"Oggi il governo Meloni va a mettere un altro tassello, quello più tragico, del piano di smantellamento della realtà degli italiani all’estero.
Quando il ministro Tajani ha annunciato questo provvedimento il 28 Marzo ci ha colti di sorpresa – non sapevamo dell’esistenza di questo provvedimento che si sarebbe rivelato una novità pesantissima per tutti gli italiani all’estero.
Con questo decreto voi oggi state dicendo che i figli di chi ha più di una cittadinanza non potranno essere più italiani a meno che i genitori non abbiano vissuto due anni in Italia. Un decreto che impone un limite fortissimo a tutti gli italiani che vivono l’esperienza dell’emigrazione – in pratica state dicendo che i nipoti di chi oggi emigra in Italia non saranno più cittadini italiani – perché’ i nonni si sono macchiati del peccato di acquisire la doppia cittadinanza. Una legge che ci riporta in pratica indietro di trenta anni, agli anni 80, quando non esisteva la doppia cittadinanza.
Avete messo uno spartiacque tra prima del 27 Marzo e dopo il 27 Marzo per le pratiche di cittadinanza, creando caos e confusione negli uffici consolari perché’ siete incapaci di gestire una transizione organizzata, e solo grazie all’intervento del Partito Democratico siamo riusciti a salvare le pratiche di chi aveva già un appuntamento, il minimo che si potesse fare per evitare di passare come il solito paese di Pulcinella, dove si promette prima una cosa a persone che spendono migliaia di euro per ottenerla e poi si annulla tutto dicendo che semplicemente si era scherzato.
Oggi è il giorno dell’inizio della fine di una eredità culturale, politica, storica delle nostre comunità all’estero – comunità che non capite come poter integrare nel sistema paese e che non sapete come rendere partecipi, se non a parole quando andate a cercare il loro voto. Spero che gli italiani all’estero si ricordino il nome della Presidente Meloni – il nome di colei che ha decretato la fine delle nostre comunità.
Ma noi che crediamo in un’idea fondamentalmente diversa del mondo, in un mondo in cui l’esperienza internazionale dei nostri giovani è un valore e non demerito, in un mondo in cui si può essere cittadini di più paesi e costruire ponti tra l’Italia e l’estero". Lo ha detto in Aula il deputato del Pd eletto all'estero, Christian Di Sanzo, dichiarando il voto contrario del Pd al dl cittadinanza.
Non possiamo cancellare la storia della nostra emigrazione
"Questo decreto non è una riforma, ma una ferita profonda, dolorosa, ingiusta, un passo all'indietro. Lo è nella forma, nel metodo e nella sostanza. È una ferita inferta con urgenza artificiosa, con il volto burocratico di chi vuole nascondere una scelta politica dietro un presunto pericolo amministrativo.
Questo decreto non nasce per gestire un’emergenza, ma per costruire una barriera. Una barriera contro chi ha sangue italiano, ma vive altrove. Perché questo provvedimento colpisce in pieno petto il principio dello ius sanguinis. Ne limita la trasmissibilità, ne restringe l’applicabilità retroattiva, lo svuota di significato. Non si tratta di una modernizzazione del diritto: si tratta di un colpo secco, mirato, chirurgico a un principio che ha fondato la coesione dell’identità italiana nel mondo.
Sapete chi saranno le vittime? Non i cosiddetti “furbi del passaporto”, come si cerca di raccontare con una retorica pomposa. I veri colpiti saranno le famiglie. Saranno i figli e i nipoti di italiani emigrati che, dopo decenni di sacrifici, si vedono improvvisamente dire: “Tu non sei abbastanza italiano per meritare la cittadinanza di tuo nonno”. E questo mentre il mondo intero guarda con ammirazione alle comunità italiane all’estero.
Chi ha scritto questo decreto dimostra di non conoscere, o peggio, di voler cancellare la storia della nostra emigrazione. Una storia fatta di valigie di cartone, di miniere, di fatica e dignità. Una storia fatta di famiglie spezzate, di lettere scritte a mano e di un amore per l’Italia che non si è mai sopito allora io dico con forza: non potete spezzare questo legame. Non potete cancellare l’identità. Non potete negare a chi ha sangue italiano il diritto a sentirsi parte della Repubblica.
