“La procura di Milano sta indagando su tre amministratori del gruppo marchigiano della Tod’s per sfruttamento con ‘dolo’ della manodopera. Parliamo di salari da fame, norme igieniche non rispettate, orari di lavoro disumani. Questo ci racconta di quanto sia profondo il problema del lavoro povero nel nostro Paese. In un’azienda di grandissima proiezione internazionale i subfornitori pagavano salari anche a meno di tre euro l’ora per gli operai. Un fatto gravissimo. Se guardiamo lo scudo penale introdotto nel Ddl sulle piccole e medie imprese, che ‘assolve’ i committenti da qualsiasi responsabilità rispetto a quello che accade nella filiera produttiva delle aziende della moda, capiamo quanto la destra voglia far fare un passo indietro alla civiltà del lavoro. Chiediamo che nella discussione alla Camera si elimini quella norma che è un vero e proprio colpo di spugna. Lo sfruttamento non può e non deve essere legalizzato, a maggior ragione in un settore di alta qualità come la moda”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Quella sulla modifica dell’articolo 609 bis del Codice Penale è davvero una svolta: non solo una riforma del codice, ma una svolta culturale”. Lo afferma sui canali social dei deputati Pd, Michela Di Biase deputata del Partito Democratico e relatrice di minoranza alla proposta di legge dei dem, a prima firma Laura Boldrini, commentando il via libera della Camera al provvedimento che introduce nel reato di violenza sessuale il principio del consenso libero e attuale, ora atteso al Senato. “Auspichiamo un rapidissimo voto anche a Palazzo Madama. Oggi le donne sono meno sole nelle aule dei tribunali, meno sole rispetto a quelle sentenze ingiuste che spesso le hanno vittimizzate una seconda volta”.
Richiamando l’intervento in dichiarazione di voto di Laura Boldrini, l’esponente dem parla di “una vittoria del lavoro di squadra tra donne”, ricordando “il dialogo tra la presidente del Consiglio e la segretaria Schlein e il lavoro parlamentare che ha portato all’emendamento delle relatrici: ”Quando le donne si mettono insieme – aggiunge – l’obiettivo lo portano a termine”.
Di Biase ha richiamato anche l’emergenza dei femminicidi. “Ogni tre giorni una donna muore per mano di un uomo: moltissimo resta da fare su educazione e formazione”. E conclude: “Non risolveremo un problema strutturale con una sola norma, ma riconoscere oggi il consenso nel nostro Codice Penale è un passo avanti fondamentale, un avanzamento di civiltà e cultura giuridica”.
«Siamo di fronte a un attacco al Quirinale senza precedenti da parte di Fdi. La situazione è politicamente gravissima. Colpisce la totale opacità delle ricostruzioni pubblicate da La Verità: fonti non chiare, materiali anonimi, comunicazioni di provenienza incerta. C’è da preoccuparsi altro che richieste di scuse. Ma il punto politico, forse, è un altro: questa operazione sembra servire soltanto a coprire i grandi fallimenti della politica economica del governo Meloni. Le preoccupazioni espresse dall’Unione Europea, da Bankitalia, da Confindustria e dal mondo del lavoro e produttivo parlano chiaro. L’esecutivo non sta proteggendo le nostre imprese, nemmeno sul fronte internazionale, come dimostra l’incapacità di affrontare il tema dei dazi imposti da Trump. In questo quadro, stupisce che Meloni continui a sostenere che il suo governo garantirebbe “stabilità” al Paese. Che tipo di stabilità sarebbe mai quella in cui assistiamo a conflitti istituzionali senza precedenti? Nel mirino, negli ultimi mesi, sono finiti il Quirinale, la Corte dei conti, la Ragioneria dello Stato, la magistratura, la stampa, il servizio pubblico radiotelevisivo: tutti presìdi democratici che devono poter agire con piena autonomia.
Stiamo attraversando una fase in cui il governo sembra considerare ogni controllo, ogni istituzione indipendente, come un ostacolo da attaccare. È una deriva pericolosa, che mina la credibilità dell’Italia e la qualità della nostra democrazia.» Così Stefano Graziano, capogruppo del partito Democratico in commissione difesa alla Camera.
