“La sanità pubblica e territoriale è un caposaldo del Partito Democratico: lo dimostra l’impegno in Toscana con la proposta di legge in Consiglio regionale, le mozioni e le raccolte firme nei territori, ma lo si evince anche dal lancio della ‘Legge Schlein’ sulla sanità pubblica che chiediamo di calendarizzare quanto prima alla Camera. In Toscana, a dicembre dello scorso anno, a fronte del mancato riconoscimento di risorse che tutti i governi precedenti avevano riconosciuto, abbiamo deciso di aumentare l’addizionale IRPEF su alcune fasce sociali. Una scelta importante, non scontata e neanche facile, presa per salvare e conservare l’impianto della sanità pubblica toscana, un’assunzione di responsabilità forte che ci permette oggi di essere qui a dire come, a distanza di qualche mese, le prestazioni sanitarie stiano migliorando, sul PNRR la Regione sia puntuale e tutti gli extra-lea sono garantiti”, così Emiliano Fossi deputato Pd e segretario Dem della Toscana.
"Il ministro Giorgetti sa che trovare le risorse per confermare le misure come il taglio del cuneo e dell'IRPEF e per ridurre il deficit sarà un problema di questo governo dopo il 9 giugno. Per questo motivo il governo Meloni è un governo a tempo e dopo le europee arriverà la realtà." Lo ha detto in Aula alla Camera il deputato dem Claudio Mancini, durante la discussione generale del Documento di Economia e Finanza.
"Il ministro - ha aggiunto Mancini - ha un altro grande problema: l'incosapevolezza della sua maggioranza, l’abbiamo sentito anche oggi. Rivendicano dati sul Pil che sono frutto anche delle politiche dei governi precedenti, mentre la realtà che hanno creato è sempre più dura. Realtà che riguarderà anche l'opposizione, ma la differenza gli italiani la conoscono: davanti alle difficoltà le forze del centro sinistra e il Partito Democratico ci sono sempre state, la destra è sempre scappata."
“Il Def è una cambiale in bianco sul futuro del Paese. Per evitare contraccolpi elettorali la destra ha evitato di definire i contenuti programmatici del Def e anche sul quadro macroeconomico tendenziale non va meglio. La previsione del Pil all’1 per cento contraddice tutte le stime fatte da Bankitalia, Europa e Fmi e la crescita del debito pubblico e del deficit apre ad un possibile prossima procedura di infrazione Ue”:
Lo dichiara la vice presidente del Gruppo Pd alla Camera, Simona Bonafè, sul parere relativo al Documento di Economia e Finanza votato in I Commissione.
“Il governo - aggiunge - non esplicita inoltre alcuna decisione sulle grandi priorità come la sanità, la scuola, il lavoro, gli investimenti e la politica industriale e gli enti locali. Non vi è nessuna anticipazione sulle misure da confermare che scadranno a fine anno come il taglio Irpef, il taglio dei contributi previdenziali, la detassazione del welfare aziendale e dei premi di produttività, la riduzione del canone Rai, il differimento di plastic e sugar tax, il rifinanziamento della legge Sabatini per gli investimenti e più in generale per la competitività del Paese. Quello che è certo - conclude - è che quando finirà la crescita, dovuta sostanzialmente all’attuazione del Pnrr, su cui pure ci sono ritardi dovuti alla riprogrammazione in atto, l’Italia rischierà la recessione”.
"Oggi in commissione Finanze abbiamo motivato il nostro parere contrario al Def, usato dal governo come espediente per non esporsi prima delle elezioni europee. Non contiene il quadro programmatico per i prossimi tre anni, cosa fatta finora solo governi dimissionari. La scelta del governo non rispetta le norme della legge di contabilità. Si procede con furbizia di breve respiro, senza una visione del futuro. Non ci sono indicazioni corrette di entrate e spese, in particolare su sanità, scuola, lavoro e investimenti. Ci sono misure a scadenza pari a 20 miliardi di euro, mentre la riduzione Irpef resta una tantum, senza affrontare il tema della crescita e del debito pubblico”. Lo afferma il deputato dem Virginio Merola, capogruppo Pd in commissione Finanze.
“Le previsioni del governo su questo – conclude Merola - sono smentite da Banca d'Italia e dall’ufficio parlamentare di bilancio. La riforma fiscale del governo non ha prodotto risultati strutturali: solo misure temporanee e contraddittorie e 18 sanatorie. La lotta all’evasione fiscale, finora praticata dai governi precedenti con il Pd, ha dato risultati con una riduzione di 24 miliardi dell’evasione fiscale e contributiva e un recupero dell’Iva. Questo governo invece favorisce una cultura dell’evasione da riscossione che porta a una riduzione del gettito fiscale e accentua l’ingiustizia verso i contribuenti onesti".s
L'attuale soglia di reddito annuo a 2.840,51 euro per essere considerati familiari a carico non tiene in adeguata considerazione lo status delle persone disabili. Infatti spesso un disabile in età più avanzata si ritrova ad avere una pensione di reversibilità a causa del decesso di uno dei genitori, in media di circa 3.000 euro annui, che fa decadere il diritto per il genitore superstite alle detrazioni Irpef per il figlio a carico. Per questo motivo chiediamo al ministro Giorgetti se intenda modificare l’attuale disciplina stabilendo che l'attuale soglia di reddito di 4.000 euro prevista per figli a carico sotto i 24 anni sia garantita per ogni figlio con disabilità a carico senza limiti di età, anche valutando l’onere a carico del bilancio dello Stato.
