“Auspico che venga smentita la notizia secondo cui i vertici di Fratelli d’Italia avrebbero indicato a deputati e senatori la linea dell’astensione sul voto referendario dell’8 e 9 giugno. Che il principale partito di governo inviti le persone a non votare e a restare a casa è un fatto gravissimo. Il segnale di una profonda cultura antidemocratica che ha paura di misurarsi con la libertà di scelta dei cittadini su quesiti importanti su lavoro e cittadinanza che avrebbero il merito di restituire diritti a milioni di persone in carne ed ossa”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Il problema del sovraffollamento delle carceri è un problema che noi, come Partito Democratico, ormai da molto tempo abbiamo fatto presente al governo, un governo sordo e cieco con occhi rivolti solo ai numeri del passato ma senza proposte concrete che guardino al futuro. Oggi la Corte dei Conti ribadisce quello che già aveva detto il PD: la situazione è grave, mancano strutture adeguate, i detenuti vivono in condizioni igienico - sanitarie precarie e le condizioni di lavoro degli operatori sono indecorose. Ma soprattutto mancano i fondi per finanziare nuovi progetti, per costruire nuove strutture e rendere più accessibili e vivibili quelle esistenti laddove possibile. Senza contare l’assenza quasi totale degli spazi trattamentali. Il governo deve intervenire al piu presto perché la situazione ormai è degenerata”. Lo dichiara Debora Serracchiani, deputata e responsabile Giustizia del Pd.
Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati Galeazzo Bignami è sinceramente imbarazzante. Oggi in un’intervista su un quotidiano nazionale spiega che la strategia sui salari del governo è contenuta in una delega in discussione al Senato sulla riforma retribuzione equa. Dimentica di ricordare che quella stessa delega è ferma da un anno e mezzo in commissione. E non viene né discussa né votata. Per volontà della maggioranza evidentemente. Infatti, con delega fu approvata il 16 novembre del 2023 alla Camera con un emendamento vergognoso che cancellò il salario minimo. Ma poi si è clamorosamente arenata. E’ la certificazione che per la destra i salari non sono un’emergenza. Anche per questo continuano a bloccare la richiesta di calendarizzare il salario minimo su cui l’opposizione ha raccolto oltre centomila firme di cittadini in carne e ossa. Ormai non sanno cosa è il senso del ridicolo.
Cosí Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera.
Una bomba demografica pronta a esplodere. Entro il 2035, l’Italia perderà quasi 3 milioni di persone in età lavorativa: dai 37,3 milioni del 2025 si scenderà a 34,4 milioni.
Significa meno lavoratori, meno produzione, meno crescita economica. E allo stesso tempo più spesa per pensioni, sanità e assistenza, perché la popolazione sarà sempre più anziana e fragile.
Questo è l’effetto di un calo demografico ormai strutturale, che rischia di indebolire profondamente la nostra economia e il nostro sistema sociale.
A soffrire saranno le imprese, il mondo del lavoro, la tenuta dei conti pubblici.
Una società con pochi giovani e tanti anziani non regge, se non si cambia rotta con scelte politiche coraggiose.
È una sfida epocale. Che impone di ripensare le politiche industriali, il ruolo della formazione, l’organizzazione del lavoro e il nostro modello sociale.
Anche su questo tema, il governo ha il dovere di spiegare agli italiani e alle italiane quale visione intende proporre per il futuro del Paese.
Si potrà condividere o meno, ma una risposta va data.
Questo lo chiederemo in Commissione Lavoro e in Aula nei prossimi giorni.
Così il deputato del Pd Mauro Laus.
Stupisce che la Lega proponga un ddl sui salari dopo due anni e mezzo di governo. Soprattutto perché non fanno i conti con la realtà. I salari sono bassi perché il governo è stato fermo in questi mesi, non ha aiutato a firmare i contratti e quando li ha imposti come nel pubblico impiego ha spaccato il sindacato e riconosciuto solo un terzo del potere d’acquisto perduto dai lavoratori. Rispondano invece alla nostra domanda: perché non sostengono il salario minimo che alzerebbe gli stipendi di tre milioni e mezzo di lavoratori e darebbe nell’immediato una scossa alla domanda interna. Siamo stanchi della propaganda di governo: vogliamo fatti concreti.
Così Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera.