“I 7 milioni di caregiver che tengono in piedi il welfare del nostro Paese, spesso sostituendosi allo Stato, non risolleveranno la loro condizione con le 'belle' parole della ministra Locatelli. Loro non vivono di slogan come questo governo ma di notti in bianco, di lavoro perso e di una saluta mentale che si sgretola. Loro non hanno bisogno di una riforma che è l'ennesimo annuncio”. Lo dichiara il deputato Pd e capogruppo in Commissione Affari sociali, Marco Furfaro in replica alla ministra Alessandra Locatelli durante il Question Time alla Camera.
“A differenza di quanto afferma la ministra – continua l'esponente dem - il piano sui caregiver dell'esecutivo non è condiviso con le associazioni che vengono ulteriormente umiliate. Ci vorranno 91 ore di cura a settimana, 400 ore al mese per avere un contributo su base Isee limitatissima. È una riforma che non dà nessun servizio di sollievo, nessuna domiciliarità o prossimità, nessuna visione di assistenza a lungo termine. Solo un contributo economico per pochi ma solo se conviventi e sotto i 15mila euro di Isee”. “In altre parole un pannicello caldo per pochi sfortunati. Se dei 7 milioni di caregiver, anche solo un milione accedesse al contributo, riceverebbe circa 207 euro l'anno, circa 4 centesimi l'ora. I caregiver anche se riconosciuti a parole saranno abbandonati nei fatti. Un mantra per questo governo come già fatto per i non auto-sufficienti”, conclude Furfaro.
“Con il voto unanime della Camera compiamo un passaggio decisivo: senza consenso è stupro. La legge proposta da Laura Boldrini e di cui sono cofirmataria introduce finalmente nel codice penale il consenso esplicito, libero ed attuale come criterio centrale nei reati sessuali.
È un cambiamento atteso, che allinea l’Italia agli standard europei, nel rispetto della Convenzione di Istanbul e mette al centro la volontà della donna, evitando che nei processi si torni a valutare il suo comportamento, l’abbigliamento o il suo grado di resistenza. Non dovranno più esserci sentenze che rendono le donne abusate vittime due volte.
Questo risultato nasce da una proposta del Partito Democratico e da un lavoro condiviso portato avanti dalla Segretaria Elly Schlein con la Presidente Meloni e dalla condivisione tra parlamentari di diverse forze politiche, a partire dall’emendamento promosso dalle relatrici Michela Di Biase e Carolina Varchi.
Dobbiamo proseguire su questo percorso e dopo la legge sul consenso dare risposte su formazione operatori e un investimento serio sull’educazione sessuo affettiva e al rispetto.
Ma il messaggio che esce dal Parlamento è già un punto fermo: senza consenso e’ stupro. Ed e’ un passo storico”. Lo dichiara Valentina Ghio, vicepresidente del gruppo Pd alla camera e componente della commissione parlamentare Femminicidio.
“Quanto sta accadendo in Toscana con Pam-Panorama è molto preoccupante: la chiusura del punto vendita de I Gigli con 45 lavoratrici e lavoratori coinvolti e i licenziamenti disciplinari di Siena e Livorno basati sul ‘test del finto cliente’ evidenziano un quadro di gestione poco trasparente e potenzialmente lesivo dei diritti delle persone”: è quanto dichiara il segretario Dem della Toscana e deputato Pd Emiliano Fossi depositando una interrogazione a Montecitorio.
“Con l’interrogazione chiediamo al Ministro del Lavoro verifiche puntuali sulle procedure adottate dall’azienda, una regolamentazione chiara sull’uso dei cosiddetti ‘mystery shopper’ ai fini disciplinari e l’apertura di un tavolo istituzionale che coinvolga tutte le parti interessate, a partire da Regione e sindacati, vista la rilevanza occupazionale del gruppo sul territorio. È necessario che il governo segua con attenzione questa vicenda e favorisca un confronto serio con l’azienda, per individuare soluzioni praticabili sia per la tutela dei lavoratori sia per la gestione complessiva della crisi”: conclude.
"Il tribunale assolve un uomo che nel suo ufficio, chiusa la porta, tocca e bacia una donna senza il suo consenso e anche se lei chiede di smettere lui continua; lo assolve perché non c'erano state né violenza, né minaccia, così come invece prescrive l’articolo 609 bis- del codice penale in materia di violenza sessuale.
