Calderone riferisca in Parlamento
“I dati degli infortuni sul lavoro con esito mortale dell’inizio del 2025 confermano una cosa: questo governo ha preso sottogamba una delle principali emergenze nazionali. Più 33 per cento rispetto al 2024 sono state le denunce fatte. Significa che tutte le misure messe in campo in questi mesi non hanno avuto nessuna efficacia. Precarietà, liberalizzazione dei subappalti, pochi controlli sono la radice del problema delle stragi sul lavoro. È una patente a crediti che è stata una presa per i fondelli. Chiediamo che la ministra Calderone relazioni, come è suo dovere e come prevede tra l’altro la legge voluta dal Pd, in Parlamento subito. Occorrono risposte non ordinarie, che vadano oltre una retorica che rendono insopportabile questa mattanza”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"Mentre il resto del mondo si stava preparando allo tsunami dei dazi di Trump, Meloni sembra essere stata colta di sorpresa. Il risveglio dal sogno di essere privilegiata agli occhi di Trump deve essere stato traumatico. Le borse crollano, Milano perde quanto per l'11 settembre, ma lei parla di inutile allarmismo e continua a ripetere che "non è una catastrofe". Sanchez in Spagna prepara un fondo da 14 miliardi di euro per le aziende colpite dai dazi e Meloni va in visita sulla Amerigo Vespucci. Lei è al governo, ma va al Tg1 a dire che le proposte devono arrivare dalle opposizioni. Un tentativo mal riuscito di capovolgere la realtà per nascondere il suo vuoto assoluto. Cosa risponde, ad esempio, ai produttori di olio e vino toscani che lanciano l'allarme per 3 miliardi di euro in fumo? Cos'ha da dire ai 50mila precari che lavorano in quel settore e che ora rischiano il posto di lavoro?". Lo dichiara Laura Boldrini, deputata Pd e Presidente del Comitato permanente della Camera sui diritti umani nel mondo.
“Il governo non sta più in piedi: mentre la premier Meloni irresponsabilmente derubrica il dramma dei dazi a nulla di cui allarmarsi, FI e Lega hanno posizioni diametralmente opposte e inconciliabili. Tajani rilascia un'intervista dove afferma correttamente che sui dazi dobbiamo trattare solo e unicamente come Europa, mentre contemporaneamente, Massimo Garavaglia -in linea con Salvini - dice l'esatto contrario, ossia che dobbiamo negoziare da soli. Una proposta inattuabile perché violerebbe le norme europee, spaccherebbe la UE e metterebbe a rischio il Paese sui mercati. Il governo Meloni dunque non esiste più ed è in panne: su un tema cruciale come i dazi è diviso su tre linee inconciliabili. Quando la premier smetterà di fare la vassalla di Trump forse dovrebbe prenderne atto ed iniziare ad agire a livello nazionale, come sta facendo Sanchez in Spagna, e a livello europeo per una risposta unitaria, decisa ed efficace. Questo perché con la Trump Tax sono a rischio miliardi di export e migliaia di posti di lavoro. Rischiamo di avere danni incalcolabili all’economia. Il Paese rischia di affondare. Il governo si svegli e faccia qualcosa!” Così Piero De Luca, deputato del Pd e capogruppo in commissione Politiche europee a margine del seminario dei Dem a Gattatico (RE).
“Alla legge sulla cooperazione sociale, la 381 del 1991, serve un tagliando dopo 35 anni dalla sua approvazione perché tanto ha fatto ma può fare molto di più.” Così Silvio Lai, deputato PD in commissione bilancio al convegno nazionale AGCI sull’inserimento lavorativo a Cagliari con il ministro del Lavoro Marina Calderone.
“Serve un tagliando innanzitutto, come propone AGCI, per il lavoro svolto dalle cooperative di tipo B quelle che si fanno carico della dimensione solidaristica del nostro Paese sul fronte del lavoro.
Da una parte occorre che la normativa nazionale accolga le norme europee del regolamento 4/99 sui soggetti svantaggiati meno restrittivo rispetto all’applicazione italiana.
In secondo luogo, occorre riordinare con un tavolo nazionale i regolamenti regionali troppo diversi tra loro sulla disabilità fisica.