Ma noi no e continueremo a batterci, dentro e fuori quest’aula, per un’Italia che non taglia i suoi legami, ma li rafforza. Per un’Italia che riconosce e abbraccia tutti i suoi figli". Lo ha detto in Aula il deputato del Pd, eletto all'estero, Nicola Carè, dichiarando il voto fermamente contrario del Pd al dl cittadinanza.
"Di nascosto e senza nessun tipo di informazione questo decreto colpisce violentemente anche i giovani e le giovani italiane senza cittadinanza che sono arrivate in Italia da giovanissimi.
Centinaia le pratiche ferme negli uffici di stato civile e che saranno rigettate ufficialmente se non si correggerà questo punto nel passaggio alla Camera e che riguarda i figli minori di stranieri naturalizzati italiani che non potranno avere la cittadinanza. Il ministro Tajani dice che finalmente la cittadinanza sarà concessa se vi sarà un legame autentico con l’Italia: ecco questo decreto infrange il sogno di tantissimi giovani arrivati in Italia in fasce o piccolini che non potranno diventare italiani a seguito della naturalizzazione dei propri genitori". Lo dichiara la deputata Pd, Ouidad Bakkali sull'approvazione del Dl Cittadinanza al Senato.
"L’attenzione - continua l'esponente dem - è stata concentrata giustamente sull’impatto che questo decreto avrà sulla comunità degli italiani all’estero e questo governo ne ha approfittato per colpire duramente i minori, bambini e adolescenti con background migratorio cresciuti in Italia, che qui studiano, che qui praticano sport". "Un governo pavido, che ha nascosto e ignorato questa conseguenza drammatica sulla vita di un pezzo importante di popolazione giovanile italiana. Volevano punire questa campagna referendaria, i suoi protagonisti e lo hanno fatto nel modo più meschino possibile", conclude Bakkali.
“È curioso sapere come il ministro Tajani finalmente interrompa la sua afonia per congratularsi dell'approvazione del dl cittadinanza al Senato, che fa di tutto tranne che 'restituire dignità a un diritto fondato su un legame autentico con l'Italia'. Non riesco a capire come possa continuare a voler spezzare le radici degli italiani all'estero o come, trovandosi in giro per l'Europa, potrà spiegare ai nostri cittadini residenti in Belgio, Germania, Svizzera, Francia e Regno Unito che non sono più italiani per la cieca lungimiranza del suo governo. Invece di esultare, spero Tajani rinsavisca velocemente prima che il provvedimento arrivi alla Camera”. Così in una nota il deputato Toni Ricciardi, vicepresidente del Gruppo Pd, commenta le dichiarazioni del ministro Tajani dopo l'approvazione del dl cittadinanza al Senato.
"L’approvazione dell’emendamento che impone agli italiani discendenti da famiglie emigrate da generazioni, l’obbligo di certificare la conoscenza della lingua italiana entro termini perentori, pena la perdita della cittadinanza, rappresenta un insulto intollerabile a una parte vitale della nostra comunità nazionale. Secondo questa norma assurda, un cittadino italiano maggiorenne, nato e residente all’estero, con genitori o nonni nati anch’essi all’estero e titolare di altra cittadinanza, dovrà dimostrare, entro 3 anni dall’entrata in vigore della legge, di possedere una conoscenza della lingua italiana almeno a livello B1. In caso contrario, la conseguenza sarà la perdita automatica della cittadinanza italiana. Nel caso di cittadini minorenni, la certificazione linguistica dovrà essere presentata entro il compimento del 25° anno di età, altrimenti scatterà la decadenza della cittadinanza. Un obbligo che solo gli over 70 o le persone affette da disabilità permanente potranno evitare. Con questa norma ingiusta e discriminatoria si intende colpire cittadini italiani a tutti gli effetti, non aspiranti tali, cancellando con un colpo di spugna la memoria, l’identità, i legami affettivi e culturali che da sempre tengono unita l’Italia alle sue comunità nel mondo. È una misura punitiva che ignora totalmente la storia delle nostre emigrazioni e che intende spezzare la catena della trasmissione della cittadinanza per discendenza, indebolendo così la presenza dell’Italia in quelle terre dove i nostri connazionali hanno scritto pagine straordinarie di sacrificio, lavoro, cultura e solidarietà. Non solo. Siamo davanti a un provvedimento che, oltre a essere culturalmente inaccettabile e politicamente miope, rischia di gravare pesantemente sull’amministrazione pubblica italiana, chiamata a gestire una mole enorme di verifiche e certificazioni con costi insostenibili, aprendo anche la strada al proliferare di pratiche irregolari e mercati paralleli della certificazione linguistica. La verità è che con questo emendamento si manda un messaggio chiaro e pericoloso: gli italiani all’estero sono considerati cittadini di serie B, da allontanare, da escludere, da marginalizzare. È una visione retrograda e profondamente ingiusta che respingiamo con forza e determinazione. Daremo battaglia in tutte le sedi parlamentari e istituzionali. Non staremo a guardare mentre si cerca di cancellare la dignità, la storia e l’identità degli italiani nel mondo. Difendere i nostri connazionali all’estero significa difendere l’Italia tutta”.