“La Ministra Locatelli non ha stanziato un euro in più per i caregiver: i 30 milioni di cui parla sono quelli che erano già previsti nel fondo caregiver, che é successivamente confluito nel fondo unico. Dunque, non c’è nessuna risorsa in più rispetto a quello che era già previsto. Bisogna dire la verità e non prendere in giro milioni di cittadini.
Peraltro, segnalo che si stanno "con prontezza" destinando alle regioni le risorse del 2024, quando il 2025 è iniziato da quasi sei mesi. L’ennesimo gioco delle tre carte di un governo che non tutela e sostiene in alcun modo i più fragili". Lo scrive Ilenia Malavasi, deputata del Pd della commissione Affari Sociali
“La Ministra nel suo comunicato elude la questione centrale: serve approvare la legge. Basta tergiversare. È una legge di civiltà che il Paese aspetta da anni. Finora si è solo perso tempo. Il comitato ONU per i diritti delle persone con disabilità ha condannato il nostro paese per il mancato riconoscimento giuridico della figura del caregiver, dandoci 180 giorni per colmare la lacuna legislativa e adempiere tempestivamente agli obblighi internazionali attraverso l'adozione di misure effettive di protezione sociale delle persone con disabilità e dei familiari che le assistono. Era il 3 ottobre 2022. Di giorni ne sono passati quasi 1000. Non sono più tollerabili vaghi annunci e promesse. Serve un'attenzione ampia e plurale per tutelare queste persone che svolgono un ruolo sociale importante, garantendo la tenuta del nostro welfare. Parliamo di quasi 8 milioni di cittadini, non solo conviventi come la Ministra si ostina a ripetere, tra cui tantissime donne che sono costrette a rinunciare al lavoro e alla loro libertà di autodeterminarsi, e che aspettano ancora una risposta. Nel 66 per cento dei casi, infatti, lasciano il lavoro, anche rinunciando alla propria indipendenza economica, mettendo a rischio l'esercizio dei propri diritti. Al Paese serve una legge moderna, equa e inclusiva per dare risposte a tutti i milioni di caregiver, senza alcun vincolo di convivenza, ma con tutele crescenti in base al bisogno assistenziale del paziente”. Così conclude la dem
“La situazione è quella denunciata dai sindacati e che ci consegna numeri drammatici: quella dei morti sul lavoro è una piaga sociale. Serve uno sforzo più incisivo perché quanto fatto finora non è sufficiente: bisogna cambiare la cultura della sicurezza, che viene ancora considerata come un adempimento burocratico”. Così Chiara Gribaudo, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, in diretta su TgCom24 per parlare di sicurezza sul lavoro.
“È una piaga che si può e si deve combattere anche con l’utilizzo della tecnologia. Come Commissione abbiamo indagato sulle grandi stragi, come Brandizzo, Casteldaccia, Suviana: ciò che è emerso è che con un utilizzo diverso e più impegnativo della tecnologia tante tragedie si potrebbero evitare - prosegue Gribaudo - Penso ai badge elettronici, alla formazione nella catena dei subappalti, a investire nella prevenzione, a un aumento delle ispezioni e degli ispettori”.
“Soprattutto, serve una procura speciale. Le procure purtroppo non hanno il personale né formato né sufficiente, serve un massiccio investimento e aumentare il personale. Occorre una giustizia efficace e più rapida, perché i familiari delle vittime non possono attendere decenni per avere risposte, quando i numeri delle morti e delle malattie sul lavoro sono da guerra civile” conclude Gribaudo.
"Grazie alle lavoratrici e ai lavoratori della Beko e ai sindacati che hanno risvegliato Siena dove non si celebrava il Primo maggio, la festa del lavoro, da circa 20 anni. Oggi siamo qui perché loro sono la dimostrazione che la lotta paga: è grazie alla mobilitazione e alla battaglia che hanno condotto per mesi che si è arrivati ad un accordo che non prevede licenziamenti. Nessuna magnanimità dell'azienda e nessun miracolo del ministro.
Ma la lotta continuerà: resteremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori fino a quando non ci sarà un piano di reindustrializzazione concreto, un investitore serio e la garanzia del livello occupazionale.
Resteremo al fianco di chiunque si batta per il posto di lavoro e per il futuro, ma deve essere un lavoro dignitoso, stabile e in sicurezza. L'unica sicurezza a cui pensa il governo Meloni, invece, è quella di un decreto che criminalizza la protesta di chi, per non rischiare di ritrovarsi disoccupato, fa anche il blocco stradale. Reprimere le lotte non violente, questa è per loro la sicurezza. Ma senza la lotta non c'è mai stata conquista sociale.