Noi oggi cambiamo il codice penale e diciamo con chiarezza che è stupro se non c’è consenso, colmando un vuoto della normativa nazionale.
Arriviamo là dove alcuni anni fa era arrivata la Convenzione di Istanbul, che all'articolo 36 aveva stabilito che lo stupro è un atto sessuale senza consenso. Arriviamo la’ dove erano arrivati Paesi europei come il Belgio, la Danimarca, la Svezia, l'Irlanda, la Germania e in queste settimane anche la Francia.
Arriviamo dove erano arrivati i giudici della nostra corte di cassazione.
È, dunque, un passo molto importante ed è stato ottenuto perché vi è chi vi ha lavorato con serietà, con impegno, con passione e con dedizione superando divisioni e appartenenze. Tutte le forze politiche di maggioranza e opposizione hanno lavorato insieme per ottenere un risultato davvero importante." Lo ha detto Federico Gianassi, deputato e capogruppo Pd in commissione Giustizia di Montecitorio, sulla pdl di modifica del 609 bis del codice penale in materia di violenza sessuale.
"Oggi diciamo basta. Basta alle sentenze nei casi di stupro in cui l'accusato viene assolto perché lei "doveva sapere cosa aspettarsi", perché lei aveva già avuto rapporti e quindi era "in condizione di immaginarsi i possibili sviluppi della situazione". Basta a "se manca il dissenso non c’è violenza". Basta a domande come "perché non sei scappata?", "perché non hai detto no?", "perché non hai reagito?". Tutto questo si chiama paura, non consenso. Si chiama paralisi, non consenso. Si chiama momentanea incapacità di intendere, non consenso. Il consenso è un’altra cosa. E con l'approvazione alla Camera della legge sul consenso, mettiamo nero su bianco che solo sì è sì. Che il sesso senza consenso è stupro". Lo ha dichiarato Laura Boldrini, deputata Pd e prima firmataria della proposta di legge originaria, durante la dichiarazione di voto alla Camera del deputati.
"Principi già sanciti dalla Cassazione e della Convenzione di Istanbul e sulla base dei quali ho elaborato e presentato la proposta di legge a mia prima firma che è stata oggetto di discussione e di numerose audizioni in Commissione giustizia - ha sottolineato Boldrini -. Un sincero ringraziamento va ai giuristi, alle giuriste e alle associazioni che sono intervenute in proprio in Commissione e lo hanno fatto con grande competenza.
E un grazie in particolare ad Amnesty International, promotrice di una intensa campagna dal titolo molto chiaro: "Solo sì è sì".
Questo risultato è frutto di un lavoro di squadra tra donne, donne di diverso orientamento politico, che fa bene al nostro paese. Perché quando c’è da combattere la violenza contro le donne, essere avversarie non conta più: unite si va dritte alla meta".
"È stata molto importante l’interlocuzione tra la segretaria Elly Schlein e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Decisivo è stato il confronto tra le due relatrici, Michela De Biase e Carolina Varchi, che ringrazio sentitamente, da cui poi è nato il testo condiviso approvato con voto unanime in commissione Giustizia e, oggi, votato a Montecitorio . Grazie anche alla capogruppo Chiara Braga che ha sostenuto questa proposta di legge e il suo iter - ha ricordato la deputata dem -. Prima di chiudere vorrei chiarire un altro punto. Non serviranno, come sostiene una volgare e becera campagna di fake news, di vera e propria disinformazione, moduli da compilare e contratti da firmare prima di avere un rapporto sessuale. Tutto falso. L'unica cosa che serve è un sì. Un sì libero ed esplicito. È un principio di civiltà quello che introduciamo oggi, unendoci a 21 paesi europei.
Lo dobbiamo a tutte quelle donne che – non essendo state in grado di reagire all’aggressione sessuale – non sono state credute e quindi non hanno avuto giustizia".
"Non abbiamo la pretesa di avere risolto, con questa legge, il problema della violenza sulle donne - ha concluso Boldrini -. E' fondamentale che si passi dall'educazione all'affettività e alla sessualità. Il consenso va insegnato fin da piccole e piccoli perché non si arrivi a doverlo ribadire nei tribunali, quando la violenza è stata già compiuta".