Così il deputato Pd Nicola Carè, eletto nella ripartizione Estero.
La replica della premier Giorgia Meloni proprio non convince Elly Schlein: "Stanno smantellando la sanita' pubblica", dice la segretaria del Partito democratico ad "Avvenire". La segretaria del Pd tiene stretti i due grafici mostrati anche in Aula. E si appella a dati e numeri per contrastare la narrazione meloniana sui temi cari ai dem: "Stanno smantellando la sanita' pubblica senza il coraggio di ammetterlo. Meloni continua a mentire agli italiani dicendo che hanno fatto il piu' grande investimento della storia nella sanita'. Il problema e' che la spesa sanitaria si calcola in tutto il mondo sul Pil. E quella sta scendendo al minimo storico degli ultimi 15 anni. I suoi tagli - rileva Schlein - li stanno pagando direttamente i cittadini, perche' la Corte dei conti dice che nel 2023 la spesa per curarsi e' aumentata del 10 per cento, cioe' di 4 miliardi. Gli stessi che hanno messo sulla riforma fiscale. Tolgono con una mano quello che fingono di dare con l'altra. Per questo la chiamo tassa-Meloni". La segretaria osserva che "le responsabilita' non stanno mai solo da una parte. Ma qui siamo allo scaricabarile. Meloni da' sempre la colpa a qualcun altro. Sulle liste di attesa da' la colpa alle Regioni, facendo infuriare anche quelle che governano loro, ma non gli hanno dato un euro in piu', mentre avevano lanciato un piano di assunzioni sparito nel nulla. Il personale e' stremato con turni massacranti, in fuga verso il privato o all'estero (40 mila i medici fuggiti negli ultimi anni)". "Non so - continua - da quando la premier non esce dal Palazzo e va in un ospedale. Ci sono ancora i 'gettonisti' e se ci sono e' perche', quando lei era al governo con Berlusconi e io all'universita', hanno messo il tetto alle assunzioni. Oggi detassano gli straordinari. Ma il personale e' allo stremo. Servono risorse per fare nuove assunzioni". Ieri e' stata approvata la legge sulla condivisione degli utili delle imprese. Il Pd si e' astenuto: "Il tema ci e' sempre stato caro, ma contestiamo gli emendamenti del governo che hanno svuotato il testo, firmato anche da una parte di noi, rendendo tutto facoltativo, rimandandolo alla volonta' delle imprese. Noi siamo per una partecipazione piena, anche gestionale". Il Pd ha sposato i referendum, ma resta diviso sui quesiti sul lavoro: "Il Pd ha una linea approvata senza voti contrari in Direzione e prevede l'appoggio ai 5 referendum. Un sondaggio di Pagnoncelli ha mostrato come la nostra base e' la piu' convinta dei quesiti - tra il 92 e il 97 per cento - compreso quello sulla cittadinanza" conclude Schlein.
"I dati Istat pubblicati oggi certificano una realtà che milioni di lavoratori conoscono già sulla propria pelle: i salari reali continuano a perdere terreno, mentre i prezzi salgono e il potere d’acquisto si sgretola. Dal 2021 ad oggi si è perso l’8% in termini reali. Ma la vera questione che il governo continua a ignorare è il drammatico differenziale salariale con il resto d’Europa. Un lavoratore italiano guadagna in media molto meno di un collega tedesco, francese o olandese, a parità di mansione. Questo squilibrio non è più sostenibile", si legge in una nota del vicepresidente del gruppo del Pd della Camera, Toni Ricciardi.