In terzo luogo, occorre che il nuovo codice degli appalti effettui una sterzata decisa con una modifica legislativa che stabilisca una quota obbligatoria di inserimento lavorativo vincolando l’affiancamento all’impresa profit una cooperativa di tipo b".
"Negli scorsi giorni il Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Generale di Corpo d’’Armata Carmine Masiello è stato audito presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sulle periferie, in particolare in merito al progetto “Città sicure”. La Commissione ha disposto lo svolgimento di visite presso i Comandi di piazza dell’Operazione Strade Sicure dislocati nelle città su tutto il territorio nazionale
Per quanto riguarda Bologna la visita sarà svolta da Andrea De Maria, Deputato e Segretario di Presidenza della Commissione, il prossimo 7 aprile. Sarà l' occasione per incontrare gli uomini e le donne in divisa impegnati e per raccogliere indicazioni di lavoro".
“Solo ieri la maggioranza ha bocciato la nostra mozione sul recepimento dell’European media freedom act, questa mattina Forza Italia è stata costretta ad annunciare la ripresa dell’iter legislativo sulla riforma della Rai. Siamo felici che, dopo mesi di nostre richieste, finalmente qualcosa si muova, ma è evidente che il cambiamento di rotta sia arrivato solo dopo la pressione dei funzionari europei. Non sappiamo nemmeno se tutta la maggioranza sia davvero d’accordo nel procedere.” Lo dichiarano in una nota i componenti democratici della commissione di vigilanza Rai che aggiungono: “Ora non c’è più tempo da perdere. L’8 agosto è vicino se l’European media freedom act non verrà recepito il rischio di una procedura d’infrazione per l’Italia è alto. Chiediamo che il lavoro sulla riforma inizi immediatamente, senza ulteriori rinvii o giochi di palazzo. La Rai ha bisogno di regole chiare e indipendenti, non di manovre dilatorie.
"I dazi applicati dall'amministrazione Usa sono devastanti e rappresentano un rischio serissimo per la tenuta del sistema economico e per l'occupazione. La stima potenziale di Svimez degli effetti sulla riduzione delle esportazioni italiane destinate al mercato statunitense derivante dall'introduzione della Trump tax è semplicemente sconvolgente: una diminuzione del Pil di 3,8 miliardi, 53 mila di lavoro in meno e una perdita complessiva di 5,8 miliardi di export mentre per Confindustria i dazi costeranno all'Italia 20 miliardi di euro nei prossimi due anni.
In particolare, Svimez ha valutato un impatto drammatico sull'export del Mezzogiorno con un crollo del Pil di 500 milioni di euro, 7300 posti di lavoro in meno e una riduzione del 9,3% a livello di esportazioni. Si tratta di stime che impongono alla premier un intervento deciso e fermo: non sono più tollerabili ambiguità e reticenze di fronte a chi vuole distruggere la nostra economia. Trump sta letteralmente devastando il commercio mondiale, confermando che stiamo vivendo un momento straordinario che ha bisogno di decisioni straordinarie a livello europeo per tutelare industria e lavoratori. Meloni deve scegliere se stare dalla parte di Trump o con le imprese e i lavoratori europei e italiani a difesa dei nostri interessi". Lo scrive in una nota Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione politiche europee.
“Zangrillo afferma stamattina che il suo obiettivo è allineare gli stipendi delle diverse amministrazioni pubbliche già nel decreto P.A. in discussione alla Camera. Siamo pronti a discutere perché è uno scandalo il divario tra enti locali e il resto delle funzioni centrali. Tutte le audizioni da Anci ai sindacati hanno segnalato la necessità di togliere il tetto al salario accessorio in maniera definitiva. Il ministro lo faccia. Siamo stanchi degli annunci: vogliamo fatti concreti”.
Così il capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, Arturo Scotto.
"I dazi di Trump metteranno in ginocchio l'economia della Sicilia, che è la seconda Regione del Sud maggiormente esposta rispetto alle misure varate dal Presidente Usa. L'export dell'isola verso gli States è infatti superiore a 1,2 miliardi di euro ed ha registrato aumenti considerevoli negli ultimi anni, in particolar modo nel settore agroalimentare e manifatturiero": è quanto dichiara la deputata Pd Maria Stefania Marino.
