"Intervengo per chiedere a nome del Pd che la presidente Meloni venga a riferire nel più breve tempo possibile in quest'aula, in quanto il suo governo non sembra ancora avere le idee chiare su cosa intenda fare rispetto alla politica dei dazi messa in campo dal presidente americano. Siamo stanchi di questo suo atteggiamento. Giorgia Meloni deve iniziare a comprendere che è la presidente del Consiglio ogni giorno e non soltanto nelle giornate buone ed è chiamata a svolgere le sue funzioni anche quando le cose si mettono male e non solo quando c'è da tagliare qualche nastro o inaugurare un cantiere farlocco. Qui invece siamo alla solita strategia: quando si presenta un problema la presidente del consiglio scompare; si volatilizza. Come si suol dire nessuno ha mai visto Giorgia Meloni e un problema nella stessa stanza negli ultimi due anni e mezzo. E allora il dubbio che ci viene in mente è che Giorgia Meloni e il problema siano la stessa cosa, coesistono in questo momento nella dinamica perversa in cui il Paese rischia di essere avviluppato per via delle scelte di Trump.
Alla faccia dei rapporti privilegiati che ci avrebbero consentito di essere l'unico interlocutore degli Stati Uniti, rischiamo di essere quelli che hanno maggiore possibilità di essere soccombenti dinanzi ai dazi. Agroalimentare, automotive, moda, sono comparti che rischiano il collasso e la presidente Meloni non ha il coraggio di dire una parola. Non c'è una linea univoca in tutto il governo. E' inaccettabile che mentre noi continuiamo a subire le conseguenze di una politica commerciale vecchia di cent'anni, il nostro governo resti in silenzio. E' giunto il momento di sapere quale sia la posizione della presidente del consiglio, come intende difendere gli interessi dell'Italia, della nostra economia, imprenditori e lavoratori. E' finito il tempo del nascondino. La presidente Meloni si assuma le sue responsabilità e venga urgentemente in Parlamento a spiegare come faranno gli italiani a pagare le bollette e a sfamare le loro famiglie se perderanno il lavoro". Lo ha detto in apertura dei lavori d'Aula Ubaldo Pagano capogruppo Pd in commissione Bilancio di Montecitorio.
Non hanno uno straccio di idea su come affrontare l’emergenza dazi, se non sottovalutare e professare “no allarmismo”. Non c’è un’iniziativa del governo. Poi arriva la soluzione: attaccare, come fa oggi il Ministro Urso, il Green Deal Europeo per dare mano libera alle imprese.
Una visione miope, spesso in nome di interessi di breve periodo o retoriche populiste, vuole smontare una strategia fondamentale per l’Europa e per l’Italia. Il Green Deal non è un lusso, ma una necessità. È il nostro scudo contro la crisi energetica, lo strumento per rendere la nostra industria più moderna e competitiva, la leva per creare lavoro di qualità, soprattutto per i giovani.
Contrastarlo significa voltare le spalle alla scienza, alle iniziative che stanno investendo nel cambiamento, ai cittadini che chiedono un ambiente più sano e vivibile: la vera sfida non è fermare il cambiamento, ma governarlo.
Così in una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera dei Deputati
Congelare adeguamento automatico età pensionabile
“Abbiamo depositato oggi una proposta di legge che congela definitivamente l’adeguamento automatico dell’età pensionabile in base all’aspettativa di vita. Per il Pd i 67 anni per la pensione di vecchiaia sono un limite invalicabile. Il Governo dovrà confrontarsi finalmente con un testo e smetterla con le promesse fatte in questi due anni e mezzo o fantomatici decreti che introducono misure parziali. Dovevano abolire la Fornero e invece hanno smontato tutti gli istituti della flessibilità in uscita, da opzione donna all’ape sociale. Adesso non sanno come evitare anche l’ingiustizia che colpirà quasi 50mila lavoratori dal 2027 che rischiano di fare la fine degli esodati, senza pensione e senza stipendio. Chiediamo la calendarizzazione immediata della nostra proposta”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
A pagarne sono le fasce più deboli, famiglie e lavoratori
“Eni Versalis, partecipata dal governo, ha fatto scelte contro i lavoratori e contro la logica del mercato.
Tra le cause scatenanti di questa crisi industriale di Ragusa, Priolo e Brindisi vi è certamente quello del costo dell’energia. Al sud costa molto di più. Fino ad ora le misure messe in campo dal governo sono state impercettibili. Per le famiglie ma anche per le imprese.