"A ciò si aggiunge il dato allarmante sugli espatri: nel 2024 si è toccato il picco massimo degli ultimi decenni, con 190 mila partenze certificate – e si stima che i numeri reali siano quasi il doppio. Come negli anni Sessanta, a spingere i giovani all’estero non è solo l’ambizione, ma il bisogno: il divario retributivo è tornato a essere il principale fattore di emigrazione. Stiamo formando intere generazioni che poi trovano lavoro e dignità fuori dai confini italiani con costi enormi per le casse dello stato. Il decreto primo maggio annunciato dal governo è l’ennesimo spot vuoto incapace di affrontare le radici del problema. Senza un intervento strutturale sui salari – a partire dall’introduzione di un salario minimo legale – non c’è futuro per il lavoro in Italia. Continuare a ignorare questa emergenza vuol dire condannare il Paese alla stagnazione e alla fuga dei talenti” conclude Ricciardi.
Dichiarazione on. Christian Di Sanzo, deputato Pd Nord e Centro America
Con i colleghi Porta, Ricciardi e Care', ho presentato una interrogazione in Commissione Esteri al governo sul mancato impegno sulle celebrazione sulla Festa della Liberazione da parte della rete Consolare" - ha dichiarato l'On. Christian Di Sanzo, Deputato del PD eletto all'estero in Nord e Centro America. "Il governo ha citato 2-3 esempi di iniziative da parte di Istituti di Cultura in Europa, ma nella realta' ravvisiamo una mancanza pressoché totale di iniziative da parte della rete consolare, soprattutto al di fuori dell'Europa - i pochi esempi citati sembrano piu' una eccezione piuttosto che il frutto di un lavoro coordinato". "Si tratta di una occasione mancata perche' quest'anno ricorreva l'80esimo della Festa della Liberazione ed era doveroso commemorare la Resistenza anche all'estero." ha replicato al governo in Commissione l'On. Di Sanzo. "Non si tratta solo di commemorare la memoria della Resistenza, ma la celebrazione rappresentava una grande occasione per iniziative conoscitive per far conoscere alle nuove generazioni di italiani all'estero e italo-discendenti il valore della Resistenza. Purtroppo non vi e' stata una adeguata attenzione a questo anniversario da parte del governo e come Partito Democratico continueremo a impegnarci affinché la Festa della Liberazione sia la Festa di tutti gli italiani, anche degli italiani all'estero.
"Nei giorni scorsi mi sono recato in missione in Albania per visitare i centri per migranti realizzati dal governo Meloni. Quella che ho trovato è una situazione a dir poco sconcertante: a fronte di una previsione di tremila migranti al mese, in sei mesi sono arrivati appena 100 individui. Oggi quei centri ospitano soltanto migranti già detenuti nei nostri CPR, trasferiti all’estero per puro scopo propagandistico”. Così il deputato dem Fabio Porta, che ha definito l’intera operazione “una gigantesca messinscena, messa in atto per mostrare agli italiani immagini ad effetto, persone in fascette e coprire un progetto fallimentare e costosissimo”.
"Parliamo di un’operazione – ha aggiunto l’esponente Pd - che costa agli italiani 800 milioni di euro, senza alcun beneficio concreto. Non solo: stiamo violando diritti umani fondamentali, allontanando anche persone che vivevano nel nostro Paese da trent’anni e che, per una semplice scadenza del permesso di soggiorno, sono state deportate in Albania. Ad oggi non ci sono stati forniti nemmeno gli elenchi dei trasferiti. Ci chiediamo se siano davvero soggetti pericolosi o, al contrario, persone innocue usate come pedine in una campagna elettorale".
"È inaccettabile – conclude Porta – che si mascheri questo flop come una misura efficace contro il crimine. Non si può fare un titolo sul giornale dicendo che si stanno espatriando stupratori, delinquenti, terroristi, perchè quello che abbiamo visto noi è esattamente il contrario. Come Partito Democratico chiediamo al ministro Piantedosi e al il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, se hanno questi elenchi, riferiscano immediatamente e pubblicamente in Parlamento. Non possiamo restare in silenzio di fronte a un’operazione inutile, dispendiosa e lesiva dei diritti delle persone".