"Appare evidente che le ripercussioni in termini occupazionali potrebbero essere enormi, aggravate peraltro dalla complessità di territori marginali dove la ricollocazione della forza lavoro subisce limiti evidenti. Il Governo Meloni, palesemente diviso rispetto alle azioni da mettere in campo per salvare le nostre imprese, sta compromettendo la crescita economica della Sicilia": conclude.
“Trump ha lanciato una sfida esistenziale all’Ue. L’America sceglie la strada isolazionista con i dazi: quando gli imperi declinano diventano pericolosi per sè e per gli altri. La reazione unitaria dell’Ue è necessaria e urgente. Occorre evitare che a pagare il prezzo siano i lavoratori e le imprese. Bisogna rilanciare la domanda interna a partire da una politica salariale in controtendenza rispetto agli ultimi decenni, un nuovo next Generation Eu per investimenti pubblici di qualità e misure a protezione della nostra manifattura per evitare che si moltiplichino le delocalizzazioni. Il governo Meloni non ha mosso un dito per evitare la fuga di giovani cervelli dal nostro Paese, laureati in particolare, continuando a negare misure di contrasto alla precarietà e il salario minimo. Non si può reagire all’aggressività dell’Amministrazione repubblicana con le politiche economiche di sempre. Occorre una svolta. Servono statisti, non zerbini di Trump”. Cosí il deputato Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro.
“I nuovi dazi imposti da Trump mettono a rischio uno dei settori più rappresentativi del Made in Italy: la moda. Un comparto che dà lavoro a migliaia di persone e porta l’eccellenza italiana nel mondo, ora lasciato solo da un governo incapace di tutelare le proprie imprese.”
Così la vice presidente del gruppo del Pd della Camera, Simona Bonafè, che aggiunge: “la sovranista Meloni ha inseguito fino all’ultimo una politica economica miope, senza mai prendere una posizione chiara. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: le aziende della moda, già sotto pressione per la concorrenza globale, si trovano ora a dover affrontare nuovi ostacoli senza alcuna strategia di difesa da parte dell’esecutivo.
Mentre altri Paesi proteggono le proprie industrie, l’Italia resta a guardare. È ora che il governo smetta di muoversi in ordine sparso, faccia sentire la sua voce in Europa e metta in campo azioni concrete per difendere il Made in Italy da scelte economiche che rischiano di avere conseguenze disastrose per la nostra economia e per l’occupazione.”
“Il ministro Lollobrigida continua con la litania di mantenere toni diplomatici nonostante la pioggia di dazi di Trump che sta per abbattersi, come uno tsunami, sulle aziende italiane. Anche il presidente di Confindustria Orsini e il portavoce del Ppe Jörgen Warborn, hanno fatto presente la necessità di fare scelte coraggiose, ma Lollobrigida continua come se nulla fosse”. Così il deputato Stefano Vaccari, capogruppo Pd in commissione Agricoltura commentando le dichiarazioni del ministro dell’Agricoltura a margine della prima edizione del premio "Maestro dell'Arte della Cucina Italiana" che si è svolta a Palazzo Chigi.
"L'Italia – ha aggiunto l’esponente dem - è ormai pienamente coinvolta nell'era dei dazi imposti dall'amministrazione Trump, e persino il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha riconosciuto la gravità della situazione per il settore agroalimentare. Peccato che, al di là delle dichiarazioni, dal governo non siano ancora arrivate risposte concrete. Non possiamo limitarci a constatare il problema ma dobbiamo costruire con l'Europa soluzioni reali. In gioco ci sono migliaia di imprese e di posti di lavoro, oltre a un export di quasi 8 miliardi di euro che rischia di essere compromesso. Servono azioni immediate e strategie concrete per proteggere i settori più colpiti".
“Il Partito Democratico – ha concluso Vaccari - chiede che il governo italiano smetta di restare inerte e avvii un confronto costruttivo con Bruxelles per trovare soluzioni efficaci. Non escludiamo misure di difesa come eventuali controdazi o l'apertura di nuovi orizzonti di mercato perché in una guerra commerciale serve una strategia chiara. Ma soprattutto, è fondamentale mettere in sicurezza le nostre imprese e tutelare i lavoratori, garantendo loro protezione in questa fase di trattative con gli Stati Uniti. Il governo si assuma finalmente la responsabilità di questa emergenza e agisca con determinazione per difendere davvero il Made in Italy e il nostro tessuto produttivo".