Decarbonizzare la chimica come affermato dal governo rischia di diventare un annuncio sterile, ma a pagarne le spese sono i più deboli: come le famiglie sulla famosa tassa Ets che dovrebbe colpire i colossi dei trasporti e, invece, si abbatte sulle famiglie delle due grandi isole, in questo caso invece colpisce l'ultimo anello della catena, il più debole, i lavoratori.
In questi mesi a discapito degli annunci è mancato proprio il confronto con i lavoratori: a fine febbraio siamo stati proprio sotto la sede dell’Eni a far sentire le nostre ragioni ma il nostro appello per un vero confronto è rimasto inascoltato. Ministro Urso assente”.
Lo ha detto in Aula il deputato del Pd, Anthony Barbagallo, presentando la sua interrogazione al Governo su Eni Versalis.
“Non siamo per nulla soddisfatti delle dichiarazioni del governo in Aula oggi - ha poi replicato Barbagallo - che confermano lo smantellamento della chimica di base in Italia.
Il rinvio a sedicenti tavoli di coordinamento, senza un utilizzo convinto delle risorse dell’Fsc e del Pnrr, sembrano misure per alimentare la melina e non avviare un confronto vero con le parti sociali, la politica e le regioni interessate.
La decisione di Eni incide sull’intero sistema industriale del Paese: un progetto che, con la chiusura dei cracking di Brindisi e Priolo, metterà a rischio 20 mila posti di lavoro nei petrolchimici italiani e vedrà aumentare i costi di produzione per l’80 percento, in piena guerra commerciale con i dazi imposti da Trump e i crolli delle borse mondiali di queste ore.
Il governo e la politica devono assumersene la totale responsabilità e non voltarsi dall'altra parte come hanno fatto in questi mesi”, ha concluso Barbagallo.
"Questo è un governo assente oltre che diviso al proprio interno che ha mantenuto un atteggiamento di servilismo nei confronti di Trump. È del tutto evidente che il rapporto politico con l'amministrazione Usa è stato preferito alla tutela degli interessi nazionali, dei posti di lavoro e della nostra produzione. Riteniamo gravissimo che la premier non abbia detto una parola a difesa dell'Europa e degli italiani quando il vicepresidente Vance ci ha accusato di essere dei parassiti e non stia dicendo nulla per contestare politicamente queste misure che stanno determinando una drammatica guerra commerciale che fa male a tutti.
Una parola chiara sarebbe stata doverosa da parte di un governo che si definsice sovranista e nazionalista e che, invece, per interessi politici interni sta danneggiando gli il nostro interesse nazionale. L'equilibrismo di Meloni sta mettendo in fuorigioco il nostro paese: preferire in questo momento il rapporto con Trump è una scelta miope e dannosa; un errore drammatico.
Bisogna reagire a livello nazionale come ha fatto la Spagna con misure di sostegno alle produzioni colpite e, soprattutto, a livello europeo con delle contromisure serie, proporzionate e tempestive indispensabili per poter avere un potere negoziale vero con gli Stati Uniti che -come rilevato da tutti gli osservatori- stanno creando un danno incalcolabile all'economia mondiale". Lo ha detto Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee, a Radio Cusano.
“Con l'Opinion sulla Direttiva Stage di cui Nicola Zingaretti è relatore per la commissione CULT votata questa mattina, l’Europa si impegna a combattere gli stage gratuiti e a garantire tutele e diritti a tutti i ragazzi e le ragazze che cercano un’opportunità, di formazione e non come troppo spesso accade di sfruttamento. È una decisione doverosa: non è accettabile che gli stage sostituiscano contratti di lavoro veri e propri, impedendo ai giovani di formarsi adeguatamente e senza ricevere alcun compenso” così Chiara Gribaudo, vicepresidente nazionale del Partito Democratico.
Questa mattina in Commissione Cultura al Parlamento Europeo è stata approvata L'Opinion sulla direttiva sugli stage di cui Nicola Zingaretti è relatore: “Da oltre un anno chiedo che venga calenderizzata la stessa richiesta anche da noi in Italia. Garantire una qualità dei tirocini, con stage retribuiti, regolati da un contratto scritto, impedendo gli abusi, assicura un ambiente di lavoro più equo e trasparente, in cui crescere senza sfruttamento” conclude la deputata dem.