Così i deputati del Pd Virginio Merola, capogruppo dem nella commissione Finanze, Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro del Partito democratico e Marco Furfaro capogruppo PD in commissione Affari sociali, firmatari di un’interrogazione in commissione Finanze al ministro dell’Economia.
"Il Governo Meloni, sempre pronto a parole a promuovere la natalità, sta penalizzando le famiglie ed in particolare modo quelle con figli numerosi. Da quest'anno infatti gli importi ricevuti come assegno unico relativi all’anno 2022 rientrano nella Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) 2024 aumentando, di fatto, il valore Isee. Questo comporta che molti nuclei familiari sforano di poche centinaia di euro il limite massimo per poter usufruire di numerose prestazioni sociali che valgono migliaia di euro all'anno". Così una nota congiunta dei deputati Pd Ilenia Malavasi e Marco Simiani che hanno presentato una interrogazione al Ministro Calderone.
"All'improvviso per molte famiglie sono stati negati o ridotti infatti il bonus nido, l’integrazione all’affitto; il bonus bollette, le agevolazioni sulle tasse universitarie; le agevolazioni per la frequenza alle scuole dell’infanzia, per la mensa o per l’utilizzo degli scuolabus dei figli o per i buoni libri o la possibilità di non versare la quota di iscrizione agli ultimi tre anni delle scuole superiori di secondo grado per motivi economici. Per non parlare degli aumenti automatici dell'Irpef regionale e comunale. Chiediamo al governo di intervenire e fermare subito questa vergogna. Gli slogan sono finiti, ora servono i fatti", conclude la not
Su Irpef agricola soluzione governo non basta
“Il governo è diviso con la Lega che sale sui trattori che protestano contro Lollobrigida” così il deputato democratico Stefano Graziano è intervenuto ad Agorà nel giorno in cui la protesta sbarca a Roma. “Gli agricoltori stanno contestando molte delle misure messe in campo dal governo in questo anno e mezzo – ha aggiunto Graziano – perché non risolvono le problematiche del settore, specialmente quelle dei piccoli agricoltori che sono schiacciati da politiche che privilegiano le produzioni intensive e la grande distribuzione. Per non parlare del balletto sull’Irpef agricola che ha portato a una mediazione a ribasso e all’immotivata bocciatura della nostra proposta di ripristinarla integralmente. In agricoltura serve un’inversione di rotta – ha concluso – che porti a una seria trattativa in Europa sulla transizione ecologica e a una chiara politica dei prezzi che migliori la posizione degli agricoltori nella catena del valore della filiera agroalimentare, anche prevedendo forme di contenimento della forte instabilità dettata dai mercati internazionali”.
“Pur mantenendo il nostro giudizio negativo sul Decreto Milleproroghe, va segnalata la notizia positiva dell’approvazione di un nostro pacchetto di emendamenti che, dopo l’intervento correttivo e non risolutivo sull’Irpef, dimostrano il cambio di linea totale del governo sull’agricoltura. Ci riferiamo agli emendamenti che prorogano al 31 dicembre 2024: il termine fino al quale il riutilizzo a scopi irrigui in agricoltura delle acque reflue depurate prodotte dagli impianti di depurazione già in esercizio è autorizzato dalla regione; la data entro la quale effettuare la revisione relativa alle macchine agricole ed operatrici immatricolate fino al 31 dicembre 1983; il termine entro il quale viene consentito alle Amministrazioni pubbliche di posticipare al momento del saldo le verifiche richieste per la conformità dei provvedimenti di elargizione dei sussidi alla regolarità contributiva e fiscale a beneficio delle imprese della filiera ittica. Bene anche l’approvazione dell’emendamento che differisce il termine per il completamento degli adempimenti necessari per la piena operatività delle disposizioni del Manuale operativo per la gestione del nuovo Sistema di identificazione e registrazione degli operatori, dei trasportatori e degli animali. Avevamo proposto anche altro e molto male la mancata proroga del sostegno delle polizze catastrofali che tanto potevano aiutare le imprese agricole. Se il governo Meloni e il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida avessero tenuto veramente in considerazione gli interessi del mondo agricolo non ci troveremmo oggi in questa situazione di estrema difficoltà”.
Lo dichiarano i parlamentari democratici della commissione Agricoltura, Vaccari (capogruppo), Forattini, Rossi e Marino, e della commissione Ambiente, Simiani (capogruppo) Ferrari, Di Sanzo e Curti.