Lo sfruttamento continua e il click day fallisce
“Lotta al caporalato ancora debole. Non abbiamo avuto le notizie che ci aspettavamo e tantomeno delle iniziative che sarebbero state necessarie per fronteggiare il grave fenomeno dell’intermediazione illecita e dello sfruttamento di manodopera, che ha portato solo nei primi tre mesi del 2025 all’arresto di 25 persone. È quanto emerge dalla risposta che la vice ministra del lavoro e delle politiche sociali, Maria Teresa Bellucci, ha dato a una interrogazione presentata dal gruppo Pd. Ancora una volta solo buoni intendimenti che non abbiamo avuto difficoltà ad apprezzare, ma la lotta al caporalato prevede ben altro ad iniziare dalla continuità dei controlli, dal rafforzamento delle strutture dedicate a questo, dal controllo sul territorio e dal coinvolgimento delle organizzazioni datoriali e sindacali”.Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera, Stefano Vaccari.
“Semmai - aggiunge - c’è da rilevare il fatto che il governo non ha nascosto gli errori commessi in fase di gestione della forza lavoro proveniente dall’estero. In particolare, la viceministra Bellucci ci ha informato sul fallimento del click day, compresa l’errata valutazione sulle quote programmate poi corrette con un secondo decreto, con evidenti ripercussioni e difficoltà nelle attività di verifica e controllo della congruità delle richieste di lavoratori stagionali da parte delle imprese. Intanto - conclude - lo sfruttamento dei lavoratori continua e non vorremmo che in vista della nuova stagione produttiva sia ancora una volta qualche gravissimo incidente a ricordarcelo, per poi lasciarsi andare alle solite lacrime di coccodrillo”.
“La presidente Meloni si è accorta solo stamani che l'introduzione dei dazi avrebbe risvolti pesanti per i prodotti agricoli italiani. Fino ad ora in quale Paese ha vissuto? A prescindere da noi del PD, che possiamo essere considerati di parte, ma perché ha ignorato le grida d'allarme di Confindustria e delle organizzazioni professionali agricole? Sembra che la presidente Meloni non abbia nemmeno letto i dati preoccupanti di Istat e Nomisma che segnalano le ripercussioni economiche che metterebbero in ginocchio le imprese agricole insieme alla diminuzione del Pil e alla perdita del posto di lavoro per decine di migliaia di persone.
È in Europa che si trovano le soluzioni per trattare con gli Usa e per sostenere l'apertura di nuovi mercati internazionali non con incontri bilaterali come vorrebbe fare con Vance tra qualche giorno. Ma si sa la Meloni ci tiene di più a fare le foto con Trump in ragione di quel sovranismo a lei molto caro“.
Così il capogruppo Pd in commissione Agricoltura e segretario di Presidenza della Camera.
“Durante l’interrogazione a risposta immediata in Commissione Attività produttive, il ministero delle Imprese e del Made in Italy guidato da Adolfo Urso ha risposto senza fornire alcuna rassicurazione concreta sulla tutela della chimica di base in Italia. Da un lato, il Governo italiano sostiene a livello europeo l’iniziativa per un EU Critical Chemicals Act, volta a preservare le produzioni strategiche della chimica di base, modernizzando e decarbonizzando gli impianti, garantendo l’accesso competitivo alle materie prime e incentivando il reshoring delle produzioni. Dall’altro, però, lo stesso Governo avalla il piano di ENI-Versalis che prevede la dismissione della chimica di base nel nostro Paese, con la chiusura di impianti fondamentali come quelli di Priolo e Brindisi.
Le conseguenze sarebbero gravissime: la filiera produttiva nazionale perderebbe un settore strategico, aumentando la dipendenza da materie prime importate, con il rischio di incrementare i costi per migliaia di aziende e mettere a repentaglio oltre 200mila posti di lavoro tra occupazione diretta e indotto.
Mentre altri Paesi europei si muovono per garantire il futuro della chimica di base, l’Italia sembra andare in modo complice nella direzione opposta. Chiediamo al Governo di fare chiarezza: intende davvero difendere la competitività dell’industria italiana o vuole smantellarla?” Cosi una nota del capogruppo democratico nella commissione attività produttive della Camera, Vinicio Peluffo.