Ed è anche per questo che l'8 e il 9 giugno andremo a votare "sì, sia ai referendum sul lavoro sia a quello per la cittadinanza". Lo dichiara da Siena Laura Boldrini deputata PD e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
"Nelle ore in cui Meloni offende i lavoratori italiani, mentendo vergognosamente sui livelli dei salari nel Paese e promettendo misure spot prive di strumenti e risorse reali sulla sicurezza sul lavoro, rileviamo che il governo continua a far finta di nulla sull'effetto devastante dei dazi di Trump, senza mettere in campo nessuna azione per difendere l'economia e la tenuta sociale ed occupazionale del Paese che rischia di perdere 6 miliardi di export, 25 mila imprese e 60 mila lavoratori, con stime di crescita dimezzate. La Premier impegnata a fare foto opportunity con il Presidente USA non ha messo in sicurezza l'Italia: è arrivata tardi e male con misure che sono fumo negli occhi come, del resto, quelle -che sanno di presa in giro- annunciate oggi alla vigilia della festa dei lavoratori. Nella sua maggioranza non hanno ancora capito che alcuni dazi sono già in vigore, senza considerare che uno dei suoi due vicepremier, addirittura, vede nella sciagura dei dazi stessi un'opportunità per l'Italia. È del tutto evidente che il Governo va in ordine sparso e non ha le idee chiare su nulla. Da questo punto di vista emergono, peraltro, le enormi divisioni in politica estera che i silenzi assordanti della premier non riescono a mascherare. L'esecutivo è diviso sulla Corte Penale Internazionale, sulla difesa europea, sul piano Draghi e l'autonomia strategica dell'Europa, sull'aggressione russa all'Ucraina. Le armi di distrazione di massa usate dalla premier non possono cancellare un dato di realtà: questo governo è allo sbando, non sta facendo nulla per difendere gli interessi dei lavoratori e delle imprese italiane, e non sta assicurando credibilità e autorevolezza internazionale al Paese". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, a Tagadà su La7.
“A Biella, in consiglio comunale, la destra respinge mozione dell'opposizione per togliere la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Ad Imperia il sindaco Scajola dice no ad una via da intitolare a Sandro Pertini.
Il deputato Donzelli giustifica il saluto romano dei militanti neofascisti a Milano e a Dongo.
Questa è la destra che si riconosce nei valori democratici ed antifascisti della Costituzione? D'altronde nel simbolo di Fratelli d'Italia campeggia la fiamma tricolore tanto cara al gerarca fascista e razzista Almirante. E domani faranno finta, come è avvenuto il 25 aprile con la Festa della liberazione, di festeggiare il lavoro che continuano a negare per favorire gli interessi dei potentati economici senza affrontare le vere criticità che restituiscano al lavoro dignità, opportunità per tutti, sicurezza e salari giusti”.
Lo dichiara il deputato PD, Silvio Lai.
“Nei primi mesi del 2025 abbiamo assistito a dati preoccupanti per il mondo del lavoro e dell’economia, dalla posizione dell’Italia al fondo delle classifiche europee per quanto riguarda i salari reali ai numeri tragici degli incidenti nei luoghi di lavoro. È inutile quindi che con un video social Giorgia Meloni venga a raccontarci la sua favoletta, perché i fatti sono ben altri. Le misure proposte dal Governo fin qui sono state inutili: basta bugie, si lavori con strumenti davvero utili ed efficaci sui salari e sulla sicurezza” così Chiara Gribaudo, vicepresidente del Partito Democratico, sul video, diffuso da Giorgia Meloni, per fare gli auguri per il primo maggio.
“Attendiamo con trepidazione le ‘nuove misure concrete’ di cui parla Giorgia Meloni, perché ora il suo Governo non ha più scuse per non portare avanti le politiche sul lavoro di cui l’Italia necessita - prosegue la deputata dem - Sicuramente non ci basta un video propagandistico in cui la premier racconta la favola, che non corrisponde alla realtà, sulle condizioni del mondo del lavoro nel nostro Paese”.
