Persino l’Ufficio per il Bilancio spiega che l’autonomia di Calderoli avrà effetti distorsivi sul lavoro. Le imprese investiranno di meno nel sud e a pagarne le spese saranno le fasce più deboli del paese. A meno che non si consideri l’Upb una costola dell’opposizione sarebbe necessario che il Governo e la maggioranza si fermino e blocchino il Dl Calderoli. Solo gli irresponsabili davanti a dati innegabili continuano minare la tenuta sociale e istituzionale del paese.
Lo dichiara il deputato democratico Arturo Scotto, capogruppo in commissione lavoro.
“Chiediamo quali iniziative intendano assumere i ministri Calderone, Piantedosi e Salvini per affrontare il fenomeno delle aggressioni al personale dei mezzi del trasporto pubblico locale che è sempre più preoccupante e che non può rimanere ignorato”. È la richiesta dell’interrogazione presentata dal deputato del Pd Andrea Casu ai Ministri dell’Interno, dei Trasporti, del Lavoro e delle politiche sociali.
“Il Tpl assolve a una funzione fondamentale per garantire l'esercizio del diritto alla mobilità di tutti i cittadini; in questo contesto è rilevante il tema della sicurezza dei cittadini e del personale durante il servizio, in particolare per quel che riguarda gli autisti degli autobus e dei tram, il personale addetto alla verifica dei titoli di viaggio e tutto il personale di front line. Purtroppo si assiste quasi quotidianamente a gravi episodi di violenza perpetrati contro il personale viaggiante, sottoposto ad atti di violenza sia verbale sia fisica. Nel marzo del 2022 è stato firmato un protocollo per la promozione della sicurezza nel processo di sviluppo del trasporto pubblico urbano tra i Ministeri dei trasporti e dell'interno, la conferenza Stato-regioni, l'Anci, le associazioni delle aziende e i sindacati firmatari del Ccnl per monitorare e migliorare la sicurezza dei conducenti dei mezzi del Tpl al fine di contrastare le aggressioni. Si è trattato di un atto molto importante che avrebbe dovuto portare all'istituzione di tavoli di lavoro su singole aree tematiche al fine, non solo di raccogliere dati e segnalazioni di aggressioni, ma anche a individuare innovazioni tecnologiche e buone pratiche che orientino lo sviluppo di politiche sulla sicurezza, quali, a esempio, la diffusione del cosiddetto «panic button», già presente in alcune realtà locali e in grado di dare l'allarme in caso di aggressione essendo collegato con la questura. Chiediamo pertanto ai ministri interrogati se intendano fare in modo che tale protocollo venga concretamente messo in atto in tempi brevi”.
Sempre la solita storia con la destra al governo. Colpiscono i più deboli, tagliano le risorse per chi non ce la fa, incentivano la precarietà. Questa volta hanno addirittura tentato di fare cassa provando a tagliare il Fondo per i familiari delle vittime di gravi infortuni sul lavoro. Una vergogna non cancellata dalla successiva retromarcia>.
Così Debora Serracchiani, deputata, responsabile Giustizia del Pd
“Come si può, allo stesso tempo, piangere i morti sul lavoro e poi diminuire sensibilmente il risarcimento statale per le famiglie delle vittime?”. Lo dichiara Marco Lacarra, deputato del Partito Democratico.
“Il decreto ministeriale n. 75 del 2023 è e sarà ricordato come una ‘vergogna di Stato’. Nel primo trimestre di quest’anno i morti sul lavoro sono purtroppo aumentati. Nel solo 2022 abbiamo contato 1090 decessi, quasi tre al giorno. Ma invece di rinforzare la normativa in materia di sicurezza e fare qualcosa di concreto per scongiurare queste tragedie, il Governo decide di risparmiare sulla pelle di chi viene travolto dal dolore della morte ingiusta di un genitore o di un figlio sul posto di lavoro. Chissà quale nuovo bonus o condono per gli evasori fiscali sarà finanziato con gli stessi soldi che sarebbero dovuti andare ai familiari delle vittime. Siamo sconcertati per questa scelta e mi auguro che la Ministra Calderone e il Governo ci ripensino immediatamente".