“E’ sconcertante che il Governo non muova un dito rispetto alla scelta del ritiro dal tavolo di Federmeccanica e di Assistal sul rinnovo del contratto dei metalmeccanici. Fim Fiom e Uilm hanno dichiarato altre otto ore di sciopero generale, ma sembra che per i ministri Urso e Calderone la protesta dei metalmeccanici non conti nulla. A maggior ragione davanti al disastro dei dazi imposti da Trump occorre proteggere il potere d’acquisto dei lavoratori e favorire aumenti salariali. Noi siamo al loro fianco in questa battaglia per la dignità del lavoro”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
“Le borse sono ancora oggi in crollo drammatico, una situazione peggiore perfino dei momenti più bui del Covid. Migliaia di aziende e posti di lavoro sono a rischio, ma il governo Meloni continua ad essere diviso, a restare in silenzio e non dare alcun segnale di comprendere la pericolosità di questa fase. Un atteggiamento gravissimo, frutto di impreparazione e di un inaccettabile vassallaggio nei confronti del presidente Trump”, dichiara l’on. Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione politiche UE alla Camera, a margine della conferenza stampa di presentazione del neo eletto presidente della Provincia di Salerno.
“I mercati stanno reagendo ai dazi imposti dall’amministrazione Usa ma anche all’assoluta imprevedibilità e instabilità di una presidenza inadeguata e pericolosa. Mentre i governi di mezza Europa si attrezzano per far fronte a una vera e propria emergenza, il nostro esecutivo continua a dire che va tutto bene. Si rendono conto che con il loro alleato americano stanno mettendo seriamente a rischio la tenuta economica e sociale del nostro Paese, in particolare nel Mezzogiorno? È incredibile come si sia arrivati impreparati a questo passaggio così cruciale. È incredibile l’assenza di una reazione forte, chiara, efficace, in difesa del nostro sistema produttivo, delle nostre imprese, della nostra economia, sia a livello nazionale sia soprattutto a Bruxelles con i partner europei.
Il governo Meloni – prosegue De Luca – sembra l’orchestra del Titanic: continua a suonare la stessa litania rassicurante, mentre la nave affonda. Si afferma che non ci saranno impatti, ma la realtà dice il contrario: siamo di fronte a una crisi gravissima, che può causare il fallimento di migliaia di aziende e la perdita di migliaia di posti di lavoro. Bisogna agire con strumenti nazionali come in Spagna e soprattutto con misure decise e tempestive a livello europeo insieme con gli Stati membri.
È davvero il paradosso dei sovranisti: a parole difendono l’Italia, nei fatti danneggiano gravemente gli interessi del nostro Paese”, conclude Piero De Luca.
“La destra fa decreti sulla sicurezza forzando ogni regola e costruendo allarmismi su basi infondate. Se c’è un’emergenza che meriterebbe invece un decreto è quella delle stragi sul lavoro. Tre morti al giorno. Oltre mille l’anno. Si faccia un decreto per assumere mille ispettori”. Lo scrive su X Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro di Montecitorio.
“I risultati annunciati dal Governo si schiantano su dati come questi che destano preoccupazione crescente alla luce dell’impatto delle politiche “dell’amico Trump”..
Ma fa riflettere anche su come sia cambiato il contesto del disagio sociale e di come le fragilità riguardino categorie fino a qualche anno fa considerate privilegiate. Il PD deve saper guardare a questi scenari, tenerne conto sia quando avanza proposte riguardanti il mondo del lavoro, autonomo o dipendente che sia, sia quando prefigura modelli di welfare. La maggioranza e il Governo non hanno contezza del contesto e della realtà, per non dimostrare di conoscere i reali problemi delle persone e prospettare soluzioni e l’opportunità per conquistare fiducia e nuovo consenso”. Lo dichiara il deputato del Pd, Gian Antonio Girelli.
“Per Meloni i dazi sono sbagliati, ma non una catastrofe. L’opposto di quanto dicono imprese e sindacati. Che chiedono protezione immediata. A partire dalla tutela del potere d’acquisto. Finora la destra ha detto no al salario minimo. Oggi è più chiaro perché è urgente introdurlo”. Lo scrive su X Arturo Scotto capogruppo PD in commissione lavoro di Montecitorio.