“Oggi assistiamo ad un cambio di paradigma. Per cui, sarà violenza sessuale non soltanto quell'atto compiuto, che viene fatto compiere o che si induce a compiere, con minaccia, violenza, costrizione, approfittando dell'inferiorità fisica o psichica e abusando del proprio potere, sarà violenza sessuale quella violenza che avviene senza un consenso libero e attuale. "Libero" e "attuale" sono due termini davvero molto importanti, che contengono in sé anche il filone giurisprudenziale, che negli anni si è formato, della Corte di cassazione, che ha voluto appunto precisare che cosa significa libertà, nell'espressione del proprio consenso, e attualità del consenso, che deve esserci durante tutto l'atto sessuale. E lavoreremo quotidianamente perché si faccia un passo in più, che non è stato possibile avere con questo provvedimento, ma che sarà - ne sono certa e lo spero - lavoro, anche questo, comune. Manca tutta la parte relativa alla prevenzione; manca un investimento serio sull'educazione sessuale e affettiva nelle scuole, un aiuto alle famiglie; manca la prevenzione, perché, quando ci occupiamo del neo-reato di femminicidio o di questa riforma della violenza sessuale, non possiamo dimenticare che interveniamo comunque, sempre, nella fase cosiddetta patologica, cioè quando il fatto è già avvenuto. Noi dobbiamo prevenirlo, investendo sulla cultura e sull'educazione. Per questo auspichiamo che oggi si faccia questo intervento di natura penalistica, ma che domani si sia pronti davvero ad intervenire tutti insieme sulla prevenzione, sull'educazione e sulla formazione.
Credo davvero che si sia scritta una bella pagina. Credo che davvero si sia data una risposta preziosa e credo anche che il nostro lavoro, che è stato un lavoro quotidiano e fatto tutti insieme, abbia dato un segnale positivo ai nostri cittadini e alle nostre cittadine, abbia dato anche un segnale positivo alla nostra possibilità di fare ancora di più e meglio". Lo ha detto Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd, a proposito della pdl di modifica del 609 bis del codice penale in materia di violenza sessuale.
“È inutile che la Presidente del Consiglio denunci pubblicamente che il meccanismo dei Flussi non funziona e crea illegalità se poi non fa niente per cambiarlo. Questa era l'occasione buona per iniziare a superare la Bossi-Fini, di cui i Flussi sono la logica conseguenza. E invece ancora una volta alle parole non sono seguiti i fatti”. Lo ha detto in Aula alla Camera, il deputato Matteo Mauri, responsabile nazionale Sicurezza del Partito Democratico, annunciando il voto contrario de Gruppo dem al decreto Flussi.
"Sono sempre più frequenti – ha proseguito l’esponente Pd - tra l'altro, i casi di persone arrivate in Italia legalmente per lavoro e finite senza contratto a causa di truffe o tempi amministrativi troppo lunghi. A chi è stato ingannato o si trova senza più il datore di lavoro, il governo non offre alcuna via d’uscita: li spinge direttamente nell’irregolarità. È un'assurdità che abbiamo provato a risolvere ma dall'altra parte non abbiamo trovato nessuna disponibilità al dialogo. E’ chiaro a tutti che la Lega continua ad usare il tema migratorio solo per costruire consenso sulla pelle delle persone, sostenendo una visione che riduce i lavoratori stranieri a una manodopera senza diritti. Non è politica migratoria: è la logica del nemico alle porte”.
Mauri ha inoltre stigmatizzato alcuni ordini del giorno approvati dalla maggioranza che hanno l'obiettivo di rendere più difficili i ricongiungimenti familiari: “Una decisione assurda e demagogica, perché i ricongiungimenti hanno una funzione sociale stabilizzante, favoriscono la coesione, riducono i conflitti e risponde anche ai problemi demografici del Paese. Come Italia abbiamo la necessità – ha concluso - di una politica migratoria rigorosa ma umana, che favorisca integrazione e legalità, ma il governo di fare esattamente l’opposto".