Dichiarazione dei deputati Pd Augusto Curti e Irene Manzi e del sen. Pd Michele Fina
Questo Governo, rispetto ai temi dell’emergenza e della ricostruzione, si è impegnato esclusivamente in una costante opera di mistificazione della realtà. I numeri, tuttavia, non mentono e anche il Commissario Castelli, discostandosi dal coro della propaganda, ammette oggettive difficoltà. Abbiamo trascorso gli ultimi mesi a denunciare la scarsa attenzione dell’Esecutivo verso la ricostruzione post sisma. Ci siamo battuti, in Parlamento, su ogni singolo provvedimento: per contrastare i tagli, per garantire che strumenti essenziali come il 110% non venissero depotenziati, per correggere sviste ed errori madornali come quelli sulle Scuole o sulla rottamazione delle cartelle. Proprio in materia di Superbonus, siamo riusciti a far approvare un emendamento che preservava sconto in fattura e cessione del credito per i progetti della ricostruzione. Tuttavia, nonostante gli annunci e i proclami, il Governo non è ancora riuscito a risolvere il problema dei crediti incagliati, bloccando di fatto i cantieri e creando difficoltà drammatiche a famiglie e imprese. Oggi i dati certificano, in maniera impietosa, il pesantissimo rallentamento del processo di ricostruzione che, con il Commissario Legnini, si era finalmente avviato a regime. Proprio per questo invitiamo la maggioranza ad astenersi dal rivendicare risultati che, con assoluta evidenza, sono stati raggiunti solo grazie all’opera dei precedenti Governi. Sono infatti fondi dei precedenti governi quelli per PNRR complementare sisma, quelli con cui si è potuta consolidare la stabilizzazione del personale sisma e, infine, sono fondi dei precedenti governi quelli per l’attuazione degli imponenti e corposi piani di opere pubbliche e di rigenerazione urbana. Oggi i cittadini iniziano a maturare la consapevolezza che l’attuale maggioranza li ha ingannati. In un momento in cui nuove tragiche emergenze ci richiedono di intensificare gli sforzi, occorre chiudere la stagione delle promesse elettorali perché, fino ad ora, gli unici risultati ottenuti sono il frutto del lavoro di chi ha preceduto questo Governo.
Il governo è in panne e persiste nel suo atteggiamento inconcludente sul Pnrr. Solo chiacchiere e fumo. Nessun risultato concreto. Ora basta. Il Parlamento ha il diritto di sapere se la destra intende attuare o insabbiare il Piano. E ha il diritto di essere coinvolto nel lavoro di revisione che l’esecutivo starebbe portando avanti. Il Piano non è proprietà di una forza politica o di un Esecutivo, è patrimonio dell’intero Paese e avete il dovere di confrontarvi e condividere con i rappresentanti dei cittadini italiani eventuali cambi di rotta rispetto a progetti e programmi di investimenti specifici sui territori e nelle nostre comunità.
Chiediamo da mesi un confronto e un dialogo trasparente e costruttivo, ma finora abbiamo ricevuto solo un silenzio assordante, accompagnato da veline sui giornali da cui apprendere le intenzioni, ogni giorno diverse, della maggioranza. Il governo è in enorme difficoltà. Noi siamo pronti ad aiutarlo, nell’interesse dell’Italia e degli italiani. È giunto il tempo di dire la verità e chiarire quali sono i progetti che l’esecutivo pensa di cancellare, a quali interventi vuole rinunciare, quali sono gli investimenti che intende modificare. L’Italia non può permettersi di fallire questa occasione. Sarebbe un danno di portata storica inimmaginabile.
Così Piero De Luca, capogruppo del Pd in commissione Politiche Ue della Camera.
Morti sul lavoro: Governo Meloni per fare cassa taglia il risarcimento alle famiglie delle vittime. Ecco come la pensano le destre sulla sicurezza sul lavoro. Vergogna.
Così su Twitter il deputato democratico Nicola Zingaretti
“Notizia positiva che il ministro Fitto e il governo abbiano accolto la linea del
Pd di non finanziare con il Pnrr la produzione di nuove armi. I fondi del Pnrr devono essere usati per risorse, sviluppo, sanità, lavoro, infrastrutture e non da ultimo il Sud”. Lo dichiara Stefano Graziano, capogruppo Pd in commissione Difesa di Montecitorio.
Dichiarazione di Stefano Vaccari, Antonella Forattini, Stefania Marino e Andrea Rossi, deputati Pd
Non possiamo condividere le rigidità e i vincoli del Piano d'azione dell'Unione Europea sulla pesca a strascico. Per questo come gruppo PD abbiamo votato una risoluzione in Commissione Agricoltura alla Camera, insieme alle altre forze politiche, che chiede all'Unione Europea di riconsiderare quelle indicazioni introducendo forme di flessibilità che tengano conto di alcune marinerie, come quella Italiana, che già ha importanti limiti di pesca oltre che di spazi marini. Lo dichiara Stefano Vaccari, capogruppo Pd in Commissione Agricoltura della Camera insieme ai colleghi Antonella Forattini, Stefania Marino e Andrea Rossi.
Semmai si tratta di aumentare e ricercare gli interventi che rafforzino le imbarcazioni in termini di sostenibilità senza pregiudicare oltre ventimila posti di lavoro oggi garantiti dalla nostra marineria.
Tenere uniti ambiente e pesca per noi è possibile, così come garantire la sostenibilità ambientale, ma anche economica e sociale. Per farlo non servono però colpi ad escludendum ma buon senso e decisioni di gradualità.