“È assurdo e profondamente sbagliato trasformare il disegno di legge Sicurezza in un Decreto Legge. Il governo, ancora una volta, sfregia il lavoro parlamentare e lo fa nel silenzio assordante della maggioranza, incapace di prendere parola o responsabilità. Siamo al trasformismo più spudorato, un vero e proprio gioco delle tre carte. Un esercizio di illusionismo politico che umilia le istituzioni e prende in giro i cittadini. Dopo essere stati costretti a far togliere alcune norme contro cui abbiamo condotto un'opposizione durissima – sia alla Camera che al Senato – e su cui, durante l’esame parlamentare e le audizioni, erano emerse evidenti criticità, ora il governo è costretto a correggerle. Ma lo fa con la scusa di un nuovo Decreto, introducendo misure che non hanno nulla di urgente. Nessuna emergenza, nessuna giustificazione per l’uso dello strumento straordinario del Decreto Legge. E lo dimostra lo stesso governo: quelle misure erano pronte da novembre 2023. Sono passati più di 16 mesi. Dov’è l’urgenza? La verità è che si cerca di introdurre misure contro il dissenso proprio in un momento in cui cresce la protesta, aumentano le preoccupazioni e l'incertezza economica. In un tempo in cui la destra dei falsi patrioti ha gettato nella crisi le economie mondiali, si cerca di soffocare le voci critiche. Il Parlamento viene svuotato, i diritti compressi, il dissenso criminalizzato. Ma noi non ci stiamo. Continueremo a dare battaglia, nelle aule e nelle piazze, contro un governo che ha perso ogni senso del limite democratico.”
Così il responsabile sicurezza del Pd, il deputato democratico Matteo Mauri.
Calderone riferisca in Parlamento
“I dati degli infortuni sul lavoro con esito mortale dell’inizio del 2025 confermano una cosa: questo governo ha preso sottogamba una delle principali emergenze nazionali. Più 33 per cento rispetto al 2024 sono state le denunce fatte. Significa che tutte le misure messe in campo in questi mesi non hanno avuto nessuna efficacia. Precarietà, liberalizzazione dei subappalti, pochi controlli sono la radice del problema delle stragi sul lavoro. È una patente a crediti che è stata una presa per i fondelli. Chiediamo che la ministra Calderone relazioni, come è suo dovere e come prevede tra l’altro la legge voluta dal Pd, in Parlamento subito. Occorrono risposte non ordinarie, che vadano oltre una retorica che rendono insopportabile questa mattanza”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Mentre il resto del mondo si stava preparando allo tsunami dei dazi di Trump, Meloni sembra essere stata colta di sorpresa. Il risveglio dal sogno di essere privilegiata agli occhi di Trump deve essere stato traumatico. Le borse crollano, Milano perde quanto per l'11 settembre, ma lei parla di inutile allarmismo e continua a ripetere che "non è una catastrofe". Sanchez in Spagna prepara un fondo da 14 miliardi di euro per le aziende colpite dai dazi e Meloni va in visita sulla Amerigo Vespucci. Lei è al governo, ma va al Tg1 a dire che le proposte devono arrivare dalle opposizioni. Un tentativo mal riuscito di capovolgere la realtà per nascondere il suo vuoto assoluto. Cosa risponde, ad esempio, ai produttori di olio e vino toscani che lanciano l'allarme per 3 miliardi di euro in fumo? Cos'ha da dire ai 50mila precari che lavorano in quel settore e che ora rischiano il posto di lavoro?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il governo non sta più in piedi: mentre la premier Meloni irresponsabilmente derubrica il dramma dei dazi a nulla di cui allarmarsi, FI e Lega hanno posizioni diametralmente opposte e inconciliabili. Tajani rilascia un'intervista dove afferma correttamente che sui dazi dobbiamo trattare solo e unicamente come Europa, mentre contemporaneamente, Massimo Garavaglia -in linea con Salvini - dice l'esatto contrario, ossia che dobbiamo negoziare da soli. Una proposta inattuabile perché violerebbe le norme europee, spaccherebbe la UE e metterebbe a rischio il Paese sui mercati. Il governo Meloni dunque non esiste più ed è in panne: su un tema cruciale come i dazi è diviso su tre linee inconciliabili. Quando la premier smetterà di fare la vassalla di Trump forse dovrebbe prenderne atto ed iniziare ad agire a livello nazionale, come sta facendo Sanchez in Spagna, e a livello europeo per una risposta unitaria, decisa ed efficace. Questo perché con la Trump Tax sono a rischio miliardi di export e migliaia di posti di lavoro. Rischiamo di avere danni incalcolabili all’economia. Il Paese rischia di affondare. Il governo si svegli e faccia qualcosa!” Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in commissione Politiche europee a margine del seminario dei Dem a Gattatico (RE).