“Rampelli prova a sviare l’attenzione, ma il punto è chiaro: il Governo ha dirottato un miliardo di euro per un’operazione di pura propaganda. E la trasformazione dei centri in Albania in CPR non ha nulla a che vedere con la gestione dell'immigrazione, ma serve solo a evitare il rischio che il governo sia accusato di danno erariale.”
Lo dichiarano i deputati del Partito Democratico Andrea Casu e Fabio Porta, attualmente in missione in Albania per verificare direttamente le procedure adottate dal Governo nei nuovi centri per migranti.
“Rampelli – proseguono i democratici – afferma di conoscere i reati per cui sarebbero incriminati i migranti trasferiti in Albania. Ma né noi, né le organizzazioni umanitarie che seguono da vicino il caso, abbiamo avuto accesso ad alcuna informazione ufficiale di questo tipo nonostante le ripetute richieste. Perché lui li conosce? Il Governo sta forse utilizzando dati riservati per alimentare la propria propaganda politica attraverso i partiti di maggioranza? Piantedosi e Rampelli devono chiarire subito, pubblicamente.”
“Gli italiani hanno diritto a sapere – concludono Casu e Porta – perché così tanti soldi pubblici sono stati spesi all’estero, mentre nelle nostre città mancano risorse per la sicurezza.”
In commissione Affari Sociali, stiamo discutendo le proposte per l'assistenza sanitaria per gli italiani all'estero che in virtu' di un contributo permette l'iscrizione al servizio sanitario nazionale. Il percorso e' iniziato con l'approvazione del mio ordine del giorno all'unanimita' alla Camera dei Deputati a Dicembre 2023, che chiedeva di riconoscere il principio fondamentale del diritto all'accesso al servizio sanitario nazionale da parte degli italiani iscritti all'AIRE a fronte di un contributo - ha dichiarato Christian Di Sanzo, Deputato del PD eletto in Nord e Centro America. Adesso e' importante, per quanto possibile, procedere in modo collaborativo, per cercare di apportare emendamenti al testo base che vadano nella direzione di prevedere particolari esenzioni per i pensionati che pagano le tasse in Italia e per gli studenti privi di reddito. L'approvazione di una legge che permetta di iscriversi al servizio sanitario nazionale, anche per gli italiani all'estero, e' una battaglia fondamentale di diritto, sulla quale non esiteremo ad andare avanti.
In commissione Affari Sociali stiamo discutendo le proposte per l'assistenza sanitaria per gli italiani all'estero che in virtu' di un contributo permette l'iscrizione al Servizio sanitario nazionale. Il percorso è iniziato con l'approvazione del mio ordine del giorno, votato all'unanimità nel dicembre scorso, che chiedeva di riconoscere il principio fondamentale del diritto all'accesso al Servizio sanitario nazionale da parte degli italiani iscritti all'AIRE, a fronte di un contributo. Lo ho detto Christian Di Sanzo, Deputato del PD eletto in Nord e Centro America, per il quale “Adesso è importante procedere in modo collaborativo, per cercare di apportare emendamenti al testo base che vadano nella direzione di prevedere particolari esenzioni per i pensionati che pagano le tasse in Italia e per gli studenti privi di reddito”. L'approvazione di una legge - ha concluso Di Sanzo- che permetta di iscriversi al Servizio sanitario nazionale, anche per gli italiani all'estero, è una battaglia fondamentale di diritto, sulla quale non esiteremo ad andare avanti.
Venerdì 11 aprile 2025 alle ore 17 a Bologna a Palazzo d’Accursio, nella Sala Farnese del Comune di Bologna, sarà presentato il libro di Marco De Paolis, “Caccia ai nazisti”, editore Rizzoli, con prefazione di Liliana Segre.
Con i saluti istituzionali del sindaco, Matteo Lepore, interverranno l’onorevole Andrea De Maria, già Sindaco di Marzabotto, la professoressa Eloisa Betti dell’Università di Padova, Valentina Cuppi, Sindaca di Marzabotto e Valter Cardi, Presidente del Comitato Regionale Onoranze Caduti di Marzabotto. Concluderà poi, l’autore, Marco De Paolis.