“Le nostre proposte non sono state prese in considerazione e i soldi che arrivano dall’Inail sono inutili senza la volontà politica di cambiare realmente la situazione, perché se a queste parole non seguiranno i fatti c’è il rischio che non cambi niente. Vogliamo il salario minimo, badge elettronici nei cantieri, formazione, diritti nella catena dei subappalti, un aumento reale delle ispezioni e degli ispettori, una procura speciale” conclude Gribaudo.
Non si possono prendere in giro così lavoratrici e lavoratori, non si possono prendere in giro il giorno prima del Primo Maggio: gli stipendi italiani sono bassi e non stanno dietro al costo della vita, ma la Premier Meloni afferma che i salari reali crescono. Una bugia imperdonabile che viene smascherata da dati Istat, Ilo (Onu), Eurostat, Ocse, da studi di categoria e dai sindacati. Un paese impoverito, con 4 milioni e mezzo che non arrivano a un salario minimo, avrebbe bisogno di politiche per il lavoro serie e non di bugie seriali.
Così in una nota Chiara Braga, Capogruppo Pd alla Camera dei Deputati.
"Meloni tenta in modo goffo e maldestro di nascondere una verità ormai sotto gli occhi di tutti: l'Italia è in emergenza salariale. Ma gli italiani non sono ingenui: ogni giorno fanno i conti con la progressiva erosione del loro potere d’acquisto. Lo confermano i dati dell’Istat, che oggi il governo cerca di silenziare e mettere a tacere con modalità degne dei peggiori regimi illiberali. La manipolazione dell’informazione e dei dati ufficiali è un fatto gravissimo. Nel nostro Paese è in corso una vera e propria emergenza salariale, ma l’esecutivo continua a ignorare i segnali d’allarme che si moltiplicano. È inaccettabile. Non si può più perdere tempo: serve una politica dei redditi seria ed efficace, a partire dall’introduzione immediata del salario minimo legale. Ogni giorno di ritardo è un affronto a chi lavora e fatica a vivere con stipendi insufficienti” dichiara il capogruppo democratico in commissione bilancio della camera, Ubaldo Pagano.
“Doveva fare un decreto sui salari e non l’ha fatto. Si è limitata a convocare una riunione sulla sicurezza sul lavoro con le parti sociali. Meglio di niente visto che da due anni quel tavolo era fermo. Tuttavia sconcerta la dichiarazione della Presidente Meloni sui salari reali. Per lei addirittura crescono. Eppure ieri proprio l’Istat certifica che dal 2021 i redditi non hanno recuperato almeno l’8% del potere d’acquisto mangiato dall’inflazione. Significa che tutte le misure messe in campo finora sono state insufficienti. E che il no al salario minimo è figlio di un’impostazione ideologica. Insomma una sceneggiata per fare uno spot alla vigilia del Primo Maggio: un modo per strumentalizzare una giornata di lotta per i lavoratori italiani. Insomma, o Giorgia Meloni non sa leggere i dati oppure non sa di cosa parlano tutti i giorni gli italiani al mercato. Nella migliore delle ipotesi stiamo su scherzi a parte, nella peggiore in un cinegiornale dell’Istituto Luce” così il capogruppo democratico nella commissione lavoro della camera, Arturo Scotto.
"È grave che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, continui a mentire agli italiani e faccia propaganda dalle sedi istituzionali, cercando di descrivere una realtà che non corrisponde minimamente a quella vissuta ogni giorno da milioni di cittadini." Così il deputato democratico Stefano Graziano commenta le dichiarazioni della presidente del consiglio, Giorgia Meloni, sui salari reali.
"Meloni è in evidente difficoltà. Solo ieri l’Istat ha certificato l’esatto contrario di quanto oggi sostiene: le retribuzioni reali in Italia stanno diminuendo, il potere d’acquisto delle famiglie è stato progressivamente eroso nel corso del suo governo e, in assenza di interventi strutturali, siamo di fronte a una vera e propria emergenza salariale."
"I dati, purtroppo, parlano chiaro. Ed è preoccupante che di fronte a una fotografia tanto chiara della crisi, il Governo preferisca negare l’evidenza. Ci auguriamo che l’attacco odierno non sia anche un tentativo di mettere sotto pressione l’Istat o limitarne l’indipendenza nelle future comunicazioni."
"La verità – conclude Graziano – è che il Paese ha bisogno di politiche salariali serie, di un salario minimo legale e di misure concrete per tutelare il potere d’acquisto. Meno propaganda, più responsabilità."