“Con l’esenzione Irpef sotto ai 10mila euro, che aveva colpevolmente tolto e poi maldestramente rimesso, Giorgia Meloni crede di aver risolto tutti i problemi dell’agricoltura. Purtroppo non è così e le responsabilità non solo soltanto dell’Europa come la destra vuole farci credere. Uno dei maggiori problemi degli agricoltori è infatti la liquidità che è stata compromessa dall’inflazione e dai continui ritardi dei pagamenti della Pac ed in particolare dell’ecoschema 1 (il cosiddetto Classyfarm). Se il ministro Lollobrigida invece di perdere tempo con inutili battaglie ideologiche avesse sollecitato la controllata Agea che si occupa dei pagamenti, molti agricoltori non sarebbero in questa situazione”.
Lo dichiarano i deputati democratici Marco Simiani e Stefano Vaccari, rispettivamente capigruppo Pd in commissione Ambiente e Agricoltura.
I fondi ci sono, Lega e Fdi piegati su mediazione a ribasso governo
“Bocciato nella notte l’emendamento del Pd per l’esenzione totale dell’Irpef agricola. I partiti di maggioranza si sono piegati sulla mediazione a ribasso proposta dal governo che non risolve i problemi. Lega e Fdi, che di giorno si ergono a paladini degli agricoltori, nella notte votano senza remore un emendamento che ha l’unico effetto di ridurre risorse agli agricoltori. I fondi per finanziare il nostro emendamento c’erano, la decisione è stata tutta politica e interna alla maggioranza”. Così i capigruppo democratici Simona Bonafè e Ubaldo Pagano che stanno seguendo il provvedimento in commissione alla Camera.
Nessuna scusa, i fondi ci sono
“Adesso che il governo ha presentato il nuovo emendamento chiediamo che questa notte vengano discussi tutti i nostri sub-emendamenti per il ripristino dell’esenzione totale Irpef dei redditi agricoli” così i componenti democratici delle commissioni affari costituzionali e bilancio che stanno seguendo il decreto Milleproroghe alla Camera. Le norme a cui sta lavorando il Pd - che saranno presentate entro le 21 - prevedono, in diverse formulazioni, che i redditi dominicali e agrari non concorrano alla formazione della base imponibile ai fini dell’imposta sul reddito degli agricoltori. “L’emendamento del governo non risolve - concludono - sfidiamo la lega e gli altri partiti di maggioranza a votare le nostre proposte. Nessuna scusa: le risorse ci sono”.
“Sulla vicenda dell’Irpef sui terreni agricoli e dell’emendamento al Dl Milleproroghe, il governo Meloni e la maggioranza di destra fanno il ‘gioco delle tre carte’. Prima tolgono i soldi, poi ce li rimettono; dicono che li mettono sulle assicurazioni e poi invece lo smentiscono. Ci troviamo davanti ad un’altra presa in giro per gli agricoltori, utile solo per cercare di ingraziarsi coloro che stanno manifestando. Ciliegina finale: la scelta di prendere le risorse necessarie per le coperture dal fondo per l’attuazione della delega fiscale. La comica finale”.
Lo dichiarano i deputati democratici: Stefano Vaccari, capogruppo commissione Agricoltura; Ubaldo Pagano, capogruppo commissione Bilancio, e Silvio Lai, della commissione Bilancio.
"Il governo Meloni mette la retromarcia ed annuncia di voler correggere il proprio errore nella Legge di Bilancio con il Milleproroghe ripristinando solo in parte l'esenzione dell'Irpef agricola: la maggioranza però esulta in ordine sparso in attesa del testo dell'emendamento mentre le proteste degli trattori continuano. Il vero paradosso è che il disastroso Ministro Lollobrigida non si sta rendendo conto che i problemi dell'agricoltura, aggravati dalla crisi economica e mai affrontati da questa destra, non si risolvono con un emendamento": è quanto dichiara Marco Simiani, capogruppo Pd in Commissione Ambiente.
"Rimettono soldi che avevano tolto"
È davvero curioso che la maggioranza e il governo che stanno trovando ora i soldi per tagliare l'Irpef agricola siano gli stessi che li hanno tolti appena 40 giorni fa nella legge di Bilancio, nonostante il Partito democratico li avesse messi in guardia dal farlo. Il governo corre ai ripari per i danni che crea da sé, con continue e mirabolanti retromarce a cui siamo ormai abituati.
Così Ubaldo Pagano, capogruppo del Pd in commissione Bilancio della Camera.
*Bonafè e Pagano: Governo diviso con ministri in ordine sparso*
“Governo ancora diviso su Irpef agricolo, la soluzione di cui si sta discutendo nel vertice di maggioranza alla Camera già trova i distinguo della Lega con Salvini che chiede di più”. Così i capogruppo democratici nelle commissioni affari costituzionali e bilancio della
Camera, Simona Bonafè e Ubaldo Pagano che stanno seguendo il decreto milleproroghe dove confluirà la modifica annunciata da Palazzo Chigi. “I ministri vanno in ordine sparso e con posizioni contrastanti, stiamo assistendo a spettacolo indecoroso”.