finanza e di introdurre regole che rispondono e che indicano ai mercati il rispetto delle regole alle grandi società con i loro azionisti rilevanti che chieda un'effettiva trasparenza, rinvia le decisioni senza indicare qual è la strada che vuole percorrere, e in modo anomalo si fa parte in causa della sfida finanziaria e appoggia una cordata di imprenditori bancari rispetto agli altri. Servirebbero regole meno invadenti con maggiore spazio alle Authority. Da un mercato unico europeo dei capitali vi tenete ben lontani, proponendo riforme e deleghe in bianco, fuori dai tempi e dal contesto effettivo che sta vivendo il nostro Paese, riproponendo rinvii e deleghe in bianco perché più che una necessità per voi è una scelta, quella di non intervenire per salvaguardare interessi di parte”.

 

20/02/2025 - 10:53

l governo ha accolto un ordine del giorno al decreto Milleproroghe, a firma delle deputate del Partito Democratico Antonella Forattini e Sara Ferrari, relativo all’uso dei veicoli aziendali come benefit per i lavoratori dipendenti. Un passo importante, ma che deve essere seguito da un intervento concreto per colmare il vuoto normativo creatosi con la modifica del Testo Unico delle Imposte sui Redditi (TUIR) approvata in legge di bilancio.

“La modifica introdotta dalla maggioranza - dichiarano Forattini e Ferrari - ha generato un pericoloso squilibrio che, senza una soluzione tempestiva, penalizzerà migliaia di lavoratori dipendenti. Già al Senato il nostro collega Daniele Manca aveva tentato di risolvere la questione, ma il suo emendamento non è stato approvato. Ora, con l’approvazione del nostro ordine del giorno, il governo si impegna finalmente a introdurre una clausola di salvaguardia per tutelare i contratti stipulati prima del 1° gennaio 2025, in modo da evitare disparità di trattamento ingiustificate.”

“Un mancato intervento - evidenziano le esponenti dem - porterebbe infatti a situazioni paradossali: un lavoratore che ricevesse un’auto aziendale elettrica a febbraio 2025 pagherebbe circa 800 euro di imponibile IRPEF annuo, mentre un suo collega, con lo stesso veicolo assegnato a novembre 2024, dovrebbe versare ben 11.000 euro. Una disparità ingiustificabile che colpirebbe proprio le aziende più virtuose, quelle che hanno scelto di investire nella transizione ecologica fornendo veicoli elettrici ai propri dipendenti”.

“La salvaguardia dei contratti precedenti al 1° gennaio 2025 - concludono Forattini e Ferrari - è una necessità per evitare di gravare ulteriormente sui lavoratori, sulle imprese e su un settore già in difficoltà come quello dell’automotive, come evidenziato anche dall’associazione ANIASA. Ci auguriamo che il governo intervenga al più presto con il primo provvedimento utile. Continueremo a seguire la questione fino a quando non sarà trovata una soluzione adeguata.”

 

18/02/2025 - 17:30

“Il decreto Milleproroghe è l’ennesima dimostrazione di una politica fatta di misure parziali e di corto respiro. Il governo Meloni punta al consenso immediato senza affrontare riforme strutturali. Sulla Sanità, il governo ha annunciato interventi sulle liste d’attesa, approvando un decreto per aumentare le risorse, ma solo per la sanità privata accreditata. Tuttavia, i decreti attuativi non sono stati ancora emanati, e il disegno di legge per affrontare la carenza di personale sanitario è fermo da mesi. Inoltre, il Milleproroghe avrebbe dovuto concedere alle Regioni maggiore flessibilità di spesa sanitaria (utilizzando lo 0,7 per cento del fondo sanitario nazionale), ma questa misura è scomparsa dal testo definitivo. Nel frattempo, milioni di italiani rinunciano alle cure, la sanità privata cresce a scapito della pubblica, e la migrazione sanitaria dal Sud al Nord pesa per 5 miliardi di euro. Il governo non investe risorse adeguate, accompagnando di fatto il sistema verso una privatizzazione progressiva”. Lo ha detto in Aula alla Camera Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze, durante la discussione generale sul decreto Milleproroghe.

“Il governo – conclude Merola - riapre i termini per accedere alla cosiddetta ‘Rottamazione-quater’ delle cartelle esattoriali, per i debitori decaduti a seguito del mancato, insufficiente o tardivo pagamento delle rate previste, mentre prepara la quinta, senza distinguere tra chi è realmente in difficoltà e chi sfrutta il meccanismo per rinviare i pagamenti. Le precedenti quattro rottamazioni hanno lasciato un buco di 21,6 miliardi sui 64,5 previsti, e ora la maggioranza discute se destinare altri 5,2 miliardi a una nuova rottamazione o 3-4 miliardi alla riduzione delle aliquote IRPEF. Il governo, mentre non stanzia fondi per medici e infermieri e impone tagli agli enti locali, favorisce chi può evadere le tasse, penalizzando i lavoratori dipendenti e compromettendo equità fiscale e welfare. Altro che quinta rottamazione, questo governo sta rottamando il Paese”.

 

17/02/2025 - 13:34

Comprendiamo le difficoltà di milioni di famiglie e imprese italiane che si trovano a dover fronteggiare arretrati fiscali ingenti, ma la soluzione proposta dalla Lega con la ‘rateizzazione lunga’ rischia di essere solo un palliativo, senza affrontare il nodo centrale: un sistema fiscale più giusto ed equo per tutti.”

Lo dichiara Virginio Merola, deputato e capogruppo Pd in commissione Finanze, in risposta alle dichiarazioni di Alberto Luigi Gusmeroli (Lega), presidente della commissione Attività produttive alla Camera.

“Il vero problema - aggiunge l’esponente dem - è l’iniquità fiscale che pesa su lavoratori dipendenti e pensionati, mentre alcuni segmenti economici continuano a beneficiare di vantaggi sproporzionati. Anziché limitarsi a dilazionare i debiti fiscali accumulati e proporre condoni agli evasori che incentivano l’infedeltà fiscale, il governo dovrebbe concentrarsi su una riforma complessiva dell’Irpef che riduca le disuguaglianze e garantisca un sistema più sostenibile per tutti, soprattutto per il ceto medio, i lavoratori dipendenti e le categorie a basso reddito.”

“Il Partito Democratico - conclude Merola - è favorevole a misure che aiutino chi è in difficoltà, ma serve un approccio responsabile: lotta all’evasione, riduzione della pressione fiscale per chi paga regolarmente e un sostegno mirato per chi si trova in situazioni di reale emergenza economica. Non distinguere tra le persone in vera difficoltà e chi ne approfitta per rinviare il pagamento delle tasse dopo la prima rata aggiunge iniquità e conferma i propositi di evasione.”

 

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