Nel libro, nel cui sottotitolo è spiegato sinteticamente l’oggetto del suo contenuto (Marzabotto, Sant’Anna e le stragi naziste in Italia: la storia del procuratore che ha portato i nazisti alla sbarra), l’autore ripercorre i lunghi e intensi sedici anni di lavoro giudiziario da procuratore, in tre diverse procure militari – La Spezia, Verona e Roma – interamente dedicato al tentativo di dare una risposta alle migliaia di famiglie italiane le cui vite furono sconvolte dalla violenza nazifascista abbattutasi sull’Italia e sui nostri militari all’estero dopo l’8 settembre 1943.
Sedici anni dedicati interamente al tentativo di ricercare, giudicare e punire centinaia di criminali di guerra tedeschi ed austriaci, responsabili delle più gravi e sanguinose stragi che hanno riguardato il nostro Paese e i nostri cittadini.
Il racconto, intenso e appassionato, di un magistrato che con i suoi pochi collaboratori ha condotto centinaia di indagini in Italia e all’estero alla ricerca dei nazisti responsabili della morte di quasi centomila italiani. Indagini condotte tra il 2002 e il 2018 quando molti pensavano e affermavano che ormai era impossibile procedere perché tutti i responsabili erano morti. Ed invece, quella lunga, ostinata, difficile corsa contro il tempo produsse in dieci anni diciassette processi e 57 condanne all’ergastolo.
Dal rinvenimento nel 1994 del cosiddetto “armadio della vergogna”, contenente 695 fascicoli occultati sulle stragi nazifasciste, il Procuratore Marco De Paolis diede inizio nel 2002 alla grande stagione processuale, conclusasi nel 2013, dei processi ai criminali di guerra tedeschi. Ciò ha permesso – sebbene a oltre 50 anni di distanza – di fare giustizia, anche se tardivamente, su alcune delle principali stragi perpetrate dai nazifascisti in Italia dopo l’armistizio.
“Ancora una volta, il centrodestra italiano dimostra di non avere una linea comune, né in Italia né all’estero. Le divisioni interne, le continue liti e l’assenza di una visione condivisa stanno facendo perdere di vista le reali urgenze degli italiani. Il costo della vita continua a salire senza alcuna strategia efficace per contrastarlo, l’accesso alla casa è sempre più proibitivo soprattutto per le nuove generazioni e la sanità pubblica è abbandonata come mai prima d’ora. Il governo Meloni appare diviso su tutto, e anche in politica estera l’Italia sta perdendo credibilità: le forze di maggioranza assumono posizioni agli antipodi, generando solo confusione e incertezza”. Così il capogruppo democratico nella Commissione Difesa della Camera, Stefano Graziano, che aggiunge: “L’evoluzione del contesto globale impone al governo di lavorare per costruire posizioni europee condivise, evitando pericolosi rigurgiti nazionalisti, come quello del riarmo dei singoli Stati, che abbiamo da subito contrastato. La nostra priorità è affermare la necessità di un progetto di difesa comune europea, l’unica via per garantire sicurezza e stabilità nel lungo periodo. Anche su questo il governo Meloni si dimostra del tutto inaffidabile”.
“ Le recenti modifiche alla legge sulla cittadinanza italiana, approvate dal Consiglio dei Ministri il 28 marzo 2025, sono inaccettabili e ridicole. La motivazione ufficiale, secondo cui si intende "tutelare" il processo di acquisizione della cittadinanza italiana, è un pretesto che nasconde un attacco ai diritti fondamentali di chi emigra e delle loro discendenze.Diventare cittadino italiano non è solo una formalità: è un riconoscimento di identità, cultura e appartenenza. Queste modifiche stravolgono e negano diritti acquisiti, minando la dignità di milioni di cittadini italiani all'estero e delle loro famiglie.
È inaccettabile che si giochi con le vite delle persone, imponendo restrizioni e complicazioni che non hanno alcuna giustificazione ragionevole. I tempi e le modalità di questa operazione legislativa sono inadeguati e mostrano una totale disconnessione dalle reali esigenze di chi ha scelto di portare il nome e i valori italiani nel mondo.
Ci batteremo con tutte le nostre forze per difendere i diritti dei cittadini italiani all’estero. Non permetteremo che la nostra identità venga svenduta per mere logiche politiche. È tempo di unirci e far sentire la nostra voce contro questa ingiustizia.” Così Nicola Carè deputato del Pd eletto all’estero.