“Giudico positivamente l’impegno preso stamane dalla sottosegretaria al Mimit, Fausta Bergamotto, di pieno supporto al rilancio dello Stabilimento ex Whirlpool di Via Argine a Napoli, ora rilevato da TeaTek, con tutti gli strumenti utili a disposizione dell’esecutivo. Il Governo ha assicurato, rispondendo a una mia interrogazione stamane in Aula, che il prossimo tavolo che sarà convocato con impresa, sindacati, Zes e istituzioni locali e regionali affronterà anche - con il coinvolgimento del Ministero del Lavoro - il nodo degli ammortizzatori sociali e il rafforzamento dell’investimento industriale di TeaTek anche di altri attori pubblici. Sarebbe auspicabile in questo quadro una iniziativa che coinvolga ad esempio Invitalia. Pensiamo che siamo davanti a un passo in avanti significativo per chiudere positivamente una vertenza lunga e difficile che ha visto innanzitutto protagonisti i lavoratori dello stabilimento e la città di Napoli”.
Così il capogruppo del Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Un libro che rappresenta un grande atto di valore civile sulla tragedia che il 10 aprile del ‘91 ha tolto la vita a 140 persone. Un volume che documenta i soccorsi mancati, le strategie sbagliate, le grandi opacità, le contraddizioni nella catena di comando. La presenza trasversale delle forze politiche è un segno di attenzione e favorirà l’istituzione della terza commissione d’inchiesta”.
Così la deputata democratica, Irene Manzi, coordinando la conferenza stampa di presentazione del libro ‘I segreti del Moby Prince’, alla quale hanno partecipato: l’autore Vincenzo Varagona e l’editore Luca Bartoli (della casa editrice Vydia): i parlamentari Manfredi Potenti, Marco Simiani e Pietro Pittalis; il presidente dell’associazione Familiari, Luchino Chessa; il portavoce di Articolo 21, Giuseppe Giulietti.
“Questa seconda edizione del volume - ha detto il deputato del Pd, Marco Simiani - ha potuto tenere conto del grande lavoro svolto dalla prima commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dal collega Lai in Senato e dalla seconda presieduta da Romano alla Camera. Questa storia va ora riscritta con un nuovo finale corretto e giusto, che dia risposta alle tante domande restate in questi anni inevase. Dobbiamo ringraziare - ha concluso - le famiglie delle vittime che hanno lavorato, con sacrificio umano e anche economico, per acquisire perizie e documentazione che sono state utili ad avvicinarci alla verità”.
Dichiarazione di Virginio Merola, capogruppo Pd Commissione Finanze
“In commissione finanze abbiamo iniziato la discussione di merito, con gli emendamenti alla legge delega fiscale del governo. Vengono fissati i principi, i criteri e gli obiettivi della riforma del fisco, poi il governo emana decreti delegati su singole materie. L’impianto complessivo manca completamente di coperture, ovvero si dice in modo generico che si ricorrerà al taglio delle spese fiscali ( detrazioni , deduzioni e crediti di imposta) e alle entrate da crescita economica. Non c’è una forte e precisa posizione per combattere l’evasione fiscale e il mercato nero. Si promette una riduzione delle tasse per tutti, con la Flat tax. Si punta sul concordato preventivo per riscuotere le tasse, così si potrà trattare quante tasse pagare. Insomma, si fotografa la situazione esistente senza dare priorità al lavoro dipendente e ai pensionati che già oggi pagano l’ 85 per cento dell’Irpef. Abbondano i regimi sostitutivi che sottraggono risorse alla base imponibile Irpef , l’unica imposta realmente progressiva. Una riforma dunque che premia la frammentazione corporativa e fa parti eguali tra diseguali , contro il principio costituzionale della progressività fiscale. Vedremo da domani le proposte alternative del Pd che abbiamo fatto con specifici emendamenti. Ma sarà battaglia: per la giustizia fiscale e per contrastare i tagli alla sanità e ai servizi pubblici. Perché senza giustizia fiscale e lotta all’evasione in realtà si prepara solo la privatizzazione dei servizi pubblici.
"Essere al fianco di chi lotta per difendere il proprio posto di lavoro è un nostro dovere. Per questo motivo, insieme a Sandro Ruotolo, siamo stati questa mattina davanti ai cancelli dello stabilimento Stellantis di Pomigliano per testimoniare ancora una volta la vicinanza del Partito Democratico ai 28 lavoratori il cui futuro continua ad essere a rischio in questo gioco di scatole cinesi mascherate da cessione di ramo d'azienda. In Parlamento, dopo le interrogazioni presentate, continueremo a tenere alta l'attenzione. Riteniamo infatti che vi siano tutte le condizioni affinchè questi lavoratori possano essere riassorbiti da Stellantis assicurandone la continuità occupazionale. Restiamo altrettanto vigili sul futuro industriale di tutti i siti Stellantis, in particolare del Mezzogiorno, per scongiurare una ulteriore desertificazione produttiva in un territorio così complesso e con un tasso di disoccupazione insostenibile". Lo scrive su Facebook il deputato e responsabile Sud e Coesione della segreteria nazionale Pd Marco Sarracino.