“L’aggressione di ieri al Macrolotto non è un episodio isolato, ma l’ennesimo sintomo di un sistema che vive di sfruttamento, paura e violenza.” Lo dichiara Marco Furfaro, capogruppo Pd in Commissione Affari Sociali, intervenendo in Aula proprio per chiedere un'informativa urgente al Governo sulla situazione di Prato. “Sono arrivato pochi minuti dopo: lavoratori feriti, agenti della Digos contusi, un clima che non dovrebbe esistere in un Paese civile. A Prato lo sfruttamento è diventato un modello di business”.
Furfaro richiama “il lavoro fondamentale di associazioni, fondazioni e realtà come la campagna Abiti puliti, che da anni denunciano questo sistema criminale” e condanna “la vergognosa narrazione del ‘conflitto etnico’ usata da qualcuno per distogliere lo sguardo dal vero nodo: lo scontro è tra padroni e chi è sfruttato”.
“Ed è ancora più grave – aggiunge – che mentre i lavoratori vengono picchiati se scioperano, il governo Meloni porti avanti un ddl che introduce lo scudo penale per chi sta in cima alla filiera dello sfruttamento, le grandi aziende del Made in Italy che con questa norma potranno subappaltare ad aziende criminali senza correre il minimo rischio. Va stralciata subito. Tutto il resto è propaganda.”
PRATO, 17 novembre 2025 - "I fatti avvenuti al Macrolotto 1, dove durante un presidio del Sudd Cobas alcuni manifestanti e agenti in borghese sono stati aggrediti, sono inaccettabili. Esprimo solidarietà ai lavoratori colpiti e alle forze dell’ordine ferite mentre cercavano di evitare il peggio. La città non può dividersi: serve un fronte comune contro sfruttamento, illegalità e violenza. Regole rispettate e lavoro dignitoso devono valere per tutti. Alla politica chiedo meno autoreferenzialità e più capacità di affrontare il nodo vero: condizioni che alimentano tensioni e rendono fragili la convivenza e la legalità. Prato ha bisogno di un’alleanza ampia — istituzioni, sindacati, imprese e cittadini — per ripristinare fiducia e sicurezza. Sono pronto a fare la mia parte”.
Lo dichiara Marco Furfaro, deputato e membro della segreteria nazionale PD.
“La Presidente Meloni ascolti le parole di Mario Nava, direttore della direzione generale Lavoro e politiche sociali della Commissione europea. La direttiva sul salario minimo ha aiutato a contrastare la disoccupazione e a ridurre il gender gap. Sono dati reali, non fantasie. Continuare, anche dopo la sentenza della Corte di Giustizia europea, a ignorare che c’è la necessità di una norma che aiuti i salari poveri a crescere e rimettere in moto la domanda interna è davvero incredibile. Riapriamo tutti insieme la discussione su una legge sul salario minimo: siamo pronti a confrontarci con il governo in ogni momento per introdurre una misura giusta e utile”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“I dati diffusi da Milena Gabanelli sul Corriere della Sera delineano una realtà allarmante: aumento dei furti (+3 %), delle violenze sessuali (+7,5 %) e delle rapine (+1,8 %) nel 2024 rispetto all’anno precedente.
Allo stesso tempo, emerge che le forze dell’ordine risultano cronicamente sottodimensionate: la Polizia di Stato ha un’organico mancante di oltre 11.000 unità e analoghe lacune riguardano anche i Carabinieri e la Guardia di Finanza.
Non è più accettabile che le nuove fattispecie di reato vengano contrabbandate per misure di sicurezza effettiva, quando poi mancano le risorse operative e gli strumenti applicativi.
Il Governo dovrebbe presentare un Piano Nazionale serio e strutturale di rafforzamento della sicurezza urbana: più forze dell'ordine, vigili, più tecnologia, più investimenti di riqualificazione urbana nelle aree a rischio, più reti sociali, culturali e di formazione per un lavoro serio di prevenzione che manca completamente.
Il governo metta da parte la propaganda securitaria che si rivela vuota ed inefficace, e inizi ad occuparsi davvero di come rendere più sicure le condizioni di vita dei cittadini nei nostri quartieri ”. Lo dichiara Piero De Luca della presidenza del gruppo Pd alla Camera.