Interrogazione del deputato del Partito democratico: “Persi oltre 250 posti di lavoro. Sofferenza causata dalla cronica carenza di materie prime prodotte quasi esclusivamente nel sud-est asiatico”
“Le imprese della camperistica della Valdelsa soffrono di una crisi dovuta alla mancanza delle materie prime, provenienti dal sud-est asiatico, che ha portato alla perdita negli ultimi mesi di 250 posti di lavoro. Il Governo come pensa di salvaguardare il settore? Intende riattivare in tempi brevi il tavolo sull’automotive?”.
A chiederlo è Emiliano Fossi, deputato del Partito democratico e componente della Commissione Lavoro della Camera, in un’interrogazione presentata al Ministero dello Sviluppo economico ed al Ministero del Lavoro.
“Le le aziende di camperistica della Valdelsa - spiega Fossi - sono state costrette, nel corso della prima metà del 2022, a ricorrere alla cassa integrazione per circa 500 lavoratori (1 dipendente su 5) a causa della cronica e prolungata carenza di materie prime, della componentistica e dei microchip che vengono prodotti quasi esclusivamente nelle nazioni del sud-est asiatico e la cui disponibilità è stata ridotta notevolmente a seguito della diffusione della pandemia da Covid. Tali criticità, aggravate anche dalle conseguenze della crisi energetica causata dalla guerra in Ucraina, hanno portato il tempo di attesa per un veicolo di nuova produzione dai 18 ai 24 mesi. Tanto che l’ultimo report di Intesa San Paolo, sull’andamento dei distretti toscani, ha certificato come il settore della camperistica abbia registrato nel primo semestre del 2022 una riduzione delle esportazioni (che valgono l'80% del business) del 28% rispetto allo stesso periodo del 2021. Problemi proseguiti nella seconda metà del 2022 nonostante la paradossale crescita della domanda stimata in 3,5 miliardi di euro nei prossimi 24 mesi”.
“Molte aziende hanno richiesto la cassa integrazione - sottolinea il deputato Pd - e negli ultimi mesi sono stati persi oltre 250 posti di lavoro mentre sono 420 i dipendenti con un contratto in scadenza. I sindacati ribadiscono da mesi la necessità di salvaguardare i posti di lavoro lanciando l’idea di istituire un tavolo a livello nazionale (e poi europeo) per rendere la produzione indipendente dalle componenti e dalle materie prime provenienti dai Paesi dell’est asiatico, richiesta condivisa e sostenuta anche dalla regione Toscana: il Governo, invece, come intende muoversi? Basti pensare che nella zona della Valdelsa (nei comuni di Firenze, Siena, Poggibonsi, San Gimignano, Colle Val d’Elsa, San Casciano Val di Pesa, Tavarnelle) viene realizzato il 90% dei camper prodotti in Italia, con 3.000 mila addetti diretti e 5.000 nell’indotto”.
Elly Schlein in Direzione ha proposto un forte rilancio della presenza e dell’iniziativa del Pd, una stagione di mobilitazione su contenuti chiari di opposizione alla politica del governo Meloni e di proposte alternative.
Il danno peggiore che il Pd può fare a sé stesso è quello di tradire nella pratica quotidiana la grande aspettativa che con le primarie si è riversata su di noi.
Quindi dobbiamo andare avanti, senza tentennamenti, su una linea di rinnovamento profondo del partito e di svolta nei contenuti, che metta al centro i diritti sociali e civili, il lavoro, l’ambiente e la lotta contro ogni forma di discriminazione.
C’è un fatto incontrovertibile: la destra ha vinto facendo la destra, noi possiamo vincere se facciamo la sinistra.
Abbiamo due essenziali missioni da compiere: tornare a rappresentare le persone che vivono il disagio sociale e che non ci hanno più votato, e unire tra loro le forze di opposizione per preparare l’alternativa alla destra.
Se è così, allora è giusto essere presenti ovunque si denunci il problema della precarietà, del lavoro povero e delle ingiustizie sociali e ovunque ci sia una forza di opposizione – ieri i Cinquestelle domani altri – che scende in piazza, che costruisce occasioni di mobilitazione contro le politiche di questo esecutivo.
Al Governo della precarietà e delle diseguaglianze, che vuole ancora di più dividere il Paese, si risponde con un’opposizione unita e combattiva. E il Pd deve lavorare per questo.